“Senza di te” di Teresa Di Gaetano

Cari followers, eccovi una nuova recensione e una nuova intervista.

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SENZA DI TE

Teresa Di Gaetano

Butterfly Edizioni

ISBN:  978-88-97810-02-5

Pagine: 88

Prezzo: 8,00 €

Trama

Nina è una giornalista, vive in un appartamento tutto suo ed è circondata da amici che le vogliono bene; tutto questo, però, non basta più da quando Pietro è andato via. Adesso, Nina è una donna sospesa: colei che attraversa la città con le sue gambe, che scrive articoli con le sue mani, non è altro che l’ombra della donna che è stata. Persino i suoi migliori amici, Leo ed Elena, sembrano non capire la profondità del dolore che l’attanaglia e Nina, perseguitata dal ricordo di Pietro come da uno spettro, non può che sentirsi terribilmente sola. Sola, mentre affronta il dedalo di strade cittadine, mentre viene assorbita dal caotico paesaggio urbano, sfondo rumoroso e costante della vita dei protagonisti. La solitudine, però, dovrà combattere con la forza che Nina ha ancora dentro di sé, celata dietro la paura di ricominciare ad amare. Un romanzo intenso sull’abbandono, sul vuoto creato dall’assenza – tutte le assenze, quelle di coloro che ci hanno lasciato così come quelle di chi c’è ancora, ma non riesce a comprenderci. Una storia indimenticabile che è danza d’opposti: il dolore e la speranza, la solitudine e il calore dell’amicizia, la morte interiore e la rinascita della fenice dalle sue stesse ceneri.

L’autrice

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Teresa Di Gaetano è diplomata in Giornalismo Radiotelevisivo e ha collaborato per diverse testate giornalistiche.
Nel Novembre 2003 ha pubblicato la prima raccolta per ragazzi “Bubble, Bubble! Dodici racconti” insignita da vari riconoscimenti ai premi letterari. Alcuni suoi racconti sono apparsi nelle antologie dei premi.
Nel gennaio 2006 presso la Casa editrice Montedit è uscita una seconda raccolta “Conchiglia… e altri racconti”, mentre nel febbraio 2007 ha pubblicato per la stessa Casa editrice il suo romanzo di esordio “La bambola di vetro”.
Ha frequentato un corso di sceneggiatura e scrittura creativa (in attesa dell’attestato) dove suoi insegnanti sono stati diversi professionisti del settore (tra questi ad es. il giallista Salvo Toscano) e, nell’ambito di questo corso, ha svolto lo stage di quasi quattro mesi presso la Casa editrice Flaccovio (Palermo). È stata intervistata in molti blog e siti letterari. Attualmente sta seguendo un corso di scrittura online con una scrittrice della Mondadori e cura due blog:

Recensione

Senza di te è un libro breve, sentimentale. La protagonista si trova a fare i conti con la profonda depressione scaturita dall’abbandono da parte del fidanzato Pietro. La sua vita da giornalista non le sembra più la stessa ora che ogni cosa ha perso colore. Alcuni incontri di poca importanza non sembrano portare venti di cambiamento nella sua vita, soltanto il migliore amico Leo le è vicino e la sprona a lottare per riprendersi se stessa. L’improvviso blocco emotivo e la distruzione interiore sembrano volerle rodere l’anima. A nulla servono i lunghi pianti liberatori o l’abbandono al tabacco e all’alcol. Nella vita però si può – e si deve – sempre sperare.

La narrazione si presenta in prima persona, sotto forma di un lungo flusso di pensieri con un unico interlocutore: Pietro. Ogni cosa che Nina fa la racconta a lui. Le frasi sono brevi, secche e contribuiscono, assieme alla descrizione minuziosa di grigi luoghi anonimi, a rendere costantemente l’ansia, la malinconia, la tristezza che prova Nina. Nella narrazione il tempo non ha valore giacché si spazia con rapidità tra giorni e luoghi presenti o passati. Ogni cosa, anche la più insignificante, diventa importante per il cuore ferito della protagonista che si lascia scorrere tutto addosso con profonda ingenuità.

Lo stile dell’autrice mi ha molto ricordato quello della Mazzantini, scrittrice che in realtà io non apprezzo molto ma che tanti altri invece amano. Un riconoscimento va senz’altro all’argomento del libro che, sotto le spoglie di una storia d’amore finita, porta l’attenzione sul dramma della depressione giovanile.

Valutazione:

3

 

Intervista all’autrice

Ciao Teresa, benvenuta.

  • Ti va di introdurci brevemente alla tua esperienza in ambito giornalistico? È così frenetico come si vede nei film?

Ciao Ilaria e grazie per l’ospitalità sul tuo splendido blog. La mia esperienza giornalistica non è stata tra le più rosee, ma questo credo sia uguale un po’ per tutti. Perché la gavetta è sempre dura e faticosa da fare. E non sempre, purtroppo, basta. Iniziare è difficile. Tutti (non so come mai, poi) “pretendono” che già in qualche modo tu abbia esperienza. Lo so… è assurdo, ma credimi è così. Io ho pubblicato il primo articolo grazie ad un collega che ha rinunciato di pubblicare il suo per far spazio al mio sul giornale. Ce ne fossero di gentleman come questo! Ed ho soprattutto vissuto le realtà locali, anche se un po’ ho fatto esperienza in quelle nazionali e regionali. Quindi, la mia risposta alla tua domanda è: sì è così frenetico come si vede nei film!!! Non è un’esagerazione!

  • Dalla tua biografia abbiamo appreso della tua pubblicazione di due raccolte di racconti. Dunque si può dire che la produzione letteraria è cominciata così?

Quando ero piccolina scrivevo racconti e anche qualche maldestra poesia. Quindi, diciamo che sin da bambina amavo raccontare storie. L’inizio vero e proprio però lo ha dato il mio percorso giornalistico. Scrivere per i giornali o parlare in televisione mi ha fatto uscire alla luce del sole, allo scoperto quindi. E sì… ho iniziato con la raccolta di racconti “Bubble, Bubble! Dodici racconti” che purtroppo è un libro che non si trova più in commercio. Mi piacerebbe tanto lavorarci un po’ su e ridarlo alle stampe, avendo modo di farlo conoscere di più . Ma altre storie per ora hanno preso il sopravvento, per questo è rimasto un po’ nel dimenticatoio. Erano racconti perlopiù “filosofici” o comunque contenenti riflessioni esistenzialiste. Con questi racconti cercavo di indagare il dolore umano in ogni sua sfaccettatura. Credo che oggi non saprei più riscriverli così come sono. Perché ho fatto delle esperienze che mi hanno profondamente cambiata.

  • Parlaci un po’ del tuo primo romanzo, “La bambola di vetro”. Oggi, con più esperienza sulle spalle, lo valuteresti allo stesso modo di sei anni fa?

Ahia! Tocchi un tasto molto dolente. Primo romanzo fantasy che ho scritto e subito stroncato. Non dai critici letterari, ma dai lettori. E questa è una cosa che mi ha ferito profondamente, generando un totale cambio di stile e di storie che racconto. Come ti ho detto nella precedente risposta, prima ero più riflessiva, più simbolica, esistenzialista, filosofica in una parola, anche perché ho frequentato il Liceo classico, quindi ho avuto una formazione prettamente umanistica. Ora, dopo questa pioggia di critiche, non lo sono più. Scrivo solo per raccontare. E basta. Quindi i miei libri sono solo d’evasione. Ho abbandonato il tipo di scrittura che induce a pensare, perché con questo romanzo sono stata “accusata” di essere troppo complessa nella mia scrittura. A dirti la verità… non rimpiango di averlo scritto, né quantomeno di come l’ho scritto. Però, alla luce delle feroci critiche che mi hanno ferito in maniera indelebile, credo che no… non lo scriverei più questo romanzo così.

  • Raccontaci un episodio particolare o particolarmente importante avvenuto durante i corsi che hai seguito o gli stage che hai effettuato.

Oh! Caspiterina… ci sarebbero tante cose da raccontare, perché grazie agli stage che ho fatto ho vissuto delle bellissime esperienze. Posso, per brevità, raccontartene due. Uno è stato quando ho fatto lo stage di una settimana a Telemed, un canale regionale. Sono stata alla regia nel momento della messa in onda del tg delle 13 e 30. Scorrono fiumi di adrenalina e tutto è così caotico!!! Il bello era vedere il giornalista-conduttore tranquillo in studio, mentre in sala regia accade di tutto: dal rullo del gobbo che si ingolfa e non manda più le scritte al giornalista-conduttore, alle scritte che scorrono forse sbagliate sul monitor e bisogna aggiornarle. Insomma: il regista non ha affatto una vita tranquilla! E poi quando sono andata in una grandissima tipografia per vedere come vengono stampati i libri della Flaccovio editore (per il quale ho fatto lo stage). È stata un’emozione bellissima vedere stampati i libri con tanto di apposizione del bollino SIAE, quindi belli pronti per essere inviati alle librerie. Fantastico!!!

  • Hai scritto una saga fantasy, di cosa parla e di quanti libri è composta?

La sabbia delle streghe l’ho ideata nel 1994. All’inizio si componeva solo di una pentalogia, basata sul personaggio principale della principessa Primrose all’interno del mondo creato da me che è appunto La sabbia delle streghe. Man mano che scrivevo il secondo volume mi sono venute altre idee e così ho arricchito i volumi fino a farli diventare addirittura 14. Recentemente, però ho ripensato ai primi cinque libri ed ho deciso di ridurli a tre, quindi ad una trilogia. E, quindi, i libri “pensati” in totale per ora sono solo 12 (sempre un bel numero, però). I primi tre narrano delle vicende della principessa Primrose, una principessa che nel primo libro ha perso la memoria e che nel secondo libro parte alla ricerca dei suoi ricordi. Nel terzo li ritrova, diventa madre e sacrifica la sua vita per salvare il GranRegno. Gli altri libri della saga, invece parlano di eroine esterne (o quasi) alla saga. Però le loro vicende sono narrate nel GranRegno, sviluppando man mano alcuni personaggi . Già alcune di questi libri li ho già completati, come ad esempio: “Rosehan e la spada di Shanas” e “Yinger e l’Antico Tomo”. Se vi va c’è la pagina ufficiale della saga su Facebook, dove ogni tanto posto anteprime e stralci dei libri che sto scrivendo. Il link qui. Per il momento sono in attesa di pubblicare il secondo volume della saga,  “Alla ricerca dei ricordi” .

  • Veniamo ora a “Senza di te”, libro che ho letto e recensito. Posso chiederti da dove ha avuto origine l’idea di fondo?

Tutto ha inizio con un blog. Volevo scrivere una storia e postarla man mano che la inventavo, corredandola con le fotografie di paesaggi che ho scattato nei miei viaggi con i miei amici. Perché amo molto fare fotografie. Ho iniziato a postare la storia e per caso l’ho continuata per portarmi avanti in un documento word. Ho visto che iniziava a funzionare e così ho chiuso il blog ed ho continuato a scriverla. Però maggiore input alla storia l’ha dato la lettura del libro Twilight della Meyer. Solo Twilight però, non l’intera saga.

  • Ho apprezzato molto la figura di Leo, il migliore amico di Nina. Tu credi che esista l’amicizia pura tra uomo e donna?

È un argomento molto discusso. Io credo proprio di no. Almeno, secondo me è davvero difficile che si instauri amicizia tra un uomo e una donna. Però… spero di ricredermi…

  • Ti sei cimentata in un’impresa “coraggiosa” in un certo senso: descrivere la depressione, cercare di farla “vivere” attraverso le pagine del libro. Credi che si dovrebbe parlare di più di un male oscuro come questo affinché venga più facilmente riconosciuto e non abbia esiti drammatici?

Non sono una psicologa, quindi non mi sento di dare consigli a tal proposito. Credo che esista ed è un male davvero insidioso, difficile se non impossibile da guarire. Quello che ho voluto raccontare nel mio romanzo è il dolore per la perdita di qualcuno che amiamo. E questo dolore c’è, esiste. Ha una voce in capitolo, non può essere ignorato. Vuoi che sia un fidanzato, come nel caso di Nina, vuoi che sia la scomparsa di un proprio caro, ma è un dolore profondo, autentico. Sia che lo manifestiamo piangendo apertamente, sia isolandoci dal resto del mondo… questo è un dolore che attanaglia l’anima e la fa precipitare in un abisso. La risposta per risollevarci dov’è allora? È la vita che te la dà con il suo lento e monotono tran tran. Perché è proprio vero: il Tempo prima o poi cura tutte le ferite…

Grazie Teresa e in bocca al lupo per i tuoi libri.

Grazie a te Ilaria. Mi hai permesso di fare una bellissima intervista, toccando punti davvero inediti della mia “avventura” di scrittrice.

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