Jacques Korrigan a Brocéliande. Recensione + intervista agli autori

Quest’oggi vi parlo di una lettura particolarmente ricca che mi ha coinvolto molto. Inoltre gli autori hanno risposto alle mie domande ficcanaso, in quella che mi pare la più bella intervista pubblicata su questo blog. Apriamo l’articolo con un brano, consigliato direttamente dal protagonista del libro, che ci catapulta nelle atmosfere del romanzo.

Bran Vihan – An Hini A Garann, canzone tradizionale d’amore bretone. Flauto, chitarra e voce in un brano indimenticabile.

Jacques Korrigan a Brocéliande

Andrea Marinucci Foa – Manuela Leoni

ilmiolibro.it

 

copertina

 

Trama

Tre diverse organizzazioni si affollano e si combattono intorno alla leggendaria foresta di Brocéliande, quando la squadra di Jacques Korrigan giunge nella cittadina di Paimpont. Tra leggende arturiane, simposi di neurologia, avvistamenti alieni, folletti e creature mitologiche, antiche ricerche naziste sul paranormale, terroristi internazionali, agenti della CIA e investigatori del nuovo quartier generale dell’Interpol a Parigi, l’unica speranza di venire a capo dell’intrigo è affidarsi a uno studioso di cultura e mitologia celtica e alla sua squadra: un cacciatore africano, una ex agente dell’FBI dal grilletto facile, una coppia di informatici canadesi, una affascinante neurobiologa norvegese, un fisico quantistico convertito all’ufologia, una profiler con il dono dell’empatia, un paio di sbirri, un grosso gatto rosso poco disciplinato e, a capo di tutto, un anziano orientale appassionato di jazz.

Anteprima

Seguite questo link per leggere le prime pagine: Jacques Korrigan a Brocéliande

 

 

Recensione

All’inizio della lettura non ero certa di cosa aspettarmi, semplicemente perché non si tratta del genere che leggo di solito. Ma dopo una manciata di pagine, be’… non potevo più farne a meno.

Trovo sia un lavoro geniale. Geniale. L’approccio tecnologico e investigativo al paranormale ha il suo effetto. I personaggi sono numerosi e tutti credibili e sfoggiano un ventaglio di competenze specifiche a seconda del ruolo, il che lascia intendere le vaste conoscenze scientifiche, sociali e mitologiche degli autori del libro.

Una lettura che imprigiona il lettore, trascina in un mondo fatto di missioni segrete e antichi miti che camminano di pari passo con la realtà o meglio con la nostra realtà. Il collegamento con gli studi segreti delle SS sul paranormale è, secondo me, uno dei punti focali. Il ragionamento e la deduzione sono elementi importanti della narrazione: prendono il lettore per mano e lo portano alla scoperta del mondo che si apre davanti ai personaggi. Non mancano neanche uno spiccato senso dell’umorismo e una velata quanto apprezzata ironia.

Una lettura straordinaria, illuminante sotto molti punti di vista, sia che amiate la storia, il mistero, i polizieschi, la mitologia, con un valore aggiunto dato dalle interessanti note esplicative a fine libro.

Si tratta di un romanzo autoconclusivo ma la storia continua; per quanto mi riguarda non vedo l’ora di leggere il seguito delle avventure di Jacques Mevel.

Valutazione:

5

Intervista agli autori

 

Ciao Andrea, ciao Manuela. Benvenuti.

  • Mi fa molto piacere avervi entrambi qui sul mio blog, per cui entriamo subito in confidenza. Parlatemi un po’ di voi.

Manuela: ho 50 anni, tre figlie, una nipote e cinque gatti. Amo dipingere, suonare il violino – ma vorrei imparare a suonare anche il violoncello – leggere e scrivere storie. Mi piace cucinare e inventare piatti che mescolano le varie tradizioni.

Nella mia vita ho fatto l’arredatrice d’interni, la segretaria di redazione, l’editor e la content manager, ma la cosa che amo di più in assoluto è creare, veder nascere qualcosa dalle mie mani.

Andrea: siamo onorati di essere nel tuo blog, che seguiamo da tempo con grande attenzione. Io sono nato nel 1964 e ho interessi e professionalità sparsi in campi artistici, scientifici, tecnici e letterari. Ho fatto scavi archeologici, partecipato a spedizioni di paleontologia umana, contribuito ad allestire un museo, mi sono divertito con la fotografia naturalistica, ho praticato arti marziali, mi sono occupato di evoluzione, storia medievale, biochimica. Ho fatto l’editor e ho insegnato informatica. Per lavoro, produco progetti informatici e siti web, con particolare attenzione alla comunicazione e all’organizzazione. Insomma, anche se qualche volta gli amici mi definiscono (generosamente) poliedrico, in realtà sono dispersivo, ficcanaso ed intellettualmente inquieto. Amo la musica popolare, seguo la politica, sono impegnato nella difesa dell’ambiente e nell’estensione dei diritti civili. Sono un ebreo ateo con una forte simpatia per i culti politeisti.

  • Sapreste riconoscere il momento preciso in cui avete capito di amare la scrittura?

Andrea: sicuramente nel periodo della scuola media, ma il momento non lo ricordo. L’uomo è un animale narrante, ha bisogno di esprimersi, raccontare: si può fare in molti modi, con l’arte, la musica, il teatro ed il cinema, l’intrattenimento conviviale e la letteratura. Scrivere è una modalità espressiva particolarmente adatta a chi è molto timido e io ho sempre detestato trovarmi al centro dell’attenzione.

Manuela: non c’è un momento preciso: ho sempre amato scrivere. In pratica, da quando ho preso la penna in mano per la prima volta: i miei temi erano sempre molto apprezzati, mi piaceva utilizzare un linguaggio ricercato, ricco di sfumature. Mi piace l’atto dello scrivere, per me è un’espressione artistica, come suonare e dipingere, un modo di rappresentare quello che sento. Credo che sia per questo motivo che, quando scrivo, ho bisogno di carta e penna, preferibilmente stilografica; risponde al mio bisogno di concretezza.  Ovviamente una volta elaborato il pensiero trasferisco tutto sul PC e lavoro su quello.

  • Quando e perché avete cominciato a scrivere assieme?

Manuela: nel 1989, durante una lunga vacanza in Valtournenche dove la famiglia di Andrea aveva una bellissima casa che guardava sul Plateau Rosa. Abbiamo passato un mese e mezzo in quella casa, con gli amici che venivano ogni tanto a trovarci; quando eravamo soli ci mettevamo davanti al camino acceso ed elaboravamo storie fantastiche che scrivevamo su block notes comprati dal tabaccaio del paese. Li ho ancora tutti.

Andrea: scrivere insieme è collegato ai ricordi più belli e intensi che abbiamo del nostro rapporto. E’ cominciato tutto lavorando sull’ambientazione di un ciclo fantasy che avevo iniziato io anni prima, elaborando il linguaggio, i costumi, addirittura le rune dei vari popoli. Poi siamo passati a scrivere un romanzo particolarmente drammatico che avevo già cominciato e che è ancora lì, solo abbozzato. Al nostro ritorno abbiamo iniziato un libro nuovo che fosse totalmente nostro, e ci siamo fermati a pagina 10, perché è arrivata la prima figlia.

  • Io non ho mai scritto un libro a quattro mani. Com’è, praticamente?

Andrea: una coppia di scrittori ha il vantaggio di rimanere sempre dentro la storia, di poter scambiare impressioni continuamente, di condividere qualsiasi spunto nel momento in cui viene in mente. Creare una storia insieme è un rapporto in qualche modo intimo, quindi viene meglio quando gli autori hanno familiarità, empatia. Tra amici o in coppia è più semplice, anche perché se si entra in competizione o in conflitto è un disastro. Poi, scrivere narrativa a quattro mani implica che due persone abbiano tempo disponibile e siano ispirate nello stesso momento. Ci vuole tanto tempo e tanta pazienza, ma secondo me ne vale la pena.

  • Nel vostro libro, per tutta la lunghezza della narrazione, non ho notato differenze di stile, dunque o i vostri stili sono molto simili oppure siete stati bravissimi a “fonderli” per crearne uno omogeneo. Però sono curiosa: ognuno di voi “gestiva” un certo numero di personaggi oppure, come creatori, eravate assolutamente intercambiabili?

Manuela: credo che ogni coppia di scrittori abbia un suo metodo per scrivere “a quattro mani”; essendo noi una coppia anche nella vita passiamo moltissimo tempo a discutere della trama, dei dettagli, dell’ambientazione, dei personaggi e di tutto quello che costituisce l’ossatura della storia, che a volte nel libro non compare, ma che invece deve essere molto chiaro a chi scrive per mantenere la coerenza di quanto viene raccontato. Disegniamo una time line su un foglio –al momento ce n’è una appesa nel nostro soggiorno per il secondo romanzo di Jacques Korrigan– dove tracciamo gli avvenimenti principali che vengono arricchiti con spunti, idee, ricerche da approfondire applicate con i post it in punti strategici. Poi quando tutto è chiaro, uno dei due scrive la primissima bozza che l’altro completa, quindi armonizziamo il tutto limando le differenze di stile più evidenti.

  • Parliamo nello specifico del libro. A chi dei due e come mai è venuta l’idea di creare una storia così particolare, che tocca diversi ambiti di conoscenza?

Andrea: è difficile dirlo. Probabilmente abbiamo raccolto spunti ed idee, poi ad un certo punto ci siamo resi conto di avere abbozzato qualcosa di nuovo. Doveva essere un racconto, poi con il numero crescente di personaggi e di spunti è diventato un romanzo e quindi una serie. La sfida era utilizzare diversi strumenti narrativi: la suspense dell’avventura e del giallo, la sorpresa finale della fantascienza, la meraviglia del fantasy. L’opera doveva avere un ritmo tutto suo e soprattutto doveva essere centrata sui personaggi.

  • Visti i ragionamenti di Hank e Kate, i due informatici presenti nel romanzo, uno di voi due è esperto di computer e sistemi di sicurezza, satelliti e tecnologia varia. Chi è l’hacker?

Andrea: per quello che riguarda Hank, sono io il responsabile. Ma per l’hacking e per la tecnica di marchingegni assortiti ci siamo attenuti poco al reale. Non è tecnicamente possibile fare quello che fa Hank, non in tempi così stretti, ma nei romanzi e nel cinema si fa abitualmente quindi i lettori se lo aspettano. Invece mi sono divertito con l’archivio “intelligente” del paranormale, il fatabase. Non solo è fattibile, ma saprei benissimo come farlo. Anzi, confesso che l’ho progettato sul serio.

Manuela: è decisamente Andrea!

  • Pure le modalità d’azione di servizi investigativi e servizi segreti sono descritte in maniera particolareggiata. Debbo desumere di stare parlando con uno 007 in incognito? Se no, ci sono delle fonti particolari per ciò che avete descritto oppure avete semplicemente raccolto informazioni qua e là?

Andrea & Manuela: abbiamo utilizzato gli archetipi del genere, vecchi di decenni, adattandoli a una situazione attuale. Abbiamo ragionato un poco su cosa poteva cambiare con la fine della guerra fredda, con l’11 Settembre, con le guerre in Afghanistan e in Iraq, con le diverse amministrazioni Bush e Obama, con Guantanamo. Le nostre “fonti” si limitano a qualche fatto di cronaca, qualche romanzo e qualche film sulle spie: quello che abbiamo descritto può sembrare plausibile perché si accorda con degli stereotipi che sono ormai sedimentati, ma non abbiamo nessuna idea di come funzionino davvero i servizi segreti.

  • Parliamo degli altri tipi di competenze dei personaggi del romanzo, che non sono nemmeno slegati dagli argomenti delle ultime due domande. Storia, mitologia, etnologia, fisica, psicologia. Eravate già in possesso delle conoscenze necessarie oppure vi siete documentati proprio per scrivere il romanzo?

Manuela: per alcune materie non avevamo problemi, per altre, come la psicologia o la fisica quantistica, siamo ricorsi ad amici volenterosi ed esperti nel campo. La ricerca è comunque una costante del nostro modo di scrivere ed è alla base delle conoscenze sfoggiate dai nostri personaggi. Dietro alle loro competenze ci sono studi abbastanza approfonditi: abbiamo comprato e spulciato libri, siamo andati in biblioteca, abbiamo consultato esperti a cui poi abbiamo chiesto di verificare l’attendibilità di quanto avevamo prodotto. Volevamo scrivere un romanzo godibile da tutti, ma che non desse informazioni false o fuorvianti, che potesse incuriosire e magari spingere qualcuno ad appassionarsi delle materie trattate, ad approfondire certe tematiche.

  • Siete entrambi appassionati di cultura celtica?

Manuela: sono appassionata di culture “altre”, di storie e leggende, di religioni e di cucina. Credo che i popoli si svelino attraverso le storie che si tramandano e attraverso le loro tradizioni culinarie che raccontano la loro storia e quella dei territori su cui hanno vissuto.

Andrea: studio le culture antiche e mi affascinano quelle che sono molto antiche e molto vive al tempo stesso. La cultura celtica, specie in Francia e in Irlanda (ma anche nelle altre regioni) non ha seguito lo stesso destino di molte culture italiche: si è rinnovata, contaminata, mischiata, reinventata. Nella musica, nelle arti, nella letteratura. Non ha solo rielaborato i suoi miti e i suoi ritmi, li ha portati nella modernità. E’ un fenomeno che noi abbiamo confinato ad alcuni grandi, come De Andrè, Branduardi, Fo, senza un coinvolgimento di massa; amiamo le nostre tradizioni ma le teniamo su uno scaffale e le spolveriamo con cautela ogni tanto.

  • Per i diversi personaggi, le cui personalità sono varie e spesso contrastanti, vi siete ispirati a persone reali?

Manuela: alcuni dei nostri personaggi sono ispirati a persone reali, come Hank e Kate e le loro fantastiche dinamiche di coppia; la razionalità e il rigore scientifico di Ylsa, e l’aspetto del vecchio compagno di squadra di Jacques, il dottor Gherardi, soprannominato Phlox in onore del medico della serie di Star Trek “Enterprise”. Gli altri personaggi, invece, si sono presentati da soli e si sono imposti. Una curiosità: nel libro compaiono due persone realmente esistenti che sono personaggi che interpretano se stessi. Naturalmente a loro abbiamo chiesto il permesso.

  • Jean Jacques Mevel detto Korrigan è un personaggio straordinario, ricco in cultura, intelligenza e capacità d’adattamento. Come è nato?

Andrea: Jacques è nato come personaggio incompleto: l’idea era quella di renderlo efficiente all’interno di un gruppo e – perché no? – di una relazione sentimentale intensa. In parte coincide con l’archetipo dello studioso, un po’ arrogante ed egocentrico quando si parla delle sue “specialità” e un po’ insicuro per altri versanti. Essendo un giovane catapultato in una situazione avventurosa, lo abbiamo fornito di un po’ di senso pratico e di un carattere vendicativo. Altri dettagli su Jacques verranno rivelati in seguito, nei prossimi romanzi.

  • Senza svelare troppo per non rovinare la sorpresa a chi deve ancora leggere questo primo libro, diteci in anteprima qualcosa sul seguito.

Manuela: Seguendo il filo delle ricerche delle Ahnenerbe di Himmler, trovate nel primo romanzo, i nostri eroi si recheranno nella regione del Midi – Pyrénées, dove naturalmente si imbatteranno in un altro interessante caso misterioso. La zona è ricca di avvenimenti storici che possono agevolmente legarsi alla nostra trama, quindi al momento siamo parecchio impegnati con le ricerche. Gli elementi folkloristici e mitologici riguarderanno l’Occitania e non più la Bretagna, sebbene abbiano sempre un filo conduttore comune. Stavamo anche pensando di trovare una ragazza a Barnes.

Andrea: finiremo con l’aprire una agenzia di viaggi del mistero.

  • Parliamo di editoria. Il vostro libro è stato auto pubblicato ed è disponibile sul sito ilmiolibro. Perché questa scelta?

Andrea & Manuela: la scelta della piattaforma ilmiolibro è stata strategica: dovevamo capire se il nostro romanzo si reggeva in piedi. Dovevamo farlo leggere a un po’ di persone, vedere se raggiungeva i giovani, se le varie sperimentazioni funzionavano, quindi partire alla ricerca di un editore. Ilmiolibro ha una buona qualità di stampa, anche se ha un sito e un meccanismo di vendita assolutamente inadeguato. Noi non contavamo di vendere tante copie, bensì di comprendere se – a giudizio dei lettori – avevamo per le mani un libro vero e proprio, quindi di valutarne le possibilità. Ora siamo alla ricerca di un editore tradizionale e probabilmente faremo anche qualche tentativo nel vasto mercato americano e magari in quello francese.

  • Cosa ne pensate dell’attuale situazione editoriale italiana? Secondo voi c’è differenza con la situazione negli altri Paesi? Se sì, perché?

Andrea: credo che la situazione all’estero segua le stesse dinamiche dell’Italia, in quella che è un’epoca di crisi economica e di grandi cambiamenti nel mercato. In fasi come questa è difficile prevedere come andrà a finire, quindi si assiste a strategie e comportamenti di ogni tipo. In Italia poi il mercato è molto ristretto e particolarmente chiuso, i canali tradizionali di distribuzione, di comunicazione, di pubblicità sono pochi e riservati sempre agli stessi editori, i quali generalmente non rischiano e non sperimentano. In più abbiamo una classe di governo che non si interessa alle nuove opportunità e che tiene incomprensibilmente alta l’IVA sugli ebook, non riesce a introdurre i nuovi strumenti nelle scuole e sembra lavorare più per i grandi editori che non per il settore editoriale. Il problema è generale e in Italia si nota di più.

  • Oltre alla saga di Jacques Korrigan avete altri progetti in cantiere? A quattro mani oppure no?

Andrea: abbiamo parecchi progetti aperti: un insieme di racconti fantasy, sword & sorcery, che vogliamo pubblicare con Amazon in volumi da 100-120 pagine, soprattutto per farci conoscere un poco. Poi abbiamo sempre i 5-6 romanzi iniziati e mai finiti e un paio di spunti nuovi tutti da sviluppare. Non abbiamo tempo per seguire tutte le idee che ci vengono in mente, ma cerchiamo sempre di appuntarcele per il futuro. Ormai il nostro sistema di scrittura a quattro mani è talmente perfezionato che lo adottiamo automaticamente, quindi firmeremo tutto in coppia. Fanno eccezione le mie storie demenziali come L’Oscura Forfora delle Tenebre, che sono nate per scherzo e che non verranno mai pubblicate, alcune cose saggistiche e un romanzo distopico che sto scrivendo con mia madre. Sono io ad essere dispersivo, mentre Manuela cerca di spingermi a finire i lavori aperti.

Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo per tutti i vostri lavori.

Grazie infinite a te per l’ospitalità e per le domande articolate ed interessanti che ci hai posto.

Ora, amici, vi lascio l’indirizzo del sito del libro, dove potrete trovare informazioni e curiosità:

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2 Pensieri su &Idquo;Jacques Korrigan a Brocéliande. Recensione + intervista agli autori

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