Multiversum – Leonardo Patrignani

Eccomi oggi a recensire il primo capitolo di una saga che mi è piaciuta molto.

MULTIVERSUM

Leonardo Patrignani

Mondadori

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Trama

Alex vive a Milano. Jenny vive a Melbourne. Hanno sedici anni. Un filo sottile unisce da sempre le loro vite: un dialogo telepatico che permette loro di scambiarsi poche parole e che si verifica senza preavviso, in uno stato di incoscienza. Durante uno di questi attacchi i due ragazzi riescono a darsi un appuntamento. Alex scappa di casa, arriva a Melbourne, sul molo di Altona Beach, il luogo stabilito. Ma Jenny non c’è. I due ragazzi non riescono a trovarsi perché vivono in dimensioni parallele. Nella dimensione in cui vive Jenny, Alex è un altro ragazzo. Nella dimensione in cui vive Alex, Jenny è morta all’età di sei anni. Il Multiverso minaccia di implodere, scomparire. Ma Jenny e Alex devono incontrarsi, attraversare il labirinto delle infinite possibilità. Solo il loro amore può cambiare un destino che si è già avverato.

L’autore

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Leonardo Patrignani è nato a Moncalieri nel 1980. Compositore, doppiatore e lettore appassionato dei romanzi di Stephen King, scrive dall’età di sei anni. I diritti del suo romanzo d’esordio, Multiversum, sono stati acquisiti da 18 Paesi.

Recensione

Lo dico subito: sono rimasta piacevolmente sorpresa. Non sempre mi capita di leggere libri capaci di trascinare in questo modo: dovevo leggere, leggere, leggere, sapere cosa sarebbe successo. La storia è originale e mi ha molto affascinata in quanto ho letto altro – su riviste scientifiche – che riguarda l’esistenza di più universi. Lo stile dell’autore è rapido e asciutto, le scene veloci ma efficaci. Le tematiche scientifiche sono trattate con una leggerezza che non guasta, rendendo la lettura ideale a giovani adulti e, anzi, credo che essa possa suscitare curiosità verso le teorie in questione. Un buon libro con il giusto miscuglio di azione, ragionamento, avventura e mistero, per non parlare degli scenari apocalittici e ipotetici che vengono descritti tramite pochi ma efficaci dettagli. Le ultime scene sono molto cinematografiche.

Se leggete il primo libro non avrete bisogno dei miei consigli per continuare la lettura, perché non potrete farne a meno, ma vi accenno comunque qualcosina. Il secondo capitolo della saga è davvero affascinante: Memoria, il luogo in cui si svolgono le vicende iniziali, è qualcosa di straordinario.

L’ultimo libro, Utopia – di cui ho terminato la lettura ieri -, è forse più movimentato dei precedenti e mostra un tocco di genio in più per ciò che riguarda le intricate vicende della trama. Stop, non posso dirvi altro altrimenti vi rovino la sorpresa.

Saga consigliatissima.

Valutazione:

5

Approfondimenti

Multiverso

Il multiverso è un insieme di universi coesistenti e alternativi al di fuori del nostro spaziotempo, spesso denominati dimensioni parallele, che nascono come possibile conseguenza di alcune teorie scientifiche.
Il termine fu coniato nel 1895 dallo scrittore e psicologo americano William James.
Dal punto di vista scientifico il concetto di multiverso è stato proposto in modo rigoroso per la prima volta da Hugh Everett III nel 1957 nell’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica.
Il concetto di universi paralleli venne introdotto in precedenza nella letteratura dallo scrittore di fantascienza statunitense Murray Leinster nel 1934, per essere ripreso in seguito da molti romanzi di narrativa fantascientifica e fantasy.

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Il multiverso nella cosmologia

Il multiverso è, scientificamente parlando, un insieme di universi coesistenti previsto da varie teorie, come quella dell’inflazione eterna di Linde o come quella secondo cui da ogni buco nero esistente nascerebbe un nuovo universo, ideata da Smolin. Le dimensioni parallele sono contemplate anche in tutti i modelli correlati al concetto di D-brane, classe di P-brane inerenti alla teoria delle stringhe.

Hugh Everett III e la sua “interpretazione a molti mondi”

Il concetto di multiverso viene proposto in modo serio per la prima volta nella cosiddetta “interpretazione a molti mondi” della meccanica quantistica, proposta da Hugh Everett III nella sua tesi di dottorato (The Many-Worlds Interpretation of Quantum Mechanics, abbreviata in MWI); questa interpretazione prevede che ogni misura quantistica porti alla divisione dell’universo in tanti universi paralleli quanti sono i possibili risultati dell’operazione di misura.
La teoria del multiverso proposta da MWI ha un parametro di tempo condiviso. In molte delle sue formulazioni, tutti gli universi costituenti il multiverso sono strutturalmente identici, e possono esistere in stati diversi anche se possiedono le stesse leggi fisiche e gli stessi valori delle costanti fondamentali. Gli universi costituenti sono inoltre non-comunicanti, nel senso che non può esservi un transito di informazioni tra di essi, anche se nell’ipotesi di Everett potenzialmente possono esercitare un’azione reciproca.

Interpretazione di Copenhagen

Altre interpretazioni della molti-mondi sono quella di Copenhagen e quella delle “storie consistenti”. In queste ipotesi, lo stato dell’intero multiverso è correlato agli stati degli universi costitutivi dalla sovrapposizione quantistica, ed è descritto da una singola funzione d’onda universale. Simili a questa visione sono l’interpretazione a molteplici storie di Feynman e quella di Zeh a molte menti.
L’interpretazione a molti mondi (Many Worlds Interpretation) non può spiegare l’apparente universo antropico, questo perché le costanti fisiche di almeno una parte degli infiniti possibili “mondi” sono le stesse. L’interpretazione a molti mondi può, comunque, spiegare l’esistenza (all’apparenza improbabile) di un pianeta come la Terra. Vedasi l’Ipotesi della rarità della Terra: se l’interpretazione a molti mondi fosse corretta, allora esistono così tante copie del nostro universo che l’esistenza di almeno un pianeta come la Terra non è sorprendente.

Teoria delle “bolle”

La formazione del nostro universo da una “bolla” del multiverso venne proposta da Andrej Linde. Questa teoria è nota come teoria dell’universo a bolle.
Il concetto dell’universo a bolle comporta la creazione di universi derivanti dalla schiuma quantistica di un “universo genitore”. Alle scale più piccole (quantistiche), la schiuma ribolle a causa di fluttuazioni di energia. Queste fluttuazioni possono creare piccole bolle e wormhole. Se la fluttuazione di energia non è molto grande, un piccolo universo a bolla può formarsi, sperimentare una qualche espansione (come un palloncino che si gonfia), ed in seguito potrebbe contrarsi. Comunque, se la fluttuazione energetica è maggiore rispetto ad un certo valore critico, si forma un piccolo universo a bolla dall’universo parentale, va incontro ad un’espansione a lungo termine, e permette la formazione sia di materia che di strutture galattiche a grandissima scala.
Una teoria formulata dal fisico Alexander Vilenkin afferma che il multiverso è formato da tanti universi, ognuno dei quali si trova confinato in una bolla in inflazione eterna (cioè in costante espansione esponenziale), incluso il nostro (ogni singolo universo, almeno rispetto ad osservatori situati al suo interno, deve implicare una genesi riconducibile o affine ad un Big-bang). In alcune zone di una bolla la deformazione dello spazio-tempo è tale da portare alla formazione di una nuova bolla, aprire un varco verso un nuovo universo; dopo un certo periodo, sempre per effetto della deformazione, la nuova bolla si stacca e si forma un universo del tutto indipendente, senza alcun punto di collegamento con quello di partenza.

Teoria del Multiverso di David Deutsch

Inoltre la “Teoria del Multiverso” conosce una fondamentale argomentazione da parte del fisico David Deutsch, uno dei massimi teorizzatori viventi della computazione quantistica e dei computer quantistici, che prevede proprio nella realizzabilità di tali dispositivi la prova sperimentale di una iper-struttura cosmologica detta appunto multiverso.

Teoria delle stringhe e delle superstringhe

Nell’ambito della teoria delle superstringhe, troviamo un quarto tipo di multiverso, le membrane. Secondo la teoria delle stringhe, la materia è composta da minuscole corde vibranti in uno spazio di 11 dimensioni (10+1), dunque 7 in più dallo spazio 3 D a noi noto (più la dimensione temporale).
Le stringhe potrebbero essere aggregate a membrane 3 D (o più) immerse in uno spazio molto più ampio (iperspazio), ogni membrana è un universo distinto. Alcuni scienziati ritengono che il Big Bang che ha dato origine al nostro universo sia stato originato da uno scontro tra due o più membrane.
Secondo la teoria delle stringhe e delle superstringhe, le ipotesi di natura corpuscolare e ondulatoria della materia non sono alternative. A un livello più microscopico, la materia appare composta da particelle, che in realtà sono aggregati di cariche energetiche. Ad una dimensione di analisi crescente, queste particelle si presentano composte da energia.
Il costituente primo della materia sono stringhe di energia che vibrano ad una determinata frequenza o lunghezza d’onda caratteristica, e che si aggregano a formare particelle.
Gli infiniti universi paralleli potrebbero coesistere nello stesso continuum di dimensioni, vibrando a frequenze differenti. Il numero di dimensioni necessarie è indipendente dal numero di universi, ed è quello richiesto per definire una stringa (al momento 11 dimensioni). Questi universi potrebbero estendersi da un minimo di 4 a tutte le dimensioni in cui è definibile una stringa. Se occupano 4 dimensioni, queste sono il continuo spazio-temporale: nel nostro spazio-tempo, coesisterebbero un numero infinito o meno di universi paralleli di stringhe, che vibrano entro un range di lunghezze d’onda/frequenze caratteristico per ogni universo. Coesistendo nelle stesse nostre 4 dimensioni, tali universi sarebbero soggetti a leggi aventi significato fisico analogo a quelle del nostro universo.
La novità di questa teoria è che gli infiniti universi non vivono in dimensioni parallele, né necessitano di postulare l’esistenza di più di 4 dimensioni di spazio-tempo. Ciò che consente di definire una pluralità di universi indipendenti non è un gruppo di 4 o più dimensioni per ogni universo, ma l’intervallo di lunghezze d’onda caratteristico.
L’intervallo teorico di frequenze/lunghezze d’onda per le vibrazioni di una stringa determina anche il numero finito/infinito di universi paralleli definibili.

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Possibile misurazione degli effetti del multiverso

Nel luglio del 2007 Tom Gehrels dell’University of Arizona ha pubblicato un articolo dal titolo “The Multiverse and the Origin of our Universe”, in cui vengono suggeriti degli effetti misurabili dell’esistenza del multiverso.

Ipotesi del Multiverso nella fisica

Laura Mersini-Houghton propose la teoria che il “cold spot” rivelato dal satellite WMAP potrebbe fornire un’evidenza empirica misurabile per un universo parallelo all’interno del multiverso. Secondo Max Tegmark, l’esistenza di altri universi è conseguenza diretta delle osservazioni cosmologiche. Tegmark descrive l’insieme generale di concetti correlati che condividono la nozione che esistono altri universi al di là di quello osservabile, e si spinge fino a fornire una tassonomia degli universi paralleli organizzata a livelli.

Fonte: Wikipedia
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Accadde oggi: nel 1931 nasceva Alda Merini

Ogni poeta vende i suoi guai migliori.

Alda Merini

Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009) è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana.

Figura appartata, esordì pubblicando nel 1953 La presenza di Orfeo, cui fece seguito, nel 1955, Paura di Dio. Non molto tempo dopo, segnata dalla malattia e da una lunga esperienza manicomiale, si chiuse in un silenzio pressoché totale, finché, con gli auspici di Giorgio Manganelli e di Maria Corti, riprese a scrivere e a pubblicare. I suoi versi, insieme delicati e irruenti, esprimono una sofferta ansia ascetica.

Nel 1979 Merini da vita ai suoi testi più intensi sulla drammatica e sconvolgente esperienza del manicomio, testi contenuti in quello che può essere inteso, come scrive Maria Corti “il suo capolavoro”: “La Terra Santa” con la quale vincerà nel 1993 il Premio Librex Montale.
Ma le pene della scrittrice continuano. Il 7 luglio 1983 muore il marito, e Alda, rimasta sola e ignorata dal mondo letterario, cerca inutilmente di diffondere i propri versi. Racconta Maria Corti che lei stessa si era recata presso i maggiori editori italiani senza alcun successo, fintanto che, nel 1982, dopo aver raccontato a Paolo Mauri (che a quei tempi dirigeva la rivista “Il cavallo di Troia”) la sua amarezza, egli le offrì uno spazio sulla sua rivista per trenta poesie da pubblicare sul n° 4, inverno 1982 – primavera 1983 che, insieme a lei, aveva scelto da un dattiloscritto di un centinaio di testi; in seguito, insieme all’editore Scheiwiller, avrebbero aggiunto altre dieci liriche, e nel 1984 veniva dato alla stampa “La Terra Santa”.

Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.

 

Nel luglio del 1986, dopo aver sperimentato nuovamente gli orrori dell’Ospedale Psichiatrico di Taranto, fa ritorno a Milano e inizia una terapia con la dottoressa Marcella Rizzo alla quale dedica più di una poesia. Nello stesso anno riprende a scrivere e ad incontrare i vecchi amici.

Fra le sue molte opere prodotte dopo questo ritorno si ricordano Testamento (1988), Vuoto d’amore (1991), Ballate non pagate (1995), La pazza della porta accanto (1995), La vita facile (1996), Un’anima indocile (1997), Superba è la notte (2000). È stata anche autrice di prosa (L’altra verità. Diario di una diversa, 1986; Delirio amoroso, 1989).

Molto importante è il carattere mistico della più recente poetica di Alda Merini, che in qualche modo è connessa alla prima vena creativa con la quale esordì e che aveva in sé una forte componente di misticismo.

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Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita.

Fonti: Encarta, Wikipedia

Ti prego lasciati odiare – Anna Premoli

Sì, lo so, lo so: questo non è il mio genere di letture. Però ero curiosa di leggere l’acclamato vincitore del Premio Bancarella 2013.

Come quasi tutte le volte in cui mi interesso ai casi letterari si è rivelata una pessima idea.

TI PREGO LASCIATI ODIARE

Anna Premoli

Newton Compton

TI PREGO LASCIATI ODIARE

Trama

Jennifer e Ian si conoscono da sette anni e gli ultimi cinque li hanno passati a farsi la guerra. A capo di due diverse squadre nella stessa banca d’affari, tra di loro la competizione è altissima e i colpi bassi e le scorrettezze non si contano. Si detestano, non si sopportano, e non fanno altro che mettersi i bastoni fra le ruote. Finché un giorno, per caso, i due sono costretti a lavorare a uno stesso progetto: la gestione dei capitali di un facoltoso e nobile cliente. E così si ritrovano a passare molto del loro tempo insieme, anche oltre l’orario d’ufficio. Ma Ian è lo scapolo più affascinante, ricco e ambito di tutta Londra e le sue accompagnatrici non passano mai inosservate: basta un’innocente serata trascorsa a uno stesso tavolo perché lui e Jennifer finiscano sulle pagine di gossip di un giornale scandalistico. Lei è furiosa: come possono averla associata a un borioso, classista e pallone gonfiato come Ian? Lui è divertito, ma soprattutto sorpreso: le foto con Jenny hanno scoraggiato tutte le sue assillanti corteggiatrici. E allora si lancia in una proposta indecente: le darà carta bianca col facoltoso cliente se lei accetterà di fingersi la sua fidanzata. Sfida accettata e inizio del gioco! Ma ben presto portare avanti quello che per Jenny sembrava un semplice accordo di affari si rivela più complicato del previsto.

Recensione

Che dire? Sin dalle prime pagine si capisce benissimo ciò che accadrà, come, perché, dunque non c’è da scoprire un granché man mano che la storia avanza.

È assodato che i chick lit hanno tutti la stessa trama, uno stile che vuole essere divertente e sono pieni di battute e sarcasmo. Ma questo romanzo porta questi elementi all’esasperazione: lo stile è insulso; ci sono battute a ogni rigo, per di più risultano forzate; l’eccessiva volontà di divertire suscita l’effetto opposto, annoiando; si ripetono sempre gli stessi concetti. Insomma, non è da me, ma non sono riuscita a terminare la lettura.

Valutazione:

1

Come i social network svelano i nostri segreti

Quasi tutti, al giorno d’oggi, utilizzano i social network in maniera più o meno costante. Ora, stando alle teorie del complotto, diverse organizzazioni – segrete e non – raccolgono informazioni sulla popolazione mondiale attraverso i social network: le abitudini, le amicizie, le preferenze, foto e quant’altro. A mio parere queste teorie sono fondate – Dio solo sa quante informazioni private vengono riversate sul web ogni giorno in piena libertà – ma non è di questo che voglio parlare. La mia riflessione è di natura psicologica.

Social-Network

La mia laurea non è in psicologia – sono un’educatrice -, ma all’università ho seguito diversi corsi di psicologia che, mi sono accorta, risultano incredibilmente utili nella vita quotidiana. Prendiamo come esempio facebook: è il social che permette di condividere praticamente tutto in maniera semplice e veloce, uno dei più utilizzati.

Si possono carpire informazioni personali più di quanto si immagina. Oltre alla data e al luogo di nascita, alle parentele, alle preferenze di vario genere, alle amicizie, agli spostamenti, è facilissimo dipingere un quadro – non completo ma una prima impressione non superficiale – della personalità di ciascuno. Come? Guardate la bacheca di una persona: attraverso ciò che condivide o che pubblica possiamo capire molte cose.

È una persona che scrive pensieri di proprio pugno o più spesso si limita a condividere immagini con frasi fatte da pagine fan? Nel primo caso probabilmente si tratta di una personalità cosciente di sé, pensante – e non prendetelo come un insulto, “pensante” nel senso che formula pensieri propri e li ritiene abbastanza interessanti o utili da condividerli – e forse coraggiosa in un certo senso oppure menefreghista. Non dimenticate infatti che i famigerati mipiace e i commenti degli altri utenti hanno un effetto fortemente inibitorio. Nel secondo caso invece, potremmo trovarci di fronte a una persona di indole docile, facilmente uniformabile alla massa – vedi condivisione di sole frasi fatte -, più influenzabile, meno indipendente, più schiva.

Che genere di immagine del profilo ha questa persona? Uno scatto semplice, uno scatto artistico, uno scatto provocante, un’immagine o un disegno, una scritta? Se ad esempio cambia spesso immagine del profilo, presentando se stessa ogni volta in una versione migliorata, possiamo desumere che si tratti di una persona semplicemente vanitosa oppure di una persona che ha bisogno di sentirsi apprezzata, alla continua ricerca dell’approvazione altrui anche su cose “futili” come la propria immagine, quindi insicura.

fb

Questa persona permette agli altri di scrivere sul proprio diario o di condividere sul proprio diario o di essere taggata nei post? Se no, forse potrebbe trattarsi semplicemente di una persona che non ama essere trascinata in cose che non le interessano oppure di una persona possessiva, con un forte bisogno di controllo, che predilige la solitudine.

Condivide spesso foto di sé? Oppure ama postare paesaggi, proprie creazioni – decoupage, cucina, disegni, poesie? Risponde chiaramente a domande diritte, invadenti e/o inquisitorie? Risponde in maniera educata o si infervora non appena qualcuno la contraddice? Si può capire se mente oppure no, se ha la tendenza a mentire.

È un utente molto attivo? Trascorre tanto tempo sui social network? Partecipa alle discussioni? Quando scrive qualcosa – commento, post – questa persona utilizza molti smile, cuoricini e punti esclamativi oppure ha un modo di scrivere pacato, quasi indifferente? Sono piccoli ma interessanti indizi da non sottovalutare.

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Come vedete, sono molteplici i dati da analizzare per comprendere la personalità di qualcuno; oltretutto se l’analisi in questione viene effettuata lungo un arco di tempo ampio – e qui facebook ci da una mano attraverso il diario suddiviso per anni ed eventi importanti – il risultato sarà ancor più rispondente a verità.

Credo che l’analisi dell’attività sui social network possa rientrare tra le indagini utili – non principali ma complementari – nei casi di valutazione della personalità come ad esempio idoneità nell’esercitare un determinato mestiere – es. psicologo, maestro, educatore -, in processi penali o esercizio di patria potestà.

In ogni caso, non condividere ogni istante della vita privata e tutti gli stati d’animo evita di fornire al mondo un quadro completo della propria personalità, mentalità, affettività. La riservatezza, di questi tempi, non è un difetto né una mancanza.

Pillole di arte martinese #6 – Le torri

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Sesto appuntamento con la rubrica che mette sotto i riflettori l’arte e la storia di Martina Franca, splendida cittadina pugliese. Oggi parliamo delle torri del centro storico. Trovo interessante e pieno di fascino il fatto che queste strutture siano parte integrante della vita quotidiana, infatti in esse vi sono abitazioni e negozi. La magia dei centri storici.

I termini sottolineati li ritroverete, con spiegazione, nel glossario in fondo all’articolo.

Torre Civica

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Torre civica

 

Eretta nel 1734 e scandita in quattro piani, la Torre Civica è impreziosita da un orologio e affianca l’elegante Palazzo dell’Università, fino al 1910 sede del Municipio. Per maggiori informazioni sul Palazzo dell’Università clicca qui.

Torre del Forno del Capitolo

Sita in Via Pergolesi l’antica Torre del Forno del Capitolo, della quale si scorge una parte dei beccatelli e del fusto, risale al XV-XVI.

 

Torre dell’Annunziata

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Caratteristica torre circolare, della quale si intravede una parte del fusto, la Torre dell’Annunziata prende il nome dalla vicina chiesetta e nel corso degli anni è divenuta parte di un agglomerato di edifici d’architettura spontanea.

 

Torre della Seta

Torre della seta

Alta dieci metri, la caratteristica Torre della Seta si erge di fronte alla chiesa del Carmine e si affaccia su Via Pergolesi.

Torre dei Mulini di San Martino

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Dal caratteristico fusto verticale e beccatelli, la Torre dei Mulini di San Martino si erge in affaccio su Via Donizetti. Alta undici metri.

Torre di San Francesco

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Anticamente denominata Torre di San Nicola, la Torre di San Francesco è sita nelle immediate vicinanze dell’omonima chiesa. Alta dodici metri, è una delle torri più alte della città.

Torre di Angelucco

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Situata tra Via Mercadante, Via Verdi e Via Paisiello, la Torre di Angelucco si presenta con un caratteristico fusto verticale ed è alta dieci metri.

Torre di San Pietro

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Alta quindici metri, la Torre di San Pietro sorge in Via Rossini, nelle strette vicinanze della nota Porta Stracciata.

Glossario

  • Beccatello: mensola di legno che sostiene parti in aggetto di un edificio.

Beccatello

 

  • Architettura spontanea: definizione dello storico e architetto Bernard Rudofsky. Essa descrive quelle forme architettoniche-edilizie che appartengono alla tradizione più antica dell’uomo: dalle tende dei popoli nomadi alle tombe celtiche fino ai portici come dispositivo urbano e che non sono attribuibili a nessun progettista o autore in particolare.

 

Fonti glossario: Encarta, Wikipedia

La ragazza che cadde dal cielo – Simon Mawer

Questo è il genere di libri che amo di più.

LA RAGAZZA CHE CADDE DAL CIELO

Simon Mawer

Neri Pozza

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Trama

Londra, anni Quaranta. Il mondo è in guerra e può capitare che una bella ragazza si ritrovi a colloquio, in un appartamento squallido e quasi vuoto di un ex albergo di Northumberland Avenue, con un fantomatico signor Potter appartenente all’altrettanto fantomatico Inter Services Research Bureau. La ragazza, tailleur grigio e camicetta bianca, si chiama Marian Sutro, di padre inglese e madre francese. Fino a qualche tempo fa viveva sulle dolci sponde del lago di Ginevra, città dove il padre era un diplomatico della Società delle Nazioni, l’organizzazione sovranazionale travolta dalla guerra. Il signor Potter è un uomo dall’aspetto comune, con giacca di tweed e panciotto, come si conviene a un membro dell’intelligence britannica. Il suo compito è reclutare agenti da spedire nel sud della Francia occupata dalle truppe tedesche, agenti naturalmente capaci di parlare francese senza inflessione straniera. Giovane donna che non è mai stata in un albergo e neppure in un bar da sola, Marian crede di essere arruolata per la sua perfetta padronanza del francese e per la missione illustrata dalla voce querula e i modi garbati di Potter: fare da corriere, nella vasta area che va da Limoges a Tolosa, per conto di un certo Cesar, che avrebbe il compito di istruire i partigiani sull’uso delle armi e le tecniche di sabotaggio. In realtà la sua vera missione, ignota allo stesso Potter, è un’altra e riguarda un fisico del Collège de France: Clément Pelletier.

L’autore

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Simon Mawer (Inghilterra, 1948) è uno scrittore e insegnante britannico, e vive attualmente in Italia, a Roma.

Dopo aver frequentato la Millfield School nel Somerset e il Brasenose College di Oxford, Mawer ha conseguito una laurea in zoologia e si è dedicato all’insegnamento in maniera continuativa, insegnando biologia prima nelle Isole del Canale, poi in Scozia, a Malta e infine a Roma. Ha pubblicato il suo primo romanzo, Chimera, (per i tipi della Hamish Hamilton, 1989) relativamente tardi per uno scrittore, all’età di 39 anni. Tale novella ha vinto il premio McKitterick Prize come opera d’esordio. Dopo tre novelle di medio successo, Il mondo di Benedict (Mendel’s Dwarf) del 1997 l’ha confermato come autore a livello internazionale. The New York Times ha affermato che quest’opera può essere annoverata tra i “books to remember” dell’anno. I diritti cinematografici sono stati acquisiti prima da Uzo e poi da Barbra Streisand. Hanno fatto seguito Il Vangelo di Giuda (The Gospel of Judas) e The Fall, quest’ultimo vincendo nel 2003 il premio Boardman Tasker Prize for Mountain Literature. Più recentemente, Mawer ha pubblicato Swimming to Ithaca, una novella in parte ispirata dalla sua gioventù passata sull’isola di Cipro. Il libro intitolato A place in Italy (Un posto in Italia) (per i tipi della Sinclair-Stevenson, 1992), scritto sull’onda di Un anno in Provenza di Peter Mayle, racconta i primi due anni che Mawer passò in Italia, vivendo in un villaggio del Lazio. Un’escursione nel campo della divulgazione scientifica ha prodotto il suo Gregor Mendel: Planting the Seeds of Genetics, pubblicato in collaborazione con il Field Museum di Chicago come volume associato alla mostra omonima attualmente in esposizione al detto museo.
Nel 2009, Mawer ha pubblicato La casa di vetro (The Glass Room), un romanzo che si svolge in una villa modernista costruita nella Cecoslovacchia del 1928. Mawer riconosce che il libro è stato ispirato principalmente dalla Villa Tugendhat, disegnata dall’architetto Ludwig Mies van der Rohe e costruita a Brno nella Czech Republic, negli anni 1928-30. La novella è stata finalista al Premio Man Booker Prize del 2009.
Mawer vive in Italia dal 1977, insegnando biologia alla Scuola Internazionale Britannica St. George’s di Roma. È sposato e ha due figli.

Recensione

La storia de La ragazza che cadde dal cielo mi ha ricordato un po’ quella di La guerra di Charlotte di Sebastian Faulks, tuttavia il libro di Faulks si è rivelato pesante, noioso, faticoso da leggere: il film Charlotte è molto meglio del libro.

La ragazza che cadde dal cielo è scritto in maniera semplice, la lettura risulta piacevole e scorre tranquilla. Frequenti sono i colpi di scena. Il libro è arricchito di particolari molto interessanti sulla creazione della bomba atomica. Preziosi dettagli storici appaiono qua e là, sembrano sistemati con un’apparente noncuranza che li rende ancor più preziosi e accattivanti: una vera miniera d’oro di informazioni sull’addestramento britannico delle spie e sulla vita dei partigiani francesi. Mi è piaciuto molto fino alla penultima pagina: la scena finale, non più di quindici righe, mi ha fatto rimanere malissimo.

Valutazione:

5

Io sono respiro puro – Maria Fornaro

 

Oggi parliamo di una silloge poetica.

 

IO SONO RESPIRO PURO

Maria Fornaro

Youcanprint

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Il libro

La poesia è divenuta elemento importante della vita dell’autrice, è l’universo in cui si perde e attraverso essa riesce a concretizzare tutte le sue emozioni, le sue sensazioni, i suoi pensieri e i suoi ricordi. È la componente assolutamente imprescindibile della natura umana, come l’aria, che dà forza all’anima. Di animo passionale e tumultuoso, celato nel passato sotto montagne di grigia quotidianità, ora, finalmente, esplode in tutto il suo essere travolgente, regalando versi che toccano l’anima di ognuno di noi. I versi risultano la trasfigurazione in chiave simbolica dell’amore protagonista indiscusso che assurge a unico, vero motivo di vita. L’amore che lenisce le pene, che sussurra, che grida ed infiamma le passioni. Ne risulta una vena poetica impregnata di una grande sensibilità in un caleidoscopio di emozioni che nascono dal cuore, dai ricordi, dalle paure, dai desideri. È una forza travolgente senza tempo.

L’autrice

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Maria Fornaro nasce a Fragagnano (TA) nel dicembre del 1964. Sposata dal 1994, ha due figli.

Laureata in Materie Letterarie all’Università di Bari, dopo un breve periodo di insegnamento e varie altre esperienze lavorative nel campo museale, si è dedicata interamente alla propria famiglia. Le piace leggere, ascoltare, discutere e mettersi in gioco. Scrive per diletto e per emozioni e pensa come Daniel Glattauer che “scrivere è come baciare, solo senza labbra, ma con la mente”.

I suoi autori preferiti sono Valerio Massimo Manfredi, Glenn Cooper, Kahlil Gibran, Michail Bulgakov, Edgar Lee Masters, Nikolaj Vasil’evič Gogol’, Franz Kafka, Khaled Hosseini, Carlos Ruiz Zafón, Henrik Ibsen, Thomas Mann, Giovanni Verga, Luigi Pirandello.

Ho iniziato a scrivere sull’onda di emozioni che mi hanno travolta, emozioni che hanno lenito ferite e accarezzato l’animo e il cuore. Non sapevo di saper scrivere e non so ancora se so farlo, ma lo faccio perché il mio cuore comanda le mie dita.

Pubblicazioni:

  • Alcune poesie della Fornaro sono state inserite nella raccolta di poesie “I poeti contemporanei” n.12, edito dalla Casa Editrice Pagine di Roma nel 2012.
  • Libro di poesie “Io sono respiro puro”, Ed. Youcanprint.

 

La mia opinione

Alla base della silloge poetica della Fornaro c’è l’amore, il desiderio dell’amore, il pensiero dell’amore, un amore spesso fisico. Le poesie sono come pensieri trascritti su carta, molto semplici, discorsive, con metafore chiare che rispecchiano la natura  e nelle quali uno dei temi più ricorrenti è il mare.

Valutazione:

3

Link utili

8 marzo

Auguri alle donne, a tutte, che oltre a numerosi potenziali difetti, hanno un grande pregio, un dono: creare la vita. Quello è accompagnato, quasi sempre, dalla naturale inclinazione all’allevamento dei figli. Non sbaglio dunque a dire che le donne portano in sè il futuro.

Prima di cercare il rispetto degli altri, rispettatevi da sole, accettatevi, amatevi. Il primo passo verso molte strade.

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Il carico della formica – Demetrio Verbaro

Salve amici,

il libro di cui vi parlo quest’oggi è particolarmente interessante.

IL CARICO DELLA FORMICA

Demetrio Verbaro

Lettere animate

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Trama

Il romanzo, liberamente ispirato a una storia vera, si svolge nel 2001 nella splendida cornice paesaggistica di Reggio Calabria. Il protagonista è Carlo Fante: trent’anni, felicemente sposato con Rachele e padre di Riccardo, un dolcissimo bambino di quattro anni. L’azione comincia quando Carlo trova lavoro: giardiniere presso l’istituto psichiatrico “San Gregorio.” Carlo diventa amico di quattro pazienti speciali: Filippo, Mimì, Bart e Vera. Ognuno di essi porta un fardello nel cuore, errori fatti in passato, che trasportano come un pesante carico sulle spalle, proprio come una formica fa ogni giorno della sua vita, portando nella tana un chicco di grano dieci volte più grande del suo peso. Uno di essi, Filippo, resterà schiacciato dal pesante carico, Bart e Mimì, invece, riusciranno a disfarsene, tornando serenamente a vivere nella società. Carlo s’innamora perdutamente di Vera, trovandosi di fronte ad una scelta amletica: l’infinito amore per la propria famiglia (nel frattempo Rachele gli ha confidato di essere in dolce attesa) o la smisurata passione verso una donna bella da impazzire. Questa scelta si protrarrà fino allo sconvolgente finale del romanzo che lascerà il lettore senza fiato, incollandolo agli ultimi capitoli, ricchi di pathos e colpi di scena.

L’autore

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Demetrio Verbaro nasce a Mosorrofa il 14 dicembre del 1981, quinto di cinque fratelli. A sei anni conosce il suo primo grande amore, Alice, con cui trascorre ore bellissime. Dopo il diploma e la dolorosa perdita della madre comincia a girare l’Italia svolgendo lavori saltuari, come animatore in villaggi turistici, modello, comparsa in film e spettacoli teatrali. A ventiquattro anni si innamora di una ragazza della sua città, Paola, e decide di porre fine al suo girovagare senza meta. Trova il suo primo lavoro stabile e mette su famiglia: nel 2008 nasce Thomas, nel 2013 Riccardo. Il carico della formica è il suo primo figlio di carta.

Recensione

Chiariamo subito una cosa: la quarta di copertina non rende giustizia al contenuto del libro.

Ciò che mi è saltato all’occhio appena ho iniziato a leggere sono le metafore: evocative, semplicemente belle. L’autore eccelle nella descrizione del paesaggio; sfumature di tutti i colori permeano ogni cosa come pennellate rapide e imprecise, come in un quadro impressionista. L’ambientazione, ossia un istituto psichiatrico, è particolare ma trattata in modo consono, interessante, senza esagerazioni.

All’inizio ho pensato che il protagonista, Carlo, grazie al contatto con i pazienti dell’istituto avrebbe riconsiderato la propria vita e le proprie scelte, invece la realtà è ben diversa. Le scene di Carlo con la famiglia sono calde, vere, belle. Tuttavia Carlo non è affatto chi crede di essere e la sua storia, svelata pian piano, è toccante.

Il carico della formica è una storia di compromessi, accettazione, comprensione e tolleranza che, in maniera inusuale, scava nella mente umana: in ognuno di noi, in fondo, c’è un po’ di pazzia.

Valutazione:

4

Rebirth – Matteo Zapparelli

Amici,

oggi vi parlo del libro di un bravissimo autore, Matteo Zapparelli. In passato ho letto e recensito un altro suo romanzo, lo trovate qui.

REBIRTH

Matteo Zapparelli

Sogno Edizioni

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Trama

Da millenni in ogni angolo del mondo si combatte una guerra segreta e sanguinosa tra i Figli di Argo, un’antica stirpe di licantropi, e l’oscuro Ordine della Croce d’Argento.

Una sola città vive in pace: Verona, la città dell’amore cantata da Shakespeare. Ma anche quest’ultimo baluardo sta per crollare, ora che l’Ordine schiera le proprie forze in un disperato tentativo di annientare il nemico. E la scia di sangue crescerà fino ad assumere le forme di un fiume in piena.

Nel mezzo di questo vortice di violenza, Etienne e Sara si incontreranno quasi per caso. Lui, licantropo apostata che ha voltato le spalle ai propri fratelli per amore di una donna. Lei, ragazza sognatrice che gli ruberà il cuore con i suoi grandi occhi verdi. E, mentre cala la notte e sorge la luna piena, gli ululati echeggiano e le spade si innalzano, Etienne dovrà lottare per salvare la donna che ama e offrire al mondo un ultimo barlume di speranza.

L’autore

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Matteo Zapparelli è nato e cresciuto a Verona, meravigliosa città racchiusa tra le acque azzurre del Lago di Garda e la verdeggiante pianura padana. Città che, nonostante si aggiri per le sue vie da oltre trent’anni, non smette mai di stupirlo e di incantarlo.

Accanito lettore fin da giovanissimo e appassionato di letteratura americana, apprezza scrittori e generi letterari tra loro diversissimi. Scrive fin da ragazzino: suoi racconti e poesie sono stati pubblicati su riviste, in antologie, e alcuni sono stati finalisti di premi letterari.

Laureato in architettura al Politecnico di Milano, da diversi anni collabora con singoli autori e case editrici in qualità di editor freelance, e in passato ha lavorato come agente letterario.

Ama gli animali, i boschi, le lunghe camminate all’aria aperta, la notte, i Coldplay e i Muse, i film dell’orrore, i romanzi di Preston&Child, e ha un debole per il tiramisù.

Nel 2012 ha pubblicato il bestseller Corner’s Church, un thriller dalle tinte fosche ambientato nell’America dei giorni nostri.

Recensione

Ecco un bel libro urban fantasy dalle tinte thriller.

Questo romanzo parte, per me, già avvantaggiato: è difatti ambientato a Verona, città che ho visitato con gioia e che amo molto. La città dell’amore assume, grazie alla penna di Zapparelli, sfumature in un certo senso nuove, dark. L’ambientazione e le scene sono descritte in modo approfondito, con abbondanza di particolari, come se fossero un quadro.

I personaggi, moltissimi e mai banali, sono tratteggiati in maniera vivida, puntellati dal racconto di ricordi e vissuto passato, e per questo risultano credibili: quasi ci si aspetta di vederli sbucare dal buio all’improvviso.

Mi è piaciuta molto la lotta, secolare e nascosta al mondo, tra la Croce d’Argento e i Figli di Argo. Gli intrighi che la animano non sono scontati e catturano l’attenzione del lettore.

Un punto di merito va anche alla storia d’amore tra Etienne e Sarah, i due personaggi che mi sono piaciuti di più.

Un libro che consiglio agli amanti del genere fantasy, del thriller, ma anche a chi ama semplicemente l’azione, l’avventura, il brivido, i sentimenti contrastati.

Valutazione:

5

Link utili

Approfondimenti

Licantropo

Il licantropo, detto anche uomo lupo o lupo mannaro, cioè “lupo umano” o “lupo mangiatore di uomini”, è una delle creature mostruose della mitologia e del folclore poi divenute tipiche della letteratura dell’orrore e successivamente del cinema dell’orrore.
Secondo la leggenda, il licantropo è un essere umano condannato da una maledizione a trasformarsi in una bestia feroce ad ogni plenilunio: la forma di cui si racconta più spesso è quella del lupo, ma in determinate culture prevalgono l’orso, il bue (Erchitu) o il gatto selvatico (si veda in seguito). Nella narrativa e nella cinematografia dell’orrore sono stati aggiunti altri elementi che invece mancavano nella tradizione popolare, quali il fatto che lo si possa uccidere solo con un’arma d’argento, oppure che il licantropo trasmetta la propria condizione ad un altro essere umano dopo averlo morso. Alcuni credevano che uccidendo il lupo prima della prima trasformazione la maledizione venisse infranta.

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È importante notare inoltre che lupo mannaro e licantropo non sempre sono sinonimi: infatti nelle leggende popolari il lupo mannaro è talvolta semplicemente un grosso lupo con abitudini antropofaghe, a cui può essere associata o no una natura mostruosa. Inoltre, nel caso del lupo mannaro come mutaforma, si può distinguere tra il lupo mannaro, che si trasforma contro la propria volontà, e il licantropo, che si può trasformare ogni volta che lo desidera e senza perdere la ragione (la componente umana).
Nella letteratura medica e psichiatrica con licantropia è stata descritta una sindrome isterica che avrebbe colpito le persone, facendo sì che assumessero atteggiamenti da lupo durante particolari condizioni (come le notti di luna piena). In modo analogo un licantropo era semplicemente una persona affetta da questo disturbo ed è con questo unico significato che la voce è riportata su alcuni importanti dizionari della lingua italiana. In tempi recenti, l’esistenza di tale disturbo è stata considerata rarissima o addirittura messa in discussione dalla psichiatria stessa.

Fonte: Wikipedia