Come una rosa d’inverno – Jennifer Donnelly

Salve amici,

parliamo oggi di uno dei libri che, secondo il modesto parere, merita la valutazione più alta.

 

COME UNA ROSA D’INVERNO

Jennifer Donnelly

Sonzogno

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Trama

La storia inizia sulle sponde del Tamigi, è l’anno 1900: le desolate strade dei sobborghi londinesi non sono il luogo adatto per una ragazza per bene come India Selwyn Jones, una bellezza aristocratica il cui animo generoso la spinge ad abbracciare grandi ideali. Ha scelto di essere medico e, grazie all’ambiente in cui è cresciuta e alla stima dei suoi insegnanti, potrebbe esercitare la professione nei più prestigiosi ospedali della città. Ma India ha la testa dura e vuole curare coloro che ne hanno più bisogno. Proprio in questi sordidi vicoli, tra ladri, prostitute e sognatori, India si trova a dover curare, salvandogli la vita, il più famoso gangster di Londra, Sid Malone, cinico, spietato, conturbante. Malone è l’esatto contrario dell’elegante fidanzato di India, una stella nascente del Parlamento inglese. Nonostante la repulsione per un uomo che rappresenta tutto ciò che lei detesta, poco alla volta India si lascerà attrarre dalla complessa personalità del malvivente, intrigata dal suo misterioso passato. Inevitabilmente, pur cercando di resistere ai loro sentimenti, i due si ritrovano l’uno nella braccia dell’altro. È un amore appassionato, sconveniente, in cui l’estasi si alterna alla sofferenza, e che provoca distruzioni quali non avrebbero mai potuto immaginare…

Recensione

Dopo aver letto I giorni del tè e delle rose – che ho recensito qui – ho letto il seguito, Come una rosa d’inverno.

Si tratta di una trilogia, ma ogni libro è autoconclusivo: si può perciò leggerne anche solo uno e capire perfettamente tutto.

Questo secondo libro l’ho trovato ancora più bello del primo. Lo si nota già dalle prime pagine: è tutto più movimentato, più coinvolgente.

Ci sono molti più personaggi, diversissimi tra loro, e molti più punti di vista e nonostante questo la narrazione non risulta dispersiva ma anzi ben legata e scorrevolissima.

Il libro tocca temi differenti eppure ugualmente affascinanti: la situazione politica inglese ed europea all’inizio del Novecento, le difficoltà delle prime donne medico in un ambiente da sempre popolato da uomini, la criminalità nei quartieri più poveri di Londra, la vita dei coloni nell’Africa orientale inglese.

A questo proposito, per me che mi sono innamorata del Kenya dopo esserci stata per volontariato, è stata una graditissima sorpresa l’ambientazione africana che si trova nella terza parte del libro.

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In questo romanzo – la cui quarta di copertina è assolutamente riduttiva, inadeguata rispetto al contenuto – non troviamo solo la brama di denaro e di vendetta che aveva animato la protagonista di I giorni del tè e delle rose, ma anche la lotta delle donne in un mondo che si dice all’avanguardia ma che è ancora molto indietro in quanto a diritti e leggi, la straordinaria forza della speranza, la resilienza dell’animo umano. Persone che si sfiorano e che, per dolorosi malintesi, non sanno di essere genitori e figli, parenti.

Insomma, stavolta difetti non ne ho trovati. Intendiamoci: è un librone di 880 pagine ma si legge tutto d’un fiato. Consigliatissimo.

Valutazione:

5+

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Il cielo oscuro di Roma – Ilaria Tomasini

Buongiorno amici!

Eccomi qui con la recensione di un libro appena uscito.

 

IL CIELO OSCURO DI ROMA

Ilaria Tomasini

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Trama

Raven Locke, 16 anni, è una ragazza timida e complessata e Sara, la più carina della
scuola, non fa che tormentarla.
Un giorno Raven viene sfidata da Sara: di sicuro non avrà il coraggio di entrare nel cimitero da sola!
La giovane accetta la scommessa, ma qualcosa va storto e per Raven e Sara inizia un incubo spaventoso.
Aylward Dewayne è un tranquillo insegnante, ma di notte si aggira per le vie di Roma armato di un pugnale d’argento.
Il suo passato nasconde un terribile segreto e il suo destino si intreccerà con quello di Raven e Sara in un’avventura mozzafiato.

L’autrice

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Ilaria Tomasini è nata a Roma il 28 maggio 1977. Diplomata al Liceo Scientifico A. Avogadro di Roma, ha in seguito frequentato un corso triennale di Illustrazione alla Scuola Internazionale di Comics. Attualmente vive in provincia di Verona insieme al marito e alla sua cagnolina Kira. Appassionata lettrice, scrivere è stata la sua passione praticamente da sempre. Oltre a scrivere romanzi e racconti, illustra i suoi libri e ne disegna le copertine. I suoi racconti sono stati pubblicati sulla rivista “Ti Presento il Gatto” e nell’antologia “365 Racconti d’estate”.

 

Recensione

Diciamo subito una cosa: questo libro mi ha tenuta incollata alle pagine nonostante non sia del mio genere preferito. La storia è originale, molto ma molto bella e devo fare i complimenti all’autrice per i personaggi, dipinti sapientemente. Mi sono piaciuti tutti, da Ward a Rebecca, a Raven e Sara.

Un altro punto a favore va all’ambientazione: una storia all’americana che però è ambientata a Roma e non appunto in qualche classica e lontana cittadina degli USA.

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La storia è molto articolata e movimentata e, nonostante la lunghezza del libro, non si potrebbe fare a meno di nessuna scena. Più la storia procede più le scene diventano indispensabili, essenziali, a tratti avventurose e a tratti divertenti.

Un bel libro che stupisce e incuriosisce nonostante il fantasy sia un genere esplorato in lungo e in largo. L’originalità fa da padrona: un chiaro esempio è la scena della porta-demone. Da non perdere per i giovani, gli appassionati del genere e delle storie avventurose dalle atmosfere un po’ noir.

Valutazione:

5

Blogtour: Rosso Placebo di Federica Forlini

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Salve a tutti, amici.

Come procede settembre? Colgo l’occasione per augurare buon anno scolastico a tutti gli studenti e gli insegnanti. Se ci penso alle volte mi manca la scuola, o meglio l’università. Avrei un pensierino per una seconda laurea… magari più in là. Ma veniamo a noi.

Oggi sono lieta di ospitare la seconda tappa del blogtour dedicato a Rosso Placebo, un bel libro Made in Italy, scritto da Federica Forlini.

Approfondiamo la conoscenza del romanzo e dell’autrice.

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Trama

Tordemma non è una città come le altre; nuove forze oscure minacciano i precari equilibri tra esseri umani e demoni, portando entrambi verso un inevitabile baratro. In un mondo tetro, freddo, che non ha molto da offrire salvo una tiepida speranza, Violet, da sempre alla ricerca dell’amore incontrerà Alan: un maledetto; un vampiro. Guidata da un sentimento annientante, travolgente, dilaniante, la ragazza gli darà il suo sangue per salvarlo. Per strapparlo alla morte certa che minaccia costantemente ogni singola creatura, in attesa che si compia la profezia. Che ruolo avrà La Madre negli inquietanti avvenimenti accaduti a Tordemma? Chi scamperà alla furia del giustiziere e del suo flagello? E soprattutto: quale sarà il significato del ciondolo a farfalla, così vicino a Violet da illuminarsi ogni volta che si lascia succhiare dal vampiro?

L’autrice

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Federica Forlini è nata ad Ascoli Piceno il 29 maggio 1991. Fin da piccola ama il mondo dell’arte e passa la maggior parte del tempo tra il disegno e il canto, che comincia a studiare nel 2005. Si diploma nel 2010 in Arti Grafiche all’Istituto D’Arte di Ascoli Piceno, col massimo dei voti. In seguito alle prime difficoltà nel trovare lavoro, esplode la passione più grande: la scrittura. Sempre fino a quel momento emersa timidamente dai temi scolastici, spingendosi per lo più a qualche abbozzo di storia, stavolta la porta a comporre il suo primo libro: “Angolo Buio”, frutto dell’esasperazione del particolare periodo di vita. Collabora con Scrittevolmente dal 2011 con lo pseudonimo di “Kiké”. Il suo racconto “La bambola” sarà presente nell’antologia horror e weird “Asylum 100″. Nel 2013 scrive “Rosso Placebo” e ne pubblica l’ebook tramite la piattaforma “Narcissus.me”.

Amori immortali

In questa seconda tappa del blogtour (la prima è stata ospitata dal blog dell’autrice, qui) approfondiamo il tema centrale del libro.

Chiudete gli occhi. Figuratevi per un attimo Paolo e Francesca. Lei bellissima, lui bellissimo: due esseri perfetti l’uno per l’altra, fatti per stare insieme.

Si trovano, s’innamorano follemente.

Vanno a vivere felici in una casetta in campagna e hanno una valanga di figli, con i quali mettono su su una squadra di calcio…

Per caso non vi riporta qualcosa? No?!

Forse perché in effetti non è andata così.

Francesca e Paolo venivano da famiglie da sempre in forte contrasto: i da Polenta e i  Malatesta.

Nel 1275 i matrimoni erano combinati, e i figli potevano pertanto solamente assecondare il volere dei genitori. Guido da Polenta, visto che Gianciotto Malatesta lo aveva aiutato a cacciare i Traversari, loro nemici di vecchia data, decise di dargli la mano di sua figlia Francesca. Il padre, Malatesta da Verrucchio, benedì codesta unione con il suo consenso.

Tuttavia non furono delle nozze così semplici: lei era una bellissima ragazzina di soli sedici anni, un fiore nemmeno ancora sbocciato; lui un uomo piuttosto vecchio, per giunta zoppo. Francesca pertanto fu ingannata dalle famiglie: al posto dello sposo effettivo, si presentò alle nozze Paolo il bello, suo fratello minore, sposato e per giunta con due figli.

Il giovane fece subito breccia nel cuore di Francesca, che, confusa dalla circostanza, se ne invaghì.

Successivamente, Paolo l’ andava spesso a trovare, forse preso dal forte senso di colpa per essersi prestato a un così subdolo inganno, oppure per via di qualcosa di più grande che si fece spazio nel suo cuore.

Malatestino dell’Occhio, uno dei fratelli, si accorse dei frequenti incontri dei due e mise in guardia Gianciotto, che era solito lasciare la sposa recandosi a Pesaro per la carica di Podestà,  per poi tornare la sera.

Accadde che un giorno di settembre del 1289, mentre i due cognati se ne stavano a leggere le avventure di Ginevra e Lancillotto, giunsero al punto in cui Lancillotto bacia Ginevra. Paolo, spinto dallo stesso slancio, diede il suo bacio a Francesca. Questo costò la vita a entrambi, perché Gianciotto non si era realmente allontanato quella volta; bensì era rientrato da un passaggio segreto. L’uomo estrasse subito la spada contro suo fratello, che cercò di uscire da una botola ma non ci riuscì, per via del vestito impigliatosi in un chiodo. Francesca, al momento dell’attacco si frappose fra i due ma non bastò a fare da scudo all’amato, e morirono entrambi trafitti dalla lama.

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La fine dei due amanti è una storia truce, violenta, che crea voragini profonde nel cuore di chi l’ascolta. Lo spettatore è pervaso da un forte senso di vuoto e sconforto.

Ma ce la saremmo ricordata, se fosse andato tutto bene?

Quante di quelle vicende a lieto fine scivolano via e giungono presto nel dimenticatoio, ben coperte dalle sabbie del tempo?

Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca e tanti altri resteranno nell’immaginario collettivo come coppie che si sono amate in modo indissolubile, di quell’amore che supera l’egoismo e la paura. Sono unioni che sfidano gli altri, il fato, la morte stessa pur di sopravvivere, diventando invincibili.

Gli amori immortali sono diversi, contorti, crudeli, complicati. Proprio per questo restano in testa: incarnano l’ideale perfetto di come si diventa capaci di dare tutto per la persona amata, di come ci si sacrifica pur di stringerla tra le braccia, pur di sentirne il calore umano anche una sola, sospirata volta.

Il dramma, da questo punto di vista s’inquadra come una forte componente romantica, di cui non si può fare a meno. Può sembrare esagerato, eppure è così: esso conferisce effettivo valore alla storia. Perché le persone ricordano meglio le bruciature: ciò che le marchia in modo indelebile e non si può cancellare.

L’irrimediabile.

Ciò che distrugge, ferisce, colpisce, nella memoria collettiva passa alla storia.

Violet, la protagonista di Rosso Placebo, è una persona apparentemente complessa e problematica, che tuttavia mostra una forte chiarezza d’intenti; un’anima pulita, tenace, incapace di scendere a compromessi in amore. Infatti giunge con estrema coerenza a mettersi in gioco completamente per Alan, nonostante la sua condizione da dannato sia irreversibile.

Emblematico è il momento in cui giunge da lei in cerca di sangue e la sorprende rapita a guardare Romeo e Giulietta. Egli commenta l’opera con sarcastico disappunto, ricevendo in tutta risposta uno squarcio inaspettato della profondità emotiva della ragazzina.

Dal libro:

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«Allora, ricapitolando: Due s’innamorano, va male, si ammazzano… e questa buffonata passa agli annali come il più grande dramma mai scritto. Direi che la gente ha qualcosa che non va; non sta proprio bene di testa. Narrazioni migliori di quella, con più colpi di scena, più originali, le farei anche dormendo.»

(…)

Mi rabbuio: «Si, davvero molto divertente. Non importa. Se avessi l’anima, forse capiresti perché una vicenda così ha fatto la storia. Il motore è il turbamento: quando vede suicidarsi due ragazzi che si erano appena affacciati alla vita, per colpa di un odio di cui non ci si ricorda nemmeno l’origine, la gente è sbigottita, stravolta, sconvolta. Tutti vorrebbero avere una gomma per cancellare quell’orrendo destino, per far sì che i due non conoscano il prematuro decesso e siano felici. Tutti vorrebbero una penna per correggere un così sgraziato epilogo e scrivere un lieto fine. Ognuno arriva ad amare i protagonisti, tanto da immedesimarsi, da chiedersi il perché. E quando vedi tanto dolore che si poteva evitare cambiando una stupidaggine, un dettaglio, ma non puoi e puoi solo guardare, tu quella storia non la scordi. Se fossero andati felicemente a vivere in un castello mettendo al mondo cinque figli, nessuno si sarebbe chiesto il motivo. Nessuno avrebbe riflettuto sul significato dell’odio.»

Un libro dunque che parla d’amore ma anche dei sentimenti che ruotano attorno all’amore, di ciò che esso scatena direttamente o indirettamente nelle persone, dell’incredibile resilienza dell’animo umano. Potete trovarlo, a solo 0,99 €, qui:

Seguite l’autrice e le sue pubblicazioni:

 

Continuate il viaggio nel mondo di Rosso Placebo con la terza tappa del blogtour:

Il vampiro e l’anima, il 21/09 su La forza delle parole

 

 

Calendario completo

  1. Oriana e Alekos
    13/09,  La stanza rossa: http://lastanzarossa23.blogspot.it/
  2. Amori immortali
    17/09, Ispirazione – Il blog di Ilaria Goffredo: https://ilariagoffredoromanzi.wordpress.com/
  3. Il vampiro e l’anima 22/09, Diario di una ragazza madre in carriera: http://kazetotomonisarinu.blogspot.it/
  4.  Il coraggio
    26/09, Magla: l’isola del libro: http://maglalibri.blogspot.it/
  5. La famiglia fantasma
    02/10, La mia canzone per te: http://monicaportiero.over-blog.it/
  6. La lotta interiore del punk
    08/10, Un buon libro non finisce mai: http://unbuonlibrononfinisce-mai.blogspot.it/
  7. L’esteta moderno
    16/10, Connie Furnari: http://conniefurnari.blogspot.it/
  8. L’Urban Fantasy
    24/10, Viaggi nell’arte: http://ginevrawilde.wordpress.com/

Sunrise Saga, Evoluzioni – Paolo Daolio

Finalmente settembre! Per quanto mi riguarda amo l’autunno, anche se l’estate appena conclusa non ha fatto molto per farsi chiamare “estate”.

Veniamo a noi: nuovo articolo, nuova recensione.

Oggi vi parlo di un romanzo di genere fantascientifico. Non è il genere che leggo di più ma uno che, assieme alla distopia, sto (ri)scoprendo ultimamente.

 

 

SUNRISE SAGA – EVOLUZIONI

Paolo Daolio

Selfpublishing

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Trama

L’umanità è relegata sottoterra da centinaia di anni in uno scenario post-apocalittico. Due giovani amici decidono di abbandonare le loro case per intraprendere un viaggio alla ricerca della verità. Iniziano così un’avventura piena di pericoli, che li porterà a fronteggiare mutanti, droidi e interfacce cibernetiche di ogni tipo, muniti solo della loro genialità e della loro astuzia. Durante il loro viaggio, incontreranno validi amici e avranno modo di rinforzare il loro legame come mai si erano immaginati.

L’autore

Paolo Daolio nasce il 9 luglio del 1971, a Genova, dove attualmente vive e lavora. Ama la creatività in tutte le sue forme e già nel lontano 1996 inizia la carriera in quello che sarà poi uno dei suoi grandi amori: il mondo dei videogiochi. La passione per il fantascientifico emerge grazie ai giochi di ruolo, alle consolle e, ovviamente, all’immenso Asimov, di cui divora tutte le opere. Nel 2014, completa di scrivere il suo primo romanzo, chiamato “Evoluzioni”, e ne crea una saga, su cui lavorava e fantasticava da ben più di dieci anni. Gli piace l’attività fisica, il buon cibo e passare il suo tempo libero in serenità con la moglie e la figlia.

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Recensione

Evoluzioni, il primo capitolo della saga Sunrise, risucchia il lettore in un mondo sotterraneo suddiviso in livelli. La tecnologia è un elemento inscindibile dalla vita umana quotidiana: ogni ambiente brulica di droidi e nano robot dalle più svariate funzioni, anche mediche – in questo senso ho trovato un po’ troppo facile la guarigione da qualsiasi ferita. Nonostante l’avanzamento tecnologico, il Livello 6 – dove vive Jeremy, il protagonista – è un luogo di degrado e povertà in cui la polizia governa tramite il terrore e la manipolazione mentale e fisica.

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Jeremy non è un ragazzo come gli altri: innanzitutto ha un nome esteso, non un codice alfanumerico come gli altri abitanti (es. JHI5f001), e vuole sapere perché; inoltre suo padre è un fuggitivo ricercato. Ma per quale ragione? Per scoprirlo Jeremy, assieme al migliore amico JJ, si lancerà in una serie di rocambolesche avventure nel Livello 6 che lo condurranno pian piano ad acquisire nuovi tasselli della propria storia.

Sono presenti tutti gli elementi caratteristici del romanzo di fantascienza/science fiction. L’ambientazione è originale e descritta nei dettagli. Avrei gradito che ci fossero più spiegazioni sulle vicende che hanno portato l’umanità a rifugiarsi nel sottosuolo e anche qualcuna in più sul ruolo del padre di Jeremy ma, vista la piega presa dalla storia, credo che ogni cosa verrà spiegata nel secondo capitolo della saga.

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La narrazione spazia tra i punti di vista di diversi personaggi ed è divisa in capitoli molto brevi. Lo stile è scorrevole, adatto a un pubblico giovane. Sono inoltre presenti numerose onomatopee che, secondo me, rovinano il testo, minandone lo spessore e la serietà.

In definitiva una buona lettura, soprattutto per i giovani e gli appassionati del genere.

Valutazione:

3 e-readers e mezzo

3

Accadde oggi: nel 1828 nasce Lev Tolstoj

Oggi ricordiamo l’anniversario della nascita di uno dei grandi della letteratura: Lev Tolstoj.

 

Lev Tolstoj

 

La caratteristica che distingue la vera arte da quella contraffatta è una sola e indubitabile: il contagio dell’arte. […] non sarà un’opera d’arte se non suscita nell’uomo quel sentimento, completamente differente dagli altri, di gioia nell’unione spirituale con un altro (l’autore) e con altri ancora (gli ascoltatori o spettatori) che contemplano la stessa opera d’arte.

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Lev Nikolaevič Tolstoj (Jasnaja Poljana, Tula 1828 – Astapovo, Rjazan 1910) fu un romanziere russo, uno dei maggiori autori della letteratura mondiale. Orfano a due anni della madre e a nove del padre, fu allevato dalla zia, che affidò la sua educazione a precettori tedeschi e francesi. Nel 1844 si iscrisse all’Università di Kazan, dove frequentò prima i corsi di lingue orientali e poi di giurisprudenza, senza tuttavia concludere gli studi. Dopo un breve quanto inefficace tentativo di migliorare le condizioni dei contadini che, in stato di servitù, lavoravano nella proprietà familiare di Jasnaja Poljana, Tolstoj si trasferì a Mosca dove prese a frequentare l’alta società, con l’ingenuo proposito, come annotava nel diario, di migliorarne i costumi.

 

Poiché i piaceri sono pochi e tutti alla fine annoiano e i desideri sono infiniti, ciò significa che per quanto un uomo sia ricco e in buona salute non sarà mai soddisfatto, anzi al contrario, più diverrà ricco più sarà annoiato, perché più numerosi sono i godimenti che uno ha e meno essi lo rallegrano.

 

Nel 1851 si unì al reggimento del fratello, di stanza nel Caucaso, esperienza che in seguito gli avrebbe dato lo spunto per il romanzo breve I cosacchi (1863), in cui il languore sofisticato di un giovane moscovita viene contrapposto al semplice vigore di chi vive in armonia con la natura. Fece tuttavia il suo esordio letterario con una trilogia autobiografica (Infanzia, 1852; Adolescenza, 1854; Giovinezza, 1856) in cui tracciava senza retorica o sentimentalismi il processo di crescita comune a ogni giovane. Il favore della critica si rinnovò con i successivi Racconti di Sebastopoli (1855-56), ritratto amaro del falso eroismo degli alti ranghi militari e dell’abnegazione coraggiosa dei soldati semplici sullo sfondo della guerra di Crimea, nella quale egli stesso combatté.

Nel 1856 Tolstoj cominciò a interessarsi di pedagogia e, durante alcuni viaggi all’estero (1857 e 1861), visitò le scuole elementari in Francia e in Germania per documentarsi e avviare un progetto educativo rivolto ai figli dei contadini di Jasnaja Poljana. Negli anni successivi al 1862 scrisse i suoi due maggiori romanzi, Guerra e pace (1865-1869) e Anna Karenina (1875-1877).

 

L’uomo ama, non perché sia suo interesse amar questo o quello, ma perché l’amore è l’essenza dell’anima sua; perché non può non amare.

 

 

Le opere

 

1852 Infanzia Racconto
1853 L’incursione Racconto
1854 Adolescenza Racconto
1855-56 Racconti di Sebastopoli Racconti
1856 Giovinezza Racconto
1859 La felicità domestica Racconto
1863 I cosacchi Romanzo
1865-69 Guerra e pace Romanzo
1875-77 Anna Karenina Romanzo
1880-82 Confessione Saggio sulla religione
1886 La morte di Ivan Il’ic Racconto
1888 La potenza delle tenebre Dramma
1887-89 La sonata a Kreutzer Racconto
1894 Il regno di Dio è in voi Saggio sulla religione
1895 Padrone e servitore Racconto
1898 Che cos’è l’arte? Saggio sull’estetica
1899 Resurrezione Romanzo

 

 

I capolavori

 

Ritenuto uno dei maggiori romanzi mai scritti, Guerra e pace è una grandiosa descrizione epica della società russa fra il 1805 e il 1815, negli anni cioè che di poco precedettero e seguirono l’invasione napoleonica. Capolavoro del realismo, fa agire centinaia di personaggi, alcuni dei quali storici, e descrive le battaglie di quegli anni, ma è soprattutto la cronaca della vita di cinque famiglie aristocratiche. I personaggi sono tratteggiati con grande concretezza e analizzati con acuta introspezione. La figura di Nataša Rostova, ad esempio, che alla vita chiede amore, matrimonio e figli, esprime la visione ottimistica dell’autore sullo scorrere della vita umana, ed esemplifica in termini narrativi la sua concezione del processo storico, secondo la quale la storia è soprattutto il risultato di forze anonime e accadimenti individuali, non il succedersi di eventi grandiosi determinati da figure carismatiche. La consapevolezza degli orrori della guerra e delle manchevolezze umane non soffoca il fondamentale ottimismo che pervade il romanzo né il suo messaggio, ispirato dalla felicità personale di Tolstoj in quegli anni creativi, che è quello di appassionato amore per la vita in tutte le sue manifestazioni.

Anna Karenina è uno dei capolavori psicologici moderni, in cui venne raggiunta una nuova compattezza narrativa. La visione esuberante di Guerra e pace cede qui a toni pessimistici e il conflitto interiore dei protagonisti rimane irrisolto. La passione adultera di Anna per il giovane ufficiale Vronskij, entro la cornice dell’alta società di San Pietroburgo, è in netto contrasto con l’amore, consacrato dal matrimonio, di Kitty e Constantin Levin, i quali impersonano la radicata convinzione di Tolstoj della superiorità della vita rurale, a contatto con la natura, rispetto al mondo urbano, fatuo e superficiale. Ciò non impedisce all’autore di manifestare profonda pietà per la sua eroina, condannata alla sofferenza e infine al suicidio per aver violato le regole sociali e morali.

 

Per quanto riguarda le trasposizioni cinematografiche dei libri di Tolstoj, ho apprezzato molto l’ultimo film su Anna Karenina (2013). L’impostazione delle scene infatti è particolare e tutti i personaggi sembrano muoversi su un palcoscenico, in un omaggio alle metafore di Tolstoj.

 

 

 

Fonte: Encarta

Best seller inizialmente respinti #2 – Harry Potter

Secondo appuntamento con la nuovissima rubrica Best seller inizialmente respinti. Se avete perso il primo appuntamento, in cui oltre a introdurre la rubrica abbiamo parlato di Agatha Christie, cliccate qui.

La scrittrice protagonista dell’articolo di oggi è J. K. Rowling, autrice della serie di libri sulle avventure del famoso mago Harry Potter.

La Rowling terminò il primo libro nel 1995 e, dopo numerosi e infruttuosi tentativi di trovare un agente letterario, finalmente la Christopher Little Literary Agency accettò di rappresentare il manoscritto. Non è finita qui. L’agenzia collezionò  ben 12 rifiuti consecutivi da parte di editori, fino a che la figlia di otto anni dell’editore Bloomsbury (una casa editrice all’epoca non molto conosciuta) chiese di leggere il manoscritto completo. L’editore accettò di pubblicare il libro ma consigliò all’autrice di trovare un lavoro fisso perché non sarebbe diventata ricca scrivendo libri per bambini. Tuttavia Harry Potter e la pietra filosofale da vita a una serie in cui gli ultimi quattro romanzi detengono il record di libri più velocemente venduti nella storia, su entrambi i lati dell’Atlantico, con vendite combinate di 450 milioni. Pensate che Harry Potter e l’Ordine della Fenice (2003) vendette 5 milioni di copie in 24 ore. Il sesto libro della saga, Harry Potter e il principe mezzosangue (2005), vendette 9 milioni di copie in 24 ore.

J. K. Rowling

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Joanne Rowling è nata a luglio del 1965 allo Yate General Hospital in Inghilterra ed è cresciuta a Chepstow, Gwent, dove ha frequentato il liceo Wyedean Comprehensive.

Jo lasciò Chepstow per frequentare l’Università di Exeter, dove conseguì una laurea in francese e studi classici, trascorrendo anche un anno a Parigi come parte dei suoi studi. Dopo la laurea traslocò a Londra per lavorare come ricercatrice ad Amnesty International, tra le altre mansioni. Iniziò a scrivere la serie di racconti di Harry Potter nell’attesa di un treno in ritardo durante il tragitto da Manchester a London King’s Cross e, nei cinque anni successivi, tracciò le trame di ciascun libro e iniziò la stesura del primo racconto.

Successivamente, Jo si trasferì in Portogallo per insegnare la lingua inglese. Si sposò a ottobre del 1992 ed ebbe una figlia nel 1993. Quando il suo matrimonio finì, fece ritorno nel Regno Unito con sua figlia Jessica per andare a vivere a Edimburgo, dove Harry Potter e la Pietra Filosofale fu ultimato. Il libro fu inizialmente pubblicato dalla casa editrice per narrativa infantile Bloomsbury a giugno del 1997, sotto lo pseudonimo J K Rowling. La lettera “K”, che sta per Kathleen, il nome della sua nonna paterna, fu aggiunta dietro richiesta dell’editore, per timore che il pubblico target del libro (gli adolescenti) accettasse con difficoltà una scrittrice donna.

Il secondo volume della serie, Harry Potter e la Camera dei Segreti, fu pubblicato a luglio del 1998 e rimase al numero uno delle classifiche dei libri best seller in edizione rilegata per adulti per un mese dopo la sua pubblicazione. Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban fu pubblicato l’8 luglio del 1999 e riscosse un successo planetario, con una permanenza di quattro settimane nelle classifiche dei libri best seller in edizione rilegata per adulti del Regno Unito.

Il quarto volume della serie, Harry Potter e il Calice di Fuoco fu pubblicato l’8 luglio del 2000 con una prima tiratura record di 1 milione di copie per il Regno Unito. Superò rapidamente tutti i record di vendita come libro più venduto nel primo giorno di pubblicazione del Regno Unito.

Harry Potter e l’Ordine della Fenice fu pubblicato in Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada e Australia il 21 giugno del 2003 e superò i record segnati da Harry Potter e il Calice di Fuoco come libro più rapidamente venduto della storia. Harry Potter e il Principe Mezzosangue fu pubblicato nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in altri paesi anglofoni il 16 luglio 2005 e ottenne gli stessi record di vendita.

Il settimo e ultimo libro della serie, Harry Potter e i Doni della Morte, fu pubblicato nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in altri paesi anglofoni nel 2007.

J.K. Rowling ha anche scritto due piccoli volumi, che compaiono come titoli dei libri di scuola di Harry all’interno dei romanzi. Gli animali fantastici: dove trovarli e Il Quidditch attraverso i secoli furono pubblicati a marzo del 2001 a favore dell’associazione di beneficenza Comic Relief.

A dicembre del 2008, Le fiabe di Beda il Bardo fu pubblicato in supporto del Children’s High Level Group (ora Lumos).

Oltre ad essere insignita dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (OBE) per i servizi alla letteratura per ragazzi, J.K. Rowling ha anche ricevuto numerosi premi e onorificenze, tra cui il Premio Principe delle Asturie per la Concordia, il Premio francese Légion d’Honneur e il Premio Hans Christian Andersen, ed è intervenuta in qualità di relatrice principale presso l’Università di Harvard, Stati Uniti. Sostiene un gran numero di cause benefiche attraverso il proprio fondo fiduciario appositamente istituito, Volant, ed è la fondatrice del Lumos, un’associazione benefica creata allo scopo di trasformare le vite dei bambini più disagiati.

Nel 2012, J.K. Rowling ha pubblicato il suo primo romanzo per adulti, Il Seggio vacante (Adriano Salani Editore S.p.A), ora disponibile in 44 lingue.

J.K. Rowling è anche l’autrice di Il Richiamo Del Cuculo (Adriano Salani Editore S.p.A), il suo primo romanzo giallo sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith, che è stato pubblicato nel 2013 e sarà tradotto in 37 lingue. È prevista la pubblicazione di un secondo romanzo di Robert Galbraith nel 2014.

Attualmente J.K. Rowling è impegnata nella stesura della sceneggiatura di Gli animali fantastici: dove trovarli, una storia originale ambientata nell’universo dei maghi e delle streghe, in parte già nota ai fan di Harry Potter. Segna il suo debutto nel mondo della sceneggiatura e il lancio di una nuova serie cinematografica con Warner Bros.

J.K. Rowling vive a Edimburgo con suo marito e i suoi tre figli.

 

Le copertine della prima edizione Bloomsbury

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Le copertine della prima edizione italiana

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Famosissimi sono anche i film ispirati alla serie. Cosa ne pensate? Vi sono piaciuti più i film o i libri?

 

 

Fonti: Wikipedia, jkrowling.com

Venuto al mondo – Margaret Mazzantini

Parliamo di uno dei romanzi di una nota scrittrice italiana. Si dice che la Mazzantini si odia o si ama, non ci sono mezze misure. Penso che sia vero.

 

 

VENUTO AL MONDO

Margaret Mazzantini

Mondadori

 

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Trama

 Una mattina Gemma sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione Sarajevo, città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino. Ad attenderla all’aeroporto, Gojko, poeta bosniaco, amico, fratello, amore mancato, che ai tempi festosi delle Olimpiadi invernali del 1984 traghettò Gemma verso l’amore della sua vita, Diego, il fotografo di pozzanghere. Il romanzo racconta la storia di questo amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi invecchiati in un dopoguerra recente. Una storia d’amore appassionata, imperfetta come gli amori veri. Ma anche la storia di una maternità cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa piazza pulita della scienza, della biologia, e si addentra nella placenta preistorica di una guerra che mentre uccide procrea. L’avventura di Gemma e Diego è anche la storia di tutti noi, perché questo è un romanzo contemporaneo. Di pace e di guerra.

L’autrice

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Margaret Mazzantini (Dublino, 27 ottobre 1961) è una scrittrice, drammaturga e attrice italiana.

Nasce a Dublino, dove vive per circa tre anni prima di trasferirsi con la famiglia a Tivoli, nei pressi di Roma. Figlia dello scrittore Carlo Mazzantini e della pittrice irlandese Anne Donnelly, e sorella minore dell’attrice Giselda Volodi, nel 1982 si diploma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Successivamente si esibisce come attrice di teatro, cinema e televisione.

Esordisce in letteratura con Il catino di zinco (Marsilio, 1994), vincitore del premio Opera Prima Rapallo-Carige e del Premio Campiello – Selezione Giuria dei Letterati.

Nel 1995 scrive la pièce Manola, interpretandola a teatro insieme a Nancy Brilli, con la regia di Sergio Castellitto. Nel 1998 Manola esce per Mondadori sotto forma di romanzo. Nel 2000 lavora a Zorro. Un eremita sul marciapiede, un monologo teatrale interpretato da Sergio Castellitto, edito da Mondadori nel 2004.

Con il romanzo Non ti muovere (Mondadori, 2002) ha vinto, tra gli altri, il Premio Strega, il Premio Rapallo-Carige e il Premio Grinzane Cavour.

Nel 2003 è stata insignita del titolo di Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana su iniziativa del Presidente della Repubblica.

Nel 2008 esce il romanzo Venuto al mondo, edito da Mondadori e vincitore, tra gli altri, del Premio Campiello 2009.

Nel 2011 viene pubblicato il romanzo Nessuno si salva da solo, edito da Mondadori e vincitore del Premio Flaiano. Sempre nel 2011 esce Mare al mattino, romanzo edito da Einaudi e vincitore del Premio Cesare Pavese e del Premio Matteotti.

Nel 2013 viene pubblicato il romanzo Splendore, edito da Mondadori. A marzo, riceve il Dante d’oro all’opera omnia, assegnatole dal salotto letterario degli studenti dell’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano, la Bocconi d’Inchiostro.

I suoi libri sono tradotti in trentacinque lingue.

Dal 1987 è sposata con l’attore e regista Sergio Castellitto con cui ha avuto quattro figli.

Recensione

Negli anni Ottanta la giovane Gemma effettua un viaggio nella città di Sarajevo dove incontra Diego, uno stravagante fotografo con cui ha un’avventura. Tornata in Italia decide comunque di sposarsi con il fidanzato Fabio. Purtroppo il loro matrimonio non va a buon fine e i due si separano. Gemma torna tra le braccia di Diego. Innamorati, decidono a loro volta di sposarsi. I problemi arrivano dopo: Gemma infatti è sterile, la coppia non riesce ad avere figli. Tentano ogni strada possibile fino a che affrontano insieme un nuovo viaggio a Sarajevo durante la guerra. Lì incontrano una giovane donna disposta a ospitare in grembo il figlio di Diego che poi andrà via con la coppia. Tuttavia non tutto va come previsto.

Premetto che non avevo mai letto un libro della Mazzantini. Confermo che questo è stato il primo e l’ultimo. Non mi piace affatto il suo modo di scrivere, così triste e senza rilievo, senza sorprese. Lo stile è grigio, deprimente, fa crescere progressivamente un fastidioso peso sullo stomaco. Per non parlare di questo libro nello specifico. Ci viene presentato come un romanzo in cui la guerra è un evento fondamentale, mentre sulla guerra troviamo all’incirca quattro o cinque pagine. La storia non è affatto ben inserita nel contesto storico: facile parlare di guerra nominando solo dei cecchini che sparano dalle montagne. Inoltre ci si potrebbe aspettare che sia un libro carico di passione tra i due protagonisti: non è vero neppure questo. Le scene d’amore – poche e descritte senza emozione – sono anch’esse impostate sulla tristezza, su ogni tipo di sfumatura di grigio, di squallore. E poi la critica più importante che manda all’aria il senso intero di un amore costruito giorno per giorno: Diego durante l’ultimo viaggio a Sarajevo accetta – con il consenso di Gemma – ad avere un rapporto sessuale con una giovane serba disposta a dargli un figlio. Ora io mi chiedo: come può Gemma accettare che suo marito vada con un’altra donna per metterla incinta? Come può Diego stesso essere disposto a tradire la moglie che pareva tanto amare? Questa mi pare davvero la ciliegina sulla torta di un libro che non mi ha dato nulla, anzi mi ha fatto desiderare intensamente di terminarlo per liberarmi da un peso.

Chi sono io per dire che chi è figlio di uno scrittore e coniuge di un regista ha la strada spianata per pubblicazioni e trasposizioni cinematografiche? Nessuno, per cui non lo dico. Va be’, l’ho detto.

Valutazione:

1