Un’opera d’arte al mese #4: La Gioconda

Ciao a tutti.

Oggi parliamo di nuovo d’arte con la rubrica Un’opera d’arte al mese. Questa volta sotto i riflettori c’è La Gioconda, dipinto celeberrimo.

 

 

Titolo del dipinto

La Gioconda

Artista

Leonardo da Vinci

Anno di realizzazione

Tra il 1502 e il 1506

Dimensioni

77 x 53 cm

Tecnica

Olio su legno di pioppo

Dove si trova

Museo del Louvre a Parigi, Francia

Curiosità

La Gioconda non è assicurata, poiché inestimabile. Appartiene allo Stato francese che è anche il suo assicuratore.

 gioconda

 

Il dipinto

 

Esso raffigura una donna seduta, con indosso gli abiti fiorentini dell’epoca, su uno sfondo di montagne immaginario. Lo sguardo realistico della Gioconda e il suo sorriso enigmatico suscitano curiosità da secoli. Alcuni storici ritengono che la donna indossi abiti da lutto, il che spiegherebbe il velo di tristezza nel suo sorriso.

Ma chi era davvero Monna Lisa?

Un commerciante fiorentino commissionò a Leonardo un ritratto della moglie Lisa Gherardini, per festeggiare la nascita del terzo figlio. L’artista cominciò a lavorare sul quadro intorno al 1502 e, sebbene fosse già terminato dopo quattro anni, continuò a lavorarci per tutta la vita cambiando alcuni dettagli.

Il metodo di Leonardo ha disorientato a lungo gli storici dell’arte. Alcune analisi hanno dimostrato che l’artista ha usato delle pennellate minuscole per creare profondità con il tratteggio incrociato dei tocchi di pennello. Probabilmente egli ha fatto uso di una lente di ingrandimento durante il lavoro. Sul volto della Gioconda ci sono ben trenta strati di colore. Sfumando i colori con una tecnica propria della sua pittura, lo sfumato, Leonardo è riuscito a dare l’impressione di una donna reale, viva.

 

Curiosità

Utilizzando uno scanner sofisticato alcuni ricercatori canadesi sono riusciti a realizzare una radiografia del dipinto e hanno scoperto che la Gioconda originariamente aveva i capelli legati in una crocchia. Questo elemento si discosta molto dalla posa attuale in cui i capelli ricadono sulle spalle: una pettinatura usata dalle donne di facili costumi e certo non adatta a definire la devota Lisa Gherardini, moglie del committente.

 

 

L’autore

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Leonardo da Vinci (Vinci, Firenze 1452 – Castello di Cloux, Amboise 1519) fu un pittore, scultore, architetto, ingegnere e scienziato italiano, fu uno degli artefici del Rinascimento. L’amore per la conoscenza e la ricerca segnarono profondamente la sua produzione artistica e scientifica. Le innovazioni che portò nella pittura influenzarono l’arte italiana per oltre un secolo e i suoi studi scientifici, soprattutto di anatomia, ottica e idraulica, anticiparono molte conquiste della scienza moderna.

Leonardo era figlio naturale del notaio Piero di Antonio, che si preoccupò di dargli un’ottima educazione, anche musicale. Verso il 1469 entrò nella bottega del pittore e scultore allora più famoso di Firenze, Andrea del Verrocchio, grazie al quale acquisì una vasta esperienza, sia come pittore di pale d’altare e quadri su tavola, sia come ideatore di sculture in marmo e bronzo.

Nel 1472 era già iscritto alla Compagnia di San Luca, la corporazione dei pittori fiorentini, ma la collaborazione con il Verrocchio proseguì almeno fino al 1476. Nel celebre Battesimo di Cristo (1475-1478, Uffizi, Firenze), attribuito al Verrocchio e a un altro pittore, forse Sandro Botticelli, si riconosce la mano di Leonardo in alcuni rifacimenti del paesaggio e nell’angelo inginocchiato a sinistra.

Nel 1478 Leonardo aprì una propria bottega e ricevette alcune importanti commissioni. I monaci di San Donato a Scopeto (Firenze) lo incaricarono di dipingere un’Adorazione dei Magi (oggi agli Uffizi), iniziata nel 1481 e mai terminata. Altre opere giovanili sono il ritratto di Ginevra Benci (1474 ca., National Gallery, Washington), l’Annunciazione degli Uffizi (1472-1475; ne esiste anche una seconda versione, più tarda, al Louvre), la Madonna Benois (1478 ca., Ermitage, San Pietroburgo), la Madonna del garofano (1478-1480, Alte Pinakothek, Monaco) e il San Girolamo (1481 ca., Pinacoteca Vaticana, Roma), anch’esso incompiuto.

Intorno al 1482 Leonardo entrò al servizio di Ludovico il Moro, duca di Milano, dopo avergli scritto una celebre lettera in cui offriva la sua opera per costruire forti, ponti e macchine da guerra, oltre che per dipingere e scolpire. Prese parte come ingegnere alle campagne militari del duca e progettò anche numerosi apparati per feste e celebrazioni. Inoltre collaborò con il noto matematico Luca Pacioli al famoso trattato di estetica De divina proportione (1509), nel quale è esposta la teoria della sezione aurea.

Dal 1495 al 1497 fu impegnato in un’opera d’importanza capitale per la storia della pittura, l’Ultima Cena, affrescata su una parete del refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.

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Nel 1502, in qualità di ingegnere militare, Leonardo entrò al servizio di Cesare Borgia, duca di Romagna e figlio del papa Alessandro VI, che per diversi mesi seguì in Romagna e in Umbria. Nella primavera del 1503 tornò a Firenze, dove ricevette la commissione di un grande affresco raffigurante la Battaglia di Anghiari per il Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. L’opera non fu mai terminata, tuttavia Leonardo eseguì il cartone, che fu studiato dai maggiori artisti fino al Settecento, quando andò distrutto.

Risalgono agli ultimi anni il dipinto Sant’Anna, la Madonna, il Bambino e san Giovannino (1501-1510 ca., Louvre, Parigi), per il quale aveva già eseguito un cartone nel 1498 ca. (National Gallery, Londra), e la seconda versione della Vergine delle rocce (realizzata con collaboratori; 1506 ca. – 1508, National Gallery, Londra). Tra il 1514 e il 1516 soggiornò a Roma, sotto la protezione del cardinale Giuliano de’ Medici, e si dedicò soprattutto agli esperimenti scientifici. Dal 1517 visse in Francia al servizio del re Francesco I.

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Lo sapevi?

“Uomo universale”, sperimentatore a tutto campo dello scibile umano, Leonardo non poteva non cimentarsi anche in campo letterario. Tra i numerosi scritti di carattere tecnico e scientifico si trovano infatti, non organizzati razionalmente, ma sparsi tra le varie carte, anche testi prosastici di intento narrativo, come le Facezie, alcune Favole, una sorta di Bestiario, oltre a molteplici annotazioni varie. Tutta la produzione scritta di Leonardo è in volgare, giacché lui stesso si definisce, in una pagina del Codice Atlantico, “omo sanza lettere”, ovvero non conoscitore del latino.

Le Favole, in particolare, rivelano nella loro densa brevità espressiva un intenso significato moraleggiante, che lascia intravedere il fondamentale pessimismo leonardesco riguardo alla felicità dell’essenza della natura umana. Le fonti di questi testi derivano dalla tradizione favolistica popolare come anche dalla diretta e curiosa osservazione della realtà.

 

 

La corrente artistica

Il Rinascimento è il periodo della storia dell’arte compreso tra il XV e il XVI secolo, corrispondente allo sviluppo del Rinascimento inteso come più ampia categoria storiografica. Interessò gli ambiti della pittura, della scultura e dell’architettura e le arti cosiddette minori. I principi base di questa “rinascita”, descritta e celebrata da Giorgio Vasari nelle sue Vite (1550), furono il ritorno alle forme classiche dell’arte romana antica, l’adozione di un metodo “sperimentale” nello studio della natura e la concezione dell’individuo come misura e centro dell’universo.

Pittori, scultori e architetti si avvalsero per la prima volta di ricerche di anatomia, ottica, matematica e geometria, trasponendone i risultati nella loro arte. La più rilevante novità consistette nell’elaborazione della prospettiva matematica (o lineare), un metodo di descrizione figurativa del reale che consente di correlare tutte le parti della composizione artistica entro rapporti e proporzioni reciproche, all’apparenza perfettamente rispondenti alla visione effettiva.

La nascita di Venere, Botticelli.

La nascita di Venere, Botticelli.

Gli artisti rinascimentali, come i navigatori e gli esploratori loro contemporanei, furono mossi da spirito d’avventura e desiderio di conoscenza: iniziarono a pensare alla loro opera come a un osservatorio privilegiato sul mondo, che doveva dunque essere raffigurato con rigore realistico. Così, ad esempio, la rappresentazione del paesaggio, incentrata nella pittura precedente sulla precisa descrizione di singoli elementi (alberi, fiori, piante, animali, costruzioni) considerati a sé stanti, diede luogo a vedute articolate ma armoniche, in cui oggetti e personaggi sono coordinati tra loro dalle leggi della prospettiva. Tipica figura di artista-scienziato fu Leonardo da Vinci, che come Cristoforo Colombo scoprì, attraverso le sue opere, mondi ancora inesplorati. Nelle arti plastiche e figurative, i soggetti furono spesso tratti dalla mitologia classica e dalla tradizione giudaico-cristiana; non di rado, tuttavia, vennero raffigurati anche eventi storici.

La fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento furono dominati dalle figure di Leonardo e Michelangelo. A Firenze, nel 1501 Michelangelo iniziava a scolpire il marmoreo David (1501-1504, Accademia, Firenze), che divenne presto riferimento ineludibile per tutta la scultura posteriore. Nella tradizione iconografica, il David era sempre stato raffigurato nel momento dell’azione; Michelangelo decise invece di rappresentare l’attimo precedente il lancio della pietra, sottolineando così la decisione, la scelta. Analoga attenzione alle pieghe della psicologia umana fu all’origine, anche se all’interno di un contesto completamente diverso, dell’affresco dell’Ultima cena (1495-1497, Santa Maria delle Grazie, Milano) di Leonardo, in cui viene colto lo stupore degli apostoli nell’attimo immediatamente successivo all’annuncio di Cristo che uno degli apostoli lo avrebbe tradito.

Con l’ascesa al soglio pontificio di Giulio II (1503), Roma divenne il più importante centro dell’arte e dell’architettura rinascimentali. Alla corte papale lavorarono, tra gli altri, Bramante, Michelangelo e Raffaello. Bramante fu autore di un progetto per la nuova Basilica di San Pietro (1506 ca.), da costruire sulle vestigia dell’antica basilica costantiniana, in cui prevedeva pianta a croce greca (con i bracci della stessa lunghezza) dominata da una cupola centrale.

Dopo la morte di Bramante nel 1514, il dibattito sull’opportunità di adottare la pianta centrale per la chiesa più grande della cristianità vide coinvolti i più importanti architetti dell’epoca: Raffaello, Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo il Giovane e Michelangelo. Fu quest’ultimo a imporsi infine, con un progetto che riprendeva l’idea originaria di Bramante. Per quanto concerne l’architettura privata, episodio importante fu villa Farnesina a Roma (1509-1511), costruita da Peruzzi per la famiglia Chigi: l’edificio divenne il tipo più diffuso di villa suburbana.

La Vergine delle rocce, Leonardo da Vinci.

La Vergine delle rocce, Leonardo da Vinci.

Nato a Urbino e formatosi nella bottega del Perugino, Raffaello giunse a Roma nel 1508, lo stesso anno in cui Michelangelo iniziava gli affreschi della Cappella Sistina. Architetto e pittore, Raffaello fu incaricato di realizzare le decorazioni delle Stanze di Giulio II, nei Palazzi Vaticani. Conosciuti in tutto il mondo sono i suoi affreschi per la Stanza della Segnatura: la Disputa del Sacramento, ricca di riferimenti teologici sul sacramento dell’Eucaristia, e La scuola di Atene, caratterizzata da una calibratissima composizione, che si sviluppa attorno alle due figure di Platone e Aristotele.

Lontano dalla capitale continuava intanto la grande tradizione della pittura veneta. Dalla lezione di Giorgione, maestro del colore dal tratto gentile e delicato, prese avvio l’arte di Tiziano. La pennellata fluida, l’armonia della composizione e la classica serenità delle figure (evidenti ad esempio in L’Amor sacro e l’Amor profano, 1515 ca., Galleria Borghese, Roma) sono i segni distintivi della sua pittura. Tiziano eseguì anche molti ritratti, che divennero presto modelli indiscussi del genere, per tutto il secolo e per buona parte del successivo. La tradizione veneziana proseguì per tutto il Cinquecento con altri grandi artisti: Lorenzo Lotto, Veronese e Tintoretto.

A Parma fiorì il genio del Correggio, il cui nome è legato agli splendidi cicli di affreschi della cosiddetta Camera della Badessa (1519, refettorio del Convento di San Paolo), alla decorazione della chiesa di San Giovanni Evangelista (1520-1523) e di parte della cupola del Duomo (1526-1530). Pittore capace di grande efficacia espressiva, rivelò un’approfondita conoscenza della pittura romana che rielaborò in uno stile fortemente originale. La ricchezza di temi e soggetti delle sue opere, generalmente attinti alla mitologia classica, i mossi giochi di luce, gli scorci prospettici impostati su sorprendenti punti di fuga preludono al rifiuto dell’equilibrio dei canoni della classicità, e aprono la strada ai linguaggi più lirici e decorativi tipici del manierismo.

Il sacco di Roma del 1527 da parte delle truppe di Carlo V provocò la fuga dalla città di numerosi artisti e architetti, tra cui Giulio Romano e Sansovino. Il primo si stabilì a Mantova, dove Federico Gonzaga gli commissionò la costruzione e la decorazione di Palazzo Te (iniziate a partire dal 1527): gli affreschi che impreziosiscono le sale del palazzo rappresentano per molti aspetti un momento di transizione verso il manierismo.

Sansovino si trasferì invece a Venezia, introducendo il linguaggio classico nell’architettura della città lagunare: a lui si devono importanti edifici in piazza San Marco (Zecca, 1536-1548; Loggetta, 1537-1540; Libreria Marciana, 1537-1554) e alcuni palazzi sul Canal Grande (Palazzo Correr, 1561). Il ritorno alle forme classiche, studiate con rigore filologico, impronta tutta l’opera di Andrea Palladio. I suoi edifici civili a Vicenza (il Palazzo della Ragione, detto anche Basilica Palladiana, 1549; il Teatro Olimpico, iniziato nel 1580 e terminato da Vincenzo Scamozzi) e le ville (Villa Barbaro a Maser, 1555-1560; La Malcontenta, presso Mira, 1560) divennero modelli archetipici di uno stile, il “palladiano”, che nei secoli successivi si diffuse in tutto il mondo.

 

Cappella Sistina, Roma.

Cappella Sistina, Roma.

Fonti: Capolavori della pittura, Wikipedia, Encarta
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