Un’opera d’arte al mese #5: La stella

Buongiorno amici,

per la rubrica Un’opera d’arte al mese, questo mese parliamo del dipinto La stella di uno dei pittori che preferisco: Edgar Degas.

Titolo del dipinto

La stella

Artista

Edgar Degas

Anno di realizzazione

Tra il 1876 e il 1877

Dimensioni

60 x 43 cm

Tecnica

Pastello su carta

Dove si trova

Musée d’Orsay, Parigi, Francia

Curiosità

Esistono numerosi titoli per questo dipinto, anche se il più conosciuto è La stella. Gli altri sono: La danzatrice sul palco, Prima ballerina e, semplicemente, Balletto.

Il dipinto

degas.3

Sotto i riflettori di un palcoscenico, la prima ballerina esegue il pas seul. Edgar Degas osserva e coglie questo momento. La bellezza di questa immagine femminile risalta ancora di più per il modo in cui l’artista contrappone l’azione principale ai colori pesanti e vividi dello sfondo.

La ballerina fluttua con leggiadria, ancorata al suolo per mezzo della delicata gamba flessa. I suoi occhi sono messi nell’ombra dalle luci del palcoscenico. La scena è ripresa da un’angolazione obliqua e dall’alto, come se l’osservatore si trovasse a teatro. Il pesante sfondo, il quadrante vuoto del palco e l’angolazione particolare danno maggiore energia al movimento del soggetto.

Per quanto riguarda la tecnica, Degas utilizza i pastelli. Con essi egli era in grado di applicare il colore velocemente e con efficacia, aggiungendo contemporaneamente linee e toni. La leggerezza data dal bianco della ballerina contrasta con i tratti vibranti, le macchie e le ombre nei fondali del palco. Questa zona, che a prima vista appare confusa, a un’attenta osservazione mostra la figura di un gentiluomo che attende dietro le quinte e le punte bianche delle scarpette di altre ballerine che attendono di entrare in scena.

L’autore

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Edgar Degas (Parigi 1834-1917) fu un pittore e scultore francese. La sua formazione artistica si compì presso un allievo del pittore neoclassico Jean-Auguste-Dominique Ingres, dal quale apprese la tecnica del disegno, determinante poi per tutta la sua opera; frequentò inoltre l’Ecole des Beaux-Arts e compì un importante viaggio di studio in Italia.

Dopo i primi dipinti di soggetto storico approdò a una pittura nuova e personale con l’olio La famiglia Bellelli (1862, Louvre, Parigi), nel quale la compostezza e la monumentalità classica delle figure si accompagnano alla descrizione realistica di una situazione e di un ambiente familiare.

Sebbene sia di solito considerato un impressionista e abbia contribuito con le sue tele a ben sette mostre del gruppo (a partire dal 1874), Degas mantenne posizioni artistiche indipendenti: ad esempio, nella preferenza accordata al lavoro in studio rispetto al “plein air” e nel disinteresse per la luce naturale. Fatta eccezione per le opere ispirate al mondo dell’ippica (All’ippodromo, 1869-1872, Louvre, Parigi), i suoi quadri riproducono perlopiù interni: teatri, caffè (L’assenzio, 1876, Musée d’Orsay, Parigi), bordelli.

Attento osservatore dell’umanità (predilesse i soggetti femminili), nei suoi studi e ritratti di ballerine (La scuola di danza, 1874, Louvre, Parigi; L’étoile o La danzatrice in scena, 1878, Musée d’Orsay, Parigi), modiste, lavandaie, stiratrici (Due stiratrici, 1884, Louvre, Parigi), donne intente alla toilette quotidiana (Donna nella tinozza che si spugna la nuca, 1886, Musée d’Orsay, Parigi) cercò di rappresentare pose e atteggiamenti spontanei, quasi immagini fugacemente rubate alla realtà.

Lo studio delle stampe giapponesi, introdotte a Parigi dall’incisore Braquemond, gli suggerì visuali inconsuete e composizioni asimmetriche, con le figure raggruppate ai margini della tela: come in Donna con crisantemi (1865, Metropolitan Museum of Art, New York), quadro dominato dal grande mazzo di fiori al centro, che quasi fa dimenticare la figura femminile relegata in un angolo.

Negli anni Ottanta, in seguito all’indebolimento della vista, Degas si dedicò sempre più al pastello e alla scultura, tecniche che consentono stili espressivi non vincolati alla precisione rappresentativa, senza perdere in impatto emotivo. Nei pastelli ricorrono composizioni semplici, con poche figure, che si affidano, per eloquenza ed espressività, a colori e gesti (Dopo il bagno, donna che si asciuga la nuca, 1898 ca., Musée d’Orsay, Parigi).

Le sculture rendono il movimento e la fisicità dei soggetti nella loro immediatezza: nel bronzo Ballerina di quattordici anni (1880, Musée d’Orsay, Parigi), lo scrupolo di riproduzione realistica si traduce, oltre che nella resa “istantanea” di un atteggiamento e un’espressione naturali, nella presenza inedita di vero tulle per il tutù e di un vero nastro di raso annodato sulla treccia dei capelli.

La corrente artistica

L’Impressionismo è una corrente artistica sviluppatasi in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, nata dal rifiuto delle tradizioni pittoriche e scultorie contemporanee, a soggetto classico o sentimentale, e dello stile promosso dall’Accademia di belle arti di Parigi, tecnicamente meticoloso e incentrato sul lavoro in studio. Per estensione, il termine “impressionismo” è stato applicato anche a certa produzione musicale dell’inizio del XX secolo. Tra i principali pittori impressionisti si ricordano Edgar Degas, Claude Monet, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley e Jean-Frédéric Bazille.

I FONDAMENTI DELL’IMPRESSIONISMO

Tradizionalmente l’Accademia imponeva le direttive alle quali tutta l’arte francese avrebbe dovuto uniformarsi e allestiva le esposizioni del Salon di Parigi, organo ufficiale della promozione artistica e della formazione del gusto. Gli impressionisti rifiutarono questi dettami e queste costrizioni, preferendo ispirarsi alla natura e alla vita quotidiana piuttosto che alla classicità o alla storia aulica, e rigettando d’altra parte anche il sentimentalismo tardoromantico (vedi Romanticismo) allora in voga. Scelsero di lavorare all’aperto anziché in studio, interessandosi principalmente agli effetti della luce naturale.

Se la pratica accademica si fondava sull’accuratezza del disegno, la precisa descrizione dei dettagli, la perfetta definizione delle forme attraverso sfumature di colore e chiaroscuro, gli impressionisti, invece, elaborarono una tecnica pittorica in grado di riprodurre la percezione visiva del reale, nella quale i contorni non sono mai netti e i colori, colpiti dalla luce, appaiono vivi, spesso cangianti.

Il procedimento si fondava sulla stesura di brevi pennellate di pigmento puro, che giustapponevano perlopiù colori primari (rosso, giallo e blu), mettendoli in contrasto con i complementari (verde, viola, arancio ecc.): ne risultava un’immagine rozza e frammentaria se analizzata da vicino, ma straordinariamente efficace dalla consueta distanza d’osservazione, caratterizzata da una luminosità più accesa di quella solitamente prodotta mescolando i colori prima di applicarli alla tela.

FONTI: ENCARTA, CAPOLAVORI DELLA PITTURA
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Suite francese – Irène Némirovsky

Salve amici,

in occasione dell’uscita del film Suite francese, vi propongo la lettura del romanzo a cui è ispirato.

SUITE FRANCESE

Irène Némirovsky

Cattura

Trama

“Suite francese”, pubblicato postumo nel 2004, è l’ultimo romanzo di Irene Némirovsky, nata a Kiev nel 1903, emigrata a Parigi nel 1919, morta ad Auschwitz nel 1942. È un affresco spietato, in diretta, della disfatta francese nel giugno 1940 e dell’occupazione tedesca, in cui le tragedie della Storia si intrecciano alla vita quotidiana e ai destini individuali. È un caleidoscopio inesauribile di comportamenti condizionati dalla paura, dal sordido egoismo, dalla viltà, dall’indifferenza, dagli istinti di sopravvivenza e di sopraffazione, dall’ordinaria crudeltà, dall’ansia di amore. Con lucida indignazione ma anche con passione, Némirovsky mette a nudo le dinamiche profonde dell’esistenza umana di fronte alla prova della guerra. Perché è nei momenti di crisi che si arriva davvero, a conoscere gli altri, specchio di noi stessi. Prefazione e traduzione di Lanfranco Binni.

Recensione

Come sapete la Némirovsky è un’autrice che apprezzo molto (l’ho presentata qui) e mi fa sempre piacere leggere uno dei suoi libri.

In Suite francese non c’è solo una storia. In realtà si tratta dei primi due movimenti di quello che avrebbe dovuto essere un poema composto da cinque parti (Tempesta di giugno, Dolce, Prigionia, Battaglie, La Pace). L’autrice infatti dopo aver terminato Tempesta di giugno e Dolce viene arrestata e internata ad Auschwitz, dove muore.

Nel primo movimento, Tempesta di giugno, la Némirovsky descrive il momento del grande esodo da Parigi poco prima dell’invasione tedesca: è il caos.

Il modo in cui l’autrice intreccia vite e storie, esperienze e tragedie, è una delle sue più grandi abilità. La descrizione di dettagli e scene è così vivida e abbondante (ma non pesante) che le pagine fanno vivere al lettore l’atmosfera delle vicende, fanno letteralmente respirare l’aria che respirano i personaggi, sentire sulla pelle le stesse sensazioni. La Némirovsky è maestra nella descrizione della propria epoca attraverso un occhio critico e pungente, che mostra in maniera cruda ma non crudele le contrapposizioni di classe e le battaglie interne di ogni individuo. Storie di coraggio, dolore, passione e lotta, che trascende gli standard di genere e offre il ritratto reale di un’epoca e più generazioni, in maniera individuale ma anche collettiva.

Nel secondo movimento, Dolce, l’autrice pone l’accento su un aspetto più intimo della vita umana sebbene non tralasci mai il contesto: l’amore, la passione tra uomo e donna. Non lascia stupiti il fatto che, nel momento in cui inizia la storia d’amore che ci aspettavamo (quella tanto pubblicizzata dalla quarta e dal trailer del film) non ci si rende nemmeno conto di essere stati trasportati fin lì, perché ormai si era un tutt’uno con l’universo di personaggi creati dall’autrice, con ogni piccolo e grande dramma di ciascuno di essi. Le emozioni e le attenzioni tra i due protagonisti hanno i toni lievi, come pastelli, delle storie d’amore d’altri tempi senza perdere nulla in romanticismo e passione.

È un vero peccato che le altre parti del poema non siano state scritte, difatti non sapremo mai l’epilogo di alcune vicende presentate in Tempesta di giugno e Dolce. In ogni caso gli scritti della Némirovsky meritano sempre.

Valutazione:

4

Per quanto riguarda il film non l’ho ancora visto, ma lo farò sicuramente. Ecco il trailer:

La fidanzata inopportuna – Natasha Solomons

Salve amici, questa volta condivido con voi la mia opinione su un libro che ho trovato quasi per caso ma che è stato una vera rivelazione.

LA FIDANZATA INOPPORTUNA

Natasha Solomons

Frassinelli

 

La fidanzata inopportuna

 

Trama

È la primavera del 1938 quando Elise Landau arriva a Tyneford House, sulla costa del Dorset. È in fuga dall’Austria, e dal nazismo ormai al potere. Tra le stanze in penombra dell’antica dimora inglese, dove prende servizio come cameriera, solo un filo di perle della madre, indossato sotto la divisa, le ricorda la vita scintillante di Vienna, e l’ambiente vivace e mondano della ricca borghesia ebraica cui appartiene. Aggrappata al ricordo, e a un’immagine di se stessa che non c’è più, Elise vaga come uno spettro in una casa dove non ha un posto: a disagio con il resto della servitù, subalterna al padrone l’affascinante vedovo Christopher Rivers -, la giovane donna impara presto a dimenticare il passato, o a nasconderlo. Finché un giorno a Tyneford House giunge Kit, il figlio di Mr Rivers. Tra lui ed Elise sboccia un amore limpido e intenso, e la vita sembra tornare piena di gioia. Ma la guerra sta per raggiungere l’Inghilterra, pronta a spazzare via le certezze di tutti, incurante dei destini dei singoli. Kit viene chiamato al fronte e i due giovani amanti sono costretti a separarsi, senza sapere cosa ne sarà del loro futuro. Perché il mondo come lo conoscevano è sul punto di cambiare irrimediabilmente: ed Elise sarà costretta, per sopravvivere, a cambiare anche lei. A diventare un’altra. Imparando che, nel corso di una vita, si può essere più di una persona. E, forse, si può amare più di una volta.

L’autrice

Nat Sol

Natasha Solomons è nata nel 1980. Vive nel Dorset. Il suo primo lavoro, a nove anni, fu la pastorella, badando a un gregge sulla collina Bulbarrow. Da allora, ha lavorato come sceneggiatrice con il marito, e insieme stanno attualmente lavorando all’adattamento cinematografico del suo primo romanzo, Un perfetto gentiluomo, selezionato per il Galaxy Book Award.  Il suo secondo libro, La fidanzata inopportuna, esamina l’impatto della guerra su un villaggio nel Dorset e in particolare sui suoi abitanti.

Recensione

Lo guardai con aria di sfida. Lo sfidai a ricambiare il mio sguardo. Lo sfidai a dirlo, a dire la cosa che ci avrebbe salvati entrambi. Lui mi si avvicinò.

«Non tutti quelli che ti amano sono morti.»

Elise Landau è una giovane ebrea benestante che abita a Vienna. La sua vita è scandita da eventi mondani e la condivide con la sorella maggiore Margot, la madre Anna, famosa cantante lirica, e il padre Julian, apprezzato romanziere. La quotidianità perfetta di Elise viene però infranta nella primavera del 1938 quando, dopo l’Anschluss, le leggi razziste minacciano di rovinare per sempre la vita della sua famiglia. Margot parte per l’America con il fidanzato, Anna e Julian restano a Vienna in attesa del visto d’uscita mentre Elise viene mandata in Inghilterra, dove viene assunta come cameriera nella residenza di un gentiluomo presso Tyneford. È questa la sorte che spetta ai nobili ebrei: diventare servitù per le famiglie straniere altolocate.

Elise si adatta controvoglia alla sua nuova vita, a lavorare a testa bassa e a sopportare il nuovo comportamento riservatole. Non riesce però a entrare a tutti gli effetti nella cerchia della servitù di Tyneford House. Colta dallo sconforto, si aggrappa a ciò che ha di più caro della sua vecchia vita: la viola che suonava quand’era bambina e in cui suo padre ha nascosto un romanzo ancora inedito in modo che Elise lo portasse fuori dal Terzo Reich.

Nella vita di Elise entrano due uomini importanti: Mr Christopher Rivers, il gentiluomo suo datore di lavoro, affascinante quarantenne, e Kit Rivers, figlio di Mr Rivers, un uomo-bambino anticonformista e bellissimo. Con ognuno di loro stringe un legame diverso ma comunque indissolubile che cambia la sua situazione a Tyneford House. I brevi attimi di felicità però non hanno fatto i conti con la guerra che, incurante di tutto, arriva anche lì a stravolgere ogni cosa.

Un romanzo che rapisce il lettore e lo catapulta in un mondo che non c’è più. Un romanzo che mostra l’altra faccia della guerra, quella indiretta, quella della sofferenza di coloro che rimangono a casa, lontani dal conflitto. Oltre all’amore romantico e platonico, in questo libro troviamo anche la toccante storia di una ragazza ebrea che compie un viaggio alla scoperta di una nuova sé. Indimenticabili i personaggi di Kit e Christopher Rivers, due modi opposti di essere uomini, due modi opposti di vedere la vita e di agire.
La scrittura della Solomons è assolutamente piacevole e spesso poetica, armonica, soprattutto nella descrizione dei paesaggi, dell’alternarsi delle stagioni sulle colline e sulla baia di Tyneford.

Un unico appunto: nella traduzione italiana hanno stravolto il titolo. Da The novel in the viola (Il romanzo nella viola), molto poetico e con legami con la storia, è stato trasformato in La fidanzata inopportuna. Manovra commerciale?

In definitiva un libro che consiglio davvero di leggere.

 Valutazione:

5

Approfondimenti

Anschluss

Annessione dell’Austria da parte della Germania nazista proclamata ufficialmente il 15 marzo del 1938; realizzava il progetto di Hitler di unificare sotto il Terzo Reich tutti i tedeschi europei.

Le clausole del trattato di Versailles (1919) e del trattato di Saint-Germain (1919) vietavano espressamente l’unione tra i due paesi, e ancora nel 1931 la Francia pose il veto a un progetto di unione doganale austro-tedesca. La situazione precipitò dopo l’avvento al potere di Hitler in Germania. Simpatizzanti nazisti riprovarono a destabilizzare l’Austria, tentando il Putsch del luglio 1934 che portò all’assassinio del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss, ma il tentativo fallì per l’opposizione di Francia, Gran Bretagna e Italia.

A partire dal 1937 Hitler esercitò pesanti pressioni militari, politiche e diplomatiche sul nuovo cancelliere, Kurt von Schuschnigg, che finirono col determinarne le dimissioni in favore del nazista austriaco Arthur Seyss-Inquart (11 marzo 1938). Il giorno seguente truppe e forze di polizia tedesche entrarono nel territorio austriaco su espresso invito di Seyss-Inquart, e il 14 marzo Hitler fece trionfalmente ingresso a Vienna dove, il giorno dopo, proclamò l’Anschluss (termine tedesco che significa appunto “congiungimento”, “annessione”). L’atto fu confermato dal plebiscito del 10 aprile 1938, con il quale l’Austria divenne la provincia tedesca della Marca Orientale (Ostmark).

Considerata vitale per gli interessi dei popoli germanici, l'annessione ("Anschluss") dell'Austria venne tentata da Adolf Hitler una prima volta nel 1934, fallendo per l'opposizione di Gran Bretagna, Francia e Italia. Quattro anni dopo, rafforzato il suo potere e ottenuto il consenso di Mussolini, Hitler piegò le deboli resistenze dell'Austria, unendola al Reich. Annunciata ufficialmente il 15 marzo 1938, l'annessione venne accolta con favore dalla maggioranza degli austriaci e ratificata con un referendum il 10 aprile seguente. Nella foto, un reparto dell'esercito tedesco attraversa la frontiera austriaca il 12 marzo 1938.

Considerata vitale per gli interessi dei popoli germanici, l’annessione (“Anschluss”) dell’Austria venne tentata da Adolf Hitler una prima volta nel 1934, fallendo per l’opposizione di Gran Bretagna, Francia e Italia. Quattro anni dopo, rafforzato il suo potere e ottenuto il consenso di Mussolini, Hitler piegò le deboli resistenze dell’Austria, unendola al Reich. Annunciata ufficialmente il 15 marzo 1938, l’annessione venne accolta con favore dalla maggioranza degli austriaci e ratificata con un referendum il 10 aprile seguente. Nella foto, un reparto dell’esercito tedesco attraversa la frontiera austriaca il 12 marzo 1938.

 

Fonte: Encarta

Liebster Award

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Salve amici,

oggi sono lieta di parlarvi del Liebster Award.

Di cosa si tratta?

Il Liebster Award è un premio che viene conferito da blogger ad altri blogger meritevoli, con lo scopo di farli conoscere nella rete e per far sì che a loro volta promuovano altri blog che li hanno colpiti.

Come prima cosa ringrazio Valentina del blog Valentina Reads per la nomination.

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Ecco le regole:

  • Ringraziare il blog che ti ha nominato.
  • Rispondere alle 10 domande.
  • Nominare altri 10 blog.
  • Porre 10 domande.
  • Comunicare la nomina ai 10 blog scelti.

Partiamo subito: domande e risposte!

Perché hai aperto un blog?

Mmm… non me lo ricordo quasi più. Ah, sì, in tutta sincerità: per pubblicizzare l’uscita dei miei libri. Solo che poi le cose sono cambiate: l’intento originario è passato in secondo piano man mano che cominciavo a condividere le mie passioni tramite questo “diario online”. E quindi ora sul blog parlo di arte, cultura, letteratura e storia in rubriche che mi vengono in mente all’improvviso, anche di notte.

Ci parli delle tue passioni?

Mi piace leggere, scrivere, fare ricerche storiche e osservare il cielo notturno. E anche se la sola cosa che deve necessariamente essere svolta di notte è osservare il cielo notturno con il telescopio, anche per le altre passioni tolgo tempo al sonno. Di giorno infatti lavoro e sono una mamma. Certe volte mi chiedo anch’io come faccio a fare tutte queste cose insieme. Comunque, dicevamo? Ah, già. Leggo montagne di libri sin da quando avevo 7-8 anni e quello fu lo stesso periodo in cui cominciai a scrivere storie illustrate (perché adoravo anche disegnare manga, solo che questo è passato in secondo piano col tempo). Amo i romanzi storici, d’altro canto un’altra delle mie grandi passioni è la storia, soprattutto quella europea della prima metà del Novecento, comprese le due guerre mondiali. E poi ho sempre amato tutto ciò che concerne l’astronomia (il fanciullesco sogno di diventare astronauta ha lasciato pesanti strascichi) per cui è un campo in cui mi piace dilettarmi.

Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger e in che modo?

I commenti e le interazioni sono molto importanti, del resto: se non avessimo voluto un confronto con gli altri avremmo scritto su un diario segreto e non su un blog pubblico. Confrontare le proprie idee con quelle altrui è, secondo me, una delle attività più elevate che riusciamo a fare a livello umano e sociale. Aiuta a crescere come persone, conoscerne altre e accettare le critiche.

Di cosa parli nel blog?

Recensisco i libri che leggo, parlo delle opere d’arte che mi colpiscono di più, di alcune importanti scoperte scientifiche e storiche, di celebrazioni internazionali, di avvenimenti storici, di film particolarmente meritevoli (sempre dal punto di vista storico >_<), di classici, poesia, dell’attuale situazionale editoriale in Italia… insomma, di tutto ciò che è arte, cultura, letteratura e storia. A volte in maniera confusa, lo ammetto, visto che le rubriche saltano fuori come funghi dopo la pioggia e non sono presentate con settimane d’anticipo e attenta pianificazione come avviene su altri blog… ma a me va bene così. La parte più importante è l’idea, a mettere ordine ci penso mentre la sviluppo e la condivido.

Hai creato un rapporto di amicizia con altri blogger? Vi siete mai conosciuti personalmente?

Ho instaurato un’amicizia con alcuni blogger, ma non ho avuto il piacere di incontrarne nessuno personalmente poiché la maggior parte vive lontano da me e considerando la mia vita super impegnata fare un viaggio di piacere è un’evenienza piuttosto rara. Comunque mai dire mai.

Come immagini il tuo blog tra due anni? Vorresti vederlo crescere/cambiare e in che modo?

Non ho idea di come sarà il mio blog tra due anni, forse con la barra delle rubriche ancora più affollata 😀 Mi piacerebbe sicuramente vederlo crescere a livello di contatti (e perché no, amicizie) ma cambiare forse no. Mi sta bene così.

La cosa che sai fare meglio?

Mmm… giocare ai videogiochi? Ecco, in questo sono brava, e forse dovrei inserirlo tra le mie passioni nella domanda precedente, anche se non è esattamente al livello delle altre e forse non sarebbe sano indicarmi come una Dragon Age addicted. Seriamente: non lo so. Studiare? Sognare? Isolarmi dal mondo? >_< Si dovrebbe chiederlo a chi mi conosce.

Quanto tempo dedichi al tuo blog?

Ultimamente meno di quanto vorrei. Ho già detto che sono parecchio incasinata, per cui non lo ripeto (ops!). Mi piacerebbe riuscire a trovare più tempo per curarlo meglio.

Come nascono i tuoi post?

A parte quelli che riguardano le recensioni dei libri letti, che sono il naturale completamento del processo di lettura, appena un’idea mi si affaccia alla mente o se scopro che oggi è l’anniversario della nascita di un fisico, uno storico o la celebrazione di una scoperta… ecco, il mio post è pronto.

Un saluto a chi legge?

Grazie a chi si è affacciato in questo piccolo spazio culturale (a volte un po’ delirante) e ancor di più a chi segue le mie rubriche. Mi farebbe piacere ascoltare le vostre opinioni e le vostre critiche, sapete dove trovarmi. A presto!

Eccomi qua ora a comunicarvi i blog da me scelti:

Ed ecco, miei cari blogger nominati, le domande a cui dovrete rispondere:

  1. Un aggettivo che ti descrive?
  2. Da piccola, cosa avresti voluto fare da grande?
  3. Di cosa parla il tuo blog?
  4. Quali sono le tue passioni?
  5. Qual è il più bel libro che hai letto (uno solo)? Perché?
  6. Qual è secondo te l’elemento che non può assolutamente mancare in un buon romanzo?
  7. Un libro che non consiglieresti nemmeno al tuo peggior nemico?
  8. Qual è il tuo piatto preferito? E quello che invece detesti?
  9. Il tuo sogno nel cassetto?
  10. Un saluto per i tuoi followers?

 

Grazie a tutti! Stay tuned!