Spose di guerra – Helen Bryan

Ciao a tutti!

Eccomi con la recensione di un genere di libri che io adoro.

 

 

SPOSE DI GUERRA

Helen Bryan

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Trama

Dopo aver devastato l’Europa, la seconda guerra mondiale minaccia di incendiare la Gran Bretagna. Nel sonnolento paesino inglese di Crowmarsh Priors la vita non è più quella di sempre: le case del villaggio ospitano gli sfollati da Londra, le incursioni aeree diventano un lugubre appuntamento notturno, la morsa del razionamento mette a dura prova ogni parvenza di dignità, mentre sempre più uomini partono per morire al fronte. E cinque giovani donne si legano in un’amicizia tanto profonda da travolgere la vita di ognuna. Alice Osbourne è la figlia giudiziosa del defunto vicario, Evangeline Fontaine una ragazza americana del profondo sud, Elsie Pigeon è fra i poveri di Londra che vedono nell’evacuazione l’opportunità per scampare a una vita di stenti, Tanni Zayman è una giovane ebrea in fuga dagli orrori d’Europa e Frances Falconleigh un’intraprendente debuttante con un padre deciso a segregarla in campagna, a distanza di sicurezza dalle tentazioni mondane. Intorno alle cinque ragazze, così diverse e provenienti da mondi apparentemente lontani tra loro, la guerra e le privazioni si fanno sempre più aspre, ma le avversità che potrebbero distruggere le loro vite finiscono per unirle indissolubilmente. Sostenendosi a vicenda per sconfiggere nemici spaventosi – la fame, le bombe, l’incubo di un’invasione nazista, un infame traditore – troveranno la forza interiore per aiutare se stesse e i loro amici. Quando, cinquant’anni più tardi, quattro di loro torneranno a Crowmarsh Priors per celebrare la Giornata della Vittoria ripresa in diretta televisiva nazionale, le telecamere renderanno pubblica la storia delle anziane signore che furono spose di guerra in un’epoca lontana. Ma la missione delle quattro amiche non è commemorare né ricordare: le spose di guerra sono tornate per vendicare la quinta amica che non può più essere con loro.

Recensione

Wow. Questo è uno di quei libri che non fanno annoiare mai, soprattutto gli appassionati di storia. Ed è uno di quelli che del periodo storico fornisce anche un ottimo spaccato sociale, nello specifico della condizione femminile, attraverso una narrazione ricca di dettagli ma avvincente.
Si tratta di un romanzo corale e di solito non amo questo genere di narrazione. Tuttavia i personaggi sono così ben descritti dal punto di vista umano, e le vicende di ognuno si incastrano in modo talmente naturale con quelle degli altri, che il tutto risulta arricchito e per nulla frammentato o mancante di passaggi o eventi, nonostante ci siano alle volte salti temporali anche importanti.
Le protagoniste sono donne di ogni età ed estrazione sociale e per ognuna di esse assistiamo dapprincipio ai drammi personali che lo scoppio della guerra provoca e in seguito ai tentativi di trovare un posto in un mondo a soqquadro o di un ruolo o di un luogo in cui affondare nuove radici.
Non mancano elementi di mistero e di spiritualità, anche tribale, nonché di passione e d’amore o, forse più importante tra gli altri, di amicizia. Un libro apprezzabile da diversi punti di vista e adatto a un pubblico di età diverse, nonché, a dispetto di quanto si possa credere, sia maschile che femminile.

 

Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank

Ciao a tutti.Questa volta parliamo di un racconto di Stephen King che fa parte della raccolta Stagioni diverse.

 

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L’autore

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Stephen Edwin King (Portland, 21 settembre 1947) è uno scrittore, sceneggiatore, regista e attore statunitense, uno dei più celebri autori di letteratura fantastica, in particolare horror, dell’ultimo quarto del XX secolo.

Scrittore notoriamente prolifico, nel corso della sua fortunata carriera, iniziata nel 1974 con Carrie, ha pubblicato oltre ottanta opere, fra romanzi e antologie di racconti, entrate regolarmente nella classifica dei bestseller, vendendo complessivamente più di 500 milioni di copie.

Buona parte delle sue storie ha avuto trasposizioni cinematografiche o televisive, anche per mano di autori importanti quali Stanley Kubrick, John Carpenter, Brian De Palma, J. J. Abrams, David Cronenberg, Rob Reiner, Lawrence Kasdan, Frank Darabont, Taylor Hackford e George A. Romero. Pochi autori letterari – a parte William Shakespeare, Agatha Christie e Arthur Conan Doyle – hanno avuto un numero paragonabile di adattamenti.

A lungo sottostimato dalla critica letteraria, tanto da essere definito in maniera dispregiativa su Time Magazine «maestro della prosa post-alfabetizzata», a partire dagli anni novanta è cominciata una progressiva rivalutazione nei suoi confronti. Per il suo enorme successo popolare e per la straordinaria capacità di raccontare l’infanzia nei propri romanzi è stato paragonato a Charles Dickens, un paragone che lui stesso, nella prefazione a Il miglio verde, pubblicato a puntate alla maniera di Dickens, ha sostenuto essere più adeguato per autori come John Irving o Salman Rushdie.

Fa parte del gruppo musicale composto unicamente da scrittori chiamato Rock Bottom Remainders.

 

 

Recensione

 

Qui dentro siamo tutti innocenti.

Red

Il primo scritto di King che leggo, che ha tra l’altro ispirato il film Le ali della libertà (film del 1994 diretto Frank Darabont). Non ho mai letto di questo autore forse perché ho sempre prediletto gli storici e i classici. Da poco però ho ricevuto in dono una raccolta di racconti di King e mi ci sono avvicinata con entusiasmo.
Questo è un racconto particolare. Siamo nella prigione di Shawshank, nel Maine: la narrazione in prima persona è a opera di Red, un uomo finito in carcere per aver sabotato i freni dell’auto della moglie con lo scopo di intascare l’assicurazione. Nelle mura penitenziarie egli è noto come “colui che procura la roba”.
Red comincia a raccontare dal 1947, anno in cui arriva “nella felice famigliola” del carcere Andy Dufresne. Andy è stato condannato per l’omicidio di sua moglie e del di lei amante. Si dimostra, nella vita dura del carcere (descritta nei minimi particolari e tuttavia in maniera mai noiosa), di una calma quasi irreale, arguto e imperturbabile nell’avere a che fare con secondini o detenuti attaccabrighe. Andy ha la passione dei minerali e proprio quella lo porterà a fare amicizia con Red, al quale chiede di procurare un martelletto con cui modellare le pietruzze del cortile.
In questo racconto l’abilità dell’autore sta certamente nella scelta del punto di vista (Red racconta ciò che ha visto ma anche ciò che ha sentito e come, perfettamente in linea con le dinamiche sociali nelle carceri americane dell’epoca) e nel fatto che da un certo punto della storia, molte cose lette precedentemente su Andy comincino ad avere tutt’altro senso.
Il ritmo è piuttosto lento per una buona metà del racconto, allorché subisce una brusca accelerazione che fa salire le aspettative, la curiosità e l’ansia. Nello svelare la verità l’autore è veramente un maestro: per niente banale, con il carico adeguato di suspense e passaggi che sono colpi di genio.
Rita Hayworth, citata nel titolo e reincarnata nel racconto attraverso un poster appeso nella cella di Andy, rappresenta la sete di libertà, la speranza, la resilienza e la perseveranza.
Da non sottovalutare è la componente umana. I personaggi hanno uno spessore psicologico tale da sembrare reali, perfettamente credibili e ben calati nei ruoli creati per loro da un autore che non usa alcuna forzatura per far funzionare il tutto.
Un racconto che da spazio ai sentimenti umani più semplici, dalla paura al desiderio di vita, ma anche al perdono.
Lettura consigliata a chi già conosce King ma anche a chi vuole approcciarvisi per la prima volta.

Maus – Art Spiegelman

Buonasera!

Eccomi qui con la prima recensione di un fumetto. E che fumetto.

 

MAUS

Art Spiegelman

Einaudi

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Trama

La storia di una famiglia ebraica tra gli anni del dopoguerra e il presente, fra la Germania nazista e gli Stati Uniti. Un padre, scampato all’Olocausto, una madre che non c’è più da troppo tempo e un figlio che fa il cartoonist e cerca di trovare un ponte che lo leghi alla vicenda indicibile del padre e gli permetta di ristabilire un rapporto con il genitore anziano. Una storia familiare sullo sfondo della più immane tragedia del Novecento. Raccontato nella forma del fumetto dove gli ebrei sono topi e i nazisti gatti.

 

 

L’autore

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Spiegelman è stato uno dei fondatori della rivista di fumetti e grafica Raw, ed è tra gli artisti che hanno compilato e illustrato graficamente i lemmi del Futuro dizionario d’America (The Future Dictionary of America, pubblicato da McSweeney’s nel 2005). Ha pubblicato svariati lavori su riviste statunitensi come New York Times, Village Voice e The New Yorker. Di quest’ultimo tra il 1993 e il 2002 è stato anche art director e copertinista. In Italia le sue storie sono pubblicate dal settimanale Internazionale. Nel 1982 ha ricevuto il Premio Yellow Kid a Lucca comics. Attualmente insegna alla School of Visual Arts di New York.

 

 

Recensione

Maus è un fumetto particolare. Perché? Perché è quasi interamente autobiografico; i personaggi sono rappresentati sotto forma di animali diversi in base alla nazionalità; non c’è filtro riguardo agli orrori dell’Olocausto.
La narrazione si divide tra presente (Art, autore che intervista il padre Vladek sopravvissuto ad Auschwitz) e passato (la vita di Vladek durante la seconda guerra mondiale), e il passato in ulteriori due parti: la vita degli ebrei nei ghetti polacchi e poi nei campi di concentramento.
Le tavole sono in bianco e nero. L’abilità dell’autore sta nella grande capacità espressiva dei personaggi, nonostante essi abbiano sembianze animali (gli ebrei sono topi). Nulla è filtrato durante la rappresentazione, tutto è esattamente come doveva apparire agli occhi di Vladek: la desolazione dei ghetti e dei campi, i corpi nudi e scheletrici, le cataste di cadaveri.
Un fumetto che, quando si conclude, lascia una sensazione di incompletezza che fa desiderare di volerne ancora e ancora, come quando non si è ancora pronti a salutare un caro amico. Da leggere anche per chi non è lettore abituale di fumetti.

 

 

 

Valutazione:

5

 

 

Se questo è un uomo – Primo Levi

La persuasione che la vita ha uno scopo è radicata in ogni fibra di uomo, è una proprietà della sostanza umana. Gli uomini liberi danno a questo scopo molti nomi, e sulla sua natura molti pensano e discutono: ma per noi la questione è più semplice.

Oggi e qui, il nostro scopo è di arrivare a primavera.

SE QUESTO È UN UOMO

Primo Levi

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Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò “Se questo è un uomo” nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei “Saggi” e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull’inferno dei Lager, libro della dignità e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa, “Se questo è un uomo” è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un’analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell’umiliazione, dell’offesa, della degradazione dell’uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.

L’autore

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Primo Levi (Torino 1919-1987) è stato un romanziere, saggista e poeta italiano. Studiò chimica all’Università di Torino dal 1939 al 1941 e successivamente, mentre lavorava come ricercatore chimico a Milano, decise di unirsi a un gruppo ebraico della Resistenza, formatosi in seguito all’intervento tedesco nel Nord d’Italia nel 1943.

Catturato e deportato nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, sopravvisse perché impiegato in attività di laboratorio. Riprese il suo lavoro come chimico industriale nel 1946, ma si ritirò nel 1974 per dedicarsi interamente alla scrittura. I profondi strascichi psicologici dell’internamento nel campo di sterminio furono probabilmente la causa del suo suicidio, avvenuto nel 1987.

L’esperienza nel lager

In un mondo, quello dei lager nazisti, in cui ogni cosa sembra sfuggire al controllo della ragione, soltanto l’impegno della memoria può contrastare il trionfo dell’assurdo e dell’orrore. È questo il senso della scrittura di Primo Levi, misurata, lucida e essenziale, priva di esagerazioni retoriche, fragile testimonianza di un ideale di civiltà e dignità umana.

Iniziata con la stesura di Se questo è un uomo, la vocazione letteraria di Primo Levi ha dimostrato uno spessore artistico ed intellettuale che non può essere semplicemente ridotto alla categoria della testimonianza episodica, come fu per molti tra gli scampati ai campi di sterminio nazisti. L’esperienza della deportazione rimase sempre centrale nelle opere di Levi, analizzata con lucidità di pensiero: la malvagità di cui l’uomo era stato capace non trovò in lui né un facile assolutore né un superbo inquisitore.

Opere

 

1947 Se questo è un uomo Racconto dei mesi di prigionia nel campo di concentramento di Auschwitz
1963 La tregua Racconto del viaggio di ritorno dalla Polonia in Italia dopo la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz; premio Campiello
1966 Storie naturali Racconti
1971 Vizio di forma Racconti
1975 Il sistema periodico
L’ osteria di Brema
Racconti
Raccolta di poesie
1978 La chiave a stella Romanzo; premio Strega
1981 Lilit e altri racconti
La ricerca delle radici. Antologia personale
Racconti
Pagine scelte dagli autori più amati da Levi
1982 Se non ora, quando? Scritti sulla guerra e sull’ebraismo; premio Campiello; premio Viareggio
1984 Ad ora incerta Poesie
1985 L’ altrui mestiere Saggi e articoli
1986 I sommersi e i salvati Riflessioni sull’universo concentrazionario
1986 Racconti e saggi Raccolta
1997 L’ ultimo Natale di guerra Racconti scritti tra il 1977 e il 1987; postuma
2002 L’ asimmetria e la vita: articoli e saggi 1955-1987 Raccolta di articoli comparsi su giornali e riviste; postuma

 

 

Fonte: Encarta

 

Recensione

Avete mai letto di cosa accadeva all’interno dei campi di concentramento nazisti? A parte ciò che dicono i libri di storia, intendo, che riportano notizie impersonali e numeri stampati su una pagina. Avete mai immaginato cosa voleva dire “vivere” in uno di quei campi? Come si poteva cercare di sopravvivere nella speranza di liberazione? Ebbene, se non l’avete fatto – ma pure se l’avete fatto – vi consiglio di documentarvi leggendo “Se questo è un uomo”. Non si tratta di un noioso saggio, ma un racconto di ciò che Levi ha vissuto e subito prima e durante la prigionia: il viaggio in treno; la separazione crudele degli uomini dalle donne e dai bambini; i soprusi dei capi reparto; il lavoro in condizioni inumane; i tradimenti e gli stratagemmi per ottenere del pane o della zuppa in più; gli scambi in una sorta di “mercato nero” interno; la sorte dei compagni. Il tutto ricco in pensieri e riflessioni sulla dimensione di “uomo” degli uomini che lo circondavano e in generale.

Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica dell’infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza, e nell’altro, incertezza del domani. Vi si oppone la sicurezza della morte, che impone un limite a ogni gioia, ma anche a ogni dolore. Vi si oppongono le inevitabili cure materiali, che, come inquinano ogni felicità duratura, così distolgono assiduamente la nostra attenzione dalla sventura che ci sovrasta, e ne rendono frammentaria, e perciò sostenibile, la consapevolezza.

Uno scritto florido anche di richiami alle opere dantesche che, non paradossalmente, ben si adattano alle situazioni descritte. “Se questo è un uomo” scava lentamente ma ferocemente dentro l’anima, rivelandoci gli aspetti più crudi e assurdi di noi stessi e dell’essere umano, scoprendoci indifesi e increduli di fronte a tanto odio, a tanta meschinità, al modo in cui l’uomo può ridurre i suoi simili. Allora forse erano più evidenti nella realtà, soprattutto in una condizione di guerra che “scopre le carte” di ognuno di noi rivelandone la natura, oggi celate all’evidenza ma non meno probabili.

Pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità, e spesso non quelli che ti aspetteresti.

Valutazione:

5+

Il segreto del libro proibito – Karen Marie Moning

Ciao amici,

da voi è arrivato l’autunno vero e proprio? Finalmente!

E non c’è niente di meglio che dedicarsi alla lettura. Ogni tanto leggo libri un po’ più “leggeri” ed è il caso del libro di cui vi parlo oggi.

IL SEGRETO DEL LIBRO PROIBITO (FEVER)

Karen Marie Moning

Leggereditore

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Trama

Un libro proibito che viene dal passato. Una libreria, la porta verso un’altra verità. Un libraio misterioso e le sue ombre. Una donna e un destino legato a quello dell’umanità… Quando la sorella viene uccisa, Mac Lane è costretta a mettere in dubbio la sua stessa identità. Con un solo indizio, la ragazza parte per l’Irlanda, decisa a vederci chiaro. Da subito comprende che non si tratta di un semplice omicidio. Chi era realmente sua sorella? E perché ha provato a decifrare l’antichissimo Sinsar Dubh?

L’autrice

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Karen Marie Moning è una scrittrice americana, nata in Ohio. Dopo aver esercitato per anni la professione di medico legale, ha deciso di intraprendere la carriera dei suoi sogni: quella di scrittrice. Quattro manoscritti dopo, senza contare le decine di lavori part-time, Highlander: amori nel tempo è stato pubblicato da Bantam ed è stato nominato a due RITA Award. La sua fortunata serie sugli Highlander ha scalato le classifiche più prestigiose: New York Times, Usa Today, Publishers Weekly. I suoi romanzi hanno ricevuto diversi riconoscimenti ufficiali e sono stati pubblicati in numerosi paesi, fra i quali Germania, Francia, Inghilterra, Spagna.

Recensione

Ci troviamo davanti a un libro che non è collocabile in un genere netto e definito, ma che tuttavia riesce a mescolare in maniera soddisfacente i tratti principali dell’urban fantasy, del paranormal romance e del thriller.

La protagonista all’inizio è così frivola e superficiale che sono stata tentata di abbandonare la lettura. Tuttavia nel corso delle vicende matura un poco e acquista qualche buona qualità che la rende meno antipatica.

Alcune parti del testo sono troppo descrittive e lente, noiose, mentre altre coinvolgenti.

Uno dei pregi principali è lo stile dell’autrice: ironico e pungente, fa scappare più di una risata.

Al termine del libro ci ritroviamo con più domande che risposte, il che costringe a leggere il seguito.

In definitiva una lettura leggera ideale per accompagnare qualche pomeriggio di relax.

Valutazione:

4

Seija, Millennio di Fuoco – Cecilia Randall

Ciao amici!

Credo che ormai siate tutti tornati dalle ferie, eh? Non disperate, si può sempre leggere.

Io sono qui con una nuova recensione. Udite, udite: parliamo di un fantasy.

 

SEIJA – MILLENNIO DI FUOCO

Cecilia Randall

Mondadori

Seija

Trama

Baviera 1999 d.C. Mille anni sono trascorsi da quando il demoniaco popolo vaivar è apparso in Europa, muovendo dalle lande desolate oltre il Volga per reclamare il possesso delle terre abitate dagli umani e cambiare la Storia per sempre. Da allora una guerra infinita strazia il continente ormai condannato a un eterno medioevo, in cui i regni nati dalle ceneri dell’antico Sacro Impero sopravvivono a fatica tra alleanze precarie, rovesciamenti di fronte ed epidemie. I vaivar avanzano con armate di creature innaturali e spaventose, i manvar: la loro marcia procede inesorabile e sono giunti ormai nel cuore della Baviera. Ed è qui che troviamo Seija, giovane coraggiosa e tenace, l’erede di un’antica stirpe di guerrieri pagani, cacciati dalle terre di Kaleva proprio in seguito all’invasione dei vaivar. Adesso il suo popolo, decimato e nomade, sopravvive offrendo ai cristiani la propria abilità militare in cambio di cibo e di un luogo sicuro in cui piantare le tende. Seija è pronta alla lotta contro l’esercito vaivar comandato dal più grande nemico degli umani: Raivo, il Traditore dalla Mano Insanguinata, stratega temibile, condottiero spietato e unico uomo a essersi venduto anima e corpo ad Ananta, l’immortale regina dei vaivar, per farsi trasformare in un demone plurisecolare e sterminare quella che una volta era la sua specie. Ma quando Seija è costretta ad affrontare il Traditore nel pieno della battaglia, il fantasma di un antico segreto cambia per sempre il suo destino.

L’autrice

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Cecilia Randall, pseudonimo di Cecilia Randazzo, è una scrittrice italiana, autrice di romanzi fantasy e racconti. È conosciuta in particolar modo per la trilogia di Hyperversum. Nata a Modena, dopo aver frequentato il liceo linguistico si è laureata in Lingue e Letterature Straniere presentando una tesi sul Romanticismo tedesco e le sue influenze sulla cultura italiana dell’Ottocento. Dopo la laurea ha ottenuto un master in Comunicazione e Tecnologie dell’Informazione presso l’Università di Bologna. Lavora come grafico e web designer in un’azienda specializzata in servizi per il web e occasionalmente come illustratrice.

Nel dicembre 2006 ha pubblicato il romanzo Hyperversum, con il quale si è aggiudicata nel 2007 il Premio Letterario Nazionale Insula Romana (XXX edizione) per la sezione “Narrativa edita ragazzi”. Nell’ottobre 2007 è stato pubblicato il secondo romanzo della serie, Hyperversum – Il falco e il leone e il 14 gennaio 2009 il terzo romanzo, Hyperversum – Il cavaliere del tempo. Il 19 ottobre 2010 è stato pubblicato il romanzo Gens Arcana, ambientato nella Firenze rinascimentale di Lorenzo de’ Medici.

La scrittrice ha inoltre partecipato alla stesura delle antologie L’ombra del duomo e Mutazioni insieme ad altri scrittori, utilizzando il proprio vero nome. Nel 2009 ha dato alle stampe il racconto Angeli e uomini, nell’antologia Sanctuary.

Il 15 ottobre 2013 è stato pubblicato il romanzo Millennio di fuoco – Seija. Il secondo e ultimo romanzo della saga, Millennio di fuoco – Raivo, è stato pubblicato il 16 settembre 2014. Il 5 ottobre ha avuto un figlio che ha rinviato tutti i progetti futuri al 2015.

Recensione

Diciamolo subito (anche se chi mi segue da un po’ ne è già a conoscenza): il fantasy non è il mio genere preferito, tuttavia ultimamente sto apprezzando diversi libri del genere. Questo in particolare mi è stato consigliato da un’amica. Spesso apprezziamo le stesse letture, per cui l’ho comprato a occhi chiusi. Devo dire che è stata una scelta azzeccata.

La storia, che crea un universo parallelo in cui il medioevo si è protratto fino ai giorni nostri, è interessante e ben narrata. I personaggi sono realistici nonostante il contesto fantasioso. Le metafore utilizzate dall’autrice sono originali e funzionali, accattivanti. I punti di forza maggiori sono la straordinaria descrizione degli ambienti, che raccoglie tutti i cinque sensi e li esalta senza forzature, e l’ottima descrizione delle scene dinamiche, nonché una protagonista forte e carismatica ma profondamente umana.

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Valutazione:

5

La rosa selvatica – Jennifer Donnelly

Ciao a tutti amici,

l’estate è quasi finita ma se siete ancora sotto l’ombrellone non può mancare un bel libro.

 

LA ROSA SELVATICA

Jennifer Donnelly

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Trama

Londra, 1914. In seguito al tragico incidente sulle vette del Kilimangiaro, l’anticonformista e caparbia scalatrice Willa Alden taglia i ponti con il proprio passato e con Seamus Finnegan, l’uomo che l’ha salvata e che a lei è unito dalla passione per le imprese più estreme. Eroe delle esplorazioni polari, Seamus cerca di rifarsi una vita a Londra, provando a dimenticare quella donna che l’aveva sedotto, mentre Willa si rifugia in un angolo remoto del Nepal da cui contemplare e fotografare le cime dell’Himalaya per la Royal Geographical Society. Finché un evento improvviso la richiama a Londra, una città in fibrillazione per le tensioni che precedono la Prima guerra mondiale, dove Max von Brandt – l’enigmatico alpinista tedesco conosciuto in Nepal da Willa – è riuscito ad affascinare i salotti dell’élite e a carpire i segreti dei più influenti uomini politici. L’inatteso incontro tra i tre darà inizio a una serie di avventure che li porterà di nuovo a viaggiare, persino in Egitto e Siria al fianco di Lawrence d’Arabia, in un vorticoso succedersi di colpi di scena e sentimenti che intrecceranno sempre più saldamente i loro destini. Esploratori, furfanti, criminali, spie e alta società. Le vette incontaminate dell’Everest, Londra e il deserto del Nord Africa.

L’autrice

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Jennifer Donnelly (16 Agosto 1963) è una scrittrice americana.

La Donnelly è nata a Port Chester, New York . I suoi bisnonni paterni emigrarono da Dublino, Irlanda allo stato di New York e si stabilirono nella Adirondack regione dove la nonna lavorava in un albergo sul Big Moose Lake. Ha frequentato l’università di Rochester, laureandosi in Letteratura Inglese e Storia europea.

Tornò a New York all’età di 25 anni. Il suo primo libro è stato pubblicato da Atheneum nel 2002: Humble Pie, un libro illustrato dall’illustratore veterano Stephen Gammell. Nello stesso anno ha anche pubblicato il suo primo romanzo, il prodotto di dieci anni di lavoro, I giorni del tè e delle rose (Thomas Dunne, 2002). Si tratta del primo libro di una trilogia; è ambientato nell’East End di Londra nel tardo 19 ° secolo, con legami con la storia di Jack lo Squartatore. Il secondo libro, Come una rosa d’inverno, prosegue il racconto, seguendo la famiglia Finnegan e i personaggi correlati da Londra all’Africa, alla California. Il terzo romanzo della serie, La rosa selvatica, segue i personaggi da Londra alla vigilia della prima guerra mondiale in Arabia nel 1918.

Il romanzo A Northern Light è il più grande successo di Donnelly fino a oggi. Si basa sull’omicidio di Grazia Brown nelle montagne Adirondack nel 1906. Nel 2004 A Northern Light ha vinto la Carnegie Medal per libri per bambini e giovani-adulti pubblicati in Gran Bretagna, in cui è stato intitolato A Light Gathering. Negli Stati Uniti ha vinto il Los Angeles Times Book Prize per la letteratura giovane.

Il suo secondo romanzo young adult, Revolution, è la storia di due adolescenti nell’attuale Brooklyn e a Parigi durante la Rivoluzione francese, le cui storie si intrecciano.

Donnelly attualmente vive a New York, Hudson Valley con il marito, la figlia e tre cani.

Recensione

Io AMO i libri come questo: i libri in cui la precisione dei dettagli storici è importante tanto quanto la storia narrata. L’attività di documentazione è stata senz’altro impegnativa ma ha dato frutti fantastici, perché l’autrice riesce a far respirare al lettore in maniera efficace atmosfere diverse del secondo decennio del Novecento: dall’uggiosa Londra alla vastità della regione dell’Everest, dalla confortevole campagna inglese al rovente deserto arabo.

La storia intreccia le vite di personaggi conosciuti nel primo e secondo libro della trilogia (che ho recensito rispettivamente qui e qui), personaggi a cui il lettore è ormai affezionato. Tuttavia se una persona che non ha letto i capitoli precedenti dovesse trovarsi tra le mani questo libro, potrebbe tranquillamente leggerlo, comprenderlo e apprezzarlo.

Certe volte, soprattutto verso metà libro, si ha l’impressione che ci sia un po’ troppa carne sul fuoco: una rete spionistica da sgominare, un omicidio su cui indagare, persone da proteggere, e poi bambini scambiati alla nascita, intrighi politici, tradimenti amorosi e molto altro, tuttavia man mano che si avanza nella lettura i nodi vengono al pettine e si sciolgono da soli senza forzature o intoppi nella trama. Inoltre secondo me, tra tutti i personaggi maschili della trilogia, Seamus Finnegan è il più riuscito, il migliore dal punto di vista umano, e nonostante i tradimenti il più onesto. La protagonista femminile invece, Willa Alden, è così tempestosa, indomita e indipendente da ricordare proprio una rosa selvatica.

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L’autrice è abile anche nel saltare le parti noiose dello sviluppo di una vicenda senza far apparire la narrazione mutilata e, al contrario, anche nel svelare dettagli che si riveleranno importanti ma che appaiono in scene apparentemente secondarie.

Un bel libro di spessore storico che non può mancare nella libreria di chi ha letto I giorni del tè e delle rose e Come una rosa d’inverno.

Valutazione:

5

La farfalla con le ali di cristallo – Demetrio Verbaro

Salve amici!

L’estate sta finendo e sta per arrivare l’autunno! Io amo l’autunno, e voi?

Oggi vi parlo del nuovo libro di un autore che conosciamo ormai bene qui sul blog: Demetrio Verbaro.

 

LA FARFALLA CON LE ALI DI CRISTALLO

Demetrio Verbaro

Lettere animate

 

Cattura

Trama

Il 3 marzo del 1520, il sacerdote azteco Ghetumal consegna al conquistadores spagnolo Hernan Cortes un libro sacro. Ghetumal l’aveva trovato qualche anno prima sotto la statua della dea della pioggia. Nessuno sa chi l’ha scritto, né quando. Nel libro c’è sia una profezia sul futuro: il 18 agosto del 2044 qualcosa sconvolgerà il mondo, e sia una mappa da decifrare per cambiare il corso degli eventi.
Los Angeles 2043. L’esploratore Matthew Lekos e lo studioso di storia Walden Green entrano in possesso del libro. Derisi dalla comunità scientifica per la loro ingenuità, sono gli unici a credere nella profezia e riescono a decifrare la mappa, cercando in tutti i modi di aiutare l’umanità.
La profezia sarà vera? Cosa succederà il 18 agosto del 2044?
In un susseguirsi di colpi di scena, tra svolte imprevedibili e pagine piene di suspence, il lettore arriverà all’incredibile finale.
Il romanzo è un thriller intimistico ambientato in un futuro prossimo, con uno stile diretto e ricco di pathos.

Recensione

Allora, partiamo dalla copertina: mi piace un sacco. Davvero ben fatta, accattivante.

Per quanto riguarda il libro devo dire che sono rimasta stupita dall’argomento, visto che i due libri precedenti dell’autore erano incentrati su tutt’altri temi (potete leggere le recensioni qui). Si tratta di una prova che egli supera egregiamente, poiché riesce a raccontare bene vicende movimentate, avventurose e misteriose. Certi passaggi risultano un po’ rapidi, tuttavia siamo di fronte a una storia dai buoni spunti.

I personaggi sono particolari, non quelli stereotipati che ci si aspetterebbe con una trama del genere. Quello che ho apprezzato di più è stato Walden Green, poiché è una persona più vera, più “viva” di quelle che lo circondano e vanta ideali che, per l’epoca in cui vive, lo collocano al di fuori della massa. In un’epoca in cui la tecnologia è parte integrante della vita quotidiana ancor più di quanto lo è oggi, la sua ritrosia a lasciarsi coinvolgere completamente dalla vita “online” è ammirevole.

Tra l’altro, il futuro in cui è ambientata la storia è un futuro prossimo che per innovazioni tecnologiche potrebbe essere assolutamente plausibile. Qui l’autore ha avuto secondo me un buon intuito.

Libro consigliato agli amanti del genere e non.

Valutazione:

4

Hodoeporicon – Andrea Micalone

Salve amici,

come va l’estate?

Sono qui oggi per presentarvi il libro di un bravo e giovane scrittore di cui vi ho già parlato in precedenza, qui  e qui.

Questo suo nuovo romanzo si discosta dal fantasy classico per approdare alla science fiction con tratti thriller.

 

HODOEPORICON

Andrea Micalone

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Trama

Romanzo finalista al “Premio Urania” della Mondadori Edizione 2012-2013

Barcellona, anno 2026.

Il viaggio nel tempo è entrato nelle modalità d’indagine della polizia. I cronoagenti, costretti a operare nel più stretto riserbo, sono tra noi e analizzano le vite di coloro che saranno assassinati in futuro.

Uno dei membri della Cronoforza Speciale, nome in codice “Tom Duval”, riceve l’incarico di investigare sul brutale omicidio di un anziano signore di origini italiane: Antonio Palmenti.

Duval, però, comprende subito che la vicenda lo coinvolge personalmente, poiché sul luogo del delitto trova la propria fede nuziale. È evidente che qualcuno vuole incastrarlo. Egli inizia così un viaggio a ritroso nel tempo per capire cosa lo lega alla vittima e a tutti i personaggi che vorticano in questa storia dai contorni poco chiari. I retroscena che sta per scoprire cambieranno per sempre la sua esistenza.

Un romanzo innovativo, che scorre all’indietro, partendo dal finale e conducendo il lettore in un cammino capovolto. I capitoli si muovono in un’inversione temporale che accompagna il viaggio del protagonista e che rende questo libro qualcosa di unico nel suo genere.

Perché è consigliato?

Andrea Micalone è abile nel descrivere vicende avvincenti e ambientazioni non comuni, che proiettano il lettore all’interno delle sue storie. Un libro, questo, particolare che sa offrire anche spunti di riflessione e sogni a occhi aperti.

Link utili

 

Buona lettura!

Mass Effect: Revelation – Drew Karpyshyn

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Salve amici,

come procede l’estate? Quali letture vi tengono compagnia sotto l’ombrellone?

Come per Il trono usurpato di David Gaider, ispirato alla saga di videogiochi Dragon Age, anche oggi vi parlo di un romanzo ispirato a una serie di videogiochi, Mass Effect.

 

MASS EFFECT: REVELATION

Drew Karpyshyn

Multiplayer Edizioni

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Trama

Ogni società progredita della galassia dipende dalla tecnologia dei Prothean, un’antica razza aliena scomparsa cinquantamila anni fa. Nel 2148, dopo la scoperta su Marte di un deposito contenente tecnologia Prothean, l’umanità è pronta ad affrontare la sua sfida più grande: la conquista del cosmo. Ai confini dello spazio colonizzato, il comandante dell’Alleanza ed eroe di guerra David Anderson indaga sui resti di una stazione di ricerca militare top secret: rovine fumanti disseminate di corpi senza vita e domande senza risposta. Chi ha attaccato quell’avamposto, e con quale obiettivo? Chi è Kahlee Sanders, la giovane scienziata misteriosamente scomparsa dalla base poche ore prima che i suoi colleghi fossero massacrati? Sanders è la prima sospettata, ma trovarla crea ad Anderson più problemi di quanti ne risolva. Costretto ad allearsi con un agente alieno di cui non può fidarsi e inseguito da un assassino implacabile, Anderson affronta sfide impossibili su mondi sconosciuti per portare alla luce una tremenda cospirazione. Certamente non riuscirà a sopravvivere per raccontare ciò che ha scoperto… o almeno questo è quello che credono i suoi nemici.

 

 

L’autore

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Drew Karpyshyn (Edmonton, 28 luglio 1971) è uno scrittore e autore di videogiochi canadese. Di origini ucraine, inizia la carriera come game designer dalla Wizards of the Coast, per poi essere assunto dalla BioWare, dove scrive background e sceneggiatura di Star Wars: Knights of the Old Republic ed è uno dei lead writers di Jade Empire. Collabora, inoltre, allo sviluppo di diversi giochi della saga di Baldur’s Gate. È autore di diversi romanzi ambientati nel mondo dei Forgotten Realms e di Guerre stellari. Ricopre il ruolo di lead writer dell’action RPG Mass Effect, di cui scrive anche una sorta di prequel (Mass Effect: Revelation) oltre ad un altro romanzo ambientato pochi mesi dopo gli eventi narrati nel videogioco (Mass Effect: Ascension). Collabora, con lo stesso incarico, anche al seguito Mass Effect 2 e al MMORPG Star Wars: The Old Republic.

 

Recensione

Ho scelto di leggere questo libro perché il videogioco mi ha appassionato molto, ma devo ammettere che mi ci sono approcciata senza grandi aspettative. La lettura invece si è rivelata una piacevole sorpresa.

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La storia rappresenta un prequel importante agli eventi di Mass Effect 1, è narrata con uno stile efficace e in maniera avvincente, mai noiosa. Credo tuttavia che il più grande punto di forza del libro sia il fatto che esso può essere tranquillamente letto anche senza aver giocato a Mass Effect, poiché le informazioni e le spiegazioni sull’universo, sulle politiche intergalattiche e sulle razze aliene sono presentate in maniera limpida e sono ben disciolte nella narrazione. Una bella lettura.

Valutazione:

5

LovemeLoveme – Fabio Marcheselli

Salve a tutti,

oggi parliamo del libro LovemeLoveme scritto da Fabio Marcheselli.

 

LOVEME LOVEME

Fabio Marcheselli

Lettere Animate

copertina

Trama

Alice, alias Lovemeloveme, ha diciassette anni e l’ingenuità di credere di poter vivere il suo primo amore come se fosse dentro una favola, nonostante la sua emotività sia intrappolata dentro un viaggio coast to coast tra paura di soffrire e voglia di amare.

Tomas alias De Mill Klein, invece, è leader indiscusso del “branco”, affascinante e cinico.

All’inizio tutto appare colorito e incasinato proprio come un murales, ma il loro amore è un amore scaleno che presto condurrà Alice in un vortice di dolore e a un epilogo in cui ogni aspettativa adolescenziale verrà spezzata.

La storia si sviluppa e si intreccia tra passato (ieri), in cui vengono narrate le dinamiche relazionali e i disagi dei protagonisti e presente (oggi), in cui le indagini fanno il loro corso attraverso le abilità dell’ispettore Anedonia e del suo collaboratore Vitale, agli antipodi oltre che per il nome, per intuito professionale e per elementi caratteriali.

L’autore

Fabio Marcheselli è nato e vive a Bologna. Psicologo forense è perito per il Tribunale di Bologna. Autore di pubblicazioni e contribuiti scientifici. LovemeLoveme è il suo primo romanzo.

Recensione

Premetto che il genere di questo romanzo (noir, con sfumature thriller) non rientra tra i miei preferiti ma ho voluto comunque leggerlo perché la trama mi incuriosiva.

Si tratta di un romanzo che esalta le percezioni: visive, sonore, fisiche in genere. L’aspetto visivo si nota sin da subito: moltissimi colori e forme spiccano e saltano agli occhi della mente. La musica è parte integrante della storia, sembra scandirne i ritmi e gli scenari, con una canzone adatta a ogni circostanza. Le sensazioni fisiche, soprattutto quelle negative, sono descritte in maniera vivida.

L’introspezione psicologica è buona e non prolissa, uno dei punti di forza del libro.

noir

Ho trovato bella l’ambientazione tutta italiana. I capitoli sono brevi e veloci e balzano tra passato e presente: sebbene dapprincipio possano sembrare disorientanti, contribuiscono invece a mantenere viva l’attenzione.

Lo stile è esuberante, vivo, e tuttavia in certe frasi appare un pochino forzato. Le tecniche di indagine sono descritte in maniera propria ma semplice, comprensibile anche ai profani, con la sicurezza di chi le conosce da professionista.

Nel finale qualcosa è lasciato in sospeso, mentre avrei preferito una soluzione degli eventi meno dispersiva. Inoltre mi sarebbe piaciuto vedere maggiormente approfonditi i personaggi dell’ispettore e del suo collaboratore.

In definitiva una storia che per certi versi fa riflettere e che lascia l’amaro in bocca come spesso fa la vita.

Valutazione:

4

Disponibile su tutti gli store online.

Il profumo del sud – Linda Bertasi

Ciao amici,

oggi voglio presentarvi il romanzo storico di un’autrice emergente di cui avete già sentito parlare su questo blog: Linda Bertasi. Si tratta di una seconda edizione con contenuti inediti e la prefazione di Adele Vieri Castellano (autrice Leggereditore).

 

IL PROFUMO DEL SUD

Linda Bertasi

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Trama

Porto di Genova, 1858 – Venuta a conoscenza del suo scomodo passato, Anita Dalmasso decide di partire per il Nuovo Mondo. La traversata dell’Atlantico segnerà profondi mutamenti nella sua vita: l’incontro con l’affascinante uomo d’affari americano Justin Henderson e quello con Margherita Castaldo, liberale e impavida proprietaria terriera. Giunta a New York seguirà la nuova amica nella sua piantagione a Montgomery e qui sarà conquistata dalle bianche distese di cotone, dai profumi e dai colori del profondo Sud americano, con i suoi contrasti e le sue ingiustizie. Il destino avrà in serbo per lei non solo il rosso della passione, ma anche i travolgenti venti di guerra che si profilano all’orizzonte e che porteranno un’intera nazione alla guerra civile, sconvolgendo ancora una volta il corso della sua esistenza.

 

 

L’autrice

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LINDA BERTASI nasce nel 1978. Appassionata di storia e letteratura inglese, collabora con blog letterari, case editrici e web-magazine in qualità di redattrice e articolista. Gestisce personalmente  il suo blog ufficiale dove da ampio spazio agli emergenti con segnalazioni, interviste e recensioni GRATUITE.

Nel Gennaio 2010, pubblica il romance contemporaneo “Destino di un amore”, cui fa seguito nel Febbraio 2011 il paranormal-romance “Il rifugio – Un amore senza tempo”che le vale, nel 2012, la Medaglia d’Argento al XXIII Premio Letterario ‘Valle Senio’.

Nel Maggio 2013, pubblica il romanzo storico sentimentale “Il profumo del sud” che le vale la qualifica con merito di ‘Autore commendevole’ al VII Premio Letterario Europeo ‘Massa città fiabesca’. Sempre nel 2013, ha curato diverse prefazioni e dall’ottobre 2014 è membro dell’associazione EWWA  in qualità di socia ordinaria. Proprietaria di una piccola realtà commerciale nella provincia di Ferrara, vive assieme al marito e alla figlia.

QUALIFICA DI MERITO COME ‘AUTORE COMMENDEVOLE’ AL VII PREMIO LETTERARIO EUROPEO ‘MASSA CITTA’ FIABESCA DI MARMO E MARE’

La mia opinione

Un buon ritratto della guerra di secessione americana, con accenni anche alla piaga dello schiavismo, visto con gli occhi di una donna che, a discapito della propria considerazione di sé, è forte e intraprendente. Una lettura consigliata a chi ama il genere storico e romantico.

Per la recensione completa della prima edizione e l’intervista dello scorso anno all’autrice, cliccate qui.

Link utili

 

 

 

L’arte della guerra – Sun Tzu

Ciao a tutti e buon inizio di settimana. Questa volta voglio proporvi la lettura non di un romanzo, ma di un saggio.

 

L’ARTE DELLA GUERRA

Sun Tzu

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 Composto in Cina ben 500 anni prima della nascita di Cristo, questa “Arte della guerra” rappresenta il più antico trattato di strategia militare. Il suo contenuto ha influenzato ampiamente nei secoli la filosofia orientale, e oggi questo testo viene utilizzato nelle scuole di management in tutto il mondo. Perché Sun Tzu non si limita a dare precetti per sconfiggere i nemici sul campo di battaglia. Ma ci insegna a gestire i conflitti in modo profondo e non distruttivo, perché anche nella nostra vita quotidiana “la miglior battaglia è quella che vinciamo senza combattere”.

Recensione

 

E così sii,

veloce come il vento,

lento come una foresta,

assali e devasta come il fuoco,

sii immobile come una montagna,

misterioso come lo yin,

rapido come il tuono.

 

“L’arte della guerra” è un saggio d’arte bellica scritto centinaia d’anni orsono da un grande generale orientale di nome Sun Wu. Il testo si presenta in righe brevi e concise, chiare e dal ritmo serrato che non danno spazio a tentennamenti. Sono descritte strategie sulle modalità d’attacco del nemico in diverse situazioni morfologiche, nonché le qualità che dovrebbe avere un buon generale, la maniera migliore di interagire con i propri soldati. All’epoca lo scritto fu redatto come manuale di guerra – difatti troviamo anche considerazioni su carri e cavalli, cose che certo non si usano più in guerra al giorno d’oggi – ma la sua valenza non è solo bellica. Interpretato non letteralmente, il saggio può essere adattato a centinaia di situazioni della vita reale quali il rapporto con il partner o la gestione delle relazioni lavorative; può essere preso come esempio per elaborare ottime strategie di marketing e aiutare a districarsi abilmente dalle più disparate vicende. Troviamo nelle parole del generale orientale un qualcosa di trascendentale che eleva il testo a una dimensione filosofica. Per questa ragione si presta bene alla lettura da parte di ogni genere di lettori con massime valide in passato quanto nel presente. E non è escluso che ufficiali odierni lo utilizzino per chiarirsi le idee su una strategia d’attacco. Certamente se un testo è sopravvissuto così splendidamente per centinaia di anni un valore l’avrà. Vi invito a leggerlo per scoprirlo e chissà che non vi aiuti nelle piccole guerre quotidiane.

Valutazione:

4

Approfondimenti

Chi era Sun Tzu?

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Sun Tzu è stato un generale e filosofo cinese, vissuto probabilmente fra il VI e il V secolo a.C.. A lui si attribuisce uno dei più importanti trattati di strategia militare di tutti i tempi, L’arte della guerra.

Il suo nome di nascita era Sun Wu, ma era conosciuto al di fuori della sua famiglia anche col nome di cortesia Changqing. Sun Tzu ha avuto un significativo impatto sulla storia cinese e asiatica, sia come autore dell’Arte della Guerra che attraverso le leggende. Tra il XIX e XX secolo il libro di Sun Tzu è cresciuto in popolarità nel mondo occidentale e ha trovato utilizzo in vari ambiti nella cultura sia asiatica che occidentale.

Sunzi è un appellativo che significa Maestro Sun. Il nome Sunzi è un titolo onorifico attribuito all’autore Sun Wu. Nel nome Sun Wu, il carattere 武 (Wu) è lo stesso presente in 武术 (wǔshù), arti marziali.

Secondo gli Annali delle primavere e degli autunni, Sunzi nacque nello stato Qi, nella Cina settentrionale, mentre secondo lo Shi Ji il suo luogo di nascita è nello stato di Wu. Entrambe le fonti tuttavia concordano sul fatto che visse durante il tardo Periodo delle primavere e degli autunni, cioè tra il 722 e il 481 a.C.
Secondo la tradizione, apparteneva all’aristocrazia minore, che aveva perso i suoi domini come risultato del consolidamento degli stati egemoni durante il Periodo delle primavere e degli autunni. Passato alle dipendenze del re dello stato di Wu come consigliere militare, verso la fine del VI secolo a.C., lo aiutò a portare a termine la conquista dello stato di Chu. In seguito alla presunta partecipazione ad un complotto venne evirato e mandato in esilio, dove scrisse il suo saggio. Il luogo della sua morte resta sconosciuto.

L’attribuzione dell’Arte della guerra a Sunzi è stata contestata da molti studiosi. Nel 1972 furono scoperti alcuni testi incisi su bambù nei pressi di Linyi, nello Shandong. Queste versioni, datate intorno al 134-118 a.C., hanno confermato l’esistenza a quell’epoca di molte parti dell’opera già note e hanno fatte conoscere nuove parti fino ad allora sconosciute.

Le due più note versioni cinesi dell’Arte della guerra erano state fino a quel momento la fonte delle traduzioni nelle altre lingue. Solo dopo le nuove scoperte archeologiche si è aggiunta una versione più completa, edita a Taipei. Questa versione è diventata la fonte delle traduzioni più recenti e complete.

Alcuni storici moderni hanno rilevato presunti anacronismi fra il periodo in cui tradizionalmente sarebbe vissuto Sunzi e la cultura militare del suo tempo; l’ampiezza delle armate menzionate nel testo e la loro organizzazione, gli accenni all’impiego della balestra, entrata in uso verso la fine del V secolo a.C., i riferimenti alla teoria dei Cinque Elementi e certi usi linguistici, secondo queste interpretazioni, sposterebbero la datazione dell’Arte della guerra tra il 400-320 a.C., nel Periodo dei regni combattenti.

 

Fonte: Wikipedia

Un perfetto sconosciuto – Lesley Lokko

Conoscete Lesley Lokko? La sua scrittura cattura e appassiona.

 

UN PERFETTO SCONOSCIUTO

Lesley Lokko

Mondadori

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Trama

Sam è davvero una donna speciale. Bella e con una carriera di avvocato all’apice del successo, si è lasciata alle spalle le difficoltà dell’adolescenza trasformandosi da brutto anatroccolo in cigno. Nonostante il denaro e il potere dati dalla sua posizione, è solitaria e sposata al suo lavoro, fino a quando a Marrakech, durante una breve vacanza strappata con fatica ai suoi molteplici impegni, incontra Nick. Tra i due scoppia una passione travolgente, al punto che Sam quasi non si riconosce più e cede alle avance di quello sconosciuto e affascinante militare di carriera, decidendo di andare a vivere con lui in una base britannica in Germania. Ben presto, però, si rende conto di non conoscere affatto l’uomo che ha seguito impulsivamente, stravolgendo per sempre la sua vita. Chi è davvero Nick? Il destino di Sam si intreccia fatalmente con quello di altre tre donne. Meaghan, sfuggita a un padre ignorante e violento, ha sposato un giovane ufficiale ed è disposta a vivere in un ambiente rigido e classista pur di poter restare accanto all’uomo che ama. Abby, moglie e madre perfetta, pronta a tutto per compiacere il marito, un alto esponente dell’esercito, rinuncia perfino a essere se stessa, finché la sua esistenza non viene minacciata da un terribile segreto. E infine Dani, una ragazzina in cerca di tenerezza e di protezione che in un bar di Freetown, in Sierra Leone, si imbatte nella persona sbagliata che le insegnerà tutto quanto può esserci di negativo e brutale nell’amore.

L’autrice

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Lesley Naa Norle Lokko (Scozia, 1964) è una scrittrice e architetto ghanese naturalizzata scozzese. Cresciuta in Africa, ha studiato negli Stati Uniti e in Inghilterra. Laureata in architettura, ha insegnato presso l’università di Città del Capo e vive tra Accra e Londra. I suoi libri sono ambientati in tre continenti, tra Africa, Europa (principalmente Inghilterra e Francia) e America.

Opere

  • Il mondo ai miei piedi (titolo originale “Sundowners”, 2004, trad. Jole Da Rin, Mondadori 2005)
  • Cieli di zafferano (titolo originale “Saffron Skies”, 2005, trad. Jole Da Rin, Mondadori 2006)
  • Cioccolato amaro (titolo originale “Bitter Chocolate”, trad. Cecilia Scerbanenco, Mondadori 2008)
  • Povera ragazza ricca (titolo originale “Rich Girl, Poor Girl”, 2009, trad. Roberta Scarabelli, Mondadori 2010)
  • L’estate francese (titolo originale “One Secret Summer”, 2010, trad. Roberta Scarabelli, Mondadori 2011)
  • Un perfetto sconosciuto (titolo originale “A Private Affair”, 2011, trad. Roberta Scarabelli, Mondadori 2012)
  • Una donna misteriosa (titolo originale “An Absolute Deception”, 2012, trad. Roberta Scarabelli, Mondadori 2013)

 

Recensione

Le vicende di questo appassionante romanzo spaziano dagli anni Novanta ai giorni nostri, muovendosi in diversi continenti. Le protagoniste sono quattro donne: Samantha, Meaghan, Abigail e Danielle.

Samantha è una donna che, lasciatasi alle spalle un’adolescenza triste e una famiglia mai contenta, prende finalmente in mano le redini della propria vita e diventa un avvocato di successo.

Meaghan con notevole forza di volontà si allontana da un padre violento e ricomincia la sua vita da zero.

Abigail, di buona educazione e buona famiglia, segue le orme materne con determinazione.

Danielle, tra le mille difficoltà della vita africana, si aggrappa agli uomini.

Sono tutte accomunate da relazioni più o meno felici con ufficiali dell’esercito; le prime tre si legheranno in un’amicizia profonda oscurata dalle mura ostili delle basi militari di tutto il mondo.

Lo stile della Lokko è semplice, privo di inutili fronzoli, efficace e trascinante. La lettura non stanca nonostante la lunghezza del romanzo, tutt’altro; l’interesse cresce sempre di più impedendo al lettore di staccarsi dalle pagine e, quando questo è inevitabile, continua ad attirarlo a sé per la curiosità di scoprire come si evolvono i fatti.

La cosa che fa impressione è la formidabile abilità dell’autrice di intrecciare vicende, personaggi e tempi molto diversi tra loro in un filo del tutto naturale. Difatti, nonostante i continui salti temporali, la storia non perde colpi, né ne risulta mutilata, acquistando all’opposto credibilità e profondità. Dopo le prime pagine che possono apparire un po’ disorientanti data la mole di personaggi presentati, si avverte la strana sensazione di conoscere fin troppo bene le quattro protagoniste, quasi fossero delle amiche comuni; ci si affeziona a loro senza neanche rendersene conto. Sono delle donne molto diverse, forti in caratteristiche diverse da quelle delle altre, originali e mai banali; i loro comportamenti vengono esposti in modo impeccabile, appaiono come gli unici possibili, accettabili, sebbene alle volte egoisti o codardi.

Interessante anche la descrizione – mai noiosa ma perfettamente disciolta nella narrazione – delle attività militari viste dal punto di vista delle donne, delle mogli degli ufficiali, tra cui pure vige – in modo assodato ma tacito – una gerarchia.

Non potendo attribuire al romanzo uno spessore storico o documentaristico – caratteristiche che prediligo – non posso negare tuttavia che esso è un elogio allo spirito delle donne, così diverse tra loro in tutto il mondo, così simili per la capacità di rialzarsi, combattere battaglie silenziose, non fatte di fucili e pistole ma di forza di volontà e desiderio di riscatto, di giustizia. Chi sostenuta dalla famiglia, chi dalla famiglia ostacolata, chi sorretta da amici e lavoro; le protagoniste donano in modo indiretto una speranza a tutte coloro che per motivi diversi soffrono e subiscono soprusi. Mi è piaciuto molto e ne consiglio la lettura.

Valutazione:

5

La grande storia del tempo – Stephen W. Hawking

Se ci si trova più vicini alla superficie della Terra il tempo scorre più lentamente per via della maggiore intensità della gravità. Quanto più forte è il campo gravitazionale, tanto maggiore sarà questo effetto.

Salve amici, eccomi oggi con la recensione di un bel saggio scientifico.

LA GRANDE STORIA DEL TEMPO – Guida ai misteri del cosmo

Stephen W. Hawking

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Cattura

Con “La grande storia del tempo”, Stephen Hawking, avvalendosi della collaborazione del fisico americano Leonard Mlodinow, ripresenta le proprie riflessioni sulle origini e il destino dell’universo già trattate nel libro “Dal big bang ai buchi neri” (1988). In questa edizione aggiornata e illustrata, oltre a far uso di un gran numero di esempi, diagrammi e illustrazioni esplicative, Hawking parla delle più recenti scoperte, dagli sviluppi della teoria delle superstringhe ai progressi nella ricerca di una teoria unificata della fisica. Inoltre discute in un capitolo interamente nuovo l’affascinante problema dei viaggi nel tempo e dei tunnel spazio-temporali.

Stephen W. Hawking

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Stephen William Hawking(Oxford 1942) è un fisico teorico britannico, noto soprattutto per i tentativi di unificazione della relatività con la teoria dei quanti e per i contributi alla cosmologia relativistica. Studiò presso lo University College di Oxford; era sua intenzione studiare matematica, ma non essendo la facoltà presente presso il College scelto dal padre, optò per la fisica. Ottenuto il dottorato presso l’Università di Cambridge, vi rimase come ricercatore, diventando Lucasian Professor of Mathematics nel 1979 – posizione già occupata da celeberrimi scienziati quali Isaac Barrow e Isaac Newton.

Gran parte del lavoro di Hawking riguarda i buchi neri; le sue ricerche nell’ambito della relatività generale avvalorano la teoria del Big Bang sull’origine dell’universo. Hawking ha ipotizzato che il Big Bang sia derivato da una singolarità iniziale dello spazio-tempo e che tale singolarità rappresenti una caratteristica di qualsiasi modello di universo in espansione.

Affetto da un grave handicap della parola e dei movimenti, dovuto a una malattia incurabile del sistema nervoso – la sclerosi laterale amiotrofica – Hawking è forse lo scienziato più conosciuto del nostro tempo; il suo libro Dal Big Bang ai buchi neri (1988), una chiara esposizione della sua teoria dell’universo, ha riscosso un enorme successo tra il pubblico non specializzato. Le sue ultime pubblicazioni di carattere divulgativo sono Buchi neri e universi neonati (1993) e The Nature of Space and Time (1996), un dibattito con il fisico matematico Roger Penrose.

Nel 2004 Hawking è intervenuto a sorpresa alla 17a Conferenza internazionale di Relatività Generale e Gravitazione, a Dublino, per annunciare la soluzione del cosiddetto paradosso dell’informazione (black hole information paradox). Nella sua teoria dei buchi neri, infatti, si ammetteva che questi giganteschi corpi celesti avessero un campo gravitazionale talmente intenso da non consentire l’allontanamento da esso di alcun tipo di “informazione”. John Preskill del Caltech (California Institute of Technology), ritenendo vero il contrario, aveva accettato nel 1997 una pubblica scommessa con Hawking; premio per il vincitore sarebbe stata un’enciclopedia, “da cui le informazioni possono uscire facilmente”. Con il suo intervento, Hawking pare ammettere di aver perso la scommessa, riaprendo così un capitolo importante della moderna astrofisica.

Fonte: Encarta

Recensione

Questo saggio di circa centosettanta pagine è un concentrato di teorie e spiegazioni sulle leggi che regolano lo spazio e di conseguenza anche il nostro mondo quotidiano. Dalla relatività allo spazio curvo, ai buchi neri, alla meccanica quantistica e molto altro: le grandi questioni dell’universo sono spiegate in maniera chiara, sostenuta tramite esempi e linguaggio semplici da comprendere per i profani. Quasi un discorso continuo, ininterrotto, che da una legge ci porta a un’altra senza che ce ne rendiamo conto e che non annoia, ma che anzi appassiona. Non ho mai letto un saggio scientifico più esauriente e allo stesso tempo chiaro e conciso. Da non perdere per chiunque voglia comprendere meglio il mondo che ci circonda, ma anche l’universo.

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Valutazione:

5

Il trono usurpato – David Gaider

Salve a tutti, eccomi con una nuova recensione.

Partiamo dal fatto che non amo il genere fantasy nella letteratura. Mi piace invece molto per quanto riguarda i videogiochi, così quando ho trovato un romanzo basato su Dragon Age: Origins (il mio videogioco preferito) mi sono detta che forse questo fantasy l’avrei apprezzato molto.

IL TRONO USURPATO

David Gaider

Multiplayer Edizioni

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Trama

Dopo che la madre, l’amata Regina Ribelle, è stata ingannata e uccisa dagli infidi nobili della sua corte, il giovane Maric diventa il capo di un’armata di ribelli nel tentativo di liberare il proprio popolo dal dominio di un tiranno straniero. I suoi compatrioti vivono nella paura, i suoi comandanti lo ritengono inesperto; i suoi unici alleati sono Loghain, un giovane e arrogante fuorilegge che gli ha salvato la vita, e Rowan, la splendida guerriera a lui promessa sin dalla nascita. Circondato da spie e traditori, Maric dovrà trovare il modo non solo per sopravvivere, ma anche per compiere il proprio destino: restituire la libertà a Ferelden e il trono usurpato alla propria discendenza.

L’autore

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David Gaider è uno scrittore e game designer canadese, lavora come sviluppatore di giochi Edmonton, Alberta, BioWare, dal 1999.
Gaider ha iniziato la sua vita professionale come fornitore per ristoranti e alberghi, mentre la progettazione del gioco era un hobby. Un amico di Gaider, Kalvin, cominciò a lavorare alla BioWare e suggerì il suo nome. Gaider ottenne il lavoro e, come primo incarico, gli fu dato il compito di fornire disegni per Baldur’s Gate 2. Egli ha scritto i personaggi HK-47, Jolee Bindo e Carth Onasi per Star Wars: Knights of the Old Republic, ed è stato scrittore per Neverwinter Nights: Hordes del Sottosuolo, su cui ha scritto sia Deekin e Valen Shadowbreath. Gaider è stato impostato come editorialista sul successore spirituale di Baldur’s Gate, Dragon Age: Origins, creando il mondo di Thedas in cui il gioco è ambientato. Ha scritto i personaggi di Zevran, Alistair, Cailan, Morrigan, Shale e Duncan, come le missioni “La natura della Bestia” e “Redcliffe”. Dopo il successo di Origins, Gaider anche scritto il suo prequel, The Stolen Throne e The Calling. Successivamente, Gaider ha scritto per Dragon Age II, dove ha avuto un contributo importante per la trama, creando i personaggi di Cassandra, Fenris, e Meredith, e scrisse il romanzo di follow-up, Asunder, che è stato pubblicato il 20 dicembre 2011. Nel 2012, Gaider ha pubblicato Dragon Age: The Silent Grove, una serie a fumetti pubblicata dalla Dark Horse Comics.

Recensione

Il trono usurpato racconta gli eventi che precedono la storia di Dragon Age: Origins. Siamo nel Ferelden alla fine dell’Era Benedetta, quando il principe Maric, ultimo reale del regno, cerca di riconquistare il trono strappatogli dagli invasori orlesiani.

Il fatto di esporre i fatti di gioventù di alcuni dei personaggi del videogioco (per esempio Loghain) è secondo me il punto forte del libro. Nel giovane Maric si ritrova molto del temperamento che poi avrà il figlio illegittimo Alistair nel videogioco.

L’ambientazione (Ferelden) e le vicende storiche (del Thedas in generale) mi hanno fatto apprezzare molto il libro; tra l’altro la narrazione ha un buon ritmo, né veloce né lento, e lo stile dell’autore (sceneggiatore di Dragon Age: Origins) è piacevole e fluido, capace di trasportare il lettore nel bel mezzo di una battaglia senza che se ne sia reso conto.

Un buon fantasy in generale, e un bellissimo libro che non può mancare nelle librerie degli appassionati gamer della saga di Dragon Age.

Valutazione:

5

Approfondimenti

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Dragon Age: Origins è un gioco di ruolo sviluppato da Bioware e distribuito da Electronic Arts. Pubblicato il 3 novembre 2009 per PC, XBox 360 e Playstation 3, è diventato disponibile anche per Mac OS X il 21 dicembre 2009 e costituisce il primo capitolo della saga Dragon Age.

Durante l’edizione 2004 dell’E3, Bioware ha annunciato lo sviluppo di un nuovo gioco intitolato Dragon Age. Il 10 luglio 2008 il nome è stato cambiato in Dragon Age: Origins. La versione del gioco per Playstation 3, inizialmente non prevista, è stata invece rilasciata insieme a quella per PC e XBox 360. Il titolo in questione è stato definito da Ray Muzyka come “il seguito spirituale di Baldur’s Gate”, gioco di ruolo realizzato da Bioware nel 1998[4]; l’ambientazione, i combattimenti e lo sviluppo del personaggio, tuttavia, sono stati creati ex novo dagli stessi sviluppatori e non presentano alcun legame né con i Forgotten Realms né con il sistema di regole di Dungeons & Dragons (salvo qualche velato riferimento a frasi e individui che compaiono nel su citato gioco).

Trama

Il gioco è ambientato nel Ferelden, una delle nazioni del vasto mondo di Thedas, nel pieno dell’invasione di temibili e sanguinarie creature note come Prole Oscura. Benché dimorino nelle Vie Profonde, un complesso sistema di gallerie sotterranee create dai nani, una volta ogni 200 anni (400 in questo caso) raggiungono la superficie, distruggendo tutto ciò che incontrano sul loro cammino. Questo evento prende il nome di Flagello.

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Le prime ore di gioco variano a seconda della razza e della classe scelta, caratteristiche che influenzano anche il modo in cui i personaggi si relazionano con il giocatore. Esistono sei diverse storie relative alle origini del protagonista; in ognuna di esse verrà infine scelto dal Custode Grigio Duncan come nuovo membro dell’Ordine. Per diventarlo il personaggio deve recarsi nelle Selve Korcari, insieme al Custode Grigio Alistair e altri due aspiranti membri dell’Ordine. Obiettivo della missione è recuperare 3 fiale di sangue della Prole Oscura e i trattati dei Custodi Grigi. Giunti sul luogo il gruppo incontra Morrigan, una Strega delle Selve. Questa afferma che i trattati dei Custodi Grigi, riguardanti l’alleanza fra i popoli contro la minaccia della Prole Oscura, sono in possesso di sua madre Flemeth. Morrigan conduce il gruppo in una capanna in mezzo alle Selve dove incontrano l’anziana signora, la quale consegna i trattati alle reclute. Tornati da Duncan, viene quindi effettuate il rituale dell’Unione, che consiste nel far bere a ciascuna delle reclute il sangue raccolto. Alla prova sopravvive solo il protagonista, e viene quindi ufficialmente riconosciuto come un Custode Grigio. Si tiene quindi una grande battaglia contro un esercito di Prole Oscura giunta all’accampamento dell’esercito re e dei Custodi Grigi, che viene persa da quest’ultimi quando Teyrn Loghain, padre della regina e quindi suocero di re Cailan, fa ritirare la sua armata anziché intervenire in aiuto del re come precedentemente convenuto. Il protagonista e Alistair riescono a salvarsi solo grazie all’intervento di Flemeth, che trasformatasi in un corvo gigante li trae in salvo. Risvegliatisi, gli ultimi due Custodi Grigi decidono subito di partire in viaggio accompagnati da Morrigan per chiedere, sfruttando i trattati, quanto più aiuto possibile in tutto il Ferelden, sia per contrastare Loghain, che nel frattempo ha usurpato il trono del re, che per combattere il Flagello.

Personaggi

Mabari

Dog_imageAnimale simile ad un grosso cane. I mabari sono noti segugi da guerra che rispondono soltanto agli ordini impartiti dal padrone; altre persone che tentino di farlo rischiano persino di essere uccisi. Se il giocatore veste i panni dell’umano nobile, sarà il primo membro del gruppo che incontrerete; diversamente, sarà possibile arruolarlo svolgendo un’apposita missione a Ostagar.

Alistair

NPC-AlistairUno degli ultimi due Custodi Grigi rimasti nel Ferelden. È stato cresciuto dall’Arle di Redcliffe, Eamon, e poi mandato a forza in un monastero dall’Arlessa, consorte dell’Arle, per mettere a tacere le voci secondo cui il giovane era un figlio bastardo. Alistair da allora non li vide più, e poco prima di prendere i voti come Templare, verrà portato via da Duncan che, invocando il diritto di coscrizione, lo farà diventare un Custode Grigio. Con l’avanzare della trama si scoprirà che Alistair è in realtà membro della famiglia reale, nonché fratello del defunto Re Cailan. La storia d’amore con Alistair è possibile con un personaggio femminile di qualsiasi razza.

Morrigan

Morrigan_profileFiglia della famigerata Strega delle Selve Flemeth, Morrigan è un’incantatrice arrogante e cinica che tiene molto al suo aspetto, sebbene cerchi di non farlo notare. È una mutaforma, possiede cioè l’abilità di assumere forme animali. Ha trascorso tutta la sua vita nelle Selve, una vita che lei stessa definisce solitaria e che non le ha consentito di coltivare relazioni sociali. Il ritrovamento del grimorio di Flemeth le consentirà di scoprire che la madre riesce a vivere per interi secoli prendendo possesso dei corpi delle figlie, ragion per cui chiederà al protagonista di ucciderla. La storia d’amore con Morrigan è possibile con un personaggio maschile di qualsiasi razza.

Leliana

2586048-lelianaLeliana è un’asserente della Chiesa: condivide lo stile di vita, gli ideali e i dogmi dei suoi fratelli e sorelle pur non avendo preso i voti. Si dice determinata ad aiutare il protagonista a porre fine al Flagello in virtù di una misteriosa visione mandatale dal Creatore. Quando il rapporto con il Custode Grigio diventerà più profondo, la giovane spiegherà di aver scelto la vita nel monastero per scappare da Marjolane, una spia di Orlais destinata a ricomparire con prepotenza nella vita della ragazza. La storia d’amore con Leliana è possibile con personaggi di entrambi i sessi e di qualsiasi razza.

Sten

Sten2Sten è un Qunari, razza proveniente dai territori del Nord. Spiega di essere giunto nel Ferelden per ordine del suo generale, il quale gli ha chiesto di trovare la risposta alla domanda “Cos’è il Flagello?”. Poco dopo il suo arrivo verrà però condannato alla prigionia per aver sterminato la famiglia di contadini che gli aveva salvato la vita. Il giocatore ha la possibilità di liberarlo (dimodoché cerchi la redenzione combattendo la Prole Oscura) oppure lasciarlo al proprio destino.

Wynne

soundtrack-dragon-age-pc-game-77361Wynne è un’anziana maga che insegna ai nuovi arrivati alla Torre del Circolo come servirsi della magia senza pericoli. Partecipa con fierezza alla battaglia di Ostagar, riuscendo a salvarsi malgrado la catastrofica sconfitta. Non appena il giocatore si reca alle sponde del Lago Calenhad, scoprirà che la Torre è caduta nelle mani degli abomini e che Wynne è intenzionata a porre fine a questa minaccia. Eliminato Uldred, il responsabile dei disordini, offrirà i propri servigi al Custode.

Zevran

Zevran-Arainai-dragon-age-origins-30432884-1011-574Zevran è un discendente degli elfi Dalish ed un membro dei Corvi di Antiva, una società di assassini con ramificazioni in numerosissime regioni. Questi gli propongono di uccidere il protagonista su richiesta di Arle Howe, forte del benestare di Loghain. Sconfiggendolo dopo l’agguato, il giocatore potrà decidere se ucciderlo o accettare la sua proposta di alleanza. Per quanto possa sembrare cinico e malizioso in ogni suo discorso, l’elfo ha avuto un’infanzia durissima in quanto orfano di entrambi i genitori: la madre, una prostituta di Antiva, è morta dandolo alla luce, mentre il padre, un taglialegna, è scomparso a causa di una malattia. È stato quindi cresciuto dai Corvi di Antiva, imparando ogni segreto nell’arte dell’assassinio. La storia d’amore con Zevran è possibile con personaggi di entrambi i sessi e di qualsiasi razza.

Oghren

20100402_1318451Oghren è un nano della città di Orzammar. Aiuterà il giocatore ad inoltrarsi nelle Vie Profonde per trovare la moglie Branka, partita alla ricerca dell’Incudine del Vuoto, un antico manufatto creato dal Campione Caridin per forgiare Golem (usando le anime di volontari e non). Il protagonista potrà scegliere se preservare l’Incudine o distruggerla. In entrambi i casi, Oghren offrirà al Custode Grigio la propria lama per sconfiggere il male che minaccia Ferelden, abbandonando pertanto Orzammar. Dopo un iniziale periodo di adattamento alla superficie, ne scoprirà la bellezza, le particolarità ma soprattutto la qualità della birra, da lui assunta costantemente in grande quantità.

Shale

ShalePortrait--article_imageShale è un golem reclutabile soltanto dopo aver scaricato il DLC “Il prigioniero di Pietra”. Il suo precedente padrone, Wilhem, la portò sulla superificie dopo averla rinvenuta casualmente nelle Vie Profonde; da allora la impiegò come servitore personale, sino a quando la situazione non divenne talmente insopportabile che Shale uccise Wilhem. Subito dopo però si bloccò, incapace di muoversi e di proferire parola. L’incontro con un mercante di nome Felix consentirà al giocatore di dirigersi verso Honnleath, città dove il golem giace ancora immobile.

Loghain

tumblr_nf11usMHn41t2dxlro1_500Teyrn Loghain, padre di Anora e quindi suocero di Cailan, è il cattivo per almeno 2/3 della storia. Successivamente all’incontro dei popoli, il giocatore può scegliere di giustiziarlo (e quindi non diventerà mai più un personaggio del gruppo), o fargli compiere l’iniziazione, avendo una vendetta comunque adeguata. Non passandola, infatti, perirebbe e passandola sarebbe “condannato” a diventare un Grey Warden e ad aiutare il protagonista (questa è l’argomentazione posta da Anora per convincere il giocatore, risparmiandolo può essere scelto come sacrificio contro l’arcidemone, se si prende questa decisione morirà e sarà considerato un eroe insieme al personaggio principale che però rimarrà in vita.). Risparmiandolo, però, scatenerete la furia di Alistair, che desiderava vederlo morto più di ogni altra cosa (d’altronde Loghain è la causa della morte del fratello Cailan e del mentore Duncan), che indipendentemente dalle vostre mosse e risposte per convincerlo a restare abbandonerà il gruppo.

Fonti: Wikipedia

La fidanzata inopportuna – Natasha Solomons

Salve amici, questa volta condivido con voi la mia opinione su un libro che ho trovato quasi per caso ma che è stato una vera rivelazione.

LA FIDANZATA INOPPORTUNA

Natasha Solomons

Frassinelli

 

La fidanzata inopportuna

 

Trama

È la primavera del 1938 quando Elise Landau arriva a Tyneford House, sulla costa del Dorset. È in fuga dall’Austria, e dal nazismo ormai al potere. Tra le stanze in penombra dell’antica dimora inglese, dove prende servizio come cameriera, solo un filo di perle della madre, indossato sotto la divisa, le ricorda la vita scintillante di Vienna, e l’ambiente vivace e mondano della ricca borghesia ebraica cui appartiene. Aggrappata al ricordo, e a un’immagine di se stessa che non c’è più, Elise vaga come uno spettro in una casa dove non ha un posto: a disagio con il resto della servitù, subalterna al padrone l’affascinante vedovo Christopher Rivers -, la giovane donna impara presto a dimenticare il passato, o a nasconderlo. Finché un giorno a Tyneford House giunge Kit, il figlio di Mr Rivers. Tra lui ed Elise sboccia un amore limpido e intenso, e la vita sembra tornare piena di gioia. Ma la guerra sta per raggiungere l’Inghilterra, pronta a spazzare via le certezze di tutti, incurante dei destini dei singoli. Kit viene chiamato al fronte e i due giovani amanti sono costretti a separarsi, senza sapere cosa ne sarà del loro futuro. Perché il mondo come lo conoscevano è sul punto di cambiare irrimediabilmente: ed Elise sarà costretta, per sopravvivere, a cambiare anche lei. A diventare un’altra. Imparando che, nel corso di una vita, si può essere più di una persona. E, forse, si può amare più di una volta.

L’autrice

Nat Sol

Natasha Solomons è nata nel 1980. Vive nel Dorset. Il suo primo lavoro, a nove anni, fu la pastorella, badando a un gregge sulla collina Bulbarrow. Da allora, ha lavorato come sceneggiatrice con il marito, e insieme stanno attualmente lavorando all’adattamento cinematografico del suo primo romanzo, Un perfetto gentiluomo, selezionato per il Galaxy Book Award.  Il suo secondo libro, La fidanzata inopportuna, esamina l’impatto della guerra su un villaggio nel Dorset e in particolare sui suoi abitanti.

Recensione

Lo guardai con aria di sfida. Lo sfidai a ricambiare il mio sguardo. Lo sfidai a dirlo, a dire la cosa che ci avrebbe salvati entrambi. Lui mi si avvicinò.

«Non tutti quelli che ti amano sono morti.»

Elise Landau è una giovane ebrea benestante che abita a Vienna. La sua vita è scandita da eventi mondani e la condivide con la sorella maggiore Margot, la madre Anna, famosa cantante lirica, e il padre Julian, apprezzato romanziere. La quotidianità perfetta di Elise viene però infranta nella primavera del 1938 quando, dopo l’Anschluss, le leggi razziste minacciano di rovinare per sempre la vita della sua famiglia. Margot parte per l’America con il fidanzato, Anna e Julian restano a Vienna in attesa del visto d’uscita mentre Elise viene mandata in Inghilterra, dove viene assunta come cameriera nella residenza di un gentiluomo presso Tyneford. È questa la sorte che spetta ai nobili ebrei: diventare servitù per le famiglie straniere altolocate.

Elise si adatta controvoglia alla sua nuova vita, a lavorare a testa bassa e a sopportare il nuovo comportamento riservatole. Non riesce però a entrare a tutti gli effetti nella cerchia della servitù di Tyneford House. Colta dallo sconforto, si aggrappa a ciò che ha di più caro della sua vecchia vita: la viola che suonava quand’era bambina e in cui suo padre ha nascosto un romanzo ancora inedito in modo che Elise lo portasse fuori dal Terzo Reich.

Nella vita di Elise entrano due uomini importanti: Mr Christopher Rivers, il gentiluomo suo datore di lavoro, affascinante quarantenne, e Kit Rivers, figlio di Mr Rivers, un uomo-bambino anticonformista e bellissimo. Con ognuno di loro stringe un legame diverso ma comunque indissolubile che cambia la sua situazione a Tyneford House. I brevi attimi di felicità però non hanno fatto i conti con la guerra che, incurante di tutto, arriva anche lì a stravolgere ogni cosa.

Un romanzo che rapisce il lettore e lo catapulta in un mondo che non c’è più. Un romanzo che mostra l’altra faccia della guerra, quella indiretta, quella della sofferenza di coloro che rimangono a casa, lontani dal conflitto. Oltre all’amore romantico e platonico, in questo libro troviamo anche la toccante storia di una ragazza ebrea che compie un viaggio alla scoperta di una nuova sé. Indimenticabili i personaggi di Kit e Christopher Rivers, due modi opposti di essere uomini, due modi opposti di vedere la vita e di agire.
La scrittura della Solomons è assolutamente piacevole e spesso poetica, armonica, soprattutto nella descrizione dei paesaggi, dell’alternarsi delle stagioni sulle colline e sulla baia di Tyneford.

Un unico appunto: nella traduzione italiana hanno stravolto il titolo. Da The novel in the viola (Il romanzo nella viola), molto poetico e con legami con la storia, è stato trasformato in La fidanzata inopportuna. Manovra commerciale?

In definitiva un libro che consiglio davvero di leggere.

 Valutazione:

5

Approfondimenti

Anschluss

Annessione dell’Austria da parte della Germania nazista proclamata ufficialmente il 15 marzo del 1938; realizzava il progetto di Hitler di unificare sotto il Terzo Reich tutti i tedeschi europei.

Le clausole del trattato di Versailles (1919) e del trattato di Saint-Germain (1919) vietavano espressamente l’unione tra i due paesi, e ancora nel 1931 la Francia pose il veto a un progetto di unione doganale austro-tedesca. La situazione precipitò dopo l’avvento al potere di Hitler in Germania. Simpatizzanti nazisti riprovarono a destabilizzare l’Austria, tentando il Putsch del luglio 1934 che portò all’assassinio del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss, ma il tentativo fallì per l’opposizione di Francia, Gran Bretagna e Italia.

A partire dal 1937 Hitler esercitò pesanti pressioni militari, politiche e diplomatiche sul nuovo cancelliere, Kurt von Schuschnigg, che finirono col determinarne le dimissioni in favore del nazista austriaco Arthur Seyss-Inquart (11 marzo 1938). Il giorno seguente truppe e forze di polizia tedesche entrarono nel territorio austriaco su espresso invito di Seyss-Inquart, e il 14 marzo Hitler fece trionfalmente ingresso a Vienna dove, il giorno dopo, proclamò l’Anschluss (termine tedesco che significa appunto “congiungimento”, “annessione”). L’atto fu confermato dal plebiscito del 10 aprile 1938, con il quale l’Austria divenne la provincia tedesca della Marca Orientale (Ostmark).

Considerata vitale per gli interessi dei popoli germanici, l'annessione ("Anschluss") dell'Austria venne tentata da Adolf Hitler una prima volta nel 1934, fallendo per l'opposizione di Gran Bretagna, Francia e Italia. Quattro anni dopo, rafforzato il suo potere e ottenuto il consenso di Mussolini, Hitler piegò le deboli resistenze dell'Austria, unendola al Reich. Annunciata ufficialmente il 15 marzo 1938, l'annessione venne accolta con favore dalla maggioranza degli austriaci e ratificata con un referendum il 10 aprile seguente. Nella foto, un reparto dell'esercito tedesco attraversa la frontiera austriaca il 12 marzo 1938.

Considerata vitale per gli interessi dei popoli germanici, l’annessione (“Anschluss”) dell’Austria venne tentata da Adolf Hitler una prima volta nel 1934, fallendo per l’opposizione di Gran Bretagna, Francia e Italia. Quattro anni dopo, rafforzato il suo potere e ottenuto il consenso di Mussolini, Hitler piegò le deboli resistenze dell’Austria, unendola al Reich. Annunciata ufficialmente il 15 marzo 1938, l’annessione venne accolta con favore dalla maggioranza degli austriaci e ratificata con un referendum il 10 aprile seguente. Nella foto, un reparto dell’esercito tedesco attraversa la frontiera austriaca il 12 marzo 1938.

 

Fonte: Encarta

L’armadio dei vestiti dimenticati – Riikka Pulkkinen

Quest’oggi vi presento un libro che mi aveva incantata per titolo, quarta e copertina. Un inganno.

 

L’ARMADIO DEI VESTITI DIMENTICATI

Riikka Pulkkinen

Garzanti

l'armadio dei vestiti dimenticati

Trama

La stanza è invasa dalla polvere e dalla luce. Sono passati anni, ma a casa della nonna Elsa non è cambiato nulla: la bambola, il cavallo a dondolo e poi il vecchio armadio. Ad Anna, sua nipote, basta aprirlo per tornare di colpo bambina, quando insieme alla nonna giocava a vestirsi da grande. Gli abiti ci sono ancora tutti e Anna li riconosce; stoffe che sanno di festa e di risate. Eppure c’è un vestito che la giovane non ricorda: ha la gonna ampia e un nastro alto in vita. Uno stile molto diverso da quello della nonna. Anna lo prova. Basta quel semplice gesto perché il suo mondo cambi per sempre. Quando sua nonna la vede con quell’abito, bella come non mai, capisce che è giunto il momento sfuggito tanto a lungo. Ora che le rimangono pochi giorni di vita, non può più mentire. Lo deve a sé stessa ma anche a sua nipote, deve dirle la verità. Deve confessare a chi appartiene quell’abito, deve pronunciare quel nome taciuto da anni, Eeva. Un nome che Anna non conosce. Il nome di una donna dimenticata nel silenzio, di cui non esistono nemmeno fotografie. Un nome che affonda le radici in un segreto forse incomprensibile. Spetta ad Anna capirlo. Ma per farlo deve tornare indietro a un tempo antico, a una storia di perdono, di tradimento e di bugie. Ma soprattutto alla storia di un amore unico come quelli che lega indissolubilmente una madre e una figlia, nel bene e nel male. Un amore in cui tutto, a volte, può essere perdonato.

L’autrice

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Riikka Pulkkinen (nata l’8 luglio 1980 a Tampere) è una scrittrice finlandese. Il suo primo libro è stato pubblicato nel 2006 ed è stato nominato per premio letterario Helsingin Sanomat. Il secondo romanzo (L’armadio dei vestiti dimenticati) è apparso nel 2010 e ha guadagnato l’attenzione internazionale.

Recensione

Ci troviamo in Finlandia. Elsa è un’anziana signora dal piglio energico, diventata famosa in gioventù per i suoi studi psicologici sui bambini. È sposata con Martti, uno stravagante artista. La loro figlia Eleonoora si ritrova spiazzata quando viene a sapere che alla madre rimangono poche settimane di vita. Soffoca la sofferenza in favore di un’efficace organizzazione della vita quotidiana, aiutata dalle figlie Maria e Anna. Proprio a quest’ultima, durante un’esplorazione nell’armadio dei vecchi vestiti, nonna Elsa racconta la storia del tradimento che il nonno Martti ha operato nei suoi confronti con una donna di nome Eeva. Da qui comincia un’altalena di narrazione presente/passato e cambio di punti di vista, a volte stancante.

Il motivo principale per cui assegno una bassa valutazione a questo romanzo è lo stile. Non mi è piaciuto per niente; il modo di raccontare le cose è assolutamente “sbagliato” se così si può definire, sebbene sia una scelta del tutto personale dell’autrice. Dico sbagliato perché, nonostante la storia non sia nulla di speciale, sarebbe potuta apparire più accattivante e intrigante se raccontata in tutt’altra maniera.

Eeva narra la sua storia in prima persona, tuttavia appare come il racconto di qualcuno estraneo ai fatti, non coinvolto davvero come invece vuol far credere dalle continue metafore – che vogliono essere poetiche – inserite nelle righe. A ogni segno di avvicinamento a Elsa o a Martti, Eeva svela subito ogni mistero con frasi del tipo: “Quel giorno Elsa fu cordiale, ancora non sapeva che mi avrebbe detestata”, oppure “Avrei amato quella caratteristica di Martti quando avremmo fatto l’amore”. Quindi già sappiamo cosa accadrà; la curiosità va scemando e la voglia di leggere pure supportata da una narrazione del genere; la narrazione è confusa dall’inserimento di lunghissimi ricordi tra le frasi dei dialoghi. Si è costretti a tornare indietro a leggere l’ultima battuta per riprendere il filo interrotto da qualcosa che non c’entra nulla. Oltretutto – e questa è una cosa che reputo oltremodo assurda – nonostante Eeva parli in prima persona, è misteriosamente in grado di leggere i pensieri degli altri. Durante del tempo trascorso assieme a Martti racconta: “mi immagina nuda, pensa a com’ero a casa mia, con gli amici, ecc.”. Ma come fa a saperlo? Il tutto intriso di profonda – e stucchevole a un certo punto – malinconia.

Valutazione:

1

Korogocho – Alex Zanotelli

Ciao a tutti!

Oggi vi parlo di un libro-inchiesta da cui ho preso molte notizie per la mia tesi di laurea.

 

KOROGOCHO

Alex Zanotelli

Feltrinelli

korogocho

Le prese di posizione di padre Alex Zanotelli sulla Chiesa e, ancor più, su temi di carattere sociale, politico, economico, e gli incontri pubblici cui prende parte, sempre affollatissimi, hanno fatto dell’ex direttore di “Nigrizia” un leader spirituale. Dall’esperienza di “Nigrizia”, appunto, dove condusse inchieste sulla malacooperazione e sui traffici illeciti di armi, a quella di “pellegrino sulle strade d’Italia”, questo volume ripercorre, lontano da ogni autocelebrazione, il cammino di una delle figure più rappresentative della cultura cattolica contemporanea.

L’autore

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Padre Alessandro Zanotelli, più noto come Alex Zanotelli (Livo, 26 agosto 1938), è un religioso, presbitero e missionario italiano, facente parte della comunità missionaria dei Comboniani. È l’ispiratore e il fondatore di diversi movimenti italiani tesi a creare condizioni di pace e di giustizia solidale.

Il 23 settembre 2013 gli viene conferita la laurea honoris causa in Giurisprudenza presso il Dipartimento Jonico in “Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture» dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. È direttore, sin dalle origini, della rivista nonviolenta fondata da don Tonino Bello, Mosaico di Pace.

Recensione

Un giorno una donna si accorse che stava accadendo qualcosa sul ciglio del dirupo che sovrasta il laghetto che divide Korogocho dalla discarica. Una ragazzina tentava di trascinare con sé il fratellino per gettarsi assieme a lui nell’acqua. Ma cosa c’è di talmente mostruoso, demoniaco nel mondo, da spingere due bambini al suicidio, proprio nel momento in cui dovrebbero aprirsi alla bellezza della vita!

 

Alex Zanotelli è un frate comboniano che dopo il lavoro nel giornale “Nigrizia” decide di andare in missione in Africa, precisamente a Nairobi, capitale del Kenya. Oltre la metà degli abitanti è costretta a vivere nell’1,5% del territorio totale della città. Sono i baraccati. Inoltre questa terra non appartiene a loro, ma al governo che può andare quando vuole a spianare le baracche e spingere altrove i poveri. La maggior parte delle persone non possiede nemmeno la baracca dove vive e paga l’affitto.
Alex Zanotelli è stato uno dei primi missionari ad avventurarsi nella vita crudele delle baraccopoli. Sceglie Korogocho e vi entra il 14 gennaio 1990. In questo libro traspare tutto il suo stupore per un mondo inospitale e crudele oltre ogni immaginazione. La sua testimonianza è una delle più importanti per comprendere le situazioni estreme di povertà in cui versano le baraccopoli. Non vi è alcun servizio: le fogne sono a cielo aperto mentre l’acqua non arriva direttamente alle baracche, ma è portata con tubi dalle fontane dalle quali viene venduta un tanto al secchio.
«È un fatto risaputo che l’acqua per riempire le piscine delle tante ville di Nairobi costa molto meno dell’acqua che si beve nelle baraccopoli. Ma tutto questo non è avvertito come un problema da chi detiene il potere. Basti pensare che nelle mappe catastali le baraccopoli non esistono.»
La gente cerca di vivere come può. Troviamo baby prostitute che partono in sciami dalla baraccopoli per riversarsi nei locali notturni frequentati dai turisti, nonché streetchildren che commettono piccole rapine e furti e sniffano una sorta di colla per non avvertire la fame. Manca l’istruzione; vi è la grande piaga dell’AIDS, difatti un buon cinquanta percento degli abitanti delle baraccopoli è sieropositivo; la convivenza non è affatto facile poiché molti si ubriacano per sopportare le sofferenze. E questo non fa altro che portare altre sofferenze, in un circolo vizioso. Gran parte della violenza che nasce nella comunità viene sfogata sul corpo della donna che diventa costantemente vittima di abusi anche di massa.
Il frate si inserisce a fatica in un ambiente come questo nel quale regna la diffidenza nei confronti dei bianchi e si impegna ad entrare in contatto profondo con queste persone. Tenta di creare inoltre diverse iniziative per portare reddito ai baraccati come delle cooperative di commercio equo e solidale o corsi per parrucchiere.
Un libro vivo, pulsante, animato dai racconti delle numerose vite e tragedie incontrate nell’inferno dei poveri. Un libro che colpisce e travolge l’anima come uno tsunami.

Valutazione:

5

Tutto ciò che sono – Anna Funder

Amici, oggi vi parlo di un libro dall’argomento “impegnativo”, ossia la storia di giovani donne e uomini membri della Resistenza antinazista (eh sì, perché esisteva!).

 

TUTTO CIÒ CHE SONO

Anna Funder

Feltrinelli

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Trama

“Tutto ciò che sono” è il romanzo di quattro giovani irriducibili che hanno rischiato la vita per allertare il mondo sul pericolo rappresentato da Hitler. Ruth, i cui ricordi hanno la potenza del sogno, Ernst, il leader-artista, la coscienza di un’epoca, Hans, fragile e combattuto, e soprattutto Dora, Dora Fabian, un’affascinantissima eroina della Resistenza antinazista, fino a oggi del tutto sconosciuta, una donna moderna, libera e consapevole, così coraggiosa da non riuscire a salvare se stessa. La loro storia è l’emblema della lotta per la libertà di amare, di vivere, di immaginarsi un futuro. Un romanzo di amore, sacrificio e tradimento, una storia incalzante, tragicamente vera, attenta ai dettagli, profondamente intrisa di paura, tristezza, rabbia e ricordi avvolti dalla nostalgia.

L’autrice

anna funder

La scrittura di Anna Funder ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. I suoi saggi e articoli di approfondimento sono apparsi in numerose pubblicazioni. Ha girato come un oratore pubblico. La Funder è laureata presso la University of Technology, Sydney. Nel 2011 è stata nominata al Consiglio della letteratura Australia Council for the Arts. Tutto ciò che sono è stato pubblicato dapprincipio nel Regno Unito e in Australia; è stato rilasciato a febbraio 2012 negli Stati Uniti e in Italia. Anna Funder attualmente risiede a Park Slope, Brooklyn.

Recensione

Il grande vantaggio dei nazisti è che nessuno, né la polizia né i nostri amici, crederà che qualcuno sia capace di fare quello di cui abbiamo le prove.

Questa è la storia di Ruth, Dora, Hans, Ernst, narrata in ricordi che si alternano al presente vissuto da Ruth (modo di narrare questo che in realtà non mi piace tantissimo).

Ruth è una donna mite e calma, a volte invisibile; Dora un’eroina moderna, sensuale e combattiva; Hans l’uomo di successo bello e sicuro di sé; Ernst lo scrittore tormentato e platonico.

Persone molto diverse – e realmente esistite – che in comune hanno un grande desiderio: abbattere il nazismo. Il nazismo e tutte le conseguenze che esso porta: negazione di libertà, violenza, menzogna, persecuzione ingiusta, manipolazione delle masse. I protagonisti sono costretti dal potere sempre maggiore del regime e della polizia segreta a fuggire dai territori sotto il dominio tedesco, rifugiandosi in Inghilterra da dove sperano di poter diffondere notizie sul nazismo, di modo che il mondo apra gli occhi sulle intenzioni di Hitler. Purtroppo però, la vita degli esiliati non è semplice e nessuno da loro credito, anzi si ritrovano spesso a doversi nascondere dalle indagini dei nazisti infiltrati nella polizia inglese. Tutto questo li porterà a compiere atti di coraggio, rischiare la vita e persino dubitare della loro amicizia e sincerità.

I temi trattati sono estremamente importanti, tuttavia sento di dover avanzare perlomeno una critica.

Nonostante la scrittura sia fluida, a volte l’autrice si perde in descrizioni troppo dettagliate che – seppur rendano bene l’atmosfera del tempo – a volte annoiano il lettore e rallentano il ritmo della storia, che in ogni caso non è estremamente avvincente, come una tipica spy story.

In definitiva un libro consigliato agli amanti della storia. Indimenticabili e profondamente riflessive alcune considerazioni di Ernst che mi hanno fatto venir voglia di andare a scovare alcuni suoi scritti (dato che è uno scrittore realmente esistito, Ernst Toller).

 Valutazione:

4

 

 

Approfondimenti

Il movimento antinazista

Ad esclusione dell’attentato contro Hitler del 20 luglio 1944, e dei tentativi precedenti ad opera degli stessi congiurati, si può dire che la resistenza in Germania ebbe quasi esclusivamente un carattere non violento.

Isolate azioni di propaganda politica ed intellettuale antinazista si ebbero negli anni precedenti il conflitto, già a partire dai primi anni del regime ed in particolare dal 1938, con l’evidenziarsi della politica pericolosamente aggressiva di Hitler e dell’antisemitismo sempre più violentemente attivo.
Alle parole di sapore antinazista, la cui diffusione andò incontro a difficoltà crescenti, durante gli anni di guerra, soprattutto dal 1942-43, quando la guerra aveva ormai preso un corso assai negativo per la Germania, l’opposizione al regime si manifestò anche con la resistenza passiva, ad esempio lavorando seguendo ritmi estremamente lenti o con piccolissimi sabotaggi simulati da incidenti o cose simili. Fu coinvolta una percentuale relativamente bassa della popolazione attiva, ma si tratta comunque di svariate decine di migliaia (ma si tratta di un numero difficilmente stimabile) le persone che si opposero al regime nazista in questo modo – creando sì qualche fastidio o ritardo nella produzione, ma assolutamente insignificante se confrontato con i problemi causati al Reich dai bombardamenti alleati.

Fonte: storia.archeologia.com

 

Ernst Toller

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Ernst Toller (Szamocin, 1º dicembre 1893 – New York, 22 marzo 1939) è stato un drammaturgo e rivoluzionario tedesco.

Di origine ebraica ed appartenente a una famiglia di commercianti, studiò in Polonia per poi completare gli studi all’Università di Grenoble, in Francia.

Lo scoppio della prima guerra mondiale lo vide impegnarsi come volontario per la difesa della madrepatria tedesca: l’esperienza del fronte lo mutò, però, sensibilmente, spingendolo su posizioni pacifiste. Congedatosi nel 1916 a causa di una malattia, terminò gli studi universitari presso la Università Ludwig Maximilian di Monaco. A Monaco frequentò con interesse alcuni salotti letterari borghesi. Fece amicizia con Thomas Mann, Arthur Kutscher e Rainer Maria Rilke.

Il 1918, con la sua adesione al Partito Socialdemocratico Indipendente, segnò una svolta nella vita di Toller, che dichiaratamente si schierò su posizioni comuniste, rivoluzionarie e al contempo pacifiste. Proprio La svolta intitolò il suo primo dramma. Impegnatosi politicamente, appoggiò nel 1918 il crollo della monarchia in Baviera. Fu lui assieme a Gustav Landauer e Erich Mühsam il 9 aprile 1919 a proclamare la Repubblica dei consigli Räterepublik. Sebbene pacifista fu incaricato di formare una armata rossa. Nella Repubblica dei consigli bavarese ricoprì per un periodo la carica di presidente del consiglio centrale, scontando poi, al momento della repressione, cinque anni di carcere a Niederschönenfeld

L’esperienza mise a dura prova i suoi ideali di pacifismo e non violenza: la produzione letteraria di Toller mise allora in evidenza la lacerazione esistente tra l'”uomo etico”, portatore di ideali di alta umanità e “uomo politico”, portatore invece dell’ideale di massa che calpesta gli ideali ed i bisogni individuali. A questo conflitto è dedicato Uomo massa del 1919 che rielabora il tragico destino di Sarah Sonja Rabinowitz. In carcere approfondì la conoscenza dei componenti della classe operaia, esperienza che gli fu d’aiuto per meglio comprendere quanto di agiografico vi fosse nella descrizione del proletariato da parte degli intellettuali. Tali nozioni vennero riversate nel dramma I distruttori di macchine del 1920-1921, in chiaro riferimento ai moti luddisti.

Date le posizioni marxiste espresse in alcuni dei suoi ultimi lavori come Spegnete i fuochi o Il giorno del proletariato.

Perseguitato dai nazisti per le sue posizioni politiche e per la sua religione, emigrò dapprima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti d’America, dove si suicidò in un albergo di New York il 22 maggio 1939, dopo aver amaramente constatato di aver perso la vena poetica e creativa.

Fonte: Wikipedia

A un passo dalla vita – Thomas Melis

Salve amici e buon anno!

Quali sono i vostri propositi per i 365 giorni che ci attendono? Penso che sia un bene prefiggersi degli obiettivi, anche di vita quotidiana, in modo da avere la spinta per fare sempre meglio e crescere come persone. Dunque, buon lavoro 🙂

Inauguriamo il 2015 con la segnalazione del libro di un autore emergente.

 

A UN PASSO DALLA VITA

Thomas Melis

Lettere Animate

Cover - A un passo dalla vita - Thomas Melis

Trama

È una Firenze fredda, notturna e mai nominata quella che fa da palcoscenico alla storia di Calisto e dei suoi sodali, il Secco e Tamagotchi. La città è segnata dalla crisi globale, dietro l’opulenza pattinata del glorioso centro storico si nasconde la miseria dei quartieri periferici. Calisto è intelligente, ambizioso, arriva dal Meridione con un piano in mente e non ha intenzione di trasformarsi in una statistica sul mondo del precariato. Vuole tutto: tutto quello che la vita può offrire. Vuole lasciarsi alle spalle lo squallore della periferia – gli spacciatori albanesi, la prostituzione, il degrado, i rave illegali –, per conquistare lo scintillio delle bottiglie di champagne che innaffiano i privè del Nabucco e del Platinum, i due locali fashion più in voga della città. Calisto vuole tutto e sa come vincere la partita: diventando un pezzo da novanta del narcotraffico.
Cupamente, nella rappresentazione di un dramma collettivo della “generazione perduta”, schiava di un sistema socioeconomico degenere e illusa dalle favole di una televisione grottesca, si snoda questa storia di ingiustizie e tradimenti, ma anche di amicizie e amori forti tragicamente condannati. Perché il male non arriva mai per caso e la vita non dimentica mai nulla, non perdona mai nessuno.

L’autore

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Thomas Melis è nato a Tortolì, in Sardegna, nel 1980. Ha studiato presso le Università di Firenze e Bologna concludendo il suo percorso accademico nell’anno 2008. Nella vita si occupa di progettazione su fondi comunitari e consulenza aziendale per lo sviluppo. Ha collaborato con diverse riviste on line, dedicandosi alle analisi degli scenari internazionali e della politica interna. “A un passo dalla vita” è il romanzo con il quale esordisce per Lettere Animate Editore.

Perché è consigliato?

Perché si tratta di una bella lettura. La scrittura di Thomas Melis è attenta, consapevole: la narrazione spazia dall’utilizzo di un vocabolario ricco, variegato, a passaggi più veloci e ironici. Un realistico ritratto di una città e di una generazione, con tutti i problemi che le caratterizzano.

 

Buona lettura!

I signori dei primordi – Andrea Micalone

Cari amici,

in questo weekend quasi natalizio torno a parlarvi di un autore che abbiamo conosciuto tempo fa in un articolo dedicato al primo volume della sua saga. Sto parlando di Andrea Micalone e potete leggere l’articolo in questione qui. Ora vi presento quindi il secondo volume della stessa serie.

 

IL TRAMONTO DELLA LUNA: I SIGNORI DEI PRIMORDI

Andrea Micalone

Self  publishing

I Signori Dei Primordi Copertina

Trama

Dopo i drammatici avvenimenti accaduti durante l’Assemblea degli Alti Patti, il Norrendal deve adesso affrontare i temibili eserciti comandati dalla misteriosa “Mente”. Enestar ed Ellendar dovranno perciò recarsi alla Gatierf Edria, la Fortezza delle Terre Oscure, per difendere quell’ultimo baluardo che separa la civiltà dal suo annientamento. Nel frattempo Airalos affronterà le remote terre orientali, dove pare che regnino ancora i “Signori dei Primordi”.

 

Perché è consigliato?

Dopo l’affascinante esordio Il tramonto della luna: Le origini della notte, Andrea Micalone torna a incantarci con un’avventura dai risvolti magici ancora più oscuri e torbidi rispetto alla precedente. Legami e amicizie tra i personaggi conosciuti nel primo libro sono messi ora in discussione in maniera profonda. L’avventura e l’azione sono i pilastri su cui poggia l’intera narrazione.

Ideale per chi ama il genere fantasy ma anche per chi vuole avvicinarvisi per la prima volta.

Link utili

 

Buona lettura!

L’amore ai tempi del colera – Gabriel García Márquez

Gabriel García Márquez è scomparso da poco ma ha lasciato il segno nella letteratura mondiale. Commentiamo uno dei suoi libri.

 

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA

Gabriel García Márquez

Mondadori

AmoreColera

Trama

Per cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni Fiorentino Ariza ha perseverato nel suo amore per Fermina Daza, la più bella ragazza dei Caraibi, senza mai vacillare davanti a nulla, resistendo alle minacce del padre di lei e senza perdere le speranze neppure di fronte al matrimonio d’amore di Fermina con il dottor Urbino. Un eterno incrollabile sentimento che Fiorentino continua a nutrire contro ogni possibilità fino all’inattesa, quasi incredibile, felice conclusione. Una storia d’amore e di speranza con la quale, per una volta, Gabriel García Márquez abbandona la sua abituale inquietudine e il suo continuo impegno di denuncia sociale per raccontare un’epopea di passione e di ottimismo. Un romanzo atipico da cui emergono il gusto intenso per una narrazione corposa e fiabesca, le colorate descrizioni dell’assolato Caribe e della sua gente. Un affresco nel quale, non senza ironia, si dipana mezzo secolo di storia, di vita, di mode e abitudini, aggiungendo una nuova folla di protagonisti a una tra le più straordinarie gallerie di personaggi della letteratura contemporanea.

 

L’autore

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Gabriel José de la Concordia García Márquez, soprannominato Gabo (Aracataca, 6 marzo 1927 – Città del Messico, 17 aprile 2014), è stato uno scrittore, giornalista e saggista colombiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1982.

Tra i maggiori scrittori in lingua spagnola, García Márquez è considerato il maggior esponente del cosiddetto realismo magico, la cui opera ha fortemente contribuito a rilanciare l’interesse per la letteratura latinoamericana.

Dotato di uno stile scorrevole, ricco e costantemente pervaso di un’amara ironia, i suoi romanzi sono caratterizzati da articolate strutture narrative, con frequenti intrecci fra realtà e fantasia, fra storia e leggenda, con la presenza di molteplici piani di lettura, anche allegorici, e con un uso sapiente di prolessi ed analessi.

Il suo romanzo più famoso, Cent’anni di solitudine, è stato votato, durante il IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola, tenutosi a Cartagena nel marzo del 2007, come seconda opera in lingua spagnola più importante mai scritta, preceduta solo da Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes.

Lo stile letterario e le tematiche

Gabriel García Márquez fu uno dei quattro scrittori latinoamericani coinvolti per primi nel boom letterario latinoamericano degli anni Sessanta e Settanta; gli altri tre autori erano il peruviano Mario Vargas Llosa, l’argentino Julio Cortázar e il messicano Carlos Fuentes (ad essi è da aggiungersi la figura discostata di Jorge Luis Borges). Sarà Cent’anni di solitudine il romanzo che gli porterà fama internazionale di romanziere del movimento magico-realista della letteratura latinoamericana, che influenzerà gli scrittori di periodi successivi, come Paulo Coelho e Isabel Allende. Egli appartiene alla generazione che recuperò la narrativa fantastica del romanticismo, come quella di E.T.A. Hoffmann, e il romance europeo, lo stile dei poemi lirici, epici e mitologici che andavano di moda fino all’alba del romanzo moderno nel XVIII secolo, quando la particolare mescolanza di reale e invenzione venne relegata nella letteratura del romanzo gotico o in altri sottogeneri.

Come una metaforica e critica interpretazione della storia colombiana, dalla fondazione allo Stato contemporaneo, Cent’anni di solitudine riporta diversi miti e leggende locali attraverso la storia della famiglia Buendía, che per il loro spirito avventuroso si collocano entro le cause decisive degli eventi storici della Colombia — come le polemiche del XIX secolo a favore e contro la riforma politica liberale di uno stile di vita coloniale; l’arrivo della ferrovia in una regione montuosa; la Guerra dei mille giorni (Guerra de los Mil Días, 1899–1902); l’egemonia economica della United Fruit Company (“Compagnia bananiera” nel libro); il cinema; l’automobile; e il massacro militare dei lavoratori in sciopero come politica di relazioni fra governo e manodopera. La ripetitività del tempo e dei fatti è appunto il grande tema del romanzo, un tema in cui l’autore riconosce la caratteristica della vita colombiana e attraverso cui vediamo delinearsi altri elementi: l’utilizzo di un “realismo magico” che mostra un microcosmo arcano in cui la linea di demarcazione fra vivi e morti non è più così nitida e in cui ai vivi è dato il dono tragico della chiaroveggenza, il tutto con un messaggio cinicamente drammatico di fondo, di decadenza, nostalgia del passato e titanismo combattivo di personaggi talvolta eroici ma votati alla sconfitta. Su questa linea, dopo un inizio nella letteratura realistica di stile hemingwayano, proseguirà tutta l’opera di García Márquez (tranne gli scritti prettamente autobiografici), in equilibrio tra l’allegoria, il reale e il mito, influenzato dalle tematiche surreali di Franz Kafka e dal simbolismo. Lo stile presenta notevoli intrecci, digressioni, prolessi e analessi, con l’uso di frasi quasi poetiche nella prosa, un linguaggio ricercato e prosaico alternato a seconda del personaggio, e lo svolgimento di storie “corali” e parallele. Il narratore è spesso esterno e onnisciente, cioè conosce già gli avvenimenti futuri.

Recensione

Avevo più volte sentito nominare questo libro che ormai è entrato ufficialmente tra i più famosi libri mai scritti. Mi sono accostata alle pagine con vivo interesse.
Questo libro è stato capace di mostrarmi vivamente dinanzi agli occhi le atmosfere calde e variegate di un’isola caraibica alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento. Gabriel Garcia Marquez descrive con maestria e poesia, armonia, ogni strada, ogni palazzo, ogni carrozza, ogni giardino, ogni nave nonché il mare. Questa caratteristica – assieme a poche altre quali la descrizione approfondita dei personaggi principali e le ricche informazioni sulle pratiche quotidiane del tempo – è stata quella che mi è piaciuta maggiormente e per la quale “L’amore ai tempi del colera” merita di essere letto.

Lo stile è una delle maggiori qualità dell’autore: non so spiegare in cosa sia particolare, di preciso, ma leggendo ci si ritrova a pensare “Ovvio che questo è un premio Nobel”.

Ad ogni modo l’interesse per la storia è andato perdendosi pagina per pagina. Nonostante infatti la storia sia verosimile, non ho trovato nulla dell’amore epico e tanto decantato. Anche se ha la forza di resistere tra alti e bassi per più di cinquant’anni si tratta di un ossessivo amore platonico, provato tra l’altro solo da Florentino Ariza. Fermina Daza, dal canto suo, dopo l’iniziale innamoramento decide all’improvviso che non vuole più aver nulla a che fare con il suo fidanzato officioso. Questi inizia così una vita votata a lei che ben presto cadrà nella perdizione sessuale. Fermina dal canto suo lo dimentica troppo facilmente sposando il dottor Urbino. Altra cosa che ha svelato ogni curiosità, è il capitolo principale che parte dalla fine della storia, spiegandone in poche pagine l’evoluzione che poi sarà ciò che riempirà prolissamente tutti i capitoli successivi. D’altro canto la quarta di copertina svela sin da subito che ci sarà un lieto fine.
Ripeto: dinanzi all’innegabile e straordinaria maestria letteraria dell’autore che finora mi è sembrato il più abile scrittore io abbia mai letto, troviamo una scarsità di trama e di passione. Si tratta comunque di un buon libro.

Valutazione:

4

 

Dal libro è stato tratto un film la cui visione, come la lettura del testo, risulta un po’ impegnativa.

 

 

La chiave di Sarah – Tatiana De Rosnay

LA CHIAVE DI SARAH

Tatiana De Rosnay

Mondadori

 

La chiave di Sarah

Trama

È una notte d’estate come tante altre, a Parigi. La piccola Sarah è a casa con la sua famiglia, quando viene svegliata dall’irruzione della polizia francese e prelevata insieme ai genitori. Ha solo dieci anni, non capisce cosa sta succedendo, ma è atterrita e, prima di essere portata via, nasconde il fratello più piccolo in un armadio a muro che chiude a chiave. È il 16 luglio del 1942. Sarah, insieme a migliaia di altri ebrei, viene rinchiusa nel Vélodrome d’Hiver, in attesa di essere deportata nei campi di concentramento in Germania. Ma il suo unico pensiero è tornare a liberare il fratellino. Sessant’anni dopo, Julia, una giornalista americana che vive a Parigi, deve fare un’inchiesta su quei drammatici fatti. Mette mano agli archivi, interroga i testimoni, va alla ricerca dei sopravvissuti, e le indagini la portano molto più lontano del previsto. Il destino di Julia si incrocia fatalmente con quello della piccola Sarah, la cui vita è legata alla sua più di quanto lei possa immaginare. Che fine ha fatto quella bambina? Cosa è davvero successo in quei giorni? Quello che Julia scopre cambierà per sempre la sua esistenza.

L’autrice

TDeRosnay

Tatiana de Rosnay , nata il 28 settembre 1961 a Neuilly-sur-Seine , è una giornalista, scrittrice e sceneggiatrice francese.

Suo padre è lo scienziato francese Joël de Rosnay, il nonno era il pittore Gaëtan de Rosnay. La bisnonna paterna di Tatiana era l’attrice russa Natiala Rachewskïa, direttrice del Teatro Pushkin di San Pietroburgo dal 1925 al 1949.

La madre di Tatiana è l’inglese Stella Jebb, figlia di diplomatico ed ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Gladwyn Jebb. Tatiana è cresciuto a Parigi e poi a Boston, quando il padre ha insegnato presso il MIT nel 1970. Si è trasferita in Inghilterra nei primi anni Ottanta e ha ottenuto una laurea in letteratura inglese presso l’ Università di East Anglia , a Norwich. Al suo ritorno a Parigi nel 1984, era un addetto stampa, poi è diventata una giornalista e critica letteraria per Psychologies Magazine.

Dal 1992, Tatiana de Rosnay ha pubblicato dodici romanzi in francese e tre in inglese. Ha lavorato anche nella serie Family Affairs per il quale ha scritto due episodi con lo sceneggiatore Pierre-Yves Lebert.

Nel 2006 ha pubblicato il suo romanzo più famoso, La chiave di Sarah. A oggi il libro ha venduto oltre tre milioni di copie in francese e quasi due milioni in inglese. Nel 2009 il libro è stato adattato in un film di successo.

Recensione

Parigi, 1942. Parigi, 2002. Queste le date in cui si alterna la narrazione.
Nel 1942 seguiamo le tragiche vicende di una bambina ebrea di dieci anni, Sarah Starzynski. Sarah vive con la madre, il padre e il fratellino di quattro anni Michel. Il 16 luglio dei poliziotti francesi bussano alla porta di casa sua, arrestando la famiglia. Sarah, nel tentativo di salvare il fratellino Michel, lo rinchiude segretamente in un armadio a muro, contando di tornare presto a liberarlo. Ma le cose non vanno come aveva sperato.
Nel 2002 la voce narrante è Julia Jarmond, americana di nascita ma francese di adozione. Julia è sposata con Bertrand, un francese elegante e sciovinista dal quale ha avuto una figlia, Zoe, di undici anni. Lavora come giornalista per un giornale e un giorno le viene chiesto di indagare sulle vicende del Vel’ d’Hiv nel luglio del 1942. Sarà questa indagine a portare Julia alla scoperta di eventi passati intrecciati segretamente alla famiglia di suo marito.
La narrazione si presenta accattivante, nella prima parte del romanzo alternata frequentemente tra passato e presente, nella seconda incentrata sulle vicende della vita di Julia.
Lo stile è privo di pretese, a volte rapido e superficiale; i personaggi migliori sono quelli di Sarah e Julia, gli altri appaiono meno reali. Nei capitoli della storia di Sarah si trovano frasi e sentimenti ripetuti più volte, forse nel tentativo di emozionare il lettore. Stratagemma superfluo dato che le vicende risultano di per sé molto commoventi. In alcuni punti della vita di Julia tutto scivola in modo veloce, con l’attenzione rivolta soltanto ai segreti su cui la giornalista indaga.
Nonostante queste critiche, la bellezza della storia oscura i lati negativi, catturando il lettore senza pietà.
Ho letto il testo avidamente, presa dalla volontà di scoprire la verità assieme a Julia. Ho apprezzato particolarmente il messaggio tra le righe: ricordare gli orrori del passato anziché sotterrarli negli abissi dell’oblio, dare loro il giusto valore per un miglior presente e futuro.
In definitiva un libro molto bello di cui consiglio la lettura.

Valutazione:

4

Anche per quanto riguarda il film esprimo un giudizio positivo. A differenza della maggior parte dei film tratti da libri, i quali non sono mai all’altezza del romanzo, in questo caso invece il film mi è piaciuto più del libro.

 

 

Su questo argomento un altro film che consiglio vivamente e che merita ancora di più de La chiave di Sarah è Vento di primavera. Assolutamente meraviglioso; vi lascerà senza parole.

La figlia della zarina – Carolly Erickson

Eccovi oggi la biografia romanzata della granduchessa Tatiana, figlia dello zar Nikolaj Aleksandrovič Romanov. Vi piace il genere?

 

LA FIGLIA DELLA ZARINA

Carolly Erickson

Mondadori

la figlia della zarina

Trama

Chi è davvero Dar’ja Gradova, l’anziana signora che vive in una zona remota del Canada con la sua famiglia? Nessuno, neanche i suoi figli immaginano che lei è addirittura la granduchessa Tat’jana Romanova, seconda delle quattro figlie dello zar Nicola e della zarina Aleksandra, e non, come dice di essere, la vedova di un immigrato russo di modeste origini. Questa è la storia immaginaria della sua avventurosa esistenza. Nella Russia dei primi anni del Novecento, Tat’jana cresce circondata dallo sfarzo della corte imperiale, ma la sua condizione privilegiata non le impedisce di rendersi conto dell’estrema povertà e disperazione in cui versa la stragrande maggioranza della popolazione oltre le mura dorate del palazzo in cui lei vive. Ed è proprio fuori dal suo rassicurante mondo che, in mezzo ai ribelli che incitano alla libertà e all’uguaglianza, Tat’jana incontrerà le due persone che cambieranno la sua vita per sempre: Dar’ja, una giovane donna incinta il cui uomo è stato ucciso dai cosacchi, diventerà per lei un’amica leale e sincera – che le farà vedere il mondo da una prospettiva diversa e inaspettata -, e Michail, un soldato a cui Tat’jana salverà la vita e tra le cui braccia troverà l’amore. L’uomo sarà suo complice negli audaci piani per salvare la famiglia imperiale da morte certa quando, nel 1917, la situazione precipiterà, lo zar Nicola sarà costretto ad abdicare e i Romanov conosceranno l’umiliazione e i disagi della prigionia.

L’autrice

CarollyErickson

Carolly Erickson, dopo aver insegnato storia medievale alla Columbia University, si è dedicata al lavoro storiografico scrivendo numerosi saggi e una serie di fortunate biografie.
Per Mondadori ha pubblicato: Maria Antonietta (1991), La grande Caterina (1995), Elisabetta I (1999), La piccola regina (2000), Maria la Sanguinaria (2001), Il grande Enrico (2002), L’imperatrice creola (2003), La zarina Alessandra (2005), Il diario segreto di Maria Antonietta (2006), L’ultima moglie di Enrico VIII (2009) e La vita segreta di Giuseppina Bonaparte (2011).

Recensione

L’ultimo zar di Russia fu Nikolaj Aleksandrovič Romanov (18 maggio 1868 – 17 luglio 1918), sposato con Aleksandra Fëdorovna (6 giugno 1872 – 17 luglio 1918). La coppia ebbe cinque figli: Ol’ga, Tat’jana, Marija, Anastasija, Aleksej. Ho parlato di tutti loro nell’articolo dedicato a Il sangue nero dei Romanov, qui. La famiglia dello zar fu sterminata durante la Rivoluzione Russa, ma Carolly Erickson, l’autrice di questo romanzo, ha voluto scrivere per Tat’jana Romanova una storia dal finale diverso.

Si tratta di un romanzo storico che ha per sfondo la vita sfarzosa dei sovrani russi, una vicenda che comprende amore e amicizia. La storia è attraente, soprattutto per chi – come me – è sensibile al fascino del primo Novecento. Tuttavia ho delle critiche da esporre.

Questo è uno di quei romanzi che io definisco “frettolosi”. Le scene difatti, anche quelle amorose, non sono scandite da dialoghi importanti, né da gesti significativi, né da passaggi emozionanti. Tutto assume la blanda dimensione di un continuo narrare, veloce appunto e superficiale. Nonostante la narrazione sia in prima persona, il lettore non riesce a instaurare un rapporto “d’affetto” con i personaggi, non ne sentirà la mancanza una volta terminato il libro. Durante la lettura mi sono ritrovata sempre in ansia, aspettando quel capitolo che mi avrebbe fatta commuovere o rabbrividire: emozioni che non sono arrivate. Non mi ha emozionata per nulla. Il che è davvero un peccato perché la trama è avvincente, ma narrata in modo troppo distaccato. Non basta difatti un “ero in ansia” o “lo amavo più di ogni altra cosa” per far emozionare il lettore. I sentimenti devono essere trasmessi non necessariamente attraverso le parole, ma anche tramite gesti e comportamenti che spiegano ancora meglio gli stati d’animo dei personaggi.

La ricostruzione storica è appena accennata, come se si guardasse semplicemente una vecchia foto in bianco e nero dell’epoca. Non è viva e pulsante né trascinante come dovrebbe essere. Il linguaggio utilizzato è fin troppo semplice e superficiale, per niente adatto all’epoca storica e all’istruzione dei protagonisti.

Parliamo poi del personaggio di Dar’ja. All’inizio ella appare come una rivoluzionaria eroina moderna. Diventa invece uno sfondo muto per quasi tutto il romanzo e ne emerge alla fine sacrificandosi con un coraggio che sembrava non possedere. Quest’ultima azione di Dar’ja e il suo stesso personaggio mi è parso soltanto un elemento funzionale alla storia, atto a creare un pretesto per rendere possibile la salvezza di Tat’jana.

Quindi in definitiva: poco spessore storico, personaggi privi di profondità e sfaccettature, radi e trascurabili dialoghi, nessuna emozione.

Valutazione:

2

 

 

 

Leggendo questo libro mi è venuta in mente la storia della presunta fuga della sorella minore Anastasija, da cui sono stati tratti anche numerosi film, tra cui quello Disney.

Secondo voi sarebbe stato possibile per un personaggio così ricercato fuggire e sopravvivere? Intanto vi posto il trailer del film Disney, che tanto ho amato da piccola.

Il giorno del Male – Lorenzo Fabre

Ciao amici, buona settimana a tutti!

Eccomi oggi con la presentazione di un libro molto interessante che tocca diversi generi letterari.

 

IL GIORNO DEL MALE

LORENZO FABRE

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Trama

La Repubblica ha dominato i mari per secoli, fino a che l’ombra dell’invasione non l’ha minacciata. Anche i Crociati, che non dovrebbero combattere per fini politici, saranno chiamati a farlo. E mentre le lame cozzeranno contro gli scudi, una setta segreta troverà terreno fertile per ascendere, tra congiure, assassinii e la grande caccia al Male…

L’autore

Lorenzo Fabre vive a Genova, della cui storia è un grande appassionato. Ha iniziato a scrivere il suo primo romanzo nel lontano 2002, impiegando quasi dieci anni per portarlo a compimento dopo numerose stesure. Ha quindi deciso di autopubblicarlo online per avere una maggiore libertà espressiva, senza pressioni esterne.
E’ appassionato di storia medievale, soprattutto quella genovese che lo ha pesantemente influenzato nei suoi scritti, così come di recitazione, di cinema, dei libri di JRR Tolkien e George RR Martin, di videogiochi “con bella trama”, di serie televisive fantastiche quali Game of Thrones e The Walking Dead, e di scienze, con particolare attenzione a quelle mediche e biologiche.
Attualmente sta scrivendo il seguito de “Il Giorno del Male” e un dramma teatrale.

Perché è consigliato?

La grande passione dell’autore per l’ambientazione si evince leggendo anche solo poche righe e questo non può che far bene al libro e alla storia. Storia che, tra l’altro, appare ben costruita e intrigante, da non perdere per gli appassionati di questo genere di letture e/o di videogiochi, ma anche per chi desidera avvicinarsi per la prima volta a questo tipo di fantasy.

Buona lettura!

L’attimo eterno – Demetrio Verbaro

Ciao amici,

come trovate il mese di novembre? Personalmente lo preferisco all’estate: cosa c’è di meglio che starsene al calduccio con un tè bollente e un buon libro tra le mani?

Oggi vi parlo del nuovo libro di un autore che vi avevo già presentato in questa occasione.

 

L’ATTIMO ETERNO

Demetrio Verbaro

Lettere animate

Cattura

 

Trama

L’attimo eterno è un’intensa storia d’amore e d’amicizia.
I protagonisti sono tre ragazzi: Giuseppe, Jessica e Sidney. Ognuno di loro, a modo suo, è speciale, fuori dal comune, ma proprio questa diversità li porterà a essere emarginati dai propri coetanei. Troveranno però nella loro amicizia un legame unico e indissolubile.
Il romanzo è strutturato su due livelli temporali e geografici: nei capitoli dispari la storia narra le vicende dei tre protagonisti partendo dalla loro infanzia nel 1992, e seguendoli fino ai vent’anni;l’ambientazione è Mosorrofa un piccolo paese di Reggio Calabria abbarbicato sulla collina.
Nei capitoli pari invece siamo nel 2013 e ritroviamo i protagonisti già trentenni, intenti ad affrontare le complicanze dell’amore. L’ambientazione è New York. Per chi ama le storie a lieto fine consiglio fermarsi al capitolo finale, per tutti gli altri consiglio di proseguire la lettura fino all’epilogo.

 

Recensione

Demetrio Verbaro si distingue per la predisposizione a raccontare storie di tutti i giorni, spogliandole della loro quotidianità e mostrando ciò che di speciale c’è sotto la superficie.

L’attimo eterno è una storia d’amore e d’amicizia. Esiste davvero l’amicizia eterna? E l’amore in quante forme può manifestarsi? Non è sempre facile dare una risposta, soprattutto quando questi due sentimenti si incontrano e scontrano, scombinando le carte in tavola.

La lettura si presenta scorrevole, grazie allo stile semplice, e piacevole perché le scene raccontano di situazioni e problemi reali, che tutti noi abbiamo più o meno vissuto.

Al centro di tutto c’è la visione della vita: essa è vista con disincanto, in maniera cruda e reale per quello che è, da persone deluse da scelte sbagliate che non si possono cambiare. Pregevoli sono anche le riflessioni di carattere sociale:

… Persone dalla mente annebbiata dalla tecnologia, da una società consumistica che li obbliga a vivere desideri che non hanno, esigenze che i loro cuori non sentono. Arrivano a dimenticarsi chi sono veramente e cosa vogliono fare della loro vita.

Un aspetto che ho particolarmente apprezzato è il legame con la natura che l’autore riesce a descrivere in maniera vivida, sia espresso nell’incanto di un paesaggio che nella manipolazione dei prodotti della terra, tipica delle popolazioni del sud Italia.

Un libro che accompagna un pomeriggio o una serata con una sensazione di dolce malinconia.

Valutazione:

4

Trovate il libro qui.

Le donne dei dittatori – Diane Ducret

Ciao amici,

in questo nostro nuovo appuntamento vi propongo un saggio. Non si tratta però di un noioso saggio filosofico. Parliamo di donne seducenti e di uomini spietati.

LE DONNE DEI DITTATORI

Diane Ducret

Garzanti

Ducret-Donne dittatori

Trama

Si chiamavano Clara, Nadia, Magda, Felismina, Jang Qing, Elena, Caterina, Mira… Sono state spose, amanti, muse, ammiratrici… Si sono innamorate di un uomo crudele, violento e tirannico, l’hanno convinto che era bello, affascinante, onnipotente. A volte l’hanno dominato, a volte sono state tradite e ingannate. Alcune di loro sono state quasi più feroci del loro uomo. Spesso l’hanno seguito fino alla morte. Hanno tutte contribuito a plasmare le personalità più potenti e terribili del XX secolo. Del resto, uno degli ingredienti fondamentali del successo politico dei grandi dittatori è proprio il fascino esercitato sulle donne, che li inondavano di lettere d’amore. Come aveva capito Adolf Hitler, “l’importante è conquistare le donne, il resto arriva dopo”. Diane Ducret ricostruisce gli incontri, le strategie seduttive, gli amori, il peso politico, il destino delle donne che hanno intrecciato le loro vite con quelle di Mussolini, Lenin, Stalin, Salazar, Bokassa, Mao, Ceausescu, Hitler, fino a entrare nel loro letto. “Le donne dei dittatori” esplora così i meccanismi più profondi e segreti del rapporto che lega sesso e potere. E, raccontandoci la storia da un’angolatura inedita, ci aiuta a capire l’attualità.

L’autrice

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Diane Ducret è un’autrice francese. Giornalista e ricercatrice, ha studiato molto e viaggiato molto.

Recensione

“Le donne dei dittatori” non è un elenco di eventi storici né un insieme di biografie delle mogli e compagne degli uomini più crudeli del Novecento. È piuttosto una raccolta di testimonianze armonicamente riunite a formare delle storie che paiono quasi dei romanzi, ma che sono vicende di vita vera intervallate da pensieri e modi di dire degli uomini in questione affinché meglio si possa comprenderne l’animo.

È interessante notare come uomini diversi si siano circondati di donne diverse, talune che li hanno aiutati nella carriera politica, altre che li hanno infastiditi, altre ancora che hanno dato vita a un vero e proprio amore. Per non parlare del grande successo riscosso dai dittatori presso le grandi folle femminili: ad esempio, sapevate che Hitler ha ricevuto molte più lettere d’ammirazione rispetto ai più importanti personaggi in vista del secolo scorso compresi attori e cantanti? Raccapricciante, penserete. Eppure è vero. Dunque questi uomini hanno compreso l’importanza di raccogliere consensi tra la popolazione femminile nonostante all’epoca di riferimento la donna non avesse un così importante ruolo civile nella società. Che dire allora? Che dietro un grande uomo si nasconde sempre una grande donna?

“Le donne dei dittatori” tratta della vita sentimentale di Lenin, Stalin, Salazar, Bokassa, Mao, Ceauşescu, Mussolini e Hitler. Personalmente mi ha interessato più leggere dei dittatori “vicini” geograficamente. È stato curioso apprendere delle infinite amanti di Mussolini, di quelle che per prime hanno creduto in lui e l’hanno forgiato come simbolo nazionale, senza le quali non sarebbe diventato il Duce, come ad esempio Margarita Sarfatti o Ida Dalser; del matrimonio di facciata con Rachele Guidi e della passione sconfinata e della tenerezza con Clara Petacci. Ancora, per un Hitler che rinnegava il matrimonio e l’ha contratto solo poco prima della morte con la bella Eva Braun, vi sono state importanti donne quali Angelika Raubal e Magda Goebbels, la prima adorata nipote per cui egli nutriva quasi un desiderio incestuoso, la seconda unica donna con cui abbia condiviso profondamente le idee politiche e gli ideali, moglie di Joseph Goebbels su sua richiesta. Che dire invece di Mao con le sue quattro mogli? E di Stalin, la cui prima e seconda moglie hanno avuto vite brevissime e ugualmente tragiche?

Un libro che scava nelle profondità dell’animo di personaggi conosciuti solo tramite i libri di storia e ne indaga le passioni e i tradimenti, le tenerezze e i legami che hanno costituito la loro forza, svelandone la crudeltà e il cinismo o l’affetto. Un’opera per la quale mi complimento con l’autrice per la freschezza e la limpidezza con cui vengono affrontati gli argomenti e presentate le storie, quasi – come dicevo prima – con la suspense e il fascino degni di un romanzo.

Valutazione:

5

Reborn – Miriam Mastrovito

Buongiorno amici e buon inizio di settimana.

Oggi la recensione di un libro da brivido. Vi piace il genere?

Chiedetemi di gettarmi da un aeroplano con un paracadute e lo farò molto volentieri. Chiedetemi di guardare un film horror che parla di fantasmi o strane presenze e scapperò via. Non vi sto semplicemente rompendo le scatole con la mia personale versione del coraggio, tutto è per spiegarvi come mi sono approcciata al libro di cui vi parlo in questo articolo. Nonostante non sia il mio genere preferito (ultimamente mi sto avventurando molto in campi inesplorati dalla sottoscritta) ho deciso di leggerlo perché ne avevo sentito parlare bene e poi perché l’autrice è pugliese come me.

 

REBORN

Miriam Mastrovito

Selfpublishing

 

Una bambina venuta dal passato.

Una madre in lutto.

Un folle eroe romantico.

Un cocchiere dall’occhio di vetro.

Una storia d’Amore e Morte che vi condurrà al confine tra i mondi.

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 Trama

Da quando ha perso il marito Andrea e la figlia Martina in un incidente stradale, Elga non è più la stessa.  Si è isolata dal mondo e vive di ricordi. Il suo unico diversivo è rappresentato dalle bambole reborn che crea per mestiere.

Il 9 settembre 2013, giorno in cui Martina avrebbe compiuto dieci anni, Elga realizza per lei una bambola, come avrebbe fatto se fosse stata ancora viva. A sera, la sistema nella cameretta, che ha lasciato intatta dal giorno della sua morte, celebrando così quella ricorrenza speciale.

La mattina dopo viene accolta da una strana sorpresa: una bambina che non conosce si è intrufolata in casa. Sembra avere la stessa età di sua figlia ma non le somiglia per niente.

Rea − questo il suo nome − sostiene, invece, che Elga sia proprio la sua mamma ed è la stessa cosa che affermano tutti in paese.

Quale la verità?

Per scoprirla la donna potrà contare solo su Iuri, giovane impiegato delle Onoranze funebri nonché stalker che da tempo la tormenta.

Sarà l’inizio di uno strano viaggio che la condurrà al confine tra i  mondi, lì dove regna il mistero e la Morte non è che l’inizio di una vita oltre.

 

 

 

 

L’autrice

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Miriam Mastrovito (Gioia del Colle, 1973).

Laureata in filosofia, è blogger per passione e da qualche anno lavora come editor free lance. Da sempre coltiva una forte passione per la scrittura e i mondi fantastici. Ha vinto svariati premi, ha collaborato con diversi siti dedicati ai libri e web magazine ed è stata giurata in vari concorsi letterari. Attualmente gestisce i lit-blog Il flauto di Pan (http://il-flauto-di-pan.blogspot.it/) e Leggere è magia (http://miriam-mastrovito.blogspot.it/).

È autrice di diversi romanzi tra cui Il Mendicante di sogni (La penna blu edizioni), Il mistero dei libri perduti (Zero91) e Reborn (produzione indipendente).

Contatti:

 

Recensione

Non sapevo esattamente cosa aspettarmi dalla lettura e devo ammettere che si è rivelata una piacevolissima sorpresa.

Leggendo ho avuto l’impressione che l’autrice non abbia scritto un libro, ma dipinto una tela. Il suo pennello, la sua voce, danza sul filo del dubbio raccontando una storia in bilico tra realtà, malattia, paranormale e sogno, creando una dimensione del tutto originale.

La protagonista è una donna particolare: una madre distrutta dal lutto della figlia e del marito che costruisce bambole e ha una personalità un po’ dark. Un mix originale, direi pure esplosivo, il personaggio perfetto per il genere di storia che l’autrice ci offre.

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Le atmosfere, grazie alla presenza carismatica della protagonista Elga e delle bambole da lei dipinte, sono un po’ tetre, gotiche in maniera nuova, moderna.

Il compagno perfetto per le avventure di Elga è Iuri: un affascinante becchino a cui piace il proprio lavoro e che si porta dentro i ricordi delle sue vite precedenti. La sua professione, che la maggior parte della gente preferisce osservare da lontano, è qui descritta a volte in maniera ironica e a volte semplice, cruda, senza esagerazioni, ma solo per quel che è: un mestiere come un altro e, di fatto, indispensabile.

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I fili invisibili della storia che man mano si sbrogliano sembrano sferzate di frusta che provocano brividi misti di paura e piacere, con il costante sottofondo dell’orrore suscitato dalle bambole. Per quanto mi riguarda ho sempre trovato le bambole di porcellana inquietanti e dopo aver letto questo libro ho rafforzato il mio proposito di non averci mai niente a che fare.bambola-di-porcellana

Un mistero che il lettore vuole svelare al più presto regna sovrano per la maggior parte di un libro che, in maniera inaspettata, esibisce in modo diverso e nuovo tutti gli elementi del romanzo noir e gotico. Una perla che avvicina anche al mondo dei morti e a tutto ciò che, nella realtà di tutti i giorni, ha a che fare con loro.

Da non perdere per gli appassionati ma anche per chi vuole vivere un’avventura che fa venire i brividi.

Valutazione:

5

Come una rosa d’inverno – Jennifer Donnelly

Salve amici,

parliamo oggi di uno dei libri che, secondo il modesto parere, merita la valutazione più alta.

 

COME UNA ROSA D’INVERNO

Jennifer Donnelly

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Trama

La storia inizia sulle sponde del Tamigi, è l’anno 1900: le desolate strade dei sobborghi londinesi non sono il luogo adatto per una ragazza per bene come India Selwyn Jones, una bellezza aristocratica il cui animo generoso la spinge ad abbracciare grandi ideali. Ha scelto di essere medico e, grazie all’ambiente in cui è cresciuta e alla stima dei suoi insegnanti, potrebbe esercitare la professione nei più prestigiosi ospedali della città. Ma India ha la testa dura e vuole curare coloro che ne hanno più bisogno. Proprio in questi sordidi vicoli, tra ladri, prostitute e sognatori, India si trova a dover curare, salvandogli la vita, il più famoso gangster di Londra, Sid Malone, cinico, spietato, conturbante. Malone è l’esatto contrario dell’elegante fidanzato di India, una stella nascente del Parlamento inglese. Nonostante la repulsione per un uomo che rappresenta tutto ciò che lei detesta, poco alla volta India si lascerà attrarre dalla complessa personalità del malvivente, intrigata dal suo misterioso passato. Inevitabilmente, pur cercando di resistere ai loro sentimenti, i due si ritrovano l’uno nella braccia dell’altro. È un amore appassionato, sconveniente, in cui l’estasi si alterna alla sofferenza, e che provoca distruzioni quali non avrebbero mai potuto immaginare…

Recensione

Dopo aver letto I giorni del tè e delle rose – che ho recensito qui – ho letto il seguito, Come una rosa d’inverno.

Si tratta di una trilogia, ma ogni libro è autoconclusivo: si può perciò leggerne anche solo uno e capire perfettamente tutto.

Questo secondo libro l’ho trovato ancora più bello del primo. Lo si nota già dalle prime pagine: è tutto più movimentato, più coinvolgente.

Ci sono molti più personaggi, diversissimi tra loro, e molti più punti di vista e nonostante questo la narrazione non risulta dispersiva ma anzi ben legata e scorrevolissima.

Il libro tocca temi differenti eppure ugualmente affascinanti: la situazione politica inglese ed europea all’inizio del Novecento, le difficoltà delle prime donne medico in un ambiente da sempre popolato da uomini, la criminalità nei quartieri più poveri di Londra, la vita dei coloni nell’Africa orientale inglese.

A questo proposito, per me che mi sono innamorata del Kenya dopo esserci stata per volontariato, è stata una graditissima sorpresa l’ambientazione africana che si trova nella terza parte del libro.

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In questo romanzo – la cui quarta di copertina è assolutamente riduttiva, inadeguata rispetto al contenuto – non troviamo solo la brama di denaro e di vendetta che aveva animato la protagonista di I giorni del tè e delle rose, ma anche la lotta delle donne in un mondo che si dice all’avanguardia ma che è ancora molto indietro in quanto a diritti e leggi, la straordinaria forza della speranza, la resilienza dell’animo umano. Persone che si sfiorano e che, per dolorosi malintesi, non sanno di essere genitori e figli, parenti.

Insomma, stavolta difetti non ne ho trovati. Intendiamoci: è un librone di 880 pagine ma si legge tutto d’un fiato. Consigliatissimo.

Valutazione:

5+

Il cielo oscuro di Roma – Ilaria Tomasini

Buongiorno amici!

Eccomi qui con la recensione di un libro appena uscito.

 

IL CIELO OSCURO DI ROMA

Ilaria Tomasini

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Trama

Raven Locke, 16 anni, è una ragazza timida e complessata e Sara, la più carina della
scuola, non fa che tormentarla.
Un giorno Raven viene sfidata da Sara: di sicuro non avrà il coraggio di entrare nel cimitero da sola!
La giovane accetta la scommessa, ma qualcosa va storto e per Raven e Sara inizia un incubo spaventoso.
Aylward Dewayne è un tranquillo insegnante, ma di notte si aggira per le vie di Roma armato di un pugnale d’argento.
Il suo passato nasconde un terribile segreto e il suo destino si intreccerà con quello di Raven e Sara in un’avventura mozzafiato.

L’autrice

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Ilaria Tomasini è nata a Roma il 28 maggio 1977. Diplomata al Liceo Scientifico A. Avogadro di Roma, ha in seguito frequentato un corso triennale di Illustrazione alla Scuola Internazionale di Comics. Attualmente vive in provincia di Verona insieme al marito e alla sua cagnolina Kira. Appassionata lettrice, scrivere è stata la sua passione praticamente da sempre. Oltre a scrivere romanzi e racconti, illustra i suoi libri e ne disegna le copertine. I suoi racconti sono stati pubblicati sulla rivista “Ti Presento il Gatto” e nell’antologia “365 Racconti d’estate”.

 

Recensione

Diciamo subito una cosa: questo libro mi ha tenuta incollata alle pagine nonostante non sia del mio genere preferito. La storia è originale, molto ma molto bella e devo fare i complimenti all’autrice per i personaggi, dipinti sapientemente. Mi sono piaciuti tutti, da Ward a Rebecca, a Raven e Sara.

Un altro punto a favore va all’ambientazione: una storia all’americana che però è ambientata a Roma e non appunto in qualche classica e lontana cittadina degli USA.

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La storia è molto articolata e movimentata e, nonostante la lunghezza del libro, non si potrebbe fare a meno di nessuna scena. Più la storia procede più le scene diventano indispensabili, essenziali, a tratti avventurose e a tratti divertenti.

Un bel libro che stupisce e incuriosisce nonostante il fantasy sia un genere esplorato in lungo e in largo. L’originalità fa da padrona: un chiaro esempio è la scena della porta-demone. Da non perdere per i giovani, gli appassionati del genere e delle storie avventurose dalle atmosfere un po’ noir.

Valutazione:

5

Blogtour: Rosso Placebo di Federica Forlini

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Salve a tutti, amici.

Come procede settembre? Colgo l’occasione per augurare buon anno scolastico a tutti gli studenti e gli insegnanti. Se ci penso alle volte mi manca la scuola, o meglio l’università. Avrei un pensierino per una seconda laurea… magari più in là. Ma veniamo a noi.

Oggi sono lieta di ospitare la seconda tappa del blogtour dedicato a Rosso Placebo, un bel libro Made in Italy, scritto da Federica Forlini.

Approfondiamo la conoscenza del romanzo e dell’autrice.

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Trama

Tordemma non è una città come le altre; nuove forze oscure minacciano i precari equilibri tra esseri umani e demoni, portando entrambi verso un inevitabile baratro. In un mondo tetro, freddo, che non ha molto da offrire salvo una tiepida speranza, Violet, da sempre alla ricerca dell’amore incontrerà Alan: un maledetto; un vampiro. Guidata da un sentimento annientante, travolgente, dilaniante, la ragazza gli darà il suo sangue per salvarlo. Per strapparlo alla morte certa che minaccia costantemente ogni singola creatura, in attesa che si compia la profezia. Che ruolo avrà La Madre negli inquietanti avvenimenti accaduti a Tordemma? Chi scamperà alla furia del giustiziere e del suo flagello? E soprattutto: quale sarà il significato del ciondolo a farfalla, così vicino a Violet da illuminarsi ogni volta che si lascia succhiare dal vampiro?

L’autrice

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Federica Forlini è nata ad Ascoli Piceno il 29 maggio 1991. Fin da piccola ama il mondo dell’arte e passa la maggior parte del tempo tra il disegno e il canto, che comincia a studiare nel 2005. Si diploma nel 2010 in Arti Grafiche all’Istituto D’Arte di Ascoli Piceno, col massimo dei voti. In seguito alle prime difficoltà nel trovare lavoro, esplode la passione più grande: la scrittura. Sempre fino a quel momento emersa timidamente dai temi scolastici, spingendosi per lo più a qualche abbozzo di storia, stavolta la porta a comporre il suo primo libro: “Angolo Buio”, frutto dell’esasperazione del particolare periodo di vita. Collabora con Scrittevolmente dal 2011 con lo pseudonimo di “Kiké”. Il suo racconto “La bambola” sarà presente nell’antologia horror e weird “Asylum 100″. Nel 2013 scrive “Rosso Placebo” e ne pubblica l’ebook tramite la piattaforma “Narcissus.me”.

Amori immortali

In questa seconda tappa del blogtour (la prima è stata ospitata dal blog dell’autrice, qui) approfondiamo il tema centrale del libro.

Chiudete gli occhi. Figuratevi per un attimo Paolo e Francesca. Lei bellissima, lui bellissimo: due esseri perfetti l’uno per l’altra, fatti per stare insieme.

Si trovano, s’innamorano follemente.

Vanno a vivere felici in una casetta in campagna e hanno una valanga di figli, con i quali mettono su su una squadra di calcio…

Per caso non vi riporta qualcosa? No?!

Forse perché in effetti non è andata così.

Francesca e Paolo venivano da famiglie da sempre in forte contrasto: i da Polenta e i  Malatesta.

Nel 1275 i matrimoni erano combinati, e i figli potevano pertanto solamente assecondare il volere dei genitori. Guido da Polenta, visto che Gianciotto Malatesta lo aveva aiutato a cacciare i Traversari, loro nemici di vecchia data, decise di dargli la mano di sua figlia Francesca. Il padre, Malatesta da Verrucchio, benedì codesta unione con il suo consenso.

Tuttavia non furono delle nozze così semplici: lei era una bellissima ragazzina di soli sedici anni, un fiore nemmeno ancora sbocciato; lui un uomo piuttosto vecchio, per giunta zoppo. Francesca pertanto fu ingannata dalle famiglie: al posto dello sposo effettivo, si presentò alle nozze Paolo il bello, suo fratello minore, sposato e per giunta con due figli.

Il giovane fece subito breccia nel cuore di Francesca, che, confusa dalla circostanza, se ne invaghì.

Successivamente, Paolo l’ andava spesso a trovare, forse preso dal forte senso di colpa per essersi prestato a un così subdolo inganno, oppure per via di qualcosa di più grande che si fece spazio nel suo cuore.

Malatestino dell’Occhio, uno dei fratelli, si accorse dei frequenti incontri dei due e mise in guardia Gianciotto, che era solito lasciare la sposa recandosi a Pesaro per la carica di Podestà,  per poi tornare la sera.

Accadde che un giorno di settembre del 1289, mentre i due cognati se ne stavano a leggere le avventure di Ginevra e Lancillotto, giunsero al punto in cui Lancillotto bacia Ginevra. Paolo, spinto dallo stesso slancio, diede il suo bacio a Francesca. Questo costò la vita a entrambi, perché Gianciotto non si era realmente allontanato quella volta; bensì era rientrato da un passaggio segreto. L’uomo estrasse subito la spada contro suo fratello, che cercò di uscire da una botola ma non ci riuscì, per via del vestito impigliatosi in un chiodo. Francesca, al momento dell’attacco si frappose fra i due ma non bastò a fare da scudo all’amato, e morirono entrambi trafitti dalla lama.

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La fine dei due amanti è una storia truce, violenta, che crea voragini profonde nel cuore di chi l’ascolta. Lo spettatore è pervaso da un forte senso di vuoto e sconforto.

Ma ce la saremmo ricordata, se fosse andato tutto bene?

Quante di quelle vicende a lieto fine scivolano via e giungono presto nel dimenticatoio, ben coperte dalle sabbie del tempo?

Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca e tanti altri resteranno nell’immaginario collettivo come coppie che si sono amate in modo indissolubile, di quell’amore che supera l’egoismo e la paura. Sono unioni che sfidano gli altri, il fato, la morte stessa pur di sopravvivere, diventando invincibili.

Gli amori immortali sono diversi, contorti, crudeli, complicati. Proprio per questo restano in testa: incarnano l’ideale perfetto di come si diventa capaci di dare tutto per la persona amata, di come ci si sacrifica pur di stringerla tra le braccia, pur di sentirne il calore umano anche una sola, sospirata volta.

Il dramma, da questo punto di vista s’inquadra come una forte componente romantica, di cui non si può fare a meno. Può sembrare esagerato, eppure è così: esso conferisce effettivo valore alla storia. Perché le persone ricordano meglio le bruciature: ciò che le marchia in modo indelebile e non si può cancellare.

L’irrimediabile.

Ciò che distrugge, ferisce, colpisce, nella memoria collettiva passa alla storia.

Violet, la protagonista di Rosso Placebo, è una persona apparentemente complessa e problematica, che tuttavia mostra una forte chiarezza d’intenti; un’anima pulita, tenace, incapace di scendere a compromessi in amore. Infatti giunge con estrema coerenza a mettersi in gioco completamente per Alan, nonostante la sua condizione da dannato sia irreversibile.

Emblematico è il momento in cui giunge da lei in cerca di sangue e la sorprende rapita a guardare Romeo e Giulietta. Egli commenta l’opera con sarcastico disappunto, ricevendo in tutta risposta uno squarcio inaspettato della profondità emotiva della ragazzina.

Dal libro:

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«Allora, ricapitolando: Due s’innamorano, va male, si ammazzano… e questa buffonata passa agli annali come il più grande dramma mai scritto. Direi che la gente ha qualcosa che non va; non sta proprio bene di testa. Narrazioni migliori di quella, con più colpi di scena, più originali, le farei anche dormendo.»

(…)

Mi rabbuio: «Si, davvero molto divertente. Non importa. Se avessi l’anima, forse capiresti perché una vicenda così ha fatto la storia. Il motore è il turbamento: quando vede suicidarsi due ragazzi che si erano appena affacciati alla vita, per colpa di un odio di cui non ci si ricorda nemmeno l’origine, la gente è sbigottita, stravolta, sconvolta. Tutti vorrebbero avere una gomma per cancellare quell’orrendo destino, per far sì che i due non conoscano il prematuro decesso e siano felici. Tutti vorrebbero una penna per correggere un così sgraziato epilogo e scrivere un lieto fine. Ognuno arriva ad amare i protagonisti, tanto da immedesimarsi, da chiedersi il perché. E quando vedi tanto dolore che si poteva evitare cambiando una stupidaggine, un dettaglio, ma non puoi e puoi solo guardare, tu quella storia non la scordi. Se fossero andati felicemente a vivere in un castello mettendo al mondo cinque figli, nessuno si sarebbe chiesto il motivo. Nessuno avrebbe riflettuto sul significato dell’odio.»

Un libro dunque che parla d’amore ma anche dei sentimenti che ruotano attorno all’amore, di ciò che esso scatena direttamente o indirettamente nelle persone, dell’incredibile resilienza dell’animo umano. Potete trovarlo, a solo 0,99 €, qui:

Seguite l’autrice e le sue pubblicazioni:

 

Continuate il viaggio nel mondo di Rosso Placebo con la terza tappa del blogtour:

Il vampiro e l’anima, il 21/09 su La forza delle parole

 

 

Calendario completo

  1. Oriana e Alekos
    13/09,  La stanza rossa: http://lastanzarossa23.blogspot.it/
  2. Amori immortali
    17/09, Ispirazione – Il blog di Ilaria Goffredo: https://ilariagoffredoromanzi.wordpress.com/
  3. Il vampiro e l’anima 22/09, Diario di una ragazza madre in carriera: http://kazetotomonisarinu.blogspot.it/
  4.  Il coraggio
    26/09, Magla: l’isola del libro: http://maglalibri.blogspot.it/
  5. La famiglia fantasma
    02/10, La mia canzone per te: http://monicaportiero.over-blog.it/
  6. La lotta interiore del punk
    08/10, Un buon libro non finisce mai: http://unbuonlibrononfinisce-mai.blogspot.it/
  7. L’esteta moderno
    16/10, Connie Furnari: http://conniefurnari.blogspot.it/
  8. L’Urban Fantasy
    24/10, Viaggi nell’arte: http://ginevrawilde.wordpress.com/

Sunrise Saga, Evoluzioni – Paolo Daolio

Finalmente settembre! Per quanto mi riguarda amo l’autunno, anche se l’estate appena conclusa non ha fatto molto per farsi chiamare “estate”.

Veniamo a noi: nuovo articolo, nuova recensione.

Oggi vi parlo di un romanzo di genere fantascientifico. Non è il genere che leggo di più ma uno che, assieme alla distopia, sto (ri)scoprendo ultimamente.

 

 

SUNRISE SAGA – EVOLUZIONI

Paolo Daolio

Selfpublishing

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Trama

L’umanità è relegata sottoterra da centinaia di anni in uno scenario post-apocalittico. Due giovani amici decidono di abbandonare le loro case per intraprendere un viaggio alla ricerca della verità. Iniziano così un’avventura piena di pericoli, che li porterà a fronteggiare mutanti, droidi e interfacce cibernetiche di ogni tipo, muniti solo della loro genialità e della loro astuzia. Durante il loro viaggio, incontreranno validi amici e avranno modo di rinforzare il loro legame come mai si erano immaginati.

L’autore

Paolo Daolio nasce il 9 luglio del 1971, a Genova, dove attualmente vive e lavora. Ama la creatività in tutte le sue forme e già nel lontano 1996 inizia la carriera in quello che sarà poi uno dei suoi grandi amori: il mondo dei videogiochi. La passione per il fantascientifico emerge grazie ai giochi di ruolo, alle consolle e, ovviamente, all’immenso Asimov, di cui divora tutte le opere. Nel 2014, completa di scrivere il suo primo romanzo, chiamato “Evoluzioni”, e ne crea una saga, su cui lavorava e fantasticava da ben più di dieci anni. Gli piace l’attività fisica, il buon cibo e passare il suo tempo libero in serenità con la moglie e la figlia.

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Recensione

Evoluzioni, il primo capitolo della saga Sunrise, risucchia il lettore in un mondo sotterraneo suddiviso in livelli. La tecnologia è un elemento inscindibile dalla vita umana quotidiana: ogni ambiente brulica di droidi e nano robot dalle più svariate funzioni, anche mediche – in questo senso ho trovato un po’ troppo facile la guarigione da qualsiasi ferita. Nonostante l’avanzamento tecnologico, il Livello 6 – dove vive Jeremy, il protagonista – è un luogo di degrado e povertà in cui la polizia governa tramite il terrore e la manipolazione mentale e fisica.

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Jeremy non è un ragazzo come gli altri: innanzitutto ha un nome esteso, non un codice alfanumerico come gli altri abitanti (es. JHI5f001), e vuole sapere perché; inoltre suo padre è un fuggitivo ricercato. Ma per quale ragione? Per scoprirlo Jeremy, assieme al migliore amico JJ, si lancerà in una serie di rocambolesche avventure nel Livello 6 che lo condurranno pian piano ad acquisire nuovi tasselli della propria storia.

Sono presenti tutti gli elementi caratteristici del romanzo di fantascienza/science fiction. L’ambientazione è originale e descritta nei dettagli. Avrei gradito che ci fossero più spiegazioni sulle vicende che hanno portato l’umanità a rifugiarsi nel sottosuolo e anche qualcuna in più sul ruolo del padre di Jeremy ma, vista la piega presa dalla storia, credo che ogni cosa verrà spiegata nel secondo capitolo della saga.

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La narrazione spazia tra i punti di vista di diversi personaggi ed è divisa in capitoli molto brevi. Lo stile è scorrevole, adatto a un pubblico giovane. Sono inoltre presenti numerose onomatopee che, secondo me, rovinano il testo, minandone lo spessore e la serietà.

In definitiva una buona lettura, soprattutto per i giovani e gli appassionati del genere.

Valutazione:

3 e-readers e mezzo

3

Best seller inizialmente respinti #2 – Harry Potter

Secondo appuntamento con la nuovissima rubrica Best seller inizialmente respinti. Se avete perso il primo appuntamento, in cui oltre a introdurre la rubrica abbiamo parlato di Agatha Christie, cliccate qui.

La scrittrice protagonista dell’articolo di oggi è J. K. Rowling, autrice della serie di libri sulle avventure del famoso mago Harry Potter.

La Rowling terminò il primo libro nel 1995 e, dopo numerosi e infruttuosi tentativi di trovare un agente letterario, finalmente la Christopher Little Literary Agency accettò di rappresentare il manoscritto. Non è finita qui. L’agenzia collezionò  ben 12 rifiuti consecutivi da parte di editori, fino a che la figlia di otto anni dell’editore Bloomsbury (una casa editrice all’epoca non molto conosciuta) chiese di leggere il manoscritto completo. L’editore accettò di pubblicare il libro ma consigliò all’autrice di trovare un lavoro fisso perché non sarebbe diventata ricca scrivendo libri per bambini. Tuttavia Harry Potter e la pietra filosofale da vita a una serie in cui gli ultimi quattro romanzi detengono il record di libri più velocemente venduti nella storia, su entrambi i lati dell’Atlantico, con vendite combinate di 450 milioni. Pensate che Harry Potter e l’Ordine della Fenice (2003) vendette 5 milioni di copie in 24 ore. Il sesto libro della saga, Harry Potter e il principe mezzosangue (2005), vendette 9 milioni di copie in 24 ore.

J. K. Rowling

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Joanne Rowling è nata a luglio del 1965 allo Yate General Hospital in Inghilterra ed è cresciuta a Chepstow, Gwent, dove ha frequentato il liceo Wyedean Comprehensive.

Jo lasciò Chepstow per frequentare l’Università di Exeter, dove conseguì una laurea in francese e studi classici, trascorrendo anche un anno a Parigi come parte dei suoi studi. Dopo la laurea traslocò a Londra per lavorare come ricercatrice ad Amnesty International, tra le altre mansioni. Iniziò a scrivere la serie di racconti di Harry Potter nell’attesa di un treno in ritardo durante il tragitto da Manchester a London King’s Cross e, nei cinque anni successivi, tracciò le trame di ciascun libro e iniziò la stesura del primo racconto.

Successivamente, Jo si trasferì in Portogallo per insegnare la lingua inglese. Si sposò a ottobre del 1992 ed ebbe una figlia nel 1993. Quando il suo matrimonio finì, fece ritorno nel Regno Unito con sua figlia Jessica per andare a vivere a Edimburgo, dove Harry Potter e la Pietra Filosofale fu ultimato. Il libro fu inizialmente pubblicato dalla casa editrice per narrativa infantile Bloomsbury a giugno del 1997, sotto lo pseudonimo J K Rowling. La lettera “K”, che sta per Kathleen, il nome della sua nonna paterna, fu aggiunta dietro richiesta dell’editore, per timore che il pubblico target del libro (gli adolescenti) accettasse con difficoltà una scrittrice donna.

Il secondo volume della serie, Harry Potter e la Camera dei Segreti, fu pubblicato a luglio del 1998 e rimase al numero uno delle classifiche dei libri best seller in edizione rilegata per adulti per un mese dopo la sua pubblicazione. Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban fu pubblicato l’8 luglio del 1999 e riscosse un successo planetario, con una permanenza di quattro settimane nelle classifiche dei libri best seller in edizione rilegata per adulti del Regno Unito.

Il quarto volume della serie, Harry Potter e il Calice di Fuoco fu pubblicato l’8 luglio del 2000 con una prima tiratura record di 1 milione di copie per il Regno Unito. Superò rapidamente tutti i record di vendita come libro più venduto nel primo giorno di pubblicazione del Regno Unito.

Harry Potter e l’Ordine della Fenice fu pubblicato in Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada e Australia il 21 giugno del 2003 e superò i record segnati da Harry Potter e il Calice di Fuoco come libro più rapidamente venduto della storia. Harry Potter e il Principe Mezzosangue fu pubblicato nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in altri paesi anglofoni il 16 luglio 2005 e ottenne gli stessi record di vendita.

Il settimo e ultimo libro della serie, Harry Potter e i Doni della Morte, fu pubblicato nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in altri paesi anglofoni nel 2007.

J.K. Rowling ha anche scritto due piccoli volumi, che compaiono come titoli dei libri di scuola di Harry all’interno dei romanzi. Gli animali fantastici: dove trovarli e Il Quidditch attraverso i secoli furono pubblicati a marzo del 2001 a favore dell’associazione di beneficenza Comic Relief.

A dicembre del 2008, Le fiabe di Beda il Bardo fu pubblicato in supporto del Children’s High Level Group (ora Lumos).

Oltre ad essere insignita dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (OBE) per i servizi alla letteratura per ragazzi, J.K. Rowling ha anche ricevuto numerosi premi e onorificenze, tra cui il Premio Principe delle Asturie per la Concordia, il Premio francese Légion d’Honneur e il Premio Hans Christian Andersen, ed è intervenuta in qualità di relatrice principale presso l’Università di Harvard, Stati Uniti. Sostiene un gran numero di cause benefiche attraverso il proprio fondo fiduciario appositamente istituito, Volant, ed è la fondatrice del Lumos, un’associazione benefica creata allo scopo di trasformare le vite dei bambini più disagiati.

Nel 2012, J.K. Rowling ha pubblicato il suo primo romanzo per adulti, Il Seggio vacante (Adriano Salani Editore S.p.A), ora disponibile in 44 lingue.

J.K. Rowling è anche l’autrice di Il Richiamo Del Cuculo (Adriano Salani Editore S.p.A), il suo primo romanzo giallo sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith, che è stato pubblicato nel 2013 e sarà tradotto in 37 lingue. È prevista la pubblicazione di un secondo romanzo di Robert Galbraith nel 2014.

Attualmente J.K. Rowling è impegnata nella stesura della sceneggiatura di Gli animali fantastici: dove trovarli, una storia originale ambientata nell’universo dei maghi e delle streghe, in parte già nota ai fan di Harry Potter. Segna il suo debutto nel mondo della sceneggiatura e il lancio di una nuova serie cinematografica con Warner Bros.

J.K. Rowling vive a Edimburgo con suo marito e i suoi tre figli.

 

Le copertine della prima edizione Bloomsbury

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Le copertine della prima edizione italiana

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Famosissimi sono anche i film ispirati alla serie. Cosa ne pensate? Vi sono piaciuti più i film o i libri?

 

 

Fonti: Wikipedia, jkrowling.com

Venuto al mondo – Margaret Mazzantini

Parliamo di uno dei romanzi di una nota scrittrice italiana. Si dice che la Mazzantini si odia o si ama, non ci sono mezze misure. Penso che sia vero.

 

 

VENUTO AL MONDO

Margaret Mazzantini

Mondadori

 

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Trama

 Una mattina Gemma sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione Sarajevo, città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino. Ad attenderla all’aeroporto, Gojko, poeta bosniaco, amico, fratello, amore mancato, che ai tempi festosi delle Olimpiadi invernali del 1984 traghettò Gemma verso l’amore della sua vita, Diego, il fotografo di pozzanghere. Il romanzo racconta la storia di questo amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi invecchiati in un dopoguerra recente. Una storia d’amore appassionata, imperfetta come gli amori veri. Ma anche la storia di una maternità cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa piazza pulita della scienza, della biologia, e si addentra nella placenta preistorica di una guerra che mentre uccide procrea. L’avventura di Gemma e Diego è anche la storia di tutti noi, perché questo è un romanzo contemporaneo. Di pace e di guerra.

L’autrice

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Margaret Mazzantini (Dublino, 27 ottobre 1961) è una scrittrice, drammaturga e attrice italiana.

Nasce a Dublino, dove vive per circa tre anni prima di trasferirsi con la famiglia a Tivoli, nei pressi di Roma. Figlia dello scrittore Carlo Mazzantini e della pittrice irlandese Anne Donnelly, e sorella minore dell’attrice Giselda Volodi, nel 1982 si diploma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Successivamente si esibisce come attrice di teatro, cinema e televisione.

Esordisce in letteratura con Il catino di zinco (Marsilio, 1994), vincitore del premio Opera Prima Rapallo-Carige e del Premio Campiello – Selezione Giuria dei Letterati.

Nel 1995 scrive la pièce Manola, interpretandola a teatro insieme a Nancy Brilli, con la regia di Sergio Castellitto. Nel 1998 Manola esce per Mondadori sotto forma di romanzo. Nel 2000 lavora a Zorro. Un eremita sul marciapiede, un monologo teatrale interpretato da Sergio Castellitto, edito da Mondadori nel 2004.

Con il romanzo Non ti muovere (Mondadori, 2002) ha vinto, tra gli altri, il Premio Strega, il Premio Rapallo-Carige e il Premio Grinzane Cavour.

Nel 2003 è stata insignita del titolo di Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana su iniziativa del Presidente della Repubblica.

Nel 2008 esce il romanzo Venuto al mondo, edito da Mondadori e vincitore, tra gli altri, del Premio Campiello 2009.

Nel 2011 viene pubblicato il romanzo Nessuno si salva da solo, edito da Mondadori e vincitore del Premio Flaiano. Sempre nel 2011 esce Mare al mattino, romanzo edito da Einaudi e vincitore del Premio Cesare Pavese e del Premio Matteotti.

Nel 2013 viene pubblicato il romanzo Splendore, edito da Mondadori. A marzo, riceve il Dante d’oro all’opera omnia, assegnatole dal salotto letterario degli studenti dell’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano, la Bocconi d’Inchiostro.

I suoi libri sono tradotti in trentacinque lingue.

Dal 1987 è sposata con l’attore e regista Sergio Castellitto con cui ha avuto quattro figli.

Recensione

Negli anni Ottanta la giovane Gemma effettua un viaggio nella città di Sarajevo dove incontra Diego, uno stravagante fotografo con cui ha un’avventura. Tornata in Italia decide comunque di sposarsi con il fidanzato Fabio. Purtroppo il loro matrimonio non va a buon fine e i due si separano. Gemma torna tra le braccia di Diego. Innamorati, decidono a loro volta di sposarsi. I problemi arrivano dopo: Gemma infatti è sterile, la coppia non riesce ad avere figli. Tentano ogni strada possibile fino a che affrontano insieme un nuovo viaggio a Sarajevo durante la guerra. Lì incontrano una giovane donna disposta a ospitare in grembo il figlio di Diego che poi andrà via con la coppia. Tuttavia non tutto va come previsto.

Premetto che non avevo mai letto un libro della Mazzantini. Confermo che questo è stato il primo e l’ultimo. Non mi piace affatto il suo modo di scrivere, così triste e senza rilievo, senza sorprese. Lo stile è grigio, deprimente, fa crescere progressivamente un fastidioso peso sullo stomaco. Per non parlare di questo libro nello specifico. Ci viene presentato come un romanzo in cui la guerra è un evento fondamentale, mentre sulla guerra troviamo all’incirca quattro o cinque pagine. La storia non è affatto ben inserita nel contesto storico: facile parlare di guerra nominando solo dei cecchini che sparano dalle montagne. Inoltre ci si potrebbe aspettare che sia un libro carico di passione tra i due protagonisti: non è vero neppure questo. Le scene d’amore – poche e descritte senza emozione – sono anch’esse impostate sulla tristezza, su ogni tipo di sfumatura di grigio, di squallore. E poi la critica più importante che manda all’aria il senso intero di un amore costruito giorno per giorno: Diego durante l’ultimo viaggio a Sarajevo accetta – con il consenso di Gemma – ad avere un rapporto sessuale con una giovane serba disposta a dargli un figlio. Ora io mi chiedo: come può Gemma accettare che suo marito vada con un’altra donna per metterla incinta? Come può Diego stesso essere disposto a tradire la moglie che pareva tanto amare? Questa mi pare davvero la ciliegina sulla torta di un libro che non mi ha dato nulla, anzi mi ha fatto desiderare intensamente di terminarlo per liberarmi da un peso.

Chi sono io per dire che chi è figlio di uno scrittore e coniuge di un regista ha la strada spianata per pubblicazioni e trasposizioni cinematografiche? Nessuno, per cui non lo dico. Va be’, l’ho detto.

Valutazione:

1

La straniera – Diana Gabaldon

Il libro di cui vi parlo oggi, assieme a Il cavaliere d’inverno che ho recensito qui, è uno di quelli che più preferisco.

 

 

LA STRANIERA

Diana Gabaldon

TEA

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Trama

Nel 1945 Claire Randall, un’infermiera militare, si riunisce al marito alla fine della guerra in una sorta di seconda luna di miele nelle Highlands scozzesi. Durante una passeggiata la giovane donna attraversa uno dei cerchi di pietre antiche che si trovano in quelle zone. All’improvviso si trova proiettata indietro nel tempo, di colpo straniera in una Scozia dilaniata dalla guerra e dai conflitti tra i clan nell’anno del Signore 1743. Catapultata nel passato da forze che non capisce, Claire si trova coinvolta in intrighi e pericoli che mettono a rischio la sua stessa vita e il suo cuore.

L’autrice

Diana Gabaldon

Diana Gabaldon è una scrittrice statunitense, nata l’11 gennaio 1952, in Arizona. Suo padre, Tony Gabaldon (1931-1998), era un senatore dello Stato dell’Arizona originario di Flagstaff, dove la Gabaldon è cresciuta, mentre la famiglia di sua madre era originaria dello Yorkshire (Inghilterra).

Ha conseguito una laurea in Zoologia alla Northern Arizona University nel 1973, un master in Biologia Marina presso l’Università della California di San Diego, presso lo Scripps Institution of Oceanography, nel 1975, e un Ph.D. in Ecologia ancora alla Northern Arizona University nel 1978. Dalla stessa università, ha ricevuto inoltre una laurea honoris causa in Scienze Umanistiche nel 2007. Assistente professoressa a tempo pieno presso il Centro per gli studi ambientali dell’Università statale dell’Arizona nel 1980, si è dedicata alla ricerca, è stata un’esperta di analisi numerica e di database, e ha tenuto corsi universitari di anatomia e altre materie, e ha fondato la rivista scientifica Science Quarterly Software. Nella metà degli anni ’80, la Gabaldon ha scritto articoli e recensioni per riviste informatiche a livello nazionale, come Byte, PC Magazine e InfoWorld.

Vive a Scottsdale con il marito, Doug Watkins. La coppia ha tre figli adulti: Laura, Samuel e Jennifer. Dopo la pubblicazione del suo primo libro, si è dimessa dalla sua posizione all’Arizona State University per diventare scrittrice a tempo pieno.

Nel marzo 1988, la Gabaldon decise di scrivere un romanzo, senza lo scopo di farsi pubblicare. Un personaggio dell’episodio War Games di Doctor Who, uno scozzese diciassettenne del 1745 di nome Jamie MacCrimmon, le fornì l’ispirazione per il suo protagonista maschile, James Fraser, e per l’impostazione del romanzo a metà del XVIII secolo. La Gabaldon decise di creare una donna inglese per contrastare tutti quei kilt scozzesi, ma il suo personaggio femminile è subentrato nella storia e ha cominciato a raccontare in prima persona, esprimendo moderni commenti strafottenti su tutto: per spiegare il comportamento e gli atteggiamenti emancipati del personaggio, l’autrice scelse di farla viaggiare nel tempo. Più tardi, nel corso dell’anno, la Gabaldon scrisse un breve estratto del suo romanzo sul CompuServe Literary Forum, che la portò a fare la conoscenza dell’agente letterario Perry Knowlton. Knowlton si prese a carico la scrittrice sulla base di un’opera prima incompiuta, provvisoriamente intitolata Cross Stitch: il primo contratto letterario prevedeva una trilogia. Il titolo del primo libro venne cambiato in Outlander prima della pubblicazione negli Stati Uniti, ma rimase invariato in Gran Bretagna.

La serie Outlander (La saga di Claire Randall in Italia) fu in seguito espansa con altri romanzi, ed è stata pubblicata in 26 paesi e tradotta in 23 lingue, per un totale di nove milioni di copie stampate; include anche un saggio, The Outlandish Companion, che fornisce informazioni dettagliate su impostazioni, scenario, personaggi, ricerca e scrittura dei romanzi. Diana Gabaldon ha inoltre scritto una graphic novel intitolata The Exile, situata all’interno dell’universo Outlander e caratterizzata dai suoi personaggi principali, ma raccontata dal punto di vista di Jamie Fraser e del suo padrino, Murtagh. Dalla saga è stata tratta una serie spin-off incentrata su John Grey, un personaggio secondario della serie originale.

Recensione

«Non ero mai stato a letto con una donna prima d’ora, però ne ho avute alcune per le mani.» Sorrise timidamente e scosse la testa. «Non era la stessa cosa. Voglio dire, ne ho abbracciate alcune, le ho baciate, e poi… be’. Mi ha fatto battere forte il cuore e mi ha accorciato il respiro e cose del genere. Ma non è stato affatto come quando abbraccio e bacio te.»

I suoi occhi, pensai, erano dello stesso colore dei laghi e del cielo, e altrettanto insondabili.

Allungò la mano e mi toccò il labbro, sfiorandolo appena. «Da principio è la stessa cosa, ma poi», disse a bassa voce «è come se di colpo tenessi tra le braccia una fiamma viva.» Aumentò la pressione del tocco, disegnandomi la linea delle labbra e accarezzandomi la guancia. «E io non desidero altro che buttarmi lì in mezzo fino a farmi consumare.»

Il primo capitolo di una lunghissima saga.

1945, Scozia. Claire, ventisettenne ex infermiera di guerra, è in vacanza nelle Highlands con il marito Frank. Lei s’intende di medicina ed è appassionata di botanica, lui studia con ossessione la storia dei suoi antenati. Durante una passeggiata tra le colline, Claire s’imbatte in un misterioso cerchio di pietre e senza rendersene conto viene catapultata indietro nel tempo di duecento anni. Sarà difficile adattarsi alla nuova vita e Claire dovrà sfuggire a innumerevoli pericoli. Incontrerà persone che diverranno punti di riferimento importanti per lei, come il ventitreenne scozzese Jamie che cela numerosi segreti.

Innanzitutto un primo plauso all’autrice per l’incredibile spessore dei protagonisti. Non ho mai visto personaggi letterari tratteggiati in modo così profondo e vero, reale. Paiono davvero persone vive ed esistenti. Ella riesce a trasmettere le sensazioni dei suoi personaggi anche solo facendo compiere semplici gesti. E poi le loro azioni sono legittime e incontestabili. Mi spiego meglio: mi è capitato di leggere alcuni romanzi e domandarmi la ragione di certi comportamenti dei personaggi. Ma qui no. Claire, Jamie e gli altri agiscono in un certo modo che – forse per la presentazione degli eventi, forse per i loro caratteri così vivi – appare perfettamente naturale, l’unico modo sensato e possibile nonostante sia a volte estremo. Abilità di non poco conto direi. Inoltre la passione tra i due protagonisti che inizia costretta, a tratti tenera a tratti violenta, non è mai sbagliata. È una sensazione pulsante che accompagna il lettore in tutte le pagine e che lo fa sperare affinché sbocci l’amore.

Meravigliosa è anche l’ambientazione storica e geografica. L’autrice è in grado di far assaporare attraverso le parole i sapori e i profumi della Scozia; è capace di far vivere le ansie di un periodo storico così teso, gli sfiancanti viaggi in sella ad un cavallo, le notti trascorse nei boschi. Ancora, la scrittrice possiede un vocabolario talmente ricco che ogni frase ha un gusto prelibato. Il tutto sapientemente colorito da un pizzico di divertente ironia.

Sono ufficialmente fan di Diana Gabaldon.

Valutazione:

5+

Con grande gioia dei fan, la saga è diventata una serie televisiva della Starz che va in onda negli USA ogni sabato sera, a partire da agosto 2014.

Il trailer

La sigla

Il kimono rosso – Lesley Downer

Ho presentato Lesley Downer quando ho recensito L’ultima concubina, potete leggere l’articolo qui. Dato che ho amato quel libro, ho comprato a scatola chiusa Il kimono rosso, senza nemmeno leggere la trama.

 

IL KIMONO ROSSO

Lesley Downer

Piemme

Il kimono rosso

Trama

Mentre saluta il comandante Yamaguchi, suo marito, in partenza per combattere contro i ribelli allo shogun, Hana indossa il suo kimono da cerimonia; i capelli lunghi sono spalmati d’olio e raccolti in un’acconciatura ordinata come vuole la tradizione. A lei il compito di difendere e custodire la loro casa, ma quando la guerra, sempre più sanguinosa e violenta, si avvicina, Hana è in pericolo di vita e deve fuggire a Tokyo. Ad accoglierla sono i colori, i suoni e i profumi di Yoshiwara, il quartiere del piacere, e una casa per cortigiane diventa in modo imprevisto il suo rifugio. Inizialmente intenzionata a raggiungere il marito, la giovane viene in realtà a poco a poco attratta dall’atmosfera vitale del quartiere. Scoprendo dentro di sé una sensualità fino a quel momento ignorata, si trasforma in una perfetta cortigiana e assapora per la prima volta il gusto della libertà e il sottile piacere della seduzione. Ma è Yozo, un coraggioso soldato, a cambiarle definitivamente la vita. Sfuggito alla cattura dei suoi nemici, si dirige nell’unico posto in cui un uomo sa di essere al sicuro: Yoshiwara. Tra Yozo e Hana nascerà un amore appassionato su cui incomberà una minaccia, legata a un segreto nascosto dal giovane e che, una volta rivelato, rischierà di oscurare la loro felicità.

Recensione

Partiamo da una cosa fondamentale: il titolo. Perché nella versione italiana esso è stato così barbaramente modificato? Il titolo originale era The courtesan and the samurai (La cortigiana e il samurai), come vedete nella bella copertina dell’edizione inglese.

courtesan and samurai

La cortigiana e il samurai è senz’altro un titolo azzeccato per la storia. Ma Il kimono rosso? Nel libro appare un kimono rosso ma non ha rilevanza tale da giustificare il titolo del romanzo. Ma va be’, problemi della Piemme.

Come ne L’ultima concubina anche in questo libro la condizione della donna in Giappone è uno dei temi centrali. Assistiamo alla guerra civile che segue la scomparsa dello shogun. Le donne sono in una posizione ancor più svantaggiata degli uomini che combattono al fronte: rimaste sole, devono sfuggire all’esercito nemico e al contempo guadagnarsi da vivere. Molte diventano prostitute e finiscono nel Mondo fluttuante, la città dei piaceri di Yoshiwara. Un luogo che risplende di vestiti pregiati, sfavillanti accessori per capelli, quadri e pipe d’oppio. Un mondo ricco, vivace e sovraffollato, in totale contrapposizione all’oscurità del mondo vero, e che nasconde segreti e violenze.

L’autrice decide stavolta di alternare il racconto tra il vissuto dei due protagonisti, Hana e Yozo, che si conoscono solo a metà libro. Hana, nel tentativo di salvarsi, viene ingannata e venduta; Yozo, soldato al servizio della causa del nord, combatte una guerra persa in partenza.

Trovo sempre divertente, interessante, leggere nei libri di Lesley Downer le descrizioni degli stranieri da parte dei giapponesi, che vedono gli europei come barbari: alti, con i capelli di colori strani (es. biondi), nasi troppo sporgenti e modi di fare troppo gentili con le signore. Ne è un esempio in questo libro Jean Marlin, un sergente francese che combatte al fianco di Yozo, che non passa mai inosservato tra la gente del posto. Considerate che probabilmente all’epoca la statura media della popolazione giapponese era minore di quella attuale (così come per molte altre culture, come gli italiani del sud Italia, per esempio).

Il libro è denso di descrizioni evocative, apprezzabili ma che a volte prevalgono sui sentimenti; è ricco d’avventura, intrigante. Ho trovato poi affascinante il fatto che da qualche parte in quello stesso Giappone in cui Hana e Yozo sfidano il destino, vivano anche Sachi e Shinzaemon, protagonisti de L’ultima concubina.

Avrei preferito leggere la sorte di Enamoto romanzata, inclusa nel libro, invece essa ci viene spiegata dall’autrice in maniera esauriente e documentaristica nella postfazione.

Ho amato di più L’ultima concubina, sarà il fascino del primo amore? In ogni caso anche questo è un buon libro.

Valutazione:

4

Approfondimenti

Yoshiwara

Yoshiwara è stato un famoso yūkaku (quartiere a luci rosse) di Edo, l’odierna Tōkyō.

Nei primi anni del 17 ° secolo, c’era una diffusa prostituzione nelle città di Kyoto, Edo e Osaka. Per contrastare questo fenomeno, un ordine di Tokugawa Hidetada del shogunato Tokugawa limitò la prostituzione a quartieri designati. Questi distretti sono stati Shimabara di Kyōto (1640), Shinmachi per Ōsaka (1624) e Yoshiwara di Edo (1617).

Le classi sociali non sono state rigorosamente divise a Yoshiwara. Un cittadino comune con abbastanza denaro sarebbe passato come pari a un samurai. L’unico requisito per i clienti era il deposito delle armi al cancello d’ingresso della città.

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Yoshiwara divenne una forte zona commerciale. Tradizionalmente le prostitute dovevano solo indossare semplici abiti blu, ma questo è stato raramente applicato. Le cortigiane di alto rango erano spesso vestite con brillanti kimono di seta colorati e costosi ed elaborate decorazioni nei capelli. La moda era così importante in Yoshiwara che spesso ha dettato le tendenze nel resto del Giappone.

La zona fu danneggiata da un vasto incendio nel 1913, poi fu quasi spazzato via da un terremoto nel 1923. Rimase nel mondo degli affari, però, fino a quando la prostituzione fu bandita dal governo giapponese nel 1958.

Ora in Giappone la prostituzione è tecnicamente illegale. La zona conosciuta come Yoshiwara, vicino alla stazione Minowa sulla linea Hibiya , è ora conosciuta come Senzoku Yon-Cho-me e mantiene un gran numero di soaplands e altri locali di facciata per i servizi sessuali.

Il passato di Sara – Chevy Stevens

Amici,

questa estate dal tempo singhiozzante sembra essersi finalmente ripresa. Cosa avete in mente per le vacanze? Vi piace leggere sotto l’ombrellone?

In questo appuntamento vi parlo dell’ultimo libro di Chevy Stevens, da oggi in libreria.

 

IL PASSATO DI SARA

Chevy Stevens

Fazi Editore

il passato di sara

 

Trama

Sara sta per sposarsi, trentaquattro anni, restauratrice di mobili antichi e madre di Ally, una bambina di sei anni nata da una relazione precedente. È una fase della vita costruttiva, ogni giorno è da affrontare con pienezza e Sara rovista nei pensieri, non smette di fare somme e sottrazioni, di definire se stessa quanto più possibile. Per questo le è inevitabile andare a cercare i propri genitori naturali: da figlia adottiva non li ha mai conosciuti, ma ora l’urgenza è inarrestabile, Sara è pronta per iniziare la ricerca delle proprie origini. Ma Julia Laroche, la madre naturale, appena se la trova di fronte la respinge con durezza, una reazione comprensibile sulle prime, che nasconde però un segreto custodito da oltre trent’anni. È da qui che iniziano a serpeggiare i primi sospetti di una storia molto più nera di quanto la donna potesse mai immaginare, nella quale si trova a dover fronteggiare le insidie di un padre il cui profilo umano è quel che di più basso possa realizzarsi nella nostra specie. Narrato attraverso capitoli corrispondenti a una sequenza di sedute psicanalitiche, Il passato di Sara è il racconto di una discesa agli inferi, dove i pericoli sono mortali e minacciano ciò che di più caro ha la protagonista. Sara confessa le terribili scoperte incontro dopo incontro.

L’autrice

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Chevy Stevens (nata nel 1973 come Rene Unischewski) è un’autrice canadese di romanzi thriller. Vive sull’isola di Vancouver, nella Columbia britannica.

Stava lavorando come agente immobiliare quando ha avuto l’idea per il suo romanzo Scomparsa (Fazi, 2012), nel quale un’agente immobiliare viene rapita. Il libro Scomparsa è stato un New York Times bestseller.

Recensione

Certe volte mi viene voglia di leggere un thriller: Chevy Stevens non mi ha delusa.

Il romanzo Il passato di Sara è un thriller, ma dai contorni morbidi, un bel thriller psicologico.

La vita di Sara all’apparenza è perfetta: una famiglia tranquilla, un fidanzato premuroso, una figlia adorabile e un lavoro che ama. Al di sotto della sottile patina di perfezione però, si nasconde la realtà delle cose.

La protagonista si sente come un cane randagio a cui è concesso solo di dormire nel portico perché potrebbe sporcare il salotto.

Sara infatti è stata adottata e, in cuor suo, ha sempre sofferto per questo; il padre adottivo, con il quale sin da piccola ha avuto un rapporto conflittuale, non perde occasione per farla sentire inadeguata, incapace; la figlia Ally, proprio come la madre, mostra a volte scatti d’ira che spaventano in una bambina di sei anni.

Quasi per gioco Sara decide di indagare sul proprio passato e si avventura alla ricerca della madre biologica. La donna, che non vive neanche molto lontano da lei, è una docente universitaria stimata e conosciuta che tuttavia non vuole avere niente a che fare con la figlia trentenne saltata fuori all’improvviso. Sara non si arrende: assumendo un investigatore privato scopre qual è il segreto che la madre Julia nasconde e perché apparentemente la detesta.

Lo shock è tale che Sara, prima ancorata a una vita tranquilla e piacevole, si ritrova quasi sola in mezzo alla tempesta degli eventi. La natura oscura di suo padre si rivela all’improvviso eppure lei si rende conto di esserne sempre stata, in qualche modo, cosciente, contaminata. Tutto comincia ad andare a rotoli: i rapporti con i genitori adottivi e le sorelle, il progetto di matrimonio con il fidanzato, il legame di fiducia costruito con Ally. Coinvolta nelle indagini della polizia che cerca di catturare un pericoloso killer, Sara diventa un oggetto in balia delle proprie paure ma, per amore delle persone che ama, non può lasciarsi andare: deve combattere.

Ho trovato originale il modo in cui le vicende vengono raccontate: al passato prossimo, di volta in volta, quando Sara si reca alle sedute di psicanalisi. Di Nadine, la psicanalista, non udiamo mai la voce, né vediamo un movimento, ma a lei Sara si rivolge con il cuore aperto, nuda di fronte alla realtà.

Senza che il lettore se ne renda conto all’inizio, ogni capitolo svela particolari semplici eppure importanti della vita e dei personaggi e la voce di Sara lo fa in modo così naturale che non viene nemmeno da pensare che tali personaggi non esistano realmente. La sensazione è quella di ascoltare un discorso molto confidenziale, bellissimo da seguire, toccante eppure crudo, vero.

Un libro che, con la metafora della vita della protagonista, scava a fondo nell’animo umano mettendone a nudo le paure, le reazioni di fronte alle situazioni più estreme. Una lettura interessante e coinvolgente, incalzante.

Valutazione:

4

Il giardino delle spezie segrete – Charlotte Betts

Come La ragazza del libro dei fuochi – che ho recensito qui -, anche questo libro ha un’ambientazione che spesso soverchia, in quanto a importanza, le vicende vissute dai personaggi. Un bel libro Newton Compton. E parliamo ovviamente di quando la Newton si dedicava ancora spesso a libri seri, contrariamente alla tendenza assunta ultimamente e cioè quella di inondare gli scaffali di quei libricini new adult. Brrr.

IL GIARDINO DELLE SPEZIE SEGRETE

Charlotte Betts

Newton Compton

978-88-541-4767-6

Trama

È il 1665 e nonostante Londra sia sconvolta dall’epidemia di peste, Susannah cresce serena dietro il bancone della farmacia di suo padre. Circondata da spezie ed erbe si dedica all’antica arte di curare con le piante, cercando di inventare sempre nuove pozioni e misture. Cornelius, suo padre, oltre ad averle insegnato tutti i segreti delle piante medicinali, le ha trasmesso il piacere per le buone letture e la passione per la conoscenza. Il rapporto tra padre e figlia, per anni armonioso e intenso nonostante l’assenza della madre morta dando alla luce il fratellino di Susannah, finisce il giorno in cui Cornelius decide di risposarsi con la giovane e capricciosa Arabella. Susannah è disperata perché d’un tratto deve dividere le attenzioni e l’affetto del padre con la matrigna che, per di più, è prepotente e presuntuosa, come i suoi tre figli. L’arrivo in città dell’affascinante Henry Savage, un ricco mercante, sembra essere l’occasione per Susannah di emanciparsi da questa situazione e, dopo alcune titubanze, accetta la sua proposta di matrimonio. Ma Henry è un uomo complesso e sfuggente, tormentato da un oscuro passato, i cui segreti a poco a poco iniziano ad affiorare. In una Londra in cui la peste continua a mietere vittime, riuscirà Susannah a curare il proprio cuore e mettere in pratica la conoscenza delle erbe per salvare la sua gente da una terribile calamità?

L’autrice

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Charlotte Betts si è occupata di moda, arredamento e gestione immobiliare. Il giardino delle spezie segrete, suo romanzo d’esordio, ha vinto diversi premi ed è stato finalista al Choc Lit’s Best Historical Read.

Recensione

Il giardino delle spezie segrete è un romanzo profumato, speziato, intriso dei sapori e dei fiori della bottega di uno speziale.

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I personaggi principali sono una manciata e tutti sono costruiti in maniera adeguata, credibile, sono belli. La narrazione trascina sin da subito grazie a un ritmo incalzante, per poi rallentare un po’ a metà libro e riprendere alla grande per il finale.

Ho trovato l’ambientazione originale, un’ambientazione che poche volte si trova come sfondo a una storia d’amore: il dramma della peste.

La condizione della donna è uno dei temi più importanti: attorno a esso ruotano poi quelli secondari dell’amore e dell’amicizia.

In definitiva un bel libro: da non perdere per chi ama le storie d’amore difficili e le ambientazioni storiche.

Valutazione:

4

Approfondimenti

 

Cosa faceva lo speziale?

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Alle origini la farmacologia consisteva essenzialmente nella preparazione di rimedi curativi, operata da speziali (o chimici, farmacisti, erboristi) che si procuravano le materie prime – spezie, droghe e piante officinali – da mercanti, i quali a loro volta le importavano anche da paesi lontani; ad esempio, l’oppio arrivava dalla Persia, mentre la radice di ipecacuana e la corteccia di china provenivano dall’America del Sud. Da questi ingredienti si ricavavano estratti, tinture, misture, lozioni, unguenti e scriroppi. Alcuni farmaci, come quelli preparati dalla corteccia di china, dalla belladonna, dalla digitale, dalla segale cornuta e dall’oppio si dimostrarono effettivamente validi; tuttavia, l’efficacia delle diverse preparazioni variava considerevolmente.

Il grande incendio di Londra

Il grande incendio di Londra fu un incendio che si propagò nella City di Londra dal 2 al 5 settembre 1666, distruggendola in gran parte. Prima di questo, l’incendio del 1212, che distrusse una grossa parte della città, era conosciuto con lo stesso nome.

Questa stampa, dai toni apocalittici, illustra il grande incendio del 1666.

Questa stampa, dai toni apocalittici, illustra il grande incendio del 1666.

L’incendio del 1666 fu una delle più grandi calamità nella storia di Londra. Distrusse 13.200 abitazioni, 87 chiese parrocchiali, 6 cappelle, 44 Company Hall, la Royal Exchange, la dogana, la Cattedrale di Saint Paul, la Guildhall, il Bridewell Palace e altre prigioni cittadine, la Session House, quattro ponti sul Tamigi e sul Fleet, e tre porte della città. Il numero di vite perse nell’incendio non è conosciuto.

Peste nera

Epidemia di peste bubbonica che, originatasi nelle steppe dell’Asia centrale e di qui propagatasi in Cina e in India, dilagò in Europa a partire dal 1347 con effetti devastanti.

Furono certamente mercanti occidentali a diffondere il morbo, infettando le rotte abitualmente battute del Medio Oriente e del Mediterraneo. Nel 1347 la peste giunse aCostantinopoli; subito dopo aMessina si ebbe la prima manifestazione in Europa dell’epidemia, che nell’estate del 1348 dilagò in Italia e in Francia, e di lì toccò le coste meridionali dell’Inghilterra e il resto dell’Europa, dove imperversò per oltre tre anni.

La violenza dell’epidemia lasciò sgomenti i testimoni dell’epoca: mai, prima o dopo d’allora, una calamità fece tante vittime umane, spesso cancellando in determinati luoghi intere popolazioni. Dello stupore angosciato dei superstiti resta testimonianza in molti scritti, a cominciare dal Decameron diGiovanni Boccaccio, dove si riporta cheFirenze era tutta un sepolcro. Molti, comeFrancesco Petrarca, fuggirono questi orrori rifugiandosi in luoghi isolati e salubri. Le stime di mortalità del 90%, comuni allora, sono state tuttavia ridimensionate dalla ricerca moderna, e attribuite alla carenza di indagini affidabili; si è potuto in ogni caso verificare che nelle zone più colpite perì oltre il 50% della popolazione. Dopo la tragica estate del 1348 la popolazione fiorentina presumibilmente si ridusse da 90.000 a meno di 45.000 abitanti, mentre a Siena su 42.000 cittadini ne sopravvissero non più di 15.000.

La gente dell’epoca era impreparata ad affrontare la malattia; poiché si ignoravano le cause scientifiche del contagio, si speculava molto sulle origini dell’epidemia, individuate da alcuni in un inquinamento atmosferico agente attraverso un invisibile quanto letale miasma proveniente dal sottosuolo, liberato da terremoti di cui si aveva avuto notizia. Le scarse cognizioni igieniche – la presenza di fogne e immondezzai a cielo aperto era normale nelle città europee del Trecento – favorivano la diffusione del contagio, soprattutto nelle aree urbane, dove i governi adottarono sistemi per far fronte alla malattia, pur ignorando le cause reali. Oltre a incoraggiare l’adozione di misure d’igiene personale particolarmente accurate, posero restrizioni ai movimenti di persone e merci, prescrivendo poi l’isolamento dei malati o il loro trasferimento nei lazzaretti, l’immediato seppellimento delle vittime in fosse comuni appositamente predisposte fuori dalle mura, e la distruzione con il fuoco dei loro indumenti. Poiché si pensava che l’aria infetta fosse contagiosa, si diffusero rimedi empirici come bruciare erbe aromatiche o portare con sé mazzolini di fiori profumati (similmente nel corso di epidemie successive si credette che il fumo del tabacco fosse un rimedio efficace).

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Tra gli effetti dell’epidemia, importanti furono quelli che investirono i modelli tradizionali di comportamento. In tutta Europa la Chiesa e i moralisti in genere erano convinti che la peste nera fosse una punizione divina per i peccati compiuti dall’umanità, e per questo predicavano la rinascita morale della società, condannando gli eccessi nel mangiare e nel bere, i comportamenti sessuali immorali, l’eccessivo lusso nell’abbigliamento; in questo contesto non meraviglia la popolarità acquisita dal movimento della Congregazione dei flagellanti. Si sviluppò tuttavia anche una corrente di pensiero opposta, propria di quanti ritenevano che se la malattia colpiva indiscriminatamente buoni e cattivi, tanto valeva vivere nel modo più intenso e sfrenato possibile.

Per quanti cercavano spiegazioni facili alla propagazione della malattia, colpevoli erano gli emarginati della società: in alcune zone vagabondi e mendicanti furono accusati di contaminare la popolazione residente; in altre gli ‘untori’ vennero individuati negli ebrei, fatti così oggetto della furia popolare.

È probabile che appena prima dello scoppio dell’epidemia, la popolazione europea in epoca medievale avesse raggiunto il picco più elevato di livello demografico; gli effetti della peste dovettero dunque essere immediatamente evidenti: l’eccedenza di forza lavoro agricola si azzerò, alcuni villaggi si spopolarono e gradualmente sparirono, molte città persero di importanza, mentre crebbe il numero dei terreni rimasti incolti. Anche le razzie di soldatesche sbandate o di ventura favorirono una vasta ondata migratoria dalle campagne verso le città. Se a Firenze, passata l’epidemia, la popolazione era stimata fra i 25.000 e i 30.000 abitanti, già nel 1351 era salita a 45.000 unità per toccare le 70.000 trent’anni dopo. Nelle decadi che seguirono i salari aumentarono e le rendite dei proprietari terrieri scesero, segno della difficoltà di trovare manodopera e tenutari. Si può dire in un certo senso che i vivi beneficiarono della moltitudine di morti sofferta.

La presenza della peste in Europa rimase endemica nei tre secoli successivi, per poi scomparire gradualmente, da ultimo in Inghilterra, dopo la ‘grande peste’ del 1664-1666, per cause che rimangono senza spiegazione.

 

Fonti: Encarta, Wikipedia

 

I giorni del tè e delle rose – Jennifer Donnelly

Amici,

oggi vi presento un nuovo libro. Avevo letto ottime critiche: si sono dimostrate fondate.

 

I GIORNI DEL TÈ E DELLE ROSE

Jennifer Donnelly

Sonzogno

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Trama

Londra, 1888. Una città in cui convivono ladri, prostitute e sognatori, in cui i bambini giocano di giorno nelle stesse strade dove di notte Jack lo Squartatore va a caccia. Fiona Finnegan, bella e indomita, è operaia alla Burton Tea Company, la maggiore società di importazione e lavorazione del tè; è povera, ma crede in una vita migliore, lontana dalle luride banchine del porto e vuole aprire un negozio tutto suo assieme a Joe, il suo grande amore di sempre. Quando però lui tradisce la sua fiducia e il padre, la madre e il fratello maggiore muoiono uno dopo l’altro in maniera sospetta, le sue speranze vengono spazzate via, e a lei non resta che andarsene oltre oceano, a New York, a cercare fortuna.

L’autrice

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Jennifer Donnelly (16 Agosto 1963) è una scrittrice americana.

La Donnelly è nata a Port Chester, New York . I suoi bisnonni paterni emigrarono da Dublino, Irlanda allo stato di New York e si stabilirono nella Adirondack regione dove la nonna lavorava in un albergo sul Big Moose Lake. Ha frequentato l’università di Rochester, laureandosi in Letteratura Inglese e Storia europea.

Tornò a New York all’età di 25 anni. Il suo primo libro è stato pubblicato da Atheneum nel 2002: Humble Pie, un libro illustrato dall’illustratore veterano Stephen Gammell. Nello stesso anno ha anche pubblicato il suo primo romanzo, il prodotto di dieci anni di lavoro, I giorni del tè e delle rose (Thomas Dunne, 2002). Si tratta del primo libro di una trilogia; è ambientato nell’East End di Londra nel tardo 19 ° secolo, con legami con la storia di Jack lo Squartatore. Il secondo libro, Come una rosa d’inverno, prosegue il racconto, seguendo la famiglia Finnegan e i personaggi correlati da Londra all’Africa, alla California. Il terzo romanzo della serie, La rosa selvatica, segue i personaggi da Londra alla vigilia della prima guerra mondiale in Arabia nel 1918.

Il romanzo A Northern Light è il più grande successo di Donnelly fino a oggi. Si basa sull’omicidio di Grazia Brown nelle montagne Adirondack nel 1906. Nel 2004 A Northern Light ha vinto la Carnegie Medal per libri per bambini e giovani-adulti pubblicati in Gran Bretagna, in cui è stato intitolato A Light Gathering. Negli Stati Uniti ha vinto il Los Angeles Times Book Prize per la letteratura giovane.

Il suo secondo romanzo young adult, Revolution, è la storia di due adolescenti nell’attuale Brooklyn e a Parigi durante la Rivoluzione francese, le cui storie si intrecciano.

Donnelly attualmente vive a New York, Hudson Valley con il marito, la figlia e tre cani.

Recensione

1888, Londra, quartiere di Whitechapel. Fiona Finnegan è una ragazza di diciassette anni timida ma determinata; vive con i genitori, due fratelli e una sorella in un appartamento in affitto, misero e freddo. La sua vita è fatta di sacrifici e, assieme a Joe, il suo primo e unico amore, Fiona immagina di mettere su un’attività e uscire finalmente dalla povertà.

Questo l’inizio di una vicenda che, tra omicidi misteriosi, tradimenti strappalacrime e profumo di tè, ci porta fino in America. Dalla povertà alla ricchezza, dall’amore alla solitudine, dalla semplicità di rapporti familiari veri agli intrighi dell’alta società. Non manca proprio nulla in questo lungo romanzo non indirizzato soltanto al pubblico femminile.

Sono presenti – e questo aspetto l’ho apprezzato tantissimo – affascinanti riferimenti a personaggi realmente esistiti, quali Jack Lo Squartatore, Vincent Van Gogh, Renoir, Rockefeller… Insomma c’è di tutto in questo perfetto tratteggio d’epoca. Tra l’altro esso offre uno spaccato della New York di fine Ottocento, mostrandone l’avanguardia e la modernità.

Le scene d’amore e passione sono ben descritte, senza frasi inutili e ricercate, in modo semplice e reale.

Una moltitudine di personaggi popolano le pagine del romanzo e l’autrice sfoggia grande abilità nel presentarli con pochi aggettivi che ne delineano perfettamente i caratteri e le inclinazioni.

Un personaggio particolarmente affascinante è Nicholas Soames, attraverso cui l’autrice manda un messaggio di tolleranza in un’epoca in cui l’omosessualità era considerata una vergogna – a dirla tutta pure oggi la società non è completamente aperta verso questo argomento, è questa la vergogna.

Un’altra cosa senz’altro curiosa è che più si prosegue nella lettura più vien voglia di bere un buon tè.

Lo stile è semplice ed elementare, senza pretese; favorisce una lettura veloce.

Dunque, dopo tutti questi complimenti posso avanzare qualche critica.

Mi ha infastidita parecchio la continua smania di denaro che anima la protagonista. Nonostante questo sia certamente dovuto al desiderio di sconfiggere la povertà e acquisire indipendenza e stabilità economica, oltre che a ragioni vendicative che comprenderete durante la lettura, la cosa diventa stucchevole a lungo andare e, come ho detto prima, fastidiosa.

L’altra cosa che non mi ha convinta è stata questa: è vero che l’America all’epoca era la terra delle opportunità, ed è vero che la protagonista vanta geniali idee di marketing per quegli anni, tuttavia è troppo facile la sua scalata economica e sociale; stessa cosa per Joe, il protagonista maschile.

Bene, in definitiva non posso non consigliarne la lettura poiché “I giorni del tè e delle rose” è uno scritto di valore. Tra l’altro è autoconclusivo, anche se primo capitolo di una trilogia.

Valutazione:

4

La figlia del matematico – Laura Kinsale

Eccomi qui con la recensione di un libro che avevo in libreria da qualche anno e che finalmente ho letto. Mi è piaciuto molto e vi spiego perché.

 

LA FIGLIA DEL MATEMATICO

Laura Kinsale

Mondadori

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Trama

Inghilterra, XIX secolo. Archimedea Timms, detta Maddy, è una giovane riservata che dedica le sue giornate alle opere pie e ad aiutare il padre, insigne studioso di matematica. Christian Langland, duca di Jervaulx, è un dongiovanni e scavezzacollo, geniale scienziato amico del vecchio Timms. Può nascere l’amore tra due persone così diverse? Nessuno potrebbe immaginarlo. Eppure quando viene a sapere che Christian è morto in duello, Maddy è colta da un dolore lancinante, inaspettato. Si trasferisce in campagna presso un cugino che dirige un manicomio per occuparsi dei pazienti e trova tra i ricoverati proprio il duca di Jervaulx, fatto rinchiudere dalla famiglia. Ora tocca a Maddy, l’unica che sembra credere nella sua sanità, aiutarlo a dimostrare di non essere un pazzo. E scoprire con un brivido un modo nuovo, più pieno, di essere donna.

Recensione

Ho cominciato a leggere questo libro convinta che si trattasse di un semplice romanzo rosa, ma mi sbagliavo. La figlia del matematico concentra l’attenzione del lettore sui pensieri, sulle esperienze e sul vissuto di un uomo internato in un manicomio poiché ritenuto malato di mente. Il duca di Jervaulx è infatti sopravvissuto a un’apoplessia cerebrale che ha procurato danni al suo cervello: è come se fosse affetto da autismo infantile. Ma è un uomo, non un bambino, per cui la frustrazione e la rabbia per l’impotenza di percepire e agire come prima bruciano in lui rendendolo un soggetto violento. Ho trovato estremamente affascinante leggere cosa accade nella mente del duca. Tra l’altro le terapie utilizzate da un manicomio che si definisce all’avanguardia per quei tempi mostrano quanto in realtà si fosse indietro nella comprensione e giusta cura dei soggetti affetti da patologie del genere. Si immagina facilmente quanto abbiamo sofferto ingiustamente gli internati in luoghi inquietanti. Per questo dico che non è solo un romanzo rosa, ma sfuma anche nel sociale.

Jervaulx, essendo stato prima della malattia un genio della matematica, quando non riesce più a comunicare con il mondo trova nelle equazioni e nei numeri un solido appiglio alla realtà, alla ragione.

Maddy, la protagonista femminile, è una quacchera convinta che dapprincipio vede il duca solo come un essere da salvare, un incarico divino cui adempiere. La situazione prende risvolti inimmaginabili ma lei dimostra di essere una quacchera convinta, vera. A questo proposito mi viene in mente la protagonista del libro L’ultima fuggitiva di Tracy Chevalier: anche lei quacchera, ma una quacchera che si perde già davanti a nastri e cappellini. Proprio la fede di Maddy rende le cose difficili, ancor più complicate di quanto non siano.

L’abilità dell’autrice sta nel fatto di aver dipinto un personaggio maschile di spessore: Jervaulx ha una malattia, eppure il lettore non è spinto a provare pietà per lui, quanto piuttosto dispiacere. Il duca mantiene, nonostante la sofferenza e i soprusi, il proprio io vivo in un modo reale e credibile. Nell’ultima parte del libro, il rapporto tra il duca e Maddy ricorda un po’ il legame iniziale tra i due protagonisti di Magnifica preda di Kathleen Woodiwiss.

In definitiva un libro particolare ed emozionante, spesso toccante, da non perdere. Al momento non è in vendita ma potete trovarlo facilmente e a pochi euro su ebay o comprovendolibri, nell’ultima edizione che si chiama appunto La figlia del matematico o l’edizione precedente, il cui titolo era Sull’orlo dell’abisso.

Valutazione:

5

Il cavaliere d’inverno – Paullina Simons

Il libro di cui vi parlo oggi l’avrò letto tipo quattro-cinque volte e non mi stanca mai: è uno dei miei libri preferiti.

IL CAVALIERE D’INVERNO

Paullina Simons

BUR

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Trama

Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d’estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell’Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta suvbito un’attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l’assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.

L’autrice

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Paullina Simons è nata a San Pietroburgo nel 1963. Ha vissuto con padre, madre, zio, zia e cugino nelle due stanze nelle quali Tatiana (protagonista de Il Cavaliere d’Inverno) avrebbe abitato. Suo nonno paterno ha vissuto in prima persona il mortale assedio di Leningrado, finchè non si è unito all’armata Rossa nel 1942. Nel 1968, quando lei aveva solo cinque anni, suo padre fu arrestato per l’agitazione anti-comunista durante l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Fu incarcerato per un anno, poi spedito al GULAG per due e esiliato a Tolmachevo. Nel 1973 ottenne il permesso per espatriare e portò la sua familia a New York. In America Paullina termina gli studi e lavora come giornalista finanziaria e produttrice televisiva, finchè non inizia a dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. La saga di Tatiana e Alexander si ispira in parte alla storia della sua famiglia in Russia.
Oggi vive a Northport, nelle vicinanze di New York, con il marito e i suoi quattro figli. All’ultima nata ha dato il nome di Tatiana.

Recensione

 

Soldato, lascia che ti accarezzi il viso e baci le tue labbra, lasciami urlare attraverso i mari e sussurrare attraverso i prati ghiacciati della Russia quello che sento per te… Luga, Ladoga, Leningrado, Lazarevo… Alexander, un tempo tu mi hai portata e ora io porto te.

Attraverso la Finlandia, attraverso la Svezia, fino in America con le mani tese, mi ergerò e mi farò avanti, destriero nero che galoppa senza cavaliere nella notte. Il tuo cuore, il tuo fucile, mi conforteranno, saranno la mia culla, la mia tomba.

Lazarevo stilla il tuo essere nel mio cuore, goccia d’alba al chiaro di luna, goccia del fiume Kama. Quando mi cerchi, cercami là, perché là sarò tutti i giorni della mia vita.

Tatiana Metanova è una ragazza russa di quasi diciassette anni, minuta, biondissima e piena di lentiggini che sta sbocciando e diventando donna. Vive con il fratello gemello Pasha, la sorella maggiore Dasha e i genitori in un appartamento comune nel Quinto Soviet. Un giorno d’inizio estate il generale Molotov annuncia alla radio che, senza alcuna dichiarazione di guerra, la Germania ha invaso la Russia, che si ritrova così nel secondo conflitto mondiale. Leningrado in quel giorno caldo sembra lontana anni luce dalla guerra, ma i genitori di Tatiana le chiedono comunque di uscire a fare provviste. Lei indossa il suo vestito migliore, uno splendido abito bianco con le rose rosse, ed esce di casa. Per strada però, invece di correre ai negozi sempre più affollati, si attarda per comprare un gelato. E proprio mentre gusta il suo gelato seduta su una panchina, le appare dall’altra parte della strada un soldato alto e bellissimo. Tatiana, imbarazzata, decide di salire sull’autobus ma lui la segue e le fa perdere di vista negozi, fermate e commissioni. Si ritrovano soli al capolinea e finalmente si parlano. Alexander, questo il nome del soldato misterioso, si offre di portarla a comprare provviste direttamente dal magazzino degli ufficiali dell’Armata Rossa. Tatiana si sta già innamorando di lui, ma tornata a casa scopre che il ragazzo in realtà è il fidanzato di sua sorella Dasha.

Tatiana si sentirà una stupida e da quel momento cambierà per sempre. Cambierà perché scoprirà che in realtà anche Alexander prova qualcosa per lei; cambierà quando conoscerà segreti inconfessabili che potrebbero distruggerli entrambi; cambierà perché negherà con tutta se stessa l’amore per tutelare la felicità della sorella; cambierà quando i tedeschi arriveranno a Leningrado e la metteranno sotto assedio. E mentre la neve, la fame, i bombardamenti e la disperazione avanzeranno, il legame segreto di Tatiana e Alexander crescerà con la forza e l’intensità dell’eroismo, vivendo di ricordi, parole e baci rubati.

Temi importanti quelli che stanno alla base di questo romanzo. L’amore. La vita. La morte. Nella sconvolgente ambientazione della seconda guerra mondiale, uno dei periodi più bui della storia dell’uomo. Quello che fa questo romanzo è anche questo: ricordarci gli errori passati dell’umanità affinché non vengano ripetuti.

I personaggi creati da Paullina Simons sono estremamente reali e vivono di vita propria, staccandosi dal suo disegno autoriale. La scrittura piacevole e a tratti poetica è in grado di trasportare il lettore direttamente nel luogo narrato che sia esso la splendida cupola dorata di Sant’Isacco, una strada su un lago ghiacciato o le acque di un incantevole fiume ai piedi dei Monti Urali.

Da non perdere per gli appassionati di storia e gli amanti del romance.

 Valutazione:

5+

Approfondimenti

L’assedio di Leningrado

Blocco della città russa di Leningrado (l’attuale San Pietroburgo) da parte delle forze tedesche durante la seconda guerra mondiale; l’assedio durò più di 800 giorni, dall’8 settembre 1941 al 12 gennaio 1944. Nel corso dell’Operazione Barbarossa, come venne definito il piano tedesco per la conquista dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, Leningrado fu circondata dalle truppe tedesche a sud, mentre gli alleati finlandesi guadagnavano posizioni a nord.

La strategia tedesca era quella di annientare la città e di tagliare tutte le vie di rifornimento, bersagliando nel contempo la popolazione di attacchi aerei e bombardamenti d’artiglieria che causarono oltre 600.000 vittime. Ad aggravare la situazione contribuì anche il rigidissimo inverno 1941-42. Dopo sette mesi, la costruzione della “strada della vita” attraverso il lago Ladoga permise di far giungere i rifornimenti in città, e costituì una via di fuga per circa 500.000 persone.

Assedio di Leningrado

Decise a distruggere Leningrado, l’attuale San Pietroburgo, le truppe tedesche assediarono la città per oltre 800 giorni, dal settembre 1941 al gennaio 1944, senza riuscire a travolgere la resistenza opposta dai cittadini organizzati in milizie, malgrado i massicci attacchi militari e i continui bombardamenti. Le perdite fra i civili furono ingenti: oltre un milione di morti. Nel 1945 alla cittadinanza venne conferita l’onorificenza dell’Ordine di Lenin a riconoscimento del suo eroismo.

 

Fonte: Encarta

 

Una ragione per amare – Rebecca Donovan

Perché? Perché mi ostino a cercare del buono dove non c’è? No, non sono impazzita. Il fatto è che ho sempre amato la Newton Compton, ma ultimamente sta producendo a raffica romanzetti senza capo né coda che, sulla scia d’isterismo ed entusiasmo – per cosa?? – proveniente dagli States, sono famosi come new adult. Ora mi direte: per quale oscura ragione leggi libri di un genere che non ti si confà? Semplice: perché ritengo che ogni genere abbia qualcosa di buono, qualcosa che, indipendentemente dai gusti, è in grado – e merita – di suscitare curiosità, attenzione, insomma, qualcosa di coinvolgente. Un esempio semplice, per capirci: il fantasy non è esattamente nelle mie corde, ma riconosco che spesso i libri di tal genere hanno trame e vicende emozionanti, ricche di colpi di scena, e gli autori hanno immaginazione. Così ho preso un new adult che, oltre alla solita storiella d’amore trita e ritrita, nella quarta di copertina accenna a una particolare situazione familiare, sperando di trovarci qualche spunto di riflessione importante sui problemi adolescenziali, qualcosa di significativo. Perché invece non mi metto l’anima in pace e lascio affogare scaffali e lettori nella cartaccia – perché chiamarli libri sarebbe un complimento – che viene loro riversata addosso? Stavolta ci vuole proprio: poveri alberi.

UNA RAGIONE PER AMARE

Rebecca Donovan

Newton Compton

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Trama

Emma Thomas è una studentessa modello e un’atleta prodigio. Ma è una ragazza taciturna e solitaria: non frequenta nessuno tranne la sua amica Sara, non va alle feste, non esce e non ha un fidanzato. E si copre bene per nascondere i lividi, per paura che qualcuno possa indovinare quello che succede tra le pareti domestiche. Mentre gli altri ragazzi della sua età si divertono spensieratamente, Emma conta in segreto i giorni che mancano al diploma, quando finalmente sarà libera di andare via di casa. Ma ecco che all’improvviso, senza averlo cercato o atteso, Emma incontra l’amore. Un amore intenso e travolgente che entra prepotentemente nella sua vita. E adesso nascondere il suo segreto non sarà più così facile.

Recensione

La prima cosa che salta all’occhio: i personaggi. Avete presente lo stereotipo degli stereotipi? I personaggi di questo libro sono più stereotipati dello stereotipo degli stereotipi. Non è uno scioglilingua, purtroppo. Non ho mai detestato così presto e così facilmente, profondamente, un protagonista maschile: Evan è semplicemente odioso. Emma, che vuol sembrare qualcosa di originale con i problemi che si porta appresso, in realtà è una Bella Swan a cui manca solo Edward Cullen. La storia, che come dicevo prima dalla quarta di copertina sembrava interessante, si rivela ben presto per quel che vale. Certe storie e certi romanzi possono piacere, non lo metto in dubbio, ma la cosa che mi ha infastidita in questo caso – come anche in altri libri tipo Easy, vedi qui – è la superficialità con cui certi temi vengono trattati. La violenza domestica in questo libro risulta qualcosa di ridicolo, superficiale, stereotipato – ecco che ritorna l’aggettivo del giorno, ma non è colpa mia.

Lo stile è inesistente, la struttura debole, tensione zero. Certi passaggi sembra siano stati scritti solo per allungare il brodo.

Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma se i new adult sono tutti così stiamo proprio messi bene. I bestseller del nuovo secolo la dicono lunga sulla nostra società. E con questo passo e chiudo.

Valutazione:

1

Affresco veneziano – Francesco Grimandi

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Venezia. Chi di voi non ci è ancora stato? E quanti di quelli che l’hanno visitata se ne sono innamorati?

Io ci sono stata qualche anno fa. Cominciò a piovere e dovemmo presto utilizzare le passerelle, fu un’esperienza particolare. In ogni caso non c’è niente da fare: Venezia merita e incanta.

Il libro di cui vi parlo oggi ha come ambientazione la Venezia del XVI secolo.

 

 

 

AFFRESCO VENEZIANO

Francesco Grimandi

 

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Trama

Venezia, estate 1589. Angela Moro è giovane, affascinante e intelligente. Si offre a chi può permetterselo e il ruolo di cortigiana è solo un mezzo per decidere del suo destino. Matteo Braida è un uomo semplice, energico, che lavora in un piccolo cantiere navale e non nutre particolari ambizioni. Forse per questo si sente a un passo dall’abisso. Un incontro casuale ha il potere di accendere in loro la passione, trascinandoli nella trama di un vasto e oscuro complotto. Una vicenda torbida e densa di colpi di scena. Ma anche il racconto di un amore contrastato e coinvolgente. Uno spaccato ricco di notizie e fonti storiche che vi condurrà in un mondo ineguagliabile per libertà e bellezza. 

L’autore

Francesco Grimandi, nato a Modena, classe 1970, si occupa di informatica, ma le sue passioni sono la storia e i misteri. Ha partecipato alle antologie Delos Books “365 Racconti Horror Per Un Anno”, “365 Storie D’Amore”, “365 Storie Di Natale”, e un suo racconto è presente nella raccolta “Science Fiction 70” di Writers Magazine Italia. Ha pubblicato sulle riviste W.M.I., Action, Delos Science Fiction. Il suo primo romanzo di genere avventuroso, “Affresco Veneziano”, è disponibile in formato ebook su Amazon. Non ultimo, un suo breve noir storico è apparso nei Gialli Mondadori.

Recensione

Partiamo subito dal fatto che il titolo del romanzo è assolutamente azzeccato.

L’affresco è una delle più belle manifestazioni artistiche: unisce diverse tecniche e abilità ed è in grado di rappresentare egregiamente un concetto, un sentimento, un luogo, un avvenimento.

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Affreschi della Cappella Sistina.

Il libro di Francesco Grimandi è esattamente un affresco di Venezia. Nonostante le vicende vissute dai personaggi, Venezia è la vera protagonista del libro. L’autore ci fornisce un ritratto magico della città di quel periodo, le da vita come se fosse un’entità a sé e questo la rende ancora più affascinante. Anche la natura della laguna è trattata con particolare riguardo. Il lettore si ritrova così a navigare, come su una gondola, tra le meraviglie architettoniche di Venezia e la flora e la fauna del paesaggio.

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La gondola è una barca lunga, piatta e sottile, tipica della laguna veneta, ornata di un pettine a prora e talvolta di copertura al centro.

La narrazione è ricca di informazioni storiche ben diluite nella prosa e nei dialoghi. Il registro linguistico utilizzato è adatto all’epoca e vanta un vocabolario vario, ricco. Le arti di ogni genere vivono tra le pagine, grazie anche alle menti brillanti che affollano la città.

Un ulteriore punto a favore deve essere attribuito al libro per la storia d’amore: non è scontata poiché la protagonista femminile, a causa del carattere e del lavoro che svolge, è un personaggio particolare.

Un bel libro, da non perdere per gli amanti della cultura italiana e della storia.

Valutazione:

4

Approfondimenti

 

Venezia: luoghi d’interesse

Canal Grande, Venezia.

Canal Grande, Venezia.

Classici spazi di autocelebrazione della città sono il Canal Grande e la monumentale area marciana: il primo, una sfilata ininterrotta di palazzi (tra i quali il rinascimentale Vendramin-Calergi, la barocca Ca’ Pesaro sede dei Musei d’arte moderna e d’arte orientale, la sfarzosa Ca’ d’Oro, del XV secolo ma rimaneggiata nel XIX, con la pregevole galleria Franchetti, la barocca Ca’ Rezzonico, sede del Museo del Settecento veneziano) che si conclude con la chiesa di Santa Maria della Salute, capolavoro secentesco diBaldassarre Longhena; la seconda, una zona storica vistosamente qualificata dallaBasilica di San Marco, dal Palazzo Ducale e dalla Libreria Sansoviniana, cosiddetta perché edificata (nel XVI secolo) daJacopo Sansovino.

Altro luogo di interesse, oltre al Museo Correr (di fronte alla Basilica), con opere perlopiù di scuola veneta, è nel sestiere di San Marco la gotica chiesa di Santo Stefano (tele di Tintoretto). Nell’adiacente sestiere di Castello sono da citare la vivace Riva degli Schiavoni e le chiese di San Zaccaria e Santa Maria Formosa, entrambe del XV-XVI secolo; ma soprattutto il campo dei Santi Giovanni e Paolo (San Zanipòlo per i veneziani), con l’omonima, grandiosa basilica gotica (XIII-XV secolo) e due bellissime opere rinascimentali del Quattrocento: il monumento equestre aBartolomeo Colleoni e la Scuola grande di San Marco, oggi ospedale civile. Vicina, ma nel sestiere di Cannaregio, è la splendida chiesa rinascimentale di Santa Maria dei Miracoli, mentre più a nord-ovest, in un suggestivo ambiente periferico, si trova quella tre-quattrocentesca della Madonna dell’Orto (dipinti di Tintoretto, che vi è sepolto).

Dall’altra parte del Canal Grande, nel sestiere di San Polo, sono smaglianti episodi della cultura artistica veneziana, tra il XIV e il XVI secolo, la gotica chiesa diSanta Maria Gloriosa dei Frari, con due capolavori diGiovanni Bellini e diTiziano, e la cinquecentescaScuola grande di San Rocco, interamente affrescata e dipinta da Jacopo Tintoretto (1564-1587). A sud, nel sestiere di Dorsoduro, a imporsi all’attenzione è invece la grande pittura: delVeronese a San Sebastiano; di Bellini,Giorgione, ancora del Veronese, Tiziano, Tintoretto e altri grandi maestri alleGallerie dell’Accademia; dei più qualificati esponenti dell’arte moderna e contemporanea nella raffinatacollezione Peggy Guggenheim (tra gli italiani,Giacomo Balla,Giorgio de Chirico,Marino Marini,Gino Severini,Emilio Vedova).

Infine, a chiusura di una rassegna comunque incompleta, vanno ricordati due classici monumenti di Andrea Palladio, la chiesa del Redentore (del 1577-1592) alla Giudecca e quella di San Giorgio Maggiore sull’isola omonima, nonché la bella chiesa dei Santi Maria e Donato (XII secolo) a Murano e l’affascinante complesso romanico di Santa Maria Assunta e Santa Fosca sulla solitaria isola di Torcello. Nel 1987 Venezia e la laguna sono state dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’umanità (WHS).

 

Fonte: Encarta

 

La struttura edilizia e urbanistica di Venezia

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Il primo elemento che appare con singolarità è la separazione dei percorsi pedonali da quelli dei mezzi: si tratta di un principio oggi attualissimo, ma che per Venezia è connaturato con la sua stessa origine. Il che ci riporta immediatamente al processo formativo della città; occorre ricordare infatti che da principio Venezia non è che un insieme di isole, ben distinte fra loro, e separate l’una dall’altra da canali e specchi d’acqua di dimensione molto maggiore di quella che hanno oggi. Fra le isole ci si muove per via d’acqua, e i ponti sono per lungo tempo assai pochi (lo stesso Canal Grande del resto non avrà fino all’800 che quello di Rialto). Questo processo è oggi meno evidente perché il tessuto dei percorsi pedonali si è notevolmente infittito, ed è a piedi che in definitiva ci si muove nella città. Oltre a ciò, la larghezza dei canali si è notevolmente ridotta, man mano che l’edificazione diventava più compatta, e il numero dei ponti è assai aumentato.
Il pozzo veneziano è un eccezionale espediente tecnologico inventato per risolvere il problema del rifornimento di acqua potabile in un ambiente urbano circondato dalla laguna. Si tratta di una grande struttura sotterranea, costituita da un’ampia cisterna ben costruita e resa impermeabile all’acqua salmastra, riempita di sabbia attraverso cui l’acqua piovana raccolta nel campo filtra prima di depositarsi nel fondo, e dentro la quale è annegata una canna cilindrica in mattoni, che pesca sul fondo e su cui appoggia la vera da cui si tira su l’acqua.
Come accade per i canali, gli spazi aperti si dispongono nella città secondo una loro logica gerarchica. E ci è d’aiuto la toponomastica, che li distingue in campi, campielli e corti, in rapporto diretto con la dimensione e le funzioni ospitate: che sono massimamente pubbliche nei campi, e di tipo semi-privato nelle corti, quasi come una sorta di prolungamento esterno dell’abitazione. Vi è qui un’integrazione profonda fra spazio pubblico e spazio privato, che non si ritrova in alcun altra città: l’abitazione si prolunga nella corte, nel campo e nella calle, spesso vi si apre direttamente, e qui si svolgono funzioni e operazioni che altrove sono ristrette all’interno dei muri domestici.

Oggi tutta Venezia è pavimentata con la trachite estratta dai vicini colli Euganei, ma per molti secoli non è stato così: solo alcuni percorsi – quelli più battuti dal pubblico, e quindi sottoposti a più rapida usura – venivano pavimentati in pietra: il rimanente o era rivestito di mattoni, o era in terra battuta. Del resto, la stessa piazza San Marco mantiene per lungo tempo la sua pavimentazione in cotto, e solo nel 1723 si provvederà a rivestirla in pietra.

Ma anche nei canali vi è una sorta di gerarchia interna, del resto ben rispettata dalla denominazione ancora corrente: ci sono canali e rii, e i primi sono solo i tre maggiori (Canal Grande, della Giudecca e di Cannaregio) e quelli della laguna (che si chiamano tutti canali), mentre i rii sono tutti gli altri, diffusi e ben distribuiti nel tessuto della città. Anche questi vanno visti tuttavia nella loro diversa importanza.

Ve ne sono almeno tre tipi: rii che scorrono semplicemente fra due cortine di case; rii fiancheggiati da un percorso pedonale, chiamato in questo caso fondamenta, e rii fiancheggiati da due fondamenta. E rii con andamento curviforme, organicamente corrispondente a quello dei canali naturali, e altri diritti e regolari, per lo più risultanti da scavi artificiali, o da urbanizzazioni realizzate successivamente attraverso l’imbonimento di velve e barene.
Pur nella loro sedimentazione continua, che dura da dieci secoli, riconosceremo abbastanza facilmente i caratteri e i tipi fondamentali dell’edilizia veneziana: case-fondaco, case d’affitto e popolari, palazzi, sono i tipi prevalenti dell’edilizia residenziale. Si noteranno quei singolari espedienti adottati per risolvere i problemi connessi con una edificazione così fitta e intricata: fra questi sono soprattutto frequenti i sottoportici nei casi in cui calli e fondamenta passan sotto a edifici, che si sono formati indipendentemente dalla trama viaria guadagnando spazio ai piani superiori; e assai diffuse le altane, terrazze pensili costruite in legno sui tetti, sulle quali le abitazioni riconquistano la luce e il sole spesso negati dalla fittezza dell’edilizia; mentre non di rado si incontrano edifici con barbacani, grossi mensoloni di legno e talvolta di pietra, che sostengono a sbalzo i piani superiori aggettanti su strade commerciali più larghe e botteghe ben protette ai piani terreni, e che vanno intesi come un espediente tecnico legato a quel processo di intensificazione edilizia cui si è accennato, consentendo lo sviluppo in estensione degli edifici ma salvaguardando la sezione dei percorsi pedonali.

 

 

 

 

Fonte: Guida d’Italia. Venezia, Touring Club Italiano

 

La ragazza del libro dei fuochi – Jane Borodale

Amici,

l’estate è arrivata un po’ dappertutto. La preferite come stagione? Io sinceramente no, la mia preferita è l’autunno. Comunque, oggi vi parlo di un libro interessante.

 

LA RAGAZZA DEL LIBRO DEI FUOCHI

Jane Borodale

Leggereditore

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Trama

Londra 1752. Fra i vicoli umidi di pioggia si aggira la giovane Agnes Trussell, con in tasca una manciata di monete rubate e nel grembo una vita che cresce suo malgrado. Ma una porta si apre all’improvviso nel buio e Agnes si ritrova ad accettare un impiego come apprendista in un laboratorio di fuochi d’artificio. Mentre impara a muoversi in un mondo fatto di polveri esplosive, gesti prudenti e tentativi malriusciti, la ragazza conquista lentamente la fiducia dell’enigmatico John Blacklock e si unisce alla sua missione: creare i fuochi più spettacolari che l’occhio umano abbia mai visto. I mesi corrono, e per Agnes diventa sempre più complicato celare il suo segreto agli sguardi ambigui della signora Blight, la governante che controlla ogni sua mossa. Ma in una casa dove nulla è ciò che sembra, il destino può prendere pieghe inaspettate e neanche la fervida immaginazione di Agnes prevede ciò che il futuro ha in serbo per lei.

L’autrice

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Jane Borodale ha una laurea in scultura della Wimbledon School of Art. Ha lavori per una varietà di siti, tra cui il Museo degli Innocenti di Londra e il Wordsworth Trust, Cumbria. Vive nel Westcountry con il marito, il poeta Sean Borodale, e i loro due figli.

Recensione

Un aspetto particolare che salta subito all’occhio leggendo questo libro è l’uso delle metafore: esse sono malinconiche ma anche potenti, incarnano il modo perfetto in cui raccontare della vita in campagna, che troviamo all’inizio del libro. Quando la narrazione si sposta in città l’autrice si dimostra ugualmente brava nel descrivere con efficacia luoghi e atmosfere.

I personaggi sono intrisi di tristezza, sebbene ognuno la esterni a modo proprio. Le situazioni, la quotidianità particolare, ricordano un po’ La ragazza con l’orecchino di perla – che ho recensito qui. Ed è proprio in una quotidianità ripetitiva, scandita da ritmi precisi, che i protagonisti mostrano il loro eroismo.

Il tema centrale del romanzo non è l’amore tra persone, ma l’amore che il protagonista maschile prova per i fuochi d’artificio, il modo in cui li fabbrica, l’arte e la passione celati in ogni gesto.

Il finale sorprende, come annunciato nella quarta di copertina; lascia un po’ l’amaro in bocca ma allo stesso tempo suscita tenerezza. Libro consigliato.

Valutazione:

3

 

L’ultima estate a Deyning Park – Judith Kinghorn

In questo periodo sto rallentando il ritmo dei post, ma sono sempre qui. Vediamo qual è il libro di oggi.

 

L’ULTIMA ESTATE A DEYNING PARK

Judith Kinghorn

Nord

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Trama

L’estate è la stagione più bella a Deyning Park. E come se la grande tenuta della famiglia Granville si risvegliasse dal torpore invernale per prepararsi a ospitare balli eleganti e ricevimenti sfarzosi. Anche per la giovane Clarissa l’estate è una stagione di rinascita; dopo mesi di solitudine, lei può finalmente riabbracciare i fratelli e godere di una nuova, inaspettata compagnia: quella di Tom, l’affascinante figlio della governante che, grazie all’intervento di un misterioso benefattore, ha potuto iscriversi all’università. Dapprima intimidita da quel ragazzo così taciturno e rispettoso del proprio ruolo – stare sempre un passo indietro e assistere alla vita dei Granville da dietro le quinte -, Clarissa a poco a poco stringe con lui una profonda amicizia, che poi sfocia in un grande amore. Un grande amore segreto, perché è chiaro che i suoi genitori non lo approverebbero mai. Ma Tom è ambizioso e determinato, e le fa una promessa solenne: una volta terminati gli studi, si trasferirà a Londra per esercitare la professione di avvocato e, non appena sarà diventato abbastanza ricco da colmare il baratro che lo separa dai Granville, chiederà la sua mano. Il destino, però, volta loro le spalle. Non soltanto qualcuno scopre la loro relazione clandestina, ma è il 1914, e quella sarà l’ultima estate di felicità a Deyning Park. Come una tempesta, la guerra si abbatterà sull’Inghilterra, spazzando via i sogni di Clarissa e le aspirazioni di Tom, la fortuna dei Granville e l’innocenza della giovinezza…

Recensione

Avevo adocchiato questo libro subito dopo l’uscita e tuttavia l’ho preso soltanto da poco. Finalmente sono riuscita a leggerlo. Devo dire però che, a fronte di tutte le aspettative nutrite, sono rimasta molto delusa. Al libro manca quel qualcosa che l’avrebbe reso speciale, manca la sostanza. La storia è carina ma è narrata male. I personaggi appaiono solo delle ombre, sono appena abbozzati. I concetti sono ripetitivi, l’autrice insiste sulle stesse emozioni e riflessioni per tutta la narrazione. In definitiva è uno scritto che guarda al passato, a quello che è stato e che non tornerà più, il tutto però senza suscitare abbastanza coinvolgimento nel lettore. In genere mi piace nei libri un sentimento di malinconia, una sorta di tristezza positiva, l’importanza dei ricordi, ma trattati in questo modo risultano noiosi. Voi che ne pensate?

Valutazione:

2

Il sangue nero dei Romanov – Dora Levy Mossanen

Salve amici, come va?

Vi parlo della mia ultima lettura e colgo l’occasione per augurare a tutti buona Pasqua.

 

 

IL SANGUE NERO DEI ROMANOV

Dora Levy Mossanen

Newton Compton

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Trama

Darja ha 104 anni ed è ancora una donna bellissima e dal fascino misterioso. Vive in un antico e fatiscente palazzo e intorno a lei svolazza sempre un nugolo di farfalle. Nessuno sa con certezza chi sia in realtà: l’unico indizio relativo al suo passato è un preziosissimo ciondolo, un uovo Fabergé tempestato di diamanti e pietre preziose da cui non si separa mai. Ha dei poteri soprannaturali e racconta di essere stata la tutrice del piccolo Aleksej, l’erede al trono dei Romanov. È passato quasi un secolo da quando la Rivoluzione ha annegato nel sangue il fasto e la ricchezza degli zar: i membri della famiglia reale sono stati uccisi, il loro nome dannato, i simboli del potere distrutti, eppure pare che Aleksej sia scampato all’eccidio… Darja non lo ha mai dimenticato e quando riceve una convocazione urgente da parte dell’Associazione della nobiltà russa le sue speranze riprendono corpo… “Il sangue nero dei Romanov” è una storia densa di magia e di avventura, amore e speranza, in cui rivive l’atmosfera lussureggiante di una corte opulenta e ricca di meraviglie, ma destinata a un inevitabile tramonto.

L’autrice

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Dora Levy Mossanen è nata in Israele e si è trasferita in Iran quando aveva nove anni. All’inizio della rivoluzione islamica, la sua famiglia fu costretta a lasciare l’Iran. Si stabilì a Los Angeles. Ha conseguito una laurea in Letteratura Inglese presso la University of California Los Angeles e un Master di Laurea scrittura professionale presso la University of Southern California. La Mossanen è autrice di numerosi bestseller tradotti in varie lingue. Scrive per l’ Huffington Post e per il Jewish Journal.

Recensione

Era da un po’ che non leggevo di storie sulla Russia dei primi del Novecento, ambientazione che ho sempre adorato, perciò questo libro ha incontrato da subito il mio favore. La protagonista del romanzo, Darja, è tra l’altro un personaggio particolare, una sorta di veggente e guaritrice che svolge un ruolo importante alla corte degli zar. Le vicende degli imperatori di Russia sono narrate in chiave affettiva, quindi molto di parte, da Darja; per gran parte della narrazione combaciano con ciò che ho letto in altri romanzi con la stessa ambientazione. Fulcro dell’intera vicenda è lo zarevič Aleksej Romanov, malato di emofilia.

Le atmosfere della corte imperiale sono descritte con dovizia di particolari e talvolta anche in maniera un po’ lenta, tuttavia interessante risulta il contrasto tra l’inizio del Novecento e gli anni Novanta dello stesso secolo in cui ritroviamo Darja ormai centenaria. Un romanzo che non eccelle ma non delude, una pellicola che mostra un mondo che non c’è più, una visione filtrata da una veggente che vede tutto color rosso sangue.

Valutazione:

3

Approfondimenti

Romanov

Dinastia che regnò in Russia dal 1613 fino alla Rivoluzione russa del 1917. I Romanov erano discendenti di un aristocratico moscovita la cui figlia, Anastasia Romanovna, sposò lo zar Ivan IV il Terribile. Michele III (1613-1645) fu il primo dei Romanov ad ascendere al trono di Russia. Gli succedettero Alessio I (1645-1676), Teodoro III (1676-1682), Pietro il Grande (1682-1725), Caterina I (1725-1727), Pietro II (1727-1730), Anna Ivanovna (1730-1740), Ivan VI (1740-1741), Elisabetta (1741-1762), Pietro III (1762), Caterina la Grande (1762-1796), Paolo I (1796-1801), Alessandro I (1801-1825), Nicola I (1825-1855), Alessandro II (1855-1881), Alessandro III (1881-1894) e Nicola II (1894-1917).

Salito al trono durante la guerra di Crimea, lo zar Alessandro II firmò il trattato di Parigi (1856) che pose fine al conflitto e si impegnò in una serie di riforme volte a modernizzare il paese. La più importante fu l'abolizione della servitù della gleba, nel 1861.

Salito al trono durante la guerra di Crimea, lo zar Alessandro II firmò il trattato di Parigi (1856) che pose fine al conflitto e si impegnò in una serie di riforme volte a modernizzare il paese. La più importante fu l’abolizione della servitù della gleba, nel 1861.

 

Nicola II Romanov

Nicola II Romanov (Zarskoje Selo, oggi Puškin 1868 – Jekaterinburg 1918) fu l’ultimo zar di Russia (1894-1917); fu deposto durante la Rivoluzione russa del 1917.

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L’ASCESA AL TRONO

Primogenito dello zar Alessandro III, gli succedette sul trono di Russia lo stesso anno in cui sposò Alice d’Assia, principessa tedesca che prese il nome di Alessandra quando si convertì al cristianesimo ortodosso; cercò di continuare la politica assolutista paterna, ma le mutate condizioni storiche lo costrinsero a fronteggiare una situazione molto più drammatica, e Nicola si rivelò incapace di dominare gli eventi.

Favorevole al mantenimento della pace fra le potenze europee, si fece promotore delle due conferenze dell’Aia (1899 e 1907) che istituirono la Corte permanente d’arbitrato per la soluzione pacifica dei conflitti internazionali. Ciò, tuttavia, non impedì alla Russia di tentare una politica espansionistica in Estremo Oriente: i progetti di annessione della Manciuria e della Corea portarono alla disastrosa guerra russo-giapponese (1904-1905).

IL REGIME DI MONARCHIA ASSOLUTA

In patria la disfatta militare fu accolta con una serie di sollevazioni degli operai e dei contadini: l’ordine di sparare su un gruppo di dimostranti che portavano una petizione allo zar fece scoppiare, nel 1905, la prima Rivoluzione russa, che costrinse Nicola a promulgare la riforma costituzionale dello stato e ad accettare l’elezione della prima assemblea legislativa, la Duma (1906), che di lì a poco, tuttavia, avrebbe ostacolato e infine sciolto, riaffermando i poteri assoluti della monarchia. Nel 1911, dopo l’assassinio del primo ministro Pëtr Stolypin, Nicola impresse un’ulteriore svolta conservatrice al governo, ormai quasi del tutto dominato dal monaco Rasputin, insediatosi a corte per volere della zarina.

Il 22 gennaio 1905 una folla di 200.000 lavoratori si raccolse davanti al Palazzo d'Inverno di San Pietroburgo per protestare contro le brutali condizioni di lavoro in Russia: il corteo intendeva presentare una petizione allo zar in nome delle riforme politiche. Lo zio di Nicola II ordinò alla guardia imperiale di fare fuoco sui dimostranti. Il massacro, in cui morirono un centinaio di persone, fu uno degli eventi cruciali della rivoluzione russa del 1905.

Il 22 gennaio 1905 una folla di 200.000 lavoratori si raccolse davanti al Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo per protestare contro le brutali condizioni di lavoro in Russia: il corteo intendeva presentare una petizione allo zar in nome delle riforme politiche. Lo zio di Nicola II ordinò alla guardia imperiale di fare fuoco sui dimostranti. Il massacro, in cui morirono un centinaio di persone, fu uno degli eventi cruciali della rivoluzione russa del 1905.

L’ABDICAZIONE

Nel tentativo di fronteggiare la grave situazione interna, lo zar coinvolse la Russia nella prima guerra mondiale: dopo le prime sconfitte, nel 1915 destituì il granduca Nicola e assunse personalmente il comando dell’esercito. Per questo motivo, dopo lo scoppio della Rivoluzione bolscevica, fu ritenuto il diretto responsabile delle sconfitte subìte nel corso del conflitto e delle sofferenze patite dal popolo russo: costretto ad abdicare nel 1917, fu tenuto per alcuni mesi prigioniero e infine giustiziato con tutta la famiglia per ordine del soviet degli Urali.

Nicola II, ultimo zar della Russia (1894-1917), insieme alla moglie Alessandra, alle duchesse Olga e Maria, alle granduchesse Anastasia e Tatiana e al figlio Alexis. Nicola continuò la politica assolutista del padre opponendosi alle richieste sempre più insistenti di apertura alla democrazia. Dopo la rivoluzione del 1917 fu costretto ad abdicare, venne imprigionato per qualche mese e infine fu giustiziato dai bolscevichi con tutta la famiglia a Jekaterinburg nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918.

Nicola II, ultimo zar della Russia (1894-1917), insieme alla moglie Alessandra, alle duchesse Olga e Maria, alle granduchesse Anastasia e Tatiana e al figlio Alexis. Nicola continuò la politica assolutista del padre opponendosi alle richieste sempre più insistenti di apertura alla democrazia. Dopo la rivoluzione del 1917 fu costretto ad abdicare, venne imprigionato per qualche mese e infine fu giustiziato dai bolscevichi con tutta la famiglia a Jekaterinburg nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918.

Fonte: Encarta

Il segreto della collana di perle – Jane Corry

Era da tanto che volevo leggere questo libro, finalmente ce l’ho fatta.

 

IL SEGRETO DELLA COLLANA DI PERLE

Jane Corry

Newton Compton

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Trama

Caroline riceve in eredità una collana di perle, un dono che si tramanda da generazioni tra le donne della sua famiglia. Decisa a staccare la spina per un po’, per lasciarsi alle spalle la crisi che sta vivendo con il marito, si rifugia in una casa sul mare. Qui, immersa nella pace e nella tranquillità, inizia a fare ricerche per ricostruire la storia delle sue antenate. Grazie ai diari di nonna Rose e alle lettere private di sua madre Helen, Caroline scopre vicende femminili molto diverse tra loro eppure segnate da errori e difficoltà comuni, soprattutto nelle relazioni sentimentali. Storie di grandi amori e tradimenti, di sacrifìci e infelicità, che si snodano dai primi anni del Novecento, tra le due guerre, fino al passato più vicino a Caroline. Vite legate da un riconoscibile filo rosso, la collana di perle. Riuscirà, Caroline, a sottrarsi a un destino che sembra già segnato? Saga familiare e sentimentale, “Il segreto della collana di perle” è un romanzo pieno di passione che abbraccia le vite di tre donne fragili e affascinanti, che percorrono un secolo di storia, dall’inizio del Novecento ai giorni nostri.

Recensione

Il libro parte alla grande, riuscendo a catturare l’attenzione. Il coinvolgimento di quattro generazioni di donne legate dalla parentela e dalla collana di perle risulta interessante, intrigante, tuttavia man mano che avanza la narrazione diventa sempre più lenta, in molti tratti persino noiosa. Il finale delle vicende amorose di Caroline, la protagonista del presente, così come il “mistero” svelato delle perle, risulta un po’ banale, deludente. Mi aspettavo molto ma molto di più.

Valutazione:

2

Emèt, Il dovere della verità – Nicola Viceconti

Amici,

oggi vi parlo dell’ultimo libro di un autore che ho già ospitato sul blog, Nicola Viceconti. Potete leggere qui la sua intervista.

Emèt – Il dovere della verità

Nicola Viceconti

Loffredo Editore

 

 

 

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Trama

Helene Sanz, un’anziana diva del teatro tornata a vivere a Buenos Aires, viene a conoscenza di una sconcertante verità su Diego Tomasi, suo marito, vittima nel 1964 di un misterioso omicidio. Le ombre sulla vita privata dell’uomo s’intrecciano con un preciso momento storico dell’Argentina: quello durante il quale numerosi criminali di guerra della Germania nazista approdarono nel Paese.
Il bisogno di rendere pubblica la verità su tutta la storia assale la donna.  Per farlo, Helene si affida ad Alicia Hernandez, una giovane free lance esperta di teatro e sua devota ammiratrice, la quale accetta di buon grado l’opportunità di intervistarla. L’incontro tra le due si protrae per una notte intera, nel corso della quale le parole dell’anziana diva s’intrecciano con quelle della giornalista, portando alla luce il dolore di un vissuto che, seppur per ragioni diverse, riconduce ad una radice comune.
Riuscirà Helene, attraverso l’aiuto di Alicia, a trasmettere il senso reale della sua verità?

L’autore

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Nicola Viceconti vive e lavora a Roma. È laureato in So­ciologia e in Scienze della comunicazione e s’interessa di storia e di fenomeni sociali dell’America latina, in parti­colare dell’Argentina. Ha pubblicato con Gingko Edizioni Cumparsita (2010), Due volte ombra (2011), Nora Lopez – detenuta N84 (2012) risultando, con quest’ultimo, vin­citore nella sezione narrativa-romanzo all’XI edizione del concorso InediTO – Premio Colline di Torino premiato al Salone Internazionale del libro di Torino. La pagina dei romanzi di Nicola Viceconti è su Facebook, il sito web è: www.nicolaviceconti.it.

 

 

Recensione

Faccio una premessa. Trovo che gli autori – uomini – che scrivono storie che hanno per protagoniste delle donne, abbiano una sensibilità particolare. Viceconti ne da ampiamente prova in ogni suo libro.
La voce narrante di Helene cattura il lettore e lo induce, gentilmente, a continuare a leggere, come se stesse ascoltando dal vivo il racconto, seduto in una veranda di Buenos Aires. Attraverso i ricordi e l’introspezione dell’anziana diva l’autore indaga i comportamenti umani in situazioni estreme, le diverse reazioni possibili di fronte al dolore, i sensi di colpa capaci di tormentare per una vita intera, i rapporti diversi tra i membri di una famiglia. I personaggi di Viceconti si scoprono pian piano durante la lettura, in maniera realistica, come quando si fa lentamente amicizia con uno sconosciuto.
Come già dimostrato in Nora Lopez, detenuta N84 – romanzo che ho recensito qui – l’autore possiede una grande abilità nell’intrecciare fluidamente passato e presente: in questo caso le parole di Helene svelano di volta in volta piccoli indizi sul mistero di Diego, senza rivelare più di quanto necessario, ma riportandoci pian piano alla seconda guerra mondiale e a ciò che è venuto dopo, la ricerca dei criminali nazisti in sud America.
Affascinanti nella loro descrizione sono l’atmosfera argentina e quella parigina; le metafore impiegate sono fini, eleganti.
Ancora una volta Viceconti dimostra di essere maestro nel trattare le tematiche della memoria e dell’identità, senza il clamore cupo della cronaca nera e senza sentimentalismi eccessivi, raccontando semplicemente la verità: una verità che è dovere per chi la conosce, e diritto per chi la ignora.

Valutazione:

4

Approfondimenti

 

Emèt

Il sostantivo ebraico emèt, spesso tradotto con “verità”, deriva dal verbo aman, che significa fondamentalmente “essere solido, sicuro”.

 

Simon Wiesenthal

Simon Wiesenthal (Bučač, 31 dicembre 1908 – Vienna, 20 settembre 2005) è stato un ingegnere, scrittore e sopravvissuto alla Shoah austriaco, che dedicò gran parte della sua vita a raccogliere informazioni sui criminali nazisti e a rintracciarli per poterli sottoporre a processo.

I primi anni e la seconda guerra mondiale
Simon Wiesenthal era un ingegnere civile. Ricevette la laurea dall’Università Tecnica di Praga nel 1932 dopo esser stato rifiutato dal Politecnico di Leopoli a causa delle restrizioni razziali imposte agli studenti ebrei. Nel 1936 sposò Cyla Mueller. Wiesenthal, quando scoppiò la Seconda guerra mondiale, viveva a Leopoli in Polonia. In seguito al patto Molotov-Ribbentrop, Leopoli fu occupata dall’Unione Sovietica. Il patrigno ed il fratellastro di Wiesenthal furono uccisi da membri del NKVD, la polizia segreta sovietica. Wiesenthal stesso fu costretto a chiudere la sua ditta e lavorare in una fabbrica.

Quando la Germania invase l’Unione Sovietica nel 1941, Wiesenthal e la sua famiglia furono catturati dai nazisti ed avviati verso i campi di concentramento. La moglie di Wiesenthal riuscì a nascondere la sua identità ebraica grazie a documenti falsi, che le vennero forniti dalla resistenza polacca in cambio degli schemi degli scambi ferroviari disegnati da Wiesenthal. Simon non fu così fortunato, e fu internato in vari campi di concentramento, dove sfuggì all’esecuzione in varie occasioni.

L’inizio della caccia ai criminali nazisti
Wiesenthal fu liberato dalle forze statunitensi il 5 maggio 1945 dal campo di concentramento di Mauthausen. Quando i soldati lo trovarono, pesava meno di 45 chilogrammi ed era senza forze. Appena si rimise iniziò a lavorare per conto dell’esercito statunitense, raccogliendo informazioni per i processi contro i crimini di guerra nazisti. Nel 1947 lui ed altri trenta volontari fondarono il “Centro di documentazione ebraica” a Linz, in Austria, per raccogliere informazioni per futuri processi. Quando Stati Uniti ed Unione Sovietica persero interesse nel perseguire ulteriori crimini di guerra, il gruppo fu messo da parte.

Ciò nonostante Wiesenthal continuò con la raccolta di informazioni nel suo tempo libero, mentre lavorava a tempo pieno per aiutare le vittime della Seconda guerra mondiale. Durante questo periodo Wiesenthal fu essenziale per la cattura di uno degli ideatori dell’Endlösung, Adolf Eichmann (il quale divenne l’organizzatore logistico dell’ Endlösung dopo aver partecipato alla Conferenza di Wannsee in cui prese corpo tale progetto). Dopo l’esecuzione di Eichmann in Israele nel 1962, Wiesenthal riaprì il “Centro per la documentazione ebraica”, che cominciò a lavorare su nuovi casi.

Tra i suoi successi più clamorosi vi fu la cattura di Karl Silberbauer, l’ufficiale della Gestapo responsabile dell’arresto di Anna Frank. La confessione di Silberbauer aiutò a discreditare la voce che Il diario di Anna Frank fosse un falso. In questo periodo Wiesenthal localizzò nove dei sedici nazisti messi sotto processo nella Germania Ovest per l’uccisione degli ebrei di Leopoli, città dove visse egli stesso. Tra gli altri criminali catturati vi furono Franz Stangl, il comandante dei campi di concentramento di Treblinka e Sobibor, ed Hermine Braunsteiner-Ryan, una casalinga che viveva a Long Island, New York, che durante la guerra aveva supervisionato l’uccisione di centinaia di donne e bambini.

Il Centro Wiesenthal
Nel 1977 gli fu dedicata l’agenzia per la memoria sulla Shoah, il Centro Simon Wiesenthal (Simon Wiesenthal Center). Il Centro Simon Wiesenthal promuove la consapevolezza dell’antisemitismo, controlla i gruppi neonazisti, gestisce i Musei della Tolleranza a Los Angeles e Gerusalemme, e collabora ad assicurare alla giustizia i criminali nazisti di guerra sopravvissuti.

Fonte approfondimenti: Wikipedia

Multiversum – Leonardo Patrignani

Eccomi oggi a recensire il primo capitolo di una saga che mi è piaciuta molto.

MULTIVERSUM

Leonardo Patrignani

Mondadori

multi

Trama

Alex vive a Milano. Jenny vive a Melbourne. Hanno sedici anni. Un filo sottile unisce da sempre le loro vite: un dialogo telepatico che permette loro di scambiarsi poche parole e che si verifica senza preavviso, in uno stato di incoscienza. Durante uno di questi attacchi i due ragazzi riescono a darsi un appuntamento. Alex scappa di casa, arriva a Melbourne, sul molo di Altona Beach, il luogo stabilito. Ma Jenny non c’è. I due ragazzi non riescono a trovarsi perché vivono in dimensioni parallele. Nella dimensione in cui vive Jenny, Alex è un altro ragazzo. Nella dimensione in cui vive Alex, Jenny è morta all’età di sei anni. Il Multiverso minaccia di implodere, scomparire. Ma Jenny e Alex devono incontrarsi, attraversare il labirinto delle infinite possibilità. Solo il loro amore può cambiare un destino che si è già avverato.

L’autore

leonardopatrignani

Leonardo Patrignani è nato a Moncalieri nel 1980. Compositore, doppiatore e lettore appassionato dei romanzi di Stephen King, scrive dall’età di sei anni. I diritti del suo romanzo d’esordio, Multiversum, sono stati acquisiti da 18 Paesi.

Recensione

Lo dico subito: sono rimasta piacevolmente sorpresa. Non sempre mi capita di leggere libri capaci di trascinare in questo modo: dovevo leggere, leggere, leggere, sapere cosa sarebbe successo. La storia è originale e mi ha molto affascinata in quanto ho letto altro – su riviste scientifiche – che riguarda l’esistenza di più universi. Lo stile dell’autore è rapido e asciutto, le scene veloci ma efficaci. Le tematiche scientifiche sono trattate con una leggerezza che non guasta, rendendo la lettura ideale a giovani adulti e, anzi, credo che essa possa suscitare curiosità verso le teorie in questione. Un buon libro con il giusto miscuglio di azione, ragionamento, avventura e mistero, per non parlare degli scenari apocalittici e ipotetici che vengono descritti tramite pochi ma efficaci dettagli. Le ultime scene sono molto cinematografiche.

Se leggete il primo libro non avrete bisogno dei miei consigli per continuare la lettura, perché non potrete farne a meno, ma vi accenno comunque qualcosina. Il secondo capitolo della saga è davvero affascinante: Memoria, il luogo in cui si svolgono le vicende iniziali, è qualcosa di straordinario.

L’ultimo libro, Utopia – di cui ho terminato la lettura ieri -, è forse più movimentato dei precedenti e mostra un tocco di genio in più per ciò che riguarda le intricate vicende della trama. Stop, non posso dirvi altro altrimenti vi rovino la sorpresa.

Saga consigliatissima.

Valutazione:

5

Approfondimenti

Multiverso

Il multiverso è un insieme di universi coesistenti e alternativi al di fuori del nostro spaziotempo, spesso denominati dimensioni parallele, che nascono come possibile conseguenza di alcune teorie scientifiche.
Il termine fu coniato nel 1895 dallo scrittore e psicologo americano William James.
Dal punto di vista scientifico il concetto di multiverso è stato proposto in modo rigoroso per la prima volta da Hugh Everett III nel 1957 nell’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica.
Il concetto di universi paralleli venne introdotto in precedenza nella letteratura dallo scrittore di fantascienza statunitense Murray Leinster nel 1934, per essere ripreso in seguito da molti romanzi di narrativa fantascientifica e fantasy.

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Il multiverso nella cosmologia

Il multiverso è, scientificamente parlando, un insieme di universi coesistenti previsto da varie teorie, come quella dell’inflazione eterna di Linde o come quella secondo cui da ogni buco nero esistente nascerebbe un nuovo universo, ideata da Smolin. Le dimensioni parallele sono contemplate anche in tutti i modelli correlati al concetto di D-brane, classe di P-brane inerenti alla teoria delle stringhe.

Hugh Everett III e la sua “interpretazione a molti mondi”

Il concetto di multiverso viene proposto in modo serio per la prima volta nella cosiddetta “interpretazione a molti mondi” della meccanica quantistica, proposta da Hugh Everett III nella sua tesi di dottorato (The Many-Worlds Interpretation of Quantum Mechanics, abbreviata in MWI); questa interpretazione prevede che ogni misura quantistica porti alla divisione dell’universo in tanti universi paralleli quanti sono i possibili risultati dell’operazione di misura.
La teoria del multiverso proposta da MWI ha un parametro di tempo condiviso. In molte delle sue formulazioni, tutti gli universi costituenti il multiverso sono strutturalmente identici, e possono esistere in stati diversi anche se possiedono le stesse leggi fisiche e gli stessi valori delle costanti fondamentali. Gli universi costituenti sono inoltre non-comunicanti, nel senso che non può esservi un transito di informazioni tra di essi, anche se nell’ipotesi di Everett potenzialmente possono esercitare un’azione reciproca.

Interpretazione di Copenhagen

Altre interpretazioni della molti-mondi sono quella di Copenhagen e quella delle “storie consistenti”. In queste ipotesi, lo stato dell’intero multiverso è correlato agli stati degli universi costitutivi dalla sovrapposizione quantistica, ed è descritto da una singola funzione d’onda universale. Simili a questa visione sono l’interpretazione a molteplici storie di Feynman e quella di Zeh a molte menti.
L’interpretazione a molti mondi (Many Worlds Interpretation) non può spiegare l’apparente universo antropico, questo perché le costanti fisiche di almeno una parte degli infiniti possibili “mondi” sono le stesse. L’interpretazione a molti mondi può, comunque, spiegare l’esistenza (all’apparenza improbabile) di un pianeta come la Terra. Vedasi l’Ipotesi della rarità della Terra: se l’interpretazione a molti mondi fosse corretta, allora esistono così tante copie del nostro universo che l’esistenza di almeno un pianeta come la Terra non è sorprendente.

Teoria delle “bolle”

La formazione del nostro universo da una “bolla” del multiverso venne proposta da Andrej Linde. Questa teoria è nota come teoria dell’universo a bolle.
Il concetto dell’universo a bolle comporta la creazione di universi derivanti dalla schiuma quantistica di un “universo genitore”. Alle scale più piccole (quantistiche), la schiuma ribolle a causa di fluttuazioni di energia. Queste fluttuazioni possono creare piccole bolle e wormhole. Se la fluttuazione di energia non è molto grande, un piccolo universo a bolla può formarsi, sperimentare una qualche espansione (come un palloncino che si gonfia), ed in seguito potrebbe contrarsi. Comunque, se la fluttuazione energetica è maggiore rispetto ad un certo valore critico, si forma un piccolo universo a bolla dall’universo parentale, va incontro ad un’espansione a lungo termine, e permette la formazione sia di materia che di strutture galattiche a grandissima scala.
Una teoria formulata dal fisico Alexander Vilenkin afferma che il multiverso è formato da tanti universi, ognuno dei quali si trova confinato in una bolla in inflazione eterna (cioè in costante espansione esponenziale), incluso il nostro (ogni singolo universo, almeno rispetto ad osservatori situati al suo interno, deve implicare una genesi riconducibile o affine ad un Big-bang). In alcune zone di una bolla la deformazione dello spazio-tempo è tale da portare alla formazione di una nuova bolla, aprire un varco verso un nuovo universo; dopo un certo periodo, sempre per effetto della deformazione, la nuova bolla si stacca e si forma un universo del tutto indipendente, senza alcun punto di collegamento con quello di partenza.

Teoria del Multiverso di David Deutsch

Inoltre la “Teoria del Multiverso” conosce una fondamentale argomentazione da parte del fisico David Deutsch, uno dei massimi teorizzatori viventi della computazione quantistica e dei computer quantistici, che prevede proprio nella realizzabilità di tali dispositivi la prova sperimentale di una iper-struttura cosmologica detta appunto multiverso.

Teoria delle stringhe e delle superstringhe

Nell’ambito della teoria delle superstringhe, troviamo un quarto tipo di multiverso, le membrane. Secondo la teoria delle stringhe, la materia è composta da minuscole corde vibranti in uno spazio di 11 dimensioni (10+1), dunque 7 in più dallo spazio 3 D a noi noto (più la dimensione temporale).
Le stringhe potrebbero essere aggregate a membrane 3 D (o più) immerse in uno spazio molto più ampio (iperspazio), ogni membrana è un universo distinto. Alcuni scienziati ritengono che il Big Bang che ha dato origine al nostro universo sia stato originato da uno scontro tra due o più membrane.
Secondo la teoria delle stringhe e delle superstringhe, le ipotesi di natura corpuscolare e ondulatoria della materia non sono alternative. A un livello più microscopico, la materia appare composta da particelle, che in realtà sono aggregati di cariche energetiche. Ad una dimensione di analisi crescente, queste particelle si presentano composte da energia.
Il costituente primo della materia sono stringhe di energia che vibrano ad una determinata frequenza o lunghezza d’onda caratteristica, e che si aggregano a formare particelle.
Gli infiniti universi paralleli potrebbero coesistere nello stesso continuum di dimensioni, vibrando a frequenze differenti. Il numero di dimensioni necessarie è indipendente dal numero di universi, ed è quello richiesto per definire una stringa (al momento 11 dimensioni). Questi universi potrebbero estendersi da un minimo di 4 a tutte le dimensioni in cui è definibile una stringa. Se occupano 4 dimensioni, queste sono il continuo spazio-temporale: nel nostro spazio-tempo, coesisterebbero un numero infinito o meno di universi paralleli di stringhe, che vibrano entro un range di lunghezze d’onda/frequenze caratteristico per ogni universo. Coesistendo nelle stesse nostre 4 dimensioni, tali universi sarebbero soggetti a leggi aventi significato fisico analogo a quelle del nostro universo.
La novità di questa teoria è che gli infiniti universi non vivono in dimensioni parallele, né necessitano di postulare l’esistenza di più di 4 dimensioni di spazio-tempo. Ciò che consente di definire una pluralità di universi indipendenti non è un gruppo di 4 o più dimensioni per ogni universo, ma l’intervallo di lunghezze d’onda caratteristico.
L’intervallo teorico di frequenze/lunghezze d’onda per le vibrazioni di una stringa determina anche il numero finito/infinito di universi paralleli definibili.

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Possibile misurazione degli effetti del multiverso

Nel luglio del 2007 Tom Gehrels dell’University of Arizona ha pubblicato un articolo dal titolo “The Multiverse and the Origin of our Universe”, in cui vengono suggeriti degli effetti misurabili dell’esistenza del multiverso.

Ipotesi del Multiverso nella fisica

Laura Mersini-Houghton propose la teoria che il “cold spot” rivelato dal satellite WMAP potrebbe fornire un’evidenza empirica misurabile per un universo parallelo all’interno del multiverso. Secondo Max Tegmark, l’esistenza di altri universi è conseguenza diretta delle osservazioni cosmologiche. Tegmark descrive l’insieme generale di concetti correlati che condividono la nozione che esistono altri universi al di là di quello osservabile, e si spinge fino a fornire una tassonomia degli universi paralleli organizzata a livelli.

Fonte: Wikipedia