Un’opera d’arte al mese #9 – Fienagione a Éragny

Buongiorno a tutti,

eccoci con il nuovo appuntamento della rubrica Un’opera d’arte al mese. Con il dipinto di oggi, che ho scelto perché rievoca i lavori estivi nei campi, torniamo all’Impressionismo, la mia corrente artistica preferita.

Titolo del dipinto

Fienagione a Éragny

Artista

Camille Pissarro

Anno di realizzazione

1901

Dimensioni

53 x 64 cm

Tecnica

Olio su tela

Dove si trova

The National Gallery of Canada

Curiosità

Pissarro fu l’unico artista a esporre i suoi dipinti in tutte le mostre impressioniste.

Il dipinto

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Nel 1884 Pissarro e la sua famiglia si trasferirono nei luoghi raffigurati in Fienagione a Éragny, sulle rive dell’Epte, un affluente della Senna. Quella zona si rivelò perfetta per catturare le bellissime scene di vita idilliaca campestre. Fu qui che il pittore visse fino alla fine dei suoi giorni.

L’artista

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Camille Pissarro (Saint-Thomas, Isole Vergini 1830 – Parigi 1903) fu un pittore impressionista francese originario delle Antille. A Parigi, dove studiò, entrò in contatto con il paesaggista Camille Corot e strinse amicizia con Monet, Renoir e Cézanne. Nel 1863, in rottura con l’accademismo ufficiale, espose al Salon des refusées a fianco di Jongkind, Manet e Whistler. Durante la guerra franco-prussiana (1870-71) si rifugiò in Inghilterra, dove si dedicò allo studio dell’arte, in particolare dei paesaggi di J.M.W. Turner.

Tra il 1874 e il 1896, dopo il ritorno in Francia, partecipò a tutte le mostre degli impressionisti, diventando il difensore dei giovani artisti, come Gauguin, Signac, Seurat. Tra le composizioni di questi anni, luminose e ben costruite, figurano Pontoise (1872, Louvre, Parigi) e I tetti rossi (1877, Musée d’Orsay, Parigi). Verso il 1885 sperimentò brevemente la tecnica del puntinismo, per poi tornare a uno stile impressionista più libero. Dedicò gli ultimi anni alle vedute di Parigi e di Rouen, tra cui si ricorda Place du Théâtre français (1898, Musée de Reims).

 

 

La corrente artistica

 

L’Impressionismo è una corrente artistica sviluppatasi in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, nata dal rifiuto delle tradizioni pittoriche e scultorie contemporanee, a soggetto classico o sentimentale, e dello stile promosso dall’Accademia di belle arti di Parigi, tecnicamente meticoloso e incentrato sul lavoro in studio. Per estensione, il termine “impressionismo” è stato applicato anche a certa produzione musicale dell’inizio del XX secolo. Tra i principali pittori impressionisti si ricordano Edgar Degas, Claude Monet, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley e Jean-Frédéric Bazille.

I FONDAMENTI DELL’IMPRESSIONISMO

Tradizionalmente l’Accademia imponeva le direttive alle quali tutta l’arte francese avrebbe dovuto uniformarsi e allestiva le esposizioni del Salon di Parigi, organo ufficiale della promozione artistica e della formazione del gusto. Gli impressionisti rifiutarono questi dettami e queste costrizioni, preferendo ispirarsi alla natura e alla vita quotidiana piuttosto che alla classicità o alla storia aulica, e rigettando d’altra parte anche il sentimentalismo tardoromantico (vedi Romanticismo) allora in voga. Scelsero di lavorare all’aperto anziché in studio, interessandosi principalmente agli effetti della luce naturale.

Se la pratica accademica si fondava sull’accuratezza del disegno, la precisa descrizione dei dettagli, la perfetta definizione delle forme attraverso sfumature di colore e chiaroscuro, gli impressionisti, invece, elaborarono una tecnica pittorica in grado di riprodurre la percezione visiva del reale, nella quale i contorni non sono mai netti e i colori, colpiti dalla luce, appaiono vivi, spesso cangianti.

Il procedimento si fondava sulla stesura di brevi pennellate di pigmento puro, che giustapponevano perlopiù colori primari (rosso, giallo e blu), mettendoli in contrasto con i complementari (verde, viola, arancio ecc.): ne risultava un’immagine rozza e frammentaria se analizzata da vicino, ma straordinariamente efficace dalla consueta distanza d’osservazione, caratterizzata da una luminosità più accesa di quella solitamente prodotta mescolando i colori prima di applicarli alla tela.

FONTI: ENCARTA, CAPOLAVORI DELLA PITTURA
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Un’opera d’arte al mese #8 – L’unione della terra con l’acqua

Ciao a tutti!

Eccoci qui con un nuovo appuntamento della rubrica Un’opera d’arte al mese (visto che se mi impegno riesco a non far scadere il mese? XD).

 

Titolo del dipinto

L’unione della terra con l’acqua

Artista

Peter Paul Rubens

Anno di realizzazione

1618

Dimensioni

222x 180 cm

Tecnica

Olio su tela

Dove si trova

Museo dell’Hermitage, San Pietroburgo, Russia

Curiosità

Nel dipinto la languida posa di Cibele, la dea della terra, si ispira a una statua dello scultore greco Prassitele, intitolata Satiro in riposo. Di sicuro Rubens vide una copia romana di quest’opera mentre si trovava in Italia. Lo scultore era famoso per le sue pose a S in cui il corpo si curva e la contempo di inclina, donando alla figura linee aggraziate, effetto difficile da rendere sul marmo.

Il dipinto

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In passato era normale ricorrere alla mitologia classica per rappresentare allegorie politiche o religiose. In questo caso si tratta di una sorta di storia d’amore, con Netturno e Cibele che si tengono per mano, a voler significare un’unione tra la città e il mare. I corpi delle due divinità, perfettamente simmetrici, rivolti l’uno verso l’altro in armonia, quasi attorcigliati tra loro, danno al dipinto un movimento a spirale. Si tratta di una scena felice e il messaggio è chiaro: la pace porta prosperità. Nella fattispecie Cibele rappresentava Antwerp, la città più importante delle Fiandre, e Nettuno rappresentava lo Sheldt, il fiume da cui Antwerp dipendeva per l’accesso al mare. Gli olandesi all’epoca avevano bloccato la strada: senza questo accesso, le fiandre non potevano commerciare e senza commercio la loro economia sarebbe andata in rovina.

L’opera venne venduta all’asta a Parigi nel 1775 a un prezzo relativamente basso a causa di controversie sulla sua autenticità. Il Museo dell’Hermitage, fondato nel 1746, acquistò l’opera sotto l’autorità di Paolo I, successore della madre Caterina la Grande nel 1796.

L’artista

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Peter Paul Rubens (Siegen, Vestfalia 1577 – Anversa 1640) fu un pittore fiammingo. Il suo stile contribuì a determinare gli aspetti più esuberanti, voluttuosi e vivaci della pittura barocca. Combinando la pennellata vigorosa, i colori luminosi e la luce della scuola veneziana con il vigore dell’arte di Michelangelo e il dinamismo formale della scultura ellenistica, Rubens creò uno stile vibrante, la cui forza emana dalla tensione tra lo spirito razionale e quello emozionale, tra il classico e il romantico. La sua opera influenzò artisti come Jean-Antoine Watteau, Eugène Delacroix e Pierre-Auguste Renoir.

Svolse l’apprendistato ad Anversa, presso Tobias Verhaecht, Adam van Noort e Otto van Veen, tre pittori fiamminghi minori, influenzati dal manierismo della scuola fiorentina e romana del XVI secolo. Nel 1598, all’età di ventuno anni, ottenne il rango di maestro pittore presso la gilda di San Luca di Anversa. In seguito, com’era costume per gli artisti nordeuropei del tempo, Rubens viaggiò in Italia, centro dell’arte europea nei due secoli precedenti. Giunto a Venezia nel 1600, fu particolarmente suggestionato dai dipinti di Tiziano, Paolo Veronese e Tintoretto; successivamente, nel periodo in cui visse a Roma, trasse ispirazione dalle opere di Michelangelo e di Raffaello, nonché dalle sculture greco-romane.

Rubens fu per circa nove anni presso Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova, per il quale, oltre a eseguire opere originali (Adorazione dei pastori, 1608, San Filippo, Fermo), copiò alcuni dipinti rinascimentali della collezione privata e svolse funzioni diplomatiche presso Filippo III di Spagna. Durante il periodo italiano risentì dell’influenza delle prime opere barocche di Annibale Carracci e di Caravaggio, ed entrò in contatto con i principali intellettuali del tempo.

Nel 1609, tornato nelle Fiandre, Rubens, che in Italia aveva dato vita a una delle prime espressioni del barocco, divenne pittore di corte dell’arciduca Alberto, viceré dei Paesi Bassi. Per far fronte alle numerose commissioni creò una grande bottega, che svolse un ruolo fondamentale per la sua produzione e fu frequentata dai più insigni artisti dell’epoca. Rubens solitamente dipingeva lo schizzo iniziale ed eseguiva la parte finale dell’opera, lasciando ai collaboratori l’esecuzione delle fasi intermedie. Molte opere gli vennero commissionate dalla Chiesa fiamminga proprio per le emozionanti interpretazioni che sapeva dare degli eventi religiosi; gli esempi più significativi sono il Trittico dell’Erezione della Croce (1610-1611) e la Discesa dalla Croce (1611-1614), entrambi nella Cattedrale di Anversa. Tra il 1622 e il 1630 Rubens svolse numerose missioni diplomatiche. Durante una visita alla corte di Francia nel 1622, la regina Maria de’ Medici gli commissionò, per il Palazzo del Lussemburgo, una serie di 21 grandi dipinti allegorici ispirati alla propria vita, completati nel 1625: Storie di Maria de’ Medici (Louvre, Parigi).

Inviato a Madrid dal viceré dei Paesi Bassi tra il 1628 e il 1629, ricevette dal re di Spagna Filippo IV incarichi di corte e diverse commissioni, esercitando, con le sue opere, una forte influenza sul giovane Diego Velázquez. In occasione di una successiva missione a Londra fu nominato cavaliere da Carlo I, per il quale eseguì diversi dipinti e compose gli schizzi preparatori per il soffitto della Banqueting House a Whitehall Palace.

Nell’ultimo decennio della sua vita, trascorso nelle Fiandre, lavorò intensamente per gli Asburgo, oltre a ritrarre la famiglia e la campagna fiamminga. Di questo periodo sono i dipinti Giardino d’amore (1635, Prado, Madrid), Paesaggio con arcobaleno (1636, Alte Pinakothek, Monaco) e Ritratto di Hélène Fourment e di due suoi figli (1635-1638, Louvre).

Una delle sue ultime opere è il famoso Giudizio di Paride (1635-1637 ca., National Gallery, Londra). In quest’opera, dove Paride deve scegliere la più bella tra Era, Atena e Afrodite, la ricchezza della creazione è simboleggiata dalla sensualità delle tre dee e dal verdeggiante paesaggio dello sfondo. I colori lussureggianti, lo scintillio di luci e ombre, la pennellata sensuale e l’elegante composizione contribuiscono al significato della narrazione.

Curiosità

Rubens fu un artista incredibilmente prolifico in molti ambiti, tanto che si è rivelato molto difficile fare un elenco di tutte le sue opere. Il tentativo più recente di pubblicarle è iniziato nel 1968 ed è ancora in corso.

La corrente artistica

BAROCCO

Il barocco è stato lo stile dominante nell’arte e nell’architettura dei paesi europei e di alcune colonie delle Americhe nel periodo approssimativamente compreso tra il 1600 e il 1750. Manifestazioni del barocco sono presenti nell’arte di quasi tutte le nazioni europee, e particolarmente in Italia e in Spagna, così come negli insediamenti spagnoli e portoghesi delle Americhe. Il termine si riferisce anche a molta parte della letteratura, alla musica e alla danza prodotte nello stesso periodo.

Educazione di Giove, Jacob Jordaens.

Educazione di Giove.

IL CONTESTO E LE RAGIONI DI UNO STILE

Il XVII secolo segnò la nascita della scienza moderna e vide la progressiva espansione degli imperi coloniali europei. Questi cambiamenti influenzarono non poco lo sviluppo delle arti, al pari di altri grandi eventi storici, quali la Controriforma e il consolidamento degli stati nazionali a opera di grandi monarchi come Luigi XIV. Gli studi e la divulgazione degli scritti di Galileo spiegano la precisione quasi ‘matematica’ riscontrabile in molte opere figurative dell’epoca, così come l’affermazione del sistema copernicano, che priva l’uomo della centralità nell’universo riservatagli dal sistema tolemaico fino ad allora invalso, si tradusse nel trionfo della pittura di paesaggio, nella quale le presenze umane si riducono fino a scomparire. La fondazione delle colonie e il conseguente sviluppo di nuovi commerci indusse inoltre a descrivere numerosi luoghi e culture esotici fino ad allora sconosciuti.

Le controversie e i movimenti religiosi influenzarono profondamente l’arte barocca. La Chiesa cattolica divenne uno dei più convinti mecenati e la Controriforma contribuì alla nascita di un’arte emozionale, drammatica e naturalistica, dalla quale traspare una chiara volontà di divulgazione della fede.

Lo sfarzo, la volontà di stupire, il gusto per la sottigliezza e il paradosso portarono spesso nell’arte a una drammatizzazione delle situazioni e degli episodi e a un’esasperazione dei caratteri psicologici; quando tali tendenze non furono energicamente contrastate dall’opposta e altrettanto forte esigenza di ordine e solidità. Il mondo fu percepito come un teatro nel quale l’individuo, spinto ad agire secondo logica e razionalità tra evidenze sensibili, vive tuttavia con la consapevolezza che il proprio destino è riposto nella imperscrutabile grazia divina.

Martirio di San Lorenzo, Valentine de Boulogne.

Martirio di San Lorenzo, Valentine de Boulogne.

LE CARATTERISTICHE DELLO STILE BAROCCO

Movimento, energia e tensione sono fra le caratteristiche principali dell’arte barocca; forti contrasti di luce e ombra accentuano l’effetto drammatico di dipinti, sculture e opere architettoniche. Nei quadri, negli affreschi, nei rilievi e nelle statue barocche vi sono inoltre spesso elementi che suggeriscono una proiezione verso lo spazio circostante, indistinto e infinito, grazie anche a un’attenta resa volumetrica e prospettica. La tendenzanaturalistica è un’altra componente fondamentale dell’arte barocca; le figure umane ritratte non sono stereotipi, bensì individui, ognuno ben caratterizzato. Gli artisti di questo periodo erano affascinati dagli intimi meccanismi della mente e dalle convulse passioni dell’anima, che vollero ritrarre attraverso le caratteristiche fisiognomiche dei loro soggetti. Un senso di intensa spiritualità è presente in molte opere, in particolare nelle rappresentazioni di estasi, martiri o apparizioni miracolose, soprattutto a opera di artisti di paesi cattolici come l’Italia, la Spagna e la Francia. L’intensità, l’immediatezza, la cura per il dettaglio dell’arte barocca ne fanno tuttora uno degli stili più coinvolgenti per lo spettatore in tutto l’arco dell’arte occidentale.

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Abramo e i tre angeli, Domenico Guidobono

 

Fonti: Encarta, Wikipedia, Capolavori della pittura

Un’opera d’arte al mese #5: La stella

Buongiorno amici,

per la rubrica Un’opera d’arte al mese, questo mese parliamo del dipinto La stella di uno dei pittori che preferisco: Edgar Degas.

Titolo del dipinto

La stella

Artista

Edgar Degas

Anno di realizzazione

Tra il 1876 e il 1877

Dimensioni

60 x 43 cm

Tecnica

Pastello su carta

Dove si trova

Musée d’Orsay, Parigi, Francia

Curiosità

Esistono numerosi titoli per questo dipinto, anche se il più conosciuto è La stella. Gli altri sono: La danzatrice sul palco, Prima ballerina e, semplicemente, Balletto.

Il dipinto

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Sotto i riflettori di un palcoscenico, la prima ballerina esegue il pas seul. Edgar Degas osserva e coglie questo momento. La bellezza di questa immagine femminile risalta ancora di più per il modo in cui l’artista contrappone l’azione principale ai colori pesanti e vividi dello sfondo.

La ballerina fluttua con leggiadria, ancorata al suolo per mezzo della delicata gamba flessa. I suoi occhi sono messi nell’ombra dalle luci del palcoscenico. La scena è ripresa da un’angolazione obliqua e dall’alto, come se l’osservatore si trovasse a teatro. Il pesante sfondo, il quadrante vuoto del palco e l’angolazione particolare danno maggiore energia al movimento del soggetto.

Per quanto riguarda la tecnica, Degas utilizza i pastelli. Con essi egli era in grado di applicare il colore velocemente e con efficacia, aggiungendo contemporaneamente linee e toni. La leggerezza data dal bianco della ballerina contrasta con i tratti vibranti, le macchie e le ombre nei fondali del palco. Questa zona, che a prima vista appare confusa, a un’attenta osservazione mostra la figura di un gentiluomo che attende dietro le quinte e le punte bianche delle scarpette di altre ballerine che attendono di entrare in scena.

L’autore

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Edgar Degas (Parigi 1834-1917) fu un pittore e scultore francese. La sua formazione artistica si compì presso un allievo del pittore neoclassico Jean-Auguste-Dominique Ingres, dal quale apprese la tecnica del disegno, determinante poi per tutta la sua opera; frequentò inoltre l’Ecole des Beaux-Arts e compì un importante viaggio di studio in Italia.

Dopo i primi dipinti di soggetto storico approdò a una pittura nuova e personale con l’olio La famiglia Bellelli (1862, Louvre, Parigi), nel quale la compostezza e la monumentalità classica delle figure si accompagnano alla descrizione realistica di una situazione e di un ambiente familiare.

Sebbene sia di solito considerato un impressionista e abbia contribuito con le sue tele a ben sette mostre del gruppo (a partire dal 1874), Degas mantenne posizioni artistiche indipendenti: ad esempio, nella preferenza accordata al lavoro in studio rispetto al “plein air” e nel disinteresse per la luce naturale. Fatta eccezione per le opere ispirate al mondo dell’ippica (All’ippodromo, 1869-1872, Louvre, Parigi), i suoi quadri riproducono perlopiù interni: teatri, caffè (L’assenzio, 1876, Musée d’Orsay, Parigi), bordelli.

Attento osservatore dell’umanità (predilesse i soggetti femminili), nei suoi studi e ritratti di ballerine (La scuola di danza, 1874, Louvre, Parigi; L’étoile o La danzatrice in scena, 1878, Musée d’Orsay, Parigi), modiste, lavandaie, stiratrici (Due stiratrici, 1884, Louvre, Parigi), donne intente alla toilette quotidiana (Donna nella tinozza che si spugna la nuca, 1886, Musée d’Orsay, Parigi) cercò di rappresentare pose e atteggiamenti spontanei, quasi immagini fugacemente rubate alla realtà.

Lo studio delle stampe giapponesi, introdotte a Parigi dall’incisore Braquemond, gli suggerì visuali inconsuete e composizioni asimmetriche, con le figure raggruppate ai margini della tela: come in Donna con crisantemi (1865, Metropolitan Museum of Art, New York), quadro dominato dal grande mazzo di fiori al centro, che quasi fa dimenticare la figura femminile relegata in un angolo.

Negli anni Ottanta, in seguito all’indebolimento della vista, Degas si dedicò sempre più al pastello e alla scultura, tecniche che consentono stili espressivi non vincolati alla precisione rappresentativa, senza perdere in impatto emotivo. Nei pastelli ricorrono composizioni semplici, con poche figure, che si affidano, per eloquenza ed espressività, a colori e gesti (Dopo il bagno, donna che si asciuga la nuca, 1898 ca., Musée d’Orsay, Parigi).

Le sculture rendono il movimento e la fisicità dei soggetti nella loro immediatezza: nel bronzo Ballerina di quattordici anni (1880, Musée d’Orsay, Parigi), lo scrupolo di riproduzione realistica si traduce, oltre che nella resa “istantanea” di un atteggiamento e un’espressione naturali, nella presenza inedita di vero tulle per il tutù e di un vero nastro di raso annodato sulla treccia dei capelli.

La corrente artistica

L’Impressionismo è una corrente artistica sviluppatasi in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, nata dal rifiuto delle tradizioni pittoriche e scultorie contemporanee, a soggetto classico o sentimentale, e dello stile promosso dall’Accademia di belle arti di Parigi, tecnicamente meticoloso e incentrato sul lavoro in studio. Per estensione, il termine “impressionismo” è stato applicato anche a certa produzione musicale dell’inizio del XX secolo. Tra i principali pittori impressionisti si ricordano Edgar Degas, Claude Monet, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley e Jean-Frédéric Bazille.

I FONDAMENTI DELL’IMPRESSIONISMO

Tradizionalmente l’Accademia imponeva le direttive alle quali tutta l’arte francese avrebbe dovuto uniformarsi e allestiva le esposizioni del Salon di Parigi, organo ufficiale della promozione artistica e della formazione del gusto. Gli impressionisti rifiutarono questi dettami e queste costrizioni, preferendo ispirarsi alla natura e alla vita quotidiana piuttosto che alla classicità o alla storia aulica, e rigettando d’altra parte anche il sentimentalismo tardoromantico (vedi Romanticismo) allora in voga. Scelsero di lavorare all’aperto anziché in studio, interessandosi principalmente agli effetti della luce naturale.

Se la pratica accademica si fondava sull’accuratezza del disegno, la precisa descrizione dei dettagli, la perfetta definizione delle forme attraverso sfumature di colore e chiaroscuro, gli impressionisti, invece, elaborarono una tecnica pittorica in grado di riprodurre la percezione visiva del reale, nella quale i contorni non sono mai netti e i colori, colpiti dalla luce, appaiono vivi, spesso cangianti.

Il procedimento si fondava sulla stesura di brevi pennellate di pigmento puro, che giustapponevano perlopiù colori primari (rosso, giallo e blu), mettendoli in contrasto con i complementari (verde, viola, arancio ecc.): ne risultava un’immagine rozza e frammentaria se analizzata da vicino, ma straordinariamente efficace dalla consueta distanza d’osservazione, caratterizzata da una luminosità più accesa di quella solitamente prodotta mescolando i colori prima di applicarli alla tela.

FONTI: ENCARTA, CAPOLAVORI DELLA PITTURA

La ragazza con l’orecchino di perla – Tracy Chevalier

In questi giorni ho finalmente letto un libro che avevo intenzione di leggere da tanto.

LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA

Tracy Chevalier

Neri Pozza

 

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Trama

Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell’artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso… Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni.

L’autrice

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Tracy Chevalier (Washington, 19 novembre 1962) è una scrittrice statunitense di romanzi storici.
Nel 1984 la Chevalier si è trasferita a Londra, dove vive tuttora con suo marito e suo figlio. La sua carriera è iniziata con La vergine azzurra, ma il suo più famoso libro è La ragazza con l’orecchino di perla un libro che descrive la creazione del quadro Ragazza col turbante di Jan Vermeer (vedi approfondimento in fondo all’articolo) con cui nel 2001 vince il Premio Alex. Dal romanzo è stato tratto l’omonimo film.
Avendo lasciato il suo lavoro di redattrice letteraria nel 1993, cominciò un corso di scrittura creativa all’università dell’East Anglia. Suoi insegnanti sono stati Malcom Bradbury e Rose Tremain.

Opere

  • La vergine azzurra, Neri Pozza, 2005
  • La ragazza con l’orecchino di perla, Neri Pozza, 2000
  • Quando cadono gli angeli, Neri Pozza, 2002
  • La dama e l’unicorno, Neri Pozza, 2003
  • L’innocenza, Neri Pozza, 2007
  • Strane creature, Neri Pozza, 2009
  • L’ultima fuggitiva, Neri Pozza, 2013
Fonte: Wikipedia

La mia opinione

Da amante della storia quale sono questo libro non poteva non piacermi. Ho apprezzato molto l’accurata ricostruzione di usi, costumi, tradizioni, quotidianità del XVII secolo in terra d’Olanda. La lettura scorre veloce poiché lo stile è asciutto e diretto: se questo da un lato non annoia, dall’altro però rende alcune scene troppo sbrigative. Affascinante è la descrizione di un amore platonico tra due persone che non possono instaurare un legame più personale di quello lavorativo. Molto intrigante è la ricostruzione della personalità dell’artista Johannes Vermeer e la leggenda che circonda il dipinto Ragazza col turbante. Una scelta originale e azzeccata. Un romanzo crudo e struggente, intriso di malinconia. Da leggere.

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Dopo la lettura del libro ho visto il film interpretato da Scarlett Johansson e Colin Firth. Devo dire che la ricostruzione storica è pregevole e ottima è la scelta degli attori protagonisti. Vediamo il paragone tra la Johansson e la modella del quadro Ragazza col turbante.

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A parte qualche scena tagliata e personaggi secondari mancanti, il film è fatto bene, il ritmo è adatto alla storia e chi lo guarda dopo aver letto il libro di certo lo apprezza di più.

Valutazione:

5

Approfondimenti

Johannes Vermeer

Vermeer

Johannes Vermeer o Jan Vermeer (Delft, 31 ottobre 1632 – Delft, 15 dicembre 1675) è stato un pittore olandese.

Biografia

Della vita di Vermeer si conosce molto poco: le uniche fonti sono alcuni registri, pochi documenti ufficiali e commenti di altri artisti. La data di nascita non si conosce con precisione, si sa solamente che venne battezzato il 31 ottobre 1632, nella chiesa protestante di Delft. Il padre Reynier era un tessitore di seta della classe media, che si occupava anche di commercio di opere d’arte. La madre Digna era di Anversa: sposò Reynier Vermeer nel 1615. Nel 1641 la famiglia acquistò una locanda, la Mechelen, dal nome di una famosa torre del Belgio, che si trovava nei pressi della piazza del mercato. Reynier affiancò al mestiere di mercante d’arte e tessitore quello di locandiere. Dopo la morte del padre, nel 1652, Joannes ereditò sia la locanda che gli affari commerciali del padre.
Nonostante fosse di famiglia protestante, sposò una giovane cattolica, Catherina Bolnes, nell’aprile del 1653. Fu un matrimonio sfortunato: oltre alle differenze religiose, la famiglia della donna era più ricca di quella di Vermeer. Sembra che egli stesso si fosse convertito prima del matrimonio, poiché i figli ebbero nomi di santi cattolici piuttosto che dei suoi genitori: inoltre, uno dei suoi dipinti, l’Allegoria della fede, rispecchia la fede nell’Eucaristia, ma non si sa se si riferisca a quella dell’artista o del committente.
Qualche tempo dopo le nozze, la coppia si trasferì dalla madre di Catherina, Maria Thins, una vedova benestante, che viveva nel quartiere cattolico della città: qui Vermeer avrebbe vissuto con la famiglia per tutta la vita. Maria ebbe un ruolo fondamentale nella vita del pittore: non solo la prima nipote venne chiamata con il suo stesso nome, ma anche usò la propria rendita per sostenere il genero che cercava di imporsi nel mondo dell’arte. Johannes e la moglie ebbero in tutto quattordici figli, tre dei quali morirono prima del padre.

La carriera

Il suo apprendistato cominciò nel 1647, forse presso Carel Fabritius. Il 29 dicembre 1653, Vermeer divenne membro della Gilda di San Luca. Dai registri di questa associazione di pittori si sa che l’artista non era in grado di pagare la quota di ammissione, il che sembrerebbe indicare difficoltà finanziarie. Successivamente la situazione migliorò: Pieter Van Ruijven, uno dei più ricchi cittadini, divenne il suo mecenate e acquistò suoi numerosi dipinti.
Nel 1662 Vermeer venne eletto capo della Gilda e confermato anche negli anni successivi, segno che era considerato un rispettabile cittadino. Tuttavia, nel 1672 una pesante crisi finanziaria, provocata dall’invasione francese della Repubblica Olandese, provocò un crollo delle richieste di beni di lusso come i dipinti e, di conseguenza, gli affari di Vermeer come artista e mercante ne risentirono, costringendolo a chiedere dei prestiti.
Alla sua morte nel 1675, Vermeer lasciò alla moglie e ai figli poco denaro e numerosi debiti. In un documento, la moglie attribuisce la morte del marito allo stress dovuto ai problemi economici. Catherina chiese al Consiglio cittadino di prendere la casa e i dipinti del marito come pagamento dei debiti: diciannove opere rimasero a Catherina e Maria, e di queste, alcune furono vendute per pagare i creditori.

Tecnica

Vermeer era in grado di ottenere colori trasparenti applicando sulle tele il colore a punti piccoli e ravvicinati, tecnica nota come pointillé, da non confondere con il pointillisme. La sua tecnica punta ad una resa più vivida possibile, con effetti, soprattutto di colore, che egli ricerca con un interesse quasi scientifico, considerando il soggetto una sorta di espediente: “le pitture di Vermeer sono vere nature morte con esseri umani”.
Non ci sono disegni attribuibili con certezza all’artista e i suoi quadri presentano pochi indizi dei suoi metodi preparatori.
Nel libro Il segreto svelato, il noto pittore inglese David Hockney, rifacendosi ai numerosi studi sull’utilizzo di strumenti ottici nella Pittura fiamminga, sostiene che Vermeer, come molti altri pittori della sua epoca, facesse largo uso della camera oscura per definire l’esatta fisionomia dei personaggi raffigurati e la precisa posizione degli oggetti nella composizione dei dipinti. Secondo la “tesi Hockney-Falco” (dal nome del pittore inglese e del fisico americano Charles M. Falco, che l’hanno resa celebre), l’utilizzo di questo strumento ottico giustificherebbe ampiamente la mancanza di disegni preparatori precedenti ai dipinti di straordinaria precisione “fotografica” e fisiognomica di molti artisti fiamminghi, come Van Eyck, e successivamente di epoca barocca, come Caravaggio o Velázquez, ed appunto dello stesso artista olandese. Ma soprattutto, secondo tale tesi, l’uso della “camera oscura” spiegherebbe anche alcuni dei sorprendenti effetti di luce dei quadri di Vermeer, in particolare i curiosi effetti “fuori fuoco” che si riscontrano in taluni dei suoi capolavori, dove alcuni particolari sono perfettamente a fuoco ed altri no, con un tipico effetto riscontrabile nella moderna tecnica fotografica.
L’estrema vividezza e qualità dei colori nei dipinti di Vermeer, tuttora riscontrabile, è dovuta alla grande cura posta dall’artista nella preparazione dei colori ad olio e nell’estrema ricercatezza dei migliori pigmenti rintracciabili all’epoca. Esempio di tale qualità è il largo uso che Vermeer fece del costosissimo blu oltremare, ottenuto dal lapislazzuli, utilizzato in tutti i suoi dipinti non solo in purezza, ma anche per ottenere sfumature di colore intermedie. Non rinunciò ad usare questo pigmento dal costo proibitivo anche negli anni in cui versava in pessime condizioni economiche.
Nelle sue opere è dunque presente una eccezionale unità atmosferica. “La vita silenziosa delle cose appare riflessa entro uno specchio terso; dal diffondersi della luce negli interni attraverso finestre socchiuse, dal gioco dei riflessi, dagli effetti di trasparenze, di penombre, di controluce…”

Oblio critico e i falsi Vermeer

Nota e controversa è la proliferazione sui mercati d’arte di inizio ‘900 di falsi dipinti di Vermeer, dovuti ad uno dei più noti falsari del secolo scorso, l’olandese Han van Meegeren. Questo abilissimo falsario, utilizzando le stesse tecniche pittoriche dell’artista, creò numerosi dipinti con composizioni del tutto originali riuscendo a spacciarli come opere autentiche di Vermeer, tanto che molti famosi collezionisti ed alcuni dei più importanti musei d’Europa acquisirono questi dipinti nelle proprie collezioni.
Questo eclatante fenomeno fu certamente facilitato dalla curiosa mancanza di fonti documentali e di studi approfonditi dell’opera e della figura dell’artista olandese, che fino a metà Ottocento versava in un anomalo oblio, che aveva fatto perdere quasi traccia della vicenda artistica del pittore. Infatti, la moderna fortuna critica di Vermeer ha inizio solo con l’attenzione postagli quasi a fine Ottocento dello studioso francese Théophile Thoré-Bürger. Da questo punto in poi, la sua figura sarà sottoposta a costanti e crescenti attenzioni critiche e pubbliche, fino ad acquisire l’attuale fama internazionale.

Opere

  • La lattaia, Rijksmuseum, Amsterdam
  • Donna in azzurro che legge una lettera, Rijksmuseum, Amsterdam
  • Lettera d’amore, Rijksmuseum, Amsterdam
  • Stradina di Delft, Rijksmuseum, Amsterdam
  • Veduta di Delft, Mauritshuis, L’Aia
  • Ragazza col turbante ovvero Ragazza con l’orecchino di perla, Mauritshuis, L’Aia
  • Diana e le ninfe, Mauritshuis, L’Aia
  • La merlettaia, Museo del Louvre, Parigi
  • L’astronomo, Museo del Louvre, Parigi
  • Donna in piedi alla spinetta ovvero ‘al virginale’, National Gallery, Londra
  • Donna seduta alla spinetta, National Gallery, Londra
  • Lezione di musica (Vermeer), Buckingham Palace, Londra
  • Suonatrice di chitarra, Kenwood House, Londra
  • Donna che scrive una lettera alla presenza della domestica, National Gallery of Ireland, Dublino
  • Cristo in casa di Marta e Maria, National Gallery of Scotland, Edimburgo
  • Donna con collana di perle, Staatliche Museen, Berlino
  • Bicchiere di vino, Staatliche Museen, Berlino
  • Il geografo, Städelsches Kunstinstitut, Francoforte sul Meno
  • Allegoria della pittura, Kunsthistorisches Museum, Vienna
  • Mezzana, Staatliche Gemäldegalerie, Dresda
  • Fanciulla con bicchiere di vino, Herzog Anton Ulrich Museum, Brunswick
  • Fantesca che porge una lettera (Mistress and Maid), Frick Collection, New York
  • Soldato con ragazza sorridente, Frick Collection, New York
  • Concerto interrotto, Frick Collection, New York
  • Giovane donna seduta al virginale, Collezione privata, New York[6]
  • Giovane donna assopita, Metropolitan Museum of Art, New York
  • Giovane donna con una brocca d’acqua, Metropolitan Museum of Art, New York
  • Allegoria della fede, Metropolitan Museum of Art, New York
  • Ragazza con velo, Metropolitan Museum of Art, New York
  • Suonatrice di liuto, Metropolitan Museum of Art, New York
  • Pesatrice di perle, National Gallery of Art, Washington
  • Donna che scrive una lettera, National Gallery of Art, Washington
  • Fanciulla con cappello rosso, National Gallery of Art, Washington
  • Fanciulla con flauto, National Gallery of Art, Washington
  • Concerto a tre, Isabella Stewart Gardner Museum, Boston
  • Santa Prassede, Barbara Piasecka Johnson Collection, Princeton

Ragazza col turbante

Johannes_Vermeer_(1632-1675)_-_The_Girl_With_The_Pearl_Earring_(1665)

La Ragazza con l’orecchino di perla o Ragazza col turbante è uno dei più famosi quadri di Jan Vermeer.
Pare che l’artista olandese lo abbia dipinto fra il 1665 ed il 1666 (secondo alcune fonti in anni ancora successivi). Dipinto ad olio su tela, misura 44,5 × 39 cm ed è conservato al Mauritshuis dell’Aia.

Il dipinto

Raffigura una fanciulla volta di tre quarti. Colpisce in particolar modo l’espressione estatica, assolutamente languida ed ammaliante (secondo alcuni carica anche di un innocente erotismo), dello sguardo della giovane modella: sembra sia stato lo stesso Vermeer a chiedere alla ragazza, posta di fronte alla grande finestra illuminata dalla luce naturale del suo atelier, di voltare il capo più volte lentamente, tenendo socchiuse le labbra per produrre questo effetto.
La suggestiva leggenda che circonda questo quadro – e che colora con una punta di sentimentalismo la biografia di un grande pittore del quale si sa tuttora ben poco, e che poco ha lasciato: una trentina di dipinti in tutto e tutti di piccole dimensioni – è stata rievocata per la letteratura nel 1986 dal libro La ragazza col turbante (tradotto in nove lingue) della scrittrice Marta Morazzoni e poi anche nel 2003 per il cinema da un film dal titolo La ragazza con l’orecchino di perla, interpretato dall’attrice Scarlett Johansson ed ispirato al romanzo omonimo del 1999 della scrittrice Tracy Chevalier.

La perla

L’orecchino con perla del quadro, che cattura quasi da solo la centralità della luce di cui è pervaso il dipinto, è di grandi dimensioni e a forma di goccia. Sebbene la ragazza che lo indossa appaia di modeste condizioni, tale monile era al tempo di Vermeer prerogativa delle dame aristocratiche dell’alta borghesia.
La perla è disegnata utilizzando solo due pennellate a forma di goccia separate l’una dall’altra: è l’occhio umano che ha l’illusione di vedere l’intera perla.
Nel XVII secolo le perle erano una preziosa rarità: venivano importate dall’estremo oriente. Nel caso della perla raffigurata nel dipinto, si tratta di un esemplare di grandi dimensioni che, a parere di alcuni studiosi, in natura non esisterebbe. Un aspetto misterioso e leggendario del dipinto, al pari di quello che lo vorrebbe ricavato da una immagine fotografica (si vuole che Vermeer compisse esperimenti con le prime apparecchiature allo studio per riprodurre immagini).

Fonte: Wikipedia