Korogocho – Alex Zanotelli

Ciao a tutti!

Oggi vi parlo di un libro-inchiesta da cui ho preso molte notizie per la mia tesi di laurea.

 

KOROGOCHO

Alex Zanotelli

Feltrinelli

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Le prese di posizione di padre Alex Zanotelli sulla Chiesa e, ancor più, su temi di carattere sociale, politico, economico, e gli incontri pubblici cui prende parte, sempre affollatissimi, hanno fatto dell’ex direttore di “Nigrizia” un leader spirituale. Dall’esperienza di “Nigrizia”, appunto, dove condusse inchieste sulla malacooperazione e sui traffici illeciti di armi, a quella di “pellegrino sulle strade d’Italia”, questo volume ripercorre, lontano da ogni autocelebrazione, il cammino di una delle figure più rappresentative della cultura cattolica contemporanea.

L’autore

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Padre Alessandro Zanotelli, più noto come Alex Zanotelli (Livo, 26 agosto 1938), è un religioso, presbitero e missionario italiano, facente parte della comunità missionaria dei Comboniani. È l’ispiratore e il fondatore di diversi movimenti italiani tesi a creare condizioni di pace e di giustizia solidale.

Il 23 settembre 2013 gli viene conferita la laurea honoris causa in Giurisprudenza presso il Dipartimento Jonico in “Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture» dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. È direttore, sin dalle origini, della rivista nonviolenta fondata da don Tonino Bello, Mosaico di Pace.

Recensione

Un giorno una donna si accorse che stava accadendo qualcosa sul ciglio del dirupo che sovrasta il laghetto che divide Korogocho dalla discarica. Una ragazzina tentava di trascinare con sé il fratellino per gettarsi assieme a lui nell’acqua. Ma cosa c’è di talmente mostruoso, demoniaco nel mondo, da spingere due bambini al suicidio, proprio nel momento in cui dovrebbero aprirsi alla bellezza della vita!

 

Alex Zanotelli è un frate comboniano che dopo il lavoro nel giornale “Nigrizia” decide di andare in missione in Africa, precisamente a Nairobi, capitale del Kenya. Oltre la metà degli abitanti è costretta a vivere nell’1,5% del territorio totale della città. Sono i baraccati. Inoltre questa terra non appartiene a loro, ma al governo che può andare quando vuole a spianare le baracche e spingere altrove i poveri. La maggior parte delle persone non possiede nemmeno la baracca dove vive e paga l’affitto.
Alex Zanotelli è stato uno dei primi missionari ad avventurarsi nella vita crudele delle baraccopoli. Sceglie Korogocho e vi entra il 14 gennaio 1990. In questo libro traspare tutto il suo stupore per un mondo inospitale e crudele oltre ogni immaginazione. La sua testimonianza è una delle più importanti per comprendere le situazioni estreme di povertà in cui versano le baraccopoli. Non vi è alcun servizio: le fogne sono a cielo aperto mentre l’acqua non arriva direttamente alle baracche, ma è portata con tubi dalle fontane dalle quali viene venduta un tanto al secchio.
«È un fatto risaputo che l’acqua per riempire le piscine delle tante ville di Nairobi costa molto meno dell’acqua che si beve nelle baraccopoli. Ma tutto questo non è avvertito come un problema da chi detiene il potere. Basti pensare che nelle mappe catastali le baraccopoli non esistono.»
La gente cerca di vivere come può. Troviamo baby prostitute che partono in sciami dalla baraccopoli per riversarsi nei locali notturni frequentati dai turisti, nonché streetchildren che commettono piccole rapine e furti e sniffano una sorta di colla per non avvertire la fame. Manca l’istruzione; vi è la grande piaga dell’AIDS, difatti un buon cinquanta percento degli abitanti delle baraccopoli è sieropositivo; la convivenza non è affatto facile poiché molti si ubriacano per sopportare le sofferenze. E questo non fa altro che portare altre sofferenze, in un circolo vizioso. Gran parte della violenza che nasce nella comunità viene sfogata sul corpo della donna che diventa costantemente vittima di abusi anche di massa.
Il frate si inserisce a fatica in un ambiente come questo nel quale regna la diffidenza nei confronti dei bianchi e si impegna ad entrare in contatto profondo con queste persone. Tenta di creare inoltre diverse iniziative per portare reddito ai baraccati come delle cooperative di commercio equo e solidale o corsi per parrucchiere.
Un libro vivo, pulsante, animato dai racconti delle numerose vite e tragedie incontrate nell’inferno dei poveri. Un libro che colpisce e travolge l’anima come uno tsunami.

Valutazione:

5

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Tutto ciò che sono – Anna Funder

Amici, oggi vi parlo di un libro dall’argomento “impegnativo”, ossia la storia di giovani donne e uomini membri della Resistenza antinazista (eh sì, perché esisteva!).

 

TUTTO CIÒ CHE SONO

Anna Funder

Feltrinelli

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Trama

“Tutto ciò che sono” è il romanzo di quattro giovani irriducibili che hanno rischiato la vita per allertare il mondo sul pericolo rappresentato da Hitler. Ruth, i cui ricordi hanno la potenza del sogno, Ernst, il leader-artista, la coscienza di un’epoca, Hans, fragile e combattuto, e soprattutto Dora, Dora Fabian, un’affascinantissima eroina della Resistenza antinazista, fino a oggi del tutto sconosciuta, una donna moderna, libera e consapevole, così coraggiosa da non riuscire a salvare se stessa. La loro storia è l’emblema della lotta per la libertà di amare, di vivere, di immaginarsi un futuro. Un romanzo di amore, sacrificio e tradimento, una storia incalzante, tragicamente vera, attenta ai dettagli, profondamente intrisa di paura, tristezza, rabbia e ricordi avvolti dalla nostalgia.

L’autrice

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La scrittura di Anna Funder ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. I suoi saggi e articoli di approfondimento sono apparsi in numerose pubblicazioni. Ha girato come un oratore pubblico. La Funder è laureata presso la University of Technology, Sydney. Nel 2011 è stata nominata al Consiglio della letteratura Australia Council for the Arts. Tutto ciò che sono è stato pubblicato dapprincipio nel Regno Unito e in Australia; è stato rilasciato a febbraio 2012 negli Stati Uniti e in Italia. Anna Funder attualmente risiede a Park Slope, Brooklyn.

Recensione

Il grande vantaggio dei nazisti è che nessuno, né la polizia né i nostri amici, crederà che qualcuno sia capace di fare quello di cui abbiamo le prove.

Questa è la storia di Ruth, Dora, Hans, Ernst, narrata in ricordi che si alternano al presente vissuto da Ruth (modo di narrare questo che in realtà non mi piace tantissimo).

Ruth è una donna mite e calma, a volte invisibile; Dora un’eroina moderna, sensuale e combattiva; Hans l’uomo di successo bello e sicuro di sé; Ernst lo scrittore tormentato e platonico.

Persone molto diverse – e realmente esistite – che in comune hanno un grande desiderio: abbattere il nazismo. Il nazismo e tutte le conseguenze che esso porta: negazione di libertà, violenza, menzogna, persecuzione ingiusta, manipolazione delle masse. I protagonisti sono costretti dal potere sempre maggiore del regime e della polizia segreta a fuggire dai territori sotto il dominio tedesco, rifugiandosi in Inghilterra da dove sperano di poter diffondere notizie sul nazismo, di modo che il mondo apra gli occhi sulle intenzioni di Hitler. Purtroppo però, la vita degli esiliati non è semplice e nessuno da loro credito, anzi si ritrovano spesso a doversi nascondere dalle indagini dei nazisti infiltrati nella polizia inglese. Tutto questo li porterà a compiere atti di coraggio, rischiare la vita e persino dubitare della loro amicizia e sincerità.

I temi trattati sono estremamente importanti, tuttavia sento di dover avanzare perlomeno una critica.

Nonostante la scrittura sia fluida, a volte l’autrice si perde in descrizioni troppo dettagliate che – seppur rendano bene l’atmosfera del tempo – a volte annoiano il lettore e rallentano il ritmo della storia, che in ogni caso non è estremamente avvincente, come una tipica spy story.

In definitiva un libro consigliato agli amanti della storia. Indimenticabili e profondamente riflessive alcune considerazioni di Ernst che mi hanno fatto venir voglia di andare a scovare alcuni suoi scritti (dato che è uno scrittore realmente esistito, Ernst Toller).

 Valutazione:

4

 

 

Approfondimenti

Il movimento antinazista

Ad esclusione dell’attentato contro Hitler del 20 luglio 1944, e dei tentativi precedenti ad opera degli stessi congiurati, si può dire che la resistenza in Germania ebbe quasi esclusivamente un carattere non violento.

Isolate azioni di propaganda politica ed intellettuale antinazista si ebbero negli anni precedenti il conflitto, già a partire dai primi anni del regime ed in particolare dal 1938, con l’evidenziarsi della politica pericolosamente aggressiva di Hitler e dell’antisemitismo sempre più violentemente attivo.
Alle parole di sapore antinazista, la cui diffusione andò incontro a difficoltà crescenti, durante gli anni di guerra, soprattutto dal 1942-43, quando la guerra aveva ormai preso un corso assai negativo per la Germania, l’opposizione al regime si manifestò anche con la resistenza passiva, ad esempio lavorando seguendo ritmi estremamente lenti o con piccolissimi sabotaggi simulati da incidenti o cose simili. Fu coinvolta una percentuale relativamente bassa della popolazione attiva, ma si tratta comunque di svariate decine di migliaia (ma si tratta di un numero difficilmente stimabile) le persone che si opposero al regime nazista in questo modo – creando sì qualche fastidio o ritardo nella produzione, ma assolutamente insignificante se confrontato con i problemi causati al Reich dai bombardamenti alleati.

Fonte: storia.archeologia.com

 

Ernst Toller

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Ernst Toller (Szamocin, 1º dicembre 1893 – New York, 22 marzo 1939) è stato un drammaturgo e rivoluzionario tedesco.

Di origine ebraica ed appartenente a una famiglia di commercianti, studiò in Polonia per poi completare gli studi all’Università di Grenoble, in Francia.

Lo scoppio della prima guerra mondiale lo vide impegnarsi come volontario per la difesa della madrepatria tedesca: l’esperienza del fronte lo mutò, però, sensibilmente, spingendolo su posizioni pacifiste. Congedatosi nel 1916 a causa di una malattia, terminò gli studi universitari presso la Università Ludwig Maximilian di Monaco. A Monaco frequentò con interesse alcuni salotti letterari borghesi. Fece amicizia con Thomas Mann, Arthur Kutscher e Rainer Maria Rilke.

Il 1918, con la sua adesione al Partito Socialdemocratico Indipendente, segnò una svolta nella vita di Toller, che dichiaratamente si schierò su posizioni comuniste, rivoluzionarie e al contempo pacifiste. Proprio La svolta intitolò il suo primo dramma. Impegnatosi politicamente, appoggiò nel 1918 il crollo della monarchia in Baviera. Fu lui assieme a Gustav Landauer e Erich Mühsam il 9 aprile 1919 a proclamare la Repubblica dei consigli Räterepublik. Sebbene pacifista fu incaricato di formare una armata rossa. Nella Repubblica dei consigli bavarese ricoprì per un periodo la carica di presidente del consiglio centrale, scontando poi, al momento della repressione, cinque anni di carcere a Niederschönenfeld

L’esperienza mise a dura prova i suoi ideali di pacifismo e non violenza: la produzione letteraria di Toller mise allora in evidenza la lacerazione esistente tra l'”uomo etico”, portatore di ideali di alta umanità e “uomo politico”, portatore invece dell’ideale di massa che calpesta gli ideali ed i bisogni individuali. A questo conflitto è dedicato Uomo massa del 1919 che rielabora il tragico destino di Sarah Sonja Rabinowitz. In carcere approfondì la conoscenza dei componenti della classe operaia, esperienza che gli fu d’aiuto per meglio comprendere quanto di agiografico vi fosse nella descrizione del proletariato da parte degli intellettuali. Tali nozioni vennero riversate nel dramma I distruttori di macchine del 1920-1921, in chiaro riferimento ai moti luddisti.

Date le posizioni marxiste espresse in alcuni dei suoi ultimi lavori come Spegnete i fuochi o Il giorno del proletariato.

Perseguitato dai nazisti per le sue posizioni politiche e per la sua religione, emigrò dapprima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti d’America, dove si suicidò in un albergo di New York il 22 maggio 1939, dopo aver amaramente constatato di aver perso la vena poetica e creativa.

Fonte: Wikipedia