Lettere d’amore, Il Corriere della Sera: #3 Sibilla Aleramo e Dino Campana

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Cari amici, state seguendo le uscite della collana Lettere d’amore de Il Corriere della Sera? Vi ricordo che al prezzo  di € 6,90 + il prezzo del quotidiano potrete acquistare in edicola, ogni martedì, 20 volumi con le corrispondenze appassionate dei grandi dell’Ottocento e del Novecento, da Neruda a Kafka, da Einstein a Frida Kalho, da Pessoa a Edith Piaf. Abbiamo parlato della prima uscita, dedicata a Pablo Neruda, in questo articolo, e della seconda, dedicata a Rainer Maria Rilke e Lou Andreas Salomé, in questo articolo. Se perdete qualche volume potete ordinarlo direttamente qui.

 

Domani in edicola la terza uscita tutta italiana.

Quel viaggio chiamato amore, di Sibilla Aleramo e Dino Campana

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Per molti anni Sibilla Aleramo conservò gelosamente la corrispondenza che testimoniava la sua storia d’amore con Dino Campana, insieme ad alcuni versi e scritti del poeta marradese, qualche cartolina e una copia dedicata dei Canti. I problemi di salute mentale di Campana, responsabili della fine della relazione tra i due, non hanno in realtà influito sui sentimenti della Aleramo dapprincipio, che si prestò anche economicamente al sostegno dell’amante. Tuttavia, man mano che il tempo passava, divenne chiaro quanto una relazione del genere fosse insostenibile. Non si trattò di un abbandono repentino da parte della Aleramo, ma della maturazione di una consapevolezza. Senza fantasticherie macabre, questo libro ci guida in una storia d’amore così estrema, forte, in punta di piedi compiendo un viaggio, “un viaggio chiamato amore” come lo definì Campana stesso.

Qualche verso di Sibilla Aleramo:

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Sibilla Aleramo

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Sibilla Aleramo è lo pseudonimo di Rina Faccio (Alessandria 1876 – Roma 1960), poetessa e scrittrice italiana. Autodidatta, si impegnò con intensità nelle problematiche della condizione femminile, tanto da essere definita femminista ante litteram. Sempre attiva nella vita sociale e politica, affiancò il poeta Giovanni Cena nel suo impegno filantropico e sociale nell’Agro romano, firmò nel 1925 il manifesto degli intellettuali antifascisti, militò a partire dal primo dopoguerra nel Partito comunista. Ebbe una vita sentimentale inquieta: si sposò nel 1893, ma dopo pochi anni lasciò la famiglia; intrecciò relazioni sentimentali con letterati e artisti, tra cui Vincenzo Cardarelli, Scipio Slataper, Giovanni Boine, Umberto Boccioni. Una relazione particolarmente intensa e drammatica fu quella con Dino Campana, di cui rimane la testimonianza dello scambio epistolare raccolto e pubblicato nel 1958 (Lettere). Il suo primo romanzo, Una donna (1906), di carattere autobiografico, riscontrò grande successo ed è ancora oggi considerato una delle sue prove più convincenti. I suoi scritti, sia in prosa sia in versi, possono essere ricondotti all’inquietudine che scaturisce dall’indagine autobiografica nel difficile rapporto con il mondo, caratteristiche riconducibili all’orizzonte espressionistico della letteratura vociana. Tra le sue opere si ricordano per la prosa Il passaggio (1919), Amo dunque sono (1927), Il frustino (1932), Dal mio diario 1940-44 (1945), Gioie d’occasione e altre ancora (1954); nel 1947 pubblicò la raccolta di poesie Selva d’amore, insignita del premio Viareggio, nella quale confluirono le prove poetiche degli anni precedenti, e ancora le poesie di Aiutatemi a dire del 1951 e di Luci della mia sera del 1956.

Dino Campana

dino-campanaDino Campana (Marradi, Firenze 1885 – Castel Pulci, Firenze 1932) fu un poeta italiano. Maestro elementare, frequentò le facoltà di chimica a Bologna e di farmacia a Firenze. Nel 1906, in seguito a disturbi nervosi che l’avrebbero perseguitato tutta la vita, fu ricoverato una prima volta nel manicomio di Imola. Dimesso anche se non guarito, iniziò una vita vagabonda tra Europa e America meridionale. Per sopravvivere fece i mestieri più umili e vari (poliziotto, meccanico, venditore di stelle filanti); a Saint-Gilles, in Francia, venne arrestato per vagabondaggio.

Verso la fine del 1912 cominciò a comporre i versi e le prose liriche che costituiscono il primo nucleo dei Canti orfici, una raccolta di straordinaria novità nel panorama della poesia italiana. Il manoscritto, intitolato Il più lungo giorno, che aveva sottoposto al giudizio di Giovanni Papini e Ardengo Soffici, fu perso da quest’ultimo durante un trasloco. Il testo dell’edizione del 1914 (stampata a sue spese) fu perciò ricostruito da Campana sulla base degli appunti preparatori, che erano numerosi per via della sua abitudine di scrivere e modificare ossessivamente le poesie. Campana riprese poi a girovagare, non solo in Italia. Nel 1917 venne arrestato per vagabondaggio a Novara e nel gennaio dell’anno seguente fu ricoverato nell’ospedale psichiatrico dove rimase fino alla morte, a Castel Pulci, nei pressi di Firenze.

La novità della sua poesia, legata più alle esperienze straniere che alla tradizione italiana, la sua formazione irregolare e da autodidatta, e la sua esistenza disordinata misero subito in difficoltà la critica che ne tentava un’inquadramento all’interno di schemi interpretativi. Nacque così un ‘mito’ che impedì a lungo una corretta valutazione della sua opera, considerata solo oggi di primissimo piano. Si tratta di una poesia sperimentale ma non avanguardistica, di una ricerca, cioè, nuova ma non deliberatamente provocatoria nei confronti del pubblico. Campana racconta esperienze visionarie in versi musicali in cui la componente coloristica è fondamentale. Ma ciò avviene non per un’operazione preliminare, fredda e programmatica: la sua è una poesia spontanea e vissuta, legata strettamente all’esistenza irregolare dell’autore (il tema del viaggio è centrale), che ricorre a figurazioni potenti, alla schietta rappresentazione di immagini primitive e ossessive. Il riferimento all’antica religione greca dei misteri che compare nel titolo della sua opera più famosa richiama la volontà di cantare e rivelare gli aspetti più profondi e segreti del reale.

Fonte: Encarta

 

 

Non perdete la quarta uscita, in edicola martedì prossimo:

Lettere alla fidanzata, di Fernando Pessoa.

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Lettere d’amore, Il Corriere della Sera: #2 Rainer Maria Rilke e Lou Andreas Salomé

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Continuano le uscite della collana Lettere d’amore con Il Corriere della Sera, al prezzo  di € 6,90 + il prezzo del quotidiano. 20 volumi con le corrispondenze appassionate dei grandi dell’Ottocento e del Novecento, da Neruda a Kafka, daEinstein a Frida Kalho, da Pessoa a Edith Piaf. Vi ho parlato della prima uscita, dedicata a Pablo Neruda, in questo articolo. E se perdete qualche volume potete ordinarlo direttamente qui.

Oggi in edicola la seconda uscita.

Da qualche parte nel profondo, di Rainer Maria Rilke e Lou Andreas Salomé

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Si tratta della corrispondenza, compresa tra il 1897 e il 1926, tra il poeta e drammaturgo austriaco Rilke e la scrittrice e saggista tedesca Salomé.

Nelle numerose lettere che si scambiarono, selezionate in questa raccolta, il poeta si appoggia alla Salomé nello smarrimento del periodo parigino, nel ricorrente dubbio creativo, nella paura della malattia, riconoscendola come unica interlocutrice attenta e presente nei momenti decisivi del suo tormentato percorso. Non mancano pagine intrise di poesia:

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Rainer Maria Rilke

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Rainer Maria Rilke (Praga 1875 – Valmont, Montreux 1926) fu un poeta austro-tedesco di origine boema; il nitore, la musicalità e il rigoroso simbolismo del suo verso fanno di lui uno dei più importanti lirici moderni. Dopo un’infanzia solitaria e segnata dall’infelice esperienza dell’Accademia militare, studiò letteratura e storia dell’arte presso le università di Praga, Monaco e Berlino. Esordì come poeta con una raccolta di liriche d’amore intitolata Vita e canti (1894). Nel 1897 conobbe Lou Andreas-Salomé, con la quale fece due viaggi in Russia, dove incontrò Tolstoj. Tali esperienze trovarono espressione poetica in Storie del buon Dio (1900-1904). Dopo il 1900 Rilke purificò la sua poesia dallo sfumato lirismo che aveva in parte mutuato dai simbolisti francesi ed elaborò lo stile preciso e concreto che contraddistingue i componimenti del Libro delle immagini (1902, ampliato nel 1906) e del Libro d’ore (1905).

Trasferitosi a Parigi, nel 1902 conobbe lo scultore Auguste Rodin e lavorò come suo segretario dal 1905 al 1906. Da Rodin, Rilke imparò a considerare il lavoro dell’artista un’esperienza capace di trascendere l’angoscia della morte. Il frutto poetico di questo periodo fu raccolto in Nuove poesie (2 volumi, 1907-1908). Fino allo scoppio della prima guerra mondiale Rilke fece numerosi viaggi in Europa e in Africa, soggiornando dal 1910 al 1912 nel castello di Duino, nei pressi di Trieste, dove compose le prime due delle dieci Elegie duinesi (1923). Con la sua più celebre opera in prosa, un romanzo in forma di diario iniziato a Roma nel 1904 dal titolo I quaderni di Malte Laurids Brigge (1910), narrò con immagini altamente simboliche e ricche di spunti autobiografici le esperienze di vita parigina di un giovane scrittore danese.

Rilke risiedette a Monaco per quasi tutta la durata della prima guerra mondiale e nel 1919 si trasferì in Svizzera dove, con l’eccezione di qualche visita occasionale a Parigi e Venezia, rimase fino al termine dei suoi giorni, completando le Elegie duinesi e componendo i Sonetti a Orfeo (1923); questi due cicli poetici, considerati l’apice della sua produzione, cantano l’unità della vita e della morte, presentando la morte come trasformazione della vita in un’impalpabile realtà interiore.

Lou Andreas Salomé

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Lou Andreas Salomé (San Pietroburgo 1861 – Gottinga 1937) fu una scrittrice e psicoanalista tedesca. Frequentò l’università di Zurigo e cominciò presto a scrivere versi. Nel 1882 si recò a Roma, dove conobbe il filosofo Paul Rée e, attraverso di lui, Friedrich Nietzsche. Dopo il matrimonio, nel 1887, con il professore universitario Friedrich Carl Andreas, continuò a viaggiare e a scrivere, ed ebbe relazioni con personaggi in vista del mondo culturale, fra cui il poeta Rainer Maria Rilke. Nel 1911 conobbe Sigmund Freud e divenne sua confidente nonché discepola. Negli ultimi decenni della sua vita rimase accanto ad Andreas ed esercitò la psicoanalisi.

Benché sia autrice di otto romanzi, nei quali trattò temi quali la religione, il sesso e la psicologia femminile, è ricordata soprattutto per la sua opera saggistica. La monografia (1892) dedicata alle eroine di Henrik Ibsen e quella (1894) sulle opere di Nietzsche ricevettero il plauso della critica. Tra le altre opere figurano Il mio ringraziamento a Freud (1931) e Uno sguardo sulla mia vita (1951).

Fonte: Encarta

 

 

La terza uscita, in edicola martedì prossimo, sarà tutta italiana:

Quel viaggio chiamato amore – Lettere 1916-18, di Sibilla Aleramo e Dino Campana.

 

Lettere d’amore, Il Corriere della Sera: corrispondenze appassionate dei grandi dell’Ottocento e del Novecento – #1 Pablo Neruda

 

Il Corriere della Sera inaugura una nuova collana di libri dal titolo “Lettere D’amore”, in edicola dal 15 luglio al prezzo  di € 6,90 + il prezzo del quotidiano.

Si tratta di 20 volumi con le corrispondenze appassionate dei grandi dell’Ottocento e del Novecento, da Neruda a Kafka, da Einstein a Frida Kalho, da Pessoa a Edith Piaf.

Grazie a Corriere della Sera possiamo conoscere letterati, artisti, scienziati, personaggi in una nuova e sorprendente veste, quella di innamorati. Un viaggio in un sentimento forte, che da sempre smuove animi e continenti. Storie di attesa, di tenerezza, desiderio, di assenza e di follia. Perché chiunque abbia amato ha affidato almeno una volta nella vita la propria passione, i propri tormenti e le proprie illusioni a una lettera.

Il Corriere della Sera ha inoltre lanciato un’iniziativa collegata alla collana.

Sul  proprio sito, nella  sezione “cultura”,  la redazione ha pensato di dedicare uno spazio ai propri lettori, spazio nel quale condividere le proprie dichiarazioni, lettere d’amore, messaggi inviati, ricevuti o semplicemente i messaggi d’amore che più li ha emozionati. Questa è una cosa davvero interessante a mio parere anche a livello sociale, pedagogico – non dite poi che la formazione accademica non influenza l’approccio alle cose di una persona, perché nel mio caso è proprio così! Per esempio: come si è evoluta la comunicazione amorosa ai tempi del web? Passate a dare un’occhiata, cliccando qui.

La prima uscita: Pablo Neruda

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Che gioia vedere questo prato verde, queste montagne oscurate dalla nebbia del crepuscolo, e sentirmi io, in prima persona, libero da tanta stupidità, agile e solo. Ah! Se ci fossi tu, Albertina!

La prima uscita, in edicola martedì 15 luglio, è “Lettere d’amore ad Albertina Rosa” di Pablo Neruda, uno dei primi e segreti amori del poeta cileno.

L’amore tra i due risale al 1921 quando i giovani si trasferiscono a Santiago del Cile per frequentare i corsi dell’università. Per il poeta che viene dalla provincia è la scoperta di un amore cittadino, concreto, sessuale, fiorito nella misera vita studentesca. La passione divorante si riversa subito sulla carta e s’incendia soprattutto durante le vacanze, quando i due innamorati si separano per far ritorno alle rispettive famiglie. Il tempo e gli eventi non sembrano spezzare il legame: l’ultima lettera del poeta cileno è del luglio 1932, due anni dopo il suo matrimonio con Maria Antonieta Agenaar Vogelzanz e quattro anni prima di quello di Albertina con il poeta Ángel Cruchaga Santa María, amico intimo di Neruda. Le strade dei due si dividono ma in queste pagine l’amore di gioventù resta vivo per sempre.

Per molti anni ci si è chiesto chi fosse “Mariposa”, la “farfalla” cui sono dedicati alcuni dei versi d’amore più celebri di Pablo Neruda. Il mistero fu svelato due anni dopo la morte del poeta, quando Albertina Rosa Azócar Soto decise di pubblicare le lettere ricevuta da Neruda.

Il testo in italiano ora edito segue fedelmente gli originali e vale a documentare un momento particolarmente rilevante della biografia di Pablo Neruda.

La tua bella lettera lilla merita il mio inchiostro color ala di cocorita. Per fare il mio dovere con te, ti rispondo immediatamente, di giorno. Ma alla luce bianchissima del giorno non mi viene in mente niente niente che sia degno di Arabella. Per lo più vorrei parlarti nei baci. Così riuscirei a spiegarti il mio bisogno di te, la mia sete di te. Il desiderio di averti al mio fianco.

 

 

L’autore

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Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Neftalí Reyes Basoalto (Parral 1904 – Santiago 1973), fu un poeta cileno, ritenuto tra le voci più significative del XX secolo. Figlio di un ferroviere, cominciò a comporre versi fin dall’adolescenza. Alla sua prima raccolta pubblicata in volume, Crepuscolario (1923), ancora legata alle forme estetizzanti del decadentismo, seguirono nel 1924 le Venti poesie d’amore e una canzone disperata, grazie alle quali Neruda si affermò come il più famoso giovane poeta dell’America latina. Nelle composizioni di Residenza sulla terra (1933), scritte dopo alcuni anni di servizio diplomatico in Estremo Oriente, il poeta diede vita a immagini cupe e disperate di un mondo distrutto dalla civiltà moderna. Se con quest’opera la sua poesia si orientò verso l’espressionismo e il surrealismo, in seguito la sua produzione sarebbe approdata a uno stile realista, sobrio ed essenziale.

Trascorso un periodo in Spagna all’epoca della guerra civile, Neruda ritornò in Cile, si iscrisse al Partito comunista e fu eletto senatore, ma nel 1948 dovette riparare in esilio a seguito di un processo politico intentatogli dal presidente del Consiglio Gonzales Videla. Il primo frutto di questi anni difficili fu Canto generale (1950), poema epico che celebra la storia e la natura dell’America latina dal presente al lontano passato precolombiano. In Italia tra il 1951 e il 1952, compose I versi del capitano (1952) e Le uve e il vento (1954), mentre dal 1952 al 1957, dopo esser tornato in Cile, compose le Odi elementari, in cui fece assurgere a dignità poetica gli oggetti più umili e gli aspetti più semplici del vivere quotidiano. Sostenitore di Salvador Allende, con l’avvento al potere dei socialisti ottenne la carica di ambasciatore del Cile in Francia. Tornato in patria nel 1972, dopo aver ricevuto, nel 1971, il premio Nobel per la letteratura e il premio Lenin per la pace, morì pochi giorni dopo il colpo di stato di Pinochet, che segnò la fine del governo Allende e l’instaurazione della dittatura.

Fonte: Encarta

 

Le prossime uscite

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La seconda uscita, in edicola il 22 luglio, invece è “Da qualche parte nel profondo” di Rainer Maria Rilke e Lou Andreas Salomé. Il poeta, drammaturgo e scrittore austriaco conosce a Monaco la Salomè, scrittrice e saggista tedesca di origine russa e amica di Nietzsche. Nelle numerose lettere che si scambiarono, selezionate in questa raccolta, il poeta praghese si appoggia a Lou nello smarrimento del periodo parigino, nel ricorrente dubbio creativo, nella paura della malattia, riconoscendola come unica interlocutrice attenta e presente nei momenti decisivi del suo tormentato percorso.

Una collezione preziosa, da non perdere.

Vi lascio l’indirizzo dello store del Corriere, dove potete prenotare una singola copia o addirittura tutte:

Buona lettura!