Cinquanta sfumature… di tasche piene

Ormai di sfumature ce ne sono di tutti i tipi. Dopo l’obbrobrio delle grigie, rosse e nere, eccovi una filza di altre – occhio che c’è davvero da divertirsi:

– di gigio

– di marrone

– di estasi

– di minchia (esiste davvero, giuro!)

– di sticazzi (anche questa c’è sul serio!)

– di pelo

– di zombie

– di viola

– di sesso vero

– di micia

– di pasta

– di pollo

– di fritto

– di gina

– di suocera

Ora, considerando che non si tratta in tutti i casi di libri erotici ma anche di parodie delle grigie e – scelta assai curiosa vista l’evidente allusione – di libri di gastronomia, in ogni caso non mi sembra una scelta molto “furba”.
Mi spiego meglio. Un autore che pubblica un libro dal titolo “Cinquanta sfumature di…”, di quello che vi pare, vuole forse inserirsi nella scia di successo della trilogia inglese? Se si tratta di un libro erotico allora la scelta è piuttosto scadente e, in un certo senso, svalorizza il proprio lavoro. Per le parodie il discorso è diverso e ci potrebbe stare anche se pure quelle sono nate dopo e per nuotare nel flusso dell’isteria da Cinquanta sfumature. Per i libri di gastronomia invece? Mah, de gustibus.
In ogni caso, c’è bisogno davvero di questi espedienti? Invece di studiare come sfruttare la fama altrui per farsi notare credo bisognerebbe rimboccarsi le maniche e buttar giù qualcosa di originale e ben fatto che di certo sarà apprezzato e, anche se da molte meno persone dei milioni di fan delle Cinquanta sfumature, perlomeno si tratterà di individui forse più interessanti e interessati alla Letteratura.

Annunci