11 settembre 2001 – 11 settembre 1973

Ricordiamo con rispetto i morti del famoso 11 settembre 2001. Anche se sono convinta che il miglior modo per onorarne la memoria è parlare della verità di ciò che è accaduto e non di ciò che ci hanno propinato i media. Ciò a cui mi riferisco è disponibile sul web in tutte le forme e le salse e credo che quasi tutti ne abbiano sentito parlare – vi invito a leggere un articolo particolarmente esaustivo qui. Personalmente, dopo tutte le informazioni che ho raccolto e i libri dedicati che ho letto, non credo affatto alla leggenda dell’attentato terroristico contro gli Stati Uniti. In ogni caso, vorrei oggi riportare alla mente un altro 11 settembre, quello del 1973, ben più esoso in termini di vite umane ingiustamente cancellate, senza contare tutte le conseguenze. Vi lascio a tal proposito il link di qualche interessante articolo da leggere.

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Salvador Allende, il presidente cileno deposto dal colpo di Stato in data 11 settembre 1973.

 

 

Informare per resistere

Wikipedia

Huffington post

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Per non dimenticare la strage di Bologna: 2 agosto 1980

Il 2 agosto 1980 alle 10:25, nella sala d’aspetto di 2ª classe della stazione di Bologna, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose causando il crollo dell’ala ovest dell’edificio. L’esplosivo, di fabbricazione militare, era posto nella valigia, sistemata a circa 50 centimetri d’altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell’ala ovest, allo scopo di aumentarne l’effetto; l’onda d’urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Ancona-Chiasso, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina, ed il parcheggio dei taxi antistante l’edificio.
L’esplosione causò la morte di 85 persone e il ferimento o la mutilazione di oltre 200.

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“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.” Paolo Borsellino

Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.

Paolo Borsellino

 

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A ventun anni dall’attentato che uccise Paolo Borsellino ricordiamo la sua vita e il suo pensiero lucido, tagliente e ispiratore.

Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.

Paolo Borsellino

 

La vita

 

A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato.

Paolo Borsellino

 

Paolo Borsellino (Palermo 1940-1992), magistrato italiano. Giudice istruttore, fu membro del pool antimafia, gruppo di magistrati nato per affrontare in maniera organica i procedimenti relativi alla mafia, di cui facevano parte anche Giovanni Falcone e Antonino Caponnetto. Con questi, durante il maxiprocesso contro la mafia del 1986, sostenne la tesi che Cosa nostra fosse un’organizzazione unitaria, guidata da una direzione di tipo piramidale, la cupola, responsabile di tutti i delitti commessi dall’organizzazione. In seguito procuratore aggiunto alla procura di Palermo, il 19 luglio 1992 venne ucciso con la sua scorta in un attentato mafioso.

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È normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.

Paolo Borsellino

 

L’attentato

 

Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.

Paolo Borsellino

 

Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si recò insieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove viveva sua madre.
Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre con circa 100 kg di esplosivo a bordo detonò al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo, scampato perché al momento della deflagrazione stava parcheggiando uno dei veicoli della scorta.

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La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Paolo Borsellino

 

Grazie a Paolo Borsellino per ciò che ha fatto. La sua morte violenta ha reso la sua voce immortale.

Approfondimenti

 

Cosa nostra

 

L’espressione Cosa nostra (più comunemente e genericamente mafia siciliana) viene utilizzata per indicare un’organizzazione criminale di stampo mafioso-terroristico presente in Sicilia dagli inizi del XIX secolo e trasformatasi nella prima metà del XX secolo in una organizzazione internazionale.
Con il termine “Cosa nostra” oggi ci si riferisce esclusivamente alla mafia siciliana (anche per indicare le sue ramificazioni internazionali, specie negli Stati Uniti d’America), per distinguerla dalle altre, internazionali, genericamente indicate col termine di “mafie”.
Gli interventi dello Stato, che in passato aveva trascurato anche volutamente il problema, si sono fatti più decisi a partire dagli anni ottanta. In ciò grande merito ha avuto il Pool antimafia, creato dal giudice Rocco Chinnici e dopo la sua morte subentrò Antonino Caponnetto di cui facevano parte i magistrati Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Costoro, anche a costo della loro vita, hanno distrutto il cuore di Cosa nostra, dimostrandone la reale esistenza e garantendo la possibilità di punirne gli adepti. Fino ad allora l’impunità dei suoi membri era pressoché garantita attraverso infiltrazioni politiche e nei palazzi di giustizia.
Negli anni novanta la Sicilia venne militarizzata allo scopo di liberare gli organi di Polizia dalle attività di piantonamento, lasciandoli liberi di dedicarsi in pieno alle indagini e alla ricerca dei latitanti.
Nel 2006, l’arresto dopo una latitanza record di 43 anni del superlatitante Bernardo Provenzano ad opera della Procura Antimafia di Palermo ha inflitto un ulteriore duro colpo all’organizzazione, che ora sta probabilmente subendo l’evoluzione in Stidda (sempre di stampo mafioso ma meno potente e pericolosa).
Anche economicamente Cosa nostra ha subito un ridimensionamento, ciò anche a causa dell’applicazione della legge sul sequestro dei beni e il contestuale aumento di potere della ‘Ndrangheta, che ha assunto il controllo e il predominio del traffico internazionale di droga.

Fonti: Encarta, Wikipedia