La rosa selvatica – Jennifer Donnelly

Ciao a tutti amici,

l’estate è quasi finita ma se siete ancora sotto l’ombrellone non può mancare un bel libro.

 

LA ROSA SELVATICA

Jennifer Donnelly

Sonzogno

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Trama

Londra, 1914. In seguito al tragico incidente sulle vette del Kilimangiaro, l’anticonformista e caparbia scalatrice Willa Alden taglia i ponti con il proprio passato e con Seamus Finnegan, l’uomo che l’ha salvata e che a lei è unito dalla passione per le imprese più estreme. Eroe delle esplorazioni polari, Seamus cerca di rifarsi una vita a Londra, provando a dimenticare quella donna che l’aveva sedotto, mentre Willa si rifugia in un angolo remoto del Nepal da cui contemplare e fotografare le cime dell’Himalaya per la Royal Geographical Society. Finché un evento improvviso la richiama a Londra, una città in fibrillazione per le tensioni che precedono la Prima guerra mondiale, dove Max von Brandt – l’enigmatico alpinista tedesco conosciuto in Nepal da Willa – è riuscito ad affascinare i salotti dell’élite e a carpire i segreti dei più influenti uomini politici. L’inatteso incontro tra i tre darà inizio a una serie di avventure che li porterà di nuovo a viaggiare, persino in Egitto e Siria al fianco di Lawrence d’Arabia, in un vorticoso succedersi di colpi di scena e sentimenti che intrecceranno sempre più saldamente i loro destini. Esploratori, furfanti, criminali, spie e alta società. Le vette incontaminate dell’Everest, Londra e il deserto del Nord Africa.

L’autrice

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Jennifer Donnelly (16 Agosto 1963) è una scrittrice americana.

La Donnelly è nata a Port Chester, New York . I suoi bisnonni paterni emigrarono da Dublino, Irlanda allo stato di New York e si stabilirono nella Adirondack regione dove la nonna lavorava in un albergo sul Big Moose Lake. Ha frequentato l’università di Rochester, laureandosi in Letteratura Inglese e Storia europea.

Tornò a New York all’età di 25 anni. Il suo primo libro è stato pubblicato da Atheneum nel 2002: Humble Pie, un libro illustrato dall’illustratore veterano Stephen Gammell. Nello stesso anno ha anche pubblicato il suo primo romanzo, il prodotto di dieci anni di lavoro, I giorni del tè e delle rose (Thomas Dunne, 2002). Si tratta del primo libro di una trilogia; è ambientato nell’East End di Londra nel tardo 19 ° secolo, con legami con la storia di Jack lo Squartatore. Il secondo libro, Come una rosa d’inverno, prosegue il racconto, seguendo la famiglia Finnegan e i personaggi correlati da Londra all’Africa, alla California. Il terzo romanzo della serie, La rosa selvatica, segue i personaggi da Londra alla vigilia della prima guerra mondiale in Arabia nel 1918.

Il romanzo A Northern Light è il più grande successo di Donnelly fino a oggi. Si basa sull’omicidio di Grazia Brown nelle montagne Adirondack nel 1906. Nel 2004 A Northern Light ha vinto la Carnegie Medal per libri per bambini e giovani-adulti pubblicati in Gran Bretagna, in cui è stato intitolato A Light Gathering. Negli Stati Uniti ha vinto il Los Angeles Times Book Prize per la letteratura giovane.

Il suo secondo romanzo young adult, Revolution, è la storia di due adolescenti nell’attuale Brooklyn e a Parigi durante la Rivoluzione francese, le cui storie si intrecciano.

Donnelly attualmente vive a New York, Hudson Valley con il marito, la figlia e tre cani.

Recensione

Io AMO i libri come questo: i libri in cui la precisione dei dettagli storici è importante tanto quanto la storia narrata. L’attività di documentazione è stata senz’altro impegnativa ma ha dato frutti fantastici, perché l’autrice riesce a far respirare al lettore in maniera efficace atmosfere diverse del secondo decennio del Novecento: dall’uggiosa Londra alla vastità della regione dell’Everest, dalla confortevole campagna inglese al rovente deserto arabo.

La storia intreccia le vite di personaggi conosciuti nel primo e secondo libro della trilogia (che ho recensito rispettivamente qui e qui), personaggi a cui il lettore è ormai affezionato. Tuttavia se una persona che non ha letto i capitoli precedenti dovesse trovarsi tra le mani questo libro, potrebbe tranquillamente leggerlo, comprenderlo e apprezzarlo.

Certe volte, soprattutto verso metà libro, si ha l’impressione che ci sia un po’ troppa carne sul fuoco: una rete spionistica da sgominare, un omicidio su cui indagare, persone da proteggere, e poi bambini scambiati alla nascita, intrighi politici, tradimenti amorosi e molto altro, tuttavia man mano che si avanza nella lettura i nodi vengono al pettine e si sciolgono da soli senza forzature o intoppi nella trama. Inoltre secondo me, tra tutti i personaggi maschili della trilogia, Seamus Finnegan è il più riuscito, il migliore dal punto di vista umano, e nonostante i tradimenti il più onesto. La protagonista femminile invece, Willa Alden, è così tempestosa, indomita e indipendente da ricordare proprio una rosa selvatica.

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L’autrice è abile anche nel saltare le parti noiose dello sviluppo di una vicenda senza far apparire la narrazione mutilata e, al contrario, anche nel svelare dettagli che si riveleranno importanti ma che appaiono in scene apparentemente secondarie.

Un bel libro di spessore storico che non può mancare nella libreria di chi ha letto I giorni del tè e delle rose e Come una rosa d’inverno.

Valutazione:

5

L’ombra del peccato – Silvia Scibilia

Buongiorno a tutti!

Come va l’estate? Siete in vacanza o al lavoro? Fa caldo?

Io sono qui a presentarvi il libro di un’autrice emergente.

L’OMBRA DEL PECCATO

Silvia Scibilia

L'OMBRA DEL PECCATO

Trama

Quando Herman Autier abbandona l’Inghilterra, per cercare fortuna nella contea di Sicilia, vuole lasciarsi alle spalle il tradimento della sua famiglia e ricominciare una nuova vita. Herman possiede molte doti, è un cavaliere, un colto giurista e ha l’abilità di volgere a proprio vantaggio ogni esperienza senza rinunciare all’onore. È grazie a tali facoltà che Ruggero D’Altavilla gli affida una missione. Introdotto a casa di Baltasar Flores, un ricco mercante di libri, deve studiare i codici antichi presenti nella sua biblioteca. È lì che scopre il tesoro più grande del mercante, sua figlia Clara. I suoi sogni sembrano avverarsi. Una donna coraggiosa e colta da amare e una ricchezza senza pari da usare per i suoi fini. Ma l’ombra del peccato che ha avvelenato la sua esistenza nel castello natio lo insegue e sembra allontanarlo da Clara e dalla Sicilia per sempre. 

L’autrice

Silvia Scibilia è un’autrice siciliana di narrativa romantica di genere contemporaneo e storico. Tra le sue pubblicazioni Ghiacciolo con Nutella, Odio amare, Sogno proibito, 6 in stand-by, Notturno, Valzer, Preludio e Sinfonia.

Visita il suo blog, qui.

Recensione

Diciamo subito (e molti di voi lo sanno già) che sono un po’ pignola, soprattutto per quanto riguarda la lingua italiana e l’uso che se ne fa nei libri. Una storia buona infatti può perdere del tutto la sua validità se supportata da un registro linguistico inadeguato o ancor peggio se sono presenti errori grammaticali. Ne ho trovati a bizzeffe nei libri di molti grandi editori e la cosa lascia intendere quanta cura essi si prendano dei testi (posso dire che ormai sono più commerciali della Coca Cola?).

Questa premessa è per dirvi che, ciò che mi ha colpito subito nel libro di Silvia Scibilia è l’assoluta cura del linguaggio, la precisione dei termini, il registro linguistico ideale e non esiste errore di ortografia o grammatica. Leggere questo libro è piacevole perché non si incontrano quei fastidiosi ostacoli alla lettura a cui ho accennato sopra e questo per me è un grande pregio, ancor di più perché si tratta di un libro auto pubblicato.

Passiamo ora ad altri aspetti. La storia è ambientata alla fine dell’undicesimo secolo, il che è un territorio non troppo esplorato nei romanzi storici, che anzi spesso vengono ambientati nel diciottesimo e diciannovesimo secolo. L’ambientazione è pregevole e ben descritta e i particolari tendono a creare un’atmosfera realistica.

I protagonisti sono ben descritti: lui prestante, colto e con un po’ di sano egoismo, lei una ribelle per l’epoca, acculturata e ancora nubile.

A dispetto dell’introduzione lenta le vicende si sviluppano poi con il ritmo giusto.

In definitiva una bella storia, da non perdere per gli appassionati del genere.

Valutazione:

4

Trovate il libro su Amazon. Buona lettura!

Tregua #3 è arrivato

Ciao amici!

Tanti di voi mi hanno chiesto più di una volta quando sarebbe uscito, ebbene: eccolo qui!

 

TREGUA #3 – LO STESSO SANGUE

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Primavera 1944. In fuga dopo quello che potrebbe essere classificato come omicidio, Elisa ed Enea lasciano in tutta fretta Martina Franca per riparare a Napoli, dove un misterioso e altolocato amico di Enea può offrire loro rifugio. Mentre il rapporto con lo stravagante pittore si fa involontariamente sempre più stretto, la ragazza è dolorosamente consapevole della vita che ha lasciato in sospeso e dell’uomo che ama, di cui purtroppo ha perso ogni traccia. Spinta dal senso del dovere, dall’amore e dalla volontà di sentirsi ancora viva, di essere utile al mondo, prende una decisione che la cambia per sempre e la spinge a entrare di forza nel cuore cruento e palpitante del conflitto mondiale, nonché nelle case e negli animi dei patrioti della grande Resistenza nell’Italia occupata dai nazisti.
Un viaggio negli aspetti più umani della guerra: la prima linea vista dai civili e i soprusi della libertà negata da un popolo straniero che fa da padrone, alla scoperta delle reazioni umane nei momenti più disperati e, ancora una volta, della forza dell’amore e della speranza.

Per chi non ha letto i libri precedenti ricordo che si tratta di una trilogia, e questo è l’ultimo.

Per festeggiare l’uscita di Tregua #3, il primo capitolo della saga Tregua #1 è disponibile in download gratuito e Tregua #2 costa solo 0,99 €. Mentre Tregua #3 è in offerta lancio a 1,99 €. Sono disponibili anche in versione cartacea.

Cosa aspettate? Approfittatene, condividete, invitate gli amici!

Qui sotto i link. Buona lettura a tutti, magari lasciatemi un commento su Amazon 😉

PS

Se qualcuno ha voglia di mettere mipiace su Facebook alla mia pagina autrice e alla pagina dedicata alla saga ve ne sarò grata 🙂

Il profumo del sud – Linda Bertasi

Ciao amici,

oggi voglio presentarvi il romanzo storico di un’autrice emergente di cui avete già sentito parlare su questo blog: Linda Bertasi. Si tratta di una seconda edizione con contenuti inediti e la prefazione di Adele Vieri Castellano (autrice Leggereditore).

 

IL PROFUMO DEL SUD

Linda Bertasi

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Trama

Porto di Genova, 1858 – Venuta a conoscenza del suo scomodo passato, Anita Dalmasso decide di partire per il Nuovo Mondo. La traversata dell’Atlantico segnerà profondi mutamenti nella sua vita: l’incontro con l’affascinante uomo d’affari americano Justin Henderson e quello con Margherita Castaldo, liberale e impavida proprietaria terriera. Giunta a New York seguirà la nuova amica nella sua piantagione a Montgomery e qui sarà conquistata dalle bianche distese di cotone, dai profumi e dai colori del profondo Sud americano, con i suoi contrasti e le sue ingiustizie. Il destino avrà in serbo per lei non solo il rosso della passione, ma anche i travolgenti venti di guerra che si profilano all’orizzonte e che porteranno un’intera nazione alla guerra civile, sconvolgendo ancora una volta il corso della sua esistenza.

 

 

L’autrice

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LINDA BERTASI nasce nel 1978. Appassionata di storia e letteratura inglese, collabora con blog letterari, case editrici e web-magazine in qualità di redattrice e articolista. Gestisce personalmente  il suo blog ufficiale dove da ampio spazio agli emergenti con segnalazioni, interviste e recensioni GRATUITE.

Nel Gennaio 2010, pubblica il romance contemporaneo “Destino di un amore”, cui fa seguito nel Febbraio 2011 il paranormal-romance “Il rifugio – Un amore senza tempo”che le vale, nel 2012, la Medaglia d’Argento al XXIII Premio Letterario ‘Valle Senio’.

Nel Maggio 2013, pubblica il romanzo storico sentimentale “Il profumo del sud” che le vale la qualifica con merito di ‘Autore commendevole’ al VII Premio Letterario Europeo ‘Massa città fiabesca’. Sempre nel 2013, ha curato diverse prefazioni e dall’ottobre 2014 è membro dell’associazione EWWA  in qualità di socia ordinaria. Proprietaria di una piccola realtà commerciale nella provincia di Ferrara, vive assieme al marito e alla figlia.

QUALIFICA DI MERITO COME ‘AUTORE COMMENDEVOLE’ AL VII PREMIO LETTERARIO EUROPEO ‘MASSA CITTA’ FIABESCA DI MARMO E MARE’

La mia opinione

Un buon ritratto della guerra di secessione americana, con accenni anche alla piaga dello schiavismo, visto con gli occhi di una donna che, a discapito della propria considerazione di sé, è forte e intraprendente. Una lettura consigliata a chi ama il genere storico e romantico.

Per la recensione completa della prima edizione e l’intervista dello scorso anno all’autrice, cliccate qui.

Link utili

 

 

 

La fidanzata inopportuna – Natasha Solomons

Salve amici, questa volta condivido con voi la mia opinione su un libro che ho trovato quasi per caso ma che è stato una vera rivelazione.

LA FIDANZATA INOPPORTUNA

Natasha Solomons

Frassinelli

 

La fidanzata inopportuna

 

Trama

È la primavera del 1938 quando Elise Landau arriva a Tyneford House, sulla costa del Dorset. È in fuga dall’Austria, e dal nazismo ormai al potere. Tra le stanze in penombra dell’antica dimora inglese, dove prende servizio come cameriera, solo un filo di perle della madre, indossato sotto la divisa, le ricorda la vita scintillante di Vienna, e l’ambiente vivace e mondano della ricca borghesia ebraica cui appartiene. Aggrappata al ricordo, e a un’immagine di se stessa che non c’è più, Elise vaga come uno spettro in una casa dove non ha un posto: a disagio con il resto della servitù, subalterna al padrone l’affascinante vedovo Christopher Rivers -, la giovane donna impara presto a dimenticare il passato, o a nasconderlo. Finché un giorno a Tyneford House giunge Kit, il figlio di Mr Rivers. Tra lui ed Elise sboccia un amore limpido e intenso, e la vita sembra tornare piena di gioia. Ma la guerra sta per raggiungere l’Inghilterra, pronta a spazzare via le certezze di tutti, incurante dei destini dei singoli. Kit viene chiamato al fronte e i due giovani amanti sono costretti a separarsi, senza sapere cosa ne sarà del loro futuro. Perché il mondo come lo conoscevano è sul punto di cambiare irrimediabilmente: ed Elise sarà costretta, per sopravvivere, a cambiare anche lei. A diventare un’altra. Imparando che, nel corso di una vita, si può essere più di una persona. E, forse, si può amare più di una volta.

L’autrice

Nat Sol

Natasha Solomons è nata nel 1980. Vive nel Dorset. Il suo primo lavoro, a nove anni, fu la pastorella, badando a un gregge sulla collina Bulbarrow. Da allora, ha lavorato come sceneggiatrice con il marito, e insieme stanno attualmente lavorando all’adattamento cinematografico del suo primo romanzo, Un perfetto gentiluomo, selezionato per il Galaxy Book Award.  Il suo secondo libro, La fidanzata inopportuna, esamina l’impatto della guerra su un villaggio nel Dorset e in particolare sui suoi abitanti.

Recensione

Lo guardai con aria di sfida. Lo sfidai a ricambiare il mio sguardo. Lo sfidai a dirlo, a dire la cosa che ci avrebbe salvati entrambi. Lui mi si avvicinò.

«Non tutti quelli che ti amano sono morti.»

Elise Landau è una giovane ebrea benestante che abita a Vienna. La sua vita è scandita da eventi mondani e la condivide con la sorella maggiore Margot, la madre Anna, famosa cantante lirica, e il padre Julian, apprezzato romanziere. La quotidianità perfetta di Elise viene però infranta nella primavera del 1938 quando, dopo l’Anschluss, le leggi razziste minacciano di rovinare per sempre la vita della sua famiglia. Margot parte per l’America con il fidanzato, Anna e Julian restano a Vienna in attesa del visto d’uscita mentre Elise viene mandata in Inghilterra, dove viene assunta come cameriera nella residenza di un gentiluomo presso Tyneford. È questa la sorte che spetta ai nobili ebrei: diventare servitù per le famiglie straniere altolocate.

Elise si adatta controvoglia alla sua nuova vita, a lavorare a testa bassa e a sopportare il nuovo comportamento riservatole. Non riesce però a entrare a tutti gli effetti nella cerchia della servitù di Tyneford House. Colta dallo sconforto, si aggrappa a ciò che ha di più caro della sua vecchia vita: la viola che suonava quand’era bambina e in cui suo padre ha nascosto un romanzo ancora inedito in modo che Elise lo portasse fuori dal Terzo Reich.

Nella vita di Elise entrano due uomini importanti: Mr Christopher Rivers, il gentiluomo suo datore di lavoro, affascinante quarantenne, e Kit Rivers, figlio di Mr Rivers, un uomo-bambino anticonformista e bellissimo. Con ognuno di loro stringe un legame diverso ma comunque indissolubile che cambia la sua situazione a Tyneford House. I brevi attimi di felicità però non hanno fatto i conti con la guerra che, incurante di tutto, arriva anche lì a stravolgere ogni cosa.

Un romanzo che rapisce il lettore e lo catapulta in un mondo che non c’è più. Un romanzo che mostra l’altra faccia della guerra, quella indiretta, quella della sofferenza di coloro che rimangono a casa, lontani dal conflitto. Oltre all’amore romantico e platonico, in questo libro troviamo anche la toccante storia di una ragazza ebrea che compie un viaggio alla scoperta di una nuova sé. Indimenticabili i personaggi di Kit e Christopher Rivers, due modi opposti di essere uomini, due modi opposti di vedere la vita e di agire.
La scrittura della Solomons è assolutamente piacevole e spesso poetica, armonica, soprattutto nella descrizione dei paesaggi, dell’alternarsi delle stagioni sulle colline e sulla baia di Tyneford.

Un unico appunto: nella traduzione italiana hanno stravolto il titolo. Da The novel in the viola (Il romanzo nella viola), molto poetico e con legami con la storia, è stato trasformato in La fidanzata inopportuna. Manovra commerciale?

In definitiva un libro che consiglio davvero di leggere.

 Valutazione:

5

Approfondimenti

Anschluss

Annessione dell’Austria da parte della Germania nazista proclamata ufficialmente il 15 marzo del 1938; realizzava il progetto di Hitler di unificare sotto il Terzo Reich tutti i tedeschi europei.

Le clausole del trattato di Versailles (1919) e del trattato di Saint-Germain (1919) vietavano espressamente l’unione tra i due paesi, e ancora nel 1931 la Francia pose il veto a un progetto di unione doganale austro-tedesca. La situazione precipitò dopo l’avvento al potere di Hitler in Germania. Simpatizzanti nazisti riprovarono a destabilizzare l’Austria, tentando il Putsch del luglio 1934 che portò all’assassinio del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss, ma il tentativo fallì per l’opposizione di Francia, Gran Bretagna e Italia.

A partire dal 1937 Hitler esercitò pesanti pressioni militari, politiche e diplomatiche sul nuovo cancelliere, Kurt von Schuschnigg, che finirono col determinarne le dimissioni in favore del nazista austriaco Arthur Seyss-Inquart (11 marzo 1938). Il giorno seguente truppe e forze di polizia tedesche entrarono nel territorio austriaco su espresso invito di Seyss-Inquart, e il 14 marzo Hitler fece trionfalmente ingresso a Vienna dove, il giorno dopo, proclamò l’Anschluss (termine tedesco che significa appunto “congiungimento”, “annessione”). L’atto fu confermato dal plebiscito del 10 aprile 1938, con il quale l’Austria divenne la provincia tedesca della Marca Orientale (Ostmark).

Considerata vitale per gli interessi dei popoli germanici, l'annessione ("Anschluss") dell'Austria venne tentata da Adolf Hitler una prima volta nel 1934, fallendo per l'opposizione di Gran Bretagna, Francia e Italia. Quattro anni dopo, rafforzato il suo potere e ottenuto il consenso di Mussolini, Hitler piegò le deboli resistenze dell'Austria, unendola al Reich. Annunciata ufficialmente il 15 marzo 1938, l'annessione venne accolta con favore dalla maggioranza degli austriaci e ratificata con un referendum il 10 aprile seguente. Nella foto, un reparto dell'esercito tedesco attraversa la frontiera austriaca il 12 marzo 1938.

Considerata vitale per gli interessi dei popoli germanici, l’annessione (“Anschluss”) dell’Austria venne tentata da Adolf Hitler una prima volta nel 1934, fallendo per l’opposizione di Gran Bretagna, Francia e Italia. Quattro anni dopo, rafforzato il suo potere e ottenuto il consenso di Mussolini, Hitler piegò le deboli resistenze dell’Austria, unendola al Reich. Annunciata ufficialmente il 15 marzo 1938, l’annessione venne accolta con favore dalla maggioranza degli austriaci e ratificata con un referendum il 10 aprile seguente. Nella foto, un reparto dell’esercito tedesco attraversa la frontiera austriaca il 12 marzo 1938.

 

Fonte: Encarta

Tutto ciò che sono – Anna Funder

Amici, oggi vi parlo di un libro dall’argomento “impegnativo”, ossia la storia di giovani donne e uomini membri della Resistenza antinazista (eh sì, perché esisteva!).

 

TUTTO CIÒ CHE SONO

Anna Funder

Feltrinelli

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Trama

“Tutto ciò che sono” è il romanzo di quattro giovani irriducibili che hanno rischiato la vita per allertare il mondo sul pericolo rappresentato da Hitler. Ruth, i cui ricordi hanno la potenza del sogno, Ernst, il leader-artista, la coscienza di un’epoca, Hans, fragile e combattuto, e soprattutto Dora, Dora Fabian, un’affascinantissima eroina della Resistenza antinazista, fino a oggi del tutto sconosciuta, una donna moderna, libera e consapevole, così coraggiosa da non riuscire a salvare se stessa. La loro storia è l’emblema della lotta per la libertà di amare, di vivere, di immaginarsi un futuro. Un romanzo di amore, sacrificio e tradimento, una storia incalzante, tragicamente vera, attenta ai dettagli, profondamente intrisa di paura, tristezza, rabbia e ricordi avvolti dalla nostalgia.

L’autrice

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La scrittura di Anna Funder ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. I suoi saggi e articoli di approfondimento sono apparsi in numerose pubblicazioni. Ha girato come un oratore pubblico. La Funder è laureata presso la University of Technology, Sydney. Nel 2011 è stata nominata al Consiglio della letteratura Australia Council for the Arts. Tutto ciò che sono è stato pubblicato dapprincipio nel Regno Unito e in Australia; è stato rilasciato a febbraio 2012 negli Stati Uniti e in Italia. Anna Funder attualmente risiede a Park Slope, Brooklyn.

Recensione

Il grande vantaggio dei nazisti è che nessuno, né la polizia né i nostri amici, crederà che qualcuno sia capace di fare quello di cui abbiamo le prove.

Questa è la storia di Ruth, Dora, Hans, Ernst, narrata in ricordi che si alternano al presente vissuto da Ruth (modo di narrare questo che in realtà non mi piace tantissimo).

Ruth è una donna mite e calma, a volte invisibile; Dora un’eroina moderna, sensuale e combattiva; Hans l’uomo di successo bello e sicuro di sé; Ernst lo scrittore tormentato e platonico.

Persone molto diverse – e realmente esistite – che in comune hanno un grande desiderio: abbattere il nazismo. Il nazismo e tutte le conseguenze che esso porta: negazione di libertà, violenza, menzogna, persecuzione ingiusta, manipolazione delle masse. I protagonisti sono costretti dal potere sempre maggiore del regime e della polizia segreta a fuggire dai territori sotto il dominio tedesco, rifugiandosi in Inghilterra da dove sperano di poter diffondere notizie sul nazismo, di modo che il mondo apra gli occhi sulle intenzioni di Hitler. Purtroppo però, la vita degli esiliati non è semplice e nessuno da loro credito, anzi si ritrovano spesso a doversi nascondere dalle indagini dei nazisti infiltrati nella polizia inglese. Tutto questo li porterà a compiere atti di coraggio, rischiare la vita e persino dubitare della loro amicizia e sincerità.

I temi trattati sono estremamente importanti, tuttavia sento di dover avanzare perlomeno una critica.

Nonostante la scrittura sia fluida, a volte l’autrice si perde in descrizioni troppo dettagliate che – seppur rendano bene l’atmosfera del tempo – a volte annoiano il lettore e rallentano il ritmo della storia, che in ogni caso non è estremamente avvincente, come una tipica spy story.

In definitiva un libro consigliato agli amanti della storia. Indimenticabili e profondamente riflessive alcune considerazioni di Ernst che mi hanno fatto venir voglia di andare a scovare alcuni suoi scritti (dato che è uno scrittore realmente esistito, Ernst Toller).

 Valutazione:

4

 

 

Approfondimenti

Il movimento antinazista

Ad esclusione dell’attentato contro Hitler del 20 luglio 1944, e dei tentativi precedenti ad opera degli stessi congiurati, si può dire che la resistenza in Germania ebbe quasi esclusivamente un carattere non violento.

Isolate azioni di propaganda politica ed intellettuale antinazista si ebbero negli anni precedenti il conflitto, già a partire dai primi anni del regime ed in particolare dal 1938, con l’evidenziarsi della politica pericolosamente aggressiva di Hitler e dell’antisemitismo sempre più violentemente attivo.
Alle parole di sapore antinazista, la cui diffusione andò incontro a difficoltà crescenti, durante gli anni di guerra, soprattutto dal 1942-43, quando la guerra aveva ormai preso un corso assai negativo per la Germania, l’opposizione al regime si manifestò anche con la resistenza passiva, ad esempio lavorando seguendo ritmi estremamente lenti o con piccolissimi sabotaggi simulati da incidenti o cose simili. Fu coinvolta una percentuale relativamente bassa della popolazione attiva, ma si tratta comunque di svariate decine di migliaia (ma si tratta di un numero difficilmente stimabile) le persone che si opposero al regime nazista in questo modo – creando sì qualche fastidio o ritardo nella produzione, ma assolutamente insignificante se confrontato con i problemi causati al Reich dai bombardamenti alleati.

Fonte: storia.archeologia.com

 

Ernst Toller

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Ernst Toller (Szamocin, 1º dicembre 1893 – New York, 22 marzo 1939) è stato un drammaturgo e rivoluzionario tedesco.

Di origine ebraica ed appartenente a una famiglia di commercianti, studiò in Polonia per poi completare gli studi all’Università di Grenoble, in Francia.

Lo scoppio della prima guerra mondiale lo vide impegnarsi come volontario per la difesa della madrepatria tedesca: l’esperienza del fronte lo mutò, però, sensibilmente, spingendolo su posizioni pacifiste. Congedatosi nel 1916 a causa di una malattia, terminò gli studi universitari presso la Università Ludwig Maximilian di Monaco. A Monaco frequentò con interesse alcuni salotti letterari borghesi. Fece amicizia con Thomas Mann, Arthur Kutscher e Rainer Maria Rilke.

Il 1918, con la sua adesione al Partito Socialdemocratico Indipendente, segnò una svolta nella vita di Toller, che dichiaratamente si schierò su posizioni comuniste, rivoluzionarie e al contempo pacifiste. Proprio La svolta intitolò il suo primo dramma. Impegnatosi politicamente, appoggiò nel 1918 il crollo della monarchia in Baviera. Fu lui assieme a Gustav Landauer e Erich Mühsam il 9 aprile 1919 a proclamare la Repubblica dei consigli Räterepublik. Sebbene pacifista fu incaricato di formare una armata rossa. Nella Repubblica dei consigli bavarese ricoprì per un periodo la carica di presidente del consiglio centrale, scontando poi, al momento della repressione, cinque anni di carcere a Niederschönenfeld

L’esperienza mise a dura prova i suoi ideali di pacifismo e non violenza: la produzione letteraria di Toller mise allora in evidenza la lacerazione esistente tra l'”uomo etico”, portatore di ideali di alta umanità e “uomo politico”, portatore invece dell’ideale di massa che calpesta gli ideali ed i bisogni individuali. A questo conflitto è dedicato Uomo massa del 1919 che rielabora il tragico destino di Sarah Sonja Rabinowitz. In carcere approfondì la conoscenza dei componenti della classe operaia, esperienza che gli fu d’aiuto per meglio comprendere quanto di agiografico vi fosse nella descrizione del proletariato da parte degli intellettuali. Tali nozioni vennero riversate nel dramma I distruttori di macchine del 1920-1921, in chiaro riferimento ai moti luddisti.

Date le posizioni marxiste espresse in alcuni dei suoi ultimi lavori come Spegnete i fuochi o Il giorno del proletariato.

Perseguitato dai nazisti per le sue posizioni politiche e per la sua religione, emigrò dapprima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti d’America, dove si suicidò in un albergo di New York il 22 maggio 1939, dopo aver amaramente constatato di aver perso la vena poetica e creativa.

Fonte: Wikipedia

La chiave di Sarah – Tatiana De Rosnay

LA CHIAVE DI SARAH

Tatiana De Rosnay

Mondadori

 

La chiave di Sarah

Trama

È una notte d’estate come tante altre, a Parigi. La piccola Sarah è a casa con la sua famiglia, quando viene svegliata dall’irruzione della polizia francese e prelevata insieme ai genitori. Ha solo dieci anni, non capisce cosa sta succedendo, ma è atterrita e, prima di essere portata via, nasconde il fratello più piccolo in un armadio a muro che chiude a chiave. È il 16 luglio del 1942. Sarah, insieme a migliaia di altri ebrei, viene rinchiusa nel Vélodrome d’Hiver, in attesa di essere deportata nei campi di concentramento in Germania. Ma il suo unico pensiero è tornare a liberare il fratellino. Sessant’anni dopo, Julia, una giornalista americana che vive a Parigi, deve fare un’inchiesta su quei drammatici fatti. Mette mano agli archivi, interroga i testimoni, va alla ricerca dei sopravvissuti, e le indagini la portano molto più lontano del previsto. Il destino di Julia si incrocia fatalmente con quello della piccola Sarah, la cui vita è legata alla sua più di quanto lei possa immaginare. Che fine ha fatto quella bambina? Cosa è davvero successo in quei giorni? Quello che Julia scopre cambierà per sempre la sua esistenza.

L’autrice

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Tatiana de Rosnay , nata il 28 settembre 1961 a Neuilly-sur-Seine , è una giornalista, scrittrice e sceneggiatrice francese.

Suo padre è lo scienziato francese Joël de Rosnay, il nonno era il pittore Gaëtan de Rosnay. La bisnonna paterna di Tatiana era l’attrice russa Natiala Rachewskïa, direttrice del Teatro Pushkin di San Pietroburgo dal 1925 al 1949.

La madre di Tatiana è l’inglese Stella Jebb, figlia di diplomatico ed ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Gladwyn Jebb. Tatiana è cresciuto a Parigi e poi a Boston, quando il padre ha insegnato presso il MIT nel 1970. Si è trasferita in Inghilterra nei primi anni Ottanta e ha ottenuto una laurea in letteratura inglese presso l’ Università di East Anglia , a Norwich. Al suo ritorno a Parigi nel 1984, era un addetto stampa, poi è diventata una giornalista e critica letteraria per Psychologies Magazine.

Dal 1992, Tatiana de Rosnay ha pubblicato dodici romanzi in francese e tre in inglese. Ha lavorato anche nella serie Family Affairs per il quale ha scritto due episodi con lo sceneggiatore Pierre-Yves Lebert.

Nel 2006 ha pubblicato il suo romanzo più famoso, La chiave di Sarah. A oggi il libro ha venduto oltre tre milioni di copie in francese e quasi due milioni in inglese. Nel 2009 il libro è stato adattato in un film di successo.

Recensione

Parigi, 1942. Parigi, 2002. Queste le date in cui si alterna la narrazione.
Nel 1942 seguiamo le tragiche vicende di una bambina ebrea di dieci anni, Sarah Starzynski. Sarah vive con la madre, il padre e il fratellino di quattro anni Michel. Il 16 luglio dei poliziotti francesi bussano alla porta di casa sua, arrestando la famiglia. Sarah, nel tentativo di salvare il fratellino Michel, lo rinchiude segretamente in un armadio a muro, contando di tornare presto a liberarlo. Ma le cose non vanno come aveva sperato.
Nel 2002 la voce narrante è Julia Jarmond, americana di nascita ma francese di adozione. Julia è sposata con Bertrand, un francese elegante e sciovinista dal quale ha avuto una figlia, Zoe, di undici anni. Lavora come giornalista per un giornale e un giorno le viene chiesto di indagare sulle vicende del Vel’ d’Hiv nel luglio del 1942. Sarà questa indagine a portare Julia alla scoperta di eventi passati intrecciati segretamente alla famiglia di suo marito.
La narrazione si presenta accattivante, nella prima parte del romanzo alternata frequentemente tra passato e presente, nella seconda incentrata sulle vicende della vita di Julia.
Lo stile è privo di pretese, a volte rapido e superficiale; i personaggi migliori sono quelli di Sarah e Julia, gli altri appaiono meno reali. Nei capitoli della storia di Sarah si trovano frasi e sentimenti ripetuti più volte, forse nel tentativo di emozionare il lettore. Stratagemma superfluo dato che le vicende risultano di per sé molto commoventi. In alcuni punti della vita di Julia tutto scivola in modo veloce, con l’attenzione rivolta soltanto ai segreti su cui la giornalista indaga.
Nonostante queste critiche, la bellezza della storia oscura i lati negativi, catturando il lettore senza pietà.
Ho letto il testo avidamente, presa dalla volontà di scoprire la verità assieme a Julia. Ho apprezzato particolarmente il messaggio tra le righe: ricordare gli orrori del passato anziché sotterrarli negli abissi dell’oblio, dare loro il giusto valore per un miglior presente e futuro.
In definitiva un libro molto bello di cui consiglio la lettura.

Valutazione:

4

Anche per quanto riguarda il film esprimo un giudizio positivo. A differenza della maggior parte dei film tratti da libri, i quali non sono mai all’altezza del romanzo, in questo caso invece il film mi è piaciuto più del libro.

 

 

Su questo argomento un altro film che consiglio vivamente e che merita ancora di più de La chiave di Sarah è Vento di primavera. Assolutamente meraviglioso; vi lascerà senza parole.

La figlia della zarina – Carolly Erickson

Eccovi oggi la biografia romanzata della granduchessa Tatiana, figlia dello zar Nikolaj Aleksandrovič Romanov. Vi piace il genere?

 

LA FIGLIA DELLA ZARINA

Carolly Erickson

Mondadori

la figlia della zarina

Trama

Chi è davvero Dar’ja Gradova, l’anziana signora che vive in una zona remota del Canada con la sua famiglia? Nessuno, neanche i suoi figli immaginano che lei è addirittura la granduchessa Tat’jana Romanova, seconda delle quattro figlie dello zar Nicola e della zarina Aleksandra, e non, come dice di essere, la vedova di un immigrato russo di modeste origini. Questa è la storia immaginaria della sua avventurosa esistenza. Nella Russia dei primi anni del Novecento, Tat’jana cresce circondata dallo sfarzo della corte imperiale, ma la sua condizione privilegiata non le impedisce di rendersi conto dell’estrema povertà e disperazione in cui versa la stragrande maggioranza della popolazione oltre le mura dorate del palazzo in cui lei vive. Ed è proprio fuori dal suo rassicurante mondo che, in mezzo ai ribelli che incitano alla libertà e all’uguaglianza, Tat’jana incontrerà le due persone che cambieranno la sua vita per sempre: Dar’ja, una giovane donna incinta il cui uomo è stato ucciso dai cosacchi, diventerà per lei un’amica leale e sincera – che le farà vedere il mondo da una prospettiva diversa e inaspettata -, e Michail, un soldato a cui Tat’jana salverà la vita e tra le cui braccia troverà l’amore. L’uomo sarà suo complice negli audaci piani per salvare la famiglia imperiale da morte certa quando, nel 1917, la situazione precipiterà, lo zar Nicola sarà costretto ad abdicare e i Romanov conosceranno l’umiliazione e i disagi della prigionia.

L’autrice

CarollyErickson

Carolly Erickson, dopo aver insegnato storia medievale alla Columbia University, si è dedicata al lavoro storiografico scrivendo numerosi saggi e una serie di fortunate biografie.
Per Mondadori ha pubblicato: Maria Antonietta (1991), La grande Caterina (1995), Elisabetta I (1999), La piccola regina (2000), Maria la Sanguinaria (2001), Il grande Enrico (2002), L’imperatrice creola (2003), La zarina Alessandra (2005), Il diario segreto di Maria Antonietta (2006), L’ultima moglie di Enrico VIII (2009) e La vita segreta di Giuseppina Bonaparte (2011).

Recensione

L’ultimo zar di Russia fu Nikolaj Aleksandrovič Romanov (18 maggio 1868 – 17 luglio 1918), sposato con Aleksandra Fëdorovna (6 giugno 1872 – 17 luglio 1918). La coppia ebbe cinque figli: Ol’ga, Tat’jana, Marija, Anastasija, Aleksej. Ho parlato di tutti loro nell’articolo dedicato a Il sangue nero dei Romanov, qui. La famiglia dello zar fu sterminata durante la Rivoluzione Russa, ma Carolly Erickson, l’autrice di questo romanzo, ha voluto scrivere per Tat’jana Romanova una storia dal finale diverso.

Si tratta di un romanzo storico che ha per sfondo la vita sfarzosa dei sovrani russi, una vicenda che comprende amore e amicizia. La storia è attraente, soprattutto per chi – come me – è sensibile al fascino del primo Novecento. Tuttavia ho delle critiche da esporre.

Questo è uno di quei romanzi che io definisco “frettolosi”. Le scene difatti, anche quelle amorose, non sono scandite da dialoghi importanti, né da gesti significativi, né da passaggi emozionanti. Tutto assume la blanda dimensione di un continuo narrare, veloce appunto e superficiale. Nonostante la narrazione sia in prima persona, il lettore non riesce a instaurare un rapporto “d’affetto” con i personaggi, non ne sentirà la mancanza una volta terminato il libro. Durante la lettura mi sono ritrovata sempre in ansia, aspettando quel capitolo che mi avrebbe fatta commuovere o rabbrividire: emozioni che non sono arrivate. Non mi ha emozionata per nulla. Il che è davvero un peccato perché la trama è avvincente, ma narrata in modo troppo distaccato. Non basta difatti un “ero in ansia” o “lo amavo più di ogni altra cosa” per far emozionare il lettore. I sentimenti devono essere trasmessi non necessariamente attraverso le parole, ma anche tramite gesti e comportamenti che spiegano ancora meglio gli stati d’animo dei personaggi.

La ricostruzione storica è appena accennata, come se si guardasse semplicemente una vecchia foto in bianco e nero dell’epoca. Non è viva e pulsante né trascinante come dovrebbe essere. Il linguaggio utilizzato è fin troppo semplice e superficiale, per niente adatto all’epoca storica e all’istruzione dei protagonisti.

Parliamo poi del personaggio di Dar’ja. All’inizio ella appare come una rivoluzionaria eroina moderna. Diventa invece uno sfondo muto per quasi tutto il romanzo e ne emerge alla fine sacrificandosi con un coraggio che sembrava non possedere. Quest’ultima azione di Dar’ja e il suo stesso personaggio mi è parso soltanto un elemento funzionale alla storia, atto a creare un pretesto per rendere possibile la salvezza di Tat’jana.

Quindi in definitiva: poco spessore storico, personaggi privi di profondità e sfaccettature, radi e trascurabili dialoghi, nessuna emozione.

Valutazione:

2

 

 

 

Leggendo questo libro mi è venuta in mente la storia della presunta fuga della sorella minore Anastasija, da cui sono stati tratti anche numerosi film, tra cui quello Disney.

Secondo voi sarebbe stato possibile per un personaggio così ricercato fuggire e sopravvivere? Intanto vi posto il trailer del film Disney, che tanto ho amato da piccola.

I falò dell’autunno – Irène Némirovsky

Un bel libro di Irène Némirovsky. Ho presentato l’autrice quando ho recensito Il ballo, potete leggere l’articolo qui.

 

I FALÒ DELL’AUTUNNO

Irène Némirovsky

Adelphi

 

faloautunno

Trama

“Vedi,” dice la nonna alla nipote, immaginando di prenderla per mano e condurla attraverso vasti campi in cui vengono bruciate le stoppie “sono i falò dell’autunno, che purificano la terra e la preparano per nuove sementi”. Ma Thérèse è giovane, non ha la saggezza della nonna: ancora non sa che prima di poter ritrovare Bernard, l’uomo che ama da sempre, a cui ha dedicato la vita intera, le toccherà attraversare con pena e con fatica quei vasti campi, e subire le dolorose devastazioni provocate da quegli incendi. Perché Bernard, l’adolescente intrepido, impaziente di dar prova del proprio coraggio, partito volontario nel 1914, è tornato dalla guerra cinico e disincantato: quattro anni al fronte l’hanno trasformato in uno sciacallo, uno che non crede più a niente, che aspira solo a diventare ricco, molto ricco – e che per farlo si rotolerà nel fango della Parigi cosmopolita del dopoguerra, in quella palude dove sguazza la canaglia dei politicanti, dei profittatori, degli speculatori. Alla dolce, alla fedele e innamorata Thérèse, e ai figli che ha avuto da lei, preferirà sempre il letto della sua amante e lo scintillio dei salotti parigini. Ci vorranno la fine delle grandiose illusioni della Belle Epoque, la rovina finanziaria, e poi un’altra guerra, la prigionia, la morte del primogenito, perché Bernard ritrovi la sua anima: la cenere degli anni perduti servirà a purificare il terreno per una vita diversa.

Recensione

Siamo a Parigi. La storia si muove tra il primo e il quarto decennio del Novecento, comprendendo gli anni di entrambe le guerre mondiali.

Conosciamo Thérèse, Martial, Bernard e Renée che sono ancora dei ragazzini; molto diversi tra loro per caratteri e aspirazioni, accomunati da sogni e speranze per il futuro. Un futuro che però viene loro strappato di mano dalla prima guerra mondiale. I due uomini si arruoleranno – ciascuno a suo modo e con un proprio diverso destino -, le due donne resteranno in Francia per ritagliarsi una vita secondo la propria indole. Ma la storia non si ferma qui, procede a salti temporali – a volte anche molto ampi, per esempio dieci anni – fino a quel futuro che diventa presente e che non è come ognuno di loro aveva progettato. Ci saranno intrighi, tradimenti, disperazione e morte.

Alcuni personaggi come per esempio Bernard, appaiono estremamente affascinanti, vivi, palpitanti nonostante in certi contesti giustamente criticabili. La protagonista femminile,Thérèse, alle volte mi è sembrata un po’ “spenta”, tuttavia fedele fino alla morte e anche oltre.

Certi passaggi, certe scene degli amori che si consumano durante la storia, in verità non appaiono affatto e ci si ritrova a immaginarli per dare un senso di maggior completezza al tutto. I pensieri dei personaggi assumono la forma di lunghi monologhi interiori tuttavia interessanti; alle volte si parla meglio di affari che di amore.

Durante il racconto di un periodo in un campo di concentramento nazista si parla dell’organizzazione di giochi e canzoni, della ricezione di pacchi di viveri ed effetti. Avendo conoscenze pregresse sulle politiche adottate nei campi nazisti, la cosa mi è parsa strana, così ho ricordato la biografia dell’autrice. La Némirovsky è stata internata ad Auschwitz nel luglio del 1942, per morirvi poi di tifo un mese dopo. Considerando le informazioni che giravano all’epoca sulle attività che si svolgevano nei campi di concentramento, è comprensibile che l’autrice descrivesse alcune cose per come le venivano riferite e non secondo la realtà dei fatti che ben conosciamo noi ora in tempi postumi.

Ebbene, il fatto che lei nutrisse in un certo senso una speranza sulla sorte degli internati nei campi è una cosa che mi ha profondamente colpita e amareggiata, dato che proprio lei ha finito appunto i suoi giorni ad Auschwitz.

Nell’opera appare evidente la sua vena pétainiste, con la quale viene specificato che i giovani dell’epoca hanno seminato male il loro campo.

Il titolo riconduce alla rigenerazione morale del Paese dopo l’incendio del 1940, ma anche alla prova più difficile – bruciante come il fuoco – per ogni coppia: il tradimento.

Lo stile dell’autrice è in un certo senso inquadrabile e assimilabile a quello di altre autrici della stessa epoca, il che non guasta, anzi dona a tutta l’opera quel senso di “realtà” profonda e vera di chi ha davvero vissuto quel periodo storico.

Le descrizioni dei viali parigini appaiono così vivide che bruciano davanti agli occhi, come pennellate su quadri appena dipinti, si “vedono”. Allo stesso modo ben raccontati sono i sentimenti rivolti alla guerra e al governo da parte di giovani illusi prima dalla gloria e poi dal denaro.

Molto brava, la Némirovsky merita tutta la gloria che la Shoah le ha negato.

Valutazione:

4

Come una rosa d’inverno – Jennifer Donnelly

Salve amici,

parliamo oggi di uno dei libri che, secondo il modesto parere, merita la valutazione più alta.

 

COME UNA ROSA D’INVERNO

Jennifer Donnelly

Sonzogno

rosa d'inverno

Trama

La storia inizia sulle sponde del Tamigi, è l’anno 1900: le desolate strade dei sobborghi londinesi non sono il luogo adatto per una ragazza per bene come India Selwyn Jones, una bellezza aristocratica il cui animo generoso la spinge ad abbracciare grandi ideali. Ha scelto di essere medico e, grazie all’ambiente in cui è cresciuta e alla stima dei suoi insegnanti, potrebbe esercitare la professione nei più prestigiosi ospedali della città. Ma India ha la testa dura e vuole curare coloro che ne hanno più bisogno. Proprio in questi sordidi vicoli, tra ladri, prostitute e sognatori, India si trova a dover curare, salvandogli la vita, il più famoso gangster di Londra, Sid Malone, cinico, spietato, conturbante. Malone è l’esatto contrario dell’elegante fidanzato di India, una stella nascente del Parlamento inglese. Nonostante la repulsione per un uomo che rappresenta tutto ciò che lei detesta, poco alla volta India si lascerà attrarre dalla complessa personalità del malvivente, intrigata dal suo misterioso passato. Inevitabilmente, pur cercando di resistere ai loro sentimenti, i due si ritrovano l’uno nella braccia dell’altro. È un amore appassionato, sconveniente, in cui l’estasi si alterna alla sofferenza, e che provoca distruzioni quali non avrebbero mai potuto immaginare…

Recensione

Dopo aver letto I giorni del tè e delle rose – che ho recensito qui – ho letto il seguito, Come una rosa d’inverno.

Si tratta di una trilogia, ma ogni libro è autoconclusivo: si può perciò leggerne anche solo uno e capire perfettamente tutto.

Questo secondo libro l’ho trovato ancora più bello del primo. Lo si nota già dalle prime pagine: è tutto più movimentato, più coinvolgente.

Ci sono molti più personaggi, diversissimi tra loro, e molti più punti di vista e nonostante questo la narrazione non risulta dispersiva ma anzi ben legata e scorrevolissima.

Il libro tocca temi differenti eppure ugualmente affascinanti: la situazione politica inglese ed europea all’inizio del Novecento, le difficoltà delle prime donne medico in un ambiente da sempre popolato da uomini, la criminalità nei quartieri più poveri di Londra, la vita dei coloni nell’Africa orientale inglese.

A questo proposito, per me che mi sono innamorata del Kenya dopo esserci stata per volontariato, è stata una graditissima sorpresa l’ambientazione africana che si trova nella terza parte del libro.

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In questo romanzo – la cui quarta di copertina è assolutamente riduttiva, inadeguata rispetto al contenuto – non troviamo solo la brama di denaro e di vendetta che aveva animato la protagonista di I giorni del tè e delle rose, ma anche la lotta delle donne in un mondo che si dice all’avanguardia ma che è ancora molto indietro in quanto a diritti e leggi, la straordinaria forza della speranza, la resilienza dell’animo umano. Persone che si sfiorano e che, per dolorosi malintesi, non sanno di essere genitori e figli, parenti.

Insomma, stavolta difetti non ne ho trovati. Intendiamoci: è un librone di 880 pagine ma si legge tutto d’un fiato. Consigliatissimo.

Valutazione:

5+

La straniera – Diana Gabaldon

Il libro di cui vi parlo oggi, assieme a Il cavaliere d’inverno che ho recensito qui, è uno di quelli che più preferisco.

 

 

LA STRANIERA

Diana Gabaldon

TEA

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Trama

Nel 1945 Claire Randall, un’infermiera militare, si riunisce al marito alla fine della guerra in una sorta di seconda luna di miele nelle Highlands scozzesi. Durante una passeggiata la giovane donna attraversa uno dei cerchi di pietre antiche che si trovano in quelle zone. All’improvviso si trova proiettata indietro nel tempo, di colpo straniera in una Scozia dilaniata dalla guerra e dai conflitti tra i clan nell’anno del Signore 1743. Catapultata nel passato da forze che non capisce, Claire si trova coinvolta in intrighi e pericoli che mettono a rischio la sua stessa vita e il suo cuore.

L’autrice

Diana Gabaldon

Diana Gabaldon è una scrittrice statunitense, nata l’11 gennaio 1952, in Arizona. Suo padre, Tony Gabaldon (1931-1998), era un senatore dello Stato dell’Arizona originario di Flagstaff, dove la Gabaldon è cresciuta, mentre la famiglia di sua madre era originaria dello Yorkshire (Inghilterra).

Ha conseguito una laurea in Zoologia alla Northern Arizona University nel 1973, un master in Biologia Marina presso l’Università della California di San Diego, presso lo Scripps Institution of Oceanography, nel 1975, e un Ph.D. in Ecologia ancora alla Northern Arizona University nel 1978. Dalla stessa università, ha ricevuto inoltre una laurea honoris causa in Scienze Umanistiche nel 2007. Assistente professoressa a tempo pieno presso il Centro per gli studi ambientali dell’Università statale dell’Arizona nel 1980, si è dedicata alla ricerca, è stata un’esperta di analisi numerica e di database, e ha tenuto corsi universitari di anatomia e altre materie, e ha fondato la rivista scientifica Science Quarterly Software. Nella metà degli anni ’80, la Gabaldon ha scritto articoli e recensioni per riviste informatiche a livello nazionale, come Byte, PC Magazine e InfoWorld.

Vive a Scottsdale con il marito, Doug Watkins. La coppia ha tre figli adulti: Laura, Samuel e Jennifer. Dopo la pubblicazione del suo primo libro, si è dimessa dalla sua posizione all’Arizona State University per diventare scrittrice a tempo pieno.

Nel marzo 1988, la Gabaldon decise di scrivere un romanzo, senza lo scopo di farsi pubblicare. Un personaggio dell’episodio War Games di Doctor Who, uno scozzese diciassettenne del 1745 di nome Jamie MacCrimmon, le fornì l’ispirazione per il suo protagonista maschile, James Fraser, e per l’impostazione del romanzo a metà del XVIII secolo. La Gabaldon decise di creare una donna inglese per contrastare tutti quei kilt scozzesi, ma il suo personaggio femminile è subentrato nella storia e ha cominciato a raccontare in prima persona, esprimendo moderni commenti strafottenti su tutto: per spiegare il comportamento e gli atteggiamenti emancipati del personaggio, l’autrice scelse di farla viaggiare nel tempo. Più tardi, nel corso dell’anno, la Gabaldon scrisse un breve estratto del suo romanzo sul CompuServe Literary Forum, che la portò a fare la conoscenza dell’agente letterario Perry Knowlton. Knowlton si prese a carico la scrittrice sulla base di un’opera prima incompiuta, provvisoriamente intitolata Cross Stitch: il primo contratto letterario prevedeva una trilogia. Il titolo del primo libro venne cambiato in Outlander prima della pubblicazione negli Stati Uniti, ma rimase invariato in Gran Bretagna.

La serie Outlander (La saga di Claire Randall in Italia) fu in seguito espansa con altri romanzi, ed è stata pubblicata in 26 paesi e tradotta in 23 lingue, per un totale di nove milioni di copie stampate; include anche un saggio, The Outlandish Companion, che fornisce informazioni dettagliate su impostazioni, scenario, personaggi, ricerca e scrittura dei romanzi. Diana Gabaldon ha inoltre scritto una graphic novel intitolata The Exile, situata all’interno dell’universo Outlander e caratterizzata dai suoi personaggi principali, ma raccontata dal punto di vista di Jamie Fraser e del suo padrino, Murtagh. Dalla saga è stata tratta una serie spin-off incentrata su John Grey, un personaggio secondario della serie originale.

Recensione

«Non ero mai stato a letto con una donna prima d’ora, però ne ho avute alcune per le mani.» Sorrise timidamente e scosse la testa. «Non era la stessa cosa. Voglio dire, ne ho abbracciate alcune, le ho baciate, e poi… be’. Mi ha fatto battere forte il cuore e mi ha accorciato il respiro e cose del genere. Ma non è stato affatto come quando abbraccio e bacio te.»

I suoi occhi, pensai, erano dello stesso colore dei laghi e del cielo, e altrettanto insondabili.

Allungò la mano e mi toccò il labbro, sfiorandolo appena. «Da principio è la stessa cosa, ma poi», disse a bassa voce «è come se di colpo tenessi tra le braccia una fiamma viva.» Aumentò la pressione del tocco, disegnandomi la linea delle labbra e accarezzandomi la guancia. «E io non desidero altro che buttarmi lì in mezzo fino a farmi consumare.»

Il primo capitolo di una lunghissima saga.

1945, Scozia. Claire, ventisettenne ex infermiera di guerra, è in vacanza nelle Highlands con il marito Frank. Lei s’intende di medicina ed è appassionata di botanica, lui studia con ossessione la storia dei suoi antenati. Durante una passeggiata tra le colline, Claire s’imbatte in un misterioso cerchio di pietre e senza rendersene conto viene catapultata indietro nel tempo di duecento anni. Sarà difficile adattarsi alla nuova vita e Claire dovrà sfuggire a innumerevoli pericoli. Incontrerà persone che diverranno punti di riferimento importanti per lei, come il ventitreenne scozzese Jamie che cela numerosi segreti.

Innanzitutto un primo plauso all’autrice per l’incredibile spessore dei protagonisti. Non ho mai visto personaggi letterari tratteggiati in modo così profondo e vero, reale. Paiono davvero persone vive ed esistenti. Ella riesce a trasmettere le sensazioni dei suoi personaggi anche solo facendo compiere semplici gesti. E poi le loro azioni sono legittime e incontestabili. Mi spiego meglio: mi è capitato di leggere alcuni romanzi e domandarmi la ragione di certi comportamenti dei personaggi. Ma qui no. Claire, Jamie e gli altri agiscono in un certo modo che – forse per la presentazione degli eventi, forse per i loro caratteri così vivi – appare perfettamente naturale, l’unico modo sensato e possibile nonostante sia a volte estremo. Abilità di non poco conto direi. Inoltre la passione tra i due protagonisti che inizia costretta, a tratti tenera a tratti violenta, non è mai sbagliata. È una sensazione pulsante che accompagna il lettore in tutte le pagine e che lo fa sperare affinché sbocci l’amore.

Meravigliosa è anche l’ambientazione storica e geografica. L’autrice è in grado di far assaporare attraverso le parole i sapori e i profumi della Scozia; è capace di far vivere le ansie di un periodo storico così teso, gli sfiancanti viaggi in sella ad un cavallo, le notti trascorse nei boschi. Ancora, la scrittrice possiede un vocabolario talmente ricco che ogni frase ha un gusto prelibato. Il tutto sapientemente colorito da un pizzico di divertente ironia.

Sono ufficialmente fan di Diana Gabaldon.

Valutazione:

5+

Con grande gioia dei fan, la saga è diventata una serie televisiva della Starz che va in onda negli USA ogni sabato sera, a partire da agosto 2014.

Il trailer

La sigla

Il kimono rosso – Lesley Downer

Ho presentato Lesley Downer quando ho recensito L’ultima concubina, potete leggere l’articolo qui. Dato che ho amato quel libro, ho comprato a scatola chiusa Il kimono rosso, senza nemmeno leggere la trama.

 

IL KIMONO ROSSO

Lesley Downer

Piemme

Il kimono rosso

Trama

Mentre saluta il comandante Yamaguchi, suo marito, in partenza per combattere contro i ribelli allo shogun, Hana indossa il suo kimono da cerimonia; i capelli lunghi sono spalmati d’olio e raccolti in un’acconciatura ordinata come vuole la tradizione. A lei il compito di difendere e custodire la loro casa, ma quando la guerra, sempre più sanguinosa e violenta, si avvicina, Hana è in pericolo di vita e deve fuggire a Tokyo. Ad accoglierla sono i colori, i suoni e i profumi di Yoshiwara, il quartiere del piacere, e una casa per cortigiane diventa in modo imprevisto il suo rifugio. Inizialmente intenzionata a raggiungere il marito, la giovane viene in realtà a poco a poco attratta dall’atmosfera vitale del quartiere. Scoprendo dentro di sé una sensualità fino a quel momento ignorata, si trasforma in una perfetta cortigiana e assapora per la prima volta il gusto della libertà e il sottile piacere della seduzione. Ma è Yozo, un coraggioso soldato, a cambiarle definitivamente la vita. Sfuggito alla cattura dei suoi nemici, si dirige nell’unico posto in cui un uomo sa di essere al sicuro: Yoshiwara. Tra Yozo e Hana nascerà un amore appassionato su cui incomberà una minaccia, legata a un segreto nascosto dal giovane e che, una volta rivelato, rischierà di oscurare la loro felicità.

Recensione

Partiamo da una cosa fondamentale: il titolo. Perché nella versione italiana esso è stato così barbaramente modificato? Il titolo originale era The courtesan and the samurai (La cortigiana e il samurai), come vedete nella bella copertina dell’edizione inglese.

courtesan and samurai

La cortigiana e il samurai è senz’altro un titolo azzeccato per la storia. Ma Il kimono rosso? Nel libro appare un kimono rosso ma non ha rilevanza tale da giustificare il titolo del romanzo. Ma va be’, problemi della Piemme.

Come ne L’ultima concubina anche in questo libro la condizione della donna in Giappone è uno dei temi centrali. Assistiamo alla guerra civile che segue la scomparsa dello shogun. Le donne sono in una posizione ancor più svantaggiata degli uomini che combattono al fronte: rimaste sole, devono sfuggire all’esercito nemico e al contempo guadagnarsi da vivere. Molte diventano prostitute e finiscono nel Mondo fluttuante, la città dei piaceri di Yoshiwara. Un luogo che risplende di vestiti pregiati, sfavillanti accessori per capelli, quadri e pipe d’oppio. Un mondo ricco, vivace e sovraffollato, in totale contrapposizione all’oscurità del mondo vero, e che nasconde segreti e violenze.

L’autrice decide stavolta di alternare il racconto tra il vissuto dei due protagonisti, Hana e Yozo, che si conoscono solo a metà libro. Hana, nel tentativo di salvarsi, viene ingannata e venduta; Yozo, soldato al servizio della causa del nord, combatte una guerra persa in partenza.

Trovo sempre divertente, interessante, leggere nei libri di Lesley Downer le descrizioni degli stranieri da parte dei giapponesi, che vedono gli europei come barbari: alti, con i capelli di colori strani (es. biondi), nasi troppo sporgenti e modi di fare troppo gentili con le signore. Ne è un esempio in questo libro Jean Marlin, un sergente francese che combatte al fianco di Yozo, che non passa mai inosservato tra la gente del posto. Considerate che probabilmente all’epoca la statura media della popolazione giapponese era minore di quella attuale (così come per molte altre culture, come gli italiani del sud Italia, per esempio).

Il libro è denso di descrizioni evocative, apprezzabili ma che a volte prevalgono sui sentimenti; è ricco d’avventura, intrigante. Ho trovato poi affascinante il fatto che da qualche parte in quello stesso Giappone in cui Hana e Yozo sfidano il destino, vivano anche Sachi e Shinzaemon, protagonisti de L’ultima concubina.

Avrei preferito leggere la sorte di Enamoto romanzata, inclusa nel libro, invece essa ci viene spiegata dall’autrice in maniera esauriente e documentaristica nella postfazione.

Ho amato di più L’ultima concubina, sarà il fascino del primo amore? In ogni caso anche questo è un buon libro.

Valutazione:

4

Approfondimenti

Yoshiwara

Yoshiwara è stato un famoso yūkaku (quartiere a luci rosse) di Edo, l’odierna Tōkyō.

Nei primi anni del 17 ° secolo, c’era una diffusa prostituzione nelle città di Kyoto, Edo e Osaka. Per contrastare questo fenomeno, un ordine di Tokugawa Hidetada del shogunato Tokugawa limitò la prostituzione a quartieri designati. Questi distretti sono stati Shimabara di Kyōto (1640), Shinmachi per Ōsaka (1624) e Yoshiwara di Edo (1617).

Le classi sociali non sono state rigorosamente divise a Yoshiwara. Un cittadino comune con abbastanza denaro sarebbe passato come pari a un samurai. L’unico requisito per i clienti era il deposito delle armi al cancello d’ingresso della città.

yoshiwara

Yoshiwara divenne una forte zona commerciale. Tradizionalmente le prostitute dovevano solo indossare semplici abiti blu, ma questo è stato raramente applicato. Le cortigiane di alto rango erano spesso vestite con brillanti kimono di seta colorati e costosi ed elaborate decorazioni nei capelli. La moda era così importante in Yoshiwara che spesso ha dettato le tendenze nel resto del Giappone.

La zona fu danneggiata da un vasto incendio nel 1913, poi fu quasi spazzato via da un terremoto nel 1923. Rimase nel mondo degli affari, però, fino a quando la prostituzione fu bandita dal governo giapponese nel 1958.

Ora in Giappone la prostituzione è tecnicamente illegale. La zona conosciuta come Yoshiwara, vicino alla stazione Minowa sulla linea Hibiya , è ora conosciuta come Senzoku Yon-Cho-me e mantiene un gran numero di soaplands e altri locali di facciata per i servizi sessuali.

Il giardino delle spezie segrete – Charlotte Betts

Come La ragazza del libro dei fuochi – che ho recensito qui -, anche questo libro ha un’ambientazione che spesso soverchia, in quanto a importanza, le vicende vissute dai personaggi. Un bel libro Newton Compton. E parliamo ovviamente di quando la Newton si dedicava ancora spesso a libri seri, contrariamente alla tendenza assunta ultimamente e cioè quella di inondare gli scaffali di quei libricini new adult. Brrr.

IL GIARDINO DELLE SPEZIE SEGRETE

Charlotte Betts

Newton Compton

978-88-541-4767-6

Trama

È il 1665 e nonostante Londra sia sconvolta dall’epidemia di peste, Susannah cresce serena dietro il bancone della farmacia di suo padre. Circondata da spezie ed erbe si dedica all’antica arte di curare con le piante, cercando di inventare sempre nuove pozioni e misture. Cornelius, suo padre, oltre ad averle insegnato tutti i segreti delle piante medicinali, le ha trasmesso il piacere per le buone letture e la passione per la conoscenza. Il rapporto tra padre e figlia, per anni armonioso e intenso nonostante l’assenza della madre morta dando alla luce il fratellino di Susannah, finisce il giorno in cui Cornelius decide di risposarsi con la giovane e capricciosa Arabella. Susannah è disperata perché d’un tratto deve dividere le attenzioni e l’affetto del padre con la matrigna che, per di più, è prepotente e presuntuosa, come i suoi tre figli. L’arrivo in città dell’affascinante Henry Savage, un ricco mercante, sembra essere l’occasione per Susannah di emanciparsi da questa situazione e, dopo alcune titubanze, accetta la sua proposta di matrimonio. Ma Henry è un uomo complesso e sfuggente, tormentato da un oscuro passato, i cui segreti a poco a poco iniziano ad affiorare. In una Londra in cui la peste continua a mietere vittime, riuscirà Susannah a curare il proprio cuore e mettere in pratica la conoscenza delle erbe per salvare la sua gente da una terribile calamità?

L’autrice

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Charlotte Betts si è occupata di moda, arredamento e gestione immobiliare. Il giardino delle spezie segrete, suo romanzo d’esordio, ha vinto diversi premi ed è stato finalista al Choc Lit’s Best Historical Read.

Recensione

Il giardino delle spezie segrete è un romanzo profumato, speziato, intriso dei sapori e dei fiori della bottega di uno speziale.

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I personaggi principali sono una manciata e tutti sono costruiti in maniera adeguata, credibile, sono belli. La narrazione trascina sin da subito grazie a un ritmo incalzante, per poi rallentare un po’ a metà libro e riprendere alla grande per il finale.

Ho trovato l’ambientazione originale, un’ambientazione che poche volte si trova come sfondo a una storia d’amore: il dramma della peste.

La condizione della donna è uno dei temi più importanti: attorno a esso ruotano poi quelli secondari dell’amore e dell’amicizia.

In definitiva un bel libro: da non perdere per chi ama le storie d’amore difficili e le ambientazioni storiche.

Valutazione:

4

Approfondimenti

 

Cosa faceva lo speziale?

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Alle origini la farmacologia consisteva essenzialmente nella preparazione di rimedi curativi, operata da speziali (o chimici, farmacisti, erboristi) che si procuravano le materie prime – spezie, droghe e piante officinali – da mercanti, i quali a loro volta le importavano anche da paesi lontani; ad esempio, l’oppio arrivava dalla Persia, mentre la radice di ipecacuana e la corteccia di china provenivano dall’America del Sud. Da questi ingredienti si ricavavano estratti, tinture, misture, lozioni, unguenti e scriroppi. Alcuni farmaci, come quelli preparati dalla corteccia di china, dalla belladonna, dalla digitale, dalla segale cornuta e dall’oppio si dimostrarono effettivamente validi; tuttavia, l’efficacia delle diverse preparazioni variava considerevolmente.

Il grande incendio di Londra

Il grande incendio di Londra fu un incendio che si propagò nella City di Londra dal 2 al 5 settembre 1666, distruggendola in gran parte. Prima di questo, l’incendio del 1212, che distrusse una grossa parte della città, era conosciuto con lo stesso nome.

Questa stampa, dai toni apocalittici, illustra il grande incendio del 1666.

Questa stampa, dai toni apocalittici, illustra il grande incendio del 1666.

L’incendio del 1666 fu una delle più grandi calamità nella storia di Londra. Distrusse 13.200 abitazioni, 87 chiese parrocchiali, 6 cappelle, 44 Company Hall, la Royal Exchange, la dogana, la Cattedrale di Saint Paul, la Guildhall, il Bridewell Palace e altre prigioni cittadine, la Session House, quattro ponti sul Tamigi e sul Fleet, e tre porte della città. Il numero di vite perse nell’incendio non è conosciuto.

Peste nera

Epidemia di peste bubbonica che, originatasi nelle steppe dell’Asia centrale e di qui propagatasi in Cina e in India, dilagò in Europa a partire dal 1347 con effetti devastanti.

Furono certamente mercanti occidentali a diffondere il morbo, infettando le rotte abitualmente battute del Medio Oriente e del Mediterraneo. Nel 1347 la peste giunse aCostantinopoli; subito dopo aMessina si ebbe la prima manifestazione in Europa dell’epidemia, che nell’estate del 1348 dilagò in Italia e in Francia, e di lì toccò le coste meridionali dell’Inghilterra e il resto dell’Europa, dove imperversò per oltre tre anni.

La violenza dell’epidemia lasciò sgomenti i testimoni dell’epoca: mai, prima o dopo d’allora, una calamità fece tante vittime umane, spesso cancellando in determinati luoghi intere popolazioni. Dello stupore angosciato dei superstiti resta testimonianza in molti scritti, a cominciare dal Decameron diGiovanni Boccaccio, dove si riporta cheFirenze era tutta un sepolcro. Molti, comeFrancesco Petrarca, fuggirono questi orrori rifugiandosi in luoghi isolati e salubri. Le stime di mortalità del 90%, comuni allora, sono state tuttavia ridimensionate dalla ricerca moderna, e attribuite alla carenza di indagini affidabili; si è potuto in ogni caso verificare che nelle zone più colpite perì oltre il 50% della popolazione. Dopo la tragica estate del 1348 la popolazione fiorentina presumibilmente si ridusse da 90.000 a meno di 45.000 abitanti, mentre a Siena su 42.000 cittadini ne sopravvissero non più di 15.000.

La gente dell’epoca era impreparata ad affrontare la malattia; poiché si ignoravano le cause scientifiche del contagio, si speculava molto sulle origini dell’epidemia, individuate da alcuni in un inquinamento atmosferico agente attraverso un invisibile quanto letale miasma proveniente dal sottosuolo, liberato da terremoti di cui si aveva avuto notizia. Le scarse cognizioni igieniche – la presenza di fogne e immondezzai a cielo aperto era normale nelle città europee del Trecento – favorivano la diffusione del contagio, soprattutto nelle aree urbane, dove i governi adottarono sistemi per far fronte alla malattia, pur ignorando le cause reali. Oltre a incoraggiare l’adozione di misure d’igiene personale particolarmente accurate, posero restrizioni ai movimenti di persone e merci, prescrivendo poi l’isolamento dei malati o il loro trasferimento nei lazzaretti, l’immediato seppellimento delle vittime in fosse comuni appositamente predisposte fuori dalle mura, e la distruzione con il fuoco dei loro indumenti. Poiché si pensava che l’aria infetta fosse contagiosa, si diffusero rimedi empirici come bruciare erbe aromatiche o portare con sé mazzolini di fiori profumati (similmente nel corso di epidemie successive si credette che il fumo del tabacco fosse un rimedio efficace).

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Tra gli effetti dell’epidemia, importanti furono quelli che investirono i modelli tradizionali di comportamento. In tutta Europa la Chiesa e i moralisti in genere erano convinti che la peste nera fosse una punizione divina per i peccati compiuti dall’umanità, e per questo predicavano la rinascita morale della società, condannando gli eccessi nel mangiare e nel bere, i comportamenti sessuali immorali, l’eccessivo lusso nell’abbigliamento; in questo contesto non meraviglia la popolarità acquisita dal movimento della Congregazione dei flagellanti. Si sviluppò tuttavia anche una corrente di pensiero opposta, propria di quanti ritenevano che se la malattia colpiva indiscriminatamente buoni e cattivi, tanto valeva vivere nel modo più intenso e sfrenato possibile.

Per quanti cercavano spiegazioni facili alla propagazione della malattia, colpevoli erano gli emarginati della società: in alcune zone vagabondi e mendicanti furono accusati di contaminare la popolazione residente; in altre gli ‘untori’ vennero individuati negli ebrei, fatti così oggetto della furia popolare.

È probabile che appena prima dello scoppio dell’epidemia, la popolazione europea in epoca medievale avesse raggiunto il picco più elevato di livello demografico; gli effetti della peste dovettero dunque essere immediatamente evidenti: l’eccedenza di forza lavoro agricola si azzerò, alcuni villaggi si spopolarono e gradualmente sparirono, molte città persero di importanza, mentre crebbe il numero dei terreni rimasti incolti. Anche le razzie di soldatesche sbandate o di ventura favorirono una vasta ondata migratoria dalle campagne verso le città. Se a Firenze, passata l’epidemia, la popolazione era stimata fra i 25.000 e i 30.000 abitanti, già nel 1351 era salita a 45.000 unità per toccare le 70.000 trent’anni dopo. Nelle decadi che seguirono i salari aumentarono e le rendite dei proprietari terrieri scesero, segno della difficoltà di trovare manodopera e tenutari. Si può dire in un certo senso che i vivi beneficiarono della moltitudine di morti sofferta.

La presenza della peste in Europa rimase endemica nei tre secoli successivi, per poi scomparire gradualmente, da ultimo in Inghilterra, dopo la ‘grande peste’ del 1664-1666, per cause che rimangono senza spiegazione.

 

Fonti: Encarta, Wikipedia

 

I giorni del tè e delle rose – Jennifer Donnelly

Amici,

oggi vi presento un nuovo libro. Avevo letto ottime critiche: si sono dimostrate fondate.

 

I GIORNI DEL TÈ E DELLE ROSE

Jennifer Donnelly

Sonzogno

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Trama

Londra, 1888. Una città in cui convivono ladri, prostitute e sognatori, in cui i bambini giocano di giorno nelle stesse strade dove di notte Jack lo Squartatore va a caccia. Fiona Finnegan, bella e indomita, è operaia alla Burton Tea Company, la maggiore società di importazione e lavorazione del tè; è povera, ma crede in una vita migliore, lontana dalle luride banchine del porto e vuole aprire un negozio tutto suo assieme a Joe, il suo grande amore di sempre. Quando però lui tradisce la sua fiducia e il padre, la madre e il fratello maggiore muoiono uno dopo l’altro in maniera sospetta, le sue speranze vengono spazzate via, e a lei non resta che andarsene oltre oceano, a New York, a cercare fortuna.

L’autrice

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Jennifer Donnelly (16 Agosto 1963) è una scrittrice americana.

La Donnelly è nata a Port Chester, New York . I suoi bisnonni paterni emigrarono da Dublino, Irlanda allo stato di New York e si stabilirono nella Adirondack regione dove la nonna lavorava in un albergo sul Big Moose Lake. Ha frequentato l’università di Rochester, laureandosi in Letteratura Inglese e Storia europea.

Tornò a New York all’età di 25 anni. Il suo primo libro è stato pubblicato da Atheneum nel 2002: Humble Pie, un libro illustrato dall’illustratore veterano Stephen Gammell. Nello stesso anno ha anche pubblicato il suo primo romanzo, il prodotto di dieci anni di lavoro, I giorni del tè e delle rose (Thomas Dunne, 2002). Si tratta del primo libro di una trilogia; è ambientato nell’East End di Londra nel tardo 19 ° secolo, con legami con la storia di Jack lo Squartatore. Il secondo libro, Come una rosa d’inverno, prosegue il racconto, seguendo la famiglia Finnegan e i personaggi correlati da Londra all’Africa, alla California. Il terzo romanzo della serie, La rosa selvatica, segue i personaggi da Londra alla vigilia della prima guerra mondiale in Arabia nel 1918.

Il romanzo A Northern Light è il più grande successo di Donnelly fino a oggi. Si basa sull’omicidio di Grazia Brown nelle montagne Adirondack nel 1906. Nel 2004 A Northern Light ha vinto la Carnegie Medal per libri per bambini e giovani-adulti pubblicati in Gran Bretagna, in cui è stato intitolato A Light Gathering. Negli Stati Uniti ha vinto il Los Angeles Times Book Prize per la letteratura giovane.

Il suo secondo romanzo young adult, Revolution, è la storia di due adolescenti nell’attuale Brooklyn e a Parigi durante la Rivoluzione francese, le cui storie si intrecciano.

Donnelly attualmente vive a New York, Hudson Valley con il marito, la figlia e tre cani.

Recensione

1888, Londra, quartiere di Whitechapel. Fiona Finnegan è una ragazza di diciassette anni timida ma determinata; vive con i genitori, due fratelli e una sorella in un appartamento in affitto, misero e freddo. La sua vita è fatta di sacrifici e, assieme a Joe, il suo primo e unico amore, Fiona immagina di mettere su un’attività e uscire finalmente dalla povertà.

Questo l’inizio di una vicenda che, tra omicidi misteriosi, tradimenti strappalacrime e profumo di tè, ci porta fino in America. Dalla povertà alla ricchezza, dall’amore alla solitudine, dalla semplicità di rapporti familiari veri agli intrighi dell’alta società. Non manca proprio nulla in questo lungo romanzo non indirizzato soltanto al pubblico femminile.

Sono presenti – e questo aspetto l’ho apprezzato tantissimo – affascinanti riferimenti a personaggi realmente esistiti, quali Jack Lo Squartatore, Vincent Van Gogh, Renoir, Rockefeller… Insomma c’è di tutto in questo perfetto tratteggio d’epoca. Tra l’altro esso offre uno spaccato della New York di fine Ottocento, mostrandone l’avanguardia e la modernità.

Le scene d’amore e passione sono ben descritte, senza frasi inutili e ricercate, in modo semplice e reale.

Una moltitudine di personaggi popolano le pagine del romanzo e l’autrice sfoggia grande abilità nel presentarli con pochi aggettivi che ne delineano perfettamente i caratteri e le inclinazioni.

Un personaggio particolarmente affascinante è Nicholas Soames, attraverso cui l’autrice manda un messaggio di tolleranza in un’epoca in cui l’omosessualità era considerata una vergogna – a dirla tutta pure oggi la società non è completamente aperta verso questo argomento, è questa la vergogna.

Un’altra cosa senz’altro curiosa è che più si prosegue nella lettura più vien voglia di bere un buon tè.

Lo stile è semplice ed elementare, senza pretese; favorisce una lettura veloce.

Dunque, dopo tutti questi complimenti posso avanzare qualche critica.

Mi ha infastidita parecchio la continua smania di denaro che anima la protagonista. Nonostante questo sia certamente dovuto al desiderio di sconfiggere la povertà e acquisire indipendenza e stabilità economica, oltre che a ragioni vendicative che comprenderete durante la lettura, la cosa diventa stucchevole a lungo andare e, come ho detto prima, fastidiosa.

L’altra cosa che non mi ha convinta è stata questa: è vero che l’America all’epoca era la terra delle opportunità, ed è vero che la protagonista vanta geniali idee di marketing per quegli anni, tuttavia è troppo facile la sua scalata economica e sociale; stessa cosa per Joe, il protagonista maschile.

Bene, in definitiva non posso non consigliarne la lettura poiché “I giorni del tè e delle rose” è uno scritto di valore. Tra l’altro è autoconclusivo, anche se primo capitolo di una trilogia.

Valutazione:

4

Il cavaliere d’inverno – Paullina Simons

Il libro di cui vi parlo oggi l’avrò letto tipo quattro-cinque volte e non mi stanca mai: è uno dei miei libri preferiti.

IL CAVALIERE D’INVERNO

Paullina Simons

BUR

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Trama

Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d’estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell’Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta suvbito un’attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l’assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.

L’autrice

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Paullina Simons è nata a San Pietroburgo nel 1963. Ha vissuto con padre, madre, zio, zia e cugino nelle due stanze nelle quali Tatiana (protagonista de Il Cavaliere d’Inverno) avrebbe abitato. Suo nonno paterno ha vissuto in prima persona il mortale assedio di Leningrado, finchè non si è unito all’armata Rossa nel 1942. Nel 1968, quando lei aveva solo cinque anni, suo padre fu arrestato per l’agitazione anti-comunista durante l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Fu incarcerato per un anno, poi spedito al GULAG per due e esiliato a Tolmachevo. Nel 1973 ottenne il permesso per espatriare e portò la sua familia a New York. In America Paullina termina gli studi e lavora come giornalista finanziaria e produttrice televisiva, finchè non inizia a dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. La saga di Tatiana e Alexander si ispira in parte alla storia della sua famiglia in Russia.
Oggi vive a Northport, nelle vicinanze di New York, con il marito e i suoi quattro figli. All’ultima nata ha dato il nome di Tatiana.

Recensione

 

Soldato, lascia che ti accarezzi il viso e baci le tue labbra, lasciami urlare attraverso i mari e sussurrare attraverso i prati ghiacciati della Russia quello che sento per te… Luga, Ladoga, Leningrado, Lazarevo… Alexander, un tempo tu mi hai portata e ora io porto te.

Attraverso la Finlandia, attraverso la Svezia, fino in America con le mani tese, mi ergerò e mi farò avanti, destriero nero che galoppa senza cavaliere nella notte. Il tuo cuore, il tuo fucile, mi conforteranno, saranno la mia culla, la mia tomba.

Lazarevo stilla il tuo essere nel mio cuore, goccia d’alba al chiaro di luna, goccia del fiume Kama. Quando mi cerchi, cercami là, perché là sarò tutti i giorni della mia vita.

Tatiana Metanova è una ragazza russa di quasi diciassette anni, minuta, biondissima e piena di lentiggini che sta sbocciando e diventando donna. Vive con il fratello gemello Pasha, la sorella maggiore Dasha e i genitori in un appartamento comune nel Quinto Soviet. Un giorno d’inizio estate il generale Molotov annuncia alla radio che, senza alcuna dichiarazione di guerra, la Germania ha invaso la Russia, che si ritrova così nel secondo conflitto mondiale. Leningrado in quel giorno caldo sembra lontana anni luce dalla guerra, ma i genitori di Tatiana le chiedono comunque di uscire a fare provviste. Lei indossa il suo vestito migliore, uno splendido abito bianco con le rose rosse, ed esce di casa. Per strada però, invece di correre ai negozi sempre più affollati, si attarda per comprare un gelato. E proprio mentre gusta il suo gelato seduta su una panchina, le appare dall’altra parte della strada un soldato alto e bellissimo. Tatiana, imbarazzata, decide di salire sull’autobus ma lui la segue e le fa perdere di vista negozi, fermate e commissioni. Si ritrovano soli al capolinea e finalmente si parlano. Alexander, questo il nome del soldato misterioso, si offre di portarla a comprare provviste direttamente dal magazzino degli ufficiali dell’Armata Rossa. Tatiana si sta già innamorando di lui, ma tornata a casa scopre che il ragazzo in realtà è il fidanzato di sua sorella Dasha.

Tatiana si sentirà una stupida e da quel momento cambierà per sempre. Cambierà perché scoprirà che in realtà anche Alexander prova qualcosa per lei; cambierà quando conoscerà segreti inconfessabili che potrebbero distruggerli entrambi; cambierà perché negherà con tutta se stessa l’amore per tutelare la felicità della sorella; cambierà quando i tedeschi arriveranno a Leningrado e la metteranno sotto assedio. E mentre la neve, la fame, i bombardamenti e la disperazione avanzeranno, il legame segreto di Tatiana e Alexander crescerà con la forza e l’intensità dell’eroismo, vivendo di ricordi, parole e baci rubati.

Temi importanti quelli che stanno alla base di questo romanzo. L’amore. La vita. La morte. Nella sconvolgente ambientazione della seconda guerra mondiale, uno dei periodi più bui della storia dell’uomo. Quello che fa questo romanzo è anche questo: ricordarci gli errori passati dell’umanità affinché non vengano ripetuti.

I personaggi creati da Paullina Simons sono estremamente reali e vivono di vita propria, staccandosi dal suo disegno autoriale. La scrittura piacevole e a tratti poetica è in grado di trasportare il lettore direttamente nel luogo narrato che sia esso la splendida cupola dorata di Sant’Isacco, una strada su un lago ghiacciato o le acque di un incantevole fiume ai piedi dei Monti Urali.

Da non perdere per gli appassionati di storia e gli amanti del romance.

 Valutazione:

5+

Approfondimenti

L’assedio di Leningrado

Blocco della città russa di Leningrado (l’attuale San Pietroburgo) da parte delle forze tedesche durante la seconda guerra mondiale; l’assedio durò più di 800 giorni, dall’8 settembre 1941 al 12 gennaio 1944. Nel corso dell’Operazione Barbarossa, come venne definito il piano tedesco per la conquista dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, Leningrado fu circondata dalle truppe tedesche a sud, mentre gli alleati finlandesi guadagnavano posizioni a nord.

La strategia tedesca era quella di annientare la città e di tagliare tutte le vie di rifornimento, bersagliando nel contempo la popolazione di attacchi aerei e bombardamenti d’artiglieria che causarono oltre 600.000 vittime. Ad aggravare la situazione contribuì anche il rigidissimo inverno 1941-42. Dopo sette mesi, la costruzione della “strada della vita” attraverso il lago Ladoga permise di far giungere i rifornimenti in città, e costituì una via di fuga per circa 500.000 persone.

Assedio di Leningrado

Decise a distruggere Leningrado, l’attuale San Pietroburgo, le truppe tedesche assediarono la città per oltre 800 giorni, dal settembre 1941 al gennaio 1944, senza riuscire a travolgere la resistenza opposta dai cittadini organizzati in milizie, malgrado i massicci attacchi militari e i continui bombardamenti. Le perdite fra i civili furono ingenti: oltre un milione di morti. Nel 1945 alla cittadinanza venne conferita l’onorificenza dell’Ordine di Lenin a riconoscimento del suo eroismo.

 

Fonte: Encarta

 

La ragazza del libro dei fuochi – Jane Borodale

Amici,

l’estate è arrivata un po’ dappertutto. La preferite come stagione? Io sinceramente no, la mia preferita è l’autunno. Comunque, oggi vi parlo di un libro interessante.

 

LA RAGAZZA DEL LIBRO DEI FUOCHI

Jane Borodale

Leggereditore

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Trama

Londra 1752. Fra i vicoli umidi di pioggia si aggira la giovane Agnes Trussell, con in tasca una manciata di monete rubate e nel grembo una vita che cresce suo malgrado. Ma una porta si apre all’improvviso nel buio e Agnes si ritrova ad accettare un impiego come apprendista in un laboratorio di fuochi d’artificio. Mentre impara a muoversi in un mondo fatto di polveri esplosive, gesti prudenti e tentativi malriusciti, la ragazza conquista lentamente la fiducia dell’enigmatico John Blacklock e si unisce alla sua missione: creare i fuochi più spettacolari che l’occhio umano abbia mai visto. I mesi corrono, e per Agnes diventa sempre più complicato celare il suo segreto agli sguardi ambigui della signora Blight, la governante che controlla ogni sua mossa. Ma in una casa dove nulla è ciò che sembra, il destino può prendere pieghe inaspettate e neanche la fervida immaginazione di Agnes prevede ciò che il futuro ha in serbo per lei.

L’autrice

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Jane Borodale ha una laurea in scultura della Wimbledon School of Art. Ha lavori per una varietà di siti, tra cui il Museo degli Innocenti di Londra e il Wordsworth Trust, Cumbria. Vive nel Westcountry con il marito, il poeta Sean Borodale, e i loro due figli.

Recensione

Un aspetto particolare che salta subito all’occhio leggendo questo libro è l’uso delle metafore: esse sono malinconiche ma anche potenti, incarnano il modo perfetto in cui raccontare della vita in campagna, che troviamo all’inizio del libro. Quando la narrazione si sposta in città l’autrice si dimostra ugualmente brava nel descrivere con efficacia luoghi e atmosfere.

I personaggi sono intrisi di tristezza, sebbene ognuno la esterni a modo proprio. Le situazioni, la quotidianità particolare, ricordano un po’ La ragazza con l’orecchino di perla – che ho recensito qui. Ed è proprio in una quotidianità ripetitiva, scandita da ritmi precisi, che i protagonisti mostrano il loro eroismo.

Il tema centrale del romanzo non è l’amore tra persone, ma l’amore che il protagonista maschile prova per i fuochi d’artificio, il modo in cui li fabbrica, l’arte e la passione celati in ogni gesto.

Il finale sorprende, come annunciato nella quarta di copertina; lascia un po’ l’amaro in bocca ma allo stesso tempo suscita tenerezza. Libro consigliato.

Valutazione:

3

 

Blogtour dedicato a TREGUA – 1° tappa

Salve amici,

oggi inauguro il blogtour dedicato al romanzo Tregua.

Banner blogtour

Le tappe sono otto e ciascuna sarà ospitata da un diverso blog letterario. Vediamo quando e quali sono gli argomenti trattati:

  1. Parole inglesi introdotte in Italia: ok

27/04, Ispirazione – Il blog di Ilaria Goffredohttps://ilariagoffredoromanzi.wordpress.com

  1. La violenza sulle donne protetta dalla legge

29/04, Divine ribellihttp://divineribelli.blogspot.it/

  1. I giochi di una volta

05/05, Connie Furnarihttp://conniefurnari.blogspot.it/

  1. Campi di lavoro italiani

12/05, La biblioteca di Elizahttp://labibliotecadieliza.blogspot.it/

  1. Antichi sapori: il pane fatto in casa

19/05, Dietro la collina: http://stefaniabernardo.blogspot.it/

  1. Abbigliamento in tempo di guerra

26/05, Un’altalena di emozionihttp://francescaghiribelli.blogspot.it/

  1. L’accoglienza mediterranea

02/06, La stanza rossa: http://lastanzarossa23.blogspot.it/

  1. Manifestini: l’ironia contro il terrore

09/06, Libri in pantofolehttp://librinpantofole.blogspot.it/

Veniamo ora all’argomento di oggi.

Parole inglesi introdotte in Italia

 

Vi siete mai chiesti quando e come alcune parole di origine inglese e americana sono entrate a far parte dell’uso comune di altre lingue, come per esempio la nostra? La creazione stessa di alcuni vocaboli risale a tempi relativamente moderni.

Prendiamo un esempio importante, la parola OK. La sua origine non è certa: alcuni ritengono derivi dalle iniziali dell’Old Kinderhook Club (OK Club), circolo democratico statunitense sostenitore del presidente americano Van Buren, nato nel villaggio di Old Kinderhook. Altri invece ritengono che starebbe a significare Oll Korrect, cioè all correct scritto deliberatamente in modo sbagliato per enfatizzarne il significato. Ancora, un’ipotesi plausibile è quella che vede la derivazione del termine dalla frase gaelica och, aye – oh, sì – diffusa negli Stati Uniti dagli immigrati irlandesi. Ad ogni modo l’espressione Ok fu sentita per la prima volta in Italia nel settembre 1943, quando gli Alleati sbarcarono sulle nostre coste dopo l’armistizio di Cassibile.

A dispetto dell’italianizzazione sistematicamente promossa dal fascismo, questa parola, come diverse altre, si diffuse in maniera rapida.

Parliamo un po’ del libro.

Tregua 1

Trama

Puglia, gennaio 1943.

Elisa ha diciotto anni, è una ragazza semplice e vive con il padre Vito e il fratello maggiore Antonio. La sua vita è scandita da una monotonia triste e a volte spaventosa: razioni insufficienti, sottomissione agli uomini di casa, rappresaglie delle Camicie Nere e bombardamenti alleati. Non sa cosa siano il mare, la libertà, l’amore, eppure la sua vita sta per cambiare. L’incontro con un uomo misterioso getterà ombre e dubbi sulle convinzioni della comunità del paese e su quelle di Elisa, sui suoi legami familiari. Anche la ragazza però cela un segreto: esso potrebbe rappresentare la fine dell’unica speranza che si affaccia all’orizzonte.

In un romanzo che ha il sapore di sole e calce, terra e pane nero, la vita rincorre e sfida gli orrori della dittatura e dei campi di concentramento, spera nelle attività antifasciste e incassa le perdite. La storia di una ragazza che, costretta dalla guerra, dall’odio e dall’amore, diventa donna. Il ritratto di un’Italia che non c’è più. La coscienza degli eroi dimenticati che, con il loro contributo, hanno fatto grande la Storia.

Alcune opinioni

 

Capacità di narrare di buon livello e storia decisamente bella. Leggo tanti libri, questo uno dei migliori.” Toni D’Angelo, regista

Questo libro spesso prende le sembianze di un abbraccio avvolgente per poi mutarsi in un pugno nello stomaco. Bellissimo.” Luca Mastinu, scrittore e compositore

Un’opera degna del realismo degli anni ’50 che sta assai bene insieme ai testi di Primo Levi, di Pavese e di quanti si sono distinti per merito nel raccontare gli orrori della seconda guerra mondiale.” Giovanna Albi, docente e scrittrice

Polvere che viene tolta da una serie di fotografie in bianco e nero. Il ricordo che campa nell’aria rarefatta di un’Italia persa e ancora incredula su quanto le sta capitando.” Enzo D’Andrea, scrittore

Dove trovarlo?

Su Amazon a 0,99 €. Clicca qui.

 

 

 

Seguite le altre tappe del tour alla scoperta di un mondo che non c’è più: non mancheranno curiosità ed estratti dal libro. Prossimo appuntamento:

 

 La violenza sulle donne protetta dalla legge

29/04, Divine ribellihttp://divineribelli.blogspot.it/

Tregua è tornato

Oltre dodicimila downloads dal blog. Ora Tregua, arricchito in dettagli, scene, dialoghi, è disponibile anche su Amazon. In offerta lancio a 0,99 €.

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Tregua 1

Puglia, gennaio 1943.
Elisa ha diciotto anni, è una ragazza semplice e vive con il padre Vito e il fratello maggiore Antonio. La sua vita è scandita da una monotonia triste e a volte spaventosa: razioni insufficienti, sottomissione agli uomini di casa, rappresaglie delle Camicie Nere e bombardamenti alleati. Non sa cosa siano il mare, la libertà, l’amore, eppure la sua vita sta per cambiare. L’incontro con un uomo misterioso getterà ombre e dubbi sulle convinzioni della comunità del paese e su quelle di Elisa, sui suoi legami familiari. Anche la ragazza però cela un segreto: esso potrebbe rappresentare la fine dell’unica speranza che si affaccia all’orizzonte.
In un romanzo che ha il sapore di sole e calce, terra e pane nero, la vita rincorre e sfida gli orrori della dittatura e dei campi di concentramento, spera nelle attività antifasciste e incassa le perdite. La storia di una ragazza che, grazie alla guerra, all’odio e all’amore, diventa donna. Il ritratto di un’Italia che non c’è più. La coscienza degli eroi dimenticati che, con il loro contributo, hanno fatto grande la Storia.

Alcune opinioni

 

Capacità di narrare di buon livello e storia decisamente bella. Leggo tanti libri, questo uno dei migliori. Toni D’Angelo, regista

Questo libro spesso prende le sembianze di un abbraccio avvolgente per poi mutarsi in un pugno nello stomaco. Bellissimo. Luca Mastinu, scrittore e compositore

Un’opera degna del realismo degli anni ’50 che sta assai bene insieme ai testi di Primo Levi, di Pavese e di quanti si sono distinti per merito nel raccontare gli orrori della seconda guerra mondiale. Giovanna Albi, docente e scrittrice

Polvere che viene tolta da una serie di fotografie in bianco e nero. Il ricordo che campa nell’aria rarefatta di un’Italia persa e ancora incredula su quanto le sta capitando. Enzo D’Andrea, scrittore

Tregua è stato ideato e scritto nel 2011, dopo periodi di studio e ricerche tramite web, biblioteca, libri di storia, appunti pregressi nonché interviste a persone anziane. Nel 2012 il romanzo ha partecipato al concorso letterario nazionale “ilmioesordio”, classificandosi con il giudizio di Scuola Holden tra i finalisti su oltre duemilaseicento opere in gara.

“La ricamatrice di segreti” di Kate Alcott e la tragedia del Titanic

Ecco un articolo a cui mi è particolarmente piaciuto lavorare per le ricerche storiche che mi ha costretta – con grande gioia – a fare. Partiamo da un romanzo per poi approfondire la tragedia del Titanic e la storia di alcune persone coinvolte.

La ricamatrice di segreti

Kate Alcott

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L’autrice

 

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Kate Alcott è lo pseudonimo utilizzato per firmare le sue opere da Patricia O’Brien. Si è laureata presso la University of Oregon e per anni ha lavorato come giornalista a Chicago, per poi diventare inviata di politica a Washington D.C., dove vive col marito e quattro figlie.
Il suo romanzo The Dressmaker (La ricamatrice di segreti) che racconta la storia di una giovane donna sopravvissuta al naufragio del Titanic, è stato scelto per inaugurare nel 2012 un nuovo marchio editoriale italiano, Tre60.

La ricamatrice di segreti

 

copricamatrice

Oceano Atlantico, 14 aprile 1912. È stata una bugia il biglietto che ha permesso a Tess di salire sulla nave più lussuosa del mondo, diretta in America: stanca di passare le giornate a cucire per pochi spiccioli e dotata di uno straordinario talento come ricamatrice, la ragazza ha trovato il coraggio di avvicinare Lady Lucile Duff Gordon e, mentendo sulla propria identità e sul proprio passato, ha convinto la celebre stilista ad assumerla come cameriera personale. Adesso, davanti a lei, si apre un mondo che sembra uscito da una fiaba: saloni maestosi, tavole imbandite, cabine sfarzose e, soprattutto, sontuosi abiti di velluto cangiante, pizzi raffinati, sete pregiate… Eppure, in quei pochi giorni di viaggio, non sono soltanto la magnificenza e la ricchezza a stupire Tess; ben più sconvolgenti, infatti, sono gli sguardi e le parole di Jim, l’umile mozzo che ha fatto breccia nel suo cuore. Proprio come, di lì a poco, un iceberg farà breccia nell'”inaffondabile” Titanic… New York, 18 aprile 1912. Giunti negli Stati Uniti, i sopravvissuti al naufragio del Titanic vengono accolti come eroi. Presto, però, l’ombra del sospetto oscura proprio la stella di Lady Duff Gordon, accusata da un giornale scandalistico di aver corrotto gli ufficiali di bordo pur di salire su una delle poche scialuppe di salvataggio. E, quando scoprirà chi è la fonte di quella notizia, Tess sarà costretta a una scelta drammatica.

La mia recensione

 

Un bel romanzo con precisi riferimenti storici. Gli scenari del Titanic sono ricostruiti con vivida realisticità e i momenti dell’affondamento sono descritti con una concretezza struggente ma non melodrammatica, adeguata a ciò che è stato. Le vicende della protagonista a New York sono meno avventurose di quanto ci si aspetterebbe, ma l’autrice ha la grande abilità di raccontare in modo avvincente le udienze del processo riguardanti l’affondamento del transatlantico. Ho trovato molto interessante lo sviluppo in questo senso giacché pochi sono i romanzi che affrontano le conseguenze legali e le responsabilità delle grandi tragedie storiche. La New York del 1912 è descritta con grande maestria, vividezza di particolari, in una maniera che gli appassionati di storia troveranno succulenta. E poi ci sono i sentimenti che guidano le vicende private dei personaggi, dipinte con tratti brevi ma non superficiali, anzi veri e crudeli. Ho apprezzato molto il personaggio di Pinky e la sua volontà di affermare l’indipendenza della donna in un mondo che sta rapidamente cambiando, così come la lealtà e i tentennamenti di Tess, mai banali e appassionati nella perfetta descrizione di un’eroina moderna d’inizio Novecento. Come non lodare poi l’imponente presenza di personaggi realmente esistiti quali la stilista Lucile Duff Gordon e suo marito Cosmo Duff Gordon, il senatore William Alden Smith che guidò la serie di udienze, Bruce Ismay, amministratore delegato della White Star Line e la signora Brown, definita in seguito l’inaffondabile Molly Brown. Un romanzo in cui si intrecciano tragedia, amore, amicizia e le paure e le reazioni più vere degli esseri umani di fronte a situazioni pericolose e improvvise. Assolutamente da leggere.

Valutazione:

5

 

Approfondimenti

 

 

Il Titanic

 

Foto d'archivio del Titanic che lascia il porto di Southampton il 10 aprile 1912. Durante il naufragio, di cui ricorre il centenario, morirono 549 cittadini di Southampton (Afp)

Foto d’archivio del Titanic che lascia il porto di Southampton il 10 aprile 1912. Durante il naufragio, di cui ricorre il centenario, morirono 549 cittadini di Southampton (Afp)

 

L’RMS Titanic è stato un transatlantico britannico della classe Olympic, diventato famoso per la collisione con un iceberg nella notte tra il 14 ed il 15 aprile 1912 e il conseguente drammatico affondamento avvenuto nelle prime ore del 15 aprile 1912.
Secondo di un trio di transatlantici, il Titanic, assieme ai suoi due gemelli Olympic e Britannic, fu progettato per offrire un collegamento settimanale di linea con l’America e garantire il dominio delle rotte oceaniche alla White Star Line.
Costruito presso i cantieri Harland and Wolff di Belfast, il Titanic rappresentava la massima espressione della tecnologia navale di quei tempi ed era il più grande e lussuoso transatlantico del mondo. Durante il suo viaggio inaugurale (da Southampton a New York, via Cherbourg e Queenstown), entrò in collisione con un iceberg alle 23:40 (ora della nave) di domenica 14 aprile 1912. L’impatto provocò l’apertura di alcune falle lungo la fiancata destra del transatlantico che affondò 2 ore e 40 minuti più tardi (alle 2:20 del 15 aprile) spezzandosi in due tronconi.
Nel naufragio persero la vita 1518 dei 2223 passeggeri imbarcati compresi gli 800 uomini dell’equipaggio; solo 705 persone riuscirono a salvarsi (alcuni dei quali morirono subito dopo essere salvati dal Carpathia), 6 delle quali salvate fra la gente finita in acqua. L’evento suscitò un’enorme pressione sull’opinione pubblica e portò alla convocazione della prima conferenza sulla sicurezza della vita umana in mare.

Immagine d'archivio (autografata) che ritrae il capitano del Titanic Edward Smith con il suo levriero (Afp)

Immagine d’archivio (autografata) che ritrae il capitano del Titanic Edward Smith con il suo levriero (Afp)

 

 

Un migrante a bordo del Titanic (LaPresse)

Un migrante a bordo del Titanic (LaPresse)

Caratteristiche

Il Titanic, come le gemelle RMS Olympic e Britannic, era stato progettato per competere con il Lusitania e il Mauretania (transatlantici della compagnia rivale Cunard Line), che erano all’epoca le navi più lussuose, veloci e imponenti impegnate sulle rotte transatlantiche. Poiché svolgeva anche il servizio postale, le fu assegnato il prefisso RMS (Royal Mail Ship) oltre a SS (Steam ship, nave a vapore). La nave era stata disegnata da William Pirrie, presidente della Harland and Wolff, e dall’architetto navale Thomas Andrews, che era il capo progettista.
La costruzione del Titanic, finanziata dall’armatore americano John Pierpont Morgan con la sua società International Mercantile Marine Co., iniziò il 31 marzo 1909; lo scafo fu varato il 31 maggio 1911 e le sovrastrutture furono completate il 31 marzo dell’anno seguente. Venne registrato nel registro navale del porto di Liverpool col numero ufficiale di vascello 131428 e sigla telegrafica “MGY”.
Il costo finale del transatlantico fu di 7.5 milioni di dollari del 1912, equivalenti a 180 milioni di dollari del 2012.

Il Titanic in costruzione nei cantieri navali «Harland and Wolff» a Belfast. La costruzione della colossale nave da crociera richiese due anni (1910-1911) (LaPresse)

Il Titanic in costruzione nei cantieri navali «Harland and Wolff» a Belfast. La costruzione della colossale nave da crociera richiese due anni (1910-1911) (LaPresse)

 

 

Il Titanic era lungo 269 metri e largo 28, aveva una stazza di 46.328 tonnellate e l’altezza del ponte sulla linea di galleggiamento era di 18 metri (53 metri l’altezza totale). Sebbene avesse la stessa lunghezza dell’Olympic, aveva un tonnellaggio lordo maggiore per via del maggiore spazio interno, dovuto principalmente alla chiusura di parte della passeggiata sul ponte A con finestre parzialmente apribili.

La sala di lettura e di scrittura.

La sala di lettura e di scrittura.

 

Il Titanic era un gioiello di tecnologia ed era ritenuto «praticamente inaffondabile». La sua stazione radio era considerata (con l’Olympic) la più moderna e potente mai installata su un bastimento: la portata raggiungeva una distanza di 400 miglia (650 km) e le antenne erano collocate sui due alberi maestri ad un’altezza di 60 metri e distanti tra loro 180 metri (in caso di emergenza, il generatore elettrico poteva essere sostituito da un generatore diesel). Il ponte lance era dotato delle nuovissime gru “Welin”, in grado di sostenere complessivamente 32 scialuppe di salvataggio e ammainarne 64 (alla fine furono montate soltanto 16 scialuppe). La chiglia della nave aveva un doppio fondo cellulare e lo scafo era suddiviso in 16 compartimenti stagni, le cui porte a ghigliottina si potevano chiudere automaticamente dal ponte di comando (in mancanza di energia elettrica si potevano chiudere sfruttando la forza di gravità). Questi comparti, però, non attraversavano tutta l’altezza dello scafo ma si fermavano al ponte E (più o meno a metà dello scafo, per dare più spazio alla disposizione delle sale). Il Titanic avrebbe potuto galleggiare anche con due dei compartimenti intermedi allagati oppure con tutti i primi quattro compartimenti di prua allagati. Lo scontro con l’iceberg causò però l’allagamento dei primi cinque compartimenti prodieri.

Lo scalone di prima classe.

Lo scalone di prima classe.

 

Le cabine di prima classe erano le più eleganti di qualsiasi altro transatlantico. Erano arredate in vari stili (Reggenza, Olandese moderno, Olandese Antico, Impero, Luigi XV, Luigi XVI, Regina Anna, Georgiano e Rinascimento Italiano). Per i passeggeri più abbienti erano disponibili le suite: 2 presidential suites e 2 royal suites. Le royal suites erano decorate in stile Luigi XVI e comprendevano un soggiorno, tre camere da letto (due singole e una matrimoniale), due bagni privati, due guardaroba e un ponte di passeggiata privata.

Le cause del naufragio

 

Messaggio telegrafico originale che riporta il segnale di emergenza lanciato dal Titanic prima dell'affondamento (Reuters)

Messaggio telegrafico originale che riporta il segnale di emergenza lanciato dal Titanic prima dell’affondamento (Reuters)

 

Quando il lussuoso transatlantico britannico Titanic cozzò contro un iceberg il 14 aprile 1912, la maggior parte degli esperti pensò che il vascello si fosse inabissato a causa di un’ampia falla prodottasi nello scafo d’acciaio. Ma una recente spedizione ha dimostrato che è stato il luogo più che l’entità del danno a far sprofondare il transatlantico, provocando la morte di più di 1500 persone. Oltre a esaminare il relitto per determinare i danni reali allo scafo, la spedizione ha cercato anche le risposte a diverse altre questioni: se la nave si fosse spezzata quando era ancora in superficie, fino a che punto le imperfezioni dell’acciaio usato per costruire lo scafo del Titanic potessero aver contribuito al disastro e quanto a lungo il relitto avrebbe potuto conservarsi nelle profondità dell’oceano. La spedizione ha tentato anche di sollevare una sezione di 28 metri quadri dello scafo, ma una tempesta ha spezzato le cime d’ormeggio e il troncone si è inabissato nuovamente nell’oceano.

L'unica fotografia disponibile dell' iceberg che affondò il Titanic, immortalato pochi giorni dopo il disastro dal marinaio ceco Stephan Rehorek.

L’unica fotografia disponibile dell’ iceberg che affondò il Titanic, immortalato pochi giorni dopo il disastro dal marinaio ceco Stephan Rehorek.

 

Ingegneri navali (tra cui uno dello stesso cantiere navale che costruì il Titanic), un microbiologo e degli studiosi del relitto erano tra gli esperti che accompagnavano la spedizione, tenutasi nell’agosto del 1996. L’impresa fu organizzata dalla TV via cavo Discovery Channel, dalla sua controparte francese Ellipse e dalla RMS Titanic Inc., custode del sito su cui si trova il relitto del transatlantico. I risultati vennero resi noti il 13 aprile 1997 in un documentario intitolato ‘Titanic’: anatomia di un disastro. La spedizione congiunta franco-statunitense scoprì il relitto del Titanic nel 1985, a circa 150 chilometri a sud di Grand Banks of Newfoundland, a una profondità di 3800 metri. Da allora sono state tentate sette spedizioni, che hanno recuperato fotografie e oggetti vari, ma che non sono mai riuscite a verificare con certezza che genere di danni avesse prodotto la collisione del Titanic con l’iceberg. Secondo gli esperti della spedizione del 1996, la prua del transatlantico colpì il fondale di spigolo e poi scivolò sollevando sedimenti che hanno coperto l’area di scafo danneggiata. Per superare questo ostacolo la spedizione del ’96 usò sofisticati sonar per determinare l’entità e la natura della falla.

Prima pagina del «The New York Times» del 16 aprile 1912 che riporta la notizia del tragico naufragio del Titanic. Il titolo dice: Il Titanic affonda quattro ore dopo l'urto con un iceberg; 866 soccorsi dal Carpathia, 1250 vittime probabili; Ismay salvo, forse anche la signora Astor, molti vip tra i dispersi (Ap)

Prima pagina del «The New York Times» del 16 aprile 1912 che riporta la notizia del tragico naufragio del Titanic. Il titolo dice: Il Titanic affonda quattro ore dopo l’urto con un iceberg; 866 soccorsi dal Carpathia, 1250 vittime probabili; Ismay salvo, forse anche la signora Astor, molti vip tra i dispersi (Ap)

 

Il Titanic fu considerato pressoché inaffondabile perché il suo scafo era diviso in 16 compartimenti stagni. La nave era progettata per stare a galla anche se due compartimenti adiacenti o i quattro anteriori (che erano leggermente più piccoli) avessero imbarcato acqua. Di conseguenza gli autori di molti libri sull’argomento pensarono che solo un lungo squarcio di almeno 90 metri avrebbe potuto far affondare una nave lunga 269 metri. Ma Edward Wilding, ingegnere navale, appena dopo il disastro affermò che l’area danneggiata dall’impatto con l’iceberg non era molto grande e che forse non arrivava nemmeno al metro quadro. Altri, invece, non erano disposti a credere che un transatlantico di quelle dimensioni potesse affondare in seguito a una falla così piccola e così si creò il mito dell’enorme squarcio. Spedizioni precedenti non avevano trovato traccia di grandi falle e l’ultimo test effettuato con il sonar confermò l’ipotesi di Wilding che ci fossero solo danni limitati: lungo un troncone di scafo lungo 35 metri vennero rilevate sei sottili fessure che in totale coprivano la superficie di un metro quadro circa. Le incisioni riguardavano sei compartimenti stagni ed erano però diffuse in punti chiave, lungo le giunture dei ribattini. Se il danno fosse stato leggermente minore forse si sarebbe potuto evitare il disastro. Una spedizione, nel 1991 recuperò alcuni frammenti dello scafo del Titanic per sottoporli ad analisi. I test di laboratorio dimostrarono che la scarsa resistenza alle basse temperature dell’acciaio, che era considerato in realtà molto resistente agli urti, e la sua consistenza chimica avevano reso fragile il metallo. Tale supposizione era confortata dal fatto che il Titanic stava navigando in acque insolitamente fredde per quel periodo dell’anno. I test dimostrarono che esponendo i frammenti a temperature prossime allo zero, l’acciaio di cui erano fatti diventava estremamente fragile. La spedizione dell’agosto 1996 confermò queste scoperte e le usò per approfondire i motivi per cui il Titanic si era spezzato in due prima di affondare.

Al tempo del disastro erano state raccolte testimonianze discordanti sul momento in cui il transatlantico si era spezzato: taluni sostenevano che fosse successo in superficie, altri che la nave si era inabissata intatta. Molti passeggeri, però, affermarono che l’imbarcazione si era spezzata quando era ancora in superficie. Le prime spedizioni sul luogo del disastro accertarono che il transatlantico giaceva sul fondale dell’oceano diviso in due tronconi, ma alcuni esperti ipotizzarono che la nave si fosse spezzata mentre andava a fondo, e che ci potesse essere un terzo pezzo. In base alle nuove scoperte sulla natura del danno riportato dal Titanic e sul materiale usato per lo scafo, gli ingegneri navali hanno simulato al computer lo stress subito dallo scafo, in modo da determinare che genere di sollecitazioni fossero state predominanti al momento del disastro. La simulazione ha dimostrato che il peso della prua a tenuta stagna avrebbe esercitato sollecitazioni capaci di provocare danni importanti alle paratie d’acciaio del transatlantico mentre l’imbarcazione affondava, confermando così l’ipotesi che la nave si sia spezzata appena dopo essersi inabissata. Inoltre la spedizione del 1996 ha localizzato un terzo troncone della nave, dimostrando così che l’imbarcazione si era spezzata in due punti. Grandi furono le forze che cospirarono per affondare il Titanic, ma gli scienziati hanno scoperto che sono state delle piccolezze a farla spezzare e scomparire nelle acque. ‘Negli 85 anni da quando il Titanic è affondato, dei microrganismi che si nutrono di metallo hanno probabilmente indebolito ulteriormente la struttura del transatlantico’ ha detto uno degli esperti della spedizione ‘e alla fine il relitto non riuscirà più a sostenere il suo stesso peso’.

Uno strillone annuncia la tragedia del Titanic davanti alla sede della compagnia navale «White Star Line» di Southampton (Afp)

Uno strillone annuncia la tragedia del Titanic davanti alla sede della compagnia navale «White Star Line» di Southampton (Afp)

 

 

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Una folla di gente davanti alla sede della compagnia navale «White Star Line» di Southampton legge i nomi dei dispersi nel naufragio del Titanic (Afp)

 

Lady Duff Gordon

 

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Lucy Christiana Duff Gordon, detta Lady Duff Gordon e nata Lucy Christiana Sutherland (Londra, 13 giugno 1863 – Londra, 20 aprile 1935), è stata una costumista e sarta britannica. Sorella della celebre scrittrice Elinor Glyn, lavorò come costumista per il teatro e, a Hollywood, per il cinema. La sua casa di mode era la famosa Lucile, costituita nel 1894, nome con cui firmava i suoi modelli: abiti da sera, abiti per le occasioni eleganti e lingerie di gran classe. Costumista teatrale e cinematografica, dopo il matrimonio nel 1900 con Sir Cosmo Duff-Gordon, usò il nome di Lady Duff Gordon per firmare i suoi lavori. Insieme al marito Cosmo Duff-Gordon e alla segretaria, Laura Francatelli, fu una dei sopravvissuti al naufragio del RMS Titanic.

Sir Duff Gordon

 

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Sir Cosmo Edmund Duff Gordon, 5° baronetto di Halkin, era figlio di Cosmo Lewis Duff Gordon edi Anna Maria Antrobus. Fu un proprietario terriero scozzese e noto sportivo. Rappresentò la Gran Bretagna ai Giochi Olimpici del 1906, dove vinse la medaglia d’argento nella spada a squadre, e ai Giochi Olimpici del 1908.
Duff Gordon fu uno dei fondatori della “London Fencing League”, membro del “Bath Club” e del “Royal Automobile Club”.
Quinto baronetto di Halkin, il titolo gli derivava da una licenza reale conferita a un suo prozio nel 1813 come riconoscimento del suo aiuto alla Corona durante la guerra guerra d’indipendenza spagnola. Nel 1772, la sua famiglia aveva fondato in Spagna le cantine di sherry Duff Gordon.
Nel 1900, Cosmo Duff Gordon sposò una nota stilista di moda, nota come “Lucile”, nata Lucy Christiana Sutherland che, da quel momento, firmerà i suoi lavori di costumista teatrale (e poi cinematografica) come Lady Duff Gordon. Il matrimonio mise in subbuglio l’alta società londinese, perché la moglie era una divorziata.

I due, insieme alla loro segretaria Laura Francatelli, furono nel 1912 tra i sopravvissuti al naufragio del RMS Titanic. Moltissime tra le donne che viaggiavano in terza classe non riuscirono a raggiungere il ponte dove si trovavano le scialuppe e perirono nel naufragio. Il fatto che Duff Gordon fosse uno degli uomini che viaggiavano in prima classe che si salvarono, nonostante il capitano Smith avesse ordinato di seguire il “Prima donne e bambini”, provocò – al rientro dei superstiti – una serie di voci e pettegolezzi sul fatto che Duff Gordon avesse corrotto l’equipaggio della sua scialuppa. La commissione che doveva indagare sul disastro lo liberò da ogni accusa.

William Alden Smith

 

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William Alden Smith (12 maggio 1859 – 11 ottobre 1932) è stato un rappresentante degli Stati Uniti e senatore dal stato del Michigan . Dopo che la nave di lusso Titanic affondò nell’Atlantico il 15 aprile 1912, con più di 1.500 vite perse, Smith presiedette le udienze del Senato presso il Waldorf-Astoria Hotel di New York. Smith pubblicò un rapporto il 28 maggio che portò a riforme significative in materia di sicurezza marittima internazionale. Smith raggiunse una certa notorietà per le sue domande sempliciotte, rivolte agli imputati, sulle attrezzature dell nave. Nel libro The Other Side of the Night Daniel Allen Butler osserva che Smith sapeva bene ciò che chiedeva ma l’aveva fatto per aiutare il pubblico che altrimenti non avrebbe compreso. Altre domande avevano lo scopo di costringere gli ufficiali e l’equipaggio a rispondere in termini semplici e non tentare di celarsi dietro il gergo tecnico.

Bruce Ismay

 

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Joseph Bruce Ismay (Crosby, 1 dicembre 1862 – Mayfair, 15 ottobre 1937) è stato un imprenditore britannico.
Come amministratore delegato della White Star Line, partecipò al viaggio inaugurale del Titanic, nave alla quale egli stesso diede il nome.

Dopo il disastro, Ismay fu attaccato con ferocia dalla stampa statunitense e britannica, per aver abbandonato la nave con ancora donne e bambini a bordo. Alcuni giornali lo chiamarono “J. Brute Ismay” (“J. Bestia Ismay”). Alcuni funzionari espressero opinioni negative sul suo conto, in quanto abbandonò la nave. La società londinese lo bollò come “uno dei più grandi codardi della storia”. La stampa negativa diventò sempre più forte nei suoi confronti, soprattutto dai giornali di William Randolph Hearst. Ismay si dimise, come presidente, dalla International Mercantile Marine Company, nel 1913 e fu rimpiazzato da Harold Sanderson. Tuttavia continuò a essere attivo in affari marittimi.

Molly Brown

 

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Margaret “Molly” Brown (Hannibal, 18 luglio 1867 – New York, 26 ottobre 1932) è stata una filantropa e attivista statunitense.
Nata col nome di Margaret Tobin ebbe diversi soprannomi e dopo la morte le fu attribuito quello di l’inaffondabile Molly, anche se non è mai stata chiamata, o quasi, Molly in vita. Fu un personaggio piuttosto mondano, filantropo ed attivista. La sua fama come superstite del Titanic aiutò a promuovere vari problemi comuni, come: il diritto del lavoro delle donne, l’istruzione, l’alfabetismo per i bambini e la conservazione storica. Durante la prima guerra mondiale, in Francia, lavorò col Comitato americano per la ricostruzione della Francia devastata, aiutando soldati francesi e statunitensi. Ricevette la Legion d’Onore francese, poco prima della morte, esprimendo la sua buona “cittadinanza complessiva”, incluso il lavoro assistenziale in Francia, i suoi sforzi per i superstiti del Titanic ed il suo attivismo negli Stati Uniti. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò al teatro come attrice.

Fonti: Encarta, Wikipedia, Corriere della Sera

Speciale Casa Rossa

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Come avete notato, di tanto in tanto posto qualche estratto da Tregua nell’ambra. Oggi ho deciso di pubblicare uno speciale sulla Casa Rossa di Alberobello, accostando ai brevi estratti le foto del campo di lavoro.

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Alcune detenute, una delle quali era particolarmente garrula, erano state trasferite in una stanza al piano superiore. Ne ignoravo la ragione, tuttavia esse parevano non aver perso la voglia di vivere. Durante il lavoro le avevo viste alle volte nascondere nelle mutande o negli scarponcini rimasugli di stoffa, scarti di fili. Anna riteneva che volessero in qualche modo fabbricare una corda per calarsi dalle finestre del piano superiore e tentare la fuga. E forse pregressi tentativi di evasione erano la ragione per la quale erano state spostate.

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Una giovane ebrea, Dileha, era innamorata di un internato polacco, Victor. A Victor, forse per proprio tornaconto, il commissario permetteva spesso di dedicarsi al suo mestiere originario: dipingere. Aveva il permesso di recarsi nella cappella deserta del campo e affrescarla con immagini sacre, utilizzando tuttavia strumenti indigenti. E così Victor dava vita a santi vestiti d’oro tra le ostili mura della casa rossa. Era persino riuscito a fabbricare un imponente lampadario di legno con i resti delle cassette per la verdura. Tutto ciò era sufficiente a suscitare l’ammirazione della bella Dileha e di molte altre donne.

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Udii una voce alle mie spalle prima di essere violentemente colpita nelle costole con il calcio di una mitragliatrice. Mi accasciai sul corpo esanime della mia amica e non ebbi il tempo di riprendere fiato che qualcuno mi sollevò dalle braccia, tenendomele ben ferme dietro la schiena.

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Il sergente Scialpi si fermò davanti a una modesta ala dell’edificio, anch’essa vermiglia e dall’aspetto per nulla rassicurante. Tre basse arcate contenevano altrettante porte.

Chi non ha ancora scaricato Tregua nell’ambra può farlo gratis qui.

“Il profumo del sud” di Linda Bertasi + intervista all’autrice

Amici, ho da segnalarvi un nuovo libro. Mi direte che in questo periodo sono molto prolifica in termini di recensioni e interviste, il che è assolutamente vero. Ma non è colpa mia quanto dei bravissimi autori emergenti che si stanno rivelando essere sempre più in gamba di quelli famosi. Oggi vi parlo del romanzo storico “Il profumo del sud”, un bellissimo libro che ho avuto il piacere di leggere e recensire in anteprima. Tra l’altro adoro la copertina, stupenda come la maggior parte delle copertine della Butterfly Edizioni. Mi sa che pubblicherò qui sul blog una bella raccolta delle loro copertine 🙂

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IL PROFUMO DEL SUD

Linda Bertasi

Butterfly Edizioni

Trama

Luglio 1858. Un piroscafo prende il largo dal porto di Genova verso il Nuovo Mondo. Sul ponte, Anita vede la terraferma allontanarsi e, con essa, tutto il suo passato: una famiglia alla quale credeva di appartenere, i suoi affetti, una scomoda verità. A condividere il viaggio con lei, la matura Margherita e il suo protetto, il seducente Justin Henderson. Giunti in America, Margherita convince Anita ad essere sua ospite per qualche tempo, nella sua dimora a Montgomery. La ragazza accetta, sicura di dover ripartire al più presto. A farle cambiare idea saranno le bianche colline del Sud e un tormentato amore più forte delle sue paure. All’orizzonte, l’ombra oscura della guerra civile.
Linda Bertasi scrive un romanzo che dell’Ottocento ha il sapore, un romanzo nel quale la Storia non è semplice sfondo ma protagonista attiva della vicenda. Narrativamente impeccabile, emotivamente travolgente, Il profumo del sud è una storia di passione: quella per la terra alla quale sentiamo di appartenere e quella per la persona che siamo destinati ad amare.

L’autrice

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Linda Bertasi nasce nel 1978, frequenta l’istituto tecnico a Ferrara dove si diploma in indirizzo informatico. Appassionata di storia, sviluppa sin dall’infanzia una predisposizione per le materie umanistiche. Scrive sotto pseudonimo su un portale dedicato alle poesie e una di questa viene utilizzata in uno spettacolo da un noto coreografo. Cura personalmente la rubrica “Il romanzo classico” sul web-magazine ‘IO COME AUTORE’ e gestisce il suo blog dove dà spazio agli emergenti ogni settimana con un’intervista. Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo “Destino di un amore” cui fa seguito nel 2011 “Il rifugio” che le vale il secondo posto al XXIII premio letterario ‘Valle Senio’ 2012. “Il profumo del sud” è il suo terzo romanzo. Sposata e con una figlia, vive nella provincia di Ferrara dove gestisce una piccola realtà commerciale.

La mia recensione

Il vocabolario dell’autrice è ricco e variegato, intriso del fascino del passato. La scrittura elegante, poetica, evocativa e le abbondanti metafore contribuiscono a creare un’atmosfera perfetta in cui si intrecciano dialoghi mai scontati che alle volte toccano gli apici austeniani, soprattutto nella prima parte del libro. Ben descritta è la situazione politica americana, con riferimenti chiari e precisi a nomi e luoghi reali – il che lascia ben intendere il lungo lavoro di ricerca svolto dall’autrice -, il tutto ben disciolto nella narrazione o nei dialoghi. Sono spesso citati anche i problemi della lontana Italia, il che è stato molto apprezzato dalla sottoscritta.

La storia è interessante e valida, sebbene la protagonista abbia una fortuna sfacciata nel trovare una straordinaria sistemazione nel Nuovo Continente. I primi approcci tra i due protagonisti sono molto intriganti, passionali, irriverenti per l’epoca. Dopo l’arrivo a destinazione e con il dispiegamento delle vicende assistiamo a salti temporali molto frequenti, anche di un anno intero. Le scene d’azione, tramite l’uso dell’imperfetto, suscitano ansia. Alle volte sarebbe stato opportuno approfondire l’instaurarsi di legami di amicizia definiti successivamente come profondi – vedi Jones, tra l’altro il personaggio che ho amato di più -, tuttavia i personaggi sono realistici, ben descritti.

Le parti che ho più apprezzato sono state l’inizio e la fine del libro. Esse infatti paiono quelle di maggior spessore: l’inizio suscita il gradito senso di attaccamento ai protagonisti mentre il finale, per nulla scontato, può persino causare qualche lacrima.

Un buon ritratto della guerra di secessione americana, con accenni anche alla piaga dello schiavismo, visto con gli occhi di una donna che, a discapito della propria considerazione di sé, è forte e intraprendente. Una lettura consigliata a chi ama il genere storico e romantico.

Valutazione:

4

Intervista all’autrice

Ciao Linda, benvenuta. Cominciamo la nostra chiacchierata.

  • Dalla tua biografia abbiamo appreso come, oltre alla prosa, ti dedichi alla poesia. Quale preferisci scrivere tra le due? Cosa senti più tuo, più intimo?

La poesia è stato il mio primo approccio con il mondo della scrittura, sin da ragazzina amavo dilettarmi in poesie esplorando i sentimenti in ogni loro forma. Pur conservando un bellissimo ricordo di un periodo che mi regalò anche qualche soddisfazione, preferisco dedicarmi alla prosa che sento più ‘mia’, mi completa, mi realizza, mi stimola.

  • Sei sempre stata appassionata di storia? Oppure è accaduto qualcosa di particolare nella tua vita che ha fatto scaturire la scintilla del colpo di fulmine?

Sono un’appassionata di storia sin dai tempi della scuola. Mi affascinano il quattordicesimo e il diciannovesimo secolo, la storia inglese e russa. In particolare l’epoca Tudor di Enrico VIII e dei suoi discendenti. Nella mia libreria conservo ancora le ricerche storiche di quei periodi e una decina di biografie dei monarca inglesi. C’è stato un periodo della mia vita, subito dopo il diploma, in cui presi seriamente in considerazione l’idea di diventare ricercatrice storica ma poi la vita ha scelto diversamente.

  • Raccontaci della rubrica sui romanzi classici che curi su “Io come Autore”.

Conobbi il web-magazine ‘Io come Autore’ quando mi intervistarono per  un articolo dedicato a me e ai miei due scritti. In ogni loro numero c’è sempre uno spazio dedicato a un autore emergente e non. Da lì mi appassionai alla rubrica e decisi di contribuire tentando di avvicinare i lettori al romanzo classico e storico, all’inizio, poi il direttore mi diede carta bianca per proporre i libri che più mi ispiravano.

  • Il libro che ho recensito è il tuo terzo romanzo. Ma prima di parlare di questo ti va di descriverci brevemente i tuoi due romanzi precedenti?

Il mio romanzo d’esordio fu “Destino di un amore”, una storia d’amore contemporanea che si sviluppa nell’arco di settant’anni. Una storia di amori e tradimenti, colpe ed espiazione, la vicenda di due famiglie legate dal vincolo del sangue e perseguitate da un destino crudele. Il secondo “Il rifugio” è un urban-fantasy, in cui do un assaggio del mio amore per la storia. Ne “Il rifugio” tocco temi delicati come la reincarnazione, le dimensioni temporali e i viaggi astrali. È la storia di una tenuta, di un diario addormentato nel passato e di due donne appartenenti a due epoche molto lontane tra loro che condividono gli stessi ricordi. Quest’ultimo mi valse anche il secondo premio al XXIII Premio Letterario ‘Valle Senio’ 2012.

  • “Il profumo del sud”. Un bel titolo per un bel romanzo. Da dove è scaturita l’idea di scrivere una storia d’amore ambientata durante la guerra di secessione?

L’idea, o per meglio dire il desiderio, è  sempre stata insita in me. Era un sogno nel cassetto da tempo. Ho sempre amato la guerra civile americana e sognato di utilizzare la sua ambientazione in un romanzo e, finalmente, con “Il profumo del sud” sono riuscita a realizzare questo desiderio.

  • Sei mai stata negli Stati Uniti? Se sì, hai visitato alcune delle città descritte nel libro? Se no, ti piacerebbe andare proprio lì oppure visitare qualche altro luogo?

Gli Stati Uniti e l’America in generale sono un altro dei miei sogni nel cassetto sin da piccola. Non ho visitato i luoghi descritti, non sentendone l’esigenza essendo un romanzo ambientato nel 1800, come invece accadde per Parigi in “Destino di un amore” e per Londra con “Il rifugio”. In un certo senso, mi sento come se avessi realizzato davvero un viaggio nel tempo: ogni particolare del mio romanzo è documentato, dalle colture al clima, dalle rotte marittime alle condizioni sui piroscafi, dalla vita in trincea agli uomini d’onore che hanno caratterizzato la seconda parte del diciannovesimo secolo in America.

  • Per gli eleganti dialoghi che sei capace di creare ti ispiri a qualche autore classico in particolare?

Considero Jane Austen una sorta di musa ispiratrice da sempre, sin quando da ragazzina aprii il  primo romanzo “Ragione e sentimento”. Ricordo ancora quel giorno. Leggo romanzi storici da che mi ricordo, di autori contemporanei e non, sono letteralmente innamorata della penna di Shakespeare. Chi mi conosce, mi definisce ‘una donna d’altri tempi’ e lo sono. Appartengo al 1800. Scrivere di quel periodo e utilizzarne il linguaggio, per me, è molto più semplice che adeguarmi al lessico contemporaneo.

  • Il tuo personaggio preferito di questo romanzo: chi è e perché?

Ovviamente Justin Henderson. Un connubio perfetto dell’uomo ideale e ne sono innamorata in un angolo remoto del mio cuore, l‘unico personaggio di un mio romanzo a popolare i miei sogni anche di notte. Amo tutto di lui. Il suo carattere focoso e impulsivo, la passione che mette in ogni cosa, la sua spavalderia e arroganza, il suo senso dell’onore, la sua cocciutaggine, il suo essere uomo, amante e amico.

  • Mi è sembrato di capire che Anita/Isabella non rappresenti solo se stessa ma incarni valori particolari, lanci un messaggio tra le righe. È così? Cosa hai voluto trasmettere attraverso il suo personaggio?

Con il suo personaggio ho voluto tramettere l’idea di donna ‘moderna’, per evidenziare che anche nel 1800 era possibile trovare una donna con pensieri propri e un’ indipendenza identica alla nostra. Una donna che non ha avuto paura di rischiare, che si è rimessa in gioco, che non si è nascosta dietro una casata che non le appartiene. In Anita/Isabella c’è un po’ di ognuna di noi: appassionate di libri e di vita, sognatrici e passionali. Un altro tema fondamentale è l’amore per la propria terra, il sudore versato in ogni singolo istante per inseguire un ideale che neppure una guerra può ammutolire. La mia protagonista compie un lungo viaggio: la vediamo ingenua, spaesata e impaurita a osservare la terraferma allontanarsi e la ritroviamo sicura e impavida attraverso gli anni che scorrono. Una donna capace di stabilirsi in una terra straniera, di imporsi al regime maschile assolutistico, una donna capace  di far risorgere una proprietà terriera con le sue sole forze e tanta volontà. Anita/Isabella trova le proprie radici in una terra straniera e il messaggio che voglio lanciare è proprio questo: le radici esistono in ognuno di noi, non muoiono, non si cancellano, qualunque sia il nostro percorso individuale.

  • Jones. Jones mi è molto piaciuto: compassato, intelligente, colto, di grande integrità morale. Hai scelto di farlo entrare in scena per contrastare le peculiarità di Justin? O perché rappresentasse un appiglio/una speranza per Isabella?

In realtà il personaggio di Jones è spuntato all’improvviso. Isabella si era appena chiusa la porta di Villa Spencer alle spalle e, tra la folla e nella mia mente, sono spuntati gli occhi di quest’uomo che giorno dopo giorno si è mostrato molto diverso da come me l’ero immaginata. All’inizio doveva essere solo un personaggio di contorno ma poi, come puntualmente mi accade, i personaggi prendono strade e direzioni proprie imponendo la loro presenza. L’unica cosa chiara era che Jones non avrebbe sostituito Justin e non sarebbe neppure stato un’antagonista. Nella vita di Anita/Isabella c’era spazio per un solo grande amore e Jones ne era consapevole.

  • Nei libri che leggi ami il lieto fine? O preferisci i finali strappalacrime? Chi è il tuo autore contemporaneo preferito?

Io sono più per i finali drammatici, trovo rendano più veritiero il romanzo, ovviamente a seconda della tipologia, ma le storie dove tutto è perfetto e finisce a gonfie vele non mi appartengono. Nei miei libri solitamente c’è almeno una morte. E devi pensare che sono notevolmente migliorata, quando iniziai a scrivere ricordo che in un romanzo morivano quasi tutti compresa la protagonista! Amo la penna di Zafòn e quella di Philippa Gregory. E, da appassionata di storia, ho trovato insuperabili “I pilastri della terra” e “Mondo senza fine” di Follet.

Grazie Linda per essere stata con noi. Ti auguro buona fortuna per i tuoi scritti.

Ti ringrazio infinitamente per la tua disponibilità e gentilezza e per questa intervista. Per me è stato un vero piacere essere intervistata da te e ne approfitto per dirti che al più presto leggerò il tuo romanzo “Tregua nell’ambra”.

E se volete parlare con Linda Bertasi o seguire la sua attività, vi lascio i suoi contatti.

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