Bestseller inizialmente respinti #4 – Paulo Coelho

Eccomi qui con un nuovo appuntamento della rubrica Bestseller inizialmente respinti.
Oggi parliamo di un autore celebrato e conosciuto in tutto il mondo: Paulo Coelho.

Dopo aver venduto infatti solo 800 copie nella sua prima stampa, il titolo L’alchimista trova un nuovo editore e vende 75 milioni di copie.
Voi l’avete letto?

L’autore

paulo-coelho1Paulo Coelho (Rio de Janeiro 1947) è uno scrittore brasiliano, importante esponente della letteratura brasiliana. Dopo aver lavorato per il teatro e aver scritto i testi delle canzoni di alcuni importanti cantanti brasiliani, si dedicò al giornalismo. L’esordio letterario risale al 1987, anno in cui pubblicò Il cammino di Santiago, romanzo autobiografico che descrive l’esperienza del pellegrinaggio a Santiago de Compostela.
Seguirono L’alchimista (1988, premio Grinzane Cavour per la narrativa straniera nel 1996), Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduto e ho pianto (1994), Veronika decide di morire (1998), in cui sono rievocate le esperienze in ospedale psichiatrico dell’autore (che durante l’adolescenza subì tre ricoveri), Il diavolo e la signorina Prym (2000), il romanzo erotico Undici minuti (2003) e Lo Zahir (2005). Le opere di Coelho sono state tradotte in numerosi paesi e ovunque sono state accolte da un grande successo di pubblico, diventando dei best-seller.

Il libro

Lalchimista-copertina1Il romanzo L’alchimista racconta la vicenda del giovane pastore Santiago, sfruttando due temi sempreverdi della letteratura mondiale: il viaggio e il sogno. La fabula si snoda in un arco temporale di due anni mediante una narrazione molto intima e carica, che finisce col dare alla vicenda un senso molto più pregnante e, per certi versi, sacrale di quel che sembri: scopo apparente del viaggio, infatti, è – per il giovane Santiago – l’inseguimento di un sogno ricorrente, secondo il quale, ai piedi delle Piramidi, vi sarebbe un ricchissimo tesoro nascosto. In realtà, l’avventura che lo porterà dall’Andalusia – sua terra natale – fino sotto le Grandi Piramidi d’Egitto, finirà per rappresentare un insieme di durissimi banchi di prova, rappresentazione allegorica della crescita.
Tra i personaggi più importanti nell’economia del romanzo, vi è una strana figura che caratterizza alcune delle primissime pagine: il vecchio e saggio Re di Salem, Melchisede. La stranezza più grande di questo savio è il fatto che egli conosca a menadito qualsiasi dettaglio della vita di Santiago, anche se il ragazzo giurerebbe di non averlo mai visto prima. Il vecchio incita il ragazzo a vendere le sue pecore e ad intraprendere il viaggio e gli fa anche dono di Urim e Tummim (due pietre che indicano il cammino da compiere, poiché una indica il no e l’altra il sì), oltre a dispensargli una serie di utili consigli e splendidi aforismi che pervaderanno tutto il resto del romanzo.
La prima tappa di Santiago è Tangeri, la città-ponte verso l’Africa. Il giovane, molto ottimista e un po’ ingenuo, viene immediatamente derubato da un suo coetaneo di tutto il denaro che possiede ed è costretto a rimboccarsi subito le maniche per riguadagnarsi quanto perduto. Entra nella bottega di un Mercante di cristalli malinconico e sull’orlo del fallimento; nel volger di un anno, grazie al suo spirito d’iniziativa e anche ad una strana magia che lo accompagna in ogni dove, riesce a far diventare l’emporio uno dei più prosperi della città e a riprendere il suo cammino, forte di un bel gruzzolo e di un’esperienza nuova.
“Il giovane Santiago imparerà, o meglio, riconoscerà quel linguaggio simbolico e universale che gli permetterà di penetrare l’Anima del Mondo, ovvero l’unico in grado di cogliere e interpretare tutti quei “segnali” che l’universo invia a tutti coloro che desiderano con tutto il cuore realizzare la propria Leggenda Personale.”
Si unisce, quindi, ad una carovana diretta nel deserto, dove incontra un uomo di nazionalità inglese che, dopo aver passato la sua vita a studiare l’alchimia, ha intrapreso a sua volta un viaggio per incontrare un saggio Alchimista nell’oasi di El-Faiyûm. In realtà i fatti sono ben diversi e il protagonista si ritroverà a combattere e persino innamorarsi prima di raggiungere l’epilogo della storia.

Fonte: Encarta, Wikipedia

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Best seller inizialmente respinti #2 – Harry Potter

Secondo appuntamento con la nuovissima rubrica Best seller inizialmente respinti. Se avete perso il primo appuntamento, in cui oltre a introdurre la rubrica abbiamo parlato di Agatha Christie, cliccate qui.

La scrittrice protagonista dell’articolo di oggi è J. K. Rowling, autrice della serie di libri sulle avventure del famoso mago Harry Potter.

La Rowling terminò il primo libro nel 1995 e, dopo numerosi e infruttuosi tentativi di trovare un agente letterario, finalmente la Christopher Little Literary Agency accettò di rappresentare il manoscritto. Non è finita qui. L’agenzia collezionò  ben 12 rifiuti consecutivi da parte di editori, fino a che la figlia di otto anni dell’editore Bloomsbury (una casa editrice all’epoca non molto conosciuta) chiese di leggere il manoscritto completo. L’editore accettò di pubblicare il libro ma consigliò all’autrice di trovare un lavoro fisso perché non sarebbe diventata ricca scrivendo libri per bambini. Tuttavia Harry Potter e la pietra filosofale da vita a una serie in cui gli ultimi quattro romanzi detengono il record di libri più velocemente venduti nella storia, su entrambi i lati dell’Atlantico, con vendite combinate di 450 milioni. Pensate che Harry Potter e l’Ordine della Fenice (2003) vendette 5 milioni di copie in 24 ore. Il sesto libro della saga, Harry Potter e il principe mezzosangue (2005), vendette 9 milioni di copie in 24 ore.

J. K. Rowling

JK+Rowling+JK

Joanne Rowling è nata a luglio del 1965 allo Yate General Hospital in Inghilterra ed è cresciuta a Chepstow, Gwent, dove ha frequentato il liceo Wyedean Comprehensive.

Jo lasciò Chepstow per frequentare l’Università di Exeter, dove conseguì una laurea in francese e studi classici, trascorrendo anche un anno a Parigi come parte dei suoi studi. Dopo la laurea traslocò a Londra per lavorare come ricercatrice ad Amnesty International, tra le altre mansioni. Iniziò a scrivere la serie di racconti di Harry Potter nell’attesa di un treno in ritardo durante il tragitto da Manchester a London King’s Cross e, nei cinque anni successivi, tracciò le trame di ciascun libro e iniziò la stesura del primo racconto.

Successivamente, Jo si trasferì in Portogallo per insegnare la lingua inglese. Si sposò a ottobre del 1992 ed ebbe una figlia nel 1993. Quando il suo matrimonio finì, fece ritorno nel Regno Unito con sua figlia Jessica per andare a vivere a Edimburgo, dove Harry Potter e la Pietra Filosofale fu ultimato. Il libro fu inizialmente pubblicato dalla casa editrice per narrativa infantile Bloomsbury a giugno del 1997, sotto lo pseudonimo J K Rowling. La lettera “K”, che sta per Kathleen, il nome della sua nonna paterna, fu aggiunta dietro richiesta dell’editore, per timore che il pubblico target del libro (gli adolescenti) accettasse con difficoltà una scrittrice donna.

Il secondo volume della serie, Harry Potter e la Camera dei Segreti, fu pubblicato a luglio del 1998 e rimase al numero uno delle classifiche dei libri best seller in edizione rilegata per adulti per un mese dopo la sua pubblicazione. Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban fu pubblicato l’8 luglio del 1999 e riscosse un successo planetario, con una permanenza di quattro settimane nelle classifiche dei libri best seller in edizione rilegata per adulti del Regno Unito.

Il quarto volume della serie, Harry Potter e il Calice di Fuoco fu pubblicato l’8 luglio del 2000 con una prima tiratura record di 1 milione di copie per il Regno Unito. Superò rapidamente tutti i record di vendita come libro più venduto nel primo giorno di pubblicazione del Regno Unito.

Harry Potter e l’Ordine della Fenice fu pubblicato in Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada e Australia il 21 giugno del 2003 e superò i record segnati da Harry Potter e il Calice di Fuoco come libro più rapidamente venduto della storia. Harry Potter e il Principe Mezzosangue fu pubblicato nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in altri paesi anglofoni il 16 luglio 2005 e ottenne gli stessi record di vendita.

Il settimo e ultimo libro della serie, Harry Potter e i Doni della Morte, fu pubblicato nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in altri paesi anglofoni nel 2007.

J.K. Rowling ha anche scritto due piccoli volumi, che compaiono come titoli dei libri di scuola di Harry all’interno dei romanzi. Gli animali fantastici: dove trovarli e Il Quidditch attraverso i secoli furono pubblicati a marzo del 2001 a favore dell’associazione di beneficenza Comic Relief.

A dicembre del 2008, Le fiabe di Beda il Bardo fu pubblicato in supporto del Children’s High Level Group (ora Lumos).

Oltre ad essere insignita dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (OBE) per i servizi alla letteratura per ragazzi, J.K. Rowling ha anche ricevuto numerosi premi e onorificenze, tra cui il Premio Principe delle Asturie per la Concordia, il Premio francese Légion d’Honneur e il Premio Hans Christian Andersen, ed è intervenuta in qualità di relatrice principale presso l’Università di Harvard, Stati Uniti. Sostiene un gran numero di cause benefiche attraverso il proprio fondo fiduciario appositamente istituito, Volant, ed è la fondatrice del Lumos, un’associazione benefica creata allo scopo di trasformare le vite dei bambini più disagiati.

Nel 2012, J.K. Rowling ha pubblicato il suo primo romanzo per adulti, Il Seggio vacante (Adriano Salani Editore S.p.A), ora disponibile in 44 lingue.

J.K. Rowling è anche l’autrice di Il Richiamo Del Cuculo (Adriano Salani Editore S.p.A), il suo primo romanzo giallo sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith, che è stato pubblicato nel 2013 e sarà tradotto in 37 lingue. È prevista la pubblicazione di un secondo romanzo di Robert Galbraith nel 2014.

Attualmente J.K. Rowling è impegnata nella stesura della sceneggiatura di Gli animali fantastici: dove trovarli, una storia originale ambientata nell’universo dei maghi e delle streghe, in parte già nota ai fan di Harry Potter. Segna il suo debutto nel mondo della sceneggiatura e il lancio di una nuova serie cinematografica con Warner Bros.

J.K. Rowling vive a Edimburgo con suo marito e i suoi tre figli.

 

Le copertine della prima edizione Bloomsbury

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Le copertine della prima edizione italiana

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Famosissimi sono anche i film ispirati alla serie. Cosa ne pensate? Vi sono piaciuti più i film o i libri?

 

 

Fonti: Wikipedia, jkrowling.com

Il cavaliere d’inverno – Paullina Simons

Il libro di cui vi parlo oggi l’avrò letto tipo quattro-cinque volte e non mi stanca mai: è uno dei miei libri preferiti.

IL CAVALIERE D’INVERNO

Paullina Simons

BUR

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Trama

Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d’estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell’Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta suvbito un’attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l’assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.

L’autrice

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Paullina Simons è nata a San Pietroburgo nel 1963. Ha vissuto con padre, madre, zio, zia e cugino nelle due stanze nelle quali Tatiana (protagonista de Il Cavaliere d’Inverno) avrebbe abitato. Suo nonno paterno ha vissuto in prima persona il mortale assedio di Leningrado, finchè non si è unito all’armata Rossa nel 1942. Nel 1968, quando lei aveva solo cinque anni, suo padre fu arrestato per l’agitazione anti-comunista durante l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Fu incarcerato per un anno, poi spedito al GULAG per due e esiliato a Tolmachevo. Nel 1973 ottenne il permesso per espatriare e portò la sua familia a New York. In America Paullina termina gli studi e lavora come giornalista finanziaria e produttrice televisiva, finchè non inizia a dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. La saga di Tatiana e Alexander si ispira in parte alla storia della sua famiglia in Russia.
Oggi vive a Northport, nelle vicinanze di New York, con il marito e i suoi quattro figli. All’ultima nata ha dato il nome di Tatiana.

Recensione

 

Soldato, lascia che ti accarezzi il viso e baci le tue labbra, lasciami urlare attraverso i mari e sussurrare attraverso i prati ghiacciati della Russia quello che sento per te… Luga, Ladoga, Leningrado, Lazarevo… Alexander, un tempo tu mi hai portata e ora io porto te.

Attraverso la Finlandia, attraverso la Svezia, fino in America con le mani tese, mi ergerò e mi farò avanti, destriero nero che galoppa senza cavaliere nella notte. Il tuo cuore, il tuo fucile, mi conforteranno, saranno la mia culla, la mia tomba.

Lazarevo stilla il tuo essere nel mio cuore, goccia d’alba al chiaro di luna, goccia del fiume Kama. Quando mi cerchi, cercami là, perché là sarò tutti i giorni della mia vita.

Tatiana Metanova è una ragazza russa di quasi diciassette anni, minuta, biondissima e piena di lentiggini che sta sbocciando e diventando donna. Vive con il fratello gemello Pasha, la sorella maggiore Dasha e i genitori in un appartamento comune nel Quinto Soviet. Un giorno d’inizio estate il generale Molotov annuncia alla radio che, senza alcuna dichiarazione di guerra, la Germania ha invaso la Russia, che si ritrova così nel secondo conflitto mondiale. Leningrado in quel giorno caldo sembra lontana anni luce dalla guerra, ma i genitori di Tatiana le chiedono comunque di uscire a fare provviste. Lei indossa il suo vestito migliore, uno splendido abito bianco con le rose rosse, ed esce di casa. Per strada però, invece di correre ai negozi sempre più affollati, si attarda per comprare un gelato. E proprio mentre gusta il suo gelato seduta su una panchina, le appare dall’altra parte della strada un soldato alto e bellissimo. Tatiana, imbarazzata, decide di salire sull’autobus ma lui la segue e le fa perdere di vista negozi, fermate e commissioni. Si ritrovano soli al capolinea e finalmente si parlano. Alexander, questo il nome del soldato misterioso, si offre di portarla a comprare provviste direttamente dal magazzino degli ufficiali dell’Armata Rossa. Tatiana si sta già innamorando di lui, ma tornata a casa scopre che il ragazzo in realtà è il fidanzato di sua sorella Dasha.

Tatiana si sentirà una stupida e da quel momento cambierà per sempre. Cambierà perché scoprirà che in realtà anche Alexander prova qualcosa per lei; cambierà quando conoscerà segreti inconfessabili che potrebbero distruggerli entrambi; cambierà perché negherà con tutta se stessa l’amore per tutelare la felicità della sorella; cambierà quando i tedeschi arriveranno a Leningrado e la metteranno sotto assedio. E mentre la neve, la fame, i bombardamenti e la disperazione avanzeranno, il legame segreto di Tatiana e Alexander crescerà con la forza e l’intensità dell’eroismo, vivendo di ricordi, parole e baci rubati.

Temi importanti quelli che stanno alla base di questo romanzo. L’amore. La vita. La morte. Nella sconvolgente ambientazione della seconda guerra mondiale, uno dei periodi più bui della storia dell’uomo. Quello che fa questo romanzo è anche questo: ricordarci gli errori passati dell’umanità affinché non vengano ripetuti.

I personaggi creati da Paullina Simons sono estremamente reali e vivono di vita propria, staccandosi dal suo disegno autoriale. La scrittura piacevole e a tratti poetica è in grado di trasportare il lettore direttamente nel luogo narrato che sia esso la splendida cupola dorata di Sant’Isacco, una strada su un lago ghiacciato o le acque di un incantevole fiume ai piedi dei Monti Urali.

Da non perdere per gli appassionati di storia e gli amanti del romance.

 Valutazione:

5+

Approfondimenti

L’assedio di Leningrado

Blocco della città russa di Leningrado (l’attuale San Pietroburgo) da parte delle forze tedesche durante la seconda guerra mondiale; l’assedio durò più di 800 giorni, dall’8 settembre 1941 al 12 gennaio 1944. Nel corso dell’Operazione Barbarossa, come venne definito il piano tedesco per la conquista dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, Leningrado fu circondata dalle truppe tedesche a sud, mentre gli alleati finlandesi guadagnavano posizioni a nord.

La strategia tedesca era quella di annientare la città e di tagliare tutte le vie di rifornimento, bersagliando nel contempo la popolazione di attacchi aerei e bombardamenti d’artiglieria che causarono oltre 600.000 vittime. Ad aggravare la situazione contribuì anche il rigidissimo inverno 1941-42. Dopo sette mesi, la costruzione della “strada della vita” attraverso il lago Ladoga permise di far giungere i rifornimenti in città, e costituì una via di fuga per circa 500.000 persone.

Assedio di Leningrado

Decise a distruggere Leningrado, l’attuale San Pietroburgo, le truppe tedesche assediarono la città per oltre 800 giorni, dal settembre 1941 al gennaio 1944, senza riuscire a travolgere la resistenza opposta dai cittadini organizzati in milizie, malgrado i massicci attacchi militari e i continui bombardamenti. Le perdite fra i civili furono ingenti: oltre un milione di morti. Nel 1945 alla cittadinanza venne conferita l’onorificenza dell’Ordine di Lenin a riconoscimento del suo eroismo.

 

Fonte: Encarta

 

Una ragione per amare – Rebecca Donovan

Perché? Perché mi ostino a cercare del buono dove non c’è? No, non sono impazzita. Il fatto è che ho sempre amato la Newton Compton, ma ultimamente sta producendo a raffica romanzetti senza capo né coda che, sulla scia d’isterismo ed entusiasmo – per cosa?? – proveniente dagli States, sono famosi come new adult. Ora mi direte: per quale oscura ragione leggi libri di un genere che non ti si confà? Semplice: perché ritengo che ogni genere abbia qualcosa di buono, qualcosa che, indipendentemente dai gusti, è in grado – e merita – di suscitare curiosità, attenzione, insomma, qualcosa di coinvolgente. Un esempio semplice, per capirci: il fantasy non è esattamente nelle mie corde, ma riconosco che spesso i libri di tal genere hanno trame e vicende emozionanti, ricche di colpi di scena, e gli autori hanno immaginazione. Così ho preso un new adult che, oltre alla solita storiella d’amore trita e ritrita, nella quarta di copertina accenna a una particolare situazione familiare, sperando di trovarci qualche spunto di riflessione importante sui problemi adolescenziali, qualcosa di significativo. Perché invece non mi metto l’anima in pace e lascio affogare scaffali e lettori nella cartaccia – perché chiamarli libri sarebbe un complimento – che viene loro riversata addosso? Stavolta ci vuole proprio: poveri alberi.

UNA RAGIONE PER AMARE

Rebecca Donovan

Newton Compton

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Trama

Emma Thomas è una studentessa modello e un’atleta prodigio. Ma è una ragazza taciturna e solitaria: non frequenta nessuno tranne la sua amica Sara, non va alle feste, non esce e non ha un fidanzato. E si copre bene per nascondere i lividi, per paura che qualcuno possa indovinare quello che succede tra le pareti domestiche. Mentre gli altri ragazzi della sua età si divertono spensieratamente, Emma conta in segreto i giorni che mancano al diploma, quando finalmente sarà libera di andare via di casa. Ma ecco che all’improvviso, senza averlo cercato o atteso, Emma incontra l’amore. Un amore intenso e travolgente che entra prepotentemente nella sua vita. E adesso nascondere il suo segreto non sarà più così facile.

Recensione

La prima cosa che salta all’occhio: i personaggi. Avete presente lo stereotipo degli stereotipi? I personaggi di questo libro sono più stereotipati dello stereotipo degli stereotipi. Non è uno scioglilingua, purtroppo. Non ho mai detestato così presto e così facilmente, profondamente, un protagonista maschile: Evan è semplicemente odioso. Emma, che vuol sembrare qualcosa di originale con i problemi che si porta appresso, in realtà è una Bella Swan a cui manca solo Edward Cullen. La storia, che come dicevo prima dalla quarta di copertina sembrava interessante, si rivela ben presto per quel che vale. Certe storie e certi romanzi possono piacere, non lo metto in dubbio, ma la cosa che mi ha infastidita in questo caso – come anche in altri libri tipo Easy, vedi qui – è la superficialità con cui certi temi vengono trattati. La violenza domestica in questo libro risulta qualcosa di ridicolo, superficiale, stereotipato – ecco che ritorna l’aggettivo del giorno, ma non è colpa mia.

Lo stile è inesistente, la struttura debole, tensione zero. Certi passaggi sembra siano stati scritti solo per allungare il brodo.

Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma se i new adult sono tutti così stiamo proprio messi bene. I bestseller del nuovo secolo la dicono lunga sulla nostra società. E con questo passo e chiudo.

Valutazione:

1

Shopping con Jane Austen – Laurie Viera Rigler

Chi mi segue su Facebook avrà forse letto delle mie disavventure con il chick lit. Nonostante sia un genere molto in voga in questo periodo, a me risulta avverso, difficile da leggere poiché lo trovo quasi insignificante, ripetitivo, inverosimile e a volte melenso. Tuttavia, giacché non sono contenta se non sfido continuamente le mie convinzioni, ho cercato di portare a termine la lettura di qualcosa – oltre a diversi chick lit “puri” che proprio non mi sono andati giù e ho abbandonato senza troppi sensi di colpa – sulla stessa linea, ma con delle varianti più o meno significative.

SHOPPING CON JANE AUSTEN

Laurie Viera Rigler

Sperling & Kupfer

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Trama

Courtney Stone vive a Los Angeles, ha un fidanzato con cui sta finalmente per convolare a nozze ed è un’incallita lettrice di Jane Austen. Quando sorprende il suo promesso sposo con un’altra, l’unica cura al suo dolore sono la vodka ghiacciata e una copia di “Orgoglio e pregiudizio”, che inizia a rileggere prima di sprofondare in un sonno consolatore. Al risveglio è a dir poco disorientata: non si trova più nel suo appartamento del Ventunesimo secolo, e neppure nel suo corpo, ma nella sontuosa stanza di una magione inglese e nei panni di una signorina dell’era della Reggenza. A dispetto di ogni spiegazione logica, Courtney non solo è intrappolata nella vita di un’altra donna, ma è costretta a fingere di essere davvero lei, e a fare i conti con una realtà ben diversa da quella cui è abituata. Neppure il folle amore per Jane Austen l’ha preparata ai vasi da notte e alle luride locande dell’Inghilterra del Diciannovesimo secolo, per non parlare della realtà di essere una single alle prese con accompagnatori soffocanti, seduttori sprovvisti di preservativo e commenti malevoli sulla sua condizione di zitella. Ma Courtney scopre però che la nuova identità ha anche dei vantaggi e incomincia ad apprezzare le “passeggiate nel boschetto” e le sale da tè, le feste da ballo e i pomeriggi di “shopping” dal sarto. Quando poi entra in scena l’enigmatico Mr. Edgeworth, tanto simile al Mr. Darcy della sua eroina Elizabeth, le cose si fanno proprio interessanti…

L’autrice

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Laurie Viera Rigler, quando non è impegnata nella rilettura di uno dei sei romanzi di Jane Austen, è un’editor freelance e insegna scrittura creativa, tenendo cicli di lezioni anche da Vroman’s, la più grande e antica libreria indipendente della California meridionale. Vive a Los Angeles ed è membro della Jane Austen Society of North America.

La mia opinione

Ribadendo le premesse dell’introduzione all’articolo, questo genere di romanzi non mi è proprio congeniale. Ciò che mi ha incuriosita e indotta a dare una possibilità a Shopping con Jane Austen è stato il viaggio nel tempo della protagonista che si ritrova nell’epoca di Jane Austen. In alcuni passaggi è stato divertente leggere i pensieri di una donna moderna di fronte a una società così diversa dalla nostra, tuttavia la ricostruzione storica – prerogativa che come avrete capito influisce molto sull’opinione che mi faccio di un romanzo – risulta assai superficiale e distratta, appena accennata, del tipo che non richiede nessuna consultazione storica ma ispirata semplicemente a qualche scena di film. La storia presenta numerose analogie con i romanzi della Austen e, anche se la cosa è certamente voluta, si dimostra a volte ridicola e a mio avviso tradisce la poca originalità dell’autrice. Si tratta in definitiva di un libricino leggero, che si legge in un pomeriggio. Un romanzo senza pretese, non orribile ma nemmeno bello, con un finale che da l’impressione di aver letto un libro scritto a metà. Che poi sia diventato un super bestseller secondo me è legato certamente al fascino che il collegamento con la Austen esercita sui suoi ammiratori e, per dirla tutta, la trovo proprio una subdola manovra commerciale.

Valutazione:

3

L’ultima concubina – Lesley Downer

Ah, che bello. Mi sento sempre così dopo aver terminato la lettura di un bel libro. Appagata e un po’ malinconica, come se fossi ritornata a casa dopo un lungo viaggio. E, nel caso di questo libro, si tratta davvero di un lungo viaggio.

L’ULTIMA CONCUBINA

Lesley Downer

Piemme

 

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Trama

Giappone, 1861. Il giorno in cui il corteo reale era passato attraverso il villaggio per scortare la futura sposa dello shogun verso il castello di Edo, la strada, di solito affollata di carri e viaggiatori, era deserta. Nella vallata non si udiva un solo rumore e tutti erano immobili, in attesa. Solo la piccola Sachi aveva infranto le regole e aveva alzato la testa verso la portantina che avanzava lungo la via. L’aveva fissata solo per un attimo, ma era stato abbastanza perché quel gesto cambiasse il corso della sua vita. Quattro anni dopo, Sachi vive ormai stabilmente a Edo. Ha seguito la principessa Kazu fin dal giorno in cui è passata nel suo villaggio e i loro occhi si sono incrociati, scambiandosi una muta promessa. Da allora è stata educata secondo le ferree regole di palazzo e adesso, compiuti i quindici anni, è pronta per essere introdotta al cospetto dello shogun. Così impone la tradizione e così deve essere: la principessa deve offrire in dono al marito una concubina, e Sachi è la prescelta.

L’autrice

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Lesley Downer nata a Londra, da madre cinese e padre canadese. Ma è il Giappone, non la Cina, il paese che ha conquistato il suo cuore: dopo averlo visitato per la prima volta nel 1978, vi si è fermata per quindici anni.Scrive regolarmente recensioni per The New York Times Book Review.Per Piemme ha già pubblicato Geisha: storia di un mondo segreto (2002), considerato uno dei libri più autorevoli sull’argomento, L’ultima concubina (2008) e Il kimono rosso (2011). Attualmente vive tra Londra e New York con il marito Arthur I. Miller.Torna spesso in Giappone.

La mia recensione

La trama del libro è, già a una prima occhiata, affascinante. Ebbene, il libro contiene molto di più . È una storia di guerra, di indipendenza, di morte, di riscatto, di onore e sopportazione. Ma più di tutto è l’ammaliante e vivido ritratto di una società antica prima dell’apertura all’Occidente. Gli usi e i costumi sono particolari per noi che siamo abituati a leggere dell’Ottocento europeo, e per certi versi sorprendenti e quasi incomprensibili. Il libro focalizza l’attenzione sull’importanza del dovere, difatti le persone agivano in base a ciò che si doveva fare, senza pensare se fosse giusto o sbagliato, senza cercare un’alternativa; e sulla condizione delle donne, costrette a essere sottomesse agli uomini e non avere opinioni, a tenere segrete le proprie emozioni quando queste non fossero state del tutto piegate alla rigida imperturbabilità imposta dall’etichetta. Le donne rappresentavano sovente merce di scambio, un modo per gli uomini di famiglia di giungere a particolari privilegi – e questo l’ho trovato anche in Ritratto di donna in cremisi, che ho recensito qui, forse unico elemento di collegamento tra le due lontanissime società. A quei tempi il Giappone era un mondo chiuso, a sé stante, tant’è che la popolazione non aveva neanche idea dell’esistenza dei barbari – europei – e, quando ne vedeva uno, data l’alta statura e i tratti del viso più marcati rispetto agli orientali, lo scambiava per demone. Basti pensare che la protagonista, avendo a che fare con un inglese, rimane sbigottita dalle maniere cortesi di lui che secondo lei si comporta con le donne come un servo, privo della caratteristica indifferenza o durezza dei samurai. Da non dimenticare che le donne qui sono esperte di combattimento, non certo le delicate gentildonne vittoriane.

Le intricate vicende che riguardano i natali di Sachi, ci rivelano con accuratezza la vita della povera gente di montagna ma anche quella, rigida e per certi versi tiranna, delle dame di alto rango. Gli straordinari scenari in cui la storia si esplica mostrano un mondo magico, incontaminato, con il sapore vero della natura popolata tra l’altro da piante e alberi cui non siamo abituati per esempio nelle zone con clima mediterraneo. In un romanzo dal sapore esotico si avvicendano personaggi diversi abilmente tratteggiati in poche pennellate, tra i quali inevitabilmente spiccano l’indipendente Sachi e lo sfuggente Shinzaemon. Il loro legame è ben lontano da quello fisico e vissuto di cui siamo abituati a leggere nei romanzi con ambientazione occidentale: si tratta di un rapporto innocente che non ha bisogno di essere espresso a parole, che conta solo sulla memoria di qualche stretta di mano e forse per questo più vero, legato profondamente all’anima. Un romanzo epico, avventuroso, dall’ambientazione grandiosa. Una lettura che non può mancare nella libreria degli amanti della storia o delle culture orientali.

Valutazione:

5+

E l’eco rispose – Khaled Hosseini

Eccomi qui oggi con la recensione dell’ultimo libro di un autore che adoro.

E l’eco rispose

Khaled Hosseini

Piemme

 

L’autore

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Khaled Hosseini, in dari خالد حسینی (Kabul, 4 marzo 1965), è uno scrittore e medico statunitense. Di origine afgana, pashtun, è nato a Kabul, dove ha vissuto la sua infanzia. Dal 1980 vive negli Stati Uniti. È l’autore del libro campione di vendite Il cacciatore di aquiloni. Nel 2007 ha pubblicato il suo secondo libro intitolato Mille splendidi soli che, solo in Italia, ha venduto più di un milione di copie. La casa di produzione di Steven Spielberg, DreamWorks, ha acquistato i diritti di entrambi i romanzi, per trarne dei film.

La vita

Khaled Kidrauhl Hosseini è nato a Kabul, in Afghanistan, ultimo di cinque fratelli. Suo padre era un diplomatico in servizio presso il Ministero degli Esteri afghano e sua madre insegnava persiano e storia in un liceo femminile di Kabul. Nel 1970 il Ministero degli Esteri mandò la sua famiglia a Teheran, in Iran, dove il padre lavorò presso l’ambasciata dell’Afghanistan. Nel 1973 tornarono a Kabul. Nel luglio 1973 il re afghano, Zahir Shah, fu spodestato in un colpo di stato dal cugino, Mohammed Daoud Khan.

Nel 1976 il Ministero trasferì ancora una volta la famiglia Hosseini, questa volta a Parigi. Nel 1980 sarebbero dovuti tornare a Kabul, ma nel frattempo (1979) in Afghanistan il potere era nelle mani di un’amministrazione filo-comunista, appoggiata dall’Armata Rossa. Temendo l’impatto della guerra sovietica in Afghanistan, la famiglia Hosseini chiese e ottenne l’asilo politico negli Stati Uniti e, nel settembre 1980, si trasferirono a San José, in California. Dato che avevano lasciato tutte le loro proprietà in Afghanistan, per un breve periodo vissero di sussidi statali, fino a che il padre riuscì a risollevare le sorti della famiglia intraprendendo numerosi lavori. Khaled Hosseini è tornato in Afghanistan come inviato per l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Attualmente vive nel nord della California con la moglie Roya, da cui ha avuto due figli: Haris e Farah.

Curiosità

Da bambino, Hosseini lesse molti libri di letteratura persiana, insieme a traduzioni di romanzi occidentali. I ricordi di Hosseini del pacifico periodo pre-Sovietico dell’Afghanistan, come le sue esperienze con gli hazara afghani, lo hanno portato a scrivere il suo primo romanzo, Il cacciatore di Aquiloni. Un hazara, Hossein Khan, aveva lavorato per la famiglia dello scrittore quando vivevano in Iran. Quando era in terza elementare Hosseini gli insegnò a leggere e scrivere. Nonostante la sua amicizia con Hossein Khan fosse stata breve e piuttosto formale, i ricordi che lasciò ad Hosseini gli furono di ispirazione per la descrizione del rapporto tra Hassan e Amir.

Fonte: Wikipedia

 

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E l’eco rispose

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Mi dicono che devo guadare acque dove presto annegherò. Prima di immergermi, lascio questo sulla spiaggia per te. Prego che tu lo possa trovare, sorella, perché tu sappia cosa c’era nel mio cuore quando sono finito sott’acqua.

Trama

Sulla strada che dal piccolo villaggio di Shadbagh porta a Kabul, viaggiano un padre e due bambini. Sono a piedi e il loro unico mezzo di trasporto è un carretto rosso, su cui Sabur, il padre, ha caricato la figlia di tre anni, Pari. Sabur ha cercato in molti modi di rimandare a casa il figlio, Abdullah, senza riuscirci. Il legame tra i due fratelli è troppo forte perché il ragazzino si lasci scoraggiare. Ha deciso che li accompagnerà a Kabul e niente potrà fargli cambiare idea, anche perché c’è qualcosa che lo turba in quel viaggio, qualcosa di non detto e di vagamente minaccioso di cui non sa darsi ragione. Ciò che avviene al loro arrivo è una lacerazione che segnerà le loro vite per sempre. Attraverso generazioni e continenti, in un percorso che ci porta da Kabul a Parigi, da San Francisco all’isola greca di Tinos, Khaled Hosseini esplora con grande profondità i molti modi in cui le persone amano, si feriscono, si tradiscono e si sacrificano l’una per l’altra.

Recensione

Ho preso il nuovo libro di Hosseini poco dopo l’uscita e, tra un impegno e l’altro, sono riuscita a leggerlo solo in questi giorni. Non c’è niente da fare, la scrittura di Hosseini incanta. Mi è piaciuto molto, all’inizio, il punto di vista di Abdullah bambino che deve gestire l’immenso affetto per la sorella e il dolore della perdita: una nuova prova superata egregiamente dall’autore, dopo i punti di vista sperimentati abilmente ne Il cacciatore di aquiloni e Mille splendidi soli.
I romanzi di Hosseini sono tutti velati di una malinconia dolce, struggente. Le emozioni si susseguono a ritmo serrato, non si fa in tempo a metabolizzarne una che ne arriva un’altra. Come sempre l’autore sfrutta le vicende narrate per dipingere un vivido ritratto dell’Afghanistan, mostrando il Paese “reale”: non quello che conosciamo in modo distorto tramite i mass media ma quello vero, vissuto, quello degli abitanti. I personaggi sono numerosissimi, profondamente complessi, mai scontati, combattuti, veri nella loro codardia o nel loro egoismo.
A questo proposito però devo muovere qualche critica. Di fatto si tratta di un romanzo corale, cosa che in genere non mi piace. Nella prima parte del libro le vicende di Pari, Abdullah, Sabur, Nabi, Parwana sono appassionanti, ci si affeziona a loro perché sono tutti profondamente legati. Ma poi cominciano a subentrare personaggi come Amra, Roshi, Thaila, Markos, Idris, Timur, Adel che in realtà hanno solo un labile legame con quelli principali – no, non me la sento di parlare di protagonisti veri e propri. Pare servano solo a farci volare in una diversa parte del mondo – descritta alle volte in maniera così rapida da apparire insulsa, vedi l’India raccontata in poche righe – o a introdurre in maniera del tutto indifferente per il loro vissuto – ma che ammetto colpisce al cuore il lettore che era rimasto in sospeso – dettagli sulla vita di personaggi precedenti di cui non si è saputo più nulla. Il che è un’abile mossa letteraria, tra l’altro il modo di descrivere i sentimenti di così tante persone diverse è una grande dote dell’autore, ma non contribuisce alla creazione di un sentimento d’attaccamento verso questi nuovi personaggi. Forse la mia spiegazione è un po’ contorta, ma leggendo il libro sarà facile capire a cosa mi riferisco.
Non al livello de Il Cacciatore di aquiloni e Mille splendidi soli, in ogni caso una lettura scorrevole, capace di emozionare.

Valutazione:

4

L’ipotesi del male – Donato Carrisi

Cari followers, oggi vi parlo di un libro del famoso Donato Carrisi, mio compaesano. Ho avuto modo di conoscere Carrisi durante la presentazione de L’ipotesi del male proprio nella nostra città natale, Martina Franca, e vi assicuro che è stata la più bella, più interessante presentazione cui ho partecipato. Non si è infatti parlato troppo del libro, ma dell’ipotesi del male, l’idea che sta alla base. Ho ritrovato nel romanzo tre-quattro frasi chiave che l’autore aveva sapientemente esposto e dato in pasto al pubblico durante la presentazione sotto forma di dubbi, riflessioni. Un grande oratore e, dalla recensione del libro che leggerete nelle prossime righe, un grande autore.

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Con Donato Carrisi alla presentazione de “L’ipotesi del male”.

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Copia autografata de “L’ipotesi del male”.

L’autore

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foto © ph. Emiliano Narcisi (FREM)

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca (in provincia di Taranto) e vive a Roma. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha studiato criminologia e scienza del comportamento. Dal 1999 è sceneggiatore per il cinema e la televisione. È una firma del Corriere della Sera ed è l’autore del romanzo – bestseller in Italia e in Europa – Il Suggeritore.
Bel 2011 ha pubblicato il suo secondo grande successo: Il tribunale delle anime. Nel 2012 ha consolidato il suo status di scrittore affermato anche in campo internazionale con il libro La donna dei fiori di carta.

Bibliografia

  • L’ipotesi del male, Longanesi 2013
  • La donna dei fiori di carta, Longanesi 2012
  • Il Tribunale delle Anime, Longanesi 2011
  • Il Suggeritore, Longanesi 2009 e TEA 2011

Filmografia (come autore e sceneggiatore)

  • Casa famiglia, serie televisiva 2001
  • Casa famiglia 2, serie televisiva 2003
  • Era mio fratello, film tv 2007
  • Nassiryia – Per non dimenticare, film tv 2007
  • Squadra antimafia – Palermo oggi, serie tv 2009
  • Moana, fiction TV 2009

Riconoscimenti

  • Vincitore de le Prix SNCF du Polar 2011, categoria Europea
  • Vincitore del XXIV Premio Letterario Massarosa
  • Vincitore della sesta edizione del Premio Camaiore di Letteratura Gialla
  • Vincitore della 57esima edizione delPremio Bancarella
  • Vincitore della seconda edizione del Premio Belgioioso Giallo
  • Vincitore della terza edizione del Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir
  • Vincitore con Il Croupier Nero dell’edizione 2004 del Premio Solinas, sezione Storie per il Cinema

Il libro

ii

Trama

C’è una sensazione che tutti, prima o poi, abbiamo provato nella nostra vita: il desiderio di sparire. Di fuggire da tutto. Di lasciarci ogni cosa alle spalle.
Ma per alcuni non è solo un pensiero passeggero.
Diviene un’ossessione che li divora e li inghiotte.

Queste persone spariscono nel buio. Nessuno sa perché. Nessuno sa che fine fanno. E quasi tutti presto se ne dimenticano.
Mila Vasquez invece è circondata dai loro sguardi. Ogni volta che mette piede nell’ufficio persone scomparse – il Limbo – centinaia di occhi la fissano dalle pareti della stanza dei passi perduti, ricoperte di fotografie. Per lei, è impossibile dimenticare chi è svanito nel nulla.
Anche perché la poliziotta ha i segni del buio sulla propria pelle, come fiori rossi che hanno radici nella sua anima.
Forse per questo, Mila è la migliore in ciò che fa: dare la caccia a quelli che il mondo ha scordato.
Ma se d’improvviso gli scomparsi tornassero con intenzioni oscure?
Come una risacca, il buio restituisce prima gli oggetti di un’esistenza passata. E poi le persone. Sembrano identici a prima, ma il male li ha cambiati.
Alla domanda su chi li ha presi, se ne aggiungono altre. Dove sono stati tutto questo tempo? E perché sono tornati?
Mila capisce che per fermare l’armata delle ombre non servono gli indizi, non bastano le indagini. Deve dare all’oscurità una forma, deve attribuirle un senso, deve formulare un’ipotesi convincente, solida, razionale… Un’ipotesi del male.
Ma per verificarla non c’è che una soluzione: consegnarsi al buio.

La mia recensione

Partiamo dal fatto che i thriller e i gialli non sono i miei generi preferiti. Se vi dico dunque che a fatica riuscivo – quando necessario – a staccarmi dalle pagine di questo libro, il valore dell’affermazione aumenta esponenzialmente. Mila Vasquez è un personaggio di grande spessore: non la solita eroina buona ma una donna con tendenze all’autolesionismo. Mila è attratta dal “buio”, da ciò che nasconde, che ingoia, che – solo a volte – rimanda indietro. È una poliziotta attenta e dall’intelligenza sottile, forse proprio il suo legame con l’oscurità le rende più facile comprenderne i meccanismi. Tutti i personaggi che animano la storia risultano vividi, dipinti ad arte in poche pennellate, soprattutto Simon Berish. La storia è assolutamente originale ed estremamente affascinante. Donato Carrisi, tra i tanti quesiti, ci pone davanti a questo: vi siete mai chiesti che fine fanno coloro che spariscono? Non amo particolarmente i fatti di cronaca ma ammetto che sono affascinata dalle infinite possibilità di risposta che, come l’autore ci fa notare attraverso L’ipotesi del male, non si riducono a rapimenti, omicidi o suicidi. Le vicende del libro scorrono severe e implacabili sotto gli occhi del lettore, attirandolo, blandendolo con i meccanismi del “buio”, tenendo viva l’attenzione e rimescolando le carte in tavola ogni qual volta si credeva di aver capito qualcosa. La combinazione di così tanti intrecci, personaggi, particolari, mi fa venire in mente soltanto una parola: geniale. È geniale l’idea di fondo, geniale lo sviluppo della storia nella successione cronologica altalenante tra passato e presente, geniale il modo in cui il tutto viene presentato. Un libro capace di scatenare inattese riflessioni. Da leggere anche per chi non ha letto Il suggeritore. Assolutamente da non perdere.

Valutazione:

5

Cinquanta sfumature di grigio – E. L. James

Chi non conosce questo libro? Ci stanno facendo anche il film. Ma analizziamolo un po’.

 

CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO

E. L. James

Mondadori

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Trama

Quando Anastasia Steele, graziosa e ingenua studentessa americana di ventun anni incontra Christian Grey, giovane imprenditore miliardario, si accorge di essere attratta irresistibilmente da quest’uomo bellissimo e misterioso. Convinta però che il loro incontro non avrà mai un futuro, prova in tutti i modi a smettere di pensarci, fino al giorno in cui Grey non compare improvvisamente nel negozio dove lei lavora e la invita a uscire con lui. Anastasia capisce di volere quest’uomo a tutti i costi. Anche lui è incapace di resisterle e deve ammettere con se stesso di desiderarla, ma alle sue condizioni. Travolta dalla passione, presto Anastasia scoprirà che Grey è un uomo tormentato dai suoi demoni e consumato dall’ossessivo bisogno di controllo, ma soprattutto ha gusti erotici decisamente singolari e predilige pratiche sessuali insospettabili… Nello scoprire l’animo enigmatico di Grey, Ana conoscerà per la prima volta i suoi più segreti desideri. Tensione erotica travolgente, sensazioni forti, ma anche amore romantico, sono gli ingredienti che E. L. James ha saputo amalgamare osando scoprire il lato oscuro della passione, senza porsi alcun tabù.

L’autrice

EL James

E. L. James, pseudonimo di Erika Leonard (Londra, 1963), è una scrittrice britannica. È l’autrice del romanzo erotico bestseller Cinquanta sfumature di grigio e degli altri due libri che compongono la trilogia. Agli inizi della sua carriera di scrittrice ha usato anche lo pseudonimo Snowqueen Icedragon.

Cresciuta nel Buckinghamshire, educata privatamente, Erika Leonard si diploma presso la University of Kent, prima di diventare assistente di un direttore di studio presso la National Film and Television School di Beaconsfield. Nel 2012, il Time Magazine l’ha inclusa nella sua lista annuale di “Le 100 persone più influenti del mondo”. Vive a ovest di Londra con il marito, lo sceneggiatore Niall Leonard, e i due figli.

 

Recensione

Dunque… da dove cominciare?
Breve spiegazione della trama: Anastasia Steele, una ragazza comune, incontra Christian Grey, giovane miliardario dalle allarmanti inclinazioni sessuali.
Innanzitutto mi chiedo se Stephenie Meyer abbia letto questo scritto. Avete voglia di un Twilight senza vampiri ma con sesso violento? Eccolo a voi, Cinquanta sfumature di grigio. Per quanto si sia criticato Twilight in questi anni, stavolta trovo giusto difenderlo. Le analogie con la saga della Meyer sono disarmanti.

Ve ne faccio alcuni esempi.

  • La protagonista femminile è impacciata, scoordinata, insicura.
  • Il protagonista maschile sembra perfetto.
  • Vivono nello stato di Washington.
  • La madre della protagonista si è risposata e vive lontano con il nuovo marito.
  • Il protagonista maschile avverte la protagonista di stargli lontano poiché lui è il cattivo, le dice che in lei c’è del mistero a differenza di tutte le altre (cosa che Edward dice a Bella in merito all’incapacità di leggerle il pensiero).
  • Il discorso dell’amica della protagonista alla cerimonia di consegna della laurea (in Twilight è quella del diploma… evviva, una differenza! Ma probabilmente dettata dalla necessità che la protagonista seviziata sessualmente fosse più adulta di Bella) è della serie “Cosa ne sarà del nostro futuro?”
  • Il protagonista maschile regala alla protagonista, come premio per la laurea, un’automobile all’ultimo grido.

E queste sono soltanto alcune. Più volte ho trovato addirittura dialoghi con le stesse battute. Credo che non si possa parlare propriamente di plagio ma la faccenda risulta molto ma molto squallida. Ancor più squallido è che uno scritto del genere venda milioni di copie nel mondo. In fondo tutti sarebbero capaci di copiare l’approccio e l’innamoramento di una famosa storia d’amore e inserirci delle scene piccanti e violente. Oltretutto ripetitive e non così scandalose come si potrebbe pensare.
Tutta l’ammirazione per Christian Grey che si sente in giro da dove scaturisce? È bello e ricco fino all’inverosimile, ok. Ma è un uomo con profonde turbe psichiche, nient’affatto intrigante quanto piuttosto spaventoso. Fa addirittura firmare un contratto alle sue “sottomesse” nel quale si definiscono condizioni e comportamenti di dominatore e sottomessa. Ha un blando aspetto filantropico – vuole sconfiggere la fame nel mondo – ma trovo sia un pretesto assurdamente banale per mettere del buono nella personalità di quest’individuo. Ah, già, dimenticavo: è pure uno stalker. Ma uno di quelli seri, che conosce indirizzi e dettagli della vita privata, intercetta il cellulare… Fossi stata io al posto di Anastasia mi sarei sentita davvero in ansia per le attenzioni morbose di quest’uomo.
I personaggi secondari sono insignificanti, come ad esempio un altro pretendente di Anastasia: Josè. Egli appare privo di personalità ed è soltanto un pretesto per scatenare le ire del maniaco sessuale Grey e far subire punizioni alla sottomessa Anastasia.
La cosa peggiore è che uno scritto come questo trasmette un messaggio perverso e cioè che le donne potrebbero godere della violenza inflitta al loro corpo e della sottomissione della loro mente a opera dell’uomo. In un mondo in cui già le violenze contro le donne sono abbondantemente diffuse, il successo di questo libro potrebbe avere effetti gravi. Pensate agli adolescenti che lo leggono e si accostano al sesso con questo genere di intenzioni. Oppure pensate ai paesi musulmani in cui le donne subiscono spesso violenze domestiche: simili messaggi non fanno altro che alimentare e giustificare prevaricazioni e soprusi dando loro quasi valenza “amorosa”.
Spero che l’onda di successo di questa saga si ritiri presto assieme a tutti i suoi possibili strascichi. Ovviamente non leggerò i due sequel.

Valutazione:

1

Mille splendidi soli – Khaled Hosseini

Un libro che ho molto amato. L’avete letto?

 

MILLE SPLENDIDI SOLI

Khaled Hosseini

Piemme

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Trama

A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua “kolba” di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l’arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una “harami”, una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L’unica cosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall’intreccio di due destini, una storia che ripercorre la storia di un paese in cerca di pace, dove l’amicizia e l’amore sembrano ancora l’unica salvezza.

Recensione

Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri.

Versi con cui il poeta Saib Tabrizi scrisse su Kabul. Versi riportati nel libro di Khaled Hosseini e da cui è stato tratto il titolo.

 

Ci troviamo a Kabul, capitale dell’Afghanistan. Le protagoniste sono Mariam e Laila. Hanno età diverse, vite diverse.

Mariam è una harami, termine usato per indicare i figli illegittimi. Infatti suo padre Jalil aveva avuto una relazione clandestina con sua madre, una domestica di nome Nana. Nana e Mariam vivono quasi esiliate in una kolba in cima ad una collina ma suo padre va a trovarla ogni giovedì raccontandole del mondo meraviglioso che c’è in città. Mariam vede in lui un uomo importante, un esempio da seguire. Quando un giovedì egli non si presenta alla kolba, Mariam decide di discendere la collina per recarsi a Herat e andare a trovarlo. Viene malamente rifiutata dai domestici e ritorna a casa. Ma qui l’attende una terribile sorpresa. Sua madre Nana, già segnata dalla depressione e dall’odio profondo verso Jalil, non ha saputo sopportare l’allontanamento della figlia e si è impiccata. A quel punto il destino di Mariam viene forzatamente messo in mano al padre che, per evitare vergogne sulla sua rispettabile famiglia ufficiale, la fa frettolosamente sposare con un uomo molto più grande di lei: Rashid, un calzolaio di un’altra città.

Laila è invece una ragazza più fortunata. Nonostante debba sopportare la sofferenza per la morte dei fratelli partiti per la guerra, nella sua vita c’è spazio per lo studio, fortemente voluto da suo padre. Inoltre tra le braccia di Tariq, suo amico sin dall’infanzia, trova l’amore. Un amore non destinato a durare poiché anche Tariq si arruola per la guerra.

Un drammatico bombardamento farà incontrare Mariam e Laila, legate poi per sempre dalla volontà di combattere i soprusi di Rashid, di proteggere i figli di Laila, di conquistare la libertà.

La storia profonda di un’amicizia vera e solidale tra due donne oppresse dalle convenzioni sociali e dalla guerra. Un romanzo di denuncia che da voce a tutte le donne che soffrono silenziosamente ogni giorno e che non hanno mezzi per ribellarsi. Ma troviamo anche la speranza e la forza dell’amore ancor più accentuata in situazioni critiche come i conflitti civili.

Con maestria Khaled Hosseini ha scritto un romanzo dal sapore epico e immortale, destinato a restare nella storia della letteratura quale testimonianza di quelle vicende di cui non si sente parlare nei telegiornali.

La lettura è scorrevole e incuriosisce progressivamente il lettore regalando ogni sorta di emozioni. L’autore dimostra di essere perfettamente in grado di descrivere dei fatti dal punto di vista femminile, contrariamente a “Il cacciatore di aquiloni” che invece ha protagonisti maschili.

Sicuramente uno dei libri più belli che abbia mai letto.

Valutazione:

5