Un’opera d’arte al mese #1: Lo stagno delle ninfee

Buon inizio di novembre a tutti!

Inauguriamo questo mese con una nuova rubrica: Un’opera d’arte al mese.

Perché questa scelta?, chiederete. Ebbene, penso che di arte non si parli mai abbastanza. Oltretutto sarebbe bello riportare la contemplazione dell’arte a una dimensione più quotidiana, com’era una volta, e non soltanto un compito di scuola o una perdita di tempo come spesso è percepita oggi. Così, in questo mio piccolo spazio, condividerò con voi alcuni dei dipinti che preferisco e che meglio rappresentano le correnti artistiche di cui fanno parte. Non mancheranno curiosità e particolari interessanti. Cominciamo!

Inaugura la rubrica Lo stagno delle ninfee di Claude Monet.

Titolo del dipinto

Lo stagno delle ninfee

Artista

Claude Monet

Anno di realizzazione

1899

Dimensioni

88,3 x 93,1 cm

Tecnica

Olio su tela

Dove si trova

National Gallery di Londra, Inghilterra

Curiosità

Lo stagno che si vede nel dipinto è un ramo del fiume Epte, affluente della Senna, deviato da Monet per creare il suo giardino acquatico.

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Il dipinto

Monet riesce a catturare la luce del sole per far risaltare il soggetto e renderlo più reale, al punto che riusciamo quasi a sentire il profumo delle ninfee e udire i rumori prodotti dalle creature che vivono nello stagno e attorno a esso. Allo scopo di catturare la luce che cambiava, il colore e le condizioni atmosferiche, Monet disponeva spesso numerose tele allineate una di fianco all’altra. Nell’attesa che un dipinto si asciugasse, si metteva a lavorare su un altro.

Per ottenere i riflessi perfetti dell’acqua, l’artista insisteva che sia il giardino, sia lo stagno fossero pulitissimi, al punto da chiedere agli addetti alle pulizie di “spolverare” la superficie dell’acqua.

Gli impressionisti, e Monet in particolare, ammiravano molto l’arte e la cultura giapponese e ne subirono una forte influenza. Monet riempì la sua casa di Giverny con centinaia di stampa giapponesi e piantò bambù e peonie lungo le sponde dello stagno delle ninfee. Come si vede nel dipinto, costruì anche un ponticello in legno ad arco, in tipico stile giapponese.

L’autore

Claude Monet fu il fondatore dell’impressionismo francese, movimento che prese il nome proprio da uno dei suoi quadri, Impressione, sole nascente. I dipinti raffiguranti il suo giardino acquatico, tra cui Lo stagno delle ninfee, sono alcune delle opere d’arte più preziose al mondo.

Monet

Claude Monet (Parigi 1840 – Giverny 1926) fu un pittore francese. Capofila del movimento impressionista, portò al massimo livello lo studio degli effetti mutevoli della luce naturale. Mostrò prestissimo il suo talento artistico, cominciando fin da ragazzo a disegnare caricature, per poi seguire l’insegnamento di Eugène Boudin che lo incoraggiò a dipingere all’aperto. Nel 1859, da Le Havre, dov’era cresciuto, si trasferì a Parigi, iniziando a frequentare Edouard Manet e altri pittori che in seguito avrebbero formato il gruppo impressionista, come Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir e Alfred Sisley.

Lavorando molto in esterni (en plein air, secondo i dettami impressionisti), Monet dipingeva paesaggi e scene di vita quotidiana così come si presentavano ai suoi occhi, senza artifici. Nel 1865 cominciò a esporre al Salon, dove le sue opere ottennero sempre maggiore successo. Le critiche al suo stile, decisamente innovativo, arrivarono dai sostenitori dell’arte accademica, che consideravano frutto di negligenza le sue ampie pennellate applicate con libertà sulla tela.

Nel 1874 Monet e il suo gruppo decisero di organizzare una propria esposizione. La critica, giudicando sommario e incompiuto il loro stile, li definì sprezzantemente ‘impressionisti’, volgendo così in burla il titolo di un’opera di Monet (Impression, soleil levant, 1872). In questo periodo, le composizioni dell’artista si caratterizzano per l’uso di colori puri; in particolare il bianco, che suggerisce la luce, e il blu, applicato nelle zone d’ombra, gli consentivano di rendere sulla tela un’impressione spontanea dei paesaggi che aveva di fronte.

Verso la metà degli anni Ottanta Monet conobbe i primi successi di critica e di pubblico. Dal 1889 iniziò a eseguire serie di dipinti (famosa, tra le altre, è quella delle Cattedrali di Rouen, 1892-94) che ritraevano lo stesso soggetto in diverse ore del giorno o in diversi periodi dell’anno, mostrando così che la sua tecnica, nonostante l’apparente semplicità, ben si prestava a rendere l’intera gamma delle variazioni atmosferiche. Dal 1883, acquistata una casa a Giverny, vicino a Parigi, si dedicò a ritrarre il suo giardino ricco di fiori (oggi aperto al pubblico), realizzando, tra l’altro, la serie delle Ninfee (1909-26), talvolta su tele di grandi dimensioni.

Curiosità

Nell’estate del 1869 Monet e Renoir lavorarono fianco a fianco sulle rive della Senna, dipingendo due visioni della stessa scena: Bagnanti a La Grenouillère di Monet e La Grenouillère di Renoir.

 

 

La corrente artistica

L’Impressionismo è una corrente artistica sviluppatasi in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, nata dal rifiuto delle tradizioni pittoriche e scultorie contemporanee, a soggetto classico o sentimentale, e dello stile promosso dall’Accademia di belle arti di Parigi, tecnicamente meticoloso e incentrato sul lavoro in studio. Per estensione, il termine “impressionismo” è stato applicato anche a certa produzione musicale dell’inizio del XX secolo. Tra i principali pittori impressionisti si ricordano Edgar Degas, Claude Monet, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley e Jean-Frédéric Bazille.

I FONDAMENTI DELL’IMPRESSIONISMO

Tradizionalmente l’Accademia imponeva le direttive alle quali tutta l’arte francese avrebbe dovuto uniformarsi e allestiva le esposizioni del Salon di Parigi, organo ufficiale della promozione artistica e della formazione del gusto. Gli impressionisti rifiutarono questi dettami e queste costrizioni, preferendo ispirarsi alla natura e alla vita quotidiana piuttosto che alla classicità o alla storia aulica, e rigettando d’altra parte anche il sentimentalismo tardoromantico (vedi Romanticismo) allora in voga. Scelsero di lavorare all’aperto anziché in studio, interessandosi principalmente agli effetti della luce naturale.

Se la pratica accademica si fondava sull’accuratezza del disegno, la precisa descrizione dei dettagli, la perfetta definizione delle forme attraverso sfumature di colore e chiaroscuro, gli impressionisti, invece, elaborarono una tecnica pittorica in grado di riprodurre la percezione visiva del reale, nella quale i contorni non sono mai netti e i colori, colpiti dalla luce, appaiono vivi, spesso cangianti.

Il procedimento si fondava sulla stesura di brevi pennellate di pigmento puro, che giustapponevano perlopiù colori primari (rosso, giallo e blu), mettendoli in contrasto con i complementari (verde, viola, arancio ecc.): ne risultava un’immagine rozza e frammentaria se analizzata da vicino, ma straordinariamente efficace dalla consueta distanza d’osservazione, caratterizzata da una luminosità più accesa di quella solitamente prodotta mescolando i colori prima di applicarli alla tela.

 

Fonti: Encarta, Capolavori della Pittura
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