Bettina, Giovanna e la prevenzione. La Austen in Italia nel 1932

Cari followers, eccomi con un articolo breve e conciso. Non si tratta di una recensione.

Per finalità romanzesche mi sono interessata alle prime edizioni italiane di Orgoglio e pregiudizio. Ebbene, ora riderete.

La primissima traduzione italiana risale al 1932 e il titolo adottato fu Orgoglio e prevenzione.

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Il lavoro del traduttore Giulio Caprin è stato encomiabile ed è stato assurto a punto di riferimento per tutte le traduzioni successive. Ad ogni modo il significato moderno del termine “prevenzione” – dico moderno appunto perché all’epoca invece era usato come sinonimo di preconcetto, venire prima – mi pare un po’ ambiguo e mi riservo di non fare commenti inadeguati al contesto.

Non è finita qui. Vista la fisima fascista per l’italianizzazione di ogni cosa, sono stati tradotti anche i nomi dei personaggi, per cui:
Elizabeth diventa Bettina (!!); Jane diventa Giovanna, e così via.
Mi mancano però Darcy, Bingley e Wickham. Qualche intuizione?

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Anniversario della nascita di Jane Austen

Oggi, 238 anni fa, nasceva Jane Austen. A pensarci bene è un sacco di tempo, no? E i suoi romanzi sono ancora letti e amati in tutto il mondo, si potrebbe dire anche in “chiave moderna” – non come ad esempio grandi autori che vengono studiati solo a scuola come Dante Alighieri. Chissà cosa avrebbe detto lei, davanti a questo successo mondiale e temporale?

Vediamo di approfondire un po’ la conoscenza di questa autrice, della quale personalmente ho letto quasi tutti i romanzi apprezzandoli molto.

Il celebre incipit di Orgoglio e pregiudizio:

 

È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di una moglie. E per quanto poco si conoscano i sentimenti o le opinioni del gentiluomo che per la prima volta venga a trovarsi in ambienti sconosciuti, questa verità è talmente radicata nelle menti dei vicini che egli viene subito considerato legittimo appannaggio di una o l’altra delle loro figlie.

 

 

Jane Austen

 

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Jane Austen (Steventon, 16 dicembre 1775 – Winchester, 18 luglio 1817) è stata una scrittrice britannica, figura di spicco della narrativa preromantica. Ebbe grande influenza sullo sviluppo del romanzo inglese. Ricevette la tipica educazione che all’epoca si impartiva alle giovani di buona famiglia. Amante della lettura, lesse con passione i romanzi di Henry Fielding, Laurence Sterne, Samuel Richardson e le poesie di George Crabbe e William Cowper. Condusse una tranquilla vita di provincia, viaggiando poco, coltivando rare relazioni sentimentali (nessuna delle quali sfociò nel matrimonio) e intrattenendo uno stretto legame con la sorella Cassandra. Cominciò a scrivere giovanissima, e negli anni seguenti tornò spesso sui suoi romanzi, rielaborandoli prima di pubblicarli. Orgoglio e pregiudizio, ad esempio, uscito nel 1813, è il rifacimento delle giovanili First Impressions, mentre Ragione e sentimento (1811) è la riscrittura di Elinor and Marianne, composto tra il 1797 e il 1798.

Il 1811, anno in cui, dopo la morte del padre, si trasferì con la famiglia a Chawton, segnò l’inizio di un periodo d’intensa attività letteraria. Avvolta dalla tranquillità dei sereni affetti familiari, scrisse Mansfield Park (1814), Emma (1816) e, ultimo romanzo compiuto, Persuasione, pubblicato postumo insieme all’Abbazia di Northanger, scritto in precedenza.

Nel 1816 si manifestarono i primi sintomi della malattia che l’avrebbe portata alla morte, e nel 1817 la scrittrice si trasferì a Winchester. Benché ai margini dello stile romantico, molto apprezzato dai suoi contemporanei, le opere di Jane Austen, caratterizzate da acutezza di osservazione e sensibilità per i piccoli particolari della vita quotidiana, riscossero subito un notevole successo sia di pubblico sia di critica. Tra i suoi estimatori vi furono Walter Scott, che nel 1815 le riservò un apprezzamento entusiasta sulla ‘Quarterly Review’, e Samuel Taylor Coleridge.

Indifferente ai grandi avvenimenti storici dell’epoca e ai fermenti sociali di quegli anni, Jane Austen parodiò con tratti caricaturali di squisita levità i vizi e le mode del tempo. Così, nell’Abbazia di Northanger derise, nella figura della protagonista, accanita lettrice di romanzi gotici, l’amore per la narrativa del sovrannaturale e delle passioni esasperate che sarebbe culminata nelle opere di Ann Radcliffe e nel Frankenstein di Mary Shelley.

 

Cronologia delle opere

 

ANNO TITOLO GENERE
1811 Ragione e sentimento Romanzo, rifacimento di Elinor e Marianne
1813 Orgoglio e pregiudizio Romanzo, rifacimento del giovanile First Impressions
1814 Mansfield Park Romanzo
1816 Emma Romanzo
1818 L’abbazia di Northanger Romanzo, rifacimento di Susan, scritto nel 1803
1818 Persuasione Romanzo

Lo stile

 

La scrittura austeniana presenta poche scene descrittive e digressioni narrative, ma è caratterizzata dai dialoghi che l’autrice rende con il discorso diretto, con lo stile epistolare e con il discorso indiretto libero.
Quest’ultimo, fondendo il discorso diretto con la mediazione del narratore, fu utile all’autrice per rendere, in maniera ironica o drammatica, i pensieri e le parole dei protagonisti.
La mancanza dei verbi “dire” e “pensare” nella funzione di collegamento tra il narratore e il personaggio, danno l’illusione al lettore di essere nella mente dei protagonisti. La Austen utilizza ampiamente questa tecnica anche per illustrare il background dei personaggi.
Nell’uso del discorso diretto, la Austen assegna ad ogni personaggio dei caratteri distintivi che lo rendono riconoscibile dalle sue parole. Ad esempio l’Ammiraglio Croft in Persuasione è riconoscibile dallo slang navale mentre il Signor Woodhouse di Emma dal suo linguaggio perennemente ipocondriaco.

I dialoghi sono genericamente composti da periodi molto brevi e gli scambi di battute sono rapidi e incisivi. In questo senso, sono particolarmente rilevanti alcune conversazioni tra Elizabeth e Darcy in Orgoglio e pregiudizio.

Curiosità

 

  • Col termine Janeites si identificano gli appassionati di Jane Austen che elevano la loro adorazione per la scrittrice a fenomeno di culto. Il termine fu coniato per la prima volta da George Saintsbury nell’introduzione a Orgoglio e pregiudizio nell’edizione del 1894. Questo termine è stato ripreso anche da Rudyard Kipling nel racconto The Janeites. La scrittura di fanfiction e il ritrovo in club di lettura o fan site sono le principali attività dei Janeites.

  • Nel videogioco Saints Row IV, se tutte le missioni lealtà vengono completate prima del finale, Jane Austen viene rivelata essere la narratrice esterna.

Fonti: Encarta, Wikipedia

 

Oltre ai numerosi film tratti dai suoi libri, consiglio la visione del film Becoming Jane, che parla proprio della vita della Austen.

Shopping con Jane Austen – Laurie Viera Rigler

Chi mi segue su Facebook avrà forse letto delle mie disavventure con il chick lit. Nonostante sia un genere molto in voga in questo periodo, a me risulta avverso, difficile da leggere poiché lo trovo quasi insignificante, ripetitivo, inverosimile e a volte melenso. Tuttavia, giacché non sono contenta se non sfido continuamente le mie convinzioni, ho cercato di portare a termine la lettura di qualcosa – oltre a diversi chick lit “puri” che proprio non mi sono andati giù e ho abbandonato senza troppi sensi di colpa – sulla stessa linea, ma con delle varianti più o meno significative.

SHOPPING CON JANE AUSTEN

Laurie Viera Rigler

Sperling & Kupfer

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Trama

Courtney Stone vive a Los Angeles, ha un fidanzato con cui sta finalmente per convolare a nozze ed è un’incallita lettrice di Jane Austen. Quando sorprende il suo promesso sposo con un’altra, l’unica cura al suo dolore sono la vodka ghiacciata e una copia di “Orgoglio e pregiudizio”, che inizia a rileggere prima di sprofondare in un sonno consolatore. Al risveglio è a dir poco disorientata: non si trova più nel suo appartamento del Ventunesimo secolo, e neppure nel suo corpo, ma nella sontuosa stanza di una magione inglese e nei panni di una signorina dell’era della Reggenza. A dispetto di ogni spiegazione logica, Courtney non solo è intrappolata nella vita di un’altra donna, ma è costretta a fingere di essere davvero lei, e a fare i conti con una realtà ben diversa da quella cui è abituata. Neppure il folle amore per Jane Austen l’ha preparata ai vasi da notte e alle luride locande dell’Inghilterra del Diciannovesimo secolo, per non parlare della realtà di essere una single alle prese con accompagnatori soffocanti, seduttori sprovvisti di preservativo e commenti malevoli sulla sua condizione di zitella. Ma Courtney scopre però che la nuova identità ha anche dei vantaggi e incomincia ad apprezzare le “passeggiate nel boschetto” e le sale da tè, le feste da ballo e i pomeriggi di “shopping” dal sarto. Quando poi entra in scena l’enigmatico Mr. Edgeworth, tanto simile al Mr. Darcy della sua eroina Elizabeth, le cose si fanno proprio interessanti…

L’autrice

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Laurie Viera Rigler, quando non è impegnata nella rilettura di uno dei sei romanzi di Jane Austen, è un’editor freelance e insegna scrittura creativa, tenendo cicli di lezioni anche da Vroman’s, la più grande e antica libreria indipendente della California meridionale. Vive a Los Angeles ed è membro della Jane Austen Society of North America.

La mia opinione

Ribadendo le premesse dell’introduzione all’articolo, questo genere di romanzi non mi è proprio congeniale. Ciò che mi ha incuriosita e indotta a dare una possibilità a Shopping con Jane Austen è stato il viaggio nel tempo della protagonista che si ritrova nell’epoca di Jane Austen. In alcuni passaggi è stato divertente leggere i pensieri di una donna moderna di fronte a una società così diversa dalla nostra, tuttavia la ricostruzione storica – prerogativa che come avrete capito influisce molto sull’opinione che mi faccio di un romanzo – risulta assai superficiale e distratta, appena accennata, del tipo che non richiede nessuna consultazione storica ma ispirata semplicemente a qualche scena di film. La storia presenta numerose analogie con i romanzi della Austen e, anche se la cosa è certamente voluta, si dimostra a volte ridicola e a mio avviso tradisce la poca originalità dell’autrice. Si tratta in definitiva di un libricino leggero, che si legge in un pomeriggio. Un romanzo senza pretese, non orribile ma nemmeno bello, con un finale che da l’impressione di aver letto un libro scritto a metà. Che poi sia diventato un super bestseller secondo me è legato certamente al fascino che il collegamento con la Austen esercita sui suoi ammiratori e, per dirla tutta, la trovo proprio una subdola manovra commerciale.

Valutazione:

3

Orgoglio e pregiudizio – Jane Austen

Lui rimase seduto per alcuni istanti e poi, dopo essersi alzato, si mise a camminare per la stanza. Elizabeth era meravigliata, ma non disse una parola. Dopo un silenzio durato diversi minuti, le si avvicinò con fare agitato e cominciò a dire: «Ho lottato invano. Non ci riesco, non reprimerò i miei sentimenti. Dovete consentirmi di dirvi con quale ardore io vi ami e vi ammiri.»

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

Jane Austen

orgoglio e pregiudizio

Trama

Elizabeth Bennet è carina, brillante, una perfetta ragazza da marito. Ma, a differenza delle sorelle e in barba ai consigli della madre, non smania per darsi in sposa al primo pretendente. Ha un sogno: vuole innamorarsi e una vera eresia per i suoi tempi – sposare l’uomo che ama. Non sembra cosa facile, ma quando si presenta alla porta di casa Bennet un nuovo interessante vicino, il giovane Mr Darcy, il più appare fatto. Lui è bello, intelligente, pieno di fascino, eppure le cose tra i due non riescono a ingranare e tra fraintendimenti, pettegolezzi, reciproche incomprensioni sembra proprio che Lizzy e Darcy non vogliano rassegnarsi ad ammettere quello che i loro cuori hanno già perfettamente capito.

Recensione

Qualcuno di voi potrebbe pensare che sia una noia ripescare romanzi vecchi di secoli per leggerli oggi. Eppure non sono d’accordo. Nel mondo attuale, intasato di scrittori più o meno tali che pubblicano ogni sorta di scritto pur – ahimè – di discutibile qualità, il valore e la maestria degli scrittori di un tempo risalta ancora di più. In questo caso parliamo di Jane Austen e del suo romanzo più famoso: “Orgoglio e pregiudizio” – titolo originale “Pride and prejudice” – pubblicato nel 1813, in realtà rifacimento dell’opera giovanile “First impressions”.

Il mio voto la dice lunga sull’opinione che mi sono fatta su questo romanzo e, più in generale, sulla sua autrice. Ritengo che se un’opera sia stata capace di attraversare indenne e ancora splendente i confini del tempo e dello spazio, un valore deve averlo davvero. Ma parliamo della trama.

Elizabeth è la secondogenita di una buona famiglia, i Bennet. È una ragazza intelligente e sicura delle sue idee, non si lascia influenzare completamente da ciò che la società dell’epoca impone per una giovane donna come invece accade per le sue sorelle minori. Jane, sua sorella maggiore, dal cuore candido e altruista, è molto legata a lei ed è la sua confidente. La vita di Elizabeth si svolge tra passeggiate in campagna, visite dei vicini – durante le quali sopporta con imbarazzo i discorsi egoistici e superficiali di sua madre – ed eleganti balli. Proprio ad uno di questi balli conosce due gentiluomini da poco giunti nella cittadina di campagna dove vive: il signor Bingley e il signor Darcy. Il primo affabile e cortese, riscuote subito la simpatia dell’intera comunità; il secondo, orgoglioso e riservato, attira a sé le antipatie delle signore. Da quel momento in avanti Elizabeth e Jane hanno spesso a che fare con loro e le loro amiche, dame sciocche e superficiali pronte a pugnalarle alle spalle. Elizabeth – decisa contro ogni logica del tempo a non fare un matrimonio per convenienza ma per amore – scoprirà che nulla è come appare e ogni cosa può celare in realtà sentimenti ben diversi. “Orgoglio e pregiudizio”, titolo assolutamente perfetto per un’avventura romantica ed elegante, dal sapore autentico e d’altri tempi.

La parte iniziale della narrazione appare un po’ lenta e funge da introduzione ai personaggi e allo stile di vita. Jane Austen descrive con pungente vivacità i modi di pensare dell’epoca e i comportamenti della società “bene”, con i pregiudizi radicati e le distinzioni di ceto. Il romanzo prende vita dopo i primi venti capitoli e da quel momento in avanti cattura il lettore in un’atmosfera curiosa ed affascinante per noi che apparteniamo ad un secolo così diverso da quello in cui si svolgono le vicende. Pesanti risultano a volte i dialoghi sulle virtù e i difetti dell’animo umano, dei quali l’autrice riesce a disquisire sapientemente. Tuttavia ogni difetto è compensato dall’intreccio della trama e dalla descrizione dei personaggi, dai sentimenti profondi che con abilità la scrittrice riesce a trasmettere senza parole mielose e superflue. A mio avviso una grande opera. Una lettura consigliata oggi più che mai.

Valutazione:

5