L’ombra del peccato – Silvia Scibilia

Buongiorno a tutti!

Come va l’estate? Siete in vacanza o al lavoro? Fa caldo?

Io sono qui a presentarvi il libro di un’autrice emergente.

L’OMBRA DEL PECCATO

Silvia Scibilia

L'OMBRA DEL PECCATO

Trama

Quando Herman Autier abbandona l’Inghilterra, per cercare fortuna nella contea di Sicilia, vuole lasciarsi alle spalle il tradimento della sua famiglia e ricominciare una nuova vita. Herman possiede molte doti, è un cavaliere, un colto giurista e ha l’abilità di volgere a proprio vantaggio ogni esperienza senza rinunciare all’onore. È grazie a tali facoltà che Ruggero D’Altavilla gli affida una missione. Introdotto a casa di Baltasar Flores, un ricco mercante di libri, deve studiare i codici antichi presenti nella sua biblioteca. È lì che scopre il tesoro più grande del mercante, sua figlia Clara. I suoi sogni sembrano avverarsi. Una donna coraggiosa e colta da amare e una ricchezza senza pari da usare per i suoi fini. Ma l’ombra del peccato che ha avvelenato la sua esistenza nel castello natio lo insegue e sembra allontanarlo da Clara e dalla Sicilia per sempre. 

L’autrice

Silvia Scibilia è un’autrice siciliana di narrativa romantica di genere contemporaneo e storico. Tra le sue pubblicazioni Ghiacciolo con Nutella, Odio amare, Sogno proibito, 6 in stand-by, Notturno, Valzer, Preludio e Sinfonia.

Visita il suo blog, qui.

Recensione

Diciamo subito (e molti di voi lo sanno già) che sono un po’ pignola, soprattutto per quanto riguarda la lingua italiana e l’uso che se ne fa nei libri. Una storia buona infatti può perdere del tutto la sua validità se supportata da un registro linguistico inadeguato o ancor peggio se sono presenti errori grammaticali. Ne ho trovati a bizzeffe nei libri di molti grandi editori e la cosa lascia intendere quanta cura essi si prendano dei testi (posso dire che ormai sono più commerciali della Coca Cola?).

Questa premessa è per dirvi che, ciò che mi ha colpito subito nel libro di Silvia Scibilia è l’assoluta cura del linguaggio, la precisione dei termini, il registro linguistico ideale e non esiste errore di ortografia o grammatica. Leggere questo libro è piacevole perché non si incontrano quei fastidiosi ostacoli alla lettura a cui ho accennato sopra e questo per me è un grande pregio, ancor di più perché si tratta di un libro auto pubblicato.

Passiamo ora ad altri aspetti. La storia è ambientata alla fine dell’undicesimo secolo, il che è un territorio non troppo esplorato nei romanzi storici, che anzi spesso vengono ambientati nel diciottesimo e diciannovesimo secolo. L’ambientazione è pregevole e ben descritta e i particolari tendono a creare un’atmosfera realistica.

I protagonisti sono ben descritti: lui prestante, colto e con un po’ di sano egoismo, lei una ribelle per l’epoca, acculturata e ancora nubile.

A dispetto dell’introduzione lenta le vicende si sviluppano poi con il ritmo giusto.

In definitiva una bella storia, da non perdere per gli appassionati del genere.

Valutazione:

4

Trovate il libro su Amazon. Buona lettura!

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I signori dei primordi – Andrea Micalone

Cari amici,

in questo weekend quasi natalizio torno a parlarvi di un autore che abbiamo conosciuto tempo fa in un articolo dedicato al primo volume della sua saga. Sto parlando di Andrea Micalone e potete leggere l’articolo in questione qui. Ora vi presento quindi il secondo volume della stessa serie.

 

IL TRAMONTO DELLA LUNA: I SIGNORI DEI PRIMORDI

Andrea Micalone

Self  publishing

I Signori Dei Primordi Copertina

Trama

Dopo i drammatici avvenimenti accaduti durante l’Assemblea degli Alti Patti, il Norrendal deve adesso affrontare i temibili eserciti comandati dalla misteriosa “Mente”. Enestar ed Ellendar dovranno perciò recarsi alla Gatierf Edria, la Fortezza delle Terre Oscure, per difendere quell’ultimo baluardo che separa la civiltà dal suo annientamento. Nel frattempo Airalos affronterà le remote terre orientali, dove pare che regnino ancora i “Signori dei Primordi”.

 

Perché è consigliato?

Dopo l’affascinante esordio Il tramonto della luna: Le origini della notte, Andrea Micalone torna a incantarci con un’avventura dai risvolti magici ancora più oscuri e torbidi rispetto alla precedente. Legami e amicizie tra i personaggi conosciuti nel primo libro sono messi ora in discussione in maniera profonda. L’avventura e l’azione sono i pilastri su cui poggia l’intera narrazione.

Ideale per chi ama il genere fantasy ma anche per chi vuole avvicinarvisi per la prima volta.

Link utili

 

Buona lettura!

Il cielo oscuro di Roma – Ilaria Tomasini

Buongiorno amici!

Eccomi qui con la recensione di un libro appena uscito.

 

IL CIELO OSCURO DI ROMA

Ilaria Tomasini

Selfpublishing

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Trama

Raven Locke, 16 anni, è una ragazza timida e complessata e Sara, la più carina della
scuola, non fa che tormentarla.
Un giorno Raven viene sfidata da Sara: di sicuro non avrà il coraggio di entrare nel cimitero da sola!
La giovane accetta la scommessa, ma qualcosa va storto e per Raven e Sara inizia un incubo spaventoso.
Aylward Dewayne è un tranquillo insegnante, ma di notte si aggira per le vie di Roma armato di un pugnale d’argento.
Il suo passato nasconde un terribile segreto e il suo destino si intreccerà con quello di Raven e Sara in un’avventura mozzafiato.

L’autrice

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Ilaria Tomasini è nata a Roma il 28 maggio 1977. Diplomata al Liceo Scientifico A. Avogadro di Roma, ha in seguito frequentato un corso triennale di Illustrazione alla Scuola Internazionale di Comics. Attualmente vive in provincia di Verona insieme al marito e alla sua cagnolina Kira. Appassionata lettrice, scrivere è stata la sua passione praticamente da sempre. Oltre a scrivere romanzi e racconti, illustra i suoi libri e ne disegna le copertine. I suoi racconti sono stati pubblicati sulla rivista “Ti Presento il Gatto” e nell’antologia “365 Racconti d’estate”.

 

Recensione

Diciamo subito una cosa: questo libro mi ha tenuta incollata alle pagine nonostante non sia del mio genere preferito. La storia è originale, molto ma molto bella e devo fare i complimenti all’autrice per i personaggi, dipinti sapientemente. Mi sono piaciuti tutti, da Ward a Rebecca, a Raven e Sara.

Un altro punto a favore va all’ambientazione: una storia all’americana che però è ambientata a Roma e non appunto in qualche classica e lontana cittadina degli USA.

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La storia è molto articolata e movimentata e, nonostante la lunghezza del libro, non si potrebbe fare a meno di nessuna scena. Più la storia procede più le scene diventano indispensabili, essenziali, a tratti avventurose e a tratti divertenti.

Un bel libro che stupisce e incuriosisce nonostante il fantasy sia un genere esplorato in lungo e in largo. L’originalità fa da padrona: un chiaro esempio è la scena della porta-demone. Da non perdere per i giovani, gli appassionati del genere e delle storie avventurose dalle atmosfere un po’ noir.

Valutazione:

5

Blogtour: Rosso Placebo di Federica Forlini

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Salve a tutti, amici.

Come procede settembre? Colgo l’occasione per augurare buon anno scolastico a tutti gli studenti e gli insegnanti. Se ci penso alle volte mi manca la scuola, o meglio l’università. Avrei un pensierino per una seconda laurea… magari più in là. Ma veniamo a noi.

Oggi sono lieta di ospitare la seconda tappa del blogtour dedicato a Rosso Placebo, un bel libro Made in Italy, scritto da Federica Forlini.

Approfondiamo la conoscenza del romanzo e dell’autrice.

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Trama

Tordemma non è una città come le altre; nuove forze oscure minacciano i precari equilibri tra esseri umani e demoni, portando entrambi verso un inevitabile baratro. In un mondo tetro, freddo, che non ha molto da offrire salvo una tiepida speranza, Violet, da sempre alla ricerca dell’amore incontrerà Alan: un maledetto; un vampiro. Guidata da un sentimento annientante, travolgente, dilaniante, la ragazza gli darà il suo sangue per salvarlo. Per strapparlo alla morte certa che minaccia costantemente ogni singola creatura, in attesa che si compia la profezia. Che ruolo avrà La Madre negli inquietanti avvenimenti accaduti a Tordemma? Chi scamperà alla furia del giustiziere e del suo flagello? E soprattutto: quale sarà il significato del ciondolo a farfalla, così vicino a Violet da illuminarsi ogni volta che si lascia succhiare dal vampiro?

L’autrice

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Federica Forlini è nata ad Ascoli Piceno il 29 maggio 1991. Fin da piccola ama il mondo dell’arte e passa la maggior parte del tempo tra il disegno e il canto, che comincia a studiare nel 2005. Si diploma nel 2010 in Arti Grafiche all’Istituto D’Arte di Ascoli Piceno, col massimo dei voti. In seguito alle prime difficoltà nel trovare lavoro, esplode la passione più grande: la scrittura. Sempre fino a quel momento emersa timidamente dai temi scolastici, spingendosi per lo più a qualche abbozzo di storia, stavolta la porta a comporre il suo primo libro: “Angolo Buio”, frutto dell’esasperazione del particolare periodo di vita. Collabora con Scrittevolmente dal 2011 con lo pseudonimo di “Kiké”. Il suo racconto “La bambola” sarà presente nell’antologia horror e weird “Asylum 100″. Nel 2013 scrive “Rosso Placebo” e ne pubblica l’ebook tramite la piattaforma “Narcissus.me”.

Amori immortali

In questa seconda tappa del blogtour (la prima è stata ospitata dal blog dell’autrice, qui) approfondiamo il tema centrale del libro.

Chiudete gli occhi. Figuratevi per un attimo Paolo e Francesca. Lei bellissima, lui bellissimo: due esseri perfetti l’uno per l’altra, fatti per stare insieme.

Si trovano, s’innamorano follemente.

Vanno a vivere felici in una casetta in campagna e hanno una valanga di figli, con i quali mettono su su una squadra di calcio…

Per caso non vi riporta qualcosa? No?!

Forse perché in effetti non è andata così.

Francesca e Paolo venivano da famiglie da sempre in forte contrasto: i da Polenta e i  Malatesta.

Nel 1275 i matrimoni erano combinati, e i figli potevano pertanto solamente assecondare il volere dei genitori. Guido da Polenta, visto che Gianciotto Malatesta lo aveva aiutato a cacciare i Traversari, loro nemici di vecchia data, decise di dargli la mano di sua figlia Francesca. Il padre, Malatesta da Verrucchio, benedì codesta unione con il suo consenso.

Tuttavia non furono delle nozze così semplici: lei era una bellissima ragazzina di soli sedici anni, un fiore nemmeno ancora sbocciato; lui un uomo piuttosto vecchio, per giunta zoppo. Francesca pertanto fu ingannata dalle famiglie: al posto dello sposo effettivo, si presentò alle nozze Paolo il bello, suo fratello minore, sposato e per giunta con due figli.

Il giovane fece subito breccia nel cuore di Francesca, che, confusa dalla circostanza, se ne invaghì.

Successivamente, Paolo l’ andava spesso a trovare, forse preso dal forte senso di colpa per essersi prestato a un così subdolo inganno, oppure per via di qualcosa di più grande che si fece spazio nel suo cuore.

Malatestino dell’Occhio, uno dei fratelli, si accorse dei frequenti incontri dei due e mise in guardia Gianciotto, che era solito lasciare la sposa recandosi a Pesaro per la carica di Podestà,  per poi tornare la sera.

Accadde che un giorno di settembre del 1289, mentre i due cognati se ne stavano a leggere le avventure di Ginevra e Lancillotto, giunsero al punto in cui Lancillotto bacia Ginevra. Paolo, spinto dallo stesso slancio, diede il suo bacio a Francesca. Questo costò la vita a entrambi, perché Gianciotto non si era realmente allontanato quella volta; bensì era rientrato da un passaggio segreto. L’uomo estrasse subito la spada contro suo fratello, che cercò di uscire da una botola ma non ci riuscì, per via del vestito impigliatosi in un chiodo. Francesca, al momento dell’attacco si frappose fra i due ma non bastò a fare da scudo all’amato, e morirono entrambi trafitti dalla lama.

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La fine dei due amanti è una storia truce, violenta, che crea voragini profonde nel cuore di chi l’ascolta. Lo spettatore è pervaso da un forte senso di vuoto e sconforto.

Ma ce la saremmo ricordata, se fosse andato tutto bene?

Quante di quelle vicende a lieto fine scivolano via e giungono presto nel dimenticatoio, ben coperte dalle sabbie del tempo?

Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca e tanti altri resteranno nell’immaginario collettivo come coppie che si sono amate in modo indissolubile, di quell’amore che supera l’egoismo e la paura. Sono unioni che sfidano gli altri, il fato, la morte stessa pur di sopravvivere, diventando invincibili.

Gli amori immortali sono diversi, contorti, crudeli, complicati. Proprio per questo restano in testa: incarnano l’ideale perfetto di come si diventa capaci di dare tutto per la persona amata, di come ci si sacrifica pur di stringerla tra le braccia, pur di sentirne il calore umano anche una sola, sospirata volta.

Il dramma, da questo punto di vista s’inquadra come una forte componente romantica, di cui non si può fare a meno. Può sembrare esagerato, eppure è così: esso conferisce effettivo valore alla storia. Perché le persone ricordano meglio le bruciature: ciò che le marchia in modo indelebile e non si può cancellare.

L’irrimediabile.

Ciò che distrugge, ferisce, colpisce, nella memoria collettiva passa alla storia.

Violet, la protagonista di Rosso Placebo, è una persona apparentemente complessa e problematica, che tuttavia mostra una forte chiarezza d’intenti; un’anima pulita, tenace, incapace di scendere a compromessi in amore. Infatti giunge con estrema coerenza a mettersi in gioco completamente per Alan, nonostante la sua condizione da dannato sia irreversibile.

Emblematico è il momento in cui giunge da lei in cerca di sangue e la sorprende rapita a guardare Romeo e Giulietta. Egli commenta l’opera con sarcastico disappunto, ricevendo in tutta risposta uno squarcio inaspettato della profondità emotiva della ragazzina.

Dal libro:

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«Allora, ricapitolando: Due s’innamorano, va male, si ammazzano… e questa buffonata passa agli annali come il più grande dramma mai scritto. Direi che la gente ha qualcosa che non va; non sta proprio bene di testa. Narrazioni migliori di quella, con più colpi di scena, più originali, le farei anche dormendo.»

(…)

Mi rabbuio: «Si, davvero molto divertente. Non importa. Se avessi l’anima, forse capiresti perché una vicenda così ha fatto la storia. Il motore è il turbamento: quando vede suicidarsi due ragazzi che si erano appena affacciati alla vita, per colpa di un odio di cui non ci si ricorda nemmeno l’origine, la gente è sbigottita, stravolta, sconvolta. Tutti vorrebbero avere una gomma per cancellare quell’orrendo destino, per far sì che i due non conoscano il prematuro decesso e siano felici. Tutti vorrebbero una penna per correggere un così sgraziato epilogo e scrivere un lieto fine. Ognuno arriva ad amare i protagonisti, tanto da immedesimarsi, da chiedersi il perché. E quando vedi tanto dolore che si poteva evitare cambiando una stupidaggine, un dettaglio, ma non puoi e puoi solo guardare, tu quella storia non la scordi. Se fossero andati felicemente a vivere in un castello mettendo al mondo cinque figli, nessuno si sarebbe chiesto il motivo. Nessuno avrebbe riflettuto sul significato dell’odio.»

Un libro dunque che parla d’amore ma anche dei sentimenti che ruotano attorno all’amore, di ciò che esso scatena direttamente o indirettamente nelle persone, dell’incredibile resilienza dell’animo umano. Potete trovarlo, a solo 0,99 €, qui:

Seguite l’autrice e le sue pubblicazioni:

 

Continuate il viaggio nel mondo di Rosso Placebo con la terza tappa del blogtour:

Il vampiro e l’anima, il 21/09 su La forza delle parole

 

 

Calendario completo

  1. Oriana e Alekos
    13/09,  La stanza rossa: http://lastanzarossa23.blogspot.it/
  2. Amori immortali
    17/09, Ispirazione – Il blog di Ilaria Goffredo: https://ilariagoffredoromanzi.wordpress.com/
  3. Il vampiro e l’anima 22/09, Diario di una ragazza madre in carriera: http://kazetotomonisarinu.blogspot.it/
  4.  Il coraggio
    26/09, Magla: l’isola del libro: http://maglalibri.blogspot.it/
  5. La famiglia fantasma
    02/10, La mia canzone per te: http://monicaportiero.over-blog.it/
  6. La lotta interiore del punk
    08/10, Un buon libro non finisce mai: http://unbuonlibrononfinisce-mai.blogspot.it/
  7. L’esteta moderno
    16/10, Connie Furnari: http://conniefurnari.blogspot.it/
  8. L’Urban Fantasy
    24/10, Viaggi nell’arte: http://ginevrawilde.wordpress.com/

Sunrise Saga, Evoluzioni – Paolo Daolio

Finalmente settembre! Per quanto mi riguarda amo l’autunno, anche se l’estate appena conclusa non ha fatto molto per farsi chiamare “estate”.

Veniamo a noi: nuovo articolo, nuova recensione.

Oggi vi parlo di un romanzo di genere fantascientifico. Non è il genere che leggo di più ma uno che, assieme alla distopia, sto (ri)scoprendo ultimamente.

 

 

SUNRISE SAGA – EVOLUZIONI

Paolo Daolio

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Trama

L’umanità è relegata sottoterra da centinaia di anni in uno scenario post-apocalittico. Due giovani amici decidono di abbandonare le loro case per intraprendere un viaggio alla ricerca della verità. Iniziano così un’avventura piena di pericoli, che li porterà a fronteggiare mutanti, droidi e interfacce cibernetiche di ogni tipo, muniti solo della loro genialità e della loro astuzia. Durante il loro viaggio, incontreranno validi amici e avranno modo di rinforzare il loro legame come mai si erano immaginati.

L’autore

Paolo Daolio nasce il 9 luglio del 1971, a Genova, dove attualmente vive e lavora. Ama la creatività in tutte le sue forme e già nel lontano 1996 inizia la carriera in quello che sarà poi uno dei suoi grandi amori: il mondo dei videogiochi. La passione per il fantascientifico emerge grazie ai giochi di ruolo, alle consolle e, ovviamente, all’immenso Asimov, di cui divora tutte le opere. Nel 2014, completa di scrivere il suo primo romanzo, chiamato “Evoluzioni”, e ne crea una saga, su cui lavorava e fantasticava da ben più di dieci anni. Gli piace l’attività fisica, il buon cibo e passare il suo tempo libero in serenità con la moglie e la figlia.

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Recensione

Evoluzioni, il primo capitolo della saga Sunrise, risucchia il lettore in un mondo sotterraneo suddiviso in livelli. La tecnologia è un elemento inscindibile dalla vita umana quotidiana: ogni ambiente brulica di droidi e nano robot dalle più svariate funzioni, anche mediche – in questo senso ho trovato un po’ troppo facile la guarigione da qualsiasi ferita. Nonostante l’avanzamento tecnologico, il Livello 6 – dove vive Jeremy, il protagonista – è un luogo di degrado e povertà in cui la polizia governa tramite il terrore e la manipolazione mentale e fisica.

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Jeremy non è un ragazzo come gli altri: innanzitutto ha un nome esteso, non un codice alfanumerico come gli altri abitanti (es. JHI5f001), e vuole sapere perché; inoltre suo padre è un fuggitivo ricercato. Ma per quale ragione? Per scoprirlo Jeremy, assieme al migliore amico JJ, si lancerà in una serie di rocambolesche avventure nel Livello 6 che lo condurranno pian piano ad acquisire nuovi tasselli della propria storia.

Sono presenti tutti gli elementi caratteristici del romanzo di fantascienza/science fiction. L’ambientazione è originale e descritta nei dettagli. Avrei gradito che ci fossero più spiegazioni sulle vicende che hanno portato l’umanità a rifugiarsi nel sottosuolo e anche qualcuna in più sul ruolo del padre di Jeremy ma, vista la piega presa dalla storia, credo che ogni cosa verrà spiegata nel secondo capitolo della saga.

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La narrazione spazia tra i punti di vista di diversi personaggi ed è divisa in capitoli molto brevi. Lo stile è scorrevole, adatto a un pubblico giovane. Sono inoltre presenti numerose onomatopee che, secondo me, rovinano il testo, minandone lo spessore e la serietà.

In definitiva una buona lettura, soprattutto per i giovani e gli appassionati del genere.

Valutazione:

3 e-readers e mezzo

3

Le notti non muoiono all’alba – Laura Mars

Amici,

eccoci giunti finalmente ad agosto. Quanti di voi partiranno per le vacanze? Dove siete diretti? Non dimenticate di portare in valigia qualche libro o il vostro e-reader e magari date spazio a letture tutte italiane, come quella che vi segnalo oggi.

 

LE NOTTI NON MUOIONO ALL’ALBA

Laura Mars

Self-publishing

Copertina Nuova

Trama

Sono sette cugini, figli di quattro fratelli dal passato turbolento. Hanno ereditato la passione per le due ruote dai genitori. Sono carismatici e affascinanti, talmente uniti fra loro da decidere di vivere insieme: sono i sette ragazzi Clifford.
Siamo nel quartiere di Astoria, Queens. Ryan, il penultimo dei ragazzi in ordine di età, è appena tornato a casa dopo un lungo periodo trascorso in California, dove si era rifugiato in seguito ad un violento litigio che lo ha diviso da Noah, il suo migliore amico.
Dall’età di sedici anni, Ryan e Noah sono stati inseparabili. Simili nel carattere quanto nell’aspetto, le loro analogie sono tali da renderli persino fratelli agli occhi degli estranei.
Tuttavia, sei anni più tardi, Noah commette un torto che Ryan non può perdonargli, e che decreta la fine della loro viscerale amicizia.
Deluso, tradito, arrabbiato, nonché fermamente intenzionato a riprendere il corso della sua vita, Ryan è deciso a lasciarsi alle spalle quel rapporto ormai irrecuperabile, benché spesso la nostalgia e il ricordo dei bei momenti passati con Noah siano tanto intensi da impedirglielo. A turbare ulteriormente la sua esistenza c’è Nikki, l’esuberante e maliziosa vicina, che non si preoccupa di celargli il suo sfacciato interesse, suscitando in lui un sentimento feroce in bilico fra insofferenza e attrazione. Perché a Nikki, allegra e scapestrata, alla continua ricerca di una figura maschile stabile nella propria vita, Ryan evoca il suo primo grande amore, il solo ragazzo che abbia mai avuto, con la quale è ancora in buoni rapporti, e che altri non è che Noah…
Primo capitolo di una trilogia, narrato alternativamente da entrambi i protagonisti, Le notti non muoiono all’alba è una storia indimenticabile di lealtà e di amicizia, che dimostra come i legami, a volte, possano sopravvivere ben oltre la loro fine, e ben oltre la scomparsa di chi si ama.

L’autrice

Laura Mars è nata in provincia di Roma nel gennaio del 1985, la settimana successiva alla memorabile nevicata. Cela il suo nome autentico dietro a quello dell’eroina di un vecchi thriller paranormale. Ha un diploma di tecnico dell’abbigliamento e moda e si dedica alla scrittura dall’età di dodici anni. Vive e respira cinema, letteratura e musica.
Per alcuni mesi ha collaborato con la rivista online Kultural.eu, firmando i suoi articoli con il nome di Laura Loxley. Nel gennaio del 2013 ha pubblicato su Amazon il romanzo d’esordio, “Le notti non muoiono all’alba”, capostipite di una trilogia.

Un estratto dal libro

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-Nikki?-la chiamai, smuovendola dolcemente.
-Vattene, Ryan.-borbottò in risposta, con una lucidità che mi lasciò allibito.
Non mi mossi. Non potevo muovermi. Restai a guardarla mentre lei, fiacca, sbronza e in disordine, mi fissava ostile, e in quell’istante preciso mi resi conto che l’amavo più di qualsiasi altra cosa avessi mai amato sulla faccia della terra, più profondamente e intensamente di quanto avessi mai amato un’altra persona prima di allora, in quella maniera sfrenata, folle e incondizionata che lei meritava. L’amavo perché era meravigliosamente imprevedibile, travolgente come un uragano, esplosiva quanto un vulcano attivo, impetuosa alla pari di un maremoto. L’amavo perché non nascondeva mai ciò che provava senza curarsi delle conseguenze, perché era allegra, dolce, divertente e vivace, una miscela esplosiva di androgina femminilità, e perché, sebbene mi avesse appena respinto, nulla al mondo avrebbe mai più potuto strapparmi da lei.
Ammetterlo fu come arrendersi dopo aver combattuto un’estenuante battaglia contro me stesso, con la consapevolezza che sarei andato incontro alla sconfitta. Mi provocò un immediato ristoro nell’animo, un sollievo struggente, quasi doloroso. Mi sentivo davvero bene per la prima volta da quando io e Noah avevamo troncato la nostra viscerale amicizia. Ero finalmente emerso dall’involucro d’acciaio in cui mi ero rintanato da allora.

Dove acquistarlo?

 

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Affresco veneziano – Francesco Grimandi

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Venezia. Chi di voi non ci è ancora stato? E quanti di quelli che l’hanno visitata se ne sono innamorati?

Io ci sono stata qualche anno fa. Cominciò a piovere e dovemmo presto utilizzare le passerelle, fu un’esperienza particolare. In ogni caso non c’è niente da fare: Venezia merita e incanta.

Il libro di cui vi parlo oggi ha come ambientazione la Venezia del XVI secolo.

 

 

 

AFFRESCO VENEZIANO

Francesco Grimandi

 

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Trama

Venezia, estate 1589. Angela Moro è giovane, affascinante e intelligente. Si offre a chi può permetterselo e il ruolo di cortigiana è solo un mezzo per decidere del suo destino. Matteo Braida è un uomo semplice, energico, che lavora in un piccolo cantiere navale e non nutre particolari ambizioni. Forse per questo si sente a un passo dall’abisso. Un incontro casuale ha il potere di accendere in loro la passione, trascinandoli nella trama di un vasto e oscuro complotto. Una vicenda torbida e densa di colpi di scena. Ma anche il racconto di un amore contrastato e coinvolgente. Uno spaccato ricco di notizie e fonti storiche che vi condurrà in un mondo ineguagliabile per libertà e bellezza. 

L’autore

Francesco Grimandi, nato a Modena, classe 1970, si occupa di informatica, ma le sue passioni sono la storia e i misteri. Ha partecipato alle antologie Delos Books “365 Racconti Horror Per Un Anno”, “365 Storie D’Amore”, “365 Storie Di Natale”, e un suo racconto è presente nella raccolta “Science Fiction 70” di Writers Magazine Italia. Ha pubblicato sulle riviste W.M.I., Action, Delos Science Fiction. Il suo primo romanzo di genere avventuroso, “Affresco Veneziano”, è disponibile in formato ebook su Amazon. Non ultimo, un suo breve noir storico è apparso nei Gialli Mondadori.

Recensione

Partiamo subito dal fatto che il titolo del romanzo è assolutamente azzeccato.

L’affresco è una delle più belle manifestazioni artistiche: unisce diverse tecniche e abilità ed è in grado di rappresentare egregiamente un concetto, un sentimento, un luogo, un avvenimento.

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Affreschi della Cappella Sistina.

Il libro di Francesco Grimandi è esattamente un affresco di Venezia. Nonostante le vicende vissute dai personaggi, Venezia è la vera protagonista del libro. L’autore ci fornisce un ritratto magico della città di quel periodo, le da vita come se fosse un’entità a sé e questo la rende ancora più affascinante. Anche la natura della laguna è trattata con particolare riguardo. Il lettore si ritrova così a navigare, come su una gondola, tra le meraviglie architettoniche di Venezia e la flora e la fauna del paesaggio.

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La gondola è una barca lunga, piatta e sottile, tipica della laguna veneta, ornata di un pettine a prora e talvolta di copertura al centro.

La narrazione è ricca di informazioni storiche ben diluite nella prosa e nei dialoghi. Il registro linguistico utilizzato è adatto all’epoca e vanta un vocabolario vario, ricco. Le arti di ogni genere vivono tra le pagine, grazie anche alle menti brillanti che affollano la città.

Un ulteriore punto a favore deve essere attribuito al libro per la storia d’amore: non è scontata poiché la protagonista femminile, a causa del carattere e del lavoro che svolge, è un personaggio particolare.

Un bel libro, da non perdere per gli amanti della cultura italiana e della storia.

Valutazione:

4

Approfondimenti

 

Venezia: luoghi d’interesse

Canal Grande, Venezia.

Canal Grande, Venezia.

Classici spazi di autocelebrazione della città sono il Canal Grande e la monumentale area marciana: il primo, una sfilata ininterrotta di palazzi (tra i quali il rinascimentale Vendramin-Calergi, la barocca Ca’ Pesaro sede dei Musei d’arte moderna e d’arte orientale, la sfarzosa Ca’ d’Oro, del XV secolo ma rimaneggiata nel XIX, con la pregevole galleria Franchetti, la barocca Ca’ Rezzonico, sede del Museo del Settecento veneziano) che si conclude con la chiesa di Santa Maria della Salute, capolavoro secentesco diBaldassarre Longhena; la seconda, una zona storica vistosamente qualificata dallaBasilica di San Marco, dal Palazzo Ducale e dalla Libreria Sansoviniana, cosiddetta perché edificata (nel XVI secolo) daJacopo Sansovino.

Altro luogo di interesse, oltre al Museo Correr (di fronte alla Basilica), con opere perlopiù di scuola veneta, è nel sestiere di San Marco la gotica chiesa di Santo Stefano (tele di Tintoretto). Nell’adiacente sestiere di Castello sono da citare la vivace Riva degli Schiavoni e le chiese di San Zaccaria e Santa Maria Formosa, entrambe del XV-XVI secolo; ma soprattutto il campo dei Santi Giovanni e Paolo (San Zanipòlo per i veneziani), con l’omonima, grandiosa basilica gotica (XIII-XV secolo) e due bellissime opere rinascimentali del Quattrocento: il monumento equestre aBartolomeo Colleoni e la Scuola grande di San Marco, oggi ospedale civile. Vicina, ma nel sestiere di Cannaregio, è la splendida chiesa rinascimentale di Santa Maria dei Miracoli, mentre più a nord-ovest, in un suggestivo ambiente periferico, si trova quella tre-quattrocentesca della Madonna dell’Orto (dipinti di Tintoretto, che vi è sepolto).

Dall’altra parte del Canal Grande, nel sestiere di San Polo, sono smaglianti episodi della cultura artistica veneziana, tra il XIV e il XVI secolo, la gotica chiesa diSanta Maria Gloriosa dei Frari, con due capolavori diGiovanni Bellini e diTiziano, e la cinquecentescaScuola grande di San Rocco, interamente affrescata e dipinta da Jacopo Tintoretto (1564-1587). A sud, nel sestiere di Dorsoduro, a imporsi all’attenzione è invece la grande pittura: delVeronese a San Sebastiano; di Bellini,Giorgione, ancora del Veronese, Tiziano, Tintoretto e altri grandi maestri alleGallerie dell’Accademia; dei più qualificati esponenti dell’arte moderna e contemporanea nella raffinatacollezione Peggy Guggenheim (tra gli italiani,Giacomo Balla,Giorgio de Chirico,Marino Marini,Gino Severini,Emilio Vedova).

Infine, a chiusura di una rassegna comunque incompleta, vanno ricordati due classici monumenti di Andrea Palladio, la chiesa del Redentore (del 1577-1592) alla Giudecca e quella di San Giorgio Maggiore sull’isola omonima, nonché la bella chiesa dei Santi Maria e Donato (XII secolo) a Murano e l’affascinante complesso romanico di Santa Maria Assunta e Santa Fosca sulla solitaria isola di Torcello. Nel 1987 Venezia e la laguna sono state dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’umanità (WHS).

 

Fonte: Encarta

 

La struttura edilizia e urbanistica di Venezia

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Il primo elemento che appare con singolarità è la separazione dei percorsi pedonali da quelli dei mezzi: si tratta di un principio oggi attualissimo, ma che per Venezia è connaturato con la sua stessa origine. Il che ci riporta immediatamente al processo formativo della città; occorre ricordare infatti che da principio Venezia non è che un insieme di isole, ben distinte fra loro, e separate l’una dall’altra da canali e specchi d’acqua di dimensione molto maggiore di quella che hanno oggi. Fra le isole ci si muove per via d’acqua, e i ponti sono per lungo tempo assai pochi (lo stesso Canal Grande del resto non avrà fino all’800 che quello di Rialto). Questo processo è oggi meno evidente perché il tessuto dei percorsi pedonali si è notevolmente infittito, ed è a piedi che in definitiva ci si muove nella città. Oltre a ciò, la larghezza dei canali si è notevolmente ridotta, man mano che l’edificazione diventava più compatta, e il numero dei ponti è assai aumentato.
Il pozzo veneziano è un eccezionale espediente tecnologico inventato per risolvere il problema del rifornimento di acqua potabile in un ambiente urbano circondato dalla laguna. Si tratta di una grande struttura sotterranea, costituita da un’ampia cisterna ben costruita e resa impermeabile all’acqua salmastra, riempita di sabbia attraverso cui l’acqua piovana raccolta nel campo filtra prima di depositarsi nel fondo, e dentro la quale è annegata una canna cilindrica in mattoni, che pesca sul fondo e su cui appoggia la vera da cui si tira su l’acqua.
Come accade per i canali, gli spazi aperti si dispongono nella città secondo una loro logica gerarchica. E ci è d’aiuto la toponomastica, che li distingue in campi, campielli e corti, in rapporto diretto con la dimensione e le funzioni ospitate: che sono massimamente pubbliche nei campi, e di tipo semi-privato nelle corti, quasi come una sorta di prolungamento esterno dell’abitazione. Vi è qui un’integrazione profonda fra spazio pubblico e spazio privato, che non si ritrova in alcun altra città: l’abitazione si prolunga nella corte, nel campo e nella calle, spesso vi si apre direttamente, e qui si svolgono funzioni e operazioni che altrove sono ristrette all’interno dei muri domestici.

Oggi tutta Venezia è pavimentata con la trachite estratta dai vicini colli Euganei, ma per molti secoli non è stato così: solo alcuni percorsi – quelli più battuti dal pubblico, e quindi sottoposti a più rapida usura – venivano pavimentati in pietra: il rimanente o era rivestito di mattoni, o era in terra battuta. Del resto, la stessa piazza San Marco mantiene per lungo tempo la sua pavimentazione in cotto, e solo nel 1723 si provvederà a rivestirla in pietra.

Ma anche nei canali vi è una sorta di gerarchia interna, del resto ben rispettata dalla denominazione ancora corrente: ci sono canali e rii, e i primi sono solo i tre maggiori (Canal Grande, della Giudecca e di Cannaregio) e quelli della laguna (che si chiamano tutti canali), mentre i rii sono tutti gli altri, diffusi e ben distribuiti nel tessuto della città. Anche questi vanno visti tuttavia nella loro diversa importanza.

Ve ne sono almeno tre tipi: rii che scorrono semplicemente fra due cortine di case; rii fiancheggiati da un percorso pedonale, chiamato in questo caso fondamenta, e rii fiancheggiati da due fondamenta. E rii con andamento curviforme, organicamente corrispondente a quello dei canali naturali, e altri diritti e regolari, per lo più risultanti da scavi artificiali, o da urbanizzazioni realizzate successivamente attraverso l’imbonimento di velve e barene.
Pur nella loro sedimentazione continua, che dura da dieci secoli, riconosceremo abbastanza facilmente i caratteri e i tipi fondamentali dell’edilizia veneziana: case-fondaco, case d’affitto e popolari, palazzi, sono i tipi prevalenti dell’edilizia residenziale. Si noteranno quei singolari espedienti adottati per risolvere i problemi connessi con una edificazione così fitta e intricata: fra questi sono soprattutto frequenti i sottoportici nei casi in cui calli e fondamenta passan sotto a edifici, che si sono formati indipendentemente dalla trama viaria guadagnando spazio ai piani superiori; e assai diffuse le altane, terrazze pensili costruite in legno sui tetti, sulle quali le abitazioni riconquistano la luce e il sole spesso negati dalla fittezza dell’edilizia; mentre non di rado si incontrano edifici con barbacani, grossi mensoloni di legno e talvolta di pietra, che sostengono a sbalzo i piani superiori aggettanti su strade commerciali più larghe e botteghe ben protette ai piani terreni, e che vanno intesi come un espediente tecnico legato a quel processo di intensificazione edilizia cui si è accennato, consentendo lo sviluppo in estensione degli edifici ma salvaguardando la sezione dei percorsi pedonali.

 

 

 

 

Fonte: Guida d’Italia. Venezia, Touring Club Italiano

 

Blogtour dedicato a TREGUA – 1° tappa

Salve amici,

oggi inauguro il blogtour dedicato al romanzo Tregua.

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Le tappe sono otto e ciascuna sarà ospitata da un diverso blog letterario. Vediamo quando e quali sono gli argomenti trattati:

  1. Parole inglesi introdotte in Italia: ok

27/04, Ispirazione – Il blog di Ilaria Goffredohttps://ilariagoffredoromanzi.wordpress.com

  1. La violenza sulle donne protetta dalla legge

29/04, Divine ribellihttp://divineribelli.blogspot.it/

  1. I giochi di una volta

05/05, Connie Furnarihttp://conniefurnari.blogspot.it/

  1. Campi di lavoro italiani

12/05, La biblioteca di Elizahttp://labibliotecadieliza.blogspot.it/

  1. Antichi sapori: il pane fatto in casa

19/05, Dietro la collina: http://stefaniabernardo.blogspot.it/

  1. Abbigliamento in tempo di guerra

26/05, Un’altalena di emozionihttp://francescaghiribelli.blogspot.it/

  1. L’accoglienza mediterranea

02/06, La stanza rossa: http://lastanzarossa23.blogspot.it/

  1. Manifestini: l’ironia contro il terrore

09/06, Libri in pantofolehttp://librinpantofole.blogspot.it/

Veniamo ora all’argomento di oggi.

Parole inglesi introdotte in Italia

 

Vi siete mai chiesti quando e come alcune parole di origine inglese e americana sono entrate a far parte dell’uso comune di altre lingue, come per esempio la nostra? La creazione stessa di alcuni vocaboli risale a tempi relativamente moderni.

Prendiamo un esempio importante, la parola OK. La sua origine non è certa: alcuni ritengono derivi dalle iniziali dell’Old Kinderhook Club (OK Club), circolo democratico statunitense sostenitore del presidente americano Van Buren, nato nel villaggio di Old Kinderhook. Altri invece ritengono che starebbe a significare Oll Korrect, cioè all correct scritto deliberatamente in modo sbagliato per enfatizzarne il significato. Ancora, un’ipotesi plausibile è quella che vede la derivazione del termine dalla frase gaelica och, aye – oh, sì – diffusa negli Stati Uniti dagli immigrati irlandesi. Ad ogni modo l’espressione Ok fu sentita per la prima volta in Italia nel settembre 1943, quando gli Alleati sbarcarono sulle nostre coste dopo l’armistizio di Cassibile.

A dispetto dell’italianizzazione sistematicamente promossa dal fascismo, questa parola, come diverse altre, si diffuse in maniera rapida.

Parliamo un po’ del libro.

Tregua 1

Trama

Puglia, gennaio 1943.

Elisa ha diciotto anni, è una ragazza semplice e vive con il padre Vito e il fratello maggiore Antonio. La sua vita è scandita da una monotonia triste e a volte spaventosa: razioni insufficienti, sottomissione agli uomini di casa, rappresaglie delle Camicie Nere e bombardamenti alleati. Non sa cosa siano il mare, la libertà, l’amore, eppure la sua vita sta per cambiare. L’incontro con un uomo misterioso getterà ombre e dubbi sulle convinzioni della comunità del paese e su quelle di Elisa, sui suoi legami familiari. Anche la ragazza però cela un segreto: esso potrebbe rappresentare la fine dell’unica speranza che si affaccia all’orizzonte.

In un romanzo che ha il sapore di sole e calce, terra e pane nero, la vita rincorre e sfida gli orrori della dittatura e dei campi di concentramento, spera nelle attività antifasciste e incassa le perdite. La storia di una ragazza che, costretta dalla guerra, dall’odio e dall’amore, diventa donna. Il ritratto di un’Italia che non c’è più. La coscienza degli eroi dimenticati che, con il loro contributo, hanno fatto grande la Storia.

Alcune opinioni

 

Capacità di narrare di buon livello e storia decisamente bella. Leggo tanti libri, questo uno dei migliori.” Toni D’Angelo, regista

Questo libro spesso prende le sembianze di un abbraccio avvolgente per poi mutarsi in un pugno nello stomaco. Bellissimo.” Luca Mastinu, scrittore e compositore

Un’opera degna del realismo degli anni ’50 che sta assai bene insieme ai testi di Primo Levi, di Pavese e di quanti si sono distinti per merito nel raccontare gli orrori della seconda guerra mondiale.” Giovanna Albi, docente e scrittrice

Polvere che viene tolta da una serie di fotografie in bianco e nero. Il ricordo che campa nell’aria rarefatta di un’Italia persa e ancora incredula su quanto le sta capitando.” Enzo D’Andrea, scrittore

Dove trovarlo?

Su Amazon a 0,99 €. Clicca qui.

 

 

 

Seguite le altre tappe del tour alla scoperta di un mondo che non c’è più: non mancheranno curiosità ed estratti dal libro. Prossimo appuntamento:

 

 La violenza sulle donne protetta dalla legge

29/04, Divine ribellihttp://divineribelli.blogspot.it/

Tregua è tornato

Oltre dodicimila downloads dal blog. Ora Tregua, arricchito in dettagli, scene, dialoghi, è disponibile anche su Amazon. In offerta lancio a 0,99 €.

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Tregua 1

Puglia, gennaio 1943.
Elisa ha diciotto anni, è una ragazza semplice e vive con il padre Vito e il fratello maggiore Antonio. La sua vita è scandita da una monotonia triste e a volte spaventosa: razioni insufficienti, sottomissione agli uomini di casa, rappresaglie delle Camicie Nere e bombardamenti alleati. Non sa cosa siano il mare, la libertà, l’amore, eppure la sua vita sta per cambiare. L’incontro con un uomo misterioso getterà ombre e dubbi sulle convinzioni della comunità del paese e su quelle di Elisa, sui suoi legami familiari. Anche la ragazza però cela un segreto: esso potrebbe rappresentare la fine dell’unica speranza che si affaccia all’orizzonte.
In un romanzo che ha il sapore di sole e calce, terra e pane nero, la vita rincorre e sfida gli orrori della dittatura e dei campi di concentramento, spera nelle attività antifasciste e incassa le perdite. La storia di una ragazza che, grazie alla guerra, all’odio e all’amore, diventa donna. Il ritratto di un’Italia che non c’è più. La coscienza degli eroi dimenticati che, con il loro contributo, hanno fatto grande la Storia.

Alcune opinioni

 

Capacità di narrare di buon livello e storia decisamente bella. Leggo tanti libri, questo uno dei migliori. Toni D’Angelo, regista

Questo libro spesso prende le sembianze di un abbraccio avvolgente per poi mutarsi in un pugno nello stomaco. Bellissimo. Luca Mastinu, scrittore e compositore

Un’opera degna del realismo degli anni ’50 che sta assai bene insieme ai testi di Primo Levi, di Pavese e di quanti si sono distinti per merito nel raccontare gli orrori della seconda guerra mondiale. Giovanna Albi, docente e scrittrice

Polvere che viene tolta da una serie di fotografie in bianco e nero. Il ricordo che campa nell’aria rarefatta di un’Italia persa e ancora incredula su quanto le sta capitando. Enzo D’Andrea, scrittore

Tregua è stato ideato e scritto nel 2011, dopo periodi di studio e ricerche tramite web, biblioteca, libri di storia, appunti pregressi nonché interviste a persone anziane. Nel 2012 il romanzo ha partecipato al concorso letterario nazionale “ilmioesordio”, classificandosi con il giudizio di Scuola Holden tra i finalisti su oltre duemilaseicento opere in gara.

Jacques Korrigan a Brocéliande. Recensione + intervista agli autori

Quest’oggi vi parlo di una lettura particolarmente ricca che mi ha coinvolto molto. Inoltre gli autori hanno risposto alle mie domande ficcanaso, in quella che mi pare la più bella intervista pubblicata su questo blog. Apriamo l’articolo con un brano, consigliato direttamente dal protagonista del libro, che ci catapulta nelle atmosfere del romanzo.

Bran Vihan – An Hini A Garann, canzone tradizionale d’amore bretone. Flauto, chitarra e voce in un brano indimenticabile.

Jacques Korrigan a Brocéliande

Andrea Marinucci Foa – Manuela Leoni

ilmiolibro.it

 

copertina

 

Trama

Tre diverse organizzazioni si affollano e si combattono intorno alla leggendaria foresta di Brocéliande, quando la squadra di Jacques Korrigan giunge nella cittadina di Paimpont. Tra leggende arturiane, simposi di neurologia, avvistamenti alieni, folletti e creature mitologiche, antiche ricerche naziste sul paranormale, terroristi internazionali, agenti della CIA e investigatori del nuovo quartier generale dell’Interpol a Parigi, l’unica speranza di venire a capo dell’intrigo è affidarsi a uno studioso di cultura e mitologia celtica e alla sua squadra: un cacciatore africano, una ex agente dell’FBI dal grilletto facile, una coppia di informatici canadesi, una affascinante neurobiologa norvegese, un fisico quantistico convertito all’ufologia, una profiler con il dono dell’empatia, un paio di sbirri, un grosso gatto rosso poco disciplinato e, a capo di tutto, un anziano orientale appassionato di jazz.

Anteprima

Seguite questo link per leggere le prime pagine: Jacques Korrigan a Brocéliande

 

 

Recensione

All’inizio della lettura non ero certa di cosa aspettarmi, semplicemente perché non si tratta del genere che leggo di solito. Ma dopo una manciata di pagine, be’… non potevo più farne a meno.

Trovo sia un lavoro geniale. Geniale. L’approccio tecnologico e investigativo al paranormale ha il suo effetto. I personaggi sono numerosi e tutti credibili e sfoggiano un ventaglio di competenze specifiche a seconda del ruolo, il che lascia intendere le vaste conoscenze scientifiche, sociali e mitologiche degli autori del libro.

Una lettura che imprigiona il lettore, trascina in un mondo fatto di missioni segrete e antichi miti che camminano di pari passo con la realtà o meglio con la nostra realtà. Il collegamento con gli studi segreti delle SS sul paranormale è, secondo me, uno dei punti focali. Il ragionamento e la deduzione sono elementi importanti della narrazione: prendono il lettore per mano e lo portano alla scoperta del mondo che si apre davanti ai personaggi. Non mancano neanche uno spiccato senso dell’umorismo e una velata quanto apprezzata ironia.

Una lettura straordinaria, illuminante sotto molti punti di vista, sia che amiate la storia, il mistero, i polizieschi, la mitologia, con un valore aggiunto dato dalle interessanti note esplicative a fine libro.

Si tratta di un romanzo autoconclusivo ma la storia continua; per quanto mi riguarda non vedo l’ora di leggere il seguito delle avventure di Jacques Mevel.

Valutazione:

5

Intervista agli autori

 

Ciao Andrea, ciao Manuela. Benvenuti.

  • Mi fa molto piacere avervi entrambi qui sul mio blog, per cui entriamo subito in confidenza. Parlatemi un po’ di voi.

Manuela: ho 50 anni, tre figlie, una nipote e cinque gatti. Amo dipingere, suonare il violino – ma vorrei imparare a suonare anche il violoncello – leggere e scrivere storie. Mi piace cucinare e inventare piatti che mescolano le varie tradizioni.

Nella mia vita ho fatto l’arredatrice d’interni, la segretaria di redazione, l’editor e la content manager, ma la cosa che amo di più in assoluto è creare, veder nascere qualcosa dalle mie mani.

Andrea: siamo onorati di essere nel tuo blog, che seguiamo da tempo con grande attenzione. Io sono nato nel 1964 e ho interessi e professionalità sparsi in campi artistici, scientifici, tecnici e letterari. Ho fatto scavi archeologici, partecipato a spedizioni di paleontologia umana, contribuito ad allestire un museo, mi sono divertito con la fotografia naturalistica, ho praticato arti marziali, mi sono occupato di evoluzione, storia medievale, biochimica. Ho fatto l’editor e ho insegnato informatica. Per lavoro, produco progetti informatici e siti web, con particolare attenzione alla comunicazione e all’organizzazione. Insomma, anche se qualche volta gli amici mi definiscono (generosamente) poliedrico, in realtà sono dispersivo, ficcanaso ed intellettualmente inquieto. Amo la musica popolare, seguo la politica, sono impegnato nella difesa dell’ambiente e nell’estensione dei diritti civili. Sono un ebreo ateo con una forte simpatia per i culti politeisti.

  • Sapreste riconoscere il momento preciso in cui avete capito di amare la scrittura?

Andrea: sicuramente nel periodo della scuola media, ma il momento non lo ricordo. L’uomo è un animale narrante, ha bisogno di esprimersi, raccontare: si può fare in molti modi, con l’arte, la musica, il teatro ed il cinema, l’intrattenimento conviviale e la letteratura. Scrivere è una modalità espressiva particolarmente adatta a chi è molto timido e io ho sempre detestato trovarmi al centro dell’attenzione.

Manuela: non c’è un momento preciso: ho sempre amato scrivere. In pratica, da quando ho preso la penna in mano per la prima volta: i miei temi erano sempre molto apprezzati, mi piaceva utilizzare un linguaggio ricercato, ricco di sfumature. Mi piace l’atto dello scrivere, per me è un’espressione artistica, come suonare e dipingere, un modo di rappresentare quello che sento. Credo che sia per questo motivo che, quando scrivo, ho bisogno di carta e penna, preferibilmente stilografica; risponde al mio bisogno di concretezza.  Ovviamente una volta elaborato il pensiero trasferisco tutto sul PC e lavoro su quello.

  • Quando e perché avete cominciato a scrivere assieme?

Manuela: nel 1989, durante una lunga vacanza in Valtournenche dove la famiglia di Andrea aveva una bellissima casa che guardava sul Plateau Rosa. Abbiamo passato un mese e mezzo in quella casa, con gli amici che venivano ogni tanto a trovarci; quando eravamo soli ci mettevamo davanti al camino acceso ed elaboravamo storie fantastiche che scrivevamo su block notes comprati dal tabaccaio del paese. Li ho ancora tutti.

Andrea: scrivere insieme è collegato ai ricordi più belli e intensi che abbiamo del nostro rapporto. E’ cominciato tutto lavorando sull’ambientazione di un ciclo fantasy che avevo iniziato io anni prima, elaborando il linguaggio, i costumi, addirittura le rune dei vari popoli. Poi siamo passati a scrivere un romanzo particolarmente drammatico che avevo già cominciato e che è ancora lì, solo abbozzato. Al nostro ritorno abbiamo iniziato un libro nuovo che fosse totalmente nostro, e ci siamo fermati a pagina 10, perché è arrivata la prima figlia.

  • Io non ho mai scritto un libro a quattro mani. Com’è, praticamente?

Andrea: una coppia di scrittori ha il vantaggio di rimanere sempre dentro la storia, di poter scambiare impressioni continuamente, di condividere qualsiasi spunto nel momento in cui viene in mente. Creare una storia insieme è un rapporto in qualche modo intimo, quindi viene meglio quando gli autori hanno familiarità, empatia. Tra amici o in coppia è più semplice, anche perché se si entra in competizione o in conflitto è un disastro. Poi, scrivere narrativa a quattro mani implica che due persone abbiano tempo disponibile e siano ispirate nello stesso momento. Ci vuole tanto tempo e tanta pazienza, ma secondo me ne vale la pena.

  • Nel vostro libro, per tutta la lunghezza della narrazione, non ho notato differenze di stile, dunque o i vostri stili sono molto simili oppure siete stati bravissimi a “fonderli” per crearne uno omogeneo. Però sono curiosa: ognuno di voi “gestiva” un certo numero di personaggi oppure, come creatori, eravate assolutamente intercambiabili?

Manuela: credo che ogni coppia di scrittori abbia un suo metodo per scrivere “a quattro mani”; essendo noi una coppia anche nella vita passiamo moltissimo tempo a discutere della trama, dei dettagli, dell’ambientazione, dei personaggi e di tutto quello che costituisce l’ossatura della storia, che a volte nel libro non compare, ma che invece deve essere molto chiaro a chi scrive per mantenere la coerenza di quanto viene raccontato. Disegniamo una time line su un foglio –al momento ce n’è una appesa nel nostro soggiorno per il secondo romanzo di Jacques Korrigan– dove tracciamo gli avvenimenti principali che vengono arricchiti con spunti, idee, ricerche da approfondire applicate con i post it in punti strategici. Poi quando tutto è chiaro, uno dei due scrive la primissima bozza che l’altro completa, quindi armonizziamo il tutto limando le differenze di stile più evidenti.

  • Parliamo nello specifico del libro. A chi dei due e come mai è venuta l’idea di creare una storia così particolare, che tocca diversi ambiti di conoscenza?

Andrea: è difficile dirlo. Probabilmente abbiamo raccolto spunti ed idee, poi ad un certo punto ci siamo resi conto di avere abbozzato qualcosa di nuovo. Doveva essere un racconto, poi con il numero crescente di personaggi e di spunti è diventato un romanzo e quindi una serie. La sfida era utilizzare diversi strumenti narrativi: la suspense dell’avventura e del giallo, la sorpresa finale della fantascienza, la meraviglia del fantasy. L’opera doveva avere un ritmo tutto suo e soprattutto doveva essere centrata sui personaggi.

  • Visti i ragionamenti di Hank e Kate, i due informatici presenti nel romanzo, uno di voi due è esperto di computer e sistemi di sicurezza, satelliti e tecnologia varia. Chi è l’hacker?

Andrea: per quello che riguarda Hank, sono io il responsabile. Ma per l’hacking e per la tecnica di marchingegni assortiti ci siamo attenuti poco al reale. Non è tecnicamente possibile fare quello che fa Hank, non in tempi così stretti, ma nei romanzi e nel cinema si fa abitualmente quindi i lettori se lo aspettano. Invece mi sono divertito con l’archivio “intelligente” del paranormale, il fatabase. Non solo è fattibile, ma saprei benissimo come farlo. Anzi, confesso che l’ho progettato sul serio.

Manuela: è decisamente Andrea!

  • Pure le modalità d’azione di servizi investigativi e servizi segreti sono descritte in maniera particolareggiata. Debbo desumere di stare parlando con uno 007 in incognito? Se no, ci sono delle fonti particolari per ciò che avete descritto oppure avete semplicemente raccolto informazioni qua e là?

Andrea & Manuela: abbiamo utilizzato gli archetipi del genere, vecchi di decenni, adattandoli a una situazione attuale. Abbiamo ragionato un poco su cosa poteva cambiare con la fine della guerra fredda, con l’11 Settembre, con le guerre in Afghanistan e in Iraq, con le diverse amministrazioni Bush e Obama, con Guantanamo. Le nostre “fonti” si limitano a qualche fatto di cronaca, qualche romanzo e qualche film sulle spie: quello che abbiamo descritto può sembrare plausibile perché si accorda con degli stereotipi che sono ormai sedimentati, ma non abbiamo nessuna idea di come funzionino davvero i servizi segreti.

  • Parliamo degli altri tipi di competenze dei personaggi del romanzo, che non sono nemmeno slegati dagli argomenti delle ultime due domande. Storia, mitologia, etnologia, fisica, psicologia. Eravate già in possesso delle conoscenze necessarie oppure vi siete documentati proprio per scrivere il romanzo?

Manuela: per alcune materie non avevamo problemi, per altre, come la psicologia o la fisica quantistica, siamo ricorsi ad amici volenterosi ed esperti nel campo. La ricerca è comunque una costante del nostro modo di scrivere ed è alla base delle conoscenze sfoggiate dai nostri personaggi. Dietro alle loro competenze ci sono studi abbastanza approfonditi: abbiamo comprato e spulciato libri, siamo andati in biblioteca, abbiamo consultato esperti a cui poi abbiamo chiesto di verificare l’attendibilità di quanto avevamo prodotto. Volevamo scrivere un romanzo godibile da tutti, ma che non desse informazioni false o fuorvianti, che potesse incuriosire e magari spingere qualcuno ad appassionarsi delle materie trattate, ad approfondire certe tematiche.

  • Siete entrambi appassionati di cultura celtica?

Manuela: sono appassionata di culture “altre”, di storie e leggende, di religioni e di cucina. Credo che i popoli si svelino attraverso le storie che si tramandano e attraverso le loro tradizioni culinarie che raccontano la loro storia e quella dei territori su cui hanno vissuto.

Andrea: studio le culture antiche e mi affascinano quelle che sono molto antiche e molto vive al tempo stesso. La cultura celtica, specie in Francia e in Irlanda (ma anche nelle altre regioni) non ha seguito lo stesso destino di molte culture italiche: si è rinnovata, contaminata, mischiata, reinventata. Nella musica, nelle arti, nella letteratura. Non ha solo rielaborato i suoi miti e i suoi ritmi, li ha portati nella modernità. E’ un fenomeno che noi abbiamo confinato ad alcuni grandi, come De Andrè, Branduardi, Fo, senza un coinvolgimento di massa; amiamo le nostre tradizioni ma le teniamo su uno scaffale e le spolveriamo con cautela ogni tanto.

  • Per i diversi personaggi, le cui personalità sono varie e spesso contrastanti, vi siete ispirati a persone reali?

Manuela: alcuni dei nostri personaggi sono ispirati a persone reali, come Hank e Kate e le loro fantastiche dinamiche di coppia; la razionalità e il rigore scientifico di Ylsa, e l’aspetto del vecchio compagno di squadra di Jacques, il dottor Gherardi, soprannominato Phlox in onore del medico della serie di Star Trek “Enterprise”. Gli altri personaggi, invece, si sono presentati da soli e si sono imposti. Una curiosità: nel libro compaiono due persone realmente esistenti che sono personaggi che interpretano se stessi. Naturalmente a loro abbiamo chiesto il permesso.

  • Jean Jacques Mevel detto Korrigan è un personaggio straordinario, ricco in cultura, intelligenza e capacità d’adattamento. Come è nato?

Andrea: Jacques è nato come personaggio incompleto: l’idea era quella di renderlo efficiente all’interno di un gruppo e – perché no? – di una relazione sentimentale intensa. In parte coincide con l’archetipo dello studioso, un po’ arrogante ed egocentrico quando si parla delle sue “specialità” e un po’ insicuro per altri versanti. Essendo un giovane catapultato in una situazione avventurosa, lo abbiamo fornito di un po’ di senso pratico e di un carattere vendicativo. Altri dettagli su Jacques verranno rivelati in seguito, nei prossimi romanzi.

  • Senza svelare troppo per non rovinare la sorpresa a chi deve ancora leggere questo primo libro, diteci in anteprima qualcosa sul seguito.

Manuela: Seguendo il filo delle ricerche delle Ahnenerbe di Himmler, trovate nel primo romanzo, i nostri eroi si recheranno nella regione del Midi – Pyrénées, dove naturalmente si imbatteranno in un altro interessante caso misterioso. La zona è ricca di avvenimenti storici che possono agevolmente legarsi alla nostra trama, quindi al momento siamo parecchio impegnati con le ricerche. Gli elementi folkloristici e mitologici riguarderanno l’Occitania e non più la Bretagna, sebbene abbiano sempre un filo conduttore comune. Stavamo anche pensando di trovare una ragazza a Barnes.

Andrea: finiremo con l’aprire una agenzia di viaggi del mistero.

  • Parliamo di editoria. Il vostro libro è stato auto pubblicato ed è disponibile sul sito ilmiolibro. Perché questa scelta?

Andrea & Manuela: la scelta della piattaforma ilmiolibro è stata strategica: dovevamo capire se il nostro romanzo si reggeva in piedi. Dovevamo farlo leggere a un po’ di persone, vedere se raggiungeva i giovani, se le varie sperimentazioni funzionavano, quindi partire alla ricerca di un editore. Ilmiolibro ha una buona qualità di stampa, anche se ha un sito e un meccanismo di vendita assolutamente inadeguato. Noi non contavamo di vendere tante copie, bensì di comprendere se – a giudizio dei lettori – avevamo per le mani un libro vero e proprio, quindi di valutarne le possibilità. Ora siamo alla ricerca di un editore tradizionale e probabilmente faremo anche qualche tentativo nel vasto mercato americano e magari in quello francese.

  • Cosa ne pensate dell’attuale situazione editoriale italiana? Secondo voi c’è differenza con la situazione negli altri Paesi? Se sì, perché?

Andrea: credo che la situazione all’estero segua le stesse dinamiche dell’Italia, in quella che è un’epoca di crisi economica e di grandi cambiamenti nel mercato. In fasi come questa è difficile prevedere come andrà a finire, quindi si assiste a strategie e comportamenti di ogni tipo. In Italia poi il mercato è molto ristretto e particolarmente chiuso, i canali tradizionali di distribuzione, di comunicazione, di pubblicità sono pochi e riservati sempre agli stessi editori, i quali generalmente non rischiano e non sperimentano. In più abbiamo una classe di governo che non si interessa alle nuove opportunità e che tiene incomprensibilmente alta l’IVA sugli ebook, non riesce a introdurre i nuovi strumenti nelle scuole e sembra lavorare più per i grandi editori che non per il settore editoriale. Il problema è generale e in Italia si nota di più.

  • Oltre alla saga di Jacques Korrigan avete altri progetti in cantiere? A quattro mani oppure no?

Andrea: abbiamo parecchi progetti aperti: un insieme di racconti fantasy, sword & sorcery, che vogliamo pubblicare con Amazon in volumi da 100-120 pagine, soprattutto per farci conoscere un poco. Poi abbiamo sempre i 5-6 romanzi iniziati e mai finiti e un paio di spunti nuovi tutti da sviluppare. Non abbiamo tempo per seguire tutte le idee che ci vengono in mente, ma cerchiamo sempre di appuntarcele per il futuro. Ormai il nostro sistema di scrittura a quattro mani è talmente perfezionato che lo adottiamo automaticamente, quindi firmeremo tutto in coppia. Fanno eccezione le mie storie demenziali come L’Oscura Forfora delle Tenebre, che sono nate per scherzo e che non verranno mai pubblicate, alcune cose saggistiche e un romanzo distopico che sto scrivendo con mia madre. Sono io ad essere dispersivo, mentre Manuela cerca di spingermi a finire i lavori aperti.

Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo per tutti i vostri lavori.

Grazie infinite a te per l’ospitalità e per le domande articolate ed interessanti che ci hai posto.

Ora, amici, vi lascio l’indirizzo del sito del libro, dove potrete trovare informazioni e curiosità:

Il veleno del cuore – Barbara Risoli

Eccomi qui con un libro di genere storico come piace me e spero anche a voi.

 

IL VELENO DEL CUORE

Barbara Risoli

Amazon Kindle

 

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Trama

 

Siamo nell’estate del 1788, nella Francia pre-rivoluzionaria messa a dura prova da un rigido inverno e in attesa del giorno dell’assemblea degli Stati Generali che precederanno la presa della Bastiglia. I protagonisti sono Eufrasia, figlia del conte Xavier des Fleuves facente parte dei fisiocratici sostenitori del cambiamento, e Venanzio, un assassino prezzolato dal torbido passato. A seguito del mancato matrimonio della ragazza, i due s’incontrano e tra loro viene a crearsi un saldo legame dai risvolti inquietanti che mette in luce i loro animi senza scrupoli e disposti a tutto, per se stessi a scapito degli altri. La richiesta di Eufrasia di inscenare il proprio omicidio, per evitare il convento, e l’esecuzione del servizio da parte del bandito, porta entrambi a cambiare identità celandosi nel cupo scenario della Francia in fermento, in ginocchio sotto la neve incessante dell’inverno 1788. A questo punto la storia si articola tra Nanterre, piccolo borgo vicino a Versailles, e la Bretagna, terra d’origine dei protagonisti. Eufrasia diviene la Vedova, donna sempre celata in un lutto stretto, abile giocatrice d’azzardo e contrabbandiera che arma la rivoluzione incombente. Venanzio si spaccia per il duca Stolfo Rues di un casato inesistente. Una serie di coincidenze li fanno incontrare nuovamente, mentre l’amore di entrambi viene svelato lentamente in un timore reciproco del rifiuto. Ma le promesse sono promesse e…

L’autrice

 

Nata l’8 giugno 1969 a Monfalcone (GO), vive nella provincia di Udine con il marito Enes, il figlio Edwin e il suo piccolo zoo. Amante degli animali e del mistero, scrive da sempre. Pubblica il suo primo romanzo L’ERRORE DI CRONOS nel 2006 senza avere troppa fortuna. Nel 2008 arriva finalista al Premio Zenone e vede pubblicato il romanzo breve di fantascienza LA STIRPE (Runde Taarn Edizioni). Segue la seconda edizione de L’ERRORE DI CRONOS (Runde Taarn Edizioni) che questa volta ottiene un buon riscontro dal pubblico amate del fantasy, anche se la narrazione è insolita e fuori dai canoni standard. Nel 2009 esce il seguito LA GRAZIA DEL FATO (0111 Edizioni) che ancora una volta appassiona i lettori con le avventure del re greco Dunamis e della figlia del futuro Zaira. Tuttavia, un altro genere trattato dall’autrice è il sentimentale storico ed esce nel 2009 con IL VELENO DEL CUORE, romance ambientato della Francia pre-rivoluzionaria del 1788, con protagonisti ancora una volta fuori dalle righe. Vince con questo romanzo il CONCORSO IL CLUB DEI LETTORI 2009 e lo presenta alla FIERA DEL LIBRO DI TORINO 2009. Ultima fatica è il sequel LA GIUSTIZIA DEL SANGUE, dove i protagonisti si ritrovano in piena Rivoluzione Francese nel tentativo impossibile di salvare la vita del piccolo Luigi XVII, il bambino martire della Rivoluzione, figlio del decapitato Luigi XVI e di Maria Antonietta. Documentato e frutto di accurate ricerche storiche, l’autrice mischia la realtà con la fantasia intessendo una trama neppure tanto impossibile.

A causa di due lutti familiari nel 2010, dopo tre anni di fermo pubblica in Formato Kindle su Amazon L’ONDA SCARLATTA di genere volutamente romance in ambientazione ancora un volta franco rivoluzionaria. Attualmente è una scrittrice indipendente che si appoggia alla piattaforma Amazon con la ripubblicazione di tutti i suoi romanzi in seconda edizione. Ha pubblicato recentemente LA STELLA D’ORO, che trova la sua trama tra il Friuli della Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione Russa.

Visitate il blog principale dell’autrice, qui.

La mia recensione

 

Eufrasia è una giovane nobile, intelligente e capace; la vita agiata l’ha portata a essere severa ed egoista, pretenziosa. Ne prende coscienza improvvisamente quando abbandona all’altare Aldo, l’uomo per cui ha lottato per molti anni. Venanzio è un assassino, un ladro, un truffatore, ma non di quelli rozzi e banali: egli ha in sé qualcosa di elegante, di attraente, di “oscuro” e sa come sfruttarlo. L’incontro tra i due protagonisti, il primissimo fortuito, il secondo un po’ meno, li attrae inevitabilmente l’uno verso l’altra, così diversi, così simili in una Francia che si prepara alla rivoluzione.

Ho trovato interessante il fatto che i protagonisti non sono i soliti eroi buoni, ma anzi persone i cui comportamenti possono anche suscitare indignazione. In questo il libro mi ha un po’ ricordato Catherine e Heathcliff di Cime tempestose. Le atmosfere sono affascinanti, adatte all’epoca. Il periodo storico è trattato dal punto di vista limitato – ma ben esposto – dei singoli individui nel fermento del popolo. Lo stile è ricco di aggettivi; i dialoghi sono adatti all’ambientazione.

Valutazione:

4

Intervista all’autrice

 

Ciao Barbara, benvenuta.

  • Dalla tua biografia leggiamo che scrivi fantasy, fantascienza o sentimentale storico. Credi che il tuo stile sia più adatto a questi generi? Cosa ti spinge a preferirli nonostante ad esempio la grande differenza tra fantascienza e romance?

Alla luce delle mie pubblicazioni e dei riscontri ottenuti in quello che io definisco ‘microcosmo degli emergenti’, adesso posso affermare di avere percorso una strada che alla fine ha smussato il mio modo di scrivere, i miei generi, il mio stile. Ho iniziato con un piccolo fantascienza e sono giunta a preferire il genere storico sentimentale, anche se sempre e comunque fuori dalle righe, discordante rispetto ai clichè. Ma io sono fatta così, cerco sempre di differenziarmi ed evito come la peste l’emulazione. Il mio stile è certamente più consono ai romanzi storici, vengo spesso e volentieri ‘tacciata’ di scrittura aulica, scrivere un contemporaneo con il mio stile credo creerebbe qualche critica e io aggiungo, pure giusta.

In conclusione, la linea che accomuna ogni mio romanzo sono i sentimenti, tormentati o sognanti, ma pur sempre sentimenti. È più forte di me.

  • Sei appassionata di storia. Di quali epoche storiche in particolare? Cosa ti affascina di più?

Chi mi conosce, lo sa: il mio periodo preferito è quello della Rivoluzione Francese. Vi ho ambientato due romanzi (tre, per l’esattezza, visto che uno è il seguito dell’altro). Ho sempre amato la Francia, come se fosse una seconda patria e quindi l’ho studiata, sezionata, ‘ravanata’. Ma dove c’è una rivoluzione, ci sono io! Mi affascina quella Russa e anche lì ho voluto introdurci una mia storia. Sono interessata ai grandi fenomeni storici che hanno cambiato il mondo, che lo hanno minacciato, che potrebbero tornare. Studio anche il Nazismo che mi sconvolge e del quale ogni giorno scopro una nefandezza. Tuttavia, della Storia mi affascinano i punti oscuri, quelli che danno adito a interpretazioni diverse ed è lì che io infilo le mie trame e diventano così credibili, visto che tutto è sospeso, misterioso, non ufficiale. Una menzione la devo riservare anche al periodo antico acheo­miceneo dove il mio fantasy mitologico ha dato vita a uno dei miei personaggi più riusciti.

  • Raccontaci qualcosa dei numerosi romanzi che hai pubblicato.

Appunto… sono numerosi, rischio un romanzo pure qui! Vabbè, un accenno per tutti lo faccio volentieri, così ripasso!

LA STIRPE, genere fantascientifico dove ipotizzo che il vero essere umano sia colui che è affetto da Trisomia 21. È più un romanzo breve per ragazzi.

L’ERRORE DI CRONOS e LA GRAZIA DEL FATO sono inquadrati nel genere fantasy, ma è un errore, in effetti è una grande storia d’amore tra un re acheo, Dunamis, e una donna giunta dai nostri tempi, Zaira,con tutte le difficoltà del caso. Il fattore fantasy sta nella traslazione temporale e nella presenza degli dei che ho voluto fedeli al mito (visto che io amo la mitologia greca).

IL VELENO DEL CUORE e LA GIUSTIZIA DEL SANGUE, i primi romance, se vogliamo… che romance non sono, considerando la coppia proposta che io definisco la ‘meno probabile del romance italiano emergente’. Il primo l’ho scritto per gioco, il seguito mi ha impegnata molto ed è, come tutti i miei sequel, migliore.

L’ONDA SCARLATTA è nato volutamente romance per essere sottoposto al giudizio di case editrici specializzate nel genere. Di risposte non ne ho avute ed è disponibile solo in Formato Kindle (come tutti gli altri, vistala mia scelta di essere indipendente). Pur nel tentativo di seguire i clichè, non sono riuscita nell’intento e la protagonista è imperfetta, il coprotagonista è un affascinante uomo che tuttavia fa saltare i nervi e il protagonista è un uomo fuori dal tempo e dalle righe, imperfetto pure lui. La passione è alta, ma resta il mio stile che proprio non riesce a rientrare nei seminati.

LA STELLA D’ORO (Zolotaja Zviezda) è l’ultimo nato, il mio preferito, dedicato a mia madre, scritto dopo la tragedia che ha scosso la mia vita, una sorta di riscatto interiore, una metafora del mio vissuto. Il periodo che tocco è azzardato,viaggio dalla Grande Guerra in Friuli e la Rivoluzione Russa di Pietrogrado. I protagonisti sono tragici eppure forti, determinati e fragili, il protagonista credo sia il migliore che io abbia creato, viste alcune reazioni da parte dei lettori.

  • De Il veleno del cuore mi è piaciuto molto il fatto che i protagonisti non sono i soliti eroi buoni, tutt’altro. Come mai hai deciso di dare loro una connotazione piuttosto negativa?

Ho sempre letto un po’ di tutto, ma nel rosa ho sempre trovato personaggi buoni, giusti, retti. Ho voluto cambiare le regole e ho delineato una donna disposta a qualsiasi cosa per difendere se stessa e un compagno di ventura che le somigliasse, evitando così tentennamenti nella trama. Eufrasia e Venanzio sono due delinquenti, la prima nobile e quindi ingiustificabile, il secondo figlio del popolo, senza arte né parte ma intelligente e astuto. Si incontrano… ed è un putiferio! Mi sono divertita molto a scriverlo, ogni volta che volevo far fare loro qualcosa di buono… scrivevo l’opposto. Mi è stata contestata questa loro freddezza, ma piacciono, almeno a chi è disposto a uscire ancora una volta dalle righe.

  • Il veleno del cuore ha un seguito, La giustizia del sangue. Ci anticipi qualcosa senza svelare troppo la trama?

Beh, LA GIUSTIZIA DEL SANGUE è stato un po’ il riscatto dei due ‘tagliagola’ e, già l’ho detto una volta, l’ho voluto scrivere per il mio lettore numero uno, Paolo Federici, che questa Eufrasia così algida proprio non riusciva ad accettarla sino in fondo. Poi l’idea e l’ho sviluppata forte delle conoscenze che avevo di base. La storia verte sulla presunta liberazione del piccolo Luigi XVII, vittima della rivoluzione che la Storia vuole morto, ma che alcuni ipotizzano invece sopravvissuto e io avevo chi poteva liberarlo, Venanzio ed Eufrasia.

  • Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Di proprio nuovo no, quello più avanti. Sto rieditando L’ERRORE DI CRONOS che pubblicherò sempre in Formato Kindle su Amazon. Lo sto ‘adultizzando’ e affermo con orgoglio che l’editor altro non è che… il lettore. Sì. Ho ricevuto una marea di commenti per l’ultima edizione: positivi e negativi, dettagliati e secchi. Ho fatto la media, ho individuato cosa è piaciuto e cosa no e adesso lo sto mettendo a posto. Nessuno come il lettore sa darti la giusta dritta per tentare di perfezionare un tuo scritto. Sono sicura che verrà bene… con un tale collaboratore! LA GRAZIA DEL FATO, il sequel, diciamo che è già pronto… usciranno in contemporanea o quasi.

 Bene, ti ringrazio molto per la chiacchierata, mi ha fatto molto piacere ospitare un’appassionata di storia come me.

La Stella di Giada – Da non perdere

Ci sono libri che appena cominci a leggerli ti risucchiano nelle pagine, ti fanno innamorare. E quello di cui vi parlo oggi è proprio uno di quelli.

LA STELLA DI GIADA

Stefania  Bernardo

Youcanprint

Collana: Narrativa

Data di Pubblicazione: Marzo  2013

ISBN: 9788891105233

Pagine: 502

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Trama

Giamaica, 1720. Johnny Shiver, capitano della Stella di Giada, è così crudele da essere considerato il diavolo in persona. Saccheggia, tortura, ammazza. Nessuno è in grado di contrastare la sua ciurma assetata di sangue e i suoi piani infallibili. David Jacobson, ammiraglio e comandante in capo della flotta britannica nei Caraibi, da anni tenta di fermarlo, senza successo. Ma quando Shiver decide di mettere le mani sullo Smeraldo di Venere, il tesoro protetto da Jacobson, si apre una guerra sanguinaria fatta di arrembaggi, impiccagioni e tradimenti. Uno scenario infernale in cui viene coinvolta, suo malgrado, Scarlett Baker, giovane domestica di Fort Law, dal carattere ribelle e testardo, con l’unica intenzione di trasferirsi a Londra per ricominciare tutto da capo e vivere una vita finalmente tranquilla e pacifica. Ma il destino sembra avere per Scarlett piani decisamente differenti…

L’autrice

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Stefania Bernardo avrebbe tanto voluto nascere nell’epoca d’oro della pirateria, d’altronde la sua pettinatura è perfetta per il diciottesimo secolo. Dato che è nata nel ventunesimo però, si è accontenta di essere pirata nello spirito e di scrivere il suo primo romanzo proprio su una bella storia di pirati… Ah, già perché la sua ambizione è quella di diventare scrittrice ma si sa, fra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare… e per ora il suo veliero è impegnato a solcarlo.
Ama i libri in maniera esagerata, i suoi risparmi generalmente finiscono sempre spesi in libreria… è impegnata a collazionare i libri di Alexandre Dumas, suo mito. Il suo carattere è molto allegro e solare con, purtroppo, frequenti momenti di burrascosa ira che, per fortuna di tutti, si placano in fretta.

È iscritta all’università degli studi di Torino alla facoltà di giurisprudenza, indirizzo di Diritto ed Economia per le imprese. Ha frequentato l’istituto tecnico G. Jervis di Ivrea conseguendo il diploma in tecnico della gestione aziendale. Prima dell’università, ha lavorato per tre anni presso un’azienda di Ivrea come segretaria amministrativa.

Per visitare il sito dell’autrice, clicca qui.

La mia recensione

Bello, bello, bello. Uno dei più bei libri che io abbia mai letto e, come sapete, ne leggo tantissimi. Avventura, amore, odio, amicizia, vendetta, intrighi. In questo libro non manca proprio nulla e la cosa più bella è che tutto è trattato in maniera ben equilibrata. Lo stile dell’autrice è abbastanza pulito e adatto alla storia, sia nella narrazione che nei dialoghi. Il linguaggio è usato con padronanza, anche per ciò che riguarda i termini specifici della navigazione. I personaggi sono numerosi e tutti di grande spessore. Le atmosfere descritte sono varie e affascinanti, “romantiche” nel senso più ampio del termine. Azione e ragionamento si alternano in maniera ben dosata. I personaggi che ho amato di più, i più carismatici, sono Shiver, Scarlett e Alvaro. Alcune scene, soprattutto nel finale, – non dico quali per non svelare punti cruciali della trama – sono molto cinematografiche. C’è del genio nel modo in cui si intrecciano intrighi e inganni. Le uniche “pecche” a mio avviso sono il fatto che le città citate sono frutto di fantasia – ma la ragione di questa scelta viene spiegata dall’autrice alla fine del libro – e un’imprecisione storica riguardo alle infezioni, mi spiego: in seguito ad alcune ferite i personaggi dialogano sulle infezioni potenzialmente in atto ma ciò è pressoché impossibile giacché la storia è ambientata nella prima metà del 1700, quando ancora non si avevano sufficienti conoscenze mediche a riguardo.

In definitiva un libro da non perdere, ripeto: bello, bello, bello.

Valutazione:

5

Le cronache di Ériu – La faida

Vi stupirete del genere di libro che recensisco per voi oggi, ma l’idea di partenza è così originale che la lettura mi ha catturata sin dall’inizio. In fondo, quanti scrittori sognano – o temono – di poter incontrare i propri personaggi in carne e ossa?

 

LE CRONACHE DI ÉRIU – LA FAIDA

Maddalena Cioce

Amazon kindle

 

 

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Trama

Sara è una giovane scrittrice squattrinata, presa dalla stesura del suo nuovo romanzo. Una mattina, al risveglio nel suo monolocale, si ritrova misteriosamente davanti Cal, il protagonista della sua storia, che, spaesato, dopo aver scoperto di essere parte del suo manoscritto, cerca di strangolarla in quanto fonte di tutti i suoi guai.
Cos’è dunque uno scrittore? Un creatore, divinità di un mondo parallelo scaturito dalla sua penna, o un semplice visionario, capace di gettare un fugace sguardo in altri mondi?

L’autrice

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Maddalena Cioce ha ventinove anni, è sposata e ha un figlio di sette anni. Diplomata in Lingue, era anche laureanda in Scienze dell’educazione e della Formazione, con borsa di studio per merito, ma ha dovuto abbandonare gli studi a causa della nascita di suo figlio e del trasferimento da Bari, dove è nata e cresciuta, in Sardegna, dove attualmente vive con la famiglia. Scrittrice e lettrice incallita di Fantasy di ogni genere, attualmente il suo sogno è fare dello scrivere, il lavoro che ama, la sua fonte di sostentamento. È, inoltre, un’appassionata di psicologia, è una dote naturale che non ha potuto coltivare per le ragioni di cui sopra ma, prima o poi, con la sua profonda testardaggine riuscirà a scavalcare anche questo ostacolo.

La mia recensione

Sara è una ragazza intraprendente, sicura di sé, decisa a cavarsela da sola. Ha la passione per la scrittura e proprio quella le apre le porte di un mondo nuovo. D’improvviso si ritrova davanti Cal, il giovane protagonista del suo romanzo. Cal, spaesato e confuso per il suo arrivo a casa di Sara e incline alla vendetta e alla violenza, non è affatto felice della sua nuova condizione e tenta di uccidere Sara. Inizia un periodo di conoscenza burrascosa dei due protagonisti e di un’esilarante – sì, esilarante, ho infatti riso più volte leggendo – adattamento al nuovo mondo popolato da oggetti sconosciuti e quasi magici per Cal. L’atmosfera divertente è puntellata dallo stile brillante – e abbastanza pulito – dell’autrice che descrive in maniera precisa ogni scena e situazione anche quelle che Cal, suo malgrado, si ritrova a fronteggiare. La stanza dei bisogni, la scatola del freddo o ertubbo sono solo degli esempi. Le vicende prendono poi una piega prevedibile per il lettore ma inaspettata per i protagonisti e non mancano scene d’amore sdolcinato o di violenza. L’intermezzo di cui è quasi protagonista Lorenzo, l’avvocato presso cui Sara lavora come segretaria, è forse un po’ abbozzato e veloce. Quando l’ambientazione si sposta nel mondo di Cal si assiste a scene d’azione benaccette dopo la leggera staticità in casa di Sara. Cal e Sara litigano in continuazione, il che da un tocco di pepe alla loro relazione. Apprezzati sono i dettagli ispirati all’antica cultura irlandese. Sara scopre pian piano che la sua passione per la scrittura e la capacità di inventare mondi e personaggi altro non è che una sorta di veggenza su ciò che accade in universi paralleli, cosa che ho trovato molto affascinante e originale. Tralasciando qualche spiegazione di troppo sui comportamenti dei personaggi che il lettore è in grado di cogliere da sé, la narrazione risulta accattivante, scorrevole, piacevole da leggere. Avrei apprezzato un’analisi più approfondita della storia di Cal, del suo legame con il trono, ma forse, trattandosi del primo capitolo di una trilogia, queste informazioni giungeranno in seguito. In definitiva una lettura consigliata per chi ama il fantasy e le storie d’amore.

Valutazione:

5

Intervista all’autrice

 

 

Ciao Maddalena, benvenuta.

  • Rompiamo subito il ghiaccio: trovi difficile dividerti tra la vita “reale” di donna di casa e madre e quella “parallela” di scrittrice?

Ciao, allora ti rispondo subito senza preamboli! Non ho grossi problemi a dividermi tra la vita reale, in cui devo badare a casa e figli, e quella di scrittrice, a parte quando sono così persa nella mia “realtà parallela” da dimenticare che quelli che volano sul pavimento sono batuffoli di polvere, non covoni di paglia del far west!

  • La passione per la lettura e quella per la scrittura sono sempre andate di pari passo oppure no? Ricordi il momento in cui per la prima volta ti sei seduta a scrivere un romanzo?

La mia passione per lettura e scrittura (indovina un po’ il genere? Fantasy) risale a quando andavo alle medie. Intorno agli undici anni ho letto circa quattro volte “Il mondo perduto” di A.C. Doyle, esercitava su di me un fascino irresistibile. Un’altra volta, invece, svolsi un compito per casa in cui bisognava scrivere una conclusione per un brano del libro di testo, tratto da un romanzo fantascientifico. Quando lo lessi a voce alta in classe, tutti, compresa la maestra, strabuzzarono gli occhi e i miei genitori furono contattati perché, secondo la maestra, non era possibile che lo avessi scritto io, a quell’età… infine, a sedici anni ho cominciato a pubblicare fanfiction su internet (e, no, non dirò mai sotto che pseudonimo, porterò il segreto nella tomba!), ma l’usare personaggi altrui ha cominciato ad annoiarmi, sono passata ai romanzi ed eccomi qui!

  • Condivido il tuo interesse per la psicologia, avendola studiata durante il corso di laurea. Quando avrai occasione di approfondirne lo studio, pensi di utilizzarla come “arma” per scrivere romanzi di maggior spessore psicologico?

In realtà la uso già come “arma”, in quanto ne ho fatto largo uso sia in Forgotten Times che ne Le Cronache di Ériu, anche se in quest’ultimo, essendo una trilogia, la parte psicologica sarà maggiormente delineata nel secondo e nel terzo volume. Io ho il “brutto vizio” di assegnare sempre una patologia, più o meno grave, ai miei personaggi. Purtroppo, non avendo potuto terminare gli studi, posso basarmi solo sulla mia sensibilità e sulla passione per la materia.

  • Raccontaci qualcosa di Forgotten Times.

Forgotten Times è il mio primo romanzo ed è il titolo della serie di due volumi di cui fa parte La Redenzione dei Dannati. In linea generale narra di come le vicende legate a un dampiro abbiano portato all’estinzione dei vampiri durante la fine del medioevo, basandosi sulle leggende che indicano Caino come progenitore della razza. Tutto comincia con la semplice ricerca del potere da parte del dampiro: il potere ancestrale di uno spirito diviso in quattro parti, il cui ricongiungimento potrebbe sovvertire l’ordine del mondo dei vampiri; una leggenda che nasconde molto più di quello che il dampiro potrebbe mai immaginare e che ha a che fare proprio con il suo oscuro passato. In realtà in Forgotten Times c’è di tutto: psicologia, storia, religione, misteri, vendetta, tragedie familiari… e la redenzione, duramente conquistata grazie all’amicizia e un amore sofferto.

  • Parliamo adesso di Le cronache di Ériu. L’idea o forse meglio dire la teoria che sta alla base, ossia la possibilità che ogni scrittore in realtà si affacci in altri mondi, è originale e mi ha da subito attirata, forse perché scrivo anch’io. Da dove è scaturita?

Quale scrittore non ha mai sognato di incontrare i propri personaggi? (Diciamocelo sinceramente: soprattutto quelli di sesso opposto!) Chi di noi non ha mai segretamente sperato che i propri personaggi vivessero in una realtà parallela? Nella nostra mente sono così vivi, reali, a volte sono persino loro stessi a decidere cosa faranno, sfuggendo al nostro controllo. Se “penso dunque sono” è un concetto valido, allora non c’è da escludere che i nostri personaggi possano vivere davvero, chissà dove, e magari noi siamo i loro creatori, che hanno infuso in loro quel pensiero, dandogli vita… oppure siamo semplicemente in grado di “vedere oltre” e sbirciare attraverso il velo tra le dimensioni, in cui loro vivono davvero. Le Cronache di Ériu nasce da queste riflessioni, piccoli deliri di una scrittrice speranzosa. Scherzi a parte, non è un concetto in cui la mia parte razionale crede davvero, ma è qualcosa in cui mi piace sperare!

  • Il carattere passionale e infervorato di Sara prende ispirazione dal tuo?

La prima cosa che la mia migliore amica ha detto dopo aver letto la primissima bozza che scrissi circa tre anni fa, fu: «Ho capito che Sara sei tu». Ora ti rispondo quello che risposi a lei tre anni fa: «No, Sara non sono io, anche se ho usato il mio carattere come base per crearla». In realtà, Sara è l’esagerazione del mio carattere, soprattutto del lato negativo: non si sa controllare e spesso risulta una gran scassa… ehm, come dicevo, spesso è lunatica fino all’esasperazione, violenta e irascibile, sospettosa, distratta e paranoica, come in fondo lo sono anch’io, solo che mi so controllare… quasi sempre.

Proprio il giorno dell’uscita del romanzo, mio padre ha cominciato a leggerlo ed è scoppiato a ridere quando ha capito che alcune delle vicende narrate erano autobiografiche, in questo caso quando ha letto questa frase: “Mio padre diceva sempre, non a torto, che le mie urla erano in grado di sfondare i timpani, perché generavano più decibel di un martello pneumatico.” Qua e là, quindi, ho inserito cose che riguardano me personalmente, in chiave prettamente auto-ironica, nella speranza che il lettore le trovasse divertenti.

  • Ho trovato fantastica la parte in cui Cal conosce progressivamente il nuovo mondo in cui si ritrova, il nostro mondo. L’approccio di un uomo come lui, appartenente a un passato molto diverso dalla nostra epoca anche in senso morale, con le novità e le disinibizioni, è pienamente riuscito e getta luce sul modo di vivere attuale. Condividi la visione un po’ aspra di Cal? Se sì, perché?

Io condivido appieno la visione del mondo moderno di Cal, in quanto morale, valori fondamentali e pudore sono andati quasi completamente persi insieme al lavaggio del cervello che quotidianamente ci propinano i mass media. Io non penso che sia una visione aspra, più che altro una visione realistica di qualcosa che la gente, oggi, considera normale, spacciandola per modernità e progresso, quando, a pensarci bene, si tratta di regressione a uno stadio prettamente animalesco. Chiamatemi pure bigotta e moralista, ma sono una madre e tremo al pensiero di quello che impareranno i miei figli dal mondo moderno.

  • Accennaci qualcosa sul seguito.

Accennare qualcosa sul seguito… è un’impresa, senza fare spoiler! Il secondo e il terzo volume si basano sul cliffhanger finale, quindi quello che dirò adesso sarà probabilmente comprensibile solo dopo aver letto il romanzo: sono passati alcuni mesi dalla conclusione del primo volume, e Sara e Cal si stanno impegnando a vivere appieno la loro vita nel mondo moderno. Insieme sono felici e Sara finalmente ha deciso di accettare la proposta di matrimonio di Cal, ma c’è ancora qualcosa che la preoccupa e si fa ogni giorno più pressante: non gli ha detto nulla della sua visione e il senso di colpa è sempre più insostenibile. Cal non prenderà affatto bene la notizia, e per la rabbia la lascerà e tornerà a Ériu, per scoprire la verità, proprio come Sara temeva… questo è, bene o male, ciò che scriverò nella sinossi del secondo volume e che accadrà nei primi capitoli.

Grazie per la disponibilità, bella chiacchierata.

Vi lascio con il booktrailer dell’altro romanzo di Maddalena Cioce, Forgotten Times.

Corner’s Church di Matteo Zapparelli

Cari followers, oggi sono lieta di recensire per voi un libro di genere diverso da quelli che leggo di solito ma che mi ha particolarmente interessata, dunque un plauso all’autore!

CORNER’S CHURCH

Matteo Zapparelli

 

Editore: Narcissus Self Publishing

Anno: 2012

Genere: Thriller

Formato: eBook

ISBN: 9788867553938

Prezzo: € 2.49

 Cover

Trama

 

Alex Snyder, detto il Biondo, è un agente federale la cui unica ossessione è quella di trovare e ammazzare con le proprie mani un pericoloso serial killer, soprannominato Serpe, che ha ucciso il suo più caro amico e collega Bob. Il Biondo è un uomo malato, al quale un grave tumore al cervello ha concesso al massimo un paio d’anni. La sua vita non ha più alcun valore. Pur di trovare Serpe è disposto a tutto, scendendo a qualsiasi compromesso. Seguendo le tracce dell’assassino il Biondo giunge a Corner’s Church, una minuscola cittadina del Colorado, dove stringe un patto con il vicesceriffo Benson, un uomo arrivista e svogliato, il cui unico interesse è concludere la carriera in bellezza. Tenendo nascosto il caso all’FBI, Benson spera di prendersi tutti i meriti, lasciando al Biondo la sua personale vendetta. È un gioco perverso, quello di Serpe, ma è un gioco nel quale solo il Biondo è protagonista…

Booktrailer

 

Estratto

 

Per leggere un estratto, cliccate qui.

L’autore

 

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Matteo Zapparelli è nato e cresciuto a Verona, meravigliosa città racchiusa tra le acque azzurre del Lago di Garda e la verdeggiante pianura padana. Città che, nonostante si aggiri per le sue vie da oltre trent’anni, non smette mai di stupirlo e di incantarlo.
Accanito lettore fin da giovanissimo e appassionato di letteratura americana, apprezza scrittori e generi letterari tra loro diversissimi. Scrive fin da ragazzino: suoi racconti e poesie sono stati pubblicati su riviste, in antologie, e alcuni sono stati finalisti di premi letterari.
Laureato in architettura al Politecnico di Milano, da diversi anni collabora con singoli autori e case editrici in qualità di editor freelance, e nel 2011 ha dato vita a BooksDreamer Literary Agency, agenzia letteraria e service editoriale.
Ama gli animali, i boschi, le lunghe camminate all’aria aperta, la notte, i Coldplay e i Muse, i film dell’orrore, i romanzi di Preston&Child, e ha un debole per il tiramisù.
Nel 2012 ha pubblicato Corner’s Church, un thriller dalle tinte fosche ambientato nell’America dei giorni nostri, disponibile esclusivamente in formato eBook.
In autunno 2013 uscirà nelle librerie il primo volume della Wolf Lineage Saga, intitolato Rebirth.

Visitate il sito ufficiale, qui.

La mia opinione

 

Premetto che non sono un’amante del thriller. Tuttavia questo libro possiede una marcia in più, quel qualcosa che cattura e trascina quando ci si accosta alle pagine, tanto che l’ho letto tutto d’un fiato. La trama come avete letto sopra si presenta già intrigante, e lo diventa ancor di più quando si conosce meglio il Biondo, l’agente federale protagonista. Perché Alex non è il solito super eroe dell’FBI: è malato, in senso fisico, e ha l’ossessione di trovare e uccidere il criminale responsabile della morte del suo migliore amico – nonché collega – Bob.

La struttura della trama si dispiega in una linea fluida non priva di suspense e colpi di scena che aumentano in crescendo fino al culmine di un finale davvero a sorpresa, epico. I personaggi principali sono pochi e ben delineati, l’ambientazione è ben descritta e il tutto conferisce al romanzo una vivida realisticità.

Lo stile è pulito e piacevole da leggere. Nella storia non manca nulla: amicizia, amore, coraggio, avventatezza, follia della mente umana, particolari macabri che suscitano più di una palpitazione.

Ho apprezzato molto l’abilità di descrivere gli ambienti in modo decadente, il che non rende necessario l’utilizzo di altri stratagemmi a riguardo e contribuisce a creare l’atmosfera perfetta per una storia del genere. I personaggi meglio descritti secondo me sono il Biondo e il vicesceriffo Benson: i gesti, le parole, i pensieri – particolare questo che ho davvero “gustato” – li rendono reali, vivi davanti agli occhi del lettore.

Un libro che non ha nulla da invidiare ai titoli che campeggiano sugli scaffali delle librerie ma che anzi può donare più emozioni. Da non perdere per gli appassionati del genere.

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“Tutto quello che devi sapere per pubblicare (e vendere) il tuo e-book” di Alberto Forni

Cari followers, come sapete l’attenzione mia e di questo blog si sta spostando sempre più verso le pubblicazioni degli autori “sconosciuti”. Spesso questi autori, demoralizzati dalle politiche dell’editoria tradizionale, si affidano a forme di pubblicazione nuove, alternative, come il self-publishing e la distribuzione digitale. Internet è senz’altro un potente mezzo di comunicazione e divulgazione, tuttavia bisogna anche “imparare” come usarlo, come ottimizzare le sue risorse per raggiungere i propri obiettivi. A questo proposito oggi vi presento la guida Tutto quello che devi sapere per pubblicare (e vendere) il tuo e-book scritta da Alberto Forni, scrittore e giornalista.

Tutto quello che devi sapere (White-Low)

I contenuti

Che cos’è il self-publishing? È solo un campo giochi per scrittori incompresi o l’ultimo passo di una rivoluzione dell’editoria iniziata vent’anni fa con il desktop publishing? 
Oggi, chiunque può pubblicare un e-book e andare alla ricerca di potenziali lettori. E per quanto il successo non sia alla portata di tutti, le potenzialità rimangono. 
Questa guida affronta molti degli aspetti legati all’autopubblicazione, a partire dalla realizzazione tecnica di un libro elettronico fino alla sua promozione. Perché se a uno scrittore tradizionale è richiesto solo di saper scrivere (o al limite, in qualche occasione, di saper anche parlare di ciò che scrive), uno scrittore “indipendente” deve essere in grado di correggere e formattare il proprio testo, creare una copertina, scegliere il “giusto” prezzo da applicare al libro o i canali attraverso cui distribuirlo, deve conoscere bene il funzionamento degli store digitali e magari avere anche qualche nozione di base sui principali aspetti fiscali o i meccanismi dei motori di ricerca. Senza contare l’impegno richiesto per la promozione, che rischia di diventare un’attività parallela. 
Insomma, diventare editori di se stessi può anche sembrare un’idea entusiasmante, ma richiede senza dubbio molta applicazione. La strada del self-publishing può essere ricca di soddisfazioni, ma è necessario comprendere a fondo i meccanismi di un ecosistema che si trova ancora in una fase pionieristica e le cui regole vengono ridefinite di continuo. Chi pensa che basti rendere disponibile il proprio e-book su qualche sito per venderne migliaia di copie, non si comporta diversamente da chi invia un dattiloscritto a un editore e si aspetta che a stretto giro di posta gli arrivi un contratto di pubblicazione. 
È vero, come insegnano le storie di successo degli autori self-published d’oltreoceano, che la ricetta è molto semplice: basta scrivere un buon libro e saperlo promuovere. Ma come ogni buon cuoco sa, a volte sono proprio le ricette più semplici a rivelarsi le più difficili.

Alcuni degli argomenti trattati:

    • La formattazione del testo
    • Indice del libro e indice di navigazione
    • Creare una copertina
    • Scegliere il “giusto” prezzo
    • DRM e diritto d’autore
    • Come ottenere un codice ISBN
    • Presentare al meglio il proprio libro
    • Conoscere Amazon: il programma KDP Select, le recensioni, il codice segreto della formattazione
    • Smashwords e altri store digitali
    • Aspetti fiscali nazionali e internazionali
    • Print on demand
    • Promuovere un libro nell’era digitale
    • Storie di successo

L’autore

Alberto Forni è nato a Bologna di venerdì 17 ma non è scaramantico. Per Stampa Alternativa ha curato il millelire Scrittrice precoce a pochi mesi scriveva il suo nome e il volume Mondo Hacker 1.0. Ha pubblicato la raccolta di racconti Avanti Veloce – Cronache da un mondo pop (Fernandel, Baldini&Castoldi). È stato uno degli autori della trasmissione radiofonica Dispenser di Radio 2 e di quella televisiva Viva la crisi di Rai 3. Scrive su Wired, T3 e Flair. È autore di Fascetta Nera, il blog dedicato alle fascette dei libri, una selezione delle quali viene anche ospitata settimanalmente dalla rivista online di letteratura Satisfiction e del sito iltuoebook.it che si occupa di editoria digitale e self-publishing.

Facciamo quattro chiacchiere direttamente con lui.

  • Ciao Alberto, benvenuto. Dalla tua ricca biografia notiamo come tu sia da tempo nel campo dell’editoria. È lecito e assolutamente appropriato sentirsi rasserenati dal fatto che la tua guida Tutto quello che devi sapere per pubblicare (e vendere) il tuo e-book si basa sulle solide fondamenta dell’esperienza. Rompiamo il ghiaccio e facciamoci un po’ i fatti tuoi: vuoi raccontarci un aneddoto particolare della tua carriera o l’esperienza che più ti ha segnato, insegnato, cambiato o fatto arrabbiare?

Grazie a te per ospitarmi (lo scambio di convenevoli, come inizio, non è male: manca solo il tè con i pasticcini). Ovviamente come per tutti (come per tutti quelli “vecchi” intendo), ci sono molte esperienze che nel corso del tempo si rivelano importanti o comunque formative. Di sicuro non posso dimenticare le prime cose che ho fatto in ambito editoriale. Ad esempio collaborare con Stampa Alternativa e con il suo editore, Marcello Baraghini, dopo che per tutta l’adolescenza i suoi libri erano stati un punto di riferimento era qualcosa capace di darmi le vertigini. Poi sono molto orgoglioso di essere stato per dieci anni fra gli autori del programma radiofonico di Radio 2, Dispenser. È stata una cosa davvero molto importante per me, che è andata al di là del semplice aspetto professionale, perché è stata in grado di gettare una luce diversa su tutto quello che avevo fatto prima, è riuscita a dargli un senso molto concreto.

  • Parliamo adesso dei tuoi scritti. A parte Tutto quello che devi sapere per pubblicare (e vendere) il tuo e-book hai pubblicato altri lavori dai titoli curiosi e mai scontati. Questo mi fa pensare che sei uno scrittore “giovane” dal punto di vista letterario, ironico ma anche profondamente riflessivo, caratteristiche che insieme danno una spinta in più. Accennaci qualcosa sulle tue opere: di cosa ti piace scrivere e come? Il modo in cui lo fai secondo te fa in modo che gli scritti vengano percepiti in maniera diversa dai lettori?

Io so scrivere. E non lo dico nel senso che sono capace di scrivere o sono bravo a scrivere, ma nel senso che io so fare quella cosa lì. Comunque la faccia, bene o male o così e così, io principalmente nella mia vita so fare quella cosa lì. Anche qualcos’altro, è vero, smanetto coi computer e sono bravo nei lavoretti manuali tipo quelli di casa, ma fondamentalmente so fare quello. E non è niente di speciale; è bello, a volte mi piace da impazzire, ma non è meglio né peggio di tante altre cose, e qualche volta tirare lo stucco perfettissimo e liscissimo sui muri mi ha dato tante soddisfazioni anche lui. Io, quindi, so scrivere. Ho scritto per la radio, tanto. Ho scritto per la televisione, poco. Ho scritto per i giornali, abbastanza. E ho scritto anche narrativa. Ma quello con la narrativa è un rapporto strano, neanche di odio e amore, ma proprio di una cosa che c’è sempre stata, anche quando non c’era ancora stata, e che a volte se ne va ma poi ritorna. Nel 1998 ho pubblicato il mio primo libro di narrativa, una raccolta di racconti, con un piccolo ma significativo editore di Ravenna: Fernandel. Nel 2001 la Baldini&Castoldi ha acquistato il libro e l’ha ripubblicato. Io, dal 2002 al 2012, non ho scritto una sola riga di narrativa. E non è un modo di dire per dire che ho scritto due racconti o uno. Non una riga. Non una. Non un “Gianni si alzò alle sette del mattino”. Neanche quello. Facevo altro, mi bastava, non avevo niente da dire, comunque scrivevo, altro ma scrivevo. Poi nel 2012 mi è ritornata la voglia di scrivere narrativa. Perché dovevo sfidarmi, perché volevo vedere a che punto stavo, perché sentivo la necessità di raccontare una storia che avevo in testa da anni, perché volevo potermi dire che alla fine quel romanzo che da anni, decenni ormai, mi dicevo che avrei scritto, alla fine, quel romanzo, l’avevo scritto. L’ho chiamato Seguirà buffet e dopo un paio di rifiuti editoriali e qualche silenzio ho deciso di pubblicarmelo da solo. Non ho più cuore per la questua, mischiarmi non m’interessa, o non ne ho voglia, o comunque non ne sono capace. E in ogni caso non cambia niente. A questo punto non cambia davvero. Io quello so fare. Io so scrivere. Dopo vediamo.

  • Il tuo blog non è uno dei soliti blog. L’inserimento delle “fascette” è assolutamente originale e, quando ti ci metti, persino irriverente. Ma ben sappiamo che un po’ di sana “sfida” può solo far bene. Come ti è venuta l’idea delle fascette? Cosa c’è dietro questa scelta? Quale messaggio?

L’idea è nata circa un anno fa in maniera estemporanea di fronte all’ennesima “sparata” in copertina. Ho deciso quindi di mettere in piedi un blog giocando un po’ sull’effetto “accumulazione”. Il nome, Fascetta Nera, ha fatto storcere la bocca a più di una persona ma ovviamente l’aspetto politico non c’entra niente, è solo un gioco di parole, è la prima idea che mi è venuta in mente. Il blog ha avuto subito un certo successo, tanto che diversi quotidiani, da Repubblica a Il Giornale, ne hanno parlato. Oltre alle fascette, il blog si occupa anche di marketing editoriale, sempre con un occhio cinico però, perché essendo io persona precisa e puntigliosa e il mondo dell’editoria pieno di cialtronate, le due cose, come puoi ben immaginare, finiscono per scontrarsi.

  • Cosa puoi dirci del sito iltuoebook.it che hai lanciato da poco? È un luogo virtuale dove condividere i propri libri in versione digitale, dove scrivere recensioni, chiedere consigli oppure ha le funzioni di un editore digitale?

Il sito, il cui motto è “Idee per scrittori indipendenti”, aspira a diventare un punto di riferimento per gli autori self-published e offre una serie di servizi e strumenti che al momento mi sembra che manchino, almeno in Italia. C’è un blog dedicato a tutto quello che riguarda il self-publishing e l’editoria digitale, dove traduco soprattutto articoli e interviste straniere; una sezione dedicata agli e-book gratuiti nella quale gli autori possono segnalare le loro promozioni; una sezione chiamata Incipit con alcuni consigli per neofiti e una parte, diciamo così, “commerciale” nella quale offro servizi tecnici come correzione di bozze, creazione di e-book, realizzazione di copertine e via dicendo. In generale però non mi interessa fare l’editore digitale, giudicare qualità e commerciabilità dei testi altrui, perché mi sembra che la grande lezione del self-publishing sia proprio quella che alla fine è il mercato, cioè i lettori, il vero giudice. Io sono da sempre un sostenitore dell’autoproduzione, fin dai primi anni Novanta quando sull’onda del desktop publishing acquistai un computer, uno scanner e una stampante laser per farmi una rivistina musicale in casa. Adesso, il fatto che uno il proprio prodotto lo possa non solo realizzare, ma anche distribuire e vendere mi sembra un fatto straordinario, una rivoluzione epocale. Il livello delle autoproduzioni deve però crescere. Ti faccio un esempio personale: anche io ho provato a realizzare da solo le copertine degli e-book (alcune novità e alcune ristampe) che ho pubblicato di recente su Amazon. Eppure, nonostante non partissi proprio da zero, quello che è venuto fuori era chiaramente dilettantesco. Magari non un disastro, ma comunque una cosa che si capisce che ti sei messo lì con Photoshop e hai fatto due scritte su una foto. Alla fine mi sono rivolto a un professionista (che ho poi coinvolto nel progetto del sito) e mi sembra che i risultati siano piuttosto apprezzabili. Giudicate voi cliccando qui.

  • Veniamo ora alla tua guida Tutto quello che devi sapere per pubblicare (e vendere) il tuo e-book. Essendomi anch’io avventurata nella pubblicazione e distribuzione di un libro in formato digitale, l’argomento mi incuriosisce particolarmente. Lo stesso vale inoltre per centinaia di scrittori che amano ora definirsi self-publishers. Sappiamo però che non è tutto oro quello che luccica: il web ha aperto a tutti le porte della pubblicazione, ma bisogna tenere gli occhi aperti e diventare oltre che autori anche editori di se stessi, grafici e promotori. Certamente compiti non facili, soprattutto per i “profani”. Nel tuo libro affronti tutti gli aspetti dell’autopubblicazione. Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro? L’altruismo – in senso lato -, nel tentativo di consigliare e aiutare coloro che dovrebbero essere il futuro della letteratura? O forse ragioni più personali, basate magari su esperienze pregresse positive o meno? Quali sono le tue fonti per le caratteristiche che non dipendono dal singolo, quali gli aspetti fiscali?

Mi sono avvicinato al self-publishing più o meno un anno fa.  Curiosamente però non ho pensato di pubblicare (o ripubblicare) qualche mio testo di narrativa. Non so il motivo, un po’ ho pensato che non gliene fregasse niente a nessuno (il che è probabilmente vero), un po’ che il mercato italiano non fosse ancora maturo (cosa, anche questa, vera). Ho deciso invece di confrontarmi direttamente col mercato anglosassone e ho pubblicato in inglese un libro di aforismi e uno di ricette di pasta. I libri sono andati benino, ho venduto delle copie, ho avuto qualche soddisfazione – anche qualche frustrazione a essere sinceri – ma soprattutto ho avuto modo di confrontarmi con quella realtà, di farmi promozione su quel mercato, di affrontare una serie di aspetti pratici come ad esempio quello della fiscalità e del problema della doppia tassazione per i redditi che provengono dagli Stati Uniti. In più mi sono documentato leggendo diversi manuali sull’argomento, alcuni dei quali fatti molto bene. Alla fine mi sono reso conto che in Italia, una guida del genere, ancora non esisteva. Così ho deciso di farla io. Mi sembrava un progetto interessante, in cui impegnarmi per qualche tempo. Adesso, ovviamente, spero che possa essere utile a tutti quelli che si avvicinano a questa realtà, che possa aiutarli a capire quali sono i passi da fare, le cose da evitare. Io credo di aver fatto un buon lavoro, ma sono i lettori a dover giudicare. Posso solo dire che credo così tanto in questa guida, che se qualcuno dovesse rimanere insoddisfatto sono disposto a restituirgli quello che ha speso. Oppure a offrirgli una pizza. Più di così…

  • Se dovessi pubblicare un romanzo in e-book nell’odierno panorama italiano – indipendentemente dalle tue preferenze personali e stilistiche – quale genere sceglieresti? Quale secondo te potrebbe avere successo? Di quale invece – di contro, forse – avrebbe bisogno la letteratura?

Mi spiace molto di non essere portato per la narrativa di genere, più di una volta ho pensato di fare qualche tentativo ma alla fine non credo davvero di essere in grado. Mi spiace perché l’unica narrativa che ha successo nel mondo del self-publishing è ovviamente quella di genere. Quindi thriller, gialli, fantasy, tantissimo romance, adesso anche erotica (che però è molto osteggiato sul puritano mercato statunitense, al punto che molti siti si rifiutano di segnalare libri di quel genere), un po’ di fantascienza, insomma i genere letterari classici. Personalmente mi piacerebbe scrivere una storia ambientata in un futuro distopico, non è particolarmente originale ma niente sulla carta lo è, l’originalità alla fine bisogna mettercela in proprio. Se invece dovessi puntare su un genere punterei sul romance, le donne sono grandi lettrici e le storie d’amore funzionano sempre e sempre si possono reinventare. Per fare un paragone mi viene in mente un film come Il lato positivo-Silver Linings Playbook, che da un certo punto di vista non ha niente di particolarmente nuovo ma alla fine, per merito della qualità: della recitazione, dei dialoghi, di tutto, si rivela un ottimo film. Penso che la letteratura di genere sia un po’ la stessa cosa: la storia è importante, ma è la qualità della scrittura a fare la differenza.

  • Secondo te, al giorno d’oggi, le politiche editoriali seguono logiche dettate solo dal denaro? O esistono editori medio-grandi che perseguono ancora il fine più nobile dell’editoria ossia diffondere la letteratura autentica?

Penso che la stragrande maggioranza delle persone che lavora nell’editoria ami i libri e la lettura e speri sempre di riuscire a estrarre dalla pila dei manoscritti un testo sorprendente. Però l’industria editoriale è l’industria editoriale. Ed è un’industria che va sempre peggio e ha davanti anni molto difficili. Alla fine, purtroppo, il suo fine è fare profitti e non difendere la letteratura. Mi sembra che le case editrici siano arrivate a un punto in cui, per ragioni economiche, fanno sempre più fatica persino a difendere quegli autori in cui credono e che purtroppo non ottengono grossi riscontri commerciali. Certo, per uno scrittore poi c’è l’indotto – almeno finché continuerà a esserci – i pezzi sui giornali, le collaborazione, i gettoni di presenza, le consulenze, i corsi di scrittura; in fondo la cosa positiva è che pubblicare un libro in maniera tradizionale dà ancora una certa visibilità, altrimenti visto che siamo arrivati al punto in cui vendere 5000 copie è considerato un successo, e la normalità è 1000 o forse meno, mi dici coi diritti di 1000 copie (ma anche di 5000) cosa ci fai? Non ti guadagni neanche il tempo materiale di scrivere un altro libro. Non voglio fare l’uccello del malaugurio ma credo che andando avanti così nel giro di qualche anno sopravvivrà solo la letteratura di genere, cioè il concetto di libro come passatempo, come entertainment, e forse bisognerà pure ritenersi fortunati. Ho paura che l’attività di scrittore, diciamo così, “generalista”, stia diventando sempre più un patrimonio di chi può permetterselo economicamente, o comunque svolge un altro lavoro per mantenersi, ed è un peccato perché col tempo potrebbero venire a mancare gli scrittori che raccontano la società. Ma forse la gente non vuole più farsi raccontare la società dagli scrittori, la vuole desumere per impressioni fugaci e a largo raggio da Facebook o da Twitter o da Call of Duty, e non dico questo in senso spregiativo o snob, mi limito a sottolineare un dato di fatto. Poi anche gli scrittori e l’industria editoriale hanno la loro parte di colpa, ma quello è un altro discorso.

  • Uno o più consigli che senti di dare ai giovani scrittori che si affidano al self-publishing.

Sinceramente non mi sento nella posizione di dare consigli. Dico solo di non pensare che la strada del self-publishing sia più semplice di quella tradizionale. E di offrire libri che non solo abbiano storie interessanti ma siano anche scritti e presentati in maniera impeccabile. Per quanto mi riguarda non vedo l’ora di conoscere il primo scrittore italiano autopubblicato che venderà 10mila copie. Andrò a stringergli la mano. Andrò a chiederli a lui, i consigli.

Grazie Alberto per essere stato con noi.

Vi lascio i links utili augurandovi, se scrittori alle prime armi, di fare le scelte giuste e raggiungere i vostri obiettivi.