Maus – Art Spiegelman

Buonasera!

Eccomi qui con la prima recensione di un fumetto. E che fumetto.

 

MAUS

Art Spiegelman

Einaudi

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Trama

La storia di una famiglia ebraica tra gli anni del dopoguerra e il presente, fra la Germania nazista e gli Stati Uniti. Un padre, scampato all’Olocausto, una madre che non c’è più da troppo tempo e un figlio che fa il cartoonist e cerca di trovare un ponte che lo leghi alla vicenda indicibile del padre e gli permetta di ristabilire un rapporto con il genitore anziano. Una storia familiare sullo sfondo della più immane tragedia del Novecento. Raccontato nella forma del fumetto dove gli ebrei sono topi e i nazisti gatti.

 

 

L’autore

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Spiegelman è stato uno dei fondatori della rivista di fumetti e grafica Raw, ed è tra gli artisti che hanno compilato e illustrato graficamente i lemmi del Futuro dizionario d’America (The Future Dictionary of America, pubblicato da McSweeney’s nel 2005). Ha pubblicato svariati lavori su riviste statunitensi come New York Times, Village Voice e The New Yorker. Di quest’ultimo tra il 1993 e il 2002 è stato anche art director e copertinista. In Italia le sue storie sono pubblicate dal settimanale Internazionale. Nel 1982 ha ricevuto il Premio Yellow Kid a Lucca comics. Attualmente insegna alla School of Visual Arts di New York.

 

 

Recensione

Maus è un fumetto particolare. Perché? Perché è quasi interamente autobiografico; i personaggi sono rappresentati sotto forma di animali diversi in base alla nazionalità; non c’è filtro riguardo agli orrori dell’Olocausto.
La narrazione si divide tra presente (Art, autore che intervista il padre Vladek sopravvissuto ad Auschwitz) e passato (la vita di Vladek durante la seconda guerra mondiale), e il passato in ulteriori due parti: la vita degli ebrei nei ghetti polacchi e poi nei campi di concentramento.
Le tavole sono in bianco e nero. L’abilità dell’autore sta nella grande capacità espressiva dei personaggi, nonostante essi abbiano sembianze animali (gli ebrei sono topi). Nulla è filtrato durante la rappresentazione, tutto è esattamente come doveva apparire agli occhi di Vladek: la desolazione dei ghetti e dei campi, i corpi nudi e scheletrici, le cataste di cadaveri.
Un fumetto che, quando si conclude, lascia una sensazione di incompletezza che fa desiderare di volerne ancora e ancora, come quando non si è ancora pronti a salutare un caro amico. Da leggere anche per chi non è lettore abituale di fumetti.

 

 

 

Valutazione:

5

 

 

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Il segreto del libro proibito – Karen Marie Moning

Ciao amici,

da voi è arrivato l’autunno vero e proprio? Finalmente!

E non c’è niente di meglio che dedicarsi alla lettura. Ogni tanto leggo libri un po’ più “leggeri” ed è il caso del libro di cui vi parlo oggi.

IL SEGRETO DEL LIBRO PROIBITO (FEVER)

Karen Marie Moning

Leggereditore

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Trama

Un libro proibito che viene dal passato. Una libreria, la porta verso un’altra verità. Un libraio misterioso e le sue ombre. Una donna e un destino legato a quello dell’umanità… Quando la sorella viene uccisa, Mac Lane è costretta a mettere in dubbio la sua stessa identità. Con un solo indizio, la ragazza parte per l’Irlanda, decisa a vederci chiaro. Da subito comprende che non si tratta di un semplice omicidio. Chi era realmente sua sorella? E perché ha provato a decifrare l’antichissimo Sinsar Dubh?

L’autrice

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Karen Marie Moning è una scrittrice americana, nata in Ohio. Dopo aver esercitato per anni la professione di medico legale, ha deciso di intraprendere la carriera dei suoi sogni: quella di scrittrice. Quattro manoscritti dopo, senza contare le decine di lavori part-time, Highlander: amori nel tempo è stato pubblicato da Bantam ed è stato nominato a due RITA Award. La sua fortunata serie sugli Highlander ha scalato le classifiche più prestigiose: New York Times, Usa Today, Publishers Weekly. I suoi romanzi hanno ricevuto diversi riconoscimenti ufficiali e sono stati pubblicati in numerosi paesi, fra i quali Germania, Francia, Inghilterra, Spagna.

Recensione

Ci troviamo davanti a un libro che non è collocabile in un genere netto e definito, ma che tuttavia riesce a mescolare in maniera soddisfacente i tratti principali dell’urban fantasy, del paranormal romance e del thriller.

La protagonista all’inizio è così frivola e superficiale che sono stata tentata di abbandonare la lettura. Tuttavia nel corso delle vicende matura un poco e acquista qualche buona qualità che la rende meno antipatica.

Alcune parti del testo sono troppo descrittive e lente, noiose, mentre altre coinvolgenti.

Uno dei pregi principali è lo stile dell’autrice: ironico e pungente, fa scappare più di una risata.

Al termine del libro ci ritroviamo con più domande che risposte, il che costringe a leggere il seguito.

In definitiva una lettura leggera ideale per accompagnare qualche pomeriggio di relax.

Valutazione:

4

Seija, Millennio di Fuoco – Cecilia Randall

Ciao amici!

Credo che ormai siate tutti tornati dalle ferie, eh? Non disperate, si può sempre leggere.

Io sono qui con una nuova recensione. Udite, udite: parliamo di un fantasy.

 

SEIJA – MILLENNIO DI FUOCO

Cecilia Randall

Mondadori

Seija

Trama

Baviera 1999 d.C. Mille anni sono trascorsi da quando il demoniaco popolo vaivar è apparso in Europa, muovendo dalle lande desolate oltre il Volga per reclamare il possesso delle terre abitate dagli umani e cambiare la Storia per sempre. Da allora una guerra infinita strazia il continente ormai condannato a un eterno medioevo, in cui i regni nati dalle ceneri dell’antico Sacro Impero sopravvivono a fatica tra alleanze precarie, rovesciamenti di fronte ed epidemie. I vaivar avanzano con armate di creature innaturali e spaventose, i manvar: la loro marcia procede inesorabile e sono giunti ormai nel cuore della Baviera. Ed è qui che troviamo Seija, giovane coraggiosa e tenace, l’erede di un’antica stirpe di guerrieri pagani, cacciati dalle terre di Kaleva proprio in seguito all’invasione dei vaivar. Adesso il suo popolo, decimato e nomade, sopravvive offrendo ai cristiani la propria abilità militare in cambio di cibo e di un luogo sicuro in cui piantare le tende. Seija è pronta alla lotta contro l’esercito vaivar comandato dal più grande nemico degli umani: Raivo, il Traditore dalla Mano Insanguinata, stratega temibile, condottiero spietato e unico uomo a essersi venduto anima e corpo ad Ananta, l’immortale regina dei vaivar, per farsi trasformare in un demone plurisecolare e sterminare quella che una volta era la sua specie. Ma quando Seija è costretta ad affrontare il Traditore nel pieno della battaglia, il fantasma di un antico segreto cambia per sempre il suo destino.

L’autrice

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Cecilia Randall, pseudonimo di Cecilia Randazzo, è una scrittrice italiana, autrice di romanzi fantasy e racconti. È conosciuta in particolar modo per la trilogia di Hyperversum. Nata a Modena, dopo aver frequentato il liceo linguistico si è laureata in Lingue e Letterature Straniere presentando una tesi sul Romanticismo tedesco e le sue influenze sulla cultura italiana dell’Ottocento. Dopo la laurea ha ottenuto un master in Comunicazione e Tecnologie dell’Informazione presso l’Università di Bologna. Lavora come grafico e web designer in un’azienda specializzata in servizi per il web e occasionalmente come illustratrice.

Nel dicembre 2006 ha pubblicato il romanzo Hyperversum, con il quale si è aggiudicata nel 2007 il Premio Letterario Nazionale Insula Romana (XXX edizione) per la sezione “Narrativa edita ragazzi”. Nell’ottobre 2007 è stato pubblicato il secondo romanzo della serie, Hyperversum – Il falco e il leone e il 14 gennaio 2009 il terzo romanzo, Hyperversum – Il cavaliere del tempo. Il 19 ottobre 2010 è stato pubblicato il romanzo Gens Arcana, ambientato nella Firenze rinascimentale di Lorenzo de’ Medici.

La scrittrice ha inoltre partecipato alla stesura delle antologie L’ombra del duomo e Mutazioni insieme ad altri scrittori, utilizzando il proprio vero nome. Nel 2009 ha dato alle stampe il racconto Angeli e uomini, nell’antologia Sanctuary.

Il 15 ottobre 2013 è stato pubblicato il romanzo Millennio di fuoco – Seija. Il secondo e ultimo romanzo della saga, Millennio di fuoco – Raivo, è stato pubblicato il 16 settembre 2014. Il 5 ottobre ha avuto un figlio che ha rinviato tutti i progetti futuri al 2015.

Recensione

Diciamolo subito (anche se chi mi segue da un po’ ne è già a conoscenza): il fantasy non è il mio genere preferito, tuttavia ultimamente sto apprezzando diversi libri del genere. Questo in particolare mi è stato consigliato da un’amica. Spesso apprezziamo le stesse letture, per cui l’ho comprato a occhi chiusi. Devo dire che è stata una scelta azzeccata.

La storia, che crea un universo parallelo in cui il medioevo si è protratto fino ai giorni nostri, è interessante e ben narrata. I personaggi sono realistici nonostante il contesto fantasioso. Le metafore utilizzate dall’autrice sono originali e funzionali, accattivanti. I punti di forza maggiori sono la straordinaria descrizione degli ambienti, che raccoglie tutti i cinque sensi e li esalta senza forzature, e l’ottima descrizione delle scene dinamiche, nonché una protagonista forte e carismatica ma profondamente umana.

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Valutazione:

5

Un perfetto sconosciuto – Lesley Lokko

Conoscete Lesley Lokko? La sua scrittura cattura e appassiona.

 

UN PERFETTO SCONOSCIUTO

Lesley Lokko

Mondadori

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Trama

Sam è davvero una donna speciale. Bella e con una carriera di avvocato all’apice del successo, si è lasciata alle spalle le difficoltà dell’adolescenza trasformandosi da brutto anatroccolo in cigno. Nonostante il denaro e il potere dati dalla sua posizione, è solitaria e sposata al suo lavoro, fino a quando a Marrakech, durante una breve vacanza strappata con fatica ai suoi molteplici impegni, incontra Nick. Tra i due scoppia una passione travolgente, al punto che Sam quasi non si riconosce più e cede alle avance di quello sconosciuto e affascinante militare di carriera, decidendo di andare a vivere con lui in una base britannica in Germania. Ben presto, però, si rende conto di non conoscere affatto l’uomo che ha seguito impulsivamente, stravolgendo per sempre la sua vita. Chi è davvero Nick? Il destino di Sam si intreccia fatalmente con quello di altre tre donne. Meaghan, sfuggita a un padre ignorante e violento, ha sposato un giovane ufficiale ed è disposta a vivere in un ambiente rigido e classista pur di poter restare accanto all’uomo che ama. Abby, moglie e madre perfetta, pronta a tutto per compiacere il marito, un alto esponente dell’esercito, rinuncia perfino a essere se stessa, finché la sua esistenza non viene minacciata da un terribile segreto. E infine Dani, una ragazzina in cerca di tenerezza e di protezione che in un bar di Freetown, in Sierra Leone, si imbatte nella persona sbagliata che le insegnerà tutto quanto può esserci di negativo e brutale nell’amore.

L’autrice

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Lesley Naa Norle Lokko (Scozia, 1964) è una scrittrice e architetto ghanese naturalizzata scozzese. Cresciuta in Africa, ha studiato negli Stati Uniti e in Inghilterra. Laureata in architettura, ha insegnato presso l’università di Città del Capo e vive tra Accra e Londra. I suoi libri sono ambientati in tre continenti, tra Africa, Europa (principalmente Inghilterra e Francia) e America.

Opere

  • Il mondo ai miei piedi (titolo originale “Sundowners”, 2004, trad. Jole Da Rin, Mondadori 2005)
  • Cieli di zafferano (titolo originale “Saffron Skies”, 2005, trad. Jole Da Rin, Mondadori 2006)
  • Cioccolato amaro (titolo originale “Bitter Chocolate”, trad. Cecilia Scerbanenco, Mondadori 2008)
  • Povera ragazza ricca (titolo originale “Rich Girl, Poor Girl”, 2009, trad. Roberta Scarabelli, Mondadori 2010)
  • L’estate francese (titolo originale “One Secret Summer”, 2010, trad. Roberta Scarabelli, Mondadori 2011)
  • Un perfetto sconosciuto (titolo originale “A Private Affair”, 2011, trad. Roberta Scarabelli, Mondadori 2012)
  • Una donna misteriosa (titolo originale “An Absolute Deception”, 2012, trad. Roberta Scarabelli, Mondadori 2013)

 

Recensione

Le vicende di questo appassionante romanzo spaziano dagli anni Novanta ai giorni nostri, muovendosi in diversi continenti. Le protagoniste sono quattro donne: Samantha, Meaghan, Abigail e Danielle.

Samantha è una donna che, lasciatasi alle spalle un’adolescenza triste e una famiglia mai contenta, prende finalmente in mano le redini della propria vita e diventa un avvocato di successo.

Meaghan con notevole forza di volontà si allontana da un padre violento e ricomincia la sua vita da zero.

Abigail, di buona educazione e buona famiglia, segue le orme materne con determinazione.

Danielle, tra le mille difficoltà della vita africana, si aggrappa agli uomini.

Sono tutte accomunate da relazioni più o meno felici con ufficiali dell’esercito; le prime tre si legheranno in un’amicizia profonda oscurata dalle mura ostili delle basi militari di tutto il mondo.

Lo stile della Lokko è semplice, privo di inutili fronzoli, efficace e trascinante. La lettura non stanca nonostante la lunghezza del romanzo, tutt’altro; l’interesse cresce sempre di più impedendo al lettore di staccarsi dalle pagine e, quando questo è inevitabile, continua ad attirarlo a sé per la curiosità di scoprire come si evolvono i fatti.

La cosa che fa impressione è la formidabile abilità dell’autrice di intrecciare vicende, personaggi e tempi molto diversi tra loro in un filo del tutto naturale. Difatti, nonostante i continui salti temporali, la storia non perde colpi, né ne risulta mutilata, acquistando all’opposto credibilità e profondità. Dopo le prime pagine che possono apparire un po’ disorientanti data la mole di personaggi presentati, si avverte la strana sensazione di conoscere fin troppo bene le quattro protagoniste, quasi fossero delle amiche comuni; ci si affeziona a loro senza neanche rendersene conto. Sono delle donne molto diverse, forti in caratteristiche diverse da quelle delle altre, originali e mai banali; i loro comportamenti vengono esposti in modo impeccabile, appaiono come gli unici possibili, accettabili, sebbene alle volte egoisti o codardi.

Interessante anche la descrizione – mai noiosa ma perfettamente disciolta nella narrazione – delle attività militari viste dal punto di vista delle donne, delle mogli degli ufficiali, tra cui pure vige – in modo assodato ma tacito – una gerarchia.

Non potendo attribuire al romanzo uno spessore storico o documentaristico – caratteristiche che prediligo – non posso negare tuttavia che esso è un elogio allo spirito delle donne, così diverse tra loro in tutto il mondo, così simili per la capacità di rialzarsi, combattere battaglie silenziose, non fatte di fucili e pistole ma di forza di volontà e desiderio di riscatto, di giustizia. Chi sostenuta dalla famiglia, chi dalla famiglia ostacolata, chi sorretta da amici e lavoro; le protagoniste donano in modo indiretto una speranza a tutte coloro che per motivi diversi soffrono e subiscono soprusi. Mi è piaciuto molto e ne consiglio la lettura.

Valutazione:

5

Come una rosa d’inverno – Jennifer Donnelly

Salve amici,

parliamo oggi di uno dei libri che, secondo il modesto parere, merita la valutazione più alta.

 

COME UNA ROSA D’INVERNO

Jennifer Donnelly

Sonzogno

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Trama

La storia inizia sulle sponde del Tamigi, è l’anno 1900: le desolate strade dei sobborghi londinesi non sono il luogo adatto per una ragazza per bene come India Selwyn Jones, una bellezza aristocratica il cui animo generoso la spinge ad abbracciare grandi ideali. Ha scelto di essere medico e, grazie all’ambiente in cui è cresciuta e alla stima dei suoi insegnanti, potrebbe esercitare la professione nei più prestigiosi ospedali della città. Ma India ha la testa dura e vuole curare coloro che ne hanno più bisogno. Proprio in questi sordidi vicoli, tra ladri, prostitute e sognatori, India si trova a dover curare, salvandogli la vita, il più famoso gangster di Londra, Sid Malone, cinico, spietato, conturbante. Malone è l’esatto contrario dell’elegante fidanzato di India, una stella nascente del Parlamento inglese. Nonostante la repulsione per un uomo che rappresenta tutto ciò che lei detesta, poco alla volta India si lascerà attrarre dalla complessa personalità del malvivente, intrigata dal suo misterioso passato. Inevitabilmente, pur cercando di resistere ai loro sentimenti, i due si ritrovano l’uno nella braccia dell’altro. È un amore appassionato, sconveniente, in cui l’estasi si alterna alla sofferenza, e che provoca distruzioni quali non avrebbero mai potuto immaginare…

Recensione

Dopo aver letto I giorni del tè e delle rose – che ho recensito qui – ho letto il seguito, Come una rosa d’inverno.

Si tratta di una trilogia, ma ogni libro è autoconclusivo: si può perciò leggerne anche solo uno e capire perfettamente tutto.

Questo secondo libro l’ho trovato ancora più bello del primo. Lo si nota già dalle prime pagine: è tutto più movimentato, più coinvolgente.

Ci sono molti più personaggi, diversissimi tra loro, e molti più punti di vista e nonostante questo la narrazione non risulta dispersiva ma anzi ben legata e scorrevolissima.

Il libro tocca temi differenti eppure ugualmente affascinanti: la situazione politica inglese ed europea all’inizio del Novecento, le difficoltà delle prime donne medico in un ambiente da sempre popolato da uomini, la criminalità nei quartieri più poveri di Londra, la vita dei coloni nell’Africa orientale inglese.

A questo proposito, per me che mi sono innamorata del Kenya dopo esserci stata per volontariato, è stata una graditissima sorpresa l’ambientazione africana che si trova nella terza parte del libro.

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In questo romanzo – la cui quarta di copertina è assolutamente riduttiva, inadeguata rispetto al contenuto – non troviamo solo la brama di denaro e di vendetta che aveva animato la protagonista di I giorni del tè e delle rose, ma anche la lotta delle donne in un mondo che si dice all’avanguardia ma che è ancora molto indietro in quanto a diritti e leggi, la straordinaria forza della speranza, la resilienza dell’animo umano. Persone che si sfiorano e che, per dolorosi malintesi, non sanno di essere genitori e figli, parenti.

Insomma, stavolta difetti non ne ho trovati. Intendiamoci: è un librone di 880 pagine ma si legge tutto d’un fiato. Consigliatissimo.

Valutazione:

5+

Il cielo oscuro di Roma – Ilaria Tomasini

Buongiorno amici!

Eccomi qui con la recensione di un libro appena uscito.

 

IL CIELO OSCURO DI ROMA

Ilaria Tomasini

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Trama

Raven Locke, 16 anni, è una ragazza timida e complessata e Sara, la più carina della
scuola, non fa che tormentarla.
Un giorno Raven viene sfidata da Sara: di sicuro non avrà il coraggio di entrare nel cimitero da sola!
La giovane accetta la scommessa, ma qualcosa va storto e per Raven e Sara inizia un incubo spaventoso.
Aylward Dewayne è un tranquillo insegnante, ma di notte si aggira per le vie di Roma armato di un pugnale d’argento.
Il suo passato nasconde un terribile segreto e il suo destino si intreccerà con quello di Raven e Sara in un’avventura mozzafiato.

L’autrice

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Ilaria Tomasini è nata a Roma il 28 maggio 1977. Diplomata al Liceo Scientifico A. Avogadro di Roma, ha in seguito frequentato un corso triennale di Illustrazione alla Scuola Internazionale di Comics. Attualmente vive in provincia di Verona insieme al marito e alla sua cagnolina Kira. Appassionata lettrice, scrivere è stata la sua passione praticamente da sempre. Oltre a scrivere romanzi e racconti, illustra i suoi libri e ne disegna le copertine. I suoi racconti sono stati pubblicati sulla rivista “Ti Presento il Gatto” e nell’antologia “365 Racconti d’estate”.

 

Recensione

Diciamo subito una cosa: questo libro mi ha tenuta incollata alle pagine nonostante non sia del mio genere preferito. La storia è originale, molto ma molto bella e devo fare i complimenti all’autrice per i personaggi, dipinti sapientemente. Mi sono piaciuti tutti, da Ward a Rebecca, a Raven e Sara.

Un altro punto a favore va all’ambientazione: una storia all’americana che però è ambientata a Roma e non appunto in qualche classica e lontana cittadina degli USA.

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La storia è molto articolata e movimentata e, nonostante la lunghezza del libro, non si potrebbe fare a meno di nessuna scena. Più la storia procede più le scene diventano indispensabili, essenziali, a tratti avventurose e a tratti divertenti.

Un bel libro che stupisce e incuriosisce nonostante il fantasy sia un genere esplorato in lungo e in largo. L’originalità fa da padrona: un chiaro esempio è la scena della porta-demone. Da non perdere per i giovani, gli appassionati del genere e delle storie avventurose dalle atmosfere un po’ noir.

Valutazione:

5

Il passato di Sara – Chevy Stevens

Amici,

questa estate dal tempo singhiozzante sembra essersi finalmente ripresa. Cosa avete in mente per le vacanze? Vi piace leggere sotto l’ombrellone?

In questo appuntamento vi parlo dell’ultimo libro di Chevy Stevens, da oggi in libreria.

 

IL PASSATO DI SARA

Chevy Stevens

Fazi Editore

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Trama

Sara sta per sposarsi, trentaquattro anni, restauratrice di mobili antichi e madre di Ally, una bambina di sei anni nata da una relazione precedente. È una fase della vita costruttiva, ogni giorno è da affrontare con pienezza e Sara rovista nei pensieri, non smette di fare somme e sottrazioni, di definire se stessa quanto più possibile. Per questo le è inevitabile andare a cercare i propri genitori naturali: da figlia adottiva non li ha mai conosciuti, ma ora l’urgenza è inarrestabile, Sara è pronta per iniziare la ricerca delle proprie origini. Ma Julia Laroche, la madre naturale, appena se la trova di fronte la respinge con durezza, una reazione comprensibile sulle prime, che nasconde però un segreto custodito da oltre trent’anni. È da qui che iniziano a serpeggiare i primi sospetti di una storia molto più nera di quanto la donna potesse mai immaginare, nella quale si trova a dover fronteggiare le insidie di un padre il cui profilo umano è quel che di più basso possa realizzarsi nella nostra specie. Narrato attraverso capitoli corrispondenti a una sequenza di sedute psicanalitiche, Il passato di Sara è il racconto di una discesa agli inferi, dove i pericoli sono mortali e minacciano ciò che di più caro ha la protagonista. Sara confessa le terribili scoperte incontro dopo incontro.

L’autrice

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Chevy Stevens (nata nel 1973 come Rene Unischewski) è un’autrice canadese di romanzi thriller. Vive sull’isola di Vancouver, nella Columbia britannica.

Stava lavorando come agente immobiliare quando ha avuto l’idea per il suo romanzo Scomparsa (Fazi, 2012), nel quale un’agente immobiliare viene rapita. Il libro Scomparsa è stato un New York Times bestseller.

Recensione

Certe volte mi viene voglia di leggere un thriller: Chevy Stevens non mi ha delusa.

Il romanzo Il passato di Sara è un thriller, ma dai contorni morbidi, un bel thriller psicologico.

La vita di Sara all’apparenza è perfetta: una famiglia tranquilla, un fidanzato premuroso, una figlia adorabile e un lavoro che ama. Al di sotto della sottile patina di perfezione però, si nasconde la realtà delle cose.

La protagonista si sente come un cane randagio a cui è concesso solo di dormire nel portico perché potrebbe sporcare il salotto.

Sara infatti è stata adottata e, in cuor suo, ha sempre sofferto per questo; il padre adottivo, con il quale sin da piccola ha avuto un rapporto conflittuale, non perde occasione per farla sentire inadeguata, incapace; la figlia Ally, proprio come la madre, mostra a volte scatti d’ira che spaventano in una bambina di sei anni.

Quasi per gioco Sara decide di indagare sul proprio passato e si avventura alla ricerca della madre biologica. La donna, che non vive neanche molto lontano da lei, è una docente universitaria stimata e conosciuta che tuttavia non vuole avere niente a che fare con la figlia trentenne saltata fuori all’improvviso. Sara non si arrende: assumendo un investigatore privato scopre qual è il segreto che la madre Julia nasconde e perché apparentemente la detesta.

Lo shock è tale che Sara, prima ancorata a una vita tranquilla e piacevole, si ritrova quasi sola in mezzo alla tempesta degli eventi. La natura oscura di suo padre si rivela all’improvviso eppure lei si rende conto di esserne sempre stata, in qualche modo, cosciente, contaminata. Tutto comincia ad andare a rotoli: i rapporti con i genitori adottivi e le sorelle, il progetto di matrimonio con il fidanzato, il legame di fiducia costruito con Ally. Coinvolta nelle indagini della polizia che cerca di catturare un pericoloso killer, Sara diventa un oggetto in balia delle proprie paure ma, per amore delle persone che ama, non può lasciarsi andare: deve combattere.

Ho trovato originale il modo in cui le vicende vengono raccontate: al passato prossimo, di volta in volta, quando Sara si reca alle sedute di psicanalisi. Di Nadine, la psicanalista, non udiamo mai la voce, né vediamo un movimento, ma a lei Sara si rivolge con il cuore aperto, nuda di fronte alla realtà.

Senza che il lettore se ne renda conto all’inizio, ogni capitolo svela particolari semplici eppure importanti della vita e dei personaggi e la voce di Sara lo fa in modo così naturale che non viene nemmeno da pensare che tali personaggi non esistano realmente. La sensazione è quella di ascoltare un discorso molto confidenziale, bellissimo da seguire, toccante eppure crudo, vero.

Un libro che, con la metafora della vita della protagonista, scava a fondo nell’animo umano mettendone a nudo le paure, le reazioni di fronte alle situazioni più estreme. Una lettura interessante e coinvolgente, incalzante.

Valutazione:

4

Blogtour dedicato a TREGUA – 1° tappa

Salve amici,

oggi inauguro il blogtour dedicato al romanzo Tregua.

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Le tappe sono otto e ciascuna sarà ospitata da un diverso blog letterario. Vediamo quando e quali sono gli argomenti trattati:

  1. Parole inglesi introdotte in Italia: ok

27/04, Ispirazione – Il blog di Ilaria Goffredohttps://ilariagoffredoromanzi.wordpress.com

  1. La violenza sulle donne protetta dalla legge

29/04, Divine ribellihttp://divineribelli.blogspot.it/

  1. I giochi di una volta

05/05, Connie Furnarihttp://conniefurnari.blogspot.it/

  1. Campi di lavoro italiani

12/05, La biblioteca di Elizahttp://labibliotecadieliza.blogspot.it/

  1. Antichi sapori: il pane fatto in casa

19/05, Dietro la collina: http://stefaniabernardo.blogspot.it/

  1. Abbigliamento in tempo di guerra

26/05, Un’altalena di emozionihttp://francescaghiribelli.blogspot.it/

  1. L’accoglienza mediterranea

02/06, La stanza rossa: http://lastanzarossa23.blogspot.it/

  1. Manifestini: l’ironia contro il terrore

09/06, Libri in pantofolehttp://librinpantofole.blogspot.it/

Veniamo ora all’argomento di oggi.

Parole inglesi introdotte in Italia

 

Vi siete mai chiesti quando e come alcune parole di origine inglese e americana sono entrate a far parte dell’uso comune di altre lingue, come per esempio la nostra? La creazione stessa di alcuni vocaboli risale a tempi relativamente moderni.

Prendiamo un esempio importante, la parola OK. La sua origine non è certa: alcuni ritengono derivi dalle iniziali dell’Old Kinderhook Club (OK Club), circolo democratico statunitense sostenitore del presidente americano Van Buren, nato nel villaggio di Old Kinderhook. Altri invece ritengono che starebbe a significare Oll Korrect, cioè all correct scritto deliberatamente in modo sbagliato per enfatizzarne il significato. Ancora, un’ipotesi plausibile è quella che vede la derivazione del termine dalla frase gaelica och, aye – oh, sì – diffusa negli Stati Uniti dagli immigrati irlandesi. Ad ogni modo l’espressione Ok fu sentita per la prima volta in Italia nel settembre 1943, quando gli Alleati sbarcarono sulle nostre coste dopo l’armistizio di Cassibile.

A dispetto dell’italianizzazione sistematicamente promossa dal fascismo, questa parola, come diverse altre, si diffuse in maniera rapida.

Parliamo un po’ del libro.

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Trama

Puglia, gennaio 1943.

Elisa ha diciotto anni, è una ragazza semplice e vive con il padre Vito e il fratello maggiore Antonio. La sua vita è scandita da una monotonia triste e a volte spaventosa: razioni insufficienti, sottomissione agli uomini di casa, rappresaglie delle Camicie Nere e bombardamenti alleati. Non sa cosa siano il mare, la libertà, l’amore, eppure la sua vita sta per cambiare. L’incontro con un uomo misterioso getterà ombre e dubbi sulle convinzioni della comunità del paese e su quelle di Elisa, sui suoi legami familiari. Anche la ragazza però cela un segreto: esso potrebbe rappresentare la fine dell’unica speranza che si affaccia all’orizzonte.

In un romanzo che ha il sapore di sole e calce, terra e pane nero, la vita rincorre e sfida gli orrori della dittatura e dei campi di concentramento, spera nelle attività antifasciste e incassa le perdite. La storia di una ragazza che, costretta dalla guerra, dall’odio e dall’amore, diventa donna. Il ritratto di un’Italia che non c’è più. La coscienza degli eroi dimenticati che, con il loro contributo, hanno fatto grande la Storia.

Alcune opinioni

 

Capacità di narrare di buon livello e storia decisamente bella. Leggo tanti libri, questo uno dei migliori.” Toni D’Angelo, regista

Questo libro spesso prende le sembianze di un abbraccio avvolgente per poi mutarsi in un pugno nello stomaco. Bellissimo.” Luca Mastinu, scrittore e compositore

Un’opera degna del realismo degli anni ’50 che sta assai bene insieme ai testi di Primo Levi, di Pavese e di quanti si sono distinti per merito nel raccontare gli orrori della seconda guerra mondiale.” Giovanna Albi, docente e scrittrice

Polvere che viene tolta da una serie di fotografie in bianco e nero. Il ricordo che campa nell’aria rarefatta di un’Italia persa e ancora incredula su quanto le sta capitando.” Enzo D’Andrea, scrittore

Dove trovarlo?

Su Amazon a 0,99 €. Clicca qui.

 

 

 

Seguite le altre tappe del tour alla scoperta di un mondo che non c’è più: non mancheranno curiosità ed estratti dal libro. Prossimo appuntamento:

 

 La violenza sulle donne protetta dalla legge

29/04, Divine ribellihttp://divineribelli.blogspot.it/

La bestia dagli occhi di ghiaccio – Davide Simoncini

Cari amici,

vi segnalo l’uscita di un romanzo particolarmente interessante: La bestia dagli occhi di ghiaccio di Davide Simoncini.

Copertina Facciata Anteriore

Trama

1993, Garfagnana. Santo è alla ricerca di un tesoro, un tesoro che i suoi avi hanno nascosto per paura che qualche brigante lo potesse sottrarre agli abitanti di Col di Favilla. Sospetta che qualcuno sia sulle sue tracce e sia risoluto nel proprio scopo, tanto da poter commettere uno dei più atroci massacri ricordati nella storia delle montagne… 

Oggi, 2014, Garfagnana. Ottavio e Linda sono due semplici amici con la passione per la montagna, entrambi decisi a non impegnarsi. Almeno fino a quando si ritrovano dentro una spirale di morte, un incubo che prende forma da un ricordo lontano, ciò che è accaduto tanti anni prima. 
E che adesso è tornato, pronto a riportare il tormento sulle montagne… 

Qualcosa ha minato la quiete della foresta. Quel qualcosa ha provocato una reazione a catena, una serie di eventi temuti perfino dagli abitanti della montagna. La cosa si è risvegliata, decisa a vendicare le offese del passato, determinata a ristabilire un equilibrio ormai perduto. Niente può sbarrargli la strada, nessuno può scampare al destino scritto nel momento stesso in cui gli ingranaggi della vendetta hanno cominciato a girare di nuovo. 
Dopo anni di letargo, ora la pace sta per finire. 
Perché dopo anni di riposo la bestia ha riaperto gli occhi.

La mia opinione

Il libro è diviso in capitoli brevi che, grazie anche all’alternanza tra passato e presente, suscitano curiosità e mantengono viva l’attenzione. Una buona analisi interiore dei personaggi puntella la storia in maniera convincente. Inoltre mi è molto piaciuto il rapporto che alcuni personaggi hanno con la montagna, come se essa fosse un’entità viva, a sé stante.

Valutazione:

4

Link utili

Ecco alcuni link utili da cui si può dare un’occhiata ravvicinata al libro e conoscere meglio l’autore.

 

Non mi stancherò mai di dirlo: sostenere la letteratura nostrana, soprattutto quella di qualità e i cui autori sono giovani promesse, fa bene a tutti. Buona lettura 😉

L’indovina di Istanbul – Michael David Lukas

Vi auguro buon weekend con una nuova recensione.

L’INDOVINA DI ISTANBUL

Michael David Lukas

Longanesi

istan

 

Trama

1877, Costanza, sulle sponde del Mar Nero: è una notte di guerra e di razzia, ma anche di speranza. Mentre una divisione di cavalleria dello zar semina il terrore in città, nella casa di un venditore di tappeti ebreo viene alla luce una bambina. Si chiama Eleonora, e un’antica profezia prefigura per lei un destino straordinario. Eleonora cresce senza la madre e con un padre amorevole ma spesso assente, che la affida a una matrigna rigida e repressiva. Niente però può impedirle di mostrare il suo talento: a soli sei anni Eleonora ha una memoria prodigiosa e una grande abilità nel far di conto, ma soprattutto vive per i libri. È nei libri, e nelle diverse lingue in cui sono scritti e che lei impara senza alcuna difficoltà, che Eleonora trova il suo destino. Un percorso avventuroso, costellato di entusiasmi ma anche di tragedie, la porterà fino a Istanbul, maestosa capitale di un impero ormai in disfacimento, e quando inizierà a spargersi la voce dei suoi talenti, la ragazzina varcherà la soglia del palazzo del sultano, legando così indissolubilmente il suo destino a quello di un impero.

Recensione

Ho cominciato la lettura carica di tutte quelle aspettative suscitate dalla quarta di copertina. Esse, ahimè, per la maggior parte del libro sono state disattese. La storia è lenta, così come la descrizione delle scene. Mancano ritmo ed emozione, difatti i pochi passaggi turbolenti vengono saltati e raccontati postumi sotto forma di brevi ricordi. Il finale è uno degli elementi peggiori: estremamente deludente, lascia il lettore sospeso e con l’impressione che l’intera lettura sia stata inutile. Dato che il personaggio di Eleonora è totalmente immaginario, l’autore poteva prendersi la libertà di scrivere un altro finale, anche senza scontrarsi con i fatti realmente accaduti. L’unico aspetto positivo, l’unico che giustifica la lettura è l’ambientazione: una Istanbul di fine Ottocento, affascinante, viva, variopinta, odorosa e brulicante.

Valutazione:

2

Jacques Korrigan a Brocéliande. Recensione + intervista agli autori

Quest’oggi vi parlo di una lettura particolarmente ricca che mi ha coinvolto molto. Inoltre gli autori hanno risposto alle mie domande ficcanaso, in quella che mi pare la più bella intervista pubblicata su questo blog. Apriamo l’articolo con un brano, consigliato direttamente dal protagonista del libro, che ci catapulta nelle atmosfere del romanzo.

Bran Vihan – An Hini A Garann, canzone tradizionale d’amore bretone. Flauto, chitarra e voce in un brano indimenticabile.

Jacques Korrigan a Brocéliande

Andrea Marinucci Foa – Manuela Leoni

ilmiolibro.it

 

copertina

 

Trama

Tre diverse organizzazioni si affollano e si combattono intorno alla leggendaria foresta di Brocéliande, quando la squadra di Jacques Korrigan giunge nella cittadina di Paimpont. Tra leggende arturiane, simposi di neurologia, avvistamenti alieni, folletti e creature mitologiche, antiche ricerche naziste sul paranormale, terroristi internazionali, agenti della CIA e investigatori del nuovo quartier generale dell’Interpol a Parigi, l’unica speranza di venire a capo dell’intrigo è affidarsi a uno studioso di cultura e mitologia celtica e alla sua squadra: un cacciatore africano, una ex agente dell’FBI dal grilletto facile, una coppia di informatici canadesi, una affascinante neurobiologa norvegese, un fisico quantistico convertito all’ufologia, una profiler con il dono dell’empatia, un paio di sbirri, un grosso gatto rosso poco disciplinato e, a capo di tutto, un anziano orientale appassionato di jazz.

Anteprima

Seguite questo link per leggere le prime pagine: Jacques Korrigan a Brocéliande

 

 

Recensione

All’inizio della lettura non ero certa di cosa aspettarmi, semplicemente perché non si tratta del genere che leggo di solito. Ma dopo una manciata di pagine, be’… non potevo più farne a meno.

Trovo sia un lavoro geniale. Geniale. L’approccio tecnologico e investigativo al paranormale ha il suo effetto. I personaggi sono numerosi e tutti credibili e sfoggiano un ventaglio di competenze specifiche a seconda del ruolo, il che lascia intendere le vaste conoscenze scientifiche, sociali e mitologiche degli autori del libro.

Una lettura che imprigiona il lettore, trascina in un mondo fatto di missioni segrete e antichi miti che camminano di pari passo con la realtà o meglio con la nostra realtà. Il collegamento con gli studi segreti delle SS sul paranormale è, secondo me, uno dei punti focali. Il ragionamento e la deduzione sono elementi importanti della narrazione: prendono il lettore per mano e lo portano alla scoperta del mondo che si apre davanti ai personaggi. Non mancano neanche uno spiccato senso dell’umorismo e una velata quanto apprezzata ironia.

Una lettura straordinaria, illuminante sotto molti punti di vista, sia che amiate la storia, il mistero, i polizieschi, la mitologia, con un valore aggiunto dato dalle interessanti note esplicative a fine libro.

Si tratta di un romanzo autoconclusivo ma la storia continua; per quanto mi riguarda non vedo l’ora di leggere il seguito delle avventure di Jacques Mevel.

Valutazione:

5

Intervista agli autori

 

Ciao Andrea, ciao Manuela. Benvenuti.

  • Mi fa molto piacere avervi entrambi qui sul mio blog, per cui entriamo subito in confidenza. Parlatemi un po’ di voi.

Manuela: ho 50 anni, tre figlie, una nipote e cinque gatti. Amo dipingere, suonare il violino – ma vorrei imparare a suonare anche il violoncello – leggere e scrivere storie. Mi piace cucinare e inventare piatti che mescolano le varie tradizioni.

Nella mia vita ho fatto l’arredatrice d’interni, la segretaria di redazione, l’editor e la content manager, ma la cosa che amo di più in assoluto è creare, veder nascere qualcosa dalle mie mani.

Andrea: siamo onorati di essere nel tuo blog, che seguiamo da tempo con grande attenzione. Io sono nato nel 1964 e ho interessi e professionalità sparsi in campi artistici, scientifici, tecnici e letterari. Ho fatto scavi archeologici, partecipato a spedizioni di paleontologia umana, contribuito ad allestire un museo, mi sono divertito con la fotografia naturalistica, ho praticato arti marziali, mi sono occupato di evoluzione, storia medievale, biochimica. Ho fatto l’editor e ho insegnato informatica. Per lavoro, produco progetti informatici e siti web, con particolare attenzione alla comunicazione e all’organizzazione. Insomma, anche se qualche volta gli amici mi definiscono (generosamente) poliedrico, in realtà sono dispersivo, ficcanaso ed intellettualmente inquieto. Amo la musica popolare, seguo la politica, sono impegnato nella difesa dell’ambiente e nell’estensione dei diritti civili. Sono un ebreo ateo con una forte simpatia per i culti politeisti.

  • Sapreste riconoscere il momento preciso in cui avete capito di amare la scrittura?

Andrea: sicuramente nel periodo della scuola media, ma il momento non lo ricordo. L’uomo è un animale narrante, ha bisogno di esprimersi, raccontare: si può fare in molti modi, con l’arte, la musica, il teatro ed il cinema, l’intrattenimento conviviale e la letteratura. Scrivere è una modalità espressiva particolarmente adatta a chi è molto timido e io ho sempre detestato trovarmi al centro dell’attenzione.

Manuela: non c’è un momento preciso: ho sempre amato scrivere. In pratica, da quando ho preso la penna in mano per la prima volta: i miei temi erano sempre molto apprezzati, mi piaceva utilizzare un linguaggio ricercato, ricco di sfumature. Mi piace l’atto dello scrivere, per me è un’espressione artistica, come suonare e dipingere, un modo di rappresentare quello che sento. Credo che sia per questo motivo che, quando scrivo, ho bisogno di carta e penna, preferibilmente stilografica; risponde al mio bisogno di concretezza.  Ovviamente una volta elaborato il pensiero trasferisco tutto sul PC e lavoro su quello.

  • Quando e perché avete cominciato a scrivere assieme?

Manuela: nel 1989, durante una lunga vacanza in Valtournenche dove la famiglia di Andrea aveva una bellissima casa che guardava sul Plateau Rosa. Abbiamo passato un mese e mezzo in quella casa, con gli amici che venivano ogni tanto a trovarci; quando eravamo soli ci mettevamo davanti al camino acceso ed elaboravamo storie fantastiche che scrivevamo su block notes comprati dal tabaccaio del paese. Li ho ancora tutti.

Andrea: scrivere insieme è collegato ai ricordi più belli e intensi che abbiamo del nostro rapporto. E’ cominciato tutto lavorando sull’ambientazione di un ciclo fantasy che avevo iniziato io anni prima, elaborando il linguaggio, i costumi, addirittura le rune dei vari popoli. Poi siamo passati a scrivere un romanzo particolarmente drammatico che avevo già cominciato e che è ancora lì, solo abbozzato. Al nostro ritorno abbiamo iniziato un libro nuovo che fosse totalmente nostro, e ci siamo fermati a pagina 10, perché è arrivata la prima figlia.

  • Io non ho mai scritto un libro a quattro mani. Com’è, praticamente?

Andrea: una coppia di scrittori ha il vantaggio di rimanere sempre dentro la storia, di poter scambiare impressioni continuamente, di condividere qualsiasi spunto nel momento in cui viene in mente. Creare una storia insieme è un rapporto in qualche modo intimo, quindi viene meglio quando gli autori hanno familiarità, empatia. Tra amici o in coppia è più semplice, anche perché se si entra in competizione o in conflitto è un disastro. Poi, scrivere narrativa a quattro mani implica che due persone abbiano tempo disponibile e siano ispirate nello stesso momento. Ci vuole tanto tempo e tanta pazienza, ma secondo me ne vale la pena.

  • Nel vostro libro, per tutta la lunghezza della narrazione, non ho notato differenze di stile, dunque o i vostri stili sono molto simili oppure siete stati bravissimi a “fonderli” per crearne uno omogeneo. Però sono curiosa: ognuno di voi “gestiva” un certo numero di personaggi oppure, come creatori, eravate assolutamente intercambiabili?

Manuela: credo che ogni coppia di scrittori abbia un suo metodo per scrivere “a quattro mani”; essendo noi una coppia anche nella vita passiamo moltissimo tempo a discutere della trama, dei dettagli, dell’ambientazione, dei personaggi e di tutto quello che costituisce l’ossatura della storia, che a volte nel libro non compare, ma che invece deve essere molto chiaro a chi scrive per mantenere la coerenza di quanto viene raccontato. Disegniamo una time line su un foglio –al momento ce n’è una appesa nel nostro soggiorno per il secondo romanzo di Jacques Korrigan– dove tracciamo gli avvenimenti principali che vengono arricchiti con spunti, idee, ricerche da approfondire applicate con i post it in punti strategici. Poi quando tutto è chiaro, uno dei due scrive la primissima bozza che l’altro completa, quindi armonizziamo il tutto limando le differenze di stile più evidenti.

  • Parliamo nello specifico del libro. A chi dei due e come mai è venuta l’idea di creare una storia così particolare, che tocca diversi ambiti di conoscenza?

Andrea: è difficile dirlo. Probabilmente abbiamo raccolto spunti ed idee, poi ad un certo punto ci siamo resi conto di avere abbozzato qualcosa di nuovo. Doveva essere un racconto, poi con il numero crescente di personaggi e di spunti è diventato un romanzo e quindi una serie. La sfida era utilizzare diversi strumenti narrativi: la suspense dell’avventura e del giallo, la sorpresa finale della fantascienza, la meraviglia del fantasy. L’opera doveva avere un ritmo tutto suo e soprattutto doveva essere centrata sui personaggi.

  • Visti i ragionamenti di Hank e Kate, i due informatici presenti nel romanzo, uno di voi due è esperto di computer e sistemi di sicurezza, satelliti e tecnologia varia. Chi è l’hacker?

Andrea: per quello che riguarda Hank, sono io il responsabile. Ma per l’hacking e per la tecnica di marchingegni assortiti ci siamo attenuti poco al reale. Non è tecnicamente possibile fare quello che fa Hank, non in tempi così stretti, ma nei romanzi e nel cinema si fa abitualmente quindi i lettori se lo aspettano. Invece mi sono divertito con l’archivio “intelligente” del paranormale, il fatabase. Non solo è fattibile, ma saprei benissimo come farlo. Anzi, confesso che l’ho progettato sul serio.

Manuela: è decisamente Andrea!

  • Pure le modalità d’azione di servizi investigativi e servizi segreti sono descritte in maniera particolareggiata. Debbo desumere di stare parlando con uno 007 in incognito? Se no, ci sono delle fonti particolari per ciò che avete descritto oppure avete semplicemente raccolto informazioni qua e là?

Andrea & Manuela: abbiamo utilizzato gli archetipi del genere, vecchi di decenni, adattandoli a una situazione attuale. Abbiamo ragionato un poco su cosa poteva cambiare con la fine della guerra fredda, con l’11 Settembre, con le guerre in Afghanistan e in Iraq, con le diverse amministrazioni Bush e Obama, con Guantanamo. Le nostre “fonti” si limitano a qualche fatto di cronaca, qualche romanzo e qualche film sulle spie: quello che abbiamo descritto può sembrare plausibile perché si accorda con degli stereotipi che sono ormai sedimentati, ma non abbiamo nessuna idea di come funzionino davvero i servizi segreti.

  • Parliamo degli altri tipi di competenze dei personaggi del romanzo, che non sono nemmeno slegati dagli argomenti delle ultime due domande. Storia, mitologia, etnologia, fisica, psicologia. Eravate già in possesso delle conoscenze necessarie oppure vi siete documentati proprio per scrivere il romanzo?

Manuela: per alcune materie non avevamo problemi, per altre, come la psicologia o la fisica quantistica, siamo ricorsi ad amici volenterosi ed esperti nel campo. La ricerca è comunque una costante del nostro modo di scrivere ed è alla base delle conoscenze sfoggiate dai nostri personaggi. Dietro alle loro competenze ci sono studi abbastanza approfonditi: abbiamo comprato e spulciato libri, siamo andati in biblioteca, abbiamo consultato esperti a cui poi abbiamo chiesto di verificare l’attendibilità di quanto avevamo prodotto. Volevamo scrivere un romanzo godibile da tutti, ma che non desse informazioni false o fuorvianti, che potesse incuriosire e magari spingere qualcuno ad appassionarsi delle materie trattate, ad approfondire certe tematiche.

  • Siete entrambi appassionati di cultura celtica?

Manuela: sono appassionata di culture “altre”, di storie e leggende, di religioni e di cucina. Credo che i popoli si svelino attraverso le storie che si tramandano e attraverso le loro tradizioni culinarie che raccontano la loro storia e quella dei territori su cui hanno vissuto.

Andrea: studio le culture antiche e mi affascinano quelle che sono molto antiche e molto vive al tempo stesso. La cultura celtica, specie in Francia e in Irlanda (ma anche nelle altre regioni) non ha seguito lo stesso destino di molte culture italiche: si è rinnovata, contaminata, mischiata, reinventata. Nella musica, nelle arti, nella letteratura. Non ha solo rielaborato i suoi miti e i suoi ritmi, li ha portati nella modernità. E’ un fenomeno che noi abbiamo confinato ad alcuni grandi, come De Andrè, Branduardi, Fo, senza un coinvolgimento di massa; amiamo le nostre tradizioni ma le teniamo su uno scaffale e le spolveriamo con cautela ogni tanto.

  • Per i diversi personaggi, le cui personalità sono varie e spesso contrastanti, vi siete ispirati a persone reali?

Manuela: alcuni dei nostri personaggi sono ispirati a persone reali, come Hank e Kate e le loro fantastiche dinamiche di coppia; la razionalità e il rigore scientifico di Ylsa, e l’aspetto del vecchio compagno di squadra di Jacques, il dottor Gherardi, soprannominato Phlox in onore del medico della serie di Star Trek “Enterprise”. Gli altri personaggi, invece, si sono presentati da soli e si sono imposti. Una curiosità: nel libro compaiono due persone realmente esistenti che sono personaggi che interpretano se stessi. Naturalmente a loro abbiamo chiesto il permesso.

  • Jean Jacques Mevel detto Korrigan è un personaggio straordinario, ricco in cultura, intelligenza e capacità d’adattamento. Come è nato?

Andrea: Jacques è nato come personaggio incompleto: l’idea era quella di renderlo efficiente all’interno di un gruppo e – perché no? – di una relazione sentimentale intensa. In parte coincide con l’archetipo dello studioso, un po’ arrogante ed egocentrico quando si parla delle sue “specialità” e un po’ insicuro per altri versanti. Essendo un giovane catapultato in una situazione avventurosa, lo abbiamo fornito di un po’ di senso pratico e di un carattere vendicativo. Altri dettagli su Jacques verranno rivelati in seguito, nei prossimi romanzi.

  • Senza svelare troppo per non rovinare la sorpresa a chi deve ancora leggere questo primo libro, diteci in anteprima qualcosa sul seguito.

Manuela: Seguendo il filo delle ricerche delle Ahnenerbe di Himmler, trovate nel primo romanzo, i nostri eroi si recheranno nella regione del Midi – Pyrénées, dove naturalmente si imbatteranno in un altro interessante caso misterioso. La zona è ricca di avvenimenti storici che possono agevolmente legarsi alla nostra trama, quindi al momento siamo parecchio impegnati con le ricerche. Gli elementi folkloristici e mitologici riguarderanno l’Occitania e non più la Bretagna, sebbene abbiano sempre un filo conduttore comune. Stavamo anche pensando di trovare una ragazza a Barnes.

Andrea: finiremo con l’aprire una agenzia di viaggi del mistero.

  • Parliamo di editoria. Il vostro libro è stato auto pubblicato ed è disponibile sul sito ilmiolibro. Perché questa scelta?

Andrea & Manuela: la scelta della piattaforma ilmiolibro è stata strategica: dovevamo capire se il nostro romanzo si reggeva in piedi. Dovevamo farlo leggere a un po’ di persone, vedere se raggiungeva i giovani, se le varie sperimentazioni funzionavano, quindi partire alla ricerca di un editore. Ilmiolibro ha una buona qualità di stampa, anche se ha un sito e un meccanismo di vendita assolutamente inadeguato. Noi non contavamo di vendere tante copie, bensì di comprendere se – a giudizio dei lettori – avevamo per le mani un libro vero e proprio, quindi di valutarne le possibilità. Ora siamo alla ricerca di un editore tradizionale e probabilmente faremo anche qualche tentativo nel vasto mercato americano e magari in quello francese.

  • Cosa ne pensate dell’attuale situazione editoriale italiana? Secondo voi c’è differenza con la situazione negli altri Paesi? Se sì, perché?

Andrea: credo che la situazione all’estero segua le stesse dinamiche dell’Italia, in quella che è un’epoca di crisi economica e di grandi cambiamenti nel mercato. In fasi come questa è difficile prevedere come andrà a finire, quindi si assiste a strategie e comportamenti di ogni tipo. In Italia poi il mercato è molto ristretto e particolarmente chiuso, i canali tradizionali di distribuzione, di comunicazione, di pubblicità sono pochi e riservati sempre agli stessi editori, i quali generalmente non rischiano e non sperimentano. In più abbiamo una classe di governo che non si interessa alle nuove opportunità e che tiene incomprensibilmente alta l’IVA sugli ebook, non riesce a introdurre i nuovi strumenti nelle scuole e sembra lavorare più per i grandi editori che non per il settore editoriale. Il problema è generale e in Italia si nota di più.

  • Oltre alla saga di Jacques Korrigan avete altri progetti in cantiere? A quattro mani oppure no?

Andrea: abbiamo parecchi progetti aperti: un insieme di racconti fantasy, sword & sorcery, che vogliamo pubblicare con Amazon in volumi da 100-120 pagine, soprattutto per farci conoscere un poco. Poi abbiamo sempre i 5-6 romanzi iniziati e mai finiti e un paio di spunti nuovi tutti da sviluppare. Non abbiamo tempo per seguire tutte le idee che ci vengono in mente, ma cerchiamo sempre di appuntarcele per il futuro. Ormai il nostro sistema di scrittura a quattro mani è talmente perfezionato che lo adottiamo automaticamente, quindi firmeremo tutto in coppia. Fanno eccezione le mie storie demenziali come L’Oscura Forfora delle Tenebre, che sono nate per scherzo e che non verranno mai pubblicate, alcune cose saggistiche e un romanzo distopico che sto scrivendo con mia madre. Sono io ad essere dispersivo, mentre Manuela cerca di spingermi a finire i lavori aperti.

Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo per tutti i vostri lavori.

Grazie infinite a te per l’ospitalità e per le domande articolate ed interessanti che ci hai posto.

Ora, amici, vi lascio l’indirizzo del sito del libro, dove potrete trovare informazioni e curiosità:

Il racconto dell’ancella – Margaret Atwood

 

Quanto mi piace scrivere recensioni di libri che mi sono piaciuti tanto… ebbene, oggi è il caso.

IL RACCONTO DELL’ANCELLA

Margaret Atwood

Ponte alle Grazie

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Trama

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le “ancelle”, sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè “di Fred”, il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di “prima”…

L’autrice

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Margaret Eleanor Atwood (Ottawa, 18 novembre 1939) è una poetessa, scrittrice e ambientalista canadese. Prolifica critica letteraria, femminista e attivista, è stata vincitrice del premio Arthur C. Clarke e del Premio Principe delle Asturie per la Letteratura, e soprattutto del prestigioso Booker Prize (finalista per cinque volte, vincitrice con L’assassino cieco nel 2000); è stata inoltre sette volte finalista del Governor General’s Award (Premio del Governatore Generale, un riconoscimento offerto dal Primo Ministro del Canada) vincendolo per due volte (con The Circle Game e Il racconto dell’ancella). La Atwood è considerata la scrittrice vivente di narrativa e di fantascienza (o narrativa speculativa) più premiata. Molte delle sue poesie sono ispirate a miti e fiabe, che costituiscono uno dei suoi particolari interessi fin dalla più tenera età. Ha inoltre pubblicato racconti nella rivista Playboy.
I suoi lavori hanno visto una continua e profonda preoccupazione per la civiltà occidentale e per la politica, da lei considerati ad un crescente stadio di degrado. Da La donna da mangiare a Tornare a galla fino a Il racconto dell’ancella, Vera spazzatura e altri racconti, L’ultimo degli uomini e il più recente L’anno del Diluvio, la narrativa di Margaret Atwood si presenta in una veste tormentata e visionaria, non priva però di spiragli ottimistici. La vasta cultura e l’ironia di Margaret Atwood sono due componenti fondamentali della sua opera, accompagnate quali sono da sensibili cambiamenti di stile da opera ad opera e continui rimandi sia ad episodi della vita contemporanea, sia a scrittori di epoche precedenti.

Recensione

Premessa: la quarta di copertina, su trascritta, non fa giustizia al contenuto del libro.

Mi è piaciuto. Mi è piaciuto molto. Si tratta di un romanzo distopico, ma particolare perché il punto di vista è quello femminile. Nel nuovo regime instaurato negli Stati Uniti sono infatti le donne quelle che subiscono di più. Il tema è attualissimo: la violenza sulle donne. È difatti a causa di questa violenza che il regime, una monoteocrazia estrema, trova terreno fertile per impiantarsi. L’abolizione delle libertà sessuali e la conseguente schiavitù delle donne ai fini di procreazione per impedire l’estinzione della razza bianca vengono descritte in maniera vivida. La narrazione, pur serbando un alto livello di realtà – anzi, forse proprio a ragion di quella – si presenta composta, dimessa, in prima persona. La protagonista non è un’eroina ma una donna come tante cui sono stati strappati gli affetti più cari, e che cerca, nel “nuovo” mondo, di sopravvivere in qualche modo, preservare se stessa più di qualunque altra cosa; è rassegnata, realista. Alcuni fatti quotidiani sembrano estremi, quasi impossibili da porre in essere in una società civile, eppure la storia ci insegna che anche ciò che è inumano e orribile è realmente e sistematicamente accaduto – vedi la Shoah durante la seconda guerra mondiale. Il punto di vista di Difred è limitato ai fatti che vive in prima persona, ignora le ragioni politiche e gli accadimenti bellici e, proprio per questo, risulta ancor più credibile. Credo che un grande punto di forza di questo libro siano le metafore: non poetiche, metafore delle piccole cose, della quotidianità e per questo crude, inaspettatamente vere, improvvise come uno schiaffo. Infine trovo geniale il capitolo finale, di cui non vi dico nulla per non rovinarvi la sorpresa, che spiega cosa è veramente Il racconto dell’ancella. Lettura consigliatissima.

Valutazione:

5

Le formiche di piombo – Enzo D’Andrea

 

Buongiorno amici, eccomi qui con una nuova recensione.

 

LE FORMICHE DI PIOMBO

Enzo D’Andrea

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Trama

Dicembre 1975. Torino, la città della Fiat e del sogno industriale. Una delle città della rivolta operaia, degli scontri in piazza. Michele, giovane ingegnere, si trova suo malgrado catapultato in una vicenda di intrighi, pedinamenti e sparatorie. Diego, un terrorista, metterà a repentaglio la sua sicurezza per aiutarlo, in nome della loro amicizia. Michele dovrà fare dolorose rinunce, fuggire via per poi tornare solo dopo tanto tempo. Troverà una città cambiata, dove si è spenta l’eco dei molti fatti accaduti e dove la vita gli riserverà ancora un’ultima sorpresa. Alla fine non resterà un vero vincitore, solo una grande storia di amicizia che travalica ogni confine. Nessuno è perfetto, gli uomini sono come formiche in fila: le più numerose seguono la direzione comune senza deviare e senza chiedersi cosa è giusto e cosa no; le meno numerose, al contrario, deviano perché hanno bisogno di cercare, capire, combattere. “Le formiche di piombo”, appunto.

L’autore

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Enzo D’Andrea è nato a Potenza nel 1972. Vive ad Avigliano (PZ). È un geologo che interpone alle attività lavorative la grande passione per la scrittura. Come tale, definendosi senza falsa modestia “Il più grande scrittore al di qua del pianerottolo di casa”, ha scritto molti racconti e un romanzo, “Le Formiche di Piombo”, che ha colpito molta gente per stile e passione. Spera di veder pubblicati al più presto anche altri romanzi. Non ha un genere e uno stile fisso e definito, perché ama svisceratamente molti generi letterari e allo stesso tempo cerca di carpire i segreti dei più grandi scrittori. Nel frattempo, si permette il lusso di leggere e leggere. Di tutto, dai fumetti (che possiede a migliaia) ai libri (che possiede quasi a migliaia). Difficile trovare qualcosa che non l’abbia colpito nelle cose che legge, così è piacevole discuterne con lui, perché sarà sempre in grado di fornire una sua opinione e, se sarete fortunati, potrebbe anche essere d’accordo con voi. Ama tanto la musica, essendo stato chitarrista e cantante in gruppi rock e attualmente ripiegato in prevalenza sull’ascolto (dei tanti cd che possiede, manco a dirlo, a migliaia).

Recensione

L’autore, attraverso l’avventura di Michele, porta i lettori subito nel vivo della questione: i movimenti politici degli anni Settanta in Italia. Devo dire che l’argomento è trattato in maniera esemplare, chiara, approfondita ma allo stesso tempo ben disciolta nella narrazione. Ho trovato affascinante il preciso ritratto dell’Italia di quegli anni, non molto distanti nel tempo ma che hanno lasciato il segno.

Durante la lettura mi sono imbattuta nella frase Non si fitta ai meridionali riportata sui cartelli dei locali dati in affitto a Torino. Dunque il libro può offrire spunti di riflessione anche in questo senso. Negli anni Settanta al nord i meridionali erano considerati solo migranti e si diffidava da loro: oggi noi ci ritroviamo di fronte all’accoglienza di cittadini di Paesi extraeuropei. L’integrazione è sempre stata un “problema” per gli autoctoni che vedono cambiare gli equilibri del proprio ambiente, tuttavia oggi la questione dovrebbe essere affrontata in maniera molto più tranquilla e serena, favorendo l’integrazione appunto, anziché gridare allo scandalo. Ma questa è un’altra questione nella quale non è il caso ora di dilungarmi troppo.

Lo stile dell’autore è asciutto e pulito, favorisce una lettura piacevole; altri complimenti vanno alla copertina che è stata realizzata dall’autore stesso.

Valutazione:

4

Vediamo ora di fare due chiacchiere con lui.

Intervista all’autore

Ciao Enzo, benvenuto.

  • Rompiamo subito il ghiaccio e parliamo di te. Dalla tua biografia leggiamo che ti interessi anche di musica e che ti piace leggere. Per quanto riguarda la musica, suoni? Se sì, cosa? Se no, cosa ascolti? Per quanto riguarda i libri invece, quali sono i tuoi generi e i tuoi autori preferiti?

Musica e lettura sono due mie grandi passioni. Diciamo che ce le ho da tanto, anche se la passione per la musica si è fatta forte quando avevo sedici o diciassette anni. Ho suonato in alcuni gruppi rock la chitarra elettrica, e ne ero anche (spesso) la voce solista. Una bella esperienza che è durata un decennio, che mi ha permesso di conoscere gente fantastica e persone da evitare. Come tutte le esperienze di vita, del resto. Ascolto molta musica, per lo più rock anche se non disdegno quella cantautorale, qualcosa di jazz e classica. Posseggo oltre 3000 cd, quindi lascio a te immaginare quanta musica sia passata per le mie orecchie e il mio cervello. Per quanto riguarda la lettura, leggo molti libri (ne posseggo centinaia e centinaia) e sono anche un grande appassionato di fumetti (posseggo qualche migliaio di fumetti). Effettivamente, troppi. Ricordo che mia madre mi disse una volta, scherzando, che o se ne andavano i libri o me ne andavo io. Non ho un genere preferito, riuscendo a spaziare dalla narrativa classica (autori contemporanei e dei secoli scorsi) al giallo, alla fantascienza, allo storico, al noir, alla commedia ecc. Di conseguenza non riesco a indicare degli autori in particolare: potrei farti dieci nomi e aggiungerne, dopo pochi secondi, altri dieci… Posso dirti anche che ciò mi aiuta a essere molto variegato nei miei progetti di scrittura. Se posso aggiungere qualcosa, posso dirti che tranne qualche capolavoro tipo Il Signore degli Anelli, mi attrae poco il fantasy e la saggistica la provo di rado, e soprattutto quando mi serve per documentarmi. 

  • La scrittura, una passione importante. Quando è cominciata?

La passione per la scrittura è cominciata… E chi lo sa? Forse, un riferimento più o meno preciso è il periodo successivo alla scomparsa di mia madre, nel 2010. Come vedi, non molto tempo fa. Evidentemente, gli anni precedenti mi sono serviti per formarmi, e quell’evento triste ha innescato una voglia di ribellione, un modo per esporsi ed esprimere me stesso tramite una grande passione.

  • Scrivi racconti, poesie e Le formiche di piombo è il tuo primo romanzo. Sono tre generi molto differenti fra loro; io per esempio non riuscirei a scrivere poesie. Tu cosa preferisci scrivere tra questi? In cosa ti senti più ferrato?

La poesia è la raccolta di un attimo di creatività. Il racconto nasconde delle insidie che sono rappresentate dal dover dire tutto in poco spazio. Il romanzo è senza dubbio, almeno per me, il genere più affascinante. Ti lascia uno spazio immenso in cui puoi metterci di tutto, a patto di essere bravo a gestire alla perfezione trama, contenuti e stile. E questo è la vera differenza tra un buon romanzo e uno scadente: non sempre si riesce a gestire bene l’equilibrio tra gli ingredienti.

  • Parliamo del tuo libro. Sono curiosa: come mai hai scelto l’ambientazione degli anni Settanta? All’epoca delle vicende di cui narri eri soltanto un bambino, da adulto cosa ti ha appassionato del periodo?

La passione per gli anni settanta è un po’ particolare. Ne ho una analoga per gli anni ottanta. È forse quel gusto del vissuto, quel ricordare e non ricordare, che affiora dentro me ogni volta che osservo una foto di quei periodi, vedo un film o sfoglio un libro, una rivista che conservo tra le mie cose. Un fascino particolare che credo chi leggerà il romanzo potrà avvertire. I contenuti del libro sono una conseguenza di questo approccio.

  • I personaggi sono ispirati a persone reali o sono del tutto inventati?

I personaggi del libro sono inventati, ma non credo siano poi tanto inverosimili. È chiaro che una certa esasperazione di idee, comportamenti e situazioni sia inevitabile, come in tutti i romanzi. Mi piace sottolineare, invece, che alcuni personaggi minori sono ispirati da persone e fatti che ho incontrato o vissuto nella mia vita, ovviamente del tutto trasfigurati dalla mia fantasia.

  • Hai svolto un grande lavoro di ricerca. È stato difficile? Ti appassiona la ricerca storica e politica?

La ricerca l’ho fatta anche dal punto di vista professionale, in genere. La ricerca letteraria per passione. Pur avendo in comune la difficoltà e, a volte, lo scoramento, credo che la ricerca delle fonti per un romanzo abbia più aspetti affascinanti. È la molteplicità dei temi da affrontare e degli aspetti da approfondire, come nel caso delle “Formiche”, a innescare quella molla che spinge a fare di tutto e di più. È stato bello leggere e apprendere, dalla viva voce dei protagonisti, tanti aspetti che vanno dagli ambienti, ai fatti, al linguaggio e alle atmosfere. 

  • Hai già in cantiere qualche nuovo libro o progetto?

Ho terminato un romanzo, anche se ci sto ancora lavorando per questioni di perfezionamento stilistico (hai avuto esperienze simili, vero?), per renderlo più appetibile per la pubblicazione. Inoltre, ho nel cassetto un romanzo la cui trama è completa ma che, alla luce di una innegabile evoluzione personale, prima o poi riprenderò e lo stravolgerò. Infine, ho più che abbozzato un romanzo fantastico (per ragazzi e non) che si basa sull’amore per i libri e ispiratomi da un mio conterraneo. 

Grazie Enzo, arrivederci.

Ora, amici, vi lascio qualche link. Potete visitarli per dare un’occhiata agli scritti di Enzo D’Andrea, non solo Le formiche di piombo ma anche i racconti.

Le formiche di piombo

I racconti in italiano

I racconti in lingua straniera

Buona lettura!

Borgo Propizio – Loredana Limone

 

Ma quanto sto leggendo in questi giorni… che bellezza.

 

BORGO PROPIZIO

Loredana Limone

Guanda

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Trama

Quasi tutte le fiabe cominciano con C’era una volta, ma questa è diversa. Questa comincia con C’è una volta… Perché è oggi che Belinda ha intenzione di ripartire e Borgo Propizio, un paese in collina, in un’Italia che può sembrare un po’ fuori dal tempo, le pare il luogo ideale per realizzare il suo sogno: aprire una latteria. Il borgo è decaduto e si dice addirittura che vi aleggi un fantasma… ma che importa! A eseguire i lavori nel negozio, un tempo bottega di ciabattino, è Ruggero, un volenteroso operaio che potrebbe costruire grattacieli se glieli commissionassero (o fare il poeta se sapesse coniugare i verbi). Le sue giornate sono piene di affanni, tra attempati e tirannici genitori, smarrimenti di piastrelle e ritrovamenti di anelli… Ma c’è anche una grande felicità: l’amore, sbocciato all’improvviso, per Mariolina, che al borgo temeva di invecchiare zitella con la sorella Marietta, maga dell’uncinetto. Un amore che riaccende i pettegolezzi: dalla ciarliera Elvira alla strabica Gemma, non si parla d’altro, mentre in casa di Belinda la onnipresente zia Letizia ordisce piani, ascoltando le eterne canzoni del Gran Musicante. Intanto i lavori nella latteria continuano, generando sorprese nella vita di tutti…

L’autrice

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Loredana Limone ha composto la prima poesia a nove anni, ma è passata molta acqua sotto i ponti prima che i suoi scritti uscissero dal cassetto. Ha al suo attivo alcuni libri gastronomici e per bambini. Se non abitasse sulla sponda del Naviglio Martesana, dove si è trasferita per amore, Borgo Propizio è il luogo dove le piacerebbe vivere. Perché? Lo scoprirete leggendo questa favola moderna, intelligente e piena di humour, ambientata in questo curioso Borgo (Guanda, 2012). “E se le stelle” è il secondo romanzo sulle avventure del Borgo e i suoi straordinari personaggi che sarà pubblicato da Salani.

Il 17 novembre 2012, a Villa Grumello (Como), Loredana ha ricevuto la targa straordinaria per la categoria “esordienti” della Prima edizione del Premio di Narrativa “Federico Fellini” per il romanzo “Borgo Propizio”.

La mia opinione

Una lettura piacevole, fresca, allegra, che con sottile e benevola ironia mette in luce gli aspetti quotidiani della vita. E direi che proprio attorno alle piccole cose ruota l’intero libro. Senza tralasciare i sentimenti positivi e briosi espressi dai personaggi, ciò che mi è piaciuto di più è stata proprio la rivalutazione di ciò che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno e a cui, in genere, non diamo molta importanza. Borgo Propizio potrebbe essere una qualsiasi delle tante piccole città italiane, ancora dolcemente legate al passato e proiettate già verso il futuro.

Valutazione:

4

L’isola dell’amore proibito – Tracey Garvis Graves

L’isola dell’amore proibito. Dal titolo sembra un Harmony, ma non lo è.

 

 

L’ISOLA DELL’AMORE PROIBITO

Tracey Garvis Graves

Garzanti

 

 

9788811684176

 

 

Trama

L’acqua cristallina lambisce dolcemente i suoi piedi nudi. Anna apre gli occhi all’improvviso e davanti le si apre la distesa sconfinata di un mare dalle mille sfumature, dal turchese allo smeraldo più intenso. Intorno, una spiaggia di un bianco accecante, ombreggiata da palme frondose. Le dita della ragazza stringono ancora spasmodicamente la mano di TJ, disteso accanto a lei, esausto dopo averla trascinata fino alla riva. Anna non ricorda niente di quello che è successo, solo il viaggio in aereo, il fondale blu che si avvicina troppo velocemente e gli occhi impauriti di TJ, il ragazzo di sedici anni a cui dovrebbe dare ripetizioni per tutta l’estate. Un lavoro inaspettato, ma chi rifiuterebbe una vacanza retribuita alle Maldive? E poi Anna, insegnante trentenne, è partita per un disperato bisogno di fuga da una relazione che non sembra andare da nessuna parte. Ma adesso la loro vita passata non è più importante. Anna e TJ sono naufraghi e l’isola è deserta. La priorità è quella di sopravvivere fino ai soccorsi. I giorni diventano settimane, poi mesi e infine anni. L’isola sembra un paradiso, eppure è anche piena di pericoli. I due devono imparare a lottare insieme per la vita. Ma per Anna la sfida più grande è quella di vivere accanto a un ragazzo che sta diventando un uomo. Perché quella che all’inizio era solo un’amicizia innocente, attimo dopo attimo si trasforma in un’attrazione potente che li lega sempre più indissolubilmente.

La mia recensione

Ora, sapete bene che sono molto critica nei confronti dei libri che leggo, se vi dico dunque che questo libro è uno di quelli che mi è rimasto nel cuore e che non dimenticherò mai, che ne dite?

Innanzitutto la trama è originale e le vicende si incastrano alla perfezione con uno dei più grandi disastri degli ultimi anni: lo tsunami del 2004.

L’isola dell’amore proibito non è una semplice storia d’amore, ma una storia di vita, di rinascita, di speranza. È di una tenerezza struggente, ma non melensa, una tenerezza che non riguarda semplicemente il rapporto tra i personaggi ma la vita del protagonista maschile, T.J.

Il ragazzino infatti, a sedici anni, ha appena vinto la propria battaglia contro il cancro; non è al pieno delle forze ma è assetato di vita, invece si ritrova naufrago su un’isola deserta. All’inizio è Anna, da donna matura, che lo sostiene, lo guida, lo incoraggia. Ma poi nel corso degli anni, senza nemmeno che il lettore si renda conto del momento in cui il cambiamento è avvenuto, i ruoli si invertono: perché T.J., costretto dalle esigenze di sopravvivenza, diventa un uomo nel fisico e nello spirito e tocca a lui proteggere Anna dalle insidie dell’isola. Uno dei grandi meriti dell’autrice secondo me è proprio la capacità di rendere reale e vivida la trasformazione di T.J. da adolescente impacciato a uomo che considera l’isola ormai come il proprio territorio. Il legame che si instaura lentamente tra i due protagonisti provoca non pochi sensi di colpa in Anna, che comprende bene quali conseguenze potrebbero esserci in un’eventuale ritorno nel mondo.

La narrazione procede a punti di vista alterni di capitolo in capitolo, Anna e T.J., così che si comprendono profondamente i sentimenti di ognuno. La prima parte, quella ambientata sull’isola, è magica, intrisa del fascino della natura selvaggia ma anche crudele per la quotidiana lotta per la sopravvivenza.

Non sono solita sciogliermi in lacrime quando leggo, anche se i libri sono toccanti, ma questo romanzo – dopo anni – è stato capace di farmi commuovere quando la vita sull’isola finisce – non vi dico se in bene o in male altrimenti vi rovino la sorpresa. Un libro che cattura: l’ho letto in un giorno e ho già voglia di rileggerlo.

5+

Vendetta, coraggio, amore e leggende giapponesi: “Onislayer” di Barbara Schaer

Chi mi segue anche su facebook avrà letto qualche giorno fa che iniziando la lettura di un fantasy “puro” – mondi inventati, spade magiche, draghi, orchi – non sono riuscita a continuare poiché non è proprio il mio genere. Ho deciso allora di provare con qualcos’altro che restasse in tema e mi sono avventurata verso l’urban fantasy, sottogenere che mi è meno alieno e di cui qualche volta ho trovato libri piacevoli. Stavolta le mie aspettative non sono state deluse, anzi abbondantemente superate.

ONISLAYER

Barbara Schaer

Amazon Kindle

 

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Trama

 

Per difendersi dalla maledizione che li perseguita da centinaia di anni gli Eredi degli antichi clan giapponesi vivono segretamente a Fairport, stato di Washington, combattendo una guerra silenziosa contro i demoni Oni, e proteggendo il vincolo della Coppia Eletta che tiene il feroce Oda Nobunaga prigioniero negli Inferi.
Jin McDowell è il Nobunaga scelto per suggellare il nuovo vincolo e per farlo deve sposare Asami Williams, la Mitsuhide che gli è stata destinata, l’unica donna che abbia mai amato. Ma Asami è fuggita mettendo in pericolo gli Eredi e spezzandogli il cuore.
Sullo sfondo di una guerra senza fine, Jin e Asami si ritroveranno di nuovo insieme, ma nulla sarà più uguale a prima. Animata da una fredda e letale sete di vendetta Asami coinvolgerà Jin nella sua battaglia personale, e in un mondo dove nulla è ciò che sembra, fra travolgenti passioni, tradimenti, e oscure profezie, scopriranno che nonostante tutto il dolore che li ha divisi, l’amore che un tempo li legava non è andato completamente perduto.

L’autrice

 

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Barbara Schaer, 30 anni, vive a Genova da sempre, da qualche anno con suo marito e lavora come consulente informatico. Nonostante l’indirizzo scientifico degli studi che ha seguito, leggere (qualunque genere, specialmente il fantasy) e scrivere sono da sempre le sue più grandi passioni, alle quali cerca di dedicare tutto il tempo libero a sua disposizione. Il suo primo romanzo, Alis Grave Nil, è stato autopubblicato a maggio 2012.

La mia recensione

 

Dico subito che, assieme a La stella di Giada di Stefania Bernardo – che ho recensito qui -, Onislayer è uno dei libri che ho apprezzato di più in assoluto. Chi segue il blog sa bene che ne leggo almeno un paio alla settimana, quindi giudicate voi il valore di questa affermazione. E il fatto che si tratta di autrici non famose la dice lunga sull’andamento delle scelte della grande editoria – vedi recensione di Io e te di Ammaniti, qui.
Ciò che mi ha catturata nelle prime pagine e che mi ha indotta ad acquistare l’ebook per proseguire la lettura è stato lo stile: sagace, sicuro, consapevole e adatto alla storia, contribuisce a mantenere serrato il ritmo delle azioni e a far comprendere appieno le emozioni dei personaggi. Uno stile così avveduto è per la sottoscritta – in verità un po’ fissata su questo aspetto – un grande punto a favore. Poche volte abbandono libri ma la maggior parte delle volte è successo perché lo stile era soporifero, per niente accattivante, perlomeno per le mie preferenze.
Parliamo della trama. La storia di Onislayer è valida, intrigante, mai banale, articolata e ben costruita. Ricca di colpi di scena, le componenti fantasy non sono esagerate e – forse questa una cosa che me l’ha fatta apprezzare di più a causa della mia inesauribile passione per la storia e le tradizioni – ispirate al folclore giapponese (vedi approfondimento in fondo all’articolo). In alcuni capitoli le vicende assumono le caratteristiche del thriller, in altri quelle dell’horror, in altri ancora diventano romantiche in maniera nient’affatto scontata o melensa. L’erotismo che serpeggia in alcune scene – talvolta piuttosto crude – non è mai volgare, anzi, diventa sovente appassionato e struggente. L’amore è un sentimento importante ma non quello predominante in un caleidoscopio di sentimenti in cui brillano il coraggio, l’amicizia, la vendetta.
I personaggi sono numerosi e anche quelli secondari appaiono vividi, realistici, differenti l’uno dall’altro, originali, credibili. Ognuno ha la propria storia, la quale incide sulla trama principale, il che è una caratteristica di non poco conto.
Ogni tanto si incontra qualche errore di distrazione o la ripetizione di qualche termine, ma nulla che mini la qualità del testo o la scorrevolezza della lettura. In definitiva un libro che tiene con il fiato sospeso, che fa emozionare e anche contorcere lo stomaco. Consigliatissimo.

Valutazione:

5+

Approfondimenti

 

Vediamo di chiarire un po’ di termini che si incontrano già nella trama e altri che si trovano nel libro, per calarci nell’atmosfera di Onislayer.

Oni

oni

 

 

Gli oni sono creature mitologiche del folklore giapponese, simili ai demoni e agli orchi occidentali. Sono personaggi popolari dell’arte, della letteratura e del teatro giapponesi.

I ritratti degli oni variano notevolmente tra loro, ma normalmente vengono descritti come creature giganti e mostruose, con artigli taglienti, capelli selvaggi e due lunghe corna.
Sono fondamentalmente umanoidi, ma occasionalmente sono ritratti con caratteristiche innaturali, come molti occhi o dita delle mani e dei piedi extra. La loro pelle può essere di colori diversi, ma quelli più comuni sono rosso, blu, nero, rosa e verde. Il loro aspetto feroce viene spesso accentuato dalla pelle di tigre che tendono ad indossare e dalla mazza ferrata da loro favorita, detta kanabō. Questo modo di immaginarli ha generato l’espressione oni con la mazza ferrata, cioè “invincibile” o “imbattibile”. Può anche essere usata nel senso di “forte oltre i forti” o in quello di migliorare o incrementare le proprie capacità naturali mediante l’uso di un attrezzo.

Nelle prime leggende gli oni erano creature benevole ritenute capaci di tenere alla larga spiriti maligni, malvagi e malevoli e di punire i malfattori.
Durante l’era Heian il Buddhismo giapponese, che aveva già importato una parte della demonologia indiana (rappresentata da figure come i kuhanda, gaki e altri), incorporò queste credenze chiamando queste creature aka-oni (“oni rosso”) e ao-oni (“oni blu”) e facendone i guardiani dell’inferno o torturatori delle anime dannate. Alcune di queste creature erano riconosciute come incarnazioni di spiriti shinto.
Con il passare del tempo la forte associazione degli oni con il male contagiò il modo in cui venivano percepite queste creature e vennero considerate come portatori o agenti delle calamità. I racconti popolari e teatrali iniziarono a descriverli come bruti stupidi e sadici, felici di distruggere. Si disse che gli stranieri e i barbari fossero oni. Oggigiorno sono variamente descritti come spiriti dei morti, della terra, degli antenati, della vendetta, della pestilenza o della carestia. Non importa quale sia la loro essenza, gli oni odierni sono qualcosa da evitare e da tenere a bada.
Fin dal X secolo gli oni sono stati fortemente associati con il nord-est (kimon), particolarmente nella tradizione detta onmyōdō di origine cinese. I templi sono spesso orientati verso questa direzione per prevenirne gli influssi nefasti e molti edifici giapponesi hanno indentazioni a forma di “L” in questa direzione per tenere lontani gli oni. I templi Enryakuji, sul Monte Hiei a nord-est del centro di Kyōto e Kaneiji, che erano collocati a nord-est delle dimore imperiali, ne sono un esempio. La capitale giapponese stessa fu spostata verso nord-est da Nagaoka a Kyōto nell’VIII secolo.
Alcuni villaggi tengono cerimonie annuali per tenere lontani gli oni, specialmente all’inizio della primavera. Durante la festa del Setsubun la gente scaglia fagioli di soia fuori dalle case gridando «Oni wa soto! Fuku wa uchi!» (“Oni fuori! Fortuna dentro!”). Secondo un’altra tradizione di origine taoista si ritiene che alcuni oni possano fare delazioni alle divinità sui peccati dell’uomo, perciò la nota rappresentazione delle tre scimmie che «non vedono, non sentono e non parlano» (con un gioco di parole in giapponese: «mizaru, kikazaru, iwazaru») ha valore talismanico perché impedirebbe a questi spiriti di agire malevolmente. Rimangono comunque alcune vestigia dell’antica natura benevola degli oni. Per esempio uomini in costume da oni conducono spesso le parate giapponesi per tenere lontana la sfortuna. Gli edifici giapponesi a volte includono tegole del tetto con la faccia da oni per tenere lontana la sfortuna, in maniera simile alle gargouille della tradizione occidentale. Nella versione giapponese del gioco nascondino il giocatore che sta sotto è invece chiamato “l’oni”.

Le radici storiche degli oni

È stato ipotizzato che gli oni non siano altro che una trasposizione degli Ainu, antica popolazione europoide del nord del Giappone, che tuttora sopravvive nell’isola settentrionale di Hokkaidō. Si sa che i giapponesi consideravano gli Ainu esseri animaleschi a causa delle caratteristiche fisiche differenti e della forte pelosità, che ancora oggi manifestano. Nelle leggende infine gli oni furono sconfitti, un’eco nell’iconografia popolare delle guerre di sterminio che i giapponesi condussero per secoli contro gli Ainu.

Nella cultura moderna

Nel Giappone contemporaneo gli oni sono, ormai, solo i protagonisti delle filastrocche per bambini e delle storie folkloristiche.
Nella letteratura, e in particolare negli anime e nei manga, essi hanno assunto un ruolo molto importante e diverse opere li hanno come protagonisti principali o secondari; tra questi è da ricordare la vicenda de Il sigillo azzurro (1991-1994) della mangaka Chie Shinohara. Un altro manga dedicato agli oni è Shutendoji di Go Nagai. Il titolo dell’opera rimanda alla leggenda di un oni dallo stesso nome, anche se scritto con caratteri diversi, ma omofoni.

Oda Nobunaga

 

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Oda Nobunaga (Owari, 1534 – Kyoto, 1582) fu un signore feudale giapponese che avviò la riunificazione del paese, lacerato dalle guerre tra i daimyo durante il cosiddetto periodo sengoku (o “degli stati combattenti”, 1467-1568).

Signore di Nagoya nella provincia di Owari, grazie a una serie di brillanti vittorie sui clan rivali riuscì a ottenere il controllo quasi totale della regione di Kyoto, conquistata definitivamente nel 1568. Per punire la resistenza opposta alla sua azione da alcune sette buddhiste, distrusse il grande monastero Tendai di Enryakuji nel 1571, massacrandone gli occupanti. Due anni dopo depose l’ultimo shogun della famiglia Ashikaga e, con la resa dell’ultimo monastero-fortezza di Osaka (1580), divenne signore di tutto il Giappone centrale. Una nuova violenta ribellione gli impedì di completare l’unificazione del paese, che fu portata a termine dal suo generale Toyotomi Hideyoshi.

Non si sa cosa accadde a Nobunaga nelle sue ultime ore di vita; probabilmente lui e il suo attendente Mori Ranmaru compirono seppuku. I suoi resti non furono mai ritrovati dando adito a una vasta gamma di leggende popolari.

Seppuku

 

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Seppuku è un termine giapponese che indica un rituale per il suicidio in uso tra i samurai.

Il seppuku veniva eseguito, secondo un rituale rigidamente codificato, come espiazione di una colpa commessa o come mezzo per sfuggire a una morte disonorevole per mano dei nemici. Un elemento fondamentale per la comprensione di questo rituale è il seguente: si riteneva che il ventre fosse la sede dell’anima, e pertanto il significato simbolico era quello di mostrare agli astanti la propria anima priva di colpe in tutta la sua purezza. Il taglio doveva essere eseguito da sinistra verso destra e poi verso l’alto. La posizione doveva essere quella classica giapponese detta seiza cioè in ginocchio con le punte dei piedi rivolte all’indietro; ciò aveva anche la funzione d’impedire che il corpo cadesse all’indietro, infatti il guerriero doveva morire sempre cadendo onorevolmente in avanti. Per preservare ancora di più l’onore del samurai, un fidato compagno, chiamato kaishakunin, previa promessa all’amico, decapitava il samurai appena egli si era inferto la ferita all’addome, per fare in modo che il dolore non gli sfigurasse il volto.

Shogun

 

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Dittatori militari che governarono il Giappone tra il 1192 e il 1867. Il titolo di shogun (letteralmente “comandante in capo contro i barbari”) fu usato per la prima volta nel periodo Nara (710-794), quando fu conferito ai generali inviati a combattere contro le tribù ribelli della zona nordorientale del paese.

Fu quindi riutilizzato dal ribelle Minamoto Yoshinaka quando conquistò la capitale Kyoto e sottomise l’autorità imperiale (1183); alla morte di questi, nel 1192, l’imperatore insignì del titolo di shogun il suo difensore Minamoto Yoritomo, cui delegò di fatto il potere, riconoscendogli il diritto di eliminare chiunque attentasse alla pace del paese e di nominare gli ufficiali addetti al controllo delle province. Il capo del clan Minamoto ottenne il titolo di shogun a vita e lo trasmise ai suoi discendenti, mentre all’imperatore non rimase che il rango di guida spirituale del paese. Il dominio dei Minamoto è conosciuto come “epoca Kamakura”, dal nome della città in cui Yoritomo stabilì la sede del governo.

Alla morte di Yoritomo (1199) il controllo del paese passò alla potente famiglia degli Hojo, che lo governarono in qualità di reggenti fino alla restaurazione dell’autorità imperiale operata fra il 1333 e il 1336 da Go-Daigo. L’autorità degli shogun fu restaurata dagli Ashikaga, che governarono dapprima in alleanza con i daimyo locali, quindi entrando in conflitto con loro (1470). L’ultimo shogun Ashikaga abdicò nel 1588, privo ormai di reale autorità, passata nelle mani dei potenti signori locali Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi.

Tokugawa Ieyasu riassunse il titolo nel 1603, dando inizio allo shogunato Tokugawa o “epoca Edo” (dal nome della città, l’odierna Tokyo, in cui venne trasferita la capitale), che continuò sino al 1867, quando con la restaurazione Meiji fu definitivamente abolita la carica e fu ristabilito il governo diretto dell’imperatore.

Omamori

 

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Gli omamori sono amuleti giapponesi dedicati sia a particolari divinità Shinto, che a icone Buddiste. La parola giapponese mamori significa protezione, mentre il prefisso onorifico o- da alla parola un significato movente verso l’esterno, quindi andando a significare “tua protezione”.

La copertura dell’amuleto è fatta solitamente con stoffa e racchiude al suo interno una preghiera scritta su un foglio di carta o un pezzo di legno. Si suppone che la preghiera sia di buon auspicio per il portatore in particolari occasioni, compiti o prove. Gli omamori sono anche utilizzati per scongiurare la sfortuna e vengono spesso legati alle borse, appesi ai cellulari, nelle automobili. L’aspetto degli omamori può variare a seconda del luogo in cui sono stati fatti.
Spesso su un lato dell’omamori è specificata l’area di fortuna o di protezione a cui sono destinati e, sull’altro lato, il nome del santuario o del tempio in cui sono prodotti. Esistono omamori generici, ma la maggior parte ha un funzione unica: salute, amore o studio, per citarne qualcuna.
Si dice che l’omamori non dovrebbe mai essere aperto, pena la perdita della loro capacità di protezione. La validità dell’omamori è di un solo anno, dopo di che dovrebbe essere restituito al santuario o tempio in modo che possa essere smaltito correttamente.

Fonti: Encarta, Wikipedia

Stay… una delusione.

Oggi vi parlo di un romanzo che mi ha deluso come pochi altri hanno fatto.

 

STAY – Un amore fuori dal tempo

Tamara Ireland Stone

Mondadori

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Trama

Anna e Bennett non avrebbero mai potuto incontrarsi: lei vive nel 1995 a Chicago, lui nel 2012 a San Francisco. Ma Bennett si ritrova nel 1995 perché può viaggiare nel tempo, pur con il divieto di cambiare il corso degli eventi, per cercare sua sorella che si è perduta in una dimensione temporale sbagliata. Ma se un battito di farfalla può provocare un uragano all’altro capo del mondo, cosa potrà provocare un sentimento potente come l’amore che nasce con diciassette anni di anticipo?
Anna e Bennett si perdono e si ritrovano incrociando i loro destini paralleli, ma dovranno trovare il modo di fermare la corsa dell’orologio che ticchetta nelle loro esistenze. Quanto sono pronti a perdere? Quali conseguenze saranno disposti a sopportare alterando gli eventi che li circondano?

La mia recensione

Partiamo da un presupposto: la quarta di copertina è piuttosto intrigante. Ebbene, dimenticatela. La solfa è sempre la stessa: un ragazzo nuovo frequenta la scuola della protagonista e sembra conoscerla, anche se fa il misterioso e cerca di allontanarla a tutti i costi. Peccato che Bennett non nasconda nessuna pericolosa identità – a confronto i segreti di Edward Cullen o di Daniel Grigori sono i più intriganti del mondo – e sia un bugiardo opportunista. La migliore amica della protagonista è sempre quella spigliata, bella e intraprendente. Insomma, che noia. L’unico aggettivo che mi viene in mente per questo libro è “insignificante”. Sì, purtroppo.

Lo stile è insignificante. I personaggi sono piatti, insignificanti. Il motivo per cui Bennett e sua sorella viaggiano nel tempo è insignificante, quasi ridicolo. A differenza di quanto dice la quarta, Anna e Bennett non perderanno nulla, non sopporteranno quasi nulla, non c’è nessun fantomatico “effetto farfalla”: un solo evento cercheranno di cambiare – dopo litigi senza senso e senza motivazioni – e le conseguenze saranno nulle. Vengono create aspettative su cose che non accadranno mai. Considerando poi che il “potere” di Bennett non ha né capo né coda, nessuno scopo, nessuna origine particolare, niente di niente, è una cosa campata in aria che serve solo a partecipare a concerti passati o ad andare a spasso per il mondo. Il che sembra la cosa più importante per la protagonista che – non si sa bene per quale ragione – afferma che non viaggerà mai, che vivrà sempre nello stesso posto come se da adulta, con un lavoro, non potrebbe mai permettersi di comprare un biglietto aereo né andare in vacanza. Le vicende sono terribilmente noiose, ripetitive. Per non parlare poi della risoluzione incredibilmente semplice – e assolutamente oscura ai lettori – della sparizione di Brooke, la sorella di Bennett.

Insomma, per me questo è davvero un fiasco. Colossale.

Valutazione:

1

Una recensione che va al di là della trama, un inno allo spirito delle donne

In questi giorni sempre più lettori mi stanno allietando con le loro recensioni su “Tregua nell’ambra”. Il che mi riempie il cuore e mi ripaga del tempo trascorso a scrivere, ancor meglio di quanto avrebbe potuto fare il denaro.

Nella recensione che vi segnalo oggi, la lettrice ha apprezzato il romanzo ma soprattutto ha guardato con attenzione al di là della trama, cogliendo l’essenza della protagonista e sublimandola all’animo combattivo che vive in ogni donna.

Non posso che ringraziare di cuore per tutto questo e condividerlo con tutti voi.

Leggete la recensione qui:

http://www.sognandotralerighe.blogspot.it/2013/04/tregua-nell-ambra-ilaria-goffredo.html

“Tregua nell’ambra meriterebbe di essere pubblicato da una grande casa editrice.” Dol’s Magazine.

Tregua nell’ambra meriterebbe di essere pubblicato da una grande casa editrice e diffuso prima di tutto nelle scuole superiori di ogni ordine e grado per far conoscere ai nostri studenti cosa sia stato, davvero, il fascismo in Italia e cosa sia successo dopo l’8 settembre del 1943 tra la gente comune, nei piccoli paesi.

Recensione di Daniela Domenici su Dol’s Magazinehttp://www.dols.it/2013/03/09/tregua-nell-ambra/

E tu l’hai letto? È GRATIS qui: http://treguanellambra.blogspot.it/

“Convivenza leggera… matrimonio d’affari” di Vanessa Vescera

Ecco a voi amici un bel libro edito da Butterfly Edizioni. E già la copertina ci anticipa il contenuto.

CONVIVENZA LEGGERA… MATRIMONIO D’AFFARI

Copertina_Convivenza

Titolo: Convivenza leggera… matrimonio d’affari

Autrice: Vanessa Vescera

Pagine: 162

Prezzo di copertina: 12,90 €

Casa editrice: Butterfly Edizioni

Collana: Happy

ISBN: 978-88-97810-17-9

Trama

Alicya è una donna che vive correndo, dividendosi tra lavoro, casa e ben due relazioni da costruire: una convivenza non troppo impegnativa con l’affascinante Raffaele e una storia duratura con il suo capo, l’affidabile Ugo. Il gioco, tuttavia, si rivelerà più intricato del previsto e, come sempre accade, il destino e la sua ironia metteranno il loro zampino, ponendo tra le mani di Alicya una terza carta da giocare.

Vanessa Vescera offre ai suoi lettori un’antieroina dei tempi moderni, una donna impacciata che semina buona volontà ma raccoglie guai e che, proprio per questo, è una di noi. Brioso e mai banale, divertente sino alle lacrime e a tratti commovente, questo romanzo è come il ritornello di una canzone: lo ascolti una volta, lo ami da subito, non lo dimenticherai mai più.

L’autrice

Vanessa

Vanessa Vescera nasce nel 1986 a San Giovanni Rotondo. Tra le sue passioni quella del ballo, con cui inizia ad affacciarsi nel mondo agonistico raggiungendo il podio nelle danze caraibiche. Ama leggere e scrivere e quando non balla se ne sta con un libro tra le mani, la testa sempre persa a sognare nuovi voli di fantasia. Pubblica diversi libri a quattro mani con Fabiana Andreozzi: 2010 “D&S Non voglio Perderti”, 2011 “Amore nel Sangue”, 2012 “Attimi Indimenticabili” e 2013 “Vuoi sposarmi? No grazie!”

“Convivenza leggera… matrimonio d’affari” è la prima pubblicazione che porta il suo solo nome.

Potete trovarla:

– Sul suo blog: http://labottegadeilibriincantati.blogspot.it/

– Su Facebook: https://www.facebook.com/FabianaAndreozzieVanessaVescera

– Su Anobii come Vany

Le mie considerazioni

Ancora una volta la scrittura di Vanessa Vescera si conferma estremamente accattivante: spiritosa e velata di tagliente ironia.

Le pagine del libro scorrono veloci e ci si ritrova spesso a ridere tra sé. Situazioni di tutti i giorni di una donna in carriera che affronta la vita di petto, nonostante le piccole disavventure. Non mancano gli slanci sensuali e romantici, in una commedia moderna dal sapore intenso e piacevole.

Un libro che offre una compagnia spensierata, ideale per chi ama le storie d’amore divertenti.

Link all’acquisto:

IBS: http://www.ibs.it/code/9788897810179/vescera-vanessa/convivenza-leggera-matrimonio-d-affari.html

Butterfly edizioni: http://www.butterfly-edizioni.com/#!acquisti/c1b1d

“Vuoi sposarmi? No grazie!” di Fabiana Andreozzi e Vanessa Vescera

Cari followers, in questo post vi parlo di un libro di genere diverso da quelli che leggo di solito, tuttavia molto interessante.

Molti di voi – soprattutto le femminucce – ricordano con affetto il celebre cartone animato Disney “La sirenetta”. Io, personalmente, da piccola l’ho amato e l’ho visto e rivisto così tante volte che ancora oggi, a distanza di vent’anni, conosco benissimo le battute dei personaggi.

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Scommetto che sulla terra le figlie non le sgridano mai…

nella vita fanno in fretta ad imparar.

Ti sanno incantare e conoscono,

ogni risposta a ciò che chiedi.

Cos’è un fuoco? E sai perché…

come si dice?… brucia?

Ma un giorno anch’io, se mai potrò

esplorerò la riva lassù,

fuori dal mar.

Come vorrei vivere là…

La Sirenetta (Walt Disney)

Ebbene, il libro di cui vi dicevo ci trasmette la magia del mondo delle sirene e dei tritoni.

Titolo: Vuoi sposarmi? No grazie!

Autrici: Fabiana Andreozzi e Vanessa Vescera

Pagine: 134

Prezzo di copertina: 11,50 €

Casa editrice: Butterfly Edizioni

Collana: Top Secret

ISBN: 978-88-97810-15-5

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Trama

Lui è Neleo, per gli amici Leo, dongiovanni scapestrato che proprio non vuol saperne di assumersi responsabilità.
Lei è Nicla, per gli amici Nisha, una ragazza siciliana ribelle e complicata.

Neleo non vorrebbe abbandonare la sua dolce vita da scapolo e piuttosto ne preferirebbe una diversa.
Nisha è stata cresciuta nella menzogna e non ne può più della sua famiglia iperprotettiva, preferirebbe fuggire in fondo al mare.

Ma esprimere un desiderio in una notte stellata è molto… molto… molto pericoloso.
Nuotando tra mito e realtà, immersi nel fascino intramontabile del mare di Palermo e nella magia che solo l’amore sa regalare… Neleo e Nisha sono protagonisti di un susseguirsi d’avventure, esilaranti equivoci, mitiche trasformazioni, misteriosi rapimenti.

Una meravigliosa storia che fa riflettere sull’importanza del valorizzare ciò che si ha, che fa sognare come una favola e soprattutto che fa fare tante, tantissime risate…

Le autrici

Fabiana Andreozzi Vanessa Vescera

Faby e Vany divise da 400 chilometri eppure unite da una   marea di passioni: la lettura, sognare ad occhi aperti intrecci mozzafiato, la scrittura e soprattutto chiacchierare dei loro personaggi come fossero fatti di carne e ossa. Dalla loro complicità e passione sono nati: nel 2010, il loro primo libro “D&S Non voglio perderti” edito da Universitalia; nel 2011, “Amore nel sangue” edito da 0111edizioni; nel 2013, “Attimi indimenticabili” edito da Universitalia.

Potete trovarle:

–          Su Anobii, come Licio e Vany

–          Sul loro blog “La bottega dei libri incantati” http://labottegadeilibriincantati.blogspot.it/

–          Su Facebook https://www.facebook.com/FabianaAndreozzieVanessaVescera

Le mie considerazioni 

Ora veniamo al mio modesto parere.

Come già anticipato, il genere del romanzo non rientra esattamente tra i miei preferiti, ma il legame con la citata sirenetta della Disney mi ha incuriosita. La storia è narrata al presente, alternandosi tra le vicende dei due protagonisti Neleo e Nisha.

Molto divertente e giovanile è lo stile usato dalle autrici, un modo di scrivere che trascina il lettore e rende la lettura davvero piacevole. Le pagine scorrono rapide nell’alternarsi dei pensieri e delle avventure dei protagonisti, tra i quali inevitabilmente si instaura un legame particolare.

Una storia romantica, spiritosa e magica. Lettura vivamente consigliata.

Link per l’acquisto:

IBS: http://www.ibs.it/code/9788897810155/andreozzi-fabiana-vascera-vanessa/vuoi-sposarmi-no-grazie.html

Butterfly edizioni: http://www.butterfly-edizioni.com/#!acquisti/c1b1d

“Un biglietto di sola andata per Berlino” di Angela Parise

Oggi voglio parlarvi del libro di una collega scrittrice conosciuta su Facebook.

Titolo: UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA PER BERLINO

Autrice: Angela Parise

Editore: La Riflessione

L’AUTRICE

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Angela Parise nasce a Genova nel 1982. Figlia di genitori calabresi, cresce in un piccolo paese del basso Piemonte e sin da giovane età tenta di cimentarsi nel campo della scrittura. Dopo il diploma in lingue, lavora per diverso tempo come operatrice turistica per una nota compagnia di crociere prima di tornare per motivi familiari a casa ,dove trova lavoro come cassiera in un centro commerciale della zona. Il dolore per la perdita della mamma è attenuato dal matrimonio con Daniele e la nascita dell’adorata Maria Grazia. Diversi tentativi  per entrare nel mondo dell’editoria hanno un conclusione positiva nell’incontro con Davide Zedda e “La Riflessione editore” di Cagliari. Al suo attivo tre pubblicazioni: “Il buio e la luce” (2010),  “Un biglietto di sola andata per  Berlino” (2011) e “Il fatidico giorno prima” (2012).

TRAMA “UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA PER BERLINO”

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Marta è una giovane studentessa genovese che, dopo aver vinto una prestigiosa borsa di studio in un importante università berlinese, parte per la capitale tedesca dove è ospite di una famiglia del posto. L’incontro con Hans, cinico banchiere berlinese incattivito dagli eventi e dal poco affetto ricevuto, scombinerà gli eventi: riuscirà a farlo innamorare? Riuscirà a cambiare il suo ombroso ed indisponente modo di fare? Una ricca storia di amore e di amicizia, tutta da scoprire: sullo sfondo, Berlino.

 

 

 

LE MIE CONSIDERAZIONI

“Un biglietto di sola andata per Berlino” è un romanzo particolare. Dico particolare perché non parla della solita storia d’amore. In questo libro troviamo avviluppati tra loro i sentimenti dell’amicizia, della famiglia, dell’amore, della sofferenza, della depressione. L’autrice descrive con immediatezza le situazioni che i protagonisti si trovano ad affrontare, le scene sono ricche in dialoghi e rendono la lettura piacevole e veloce. Di spessore, perché più “reale” rispetto agli altri è il protagonista maschile Hans. Hans infatti non è solo un bel ragazzo tormentato da traumi infantili; in lui troviamo quella vena di sensibilità nascosta dalla maggior parte degli uomini, una sorta di debolezza profondamente umana che emoziona per la sua naturalezza. I meriti dell’autrice, oltre ad aver creato questa bella storia, sono quelli di aver parlato della gelosia, della possessività, della depressione che, almeno una volta della vita, ognuno si trova ad affrontare se non su se stesso, perlomeno sugli altri. E poi non mancano slanci di romanticismo e di simpatia. In definitiva un libro di gradevole compagnia, da leggere al caldo e magari sorseggiando un tè o una cioccolata calda.

Il romanzo è acquistabile nei maggiori bookstore online.

Cime tempestose

Salve amici, eccoci qui con una nuova recensione. Vi parlo di un libro che ho appena terminato di leggere.

CIME TEMPESTOSE – Emily Brontë

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Il mio amore per Heathcliff è simile alle rocce eterne ai piedi degli alberi; fonti di poca gioia visibile ma necessarie. Io sono Heathcliff; lui è sempre nella mia mente, non come un piacere, così come io non sono sempre un piacere per me, ma come il mio stesso essere.

Heathcliff è uno zingaro trovato dal signor Earnshaw durante un viaggio; questi lo accoglie in casa sua dove il bambino si trova a combattere le prevaricazioni di Hindley – figlio maggiore di Earnshaw – , mitigate dall’affetto di Cathy, sua sorella.

I caratteri di Heathcliff e Cathy sono somiglianti; entrambi paiono freddi e distaccati con tutti, egoisti; in verità con il passare degli anni si rendono conto di essere indispensabili l’uno per l’altra. Alla morte di Earnshaw, Hindley degrada Heathcliff a garzone di stalla, cosa che lo porta ad allontanarsi da Cathy. Questa difatti ama il benessere; ragion per cui cede presto alle avance del ricco Edgar Linton. Heathcliff, frustrato dal fatto di non essere in grado di offrire a Cathy ciò che desidera, parte in cerca di fortuna, diventando ricco. Al ritorno però scopre che Cathy ed Edgar sono convolati a nozze. Seguiranno vendette e dissapori, menzogne e tradimenti, brevi istanti di passione e una morte che non ha pietà per nessuno.

In verità avevo sempre sentito parlare dei protagonisti di questo romanzo come personaggi non “buoni” come quasi sempre è per i protagonisti di un romanzo sentimentale; questa la ragione per cui non mi ero ancora decisa a leggerlo. Tuttavia devo dire che, nonostante Heathcliff e Cathy vantino davvero caratteristiche discutibili, la narrazione dell’autrice le fa apparire come accettabili, di importanza minore rispetto all’amore che provano l’uno per l’altra. La storia mi è piaciuta molto e meriterebbe pure un 10 se non fosse che la scrittura alle volte è pesante, persino tediosa in certi tratti. Forse questo è l’unico difetto giacché Emily Brontë possiede rare abilità nell’intrecciare vicende e personaggi; geniale il modo di narrare dal punto di vista della governante – sempre presente nelle scene importanti – che, dopo anni, racconta la storia al nuovo affittuario di Heathcliff.

In Italia il romanzo è stato tradotto per la prima volta nel 1926 con il titolo de “La tempestosa”, titolo molto azzeccato dato il carattere “tempestoso”, irascibile, infantile, a volte isterico di Cathy. Leggendo questa opera, una serie di finezze nascoste tra le righe danno quasi l’impressione di essere a teatro e assistere in prima persona ad uno spettacolo. Il ché potrebbe essere sia un pregio che un difetto, a seconda delle preferenze personali e di come ci si ponga nei confronti della voce narrante.

Il romanzo oscilla tra gli elementi eroici del romanticismo, come la passione folle, ad elementi gotici, come la presenza di spettri e un pizzico di paranormale. L’amore è una contraddizione continua, narrato come un sentimento feroce, prepotente, crudo, proprio come il personaggio di Heathcliff. A fargli da contro altare c’è Cathy, che pare dominarlo, anche dopo la morte.

Un romanzo di spessore, accettabile ai giorni nostri ma che fece scalpore all’epoca della scrittrice.

Da “Cime tempestose” sono stati tratti numerosi film, alcuni dei quali molti recenti. Io ho visto quello del 1939. Tralasciando la qualità di immagini e audio, l’adattamento mi è parso gradevole, emozionante, con il sapore antico dei film d’epoca adattissimo in questo caso, anche se il personaggio di Cathy nel film risulta un po’ piatto. Del resto credo sia difficile riuscire a dar vita ad una donna che, sotto lo strato di civilizzazione, è assolutamente indomita e selvaggia.

Valutazione:

5

Orgoglio e pregiudizio – Jane Austen

Lui rimase seduto per alcuni istanti e poi, dopo essersi alzato, si mise a camminare per la stanza. Elizabeth era meravigliata, ma non disse una parola. Dopo un silenzio durato diversi minuti, le si avvicinò con fare agitato e cominciò a dire: «Ho lottato invano. Non ci riesco, non reprimerò i miei sentimenti. Dovete consentirmi di dirvi con quale ardore io vi ami e vi ammiri.»

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

Jane Austen

orgoglio e pregiudizio

Trama

Elizabeth Bennet è carina, brillante, una perfetta ragazza da marito. Ma, a differenza delle sorelle e in barba ai consigli della madre, non smania per darsi in sposa al primo pretendente. Ha un sogno: vuole innamorarsi e una vera eresia per i suoi tempi – sposare l’uomo che ama. Non sembra cosa facile, ma quando si presenta alla porta di casa Bennet un nuovo interessante vicino, il giovane Mr Darcy, il più appare fatto. Lui è bello, intelligente, pieno di fascino, eppure le cose tra i due non riescono a ingranare e tra fraintendimenti, pettegolezzi, reciproche incomprensioni sembra proprio che Lizzy e Darcy non vogliano rassegnarsi ad ammettere quello che i loro cuori hanno già perfettamente capito.

Recensione

Qualcuno di voi potrebbe pensare che sia una noia ripescare romanzi vecchi di secoli per leggerli oggi. Eppure non sono d’accordo. Nel mondo attuale, intasato di scrittori più o meno tali che pubblicano ogni sorta di scritto pur – ahimè – di discutibile qualità, il valore e la maestria degli scrittori di un tempo risalta ancora di più. In questo caso parliamo di Jane Austen e del suo romanzo più famoso: “Orgoglio e pregiudizio” – titolo originale “Pride and prejudice” – pubblicato nel 1813, in realtà rifacimento dell’opera giovanile “First impressions”.

Il mio voto la dice lunga sull’opinione che mi sono fatta su questo romanzo e, più in generale, sulla sua autrice. Ritengo che se un’opera sia stata capace di attraversare indenne e ancora splendente i confini del tempo e dello spazio, un valore deve averlo davvero. Ma parliamo della trama.

Elizabeth è la secondogenita di una buona famiglia, i Bennet. È una ragazza intelligente e sicura delle sue idee, non si lascia influenzare completamente da ciò che la società dell’epoca impone per una giovane donna come invece accade per le sue sorelle minori. Jane, sua sorella maggiore, dal cuore candido e altruista, è molto legata a lei ed è la sua confidente. La vita di Elizabeth si svolge tra passeggiate in campagna, visite dei vicini – durante le quali sopporta con imbarazzo i discorsi egoistici e superficiali di sua madre – ed eleganti balli. Proprio ad uno di questi balli conosce due gentiluomini da poco giunti nella cittadina di campagna dove vive: il signor Bingley e il signor Darcy. Il primo affabile e cortese, riscuote subito la simpatia dell’intera comunità; il secondo, orgoglioso e riservato, attira a sé le antipatie delle signore. Da quel momento in avanti Elizabeth e Jane hanno spesso a che fare con loro e le loro amiche, dame sciocche e superficiali pronte a pugnalarle alle spalle. Elizabeth – decisa contro ogni logica del tempo a non fare un matrimonio per convenienza ma per amore – scoprirà che nulla è come appare e ogni cosa può celare in realtà sentimenti ben diversi. “Orgoglio e pregiudizio”, titolo assolutamente perfetto per un’avventura romantica ed elegante, dal sapore autentico e d’altri tempi.

La parte iniziale della narrazione appare un po’ lenta e funge da introduzione ai personaggi e allo stile di vita. Jane Austen descrive con pungente vivacità i modi di pensare dell’epoca e i comportamenti della società “bene”, con i pregiudizi radicati e le distinzioni di ceto. Il romanzo prende vita dopo i primi venti capitoli e da quel momento in avanti cattura il lettore in un’atmosfera curiosa ed affascinante per noi che apparteniamo ad un secolo così diverso da quello in cui si svolgono le vicende. Pesanti risultano a volte i dialoghi sulle virtù e i difetti dell’animo umano, dei quali l’autrice riesce a disquisire sapientemente. Tuttavia ogni difetto è compensato dall’intreccio della trama e dalla descrizione dei personaggi, dai sentimenti profondi che con abilità la scrittrice riesce a trasmettere senza parole mielose e superflue. A mio avviso una grande opera. Una lettura consigliata oggi più che mai.

Valutazione:

5

Il mio romanzo in finale

Amici… che gioia immensa! Il mio romanzo TREGUA NELL’AMBRA è tra i finalisti del concorso nazionale ilmioesordio feltrinelli 😀
http://temi.repubblica.it/ilmiolibro-holden/ilmioesordio-romanzo-lista-finalisti/

Quali dovrebbero essere secondo voi i compiti di uno scrittore?

Mi spiego meglio.

Uno scrittore scrive storie che piacciono ai suoi lettori, giusto? Preferibilmente capaci di emozionare e lasciare un segno. Io vi chiedo dunque: oltre questo dovrebbe anche lanciare dei messaggi tra le righe, proprio attraverso il potente mezzo che ha tra le mani? Oppure, dovrebbe tramandare la memoria del passato? O far emergere nuove idee e speranze per il futuro? Cosa ne pensate?