Un’opera d’arte al mese #3: Il viandante sul mare di nebbia

Terzo appuntamento con la nostra rubrica artistica. Chi ha perso i primi due articoli, li trova rispettivamente qui (Lo stagno delle ninfee) e qui (La colazione dei canottieri).

Oggi parliamo di un dipinto che è stato scelto come copertina del romanzo Cime tempestose di Emily Brönte nell’edizione Einaudi (se siete interessati alla mia recensione del suddetto romanzo, la trovate qui).

 

Titolo del dipinto

Il viandante sul mare di nebbia

Artista

Caspar David Friedrich

Anno di realizzazione

1818

Dimensioni

98 x 74 cm

Tecnica

Olio su tela

Dove si trova

Hamburger Kunsthalle, Amburgo, Germania

Curiosità

Negli anni Quaranta alcuni registi di Hollywood, tra cui Walt Disney, trassero ispirazione dai dipinti drammatici di Friedrich per i propri film. Ritenevano che i paesaggi dell’artista evocassero molti dei sentimenti che cercavano di trasmettere: soggezione, stupore e spiritualità; il contrasto tra individuo e infinito; il ciclo della vita e del tempo.

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Il dipinto

Il viandante sul mare di nebbia  raffigura un paesaggio di estrema bellezza e drammaticità. Una figura solitaria è in piedi su un precipizio aggettante su montagne coperte di nebbia. La vista è mozzafiato grazie alla mescolanza luminescente di tenui blu, grigi, viola e gialli sopra un manto mutevole di nebbia. La sensazione di isolamento del viandante è accentuata dalla visuale posteriore della sua figura, sebbene essa sia il centro verso cui converge ogni elemento del dipinto.

L’anima dell’opera è, nonostante la maestosità, malinconica, come del resto molti dipinti di Friedrich. Numerosi critici hanno attribuito questo sentimento persistente nell’artista alle perdite subite da lui durante l’infanzia.

 

L’artista

The Painter Caspar David Friedrich (1774-1840) (oil on canvas)

Caspar David Friedrich (Greifswald 1774 – Dresda 1840) fu un pittore tedesco. Importante rappresentante del romanticismo, fu autore di grandiosi paesaggi e di marine che rivelano non solo un’attenta osservazione della natura, ma anche un’intenzione allegorica.

Dopo gli studi all’Accademia di Copenaghen, nel 1798 si stabilì a Dresda, dove aderì a un circolo artistico e letterario permeato di ideali romantici. I suoi disegni giovanili, a matita e seppia, dal tratto preciso, ritraggono scenari che diventeranno ricorrenti nella sua produzione: spiagge sassose, distese piatte e brulle, catene montuose che si susseguono a perdita d’occhio, alberi che si innalzano verso il cielo. Gradatamente tuttavia Friedrich abbandonò la precisione documentaristica delle prime opere a favore di una maggiore efficacia comunicativa, trasferendo nel paesaggio naturale emozioni e sensazioni.

Tra i dipinti a olio, La Croce sulle montagne (1807 ca., Gemäldegalerie, Dresda) è esempio significativo del suo stile maturo, e costituisce un’ardita innovazione rispetto alla pittura religiosa tradizionale. Secondo quanto rivela lo stesso Friedrich in alcuni scritti, tutti gli elementi di questa composizione hanno significati simbolici: i colori freddi e acidi, la luce chiara e i profili secchi, tutto concorre a suggerire la sensazione di malinconia, isolamento e impotenza che investe l’uomo di fronte alle forze minacciose della natura. Simili elementi si ritrovano in altri suoi dipinti, considerati tipici esempi del romanticismo tedesco figurativo, come Il viandante sul mare di nebbia (1818) e il Naufragio della ‘Speranza’ (1823-24). Docente all’Accademia di Dresda, Friedrich influenzò grandemente i giovani pittori romantici tedeschi.

 

La corrente artistica

Il Romanticismo fu un movimento europeo e statunitense che coinvolse il mondo artistico e culturale in un periodo che spazia, molto approssimativamente, tra il 1800 e il 1850.

Per quanto non possa essere identificato con un singolo stile, con una tecnica particolare o un atteggiamento univoco da parte dei suoi esponenti, si può dire che il romanticismo fu in generale caratterizzato da un approccio soggettivo al fatto artistico, dall’intento di esprimere attraverso l’opera emozioni e sentimenti, attingendo a una vivida immaginazione o a una dimensione onirica e visionaria. Tanto l’arte classica e neoclassica, che dominò i decenni precedenti, appariva improntata a equilibrio e sobrietà, compiuta e lineare nelle forme e nelle composizioni, tanto quella romantica privilegiò rappresentazioni fortemente suggestive, in cui venivano trasposte sensazioni intense e inquietudini spirituali o mistiche.

Nella difficoltà di trovare una definizione univoca ed esaustiva, molti critici e artisti misero in luce di volta in volta gli aspetti che consideravano maggiormente caratterizzanti: lo scrittore tedesco E.T.A. Hoffmann, ad esempio, affermò che la vera essenza del romanticismo non era che “brama d’infinito”. Nella scelta dei soggetti, gli artisti romantici mostrarono una profonda attrazione per la natura, soprattutto per i suoi aspetti selvaggi e misteriosi; e in generale si rivolsero a soggetti esotici, malinconici o melodrammatici, atti a evocare terrore o emozioni violente, coinvolgenti.

Fonti: Capolavori della pittura, Encarta
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Tutto ciò che sono – Anna Funder

Amici, oggi vi parlo di un libro dall’argomento “impegnativo”, ossia la storia di giovani donne e uomini membri della Resistenza antinazista (eh sì, perché esisteva!).

 

TUTTO CIÒ CHE SONO

Anna Funder

Feltrinelli

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Trama

“Tutto ciò che sono” è il romanzo di quattro giovani irriducibili che hanno rischiato la vita per allertare il mondo sul pericolo rappresentato da Hitler. Ruth, i cui ricordi hanno la potenza del sogno, Ernst, il leader-artista, la coscienza di un’epoca, Hans, fragile e combattuto, e soprattutto Dora, Dora Fabian, un’affascinantissima eroina della Resistenza antinazista, fino a oggi del tutto sconosciuta, una donna moderna, libera e consapevole, così coraggiosa da non riuscire a salvare se stessa. La loro storia è l’emblema della lotta per la libertà di amare, di vivere, di immaginarsi un futuro. Un romanzo di amore, sacrificio e tradimento, una storia incalzante, tragicamente vera, attenta ai dettagli, profondamente intrisa di paura, tristezza, rabbia e ricordi avvolti dalla nostalgia.

L’autrice

anna funder

La scrittura di Anna Funder ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. I suoi saggi e articoli di approfondimento sono apparsi in numerose pubblicazioni. Ha girato come un oratore pubblico. La Funder è laureata presso la University of Technology, Sydney. Nel 2011 è stata nominata al Consiglio della letteratura Australia Council for the Arts. Tutto ciò che sono è stato pubblicato dapprincipio nel Regno Unito e in Australia; è stato rilasciato a febbraio 2012 negli Stati Uniti e in Italia. Anna Funder attualmente risiede a Park Slope, Brooklyn.

Recensione

Il grande vantaggio dei nazisti è che nessuno, né la polizia né i nostri amici, crederà che qualcuno sia capace di fare quello di cui abbiamo le prove.

Questa è la storia di Ruth, Dora, Hans, Ernst, narrata in ricordi che si alternano al presente vissuto da Ruth (modo di narrare questo che in realtà non mi piace tantissimo).

Ruth è una donna mite e calma, a volte invisibile; Dora un’eroina moderna, sensuale e combattiva; Hans l’uomo di successo bello e sicuro di sé; Ernst lo scrittore tormentato e platonico.

Persone molto diverse – e realmente esistite – che in comune hanno un grande desiderio: abbattere il nazismo. Il nazismo e tutte le conseguenze che esso porta: negazione di libertà, violenza, menzogna, persecuzione ingiusta, manipolazione delle masse. I protagonisti sono costretti dal potere sempre maggiore del regime e della polizia segreta a fuggire dai territori sotto il dominio tedesco, rifugiandosi in Inghilterra da dove sperano di poter diffondere notizie sul nazismo, di modo che il mondo apra gli occhi sulle intenzioni di Hitler. Purtroppo però, la vita degli esiliati non è semplice e nessuno da loro credito, anzi si ritrovano spesso a doversi nascondere dalle indagini dei nazisti infiltrati nella polizia inglese. Tutto questo li porterà a compiere atti di coraggio, rischiare la vita e persino dubitare della loro amicizia e sincerità.

I temi trattati sono estremamente importanti, tuttavia sento di dover avanzare perlomeno una critica.

Nonostante la scrittura sia fluida, a volte l’autrice si perde in descrizioni troppo dettagliate che – seppur rendano bene l’atmosfera del tempo – a volte annoiano il lettore e rallentano il ritmo della storia, che in ogni caso non è estremamente avvincente, come una tipica spy story.

In definitiva un libro consigliato agli amanti della storia. Indimenticabili e profondamente riflessive alcune considerazioni di Ernst che mi hanno fatto venir voglia di andare a scovare alcuni suoi scritti (dato che è uno scrittore realmente esistito, Ernst Toller).

 Valutazione:

4

 

 

Approfondimenti

Il movimento antinazista

Ad esclusione dell’attentato contro Hitler del 20 luglio 1944, e dei tentativi precedenti ad opera degli stessi congiurati, si può dire che la resistenza in Germania ebbe quasi esclusivamente un carattere non violento.

Isolate azioni di propaganda politica ed intellettuale antinazista si ebbero negli anni precedenti il conflitto, già a partire dai primi anni del regime ed in particolare dal 1938, con l’evidenziarsi della politica pericolosamente aggressiva di Hitler e dell’antisemitismo sempre più violentemente attivo.
Alle parole di sapore antinazista, la cui diffusione andò incontro a difficoltà crescenti, durante gli anni di guerra, soprattutto dal 1942-43, quando la guerra aveva ormai preso un corso assai negativo per la Germania, l’opposizione al regime si manifestò anche con la resistenza passiva, ad esempio lavorando seguendo ritmi estremamente lenti o con piccolissimi sabotaggi simulati da incidenti o cose simili. Fu coinvolta una percentuale relativamente bassa della popolazione attiva, ma si tratta comunque di svariate decine di migliaia (ma si tratta di un numero difficilmente stimabile) le persone che si opposero al regime nazista in questo modo – creando sì qualche fastidio o ritardo nella produzione, ma assolutamente insignificante se confrontato con i problemi causati al Reich dai bombardamenti alleati.

Fonte: storia.archeologia.com

 

Ernst Toller

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Ernst Toller (Szamocin, 1º dicembre 1893 – New York, 22 marzo 1939) è stato un drammaturgo e rivoluzionario tedesco.

Di origine ebraica ed appartenente a una famiglia di commercianti, studiò in Polonia per poi completare gli studi all’Università di Grenoble, in Francia.

Lo scoppio della prima guerra mondiale lo vide impegnarsi come volontario per la difesa della madrepatria tedesca: l’esperienza del fronte lo mutò, però, sensibilmente, spingendolo su posizioni pacifiste. Congedatosi nel 1916 a causa di una malattia, terminò gli studi universitari presso la Università Ludwig Maximilian di Monaco. A Monaco frequentò con interesse alcuni salotti letterari borghesi. Fece amicizia con Thomas Mann, Arthur Kutscher e Rainer Maria Rilke.

Il 1918, con la sua adesione al Partito Socialdemocratico Indipendente, segnò una svolta nella vita di Toller, che dichiaratamente si schierò su posizioni comuniste, rivoluzionarie e al contempo pacifiste. Proprio La svolta intitolò il suo primo dramma. Impegnatosi politicamente, appoggiò nel 1918 il crollo della monarchia in Baviera. Fu lui assieme a Gustav Landauer e Erich Mühsam il 9 aprile 1919 a proclamare la Repubblica dei consigli Räterepublik. Sebbene pacifista fu incaricato di formare una armata rossa. Nella Repubblica dei consigli bavarese ricoprì per un periodo la carica di presidente del consiglio centrale, scontando poi, al momento della repressione, cinque anni di carcere a Niederschönenfeld

L’esperienza mise a dura prova i suoi ideali di pacifismo e non violenza: la produzione letteraria di Toller mise allora in evidenza la lacerazione esistente tra l'”uomo etico”, portatore di ideali di alta umanità e “uomo politico”, portatore invece dell’ideale di massa che calpesta gli ideali ed i bisogni individuali. A questo conflitto è dedicato Uomo massa del 1919 che rielabora il tragico destino di Sarah Sonja Rabinowitz. In carcere approfondì la conoscenza dei componenti della classe operaia, esperienza che gli fu d’aiuto per meglio comprendere quanto di agiografico vi fosse nella descrizione del proletariato da parte degli intellettuali. Tali nozioni vennero riversate nel dramma I distruttori di macchine del 1920-1921, in chiaro riferimento ai moti luddisti.

Date le posizioni marxiste espresse in alcuni dei suoi ultimi lavori come Spegnete i fuochi o Il giorno del proletariato.

Perseguitato dai nazisti per le sue posizioni politiche e per la sua religione, emigrò dapprima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti d’America, dove si suicidò in un albergo di New York il 22 maggio 1939, dopo aver amaramente constatato di aver perso la vena poetica e creativa.

Fonte: Wikipedia

A un passo dalla vita – Thomas Melis

Salve amici e buon anno!

Quali sono i vostri propositi per i 365 giorni che ci attendono? Penso che sia un bene prefiggersi degli obiettivi, anche di vita quotidiana, in modo da avere la spinta per fare sempre meglio e crescere come persone. Dunque, buon lavoro 🙂

Inauguriamo il 2015 con la segnalazione del libro di un autore emergente.

 

A UN PASSO DALLA VITA

Thomas Melis

Lettere Animate

Cover - A un passo dalla vita - Thomas Melis

Trama

È una Firenze fredda, notturna e mai nominata quella che fa da palcoscenico alla storia di Calisto e dei suoi sodali, il Secco e Tamagotchi. La città è segnata dalla crisi globale, dietro l’opulenza pattinata del glorioso centro storico si nasconde la miseria dei quartieri periferici. Calisto è intelligente, ambizioso, arriva dal Meridione con un piano in mente e non ha intenzione di trasformarsi in una statistica sul mondo del precariato. Vuole tutto: tutto quello che la vita può offrire. Vuole lasciarsi alle spalle lo squallore della periferia – gli spacciatori albanesi, la prostituzione, il degrado, i rave illegali –, per conquistare lo scintillio delle bottiglie di champagne che innaffiano i privè del Nabucco e del Platinum, i due locali fashion più in voga della città. Calisto vuole tutto e sa come vincere la partita: diventando un pezzo da novanta del narcotraffico.
Cupamente, nella rappresentazione di un dramma collettivo della “generazione perduta”, schiava di un sistema socioeconomico degenere e illusa dalle favole di una televisione grottesca, si snoda questa storia di ingiustizie e tradimenti, ma anche di amicizie e amori forti tragicamente condannati. Perché il male non arriva mai per caso e la vita non dimentica mai nulla, non perdona mai nessuno.

L’autore

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Thomas Melis è nato a Tortolì, in Sardegna, nel 1980. Ha studiato presso le Università di Firenze e Bologna concludendo il suo percorso accademico nell’anno 2008. Nella vita si occupa di progettazione su fondi comunitari e consulenza aziendale per lo sviluppo. Ha collaborato con diverse riviste on line, dedicandosi alle analisi degli scenari internazionali e della politica interna. “A un passo dalla vita” è il romanzo con il quale esordisce per Lettere Animate Editore.

Perché è consigliato?

Perché si tratta di una bella lettura. La scrittura di Thomas Melis è attenta, consapevole: la narrazione spazia dall’utilizzo di un vocabolario ricco, variegato, a passaggi più veloci e ironici. Un realistico ritratto di una città e di una generazione, con tutti i problemi che le caratterizzano.

 

Buona lettura!